Dall’11 settembre a Barack Obama – Intervista a Luigi Siviero

I fumetti da sempre hanno raccontato i grandi eventi della storia e i suoi protagonisti attraverso le tavole di straordinari maestri internazionali dei comics. In edicola, fumetteria piuttosto che in libreria, abbiamo sempre potuto scoprire volumi di diverso formato, in bianco e nero o a colori, e le più svariate produzioni a fumetti dedicate al genere storico per rivivere i momenti più epici del passato. Guerre, battaglie e avvenimenti sono spesso temi trattati; ognuno ambientato in ambiti storici rigorosamente documentati, illustrati dai più noti maestri del fumetto.

In questo contesto editoriale non fa certo eccezione il buon libro scritto dall’autore trentino Luigi Siviero, il quale eleva la narrazione dei fatti storici affrontata nei fumetti ad analisi della nostra contemporaneità. Il suo saggio edito da NPE intitolato “Dall’11 settembre a Barack Obama – La storia contemporanea nei fumetti”, tratta in modo chiaro e obiettivo l’attacco terroristico senza precedenti, che ha colpito gli Stati Uniti d’America. Un saggio di oltre 400 pagine in cui, oltre alla contestualizzazione storica, si alternano tavole a fumetti in lingua originale e copertine dedicate ai fumetti che hanno illustrato il più grave attacco terroristico di sempre, riportando una testimonianza attraverso la lente dei diversi intrecci narrativi della nona arte internazionale.

Dal fumetto del premio Pulitzer Art Spiegelman con il suo toccante fumetto L’ombra delle Torri fino ad arrivare alle opere di finzione supereroistiche come Batman, Watchmen, Spider-Man e tanti altri. Per conoscere meglio la sua opera e anche il suo personale punto di vista dopo aver studiato in modo così approfondito questa parte oscura del nostro vissuto, intervistiamo l’autore.

Stefano: Ciao Luigi e bentornato sulle pagine di Batman Crime Solver.

Luigi Siviero: Ciao Stefano, grazie! È un piacere!

Stefano: Come è nata l’idea di scrivere un saggio di questa caratura?

Luigi Siviero: Sono un lettore di fumetti piuttosto onnivoro, e di certo non disdegno i fumetti di supereroi. Nel primo decennio del secolo era evidente che gli attentati dell’11 settembre avevano avuto un impatto fortissimo su questo genere narrativo. Il legame fra i fatti reali e la loro rielaborazione narrativa era una chiave di lettura fondamentale per interpretare i fumetti di supereroi e capire in quale direzione stessero procedendo. La scintilla è stata proprio la volontà di dare uno sguardo d’insieme ai fumetti di supereroi e spiegare come e perché venivano realizzati in un certo modo. Un aspetto che ho trovato interessante è stata la commistione fra il realismo “esterno” ai fumetti (come detto, gli autori hanno attinto dai fatti di cronaca e li hanno inglobati a vari livelli nelle opere di finzione) e quello “interno”. Mi riferisco all’influenza di Watchmen, che non a caso in quel decennio è stata particolarmente forte. La lezione di Moore, il realismo applicato alle opere di finzione, era stata assimilata e interiorizzata da più di una generazione di autori che all’indomani degli attentati aveva strumenti ben affinati per fare convergere realtà e finzione.

Questo particolare aspetto del legame fra 11 settembre e fumetti è stata sì la scintilla che mi ha spinto a scrivere il libro, ma non ha certo finito con l’essere l’argomento preponderante. Dopo avere capito che il tema generico dell’11 settembre e della Guerra al terrore nei fumetti aveva un terreno fertile nel genere supereroistico, ho dovuto delimitare il campo d’indagine, per fare sì che il libro non fosse dispersivo e avesse almeno un minimo di coerenza interna. La delimitazione è stata temporale e territoriale. Dal punto di vista temporale ho scelto l’arco di tempo che va dal giorno degli attentati all’elezione di Barack Obama. Ho avvertito l’11 settembre come una sorta di frattura o di linea di confine netta; era il punto d’inizio di una nuova epoca. Invece l’elezione di Barack Obama ha dato la “sensazione” che il clima di guerra permanente avvertito in precedenza potesse finalmente essere lasciato alle spalle. Un capitolo è però dedicato ai prodromi degli attentati e delle guerre in Afghanistan e Iraq, vale a dire alla storia di quei Paesi prima che venissero invasi dall’esercito americano. Dal punto di vista territoriale il nocciolo era costituito ovviamente da Stati Uniti, Iraq e Afghanistan. Anche in questo caso ho dedicato un capitolo a situazioni ulteriori, come la Palestina e la Cecenia.

