Batman v Superman: Dawn of Justice – Recensione di Daniele Cutali

Tra i tanti e diversi incontri fatti sia sul web, che di persona, mi è capitato di conoscere Daniele Cutali. Un fan DC, come noi, che ha scritto una recensione su Batman v Superman: Dawn of Justice. Mi faceva piacere condividerla con voi anche per poter discutere sul film, che ormai avremmo visto tutti, o quasi. Annovero questa recensione nella sezione “Le vostre esperienze”.

Batman v Superman - La prima locandina per i cinema italiani

Batman v Superman – La prima locandina per i cinema italiani

Sono un fan, con tutto quello che ne consegue. Lo sanno tutti, chi mi conosce e ormai anche chi no. L’ho dichiarato da più parti, seguo con amore sconsiderato la DC Comics dal lontanissimo periodo 1976-1978, quando da bambino sfogliavo gli albi di Superman, Batman e Flash dell’Editrice Cenisio. Sognavo mantelli rossi, super-velocità scarlatte e investigazioni cupe dalle orecchie a punta. Poi venne tutto il resto, nei secoli dopo, anche gli albi originali americani d’importazione. Quindi sarà dura essere obiettivo con questo film, per motivi affettivi di lunga lunghissima data. Come premessa ci tengo a dire che, a parte le avventure in singolo di Supes e Bats che si sono susseguite negli anni, finora un team-up del genere noi appassionati ce lo saremmo soltanto sognato. Allora, finalmente è stato prodotto un capolavoro targato DC Comics? No, ma è un gran bel film con qualche perplessità, che lascia alcune domande esistenziali per chi conosce i personaggi come le proprie tasche.

Tanti, forse troppi, puntano il dito su Zack Snyder come sugli sceneggiatori Chris Terrio e David S. Goyer, quest’ultimo autore dei soggetti per la trilogia del Batman di Nolan, completamente fuori continuity ma mica pizza e fichi, e di quel gioiello che è Da Vinci’s Demons. Di Snyder ne criticano la regia , il montaggio, un po’ tutto, e non ne comprendo la ragione. Sarò un fan cieco? No, non credo. Personalmente, il discorso dal punto di vista supereroistico con Snyder, poteva già essere chiuso in positivo con Watchmen (Sucker Punch e 300 esulano da tutine attillate e mantelli, anche se il secondo è tratto da un graphic novel dell’immenso Frank Miller). Ma invece ha proseguito sulla strada della profondità di significato, lasciando le allegre sdrammatizzazioni alla concorrenza, dove si è in vena di scherzare anche quando il mondo sta implodendo su se stesso. Legittime differenze di vedute. Snyder invece sa interpretare la quintessenza dell’azione sul grande schermo come pure le implicazioni filosofiche che i protagonisti trasudano da ogni poro del costume. Certo, non lo fa alla perfezione e la causa va ricercata nel troppo materiale a disposizione, al doverlo comprimere in già due ore e mezza di film. Il messaggio però, arriva dritto come un missile. Lo fa soprattutto con Watchmen e con questo Dawn of Justice, ponte per i film corali sulla Justice League.

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La domanda che sta alla base di questo film cupo, oscuro, arrabbiato e crudele, è: ma se Superman per qualsiasi ragione impazzisse o qualcuno potesse controllarne la mente, chi potrebbe fermare un alieno con i poteri di un dio? E lasciate da parte Thor, per favore. C’è da dire che effettivamente, è una domanda davvero lecita. La risposta va cercata in Batman, il cui dubbio diventa tarlo e poi ossessione. Da come comincia, infatti, potrebbe sembrare un film di Batman. Invece, è un film “con” Batman, è diverso. Perché il Cavaliere Oscuro interpretato da Ben Affleck, purtroppo sempre plastico nelle sue espressioni inesistenti, è incazzato nero per la distruzione e i morti che a suo tempo la lotta tra il Generale Zod e Superman hanno causato a Metropolis e dintorni. Ovvio che in queste scene si sprecano le reminiscenze nei confronti dell’11 Settembre, ormai incubo di tutti gli sceneggiatori americani, tra macerie, calcinacci e nuvoloni di polvere di cemento. Quello di Affleck è un Batman sulla quarantina, appesantito da vent’anni di lavoro da vigilante nella confinante Gotham City. Primo appunto: nelle scene dedicate a Batman e Gotham manca il Commissario Jim Gordon, da sempre pedina fondamentale del pipistrello. Come già detto, però non è un film di Batman. E nonostante l’inespressività e lo sguardo vuoto, Affleck è un buon interprete del Cavaliere Oscuro. Per delinearlo psicologicamente e fisicamente, Snyder, Terrio e Goyer hanno preso a piene mani dal capolavoro The Dark Knight Returns di Frank Miller, anche il costume.

