Dopo il Crepuscolo dei Supereroi: intervista a Luigi Siviero

Dopo la recensione, che avete potuto leggere ieri, del libro Dopo il Crepuscolo dei Supereroi. Grant Morrison, Alan Moore e la British Invasion, redatta da Bendetta Berio, oggi, abbiamo il piacere di ospitare lo scrittore Luigi Siviero, sulle pagine del nostro blog. Con lui abbiamo voluto non solo presentare il suo libro, ma anche ripercorrere insieme le fasi di rinnovamento del fumetto, l’implosione della DC Comics e parlare di Batman. Sono sicuro che troverete le riflessioni dell’autore molto interessanti.

Stefano: Il tuo libro si intitola “Dopo il Crepuscolo dei Supereroi. Grant Morrison, Alan Moore e la British Invasion”. Quando è stato pubblicato e quale è l’editore che lo pubblica e dove è disponibile?

LUIGI SIVIERO: Il libro è stato pubblicato da Eretica Edizioni alla fine del 2018. Può essere ordinato nelle librerie e acquistato nei negozi di libri in rete (tipo Amazon, IBS, Feltrinelli e così via) e nel sito dell’editore (http://www.ereticaedizioni.it/prodotto/luigi-siviero-dopo-il-crepuscolo-dei-supereroi/). Purtroppo non è disponibile nelle fumetterie perché Eretica è una casa editrice che non pubblica abitualmente fumetti (ne ha in catalogo solo un paio) e libri sui fumetti. Essendo un editore estraneo a questo settore non ha rapporti con i distributori che si occupano in modo specifico di rifornire le fumetterie.

Stefano: Cosa differenzia il tuo libro dai tanti scritti finora sul tema ?

LUIGI SIVIERO: I libri su Grant Morrison e sulla British Invasion sono tantissimi, soprattutto in lingua inglese. Mi sembra che ci sia una tendenza a isolare una singola opera e a sviscerarla: penso a Our Sentence is Up: Seeing Grant Morrison’s The Invisibles di Patrick Meaney, Curing the Postmodern Blues: Reading Grant Morrison and Chris Weston’s The Filth in the 21st Century di Tom Shapira e The Anatomy of Zur-en-Arrh: Understanding Grant Morrison’s Batman di Cody Walker, dedicati rispettivamente a The Invisibles, The Filth e al lungo ciclo di Batman, ma anche a Grant Morrison: The Early Years di Timothy Callahan, nel quale alcune opere realizzate da Morrison nei primi anni della sua carriera vengono analizzate in maniera autonoma l’una dall’altra. Dopo il Crepuscolo dei Supereroi si differenzia da questo tipo di libri perché ha un approccio più sistematico ai fumetti supereroistici di Grant Morrison. Dapprima ho rintracciato un filo conduttore che attraversa tutta la produzione di Morrison (vale a dire il tentativo da parte del fumettista scozzese di rivitalizzare la figura del supereroe dopo che Alan Moore e Frank Miller lo avevano messo seriamente in discussione in Watchmen e Il ritorno del Cavaliere Oscuro) e solo in un secondo momento – e sempre tenendo d’occhio il quadro generale – ho preso in considerazione le specificità delle singole opere, allo scopo di capire come di volta in volta lo sceneggiatore abbia affrontato una sfaccettatura di quel problema ricorrente. Con questo non voglio criticare il lavoro degli altri saggisti: anche la scelta di occuparsi di un’opera specifica ha un suo perché e può dare risultati interessanti.

Se non sbaglio in Italia l’unico libro dedicato in modo specifico a Morrison (oltre al mio) è Grant Morrison All Star di Giovanni Agozzino, Nicola Peruzzi e Antonio Solinas. Anche questo saggio (davvero interessante e ben fatto), che copre tutte le opere di Morrison uscite fin quasi alla data di pubblicazione del libro nel 2010, è incentrato su recensioni delle singole opere e ha un’impostazione cronologica. In futuro mi piacerebbe scrivere un libro simile, sempre su Grant Morrison. Vorrei fare una biografia con curiosità e approfondimenti sui singoli fumetti, affiancati da notizie sulla vita privata e non, come il rapporto lavorativo e di amicizia con Mark Millar, la carriera musicale, le tante apparizioni di Morrison come personaggio dei fumetti, le esperienze di recitazione in video musicali e cortometraggi e la lite con Alan Moore.

