BATMAN: TRE JOKER, la miniserie di Geoff Johns e Jason Fabok ( Recensione )

LO PUOI LEGGERE SU: Batman: Tre Joker nn. 1-3 ( brossurati, Panini )

AUTORI: Geoff Johns (storia), Jason Fabok (disegni)

SINOSSI:  Dei cadaveri con un ghigno simile al Joker vengono ritrovati alla Ace Chemicals e in altri luoghi, riconducibili in qualche modo al Pagliaccio criminale. Batman, Red Hood e Batgirl inizieranno quindi ad indagare, anche se ben presto scopriranno che questi omicidi combinati non possono essere opera di una sola persona. La sconcertante verità che verrà a galla, infatti, è che non esiste un solo Joker, e probabilmente ne arriveranno anche altri, se non saranno fermati in tempo…!

PRO:  Un teso confronto, fisico e psicologico, tra il Cavaliere Oscuro e la sua nemesi, che coinvolgerà anche Red Hood e Batgirl, due vittime illustri del folle clown. Jason Fabok ai disegni sostiene perfettamente la sceneggiatura serrata di Johns, con griglie molto rigide e schematiche, dalle quali traspare comunque tutto il suo incredibile talento artistico.  

CONTRO:  Qualche sdolcinatura di troppo sul finale, che si sarebbe potuta evitare, legata a un personaggio che ha segnato indelebilmente la vita di Batman e qui viene fin troppo “santificato” e assolto…

GIUDIZIO COMPLESSIVO:  

Sono passati circa cinque anni da quando Geoff Johns, nella sua Darkseid War, sconvolse i fan rivelando che esistevano ben tre Joker nella stessa realtà. Da allora eravamo tutti in trepidante attesa della storia che avrebbe fatto luce su questo mistero e finalmente è arrivata: una miniserie in tre parti sotto l’etichetta più matura DC Black Label, realizzata dalla stessa coppia di autori, ovvero Johns e Jason Fabok.

Com’era facile immaginarsi, lo scrittore in realtà non svela molti dettagli sul passato o le identità di questi tre Joker, ma si sofferma piuttosto sul rapporto che li lega al loro eterno rivale e ad altri componenti della bat-famiglia, particolarmente “colpiti” delle azioni sconsiderate del clown. Stiamo parlando ovviamente di Batgirl/Barbara Gordon e Red Hood/Jason Todd, i quali, in memorabili storie come The Killing Joke e Una morte in famiglia, hanno conosciuto in maniera diretta tutta la violenza e la ferocia di cui il Pagliaccio del Crimine può essere capace.

Johns, vero demiurgo dell’universo Dc, riesce a delineare dei quadri psicologici estremamente precisi e calzanti, sottolineando il dolore e la frustrazione che Joker ha provocato nei protagonisti, ma anche il modo in cui sono riusciti ad affrontarlo. Passiamo quindi dalla sofferenza tramutata in rabbia di Todd, risorto da una morte violenta e diventato uno spietato vigilante, all’estrema forza di volontà di Barbara, che le ha permesso di rialzarsi dalla sedia a rotelle e ripartire da zero, per arrivare infine ai sensi di colpa di Batman, che non è stato in grado di proteggere i suoi pupilli ed evitargli queste atroci sofferenze.

L’analisi psicologica però non appesantisce né rallenta la narrazione, ma si integra perfettamente all’interno di una sceneggiatura serrata e incalzante, che denota il talento di Johns anche come scrittore televisivo e cinematografico, vista la sua capacità di gestire tempi e ritmi narrativi. Lo scrittore infatti sposa a pieno il concetto di arte sequenziale, affidandosi molto al “racconto per immagini”, con dialoghi essenziali e diretti, senza verbose didascalie, e una scansione molto precisa della tavola, con griglie quasi sempre di nove o sette vignette rettangolari, magistralmente realizzate da un ottimo Jason Fabok.

Questo in realtà è anche un omaggio allo stile del già citato The Killing Joke, indimenticabile opera di Alan Moore e Brian Bolland, che più di ogni altra ha scavato nel passato e nella psiche del folle clown, per cui era inevitabile che anche questa miniserie si ispirasse ad essa e le rendesse tributo.

Johns infatti ne riprenderà diversi elementi, aggiungendo un ulteriore tassello che sarà il vero e proprio colpo di scena finale di questa saga. Al tavolo da disegno, invece, Fabok si rifà allo stile elegante di Bolland e alla sua costruzione molto rigida e simmetrica della tavola. Entrambi gli artisti hanno un’impronta fortemente realistica, con un tratteggio preciso e raffinato ( un po’ più cupo e marcato in Fabok ) che conferisce spessore ed espressività ai personaggi, con risultati notevoli, soprattutto quando si deve rappresentare la follia che sprizza dagli occhi di un personaggio come Joker.

Essendo in questo caso tre i pagliacci, è interessante notare le diverse interpretazioni che Fabok ha voluto proporre, a cominciare dalla primissima, più corrucciata, di Bob Kane, fino a quella più giocosa e frizzante degli anni Settanta, per poi concludere con quella più agghiacciante e moderna dello stesso Bolland. Discorso a parte merita il suo massiccio Batman, granitico e possente, che stranamente però viene raffigurato con un costume diverso da quello classico, molto simile alla versione cinematografica di Tim Burton, anche se coi tradizionali colori grigio/blu scuro.

In conclusione, Batman: Tre Joker è una miniserie di ottima fattura, sia a livello di testi che per quanto riguarda l’apparato grafico, con un Jason Fabok in stato di grazia, che ci regala una delle interpretazioni più convincenti e inquietanti del Joker di questi ultimi anni. Una storia che analizza e approfondisce l’eterna lotta tra il Cavaliere Oscuro e la sua nemesi, portandola su un altro livello, non solo fisico, ma anche ( e soprattutto ) psicologico

VOTO: 8

Marco “Spider-Ci” Novelli

2 thoughts on “BATMAN: TRE JOKER, la miniserie di Geoff Johns e Jason Fabok ( Recensione )

  1. Pingback: JOKER WAR, il bat-evento di James Tynion IV & Jorge Jimenez ( Recensione ) | Batman Crime Solver

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