BATMAN E L’ERA DI NEAL ADAMS Parte 2/2

Nei suoi disegni, precisi e realistici nelle prospettive e nell’anatomia umana, Batman ritorna ad essere una creatura del buio, le orecchie del cappuccio si allungano e la cappa, ancora non dotata di vita propria come quella teatralmente gotica realizzata da autori come Todd McFarlane (vedi: “Batman-Year Two”), comincia a drappeggiarsi inquietante sulle spalle possenti dell’eroe, sottolineando azione e stati d’animo. Successivamente, il logico passaggio sulle testate dedicate al crociato di Gotham, “Batman” e “Detective Comics”, e la collaborazione con quello che divenne in seguito lo sceneggiatore di punta della DC, Denny O’Neil, permisero all’artista un più accurato approfondimento del personaggio che, non più appesantito dalla scenografia kitch dei primi 60, ritorna alle origini di cupo vigilante. Il Batman di O’Neil e Adams infatti, quasi completamente privo dell’apporto di Robin (Dick Grayson), ora impegnato nella difficile arte del crescere, e domiciliato in un superattico cittadino, superò indenne le prove che lo opponevano a nuove minacce come quella di Ra’s Al Ghùl, signore indiscusso di una potente associazione criminale, che, dopo aver scoperto l’identità dell’eroe, gli offre la propria organizzazione come suo erede e la mano della bella figlia Talia nella storia “Daughter of the Demon” (La figlia del demone, Batman n. 232, 1971). Ra’s Al Ghùl, poi descritto immortale nello sviluppo di una lunga saga che vede lui e Talia al centro di una trama complessa, verrà poi rivisitato in una serie di graphic novels, che meritano menzione a parte, dove gli sceneggiatori Mike W. Barre, nuovamente, Dennis O’Neil ne spiegano le origini provocando nel contempo eccezionali colpi di scena nella vita del Batman. Interessante anche l’introduzione di Man-Bat, “Detective Comics n. 400” del 1970, per la sceneggiatura di un altro grande disegnatore, Frank Robbins al quale si deve una delle versioni grafiche del Batman anni 60. Adams dà a Kirk Langstrom, imminente studioso di fauna notturna trasformato da un esperimento fallito in pipistrello umano, aspetti e proporzioni plausibili che ritroveremo anche nella storia “Moon of the wolf” (La luna del lupo, Batman n. 255 del 1974) scritta da Len Wein, più noto per la creazione di “Swamp Thing” a fianco di Bernie Wrightson, classica trama a sfondo Horror con annesso licantropo che sottolinea di nuovo la straordinaria capacità di Adams di rendere reali le trasformazioni anatomiche più improbabili.

La sagoma inconfondibile che si staglia nella notte senza stelle della città di Gotham diventa simbolo di una giustizia inevitabile e, anche se a volte il tratto perfetto del disegnatore regala un Batman troppo “uomo in costume” e quindi per l’osservatore esterno non molto impressionante, la sua apparizione davanti ai malviventi inizia a provocare vere e proprie crisi d’isteria. Ultimo elemento del lavoro di restauro compiuto da Adams sul crociato incappucciato è ridefinire con O’Neil gli avversari classici del personaggio; Half an evil (Batman n.234, 1971) ripropone, per la prima volta dagli anni 50, la figura di Two-Face, lo sfigurato Harvey Dent, combattuto eternamente tra bene e male. Sempre con Denny O’ Neil alla sceneggiatura, la bella prova su Joker’s five-way revenge con il personaggio da sempre considerato la nemesi di Batman, Joker, in questa storia inquadrato nuovamente come killer mentalmente instabile, aspetto di base del character che verrà mantenuto ed evidenziato dai vari sceneggiatori fino ai giorni. nostri. Nei nuovi aspetti attribuiti a Batman, una conoscenza effettiva delle arti marziali, dal judo fino alla boxe occidentale che l’impostazione anatomicamente impeccabile rende ancora più evidente e, legata a trame e contenuti, la capacità di usare il personaggio sia come detective in gialli classici, sia come elemento notturno, con la possibilità di sfruttare le ambientazioni e i fondamenti fantastici del sovrannaturale. Abbandonando il personaggio circa nel 1974, Neal Adams si batte per molti anni contro le condizioni di lavoro offerto dalle majors dell’industria dei comics che privano dei diritti i disegnatori, sfruttando le nuove possibilità aperte dal mercato europeo e impegnandosi nell’Associazione degli Artisti del fumetto. Tra le prime reazioni al negativo stato di cose collegato al lavoro nell’editoria americana, la fondazione con Dick Giordano della “Continuity ” che, già dal 1971, si muove nel campo televisivo, illustrativo e cinematografico, curando copertine e manifesti per la pubblicità. Dal 1980, la “Continuity” entra nel mondo del fumetto editando personaggi come “Ms. Mystic”, “Echoes of Future Past”, “Toyboy”, “Armour” e “Captain Power and the Soldiers of the Future” tratto dalla serie televisiva, ma per Adams il fascino legato al giustiziere di Gotham è ancora vivo tanto che, con il personaggio di “Valeria the She-Bat”, che richiama immediatamente la concezione del Man-Bat, riporta sulla carta le sagome notturne tanto apprezzate in passato e, con la figura sinistra di “Knighthawk”, definisce, come afferma lui stesso, il Batman, della Continuity che cerca di rinnovare nel lettore quell’indimenticabile feeling con la sua versione del cavaliere oscuro, radice ideale di quello che Frank Miller accompagnerà sul viale del tramonto nel suo altrettanto indimenticabile “The Dark Knight Returns”.

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