Stefano: “Dopo il Crepuscolo dei Supereroi” è un saggio/compendio che fa riferimento ai fumetti supereroistici di Morrison scritti nella prima metà della carriera dell’autore. Quale è il tuo resoconto di questo excursus storico?

LUIGI SIVIERO: Morrison esordì nel fumetto americano in un’epoca segnata profondamente da opere nelle quali veniva messo in risalto il lato oscuro dei supereroi. The Uncanny X-Men di Chris Claremont era la collana campione di vendite, Wolverine stava diventando un’icona, Punisher aveva tre serie mensili, Rob Liefeld inventava Cable e si avviava a trasformare i nuovi Mutanti in X-Force… Per non parlare del Ritorno del Cavaliere Oscuro di Frank Miller e di Watchmen di Alan Moore e Dave Gibbons, l’opera che più di ogni altra ha segnato Grant Morrison. L’influenza di Watchmen sul fumettista scozzese non è stata però positiva: pur apprezzando il capolavoro di Moore e Gibbons, Morrison ha cercato con tutte le forze di smarcarsi dalla visione crepuscolare dei supereroi che emergeva da quelle pagine. Nel mio libro ho spiegato come Morrison abbia cercato di coniugare il realismo mooriano – che nella seconda metà degli anni Ottanta era diventato ormai una caratteristica quasi irrinunciabile per chi volesse fare fumetti di supereroi – con il manicheismo ingenuo della Silver Age. Morrison si chiese se l’approccio realista ai supereroi avrebbe condotto inevitabilmente alla creazione di vigilanti dai metodi brutali, di pazzi assassini e di divinità algide del tutto estranee all’etica e ai problemi degli esseri umani, oppure se sarebbe stato possibile muoversi nella direzione opposta, trovando una giustificazione realista al comportamento disinteressato e altruista dei supereroi classici. La soluzione al problema fu trovata da Morrison nella serie JLA, che ritengo il punto di arrivo del lungo e tortuoso percorso iniziato dal fumettista a metà del decennio precedente. È questo il motivo per cui il libro si chiude proprio con il capitolo dedicato al supergruppo della DC Comics.

Stefano: Le prime fasi di un rinnovamento del fumetto sono chiaramente legate ad una crisi. La sezione grafica comincia a raccogliere già dal 1977 le prime influenze europee legate a Métal Hurlant, rivista sul fumetto fantastico francese edita dal gruppo nato il 19 dicembre 1974 sotto la sigla Les Humanoides Associés, e alla fantascienza di un dopo bomba “hard boiled” della britannica 2000 A.D. E’ proprio lì che si presentano autori del calibro di Brian Bolland, Alan Davis, Dave Gibbons e Alan Moore…

LUIGI SIVIERO: Per quanto riguarda la British Invasion credo che 2000 AD abbia avuto un ruolo niente affatto secondario nella formazione degli autori britannici. Dredd, il personaggio principale della rivista, non è un eroe, anzi: quest’uomo che è contemporaneamente poliziotto, giudice e giuria incarna il potere in un mondo distopico e senza speranze. Amministra la giustizia e combatte il crimine, ma a differenza dei supereroi non è un’incarnazione del bene e della speranza. Penso che Dredd possa essere visto come un “supereroe” (le virgolette sono d’obbligo) privato della patina di ingenuità che caratterizzava i supereroi americani degli anni d’oro.

Immagino che Métal Hurlant abbia influenzato soprattutto i disegnatori, alcuni dei quali osservavano il fumetto europeo. Per esempio Frank Miller ha attinto anche dall’Italia, dove è stato affascinato da Sergio Toppi e Gianni De Luca.

Stefano: Parlaci del tuo punto di vista sul periodo della “DC Implosion”, probabilmente il periodo piu’ buio per la Casa delle Leggende.