Invece per quanto riguarda i fumetti trattati ho deciso di sbizzarrirmi, senza mettere alcun paletto. Volevo scoprire quali fumetti c’erano e in quali modi potevo analizzarli e collegarli fra loro. Così sono nate varie aree tematiche. Non solo l’assimilazione dei fatti reali all’interno di fumetti di finzione, ma anche i fumetti usati per fare storiografia o giornalismo, i fumetti intesi come documenti che a distanza di tempo possono essere usati per capire un certo periodo storico, il disturbo post-traumatico da stress nei fumetti, l’influenza del linguaggio dell’amministrazione Bush sugli autori di fumetti…

Stefano: L’attentato alle Torri Gemelle è stato un evento epocale nella storia mondiale. Come è cambiata la visione del mondo dei fumetti da prima a dopo questo tragico evento?

Luigi Siviero: Come detto, l’intreccio fra 11 settembre, Guerra al terrore e Watchmen ha avuto un impatto enorme sui fumetti di supereroi degli anni Zero. Ora che sto rispondendo a questa intervista mi viene in mente un altro possibile impatto. Sempre a partire da quel periodo hanno incominciato a essere presi molto in considerazione, sia negli Stati Uniti sia in Italia, i fumetti di cronaca e autobiografici. Sono stati pubblicati da editori di peso, recensiti su riviste e quotidiani, pubblicati su riviste non di settore (per esempio la prima edizione de L’ombra delle torri di Art Spiegelman è avvenuta sotto forma di poster allegati a Internazionale). Non che fumetti di questo tipo fossero una novità assoluta (Maus è degli anni Ottanta, per dire), ma la crescita negli anni Zero c’è stata. Forse l’11 settembre e la Guerra al terrore hanno fatto un po’ da catalizzatori a un movimento che già premeva per emergere (non so se prima dell’11 settembre una rivista generalista avrebbe pubblicato un fumetto autobiografico o di cronaca in allegato sotto forma di poster). È solo un’ipotesi.

Stefano: Quale è il fumetto che hai letto e ti è maggiormente rimasto impresso nella mente dedicato alla memoria di questo tragico evento?

Luigi Siviero: La lettura più interessante in assoluto, la prima che mi viene in mente ripensando ai temi del mio libro, non è un fumetto ma un saggio, Diplopia di Clément Chéroux. In questo libro l’autore traccia una distinzione fra storia e memoria, due modi diametralmente opposti di rapportarsi agli eventi del passato. La storia consiste nella contestualizzazione degli avvenimenti del passato, fatta con distacco e con la volontà di capire fatti e personaggi estranei alla nostra sfera personale e al nostro insieme di valori, credenze e conoscenze. La memoria invece è un appiattimento dei fatti del passato sul presente, un annullamento della storia finalizzato a sfruttare il passato per plasmare il presente oppure un’incapacità di capire il passato perché lo si vuole imbrigliare nei nostri schemi del presente.

Questo libro mi è servito per trovare un filo conduttore fra varie opere piuttosto disparate, accomunate dal fatto che in un modo o nell’altro sono riconducibili al dualismo storia/memoria: Capire Israele in 60 giorni (e anche meno) di Sarah Gliddden, Il ritorno del Cavaliere Oscuro di Frank Miller, Sgt. Rock di Mike Marts e Víctor Ibáñez, Punisher: Nightmare di Scott M. Gimple e Mark Texeira e News di Harvey Pekar e Tony Millionaire. Lo stesso Chéroux, nel suo libro, si occupa tra le altre cose di un fumetto, una striscia di due vignette di Bok intitolata Infamy II uscita l’11 settembre 2001 sull’Akron Beacon Journal.

