Nerd Show 2020: l’arte in diagonale

Giunto alla sua terza edizione, il Nerd Show di Bologna, si conferma una piacevole sorpresa per gli amanti dell’arte in ogni sua forma di creatività e di espressione estetica. Già, è proprio così. Non solo fumetti, videogiochi, giochi da tavolo e fenomeni del web.  Il Nerd Show Bologna, la fiera a tema comics e cultura pop organizzata da BolognaFiere è andata in scena il weekend dell’8 e 9 febbraio 2020 presso il quartiere fieristico felsìneo. Nell’arco della due giorni abbiamo visto celebrare anche l’arte dell’illustrazione, del disegno sequenziale, della canzone, del cosplay, della televisione, del cinema, del prop making e del doppiaggio.

Un evento unico e imperdibile, con una vera e propria parata di stelle che si sono alternate sui vari palchi allestiti in fiera, tra cui solo alcuni si sono fermati per farvi un saluto. A voi, le voci del calibro di Mino Caprio (C3PO in Star Wars, Peter Griffin, Kermit la Rana),

Leonardo Graziano (Sheldon in The Big Bang Theory, Naruto nell’omonima serie), Carlo Valli (voce ufficiale di Robin Williams, direttore di doppiaggio e voce di Rex in Toy Story),

Pietro Ubaldi (Doraemon, Hector Barbossa ne I Pirati dei Caraibi, Batman: The Brave and the Bold: Music Meister, il Professor Pyg in Batman: Arkham Knight),

Ivo de Palma (voce di Pegasus ne I Cavalieri dello Zodiaco, Mirko di Kiss Me Licia, Spaventapasseri in Batman The Animated Series),

Davide Perino (Lex Luthor in Batman v Superman e Frodo ne Il Signore degli Anelli),

Elena Perino (Captain Marvel), Mirko Fabbreschi (voce al canto di Gumball, Telespalla Bob, Clarence), Maura Cenciarelli (tra le altre voci, Meg Griffin), Renato Novara “Rubber” di One Piece e Ted Mosby in How I Met Your Mother), Emanuela Ionica (Vaiana in Oceania e Robin di Stranger Things), Fabrizio Mazzotta (Mizar in UFO Robot Goldrake, Krusty il clown ne I Simpson),

senza contare la preziosa presenza dell’attore Renato Pozzetto per il cinema italiano. Segue lo speciale saluto dei Raggi Fotonici, storica band autrice e interprete di colonne sonore e sigle per RAI, Cartoon Network, Netflix e Sky, da Digimon a L’Ape Maia, da Fairy Tail a Scooby-Doo.

Ad arricchire il panorama musicale emiliano, la cantante, attrice e conduttrice televisiva, regina delle sigle di cartoni animati: Cristina D’Avena.

L’elenco dei disegnatori presenti, grazie all’artist alley ben organizzata dal maestro Fabio D’Auria, ve lo abbiamo già mostrato qui. Vi facciamo vedere solo alcune delle opere realizzate durante la fiera da alcuni “grafici” presenti.

 

Sul palco Workshop si sono alternati maestri dall’incommentabile bravura. In rappresentanza dei tanti professionisti del prop making ci siamo soffermati con un gruppo dal nome a noi molto familiare Waynefacatory, un team di artigiani che lavorano con passione per realizzare costumi e oggetti di scena ispirati al cinema, ai fumetti e ai videogiochi.

Talentuosi cosplayer, appassionati e curiosi in fila per fotografare e farsi immortalare in uno scatto fotografico. Grande affluenza e tanta sana allegria hanno contraddistinto questa edizione del Bologna Nerd Show che ha ripercorso i migliori “filoni” dell’immaginario comune, senza mai dimenticare il presente e il futuro dell’animazione, delle serie tv e del cinema “pop”.

Batman v Superman: Dawn of Justice Recensione di Alessandro Di Nocera

Batman V Superman è un film scritto e diretto da chi di fumetti – e di fumetti targati DC Comics, nello specifico particolare – ne capisce fin troppo e li ama fino al punto da rinunciare, paradossalmente, alle necessità del pubblico generalista per andare a scandagliare, con amore e ammirazione, i capisaldi e le sottigliezze del più antico universo supereroistico. Col rischio di incappare nelle rimostranze di chi – a torto – si reputa competente (per non usare la parola nerd, che da dispregiativa è divenuta una sorta di status symbol) senza esserlo nemmeno un po’.

Batman V Superman è un film ipertrofico che racchiude un sacco di elementi, lascia intuire parecchi presupposti e inaugura innumerevoli sviluppi futuri.
C’è un Batman rabbioso e disincantato che sembra derivato da una commistione tra The Shadow (il giustiziere tenebroso della letteratura pulp) e il Dark Knight di Frank Miller.
C’è un Superman prigioniero di una duplice natura, terrestre e aliena, che non riesce a conciliare e che trova in Lois Lane – l’umana di cui innamorato e con la quale condivide corpo e anima – l’unico faro, l’unico punto di riferimento.
C’è un Lex Luthor tanto geniale quanto pazzo, ossessionato dai confini dell’umano e del divino, evidentemente influenzato dall’ineffabile presenza di un’entità oscura che non si è ancora manifestata, ma che, in qualche modo, riesce già a condizionare in negativo gli uomini. Forse anche Batman.
C’è una Wonder Woman immortale e ancora insondabile che si pone il problema, dopo cent’anni di autoesilio, di tornare nel mondo degli uomini per cercare di cambiarlo in positivo.