LUIGI SIVIERO: Forse la decisione drastica di chiudere numerose serie è stata affrettata ed è dipesa da fattori sfortunati e transitori. A quel tempo si stava tentando di uscire dalla crisi petrolifera del 1977 e la DC aveva provato ad adottare una nuova formula editoriale (albi con più pagine e prezzo maggiorato) per cercare di rispondere alla Marvel, che negli anni Settanta aveva accresciuto la sua quota di mercato aumentando il numero di uscite mensili. Pare che la mossa della DC non diede i suoi frutti anche a causa di una tempesta di neve che compromise la distribuzione dei fumetti proprio in concomitanza con questo rilancio. Può darsi che l’implosione sia stata solo il frutto di una retromarcia decisa troppo in fretta…

Stefano: Il 1979 vede l’introduzione nel mondo del fumetto del concetto di miniserie, una storia completa divisa in tre o quattro albi, un’idea che si afferma subito tra gli appassionati per la facilità con la quale può essere collezionata. Prima miniserie è World of Krypton (luglio 1979) edita dalla DC, limitata a tre numeri, avanguardia di un’intera generazione di serie limitate rinnovatrici del genere, che avrebbero permesso ad autori e sceneggiatori, una più ampia libertà grafica. Ci fai un paragone tra le miniserie dell’epoca con quelle di oggi?

LUIGI SIVIERO: Nella seconda metà degli anni ’70 negli Stati Uniti è nato il mercato diretto delle fumetterie. Le miniserie, ma anche le graphic novel, sono potute nascere e prosperare proprio grazie all’esistenza di quel nuovo canale di vendita. Da qualche anno a questa parte, anche per via dell’accresciuta importanza di un altro canale di vendita, le librerie di varia, si è assistito a un aumento vertiginoso delle edizioni in volume. Oggi è quasi scontato che una serie della Marvel o della DC venga raccolta in volume a pochi mesi di distanza dalla prima edizione serializzata, ma c’è stato un tempo in cui questa pratica era del tutto sconosciuta. Perfino Neil Gaiman, quando iniziò a sceneggiare The Sandman, credeva che la vita editoriale delle sue storie non sarebbe andata molto oltre il classico mese fra un numero e l’altro! Un cambiamento così radicale del mercato del fumetto americano ha inciso sulla produzione delle miniserie.

Per quanto riguarda le miniserie incentrate sul talento degli autori, direi che questo formato ha perso importanza. Fra serie mensili ideate per essere riconfezionate successivamente in uno o più volumi e fumetti che escono direttamente in formato graphic novel, le miniserie hanno fino con il distinguersi sempre meno dai fumetti pubblicati negli altri formati.

Invece le miniserie nelle quali vengono narrati i grandi eventi editoriali (tipo Guerre segrete e Crisi sulle Terre infinite) hanno avuto uno sviluppo spaventoso. Negli anni Ottanta gli eventi erano davvero degli eventi. Invece da un po’ di tempo a questa parte si sta esagerando, e le cose buone vengono fin troppo diluite con quelle inutili…

Stefano: Una domanda diretta che riguarda il Cavaliere Oscuro. Ogni personaggio dei comics che attraversi quasi 80 anni di avventure deve necessariamente evolvere. Impossibile sarebbe immaginare oggi un Batman anni ’60, magari un derivato di quello interpretato da Adam West nei telefilm, diviso tra umorismo e cattivo gusto, o anche accettare senza obiezioni la sobrietà anatomica e le storie iperrealiste del periodo disegnato dal grande Neal Adams. Cosa pensi dell’evoluzione di questo personaggio?

LUIGI SIVIERO: L’evoluzione di Batman nel corso degli anni ha qualcosa di straordinario. Sì, è praticamente impossibile pensare che oggi venga fatto un telefilm di Batman in stile Adam West, però quel telefilm è un’eredità che è rimasta e che oggi o in futuro, assieme a tutte le altre storie e versioni del personaggio, potrà servire come base per creare qualcosa di completamente nuovo. Del resto il Batman seriale di Grant Morrison affonda le radici in molti fumetti del passato che hanno atmosfere simili a quelle del telefilm.

Stefano: Quali sono gli aspetti del mondo DC Comics che apprezzi e quali no?

LUIGI SIVIERO: Un aspetto che mi piace dell’Universo DC è che molte belle storie non sono state soffocate dalla continuity. Mi sembra che rispetto a quanto avviene in casa Marvel gli autori subiscano meno intromissioni dall’alto, meno richieste di coordinare le loro storie con quelle degli altri autori. Paradossalmente questo modo di dirigere le serie ha portato alla creazione di personaggi che hanno alle spalle vite solide e ben sviluppate. Per dire, ormai è assodato da un bel pezzo che Dick Grayson è Nightwing, e nessun autore si è mai inventato nulla per farlo ritornare il Robin ragazzino. Invece nei fumetti della Marvel la continuity è più stretta ma sembra che non porti da nessuna parte: il matrimonio fra Peter Parker e Mary Jane è stato cancellato, Jean Grey è ritornata, le conseguenze di Civil War sulla vita di Spider-Man sono state annullate…

Quello che non mi piace è… che non sempre la continuity è serrata! Nel momento in cui si decide di creare un universo narrativo con storie più o meno in contatto l’una con l’altra bisognerebbe fare in modo che ci sia una certa coordinazione e un piano a lungo termine. Ogni tanto la sensazione è che la DC navighi a vista.