Sono memoria, a mio parere, le varie giornate mondiali di qualcosa e gli anniversari della morte di qualcuno. È la predominanza assoluta della memoria uno dei motivi principali per cui il mondo contemporaneo sembra costruito usando 1984 di Orwell come una specie di manuale.

Invece due fumetti particolarmente significativi sono Punisher MAX scritto da Garth Ennis e I segreti del Quai d’Orsay di Abel Lanzac e Christophe Blain. Ennis è un maestro delle storie di guerra e della violenza cruda e spietata, e Punisher MAX è uno dei suoi apici. Blain invece gioca molto con l’ironia nel ritrarre l’ex Ministro degli esteri Dominique de Villepin, basandosi sulle esperienze reali e tragicomiche di Lanzac che ne è stato collaboratore.

Stefano: Hai dedicato un capitolo del tuo libro a Il Cavaliere Oscuro di Frank Miller. Ci anticipi qualcosa del tuo parallelismo con i fatti dell’11 settembre?

Luigi Siviero: Il ritorno del Cavaliere Oscuro è un fumetto che ho letto più volte, prima e dopo l’11 settembre. È ovvio che, trattandosi di un’opera della metà degli anni Ottanta, non c’entra nulla con l’attacco alle Torri gemelle. Però anche in questo fumetto c’è una scena in cui un aereo si schianta contro un grattacielo, a Gotham City. Leggendo Il ritorno del Cavaliere Oscuro dopo l’11 settembre mi sono ritrovato a pensare mio malgrado agli attentati di al Qaeda. Ero consapevole che le due cose non c’entravano nulla, però la somiglianza mi ha spinto inevitabilmente a fare l’accostamento. Era una sensazione personale e non è detto che gli altri lettori abbiano pensato la stessa cosa (anche se mi riesce difficile credere che non lo abbiano fatto), tuttavia ho voluto segnalare nel libro questo “scherzo della mente”, per così dire, collegandolo al dualismo storia/memoria di Chéroux. Il mio scopo era fare un esempio di come l’appiattimento di stampo memoriale può essere proprio non solo dell’autore che imposta a quel modo una determinata opera, ma anche del lettore che può applicarlo volontariamente o meno in sede di lettura e interpretazione. Nel mio caso, se da un lato l’accostamento è stato automatico e non cercato a livello cosciente, dall’altro lato è stato bilanciato dalla consapevolezza, questa volta sì cosciente, che un parallelismo del genere avrebbe “inquinato” la lettura del fumetto.

Invece Il Cavaliere Oscuro colpisce ancora, seguito de Il ritorno del Cavaliere Oscuro, è stato realizzato mentre avveniva l’attentato, cioè un po’ prima e un po’ dopo. Miller infatti, quando ci furono gli attacchi con gli aerei dirottati, era a metà del secondo capitolo e aveva in programma disegnare una scena in cui Metropolis viene distrutta da una bomba. C’è una lunga scena di distruzione nel terzo capitolo che è basata direttamente sulle immagini di Ground Zero.

Io inserirei fra i fumetti batmaniani di Miller basati sull’11 settembre e la Guerra al terrore anche Terrore sacro, visto che era nato come fumetto con protagonista Batman, ma bocciato dalla DC Comics quando l’autore aveva già realizzato svariate pagine. Nel fumetto appaiono di fatto un Batman e una Catwoman che di diverso dagli originali hanno di fatto solo il nome. Quest’opera ha fatto versare fiumi d’inchiostro, soprattutto in fase di lavorazione perché Miller l’ha sintetizzata in modo efficace come “Batman contro al Qaeda”.

Stefano: Barack Obama è apparso come personaggio nei fumetti pubblicati da numerose case editrici, a volte appare come una versione realistica di se stesso romanzata e talvolta come una parodia. Il presidente Obama ad esempio è nella run di Flashpoint del 2011. Quale è il messaggio che si vuole trasmettere ai lettori?