Gli autori di Batman V Superman sanno che il DC Universe si fonda su una forza mitopoietica che affonda le sue radici in quattro stagioni differenti: la Golden Age degli anni Trenta e Quaranta; gli esordi della Silver Age nella seconda metà degli anni Cinquanta; la visionaria saga del Quarto Mondo di Jack Kirby, nella prima metà degli anni Settanta; la Modern Age della seconda metà degli anni Ottanta (con Il Ritorno del Cavaliere Oscuro di Miller e il Watchmen di Moore e Gibbons a fungere da assi portanti).
E nel film tutto questo c’è. Al di là, ripeto, di come possano percepirlo gli spettatori comuni.

Non c’è un solo passaggio narrativo in Batman V Superman che non abbia una logica e una forza.
Le azioni di Luthor si rifanno a quello della Silver Age, ma, al contempo, si dipanano come se le avesse sceneggiate il Grant Morrison della saga Crisi Finale.


Il suo piano – portare allo scontro distruttivo Batman e Superman – è tanto minuzioso quanto indecifrabile. E infatti l’Uomo Pipistrello – il più grande detective del mondo – stenta a comprenderlo, al punto tale da emergere dalla ragnatela solo grazie a uno scatto emotivo e a un’intuizione posta nei recessi della sua mente e del suo spirito. Del resto Luthor brama solo il potere – un assurdo logico – amplificato dall’influenza nefanda del non ancora manifestatosi demoniaco e machiavellico Darkseid, signore del pianeta infernale Apokolyps.
Ma Darkseid già c’è e il mondo post-nucleare di cui Bruce Wayne ha visione è puro Quarto Mondo di Kirby – ci sono pure la Sanzione Omega e i parademoni – mediato dal già citato Grant Morrison di Crisi Finale e, come fonte parallela, dagli sviluppi della recente miniserie Injustice.

 

In questa storyline portante si intersecano l’ingresso in scena di Wonder Woman – le sue origini sono quelle della Silver Age rivisitate da George Perez, le sue attitudini guerriere sono quelle della Modern Age, soprattutto nelle visioni contemporanee di Greg Rucka e Brian Azzarello – e l’anticipazione dell’imminente arrivo di altri tre metaumani: Flash, Cyborg e Aquaman. In più, c’è l’aggiunta finale della saga della Morte di Superman d’epoca Jurgens, con un Doomsday le cui origini sono mixate con quelle di Bizarro, un clone malriuscito di Superman creato, nelle storie a fumetti, proprio da Lex Luthor.

 

Il film è lungo e si prende i suoi gravi rischi. Non è uno spettacolo per ragazzini o persone distratte: nella prima parte della pellicola il montaggio tende addirittura a tagliare o a soprassedere sulle scene d’azione, dandole quasi per scontate e puntando a comunicare la gravità mitologica dei personaggi.

Poi parte lo scontro tra Superman e Batman e la sua risoluzione testimonia quanto gli sceneggiatori ci abbiano ragionato e conoscano la materia di cui scrivono. Il nome “Martha” – la madre adottiva di Clark Kent e quella assassinata di Bruce Wayne si chiamano allo stesso modo – fa vacillare il Cavaliere Oscuro. E l’ingresso in scena di Lois Lane fuga ogni dubbio sull’ostilità creata ad arte da Lex Luthor (e dalla presenza, ne sono certissimo, dei primi effetti dell’Equazione dell’Antivita di Darkseid). Non esistono particolari e fantomatici “buchi di sceneggiatura” in Batman V Superman.
L’Uomo d’Acciaio interviene come un deus machina a salvare sempre e comunque Lois Lane perché è “sintonizzato” sul suo essere. La percepisce dovunque sia e corre in suo soccorso. Non percepisce la propria madre adottiva in pericolo perché “non la sente a pelle” e non è “sintonizzato” su di lei. I supersensi di Superman non possono funzionare in altro modo, pena l’incapacità del supereroe di fare ordine nelle sue percezioni.
Di come Luthor abbia scoperto le identità segrete di Superman e Batman… be’, lo spostatissimo Lex è un genio che adotta i mainframe e i database più avveniristici. Del resto stiamo parlando di un criminale capace di indagare anche sull’identità e sulla provenienza di un’immortale. E questo Wonder Woman lo sa. Per questo fa il suo ritorno nel mondo degli uomini, consapevole del pericolo.
corrispondono rispettivamente a New York Metropolis e Gotham City e al New Jersey. Su come facciano due metropoli americane a coesistere a distanza così ravvicinata, la risposta la fornisce la caratteristica stessa della Terra-DC Comics, dove sulla Costa Est troviamo diverse metropoli fittizie poste a distanza assai ravvicinata rispetto alle metropoli reali.
Basta pensare, altresì, che sulla Costa Ovest di Terra-DC coesistono Coast City (la città di Lanterna Verde) e Gateway City (città di Wonder Woman) in un’area occupata anche da San Francisco e Los Angeles.

Batman V Superman è, insomma, un film tosto che ha il merito di non cercare mai il consenso degli spettatori, di non strizzargli mai l’occhio in maniera piaciona. E’ un film epico e mitologico che per “pesantezza” ricorda proprio le monolitiche saghe di Jack Kirby, incapaci di cercare compromessi coi lettori.

Un gran film, vibrante, denso, graziato da recitazioni consapevoli e da un’eccellente colonna sonora, destinato a diventare, col tempo, oggetto di culto e di giusta valutazione.

Alessandro Di Nocera