Ci tengo a precisare che non sono per nulla uno di quei lettori che giudicano un fumetto di supereroi in base a quanto è in linea con la continuity. Se c’è una bella storia da raccontare e per farla si deve calpestare la continuity… beh, chi se frega, facciamola! Però nel momento in cui degli autori mi propongono un universo narrativo coordinato, io un pochino me lo domando se quell’universo è davvero ben coordinato. Senza contare che la continuity dei fumetti di supereroi è qualcosa di unico: non esiste nessun campo della narrativa in cui sia mai stato fatto niente di paragonabile.

Stefano: A quali fiere ti possono trovare i nostri lettori?

LUIGI SIVIERO: A dire il vero non sono un grande frequentatore di fiere. Sono stato alcune volte a Lucca, ma è da un paio d’anni che non ci vado. È più facile trovarmi in rete. Un tempo curavo un blog di informazione sui fumetti che oggi ho trasformato in una pagina personale (http://house-of-mystery.blogspot.com/), mentre oggi mi diverto a condividere immagini legate ai fumetti sulla pagina House of Mystery su Facebook (https://www.facebook.com/House-of-Mystery-151242860897/).

Stefano: Grazie per la tua pazienza e per il tempo che ci hai dedicato.

LUIGI SIVIERO: Grazie a te! È stato un piacere!

 

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Dopo il Crepuscolo dei Supereroi di Luigi Siviero (Recensione)

Dopo il crepuscolo dei supereroi un’analisi sui fumetti supereroistici di Morrison, Moore e la British Invasion.

Un Robin assorto, seduto sui tasti di una gigantesca macchina da scrivere, si interroga sul suo futuro e su quello del Cavaliere Oscuro. Sopra la sua testa pende un punto interrogativo/spada di Damocle.


Quando ho iniziato a leggere il saggio Dopo il Crepuscolo dei Supereroi. Grant Morrison, Alan Moore e la British Invasion di Luigi Siviero (Eretica Edizioni, 2018) mi è subito tornato in mente questo pannello de Il Colpevole è il maggiordomo (l’epilogo ideale di Batman R.I.P.) Perché?
Perché in questo libro vediamo Morrison alle prese con la stessa domanda che assilla Robin: E adesso cosa succede?


E adesso cosa succede? è un interrogativo ricorrente nella storia dei fumetti. Chi si distrae, anche solo per un attimo, rischia di fare la fine dell’Enigmista in Quando è una porta di Neil Gaiman: Mi sono perso qualcosa? Ero via quando hanno cambiato le regole?