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Superman balza al centro delle cronache perché non viene più visto come l’eroe salvatore del mondo ma appunto come una macchina di distruzione. E qui entra in scena Lex Luthor, la classica nemesi di Superman, ma trasformato in un personaggio molto strano per il canone fumettistico. A metà tra una checca isterica e il Joker di Heath Ledger, un folle oltre ogni limite, almeno a me è parso così – sarà stato un omaggio da parte di Snyder? –Jesse Eisenberg interpreta il deux ex-machina malvagio che allerta il governo sul pericolo di avere un super-alieno davvero in grado di distruggere il pianeta, se solo volesse. Da qui in poi lo svolgersi della trama, o dei vari plot, perché ce ne sono parecchi, avviene tutto in super-velocità. Le citazioni fumettistiche sono innumerevoli, a cominciare dai flashback e i flashforward di Bruce Wayne. Per non rovinare la sorpresa, parlo soltanto di una premonizione di Batman nella quale avviene proprio ciò di cui ha più timore: un Superman diventato cattivo forse per mano di… un’enorme Omega disegnata sul terreno in mezzo alle rovine di Metropolis dovrebbe far riflettere ed essere foriera di un oscuro presagio su chi sarà il super-villain del prossimo film sulla Justice League. Probabile che moltissime altre citazioni vadano perdute per chi non ha seguito la serialità e i graphic novel della DC Comics.

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Snyder è stato accusato di aver montato il film in modo troppo frenetico, senza linearità e continuità tra le varie sequenze infilate una dietro l’altra ad alta compressione, per narrare e far vedere troppe cose. Sì, in effetti c’è tanto, troppo materiale sullo schermo, come già dicevo. Ma io trovo che sia proprio questa la forza del film. Chi si è lamentato quando fu pubblicata Crisis on infinite Earths, il maxi-crossover che nel 1985 cambiò per sempre la storia della DC Comics? Penso pochi. Ecco io credo che lo spirito e il senso sia quello, premonizioni-cambi inquadratura-personaggi in quantità-cambi scena. Viene fuori tutto ciò che ci si aspetta dalla storia di icone pop quali sono Superman e Batman. E vogliamo parlare della terza icona che da sempre forma la Trinità DC Comics? Non sapevo cosa attendermi dalla modella israeliana Gal Gadot, interprete di Diana Prince/Wonder Woman. Nell’immaginario popolare è ancora ben viva la figura di Lynda Carter in short stellati e coroncina dorata, la Wonder Woman dai tratti tipicamente caucasici statunitensi e gli occhioni azzurri della serie televisiva della seconda metà degli anni ’70, che fece innamorare più di un adolescente appassionato e non di fumetti. Ma in quel periodo non era ancora stata riscritta la storia dell’Amazzone. Appunto, amazzone. Greca fino al midollo, dell’Isola Themyscira e che ha combattutto contro il dio Ares. Questa è la storia riscritta subito dopo Crisis on infinite Earths dal mitico George Peréz. E allora Gal Gadot è lei. A parte la bellezza mediterranea mozzafiato e i lineamenti vagamente somiglianti a quelli di Natalie Portman, la Wonder Woman di Gal Gadot è una guerriera coi controcazzi! E tante scene con lei protagonista sono riprese dal suo fumetto seriale, proprio quello di Peréz.

Wonder Woman Gal Gadot

Wonder Woman Gal Gadot

Dawn of Justice è un film dai colori scuri, quasi senza speranza, non per bambini ma per quei bambini ancora vivi dentro gli adulti che hanno centinaia di albi DC Comics in casa (o in cantina, come me). La solarità dei film che l’hanno preceduto è stata spazzata via per rendere umano un personaggio come Superman, assurto a falso Dio ma pieno di punti deboli nonostante l’invulnerabilità, che quando anche il Governo della nazione che protegge non si fida di lui, non sa più che fare. Soltanto l’amore per Lois e per sua madre gli fanno trovare la via. Questo è il senso di un fumettone con sotto sotto radici filosofiche che affondano nel cammino messianico dell’eroe, anzi del supereroe, fino all’estremo sacrificio per l’Umanità tutta. Non solo per l’America, questo Snyder e soci lo fanno ripetere più volte e meno male aggiungo io. Fine del supereroismo americanocentrico.

Ed ecco il secondo appunto, che mi ha fatto notare un caro amico, lui marveliano. Zack, Zack, come è possibile che a causa soltanto di un nome in comune tra i due rivali, che si sfracellano di botte a colpi di vista a raggi infrarossi, armatura e lancia di kryptonite, nel giro di mezzo secondo diventino alleati, amici, uniti per la vita contro il nemico in comune, umano e mostro? Misteri dei cinecomics con tanto di battuta. Adesso cominciamo il conto alla rovescia per Suicide Squad e poi per il film a solo di Wonder Woman e la prima parte di quello sulla Justice League nel 2017. Il DC Universe è finalmente arrivato al cinema!

Daniele Cutali

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