Batman: gli esordi – Parte 2

«Le prime avventure di Batman – come ha efficacemente scritto Joe Brancatelli sull”‘Enciclopedia mondiale del fumetto” curata da Maurice Horn e da Luciano Secchi poterono considerarsi uniche ai suoi tempi, infatti egli si presentava al suo pubblico come un acerrimo e accanito cacciatore di delinquenti, spinto all’unica meta per lui concepibile: l’annientamento del crimine. Nelle sue imprese gli capitò di giungere all’omicidio e la sua forza contro la delinquenza organizzata si raffinò con l’adozione di marchingegni elettronici, tecnica di cui era un cultore e nella quale giungeva a risultati invidiabili. Nel corso delle sue vicende egli mise in luce le pieghe più recondite di una società in cui la violenza deflagrava per sopire la esasperazione di certi sentimenti e fu proprio in Batman che, per la prima volta, la realtà cruda e senza veli veniva proposta al lettore, una realtà resa più cupa dalla figura di Batman che, come ebbe a dichiarare Kane stesso, era stata creata per infondere nei delinquenti la paura dell’inferno. Batman era praticamente un vigilante notturno, un giustiziere le cui mani arrivavano laddove quelle della giustizia non potevano o non volevano arrivare». Batman era un detective, ma anche un detective molto particolare, più vicino ai supereroi (nonostante non possieda superpoteri) che ai “normali” detective dei fumetti. Inoltre pretendeva di amministrare la giustizia in proprio e agiva con una violenza inaudita nel mondo dei fumetti. Una violenza alla Dick Tracy e alla Red Barry, tanto per restare in questo ambito. Ma anche una violenza che molti americani avevano conosciuto di persona negli anni del proibizionismo o di cui avevano abbondantemente letto sui giornali e che da qualche tempo era arrivata anche sugli schermi da quando i film sui gangster avevano dato vita a un fortunato filone cinematografico facendo la fama di autori come James Cagney, Edward G.Robinson e George Raft. E il primissimo Batman, oltre alle atmosfere cupe che caratterizzavano le sue avventure, non esitava a far uso di armi da fuoco e di colpi mortali di lotta giapponese.

Solo nel numero 33 di “Detective Comics” i lettori vennero a sapere che la sua battaglia contro il crimine era stata provocata dall’uccisione dei genitori per opera di un ladro. Ecco perché egli aveva giurato di dedicare tutta la sua esistenza alla lotta senza quartiere contro il crimine e perché in lui l’amore per la giustizia si mescolava a una sorta di vendetta personale contro i criminali. Nel numero 38 di “Detective Comics” compare il giovane Dick Grayson, un acrobata da circo, anch’egli orfano e anch’egli vittima della delinquenza, che da quel momento lotterà a lungo accanto a Batman come Robin, The Wonder Boy (il ragazzo meraviglia). Le storie si fanno via via meno cruente e anche la grafica si fa meno cupa così come l’odio di Batman diventa meno evidente, sino a scomparire del tutto, ed egli rinnega le armi da fuoco e la grinta delle prime avventure.

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