Nel 1955 la Golden Age, l’età d’oro iniziata nel 1938, lasciò il posto alla Silver Age, un’epoca segnata dal codice di autocensura che portò alla scomparsa della violenza nel mondo dei comics e alla creazione di storie solari, “ingenue”. Intorno al 1975, i costumi colorati e le avventure fantasiose cedettero il passo alla cupezza della Dark Age.
L’adesso preso in considerazione da Siviero riguarda la transizione dalla Dark Age, caratterizzata per l’appunto da storie “oscure” (vedi La morte di Superman e Knightfall) e dalla decostruzione della figura del supereroe, al Rinascimento, il periodo in cui il concetto di supereroismo venne ricostruito dalle fondamenta. Nella prima metà degli anni Novanta, Morrison avvertiva un cambiamento imminente nell’aria: i lettori erano stufi di eroi folli, psicopatici, a mala pena distinguibili dai cattivi. Bisognava trovare il modo di fare uscire i personaggi dei fumetti dalle tenebre in cui era precipitati:
«[Millar]: Vogliamo glorificare i supereroi, anziché farli a pezzi.
«[Morrison]: Vogliamo ripristinare la loro dignità. Renderli di nuovo incredibilmente potenti e divini e fonti di ispirazione, che è ciò che mi piaceva dei supereroi quando ero bambino. (Un estratto dell’intervista del 1995, Comic Aren’t For Adults Anymore).
In Dopo il Crepuscolo dei Supereroi vengono messi in luce i passaggi che portarono l’autore scozzese a ricostruire la figura del supereroe e trovare un nuovo, inedito, equilibrio tra l’ottimismo ingenuo della Silver Age e il cupo realismo della Dark Age. Lo scrittore guardò al passato, alle diverse epoche dei comics, senza però lasciarsi “incatenare” da quanto era stato prodotto dai suoi predecessori: la nuova alba poteva essere realizzata solo mediando tra quelle diverse anime e tenendo conto delle esigenze delle nuove generazioni di lettori.
L’autore di Arkham Asylum fu obbligato a confrontarsi con un mostro sacro della Dark Age, con un altro sceneggiatore appartenente alla British Invasion , alla schiera di talenti inglesi reclutati dalla DC: Alan Moore l’ideatore, tra gli altri, di un crossover, mai venuto alla luce, intitolato Il Crepuscolo dei Supereroi (una sorta di “Trono di spade” tra dinastie di eroi). I capolavori realistici e cupi di Moore (Miracleman, Watchmen) avevano influenzato più di uno sceneggiatore: sembrava ormai impossibile riuscire a riproporre degli eroi positivi.
Morrison, che pure era rimasto affascinato dalle opere del suo collega britannico, sentiva il bisogno di scrivere qualcosa di diverso: per lui il realismo, la violenza e la logica, presenti nelle opere della Dark Age, dovevano essere considerati come un’opzione e non un obbligo. Lo sceneggiatore era consapevole di dover tenere conto dell’eredità di Moore, ma, allo stesso tempo, voleva riuscire a cambiare le carte in tavola: non poteva rassegnarsi alla morte del superuomo.
Morrison si affidò alla metanarrazione per mettere in atto il suo processo di decostruzione (del realismo mooriano) e di ricostruzione (dell’eroe). Per esempio, in Aztek tre personaggi incarnano rispettivamente la Silver Age, la Dark Age e il Rinascimento: I primi due numeri (…) sono una riflessione su come la figura del supereroe fosse cambiata nel corso degli anni e su quale strada i fumetti dei supereroi avrebbero potuto imboccare in futuro.


Morrison e Millar esposero il loro ragionamento per mezzo di una metafora costituita dall’utilizzo di tre personaggi – Piper, Bloodtype e Aztek – che rappresentano rispettivamente passato remoto, passato recente/presente e un possibile futuro del supereroismo.

 

E adesso cosa succede? Se volete scoprire come Morrison, grazie alla metanarrazione e alle sue doti di sceneggiatore, riuscì a rispondere a questa domanda, dovrete affidarvi al libro di Siviero: compirete un viaggio iniziatico, rischiarato dalla luce dell’Arcano 18 (la Luna di Arkham Asylum) che vi condurrà verso una nuova alba dorata, l’aurora degli dei di JLA. Dopo il Crepuscolo dei Supereroi è un saggio scorrevole e accattivante, realizzato con cura (dietro ogni riga si avverte l’eco di una ricerca minuziosa): una vera fucina di riflessioni sui fumetti d’oltreoceano e sulla loro storia. Questo volume è in grado di soddisfare sia chi si avvicina per la prima volta alle diverse epoche dei comics, sia chi conosce già gli sceneggiatori della British Invasion e vuole rileggere, con uno sguardo più consapevole, le loro opere.
Prima di lasciarvi all’intervista realizzata da Stefano allo scrittore Luigi Siviero  (che troverete qui domani), vorrei ritornare per un’ultima volta davanti alla fatidica macchina da scrivere e porvi il quesito: E adesso cosa succede? In che direzione stanno andando i comics? Ci aspettano degli eroi in crisi (penso in particolare a Tom King) oppure gli dei della JLA torneranno a camminare a testa alta tra gli uomini? Non so cosa ci riserva il futuro: posso solo sperare che dietro quei tasti si celi una nuova generazione di autori capaci di tenere testa a Morrison.

Il saggio, già presentato il 19 gennaio 2019 presso la fumetteria Libroteka di Trento, è disponibile sul sito di Eretica Edizioni ( http://www.ereticaedizioni.it/prodotto/luigi-siviero-dopo-il-crepuscolo-dei-supereroi/ ), sui principali store di libri online (Amazon, IBS, Feltrinelli) e può essere ordinato in libreria.