Luigi Siviero: Il messaggio può cambiare da opera a opera, anche se si può notare un certo filo conduttore. Non so che messaggio volessero trasmettere gli autori di Barack il Barbaro, ma posso dire che lo scopo di altri fumetti era schierarsi a favore di Obama, in reazione e contrapposizione alla politica di Bush che aveva trascinato gli USA in una guerra sanguinosa. L’esempio più eclatante è Savage Dragon di Eric Larsen, che su una copertina della sua serie dà esplicitamente il proprio sostegno a Obama. Nel 2008 c’era una tendenza da parte dei fumettisti a proporre Obama in chiave positiva, trasformandolo anche in un vero e proprio supereroe: è il caso di Alex Ross, che ha realizzato un’illustrazione di Capitan Obama, ma anche di Grant Morrison e Doug Mahnke, creatori di un Superman nero di nome Calvin Ellis che nella vita di tutti i giorni è il Presidente degli Stati Uniti.

Mi sembra che fumetti come questi (o come quello di Spider-Man che partecipa alla cerimonia di insediamento del nuovo Presidente), nel 2008, fossero curiosi e simpatici, a prescindere dal fatto che si fosse pacifisti, guerrafondai, repubblicani, democratici, fascisti, comunisti o rettiliani. Temo però che (forse da lì?) sia iniziata una politicizzazione a tutto spiano dei fumetti che è andata di pari passo con la politicizzazione e polarizzazione di qualsiasi aspetto della vita (dalla scelta della marca delle merendine al modo in cui si impugna l’apriscatole) provocata dalle interazioni su Facebook e Twitter.

Stefano: Barack Obama è co-autore anche di una storia di Batman (disegnata da Jim Lee) seppur in maniera indiretta. Cosa pensi di questa incursione nel mondo letterario dei fumetti di un personaggio del suo calibro?

Luigi Siviero: Ho scoperto questo fumetto grazie alla tua domanda! Mi sembra di capire che non si tratta di un vero e proprio fumetto scritto da Obama, ma di un testo di dell’ex Presidente degli Stati Uniti letto in un’occasione pubblica che è stato inserito nel fumetto. Infatti in Medal of Honor le scene d’azione con protagonista Batman sono accompagnate dal discorso pronunciato da Obama quando ha assegnato la Medaglia d’Onore a Sal Giunta (tra l’altro sceneggiatore del fumetto assieme a Brad Meltzer) per avere salvato la vita a un commilitone in Afghanistan.

Ai tempi della stesura del libro ero felice quando riuscivo a scovare fumetti come questo. Meno male che Medal of Honor è del 2020, ampiamente successivo all’uscita del saggio, perché mi sarebbe dispiaciuto se mi fosse sfuggito.

Stefano: Luigi, ti ringrazio davvero per la tua disponibilità e per essere stato nuovamente nostro ospite.

Luigi Siviero: Grazie a te! Sei stato gentilissimo a ospitarmi e a interessarti del mio libro.

4 thoughts on “Dall’11 settembre a Barack Obama – Intervista a Luigi Siviero

  1. Pingback: Dall’11 settembre a Barack Obama. La storia contemporanea nei fumetti – La Dimora del Mistero

  2. Grazie mille per l’approfondimento. È sempre interessante conoscere un po’ più dell’autore e cosa lo ha ispirato e influenzato. Davvero molto interessante il tema storia/memoria.

  3. Pingback: Intervista su “Batman Crime Solver” – La Dimora del Mistero

I tuoi commenti sono sempre i benvenuti

Inserisci i tuoi dati qui sotto o clicca su un'icona per effettuare l'accesso:

Logo di WordPress.com

Stai commentando usando il tuo account WordPress.com. Chiudi sessione /  Modifica )

Google photo

Stai commentando usando il tuo account Google. Chiudi sessione /  Modifica )

Foto Twitter

Stai commentando usando il tuo account Twitter. Chiudi sessione /  Modifica )

Foto di Facebook

Stai commentando usando il tuo account Facebook. Chiudi sessione /  Modifica )

Connessione a %s...