Redatto da:  Benny a.k.a.  seguite anche il suo blog cliccando qui Benny a.k.a. Unreliablehero

 

80 di Batman: gli auguri del saggista Andrea Guglielmino

Andrea Guglielmino(Roma, 1976), è scrittore, giornalista e illustratore per la satira e per l’infanzia. Specializzato in cinema, lavora come redattore presso CinecittàNews (Il daily online di Cinecittà) e la rivista ‘8 ½ – Numeri, visioni e prospettive del cinema italiano’, diretta da Gianni Canova, per cui ha pubblicato il racconto ‘REDEZ – L’orrore’. Ha collaborato con il sito Everyeye.it, che tratta videogiochi, e ha curato articoli, racconti e redazionali per la rivista Splatter, focalizzata sulla narrativa horror, nel corso del 2013. Come vignettista, con lo pseudonimo di Ang, ha pubblicato sui settimanali satirici ‘Cuore’ (2000) e ‘Veleno’ (2007) e sulla fanzine ‘Wonderous Stories’, incentrata sulla musica progressive. È direttore editoriale del progetto umoristico ‘Vendicazzari Uniti!!!’, noto inizialmente su facebook e poi concretizzatosi nel sito http://www.vendicazzariuniti.com. è autore delle illustrazioni del libro per bambini ‘Mastro Tasso e il suo cappello’, scritto da Ilaria Mainardi ed edito da MdS nel 2014. Come saggista, ha pubblicato il libro ‘Cannibali a confronto – L’uomo è ciò che mangia’ (Memori, 2007). Il suo secondo saggio, ‘Antropocinema’, edito da Golem Libri nel corso del 2015, ha vinto lo stesso anno il Premio Domenico Meccoli Scrivere di Cinema Città di Assisi. A dicembre del 2017 pubblica il libro “Chi si accontenta, Goldrake!“, un moderno libro di aforismi, o se vogliamo, del loro corrispettivo nell’epoca del web 2.0: una raccolta di ‘status’ scritti dall’autore su facebook, del tutto casuali ed estemporanei. L’autore scrive regolarmente sceneggiature di fumetti per gli editori Bugs Comics e Noise Press (per le testate ‘Mostri’, ‘Alieni’ e ‘Dead Blood’). Un suo racconto, ‘Fermo Immagine’, è stato pubblicato sull’antologia ‘Fuori dal Tempo’ (MdS Editore 2016).

Batman 80th

Andrea ricorda che fin da quando è nato, Batman ha sempre fatto parte della sua vita, ma il suo primo “contatto” con il Crociato Incappucciato avviene attraverso una delle action figure, un giocattolo degli anni 70 della Herbert, solo successivamente si avvicina al personaggio, con fumetti, cartoni animati e lo storico telefilm della fox degli anni 60. Il primo film che vide, Batman di Tim Burton del 1989 ed il suo diretto sequel, Batman Returns, restano la visione preferita, a livello cinematografico sul personaggio per Andrea. Poi ci fu la volta di Schumacher, e apprezzò per l’epoca anche quei film, seppur con i loro limiti ed il loro essere più diretti e scanzonati. Un film che ha amato molto è stato Batman Begins di Cristopher Nolan, per aver apportato proprio per la prima volta il concetto di reboot al cinema, e aver narrato le origini di Bruce Wayne e tanti aspetti, come la paura e la psicologia del personaggio, una novità che nessuno aveva fatto prima d’ora, e per come chiude Nolan questo primo film. Nei successivi sequel Andrea, si aspettava tutta una serie di personaggi e villain, che però non sono mai stati introdotti, ragione per cui The Dark Knight e The Dark Knight Rises, l’hanno un po’ deluso, oltre ad una serie di considerazioni sulla sospensione dell’incredulità, essendo film con un contesto più realistico e meno fumettistico, che gli hanno fatto storcere un po’ il naso, ma nonostante ciò li ritiene film godibili, anche se non capolavori, come la maggior parte dei fan sostengono. Ha  apprezzato molto il Batman di Ben Affleck, per il suo lato estetico molto vicino al Batman di Miller, seppur gli è dispiaciuto, che l’interpretazione del Batman di Ben Affleck non sia proseguita, e che l’attore sia uscito fuori da questo ruolo e dal film da solista del personaggio, di cui doveva inizialmente scrivere la sceneggiatura ed essere protagonista, ragione per cui a livello interpretativo, è giustamente impossibile giudicare la performance di Affleck, di cui era curioso vederlo in un film tutto suo, per farsi un idea più approfondita sul ruolo. Per Batman Crime Solver,  Andrea ha scritto un bellissimo articolo che si intitola “Batman e il Culto dei Morti”, un interessantissima visione e riflessione sul personaggio, che è stata molto apprezzata e letta, da tanti nostri lettori che ci seguono, per chi si fosse perso questo bell’articolo, vi consigliamo caldamente di recuperarlo sul nostro blog.

Questi sono i suoi auguri speciali per l’ottatesimo compleanno di Batman!

 

 

The Batman’s Grave: Warren Ellis e Bryan Hitch

Lo sceneggiatore Warren Ellis (Legends of the Dark Knight e WildStorm) e il disegnatore Bryan Hitch (Justice League e JLA) realizzeranno, in occasione dell’ottantesimo anniversario del Cavaliere Oscuro, una miniserie in 12 numeri intitolata The Batman’s Grave (La tomba di Batman).

La copertina che Hitch ha firmato per il primo numero, che sarà disponibile anche con una variant cover di JeeHyung Lee

La storia, che esordirà negli Stati Uniti il 9 ottobre 2019, vedrà il protagonista entrare nella mente della vittima di un omicidio il cui volto è stato divorato per metà. Batman svilupperà una vicinanza quasi morbosa con le vittime dell’assassino, nutrendo un’ossessione verso i dettagli dei decessi e provando a vivere i loro ultimi istanti di vita sulla sua pelle. Il fumetto affonderà le sue radici nelle questioni che tipicamente affliggono l’uomo da sempre «vita, morte e tutte quelle domande che la maggior parte delle persone ha troppa paura di fare» secondo le informazioni diffuse dall’editore di Burbank.

La coppia di autori, risulta già ben collaudata, infatti Ellis e Hitch , dopo aver creato insieme nel 1999 le avventure della squadra Authority, si sono ritrovati nel 2017 per una storia breve contenuta nel volume antologico WildStorm: A Celebration of 25 Years.

«Il mio primissimo lavoro in DC furono due numeri di Legends of the Dark Knight, quindi sono passati 25 anni da quando ho fatto una storia lunga di Batman» afferma Ellis. «Ho deciso di rivisitare la scena del crimine dove è iniziata la mia carriera nel fumetto americano, e sono lieto che il mio vecchio compagno Bryan Hitch stia compiendo con me questa fuga di mezzanotte. Sono passati troppi anni da quando abbiamo affrontato insieme per l’ultima volta una campagna lunga.»

Qui di seguito una delle prime tavole di The Batman’s Grave, inchiostrata da Kevin Nowlan, che di recente ha già collaborato con Bryan Hitch sulla serie di Hawkman.

 

 

Joker sarà presentato in concorso e in antemprima mondiale alla 76^ mostra internazionale d’arte cinematografica di Venezia

Mostra del cinema di Venezia: Warner Bros. Pictures presenta, in collaborazione con Village Roadshow Pictures e BRON Creative, una produzione Joint Effort, un film di Todd Phillips: “Joker”, arriverà nelle sale italiane a partire dal 3 ottobre 2019 e sarà distribuito in tutto il mondo dalla Warner Bros. Pictures.

La Biennale di Venezia ha annunciato nella conferenza stampa del 25 Luglio 2019 che “Joker”, l’atteso standalone originale diretto dal regista candidato all’Oscar Todd Phillips (“Borat”, la trilogia “Una notte da leoni”) e interpretato dal 3 volte candidato all’Oscar Joaquin Phoenix (“The Master”, “Quando l’amore brucia l’anima”, “Il Gladiatore”), sarà presentato in concorso e in anteprima mondiale alla 76° Mostra Internazionale d’Arte Cinematografica di Venezia.

“Joker”, che arriverà nelle sale italiane a partire dal prossimo 3 ottobre, è incentrato sulla figura dell’iconico villain ed è uno standalone originale, diverso da qualsiasi altro film tratto dai comics apparso sul grande schermo fino ad ora. L’esplorazione di Phillips su Arthur Fleck (Phoenix), un uomo profondamente turbato e ignorato dalla società, non è soltanto uno studio crudo e affascinante del personaggio, ma una storia più ampia che si prefigge di lasciare un insegnamento, un monito.

La Warner Bros. ha, giustamente, grandi ambizioni per Joker: pur trattandosi tecnicamente di un cinecomic, il film con Joaquin Phoenix non è un blockbuster pirotecnico, bensì un’opera intimista che vuole raccontare la discesa di un personaggio negli abissi della sua stessa alienazione. Per quanto possa suonare pretenzioso, i riferimenti sono due capolavori di Martin Scorsese, Taxi Driver e Re per una notte.

Il tre volte candidato all’Oscar Joaquin Phoenix (“The Master”, “Quando l’amore brucia l’anima”, “Il Gladiatore”) è il protagonista del film al fianco del premio Oscar® Robert De Niro (“Toro scatenato”, “Il Padrino – Parte II”) nei panni di Franklin. Fanno parte del cast anche Zazie Beetz (“Deadpool 2”), Frances Conroy (le serie TV “American Horror Story”, “Castle Rock” di Hulu), Marc Maron (le serie TV “Maron”, “GLOW”), Bill Camp (“Red Sparrow”, ” Molly’s Game”), Glenn Fleshler (le serie TV “Billions”, “Barry”), Shea Whigham (“First Man – Il primo uomo”, “Kong: Skull Island”), Brett Cullen (“42 – La vera storia di una leggenda americana”, “Narcos” di Netflix), Douglas Hodge (“Red Sparrow”, “Penny Dreadful” in TV) e Josh Pais (l’imminente “Motherless Brooklyn”, “Insospettabili sospetti”).

Il candidato all’Oscar Phillips (“Borat”, la trilogia di “Una notte da leoni”) dirige il film da una sceneggiatura che ha scritto insieme all’autore candidato all’Oscar Scott Silver (“The Fighter”), basato sui personaggi di DC. Il film è prodotto da Phillips e dal candidato all’Oscar Bradley Cooper (“A Star Is Born”, “American Sniper”) con la loro Joint Effort, e dalla nominata all’Oscar Emma Tillinger Koskoff (“The Wolf of Wall Street”). I produttori esecutivi sono Michael E. Uslan, Walter Hamada, Aaron L. Gilbert, Joseph Garner, Richard Baratta e Bruce Berman. La produzione del film può contare su un budget di 55 milioni di dollari, sensibilmente inferiore rispetto alla media dei cinecomic, segno che si focalizza sul protagonista e sulle atmosfere da gangster movie.

Dietro le quinte, Phillips è stato affiancato dal direttore della fotografia Lawrence Sher (“Godzilla II King of the Monsters”, la trilogia di “Una notte da leoni”), lo scenografo Mark Friedberg (“Selma – La strada per la libertà”, “The Amazing Spider-Man 2 – il potere di Electro”), il montatore Jeff Groth (“Trafficanti”, “Una notte da leoni III”) e il costumista premio Oscar Mark Bridges (“Il filo nascosto”, “The Artist”). Musiche di Hildur Guðnadóttir (“Soldado”).

Quindi Venezia è la rampa di lancio ideale per i film dell’autunno, e inoltre negli ultimi anni ha dimostrato di essere il volano perfetto per la stagione dei premi, soprattutto gli Oscar e la Warner punterà molto su Joker per gli Academy Awards.

 

Mondo mette in vendita poster esclusivi di Batman

Mondo è uno dei tanti negozi presenti ormai da anni al Comic-Con di San Diego.
Presso il San Diego Convention Center il suo stand è collocato al n. 435 e si possono trovare poster, vinili, spille e abbigliamento.
Quest’anno al SDDC sono stati esposti due poster su Batman unici per tutti i partecipanti, ma sono disponibili anche online sul sito ufficiale.

Il poster raffigura Batman che si slancia in uno spazio vuoto ed il disegno di Gotham City in mostra all’interno del suo mantello.
Ideato e disegnato da Greg Ruth, il poster è realizzato con due colori diversi. La versione online è ora disponibile per $ 50 a tiratura limitata di duecentoventicinque pezzi.
La versione in vendita esclusiva al SDCC, in serie limitata a centoventicinque pezzi, al prezzo di $ 75.

Batman e Joker, le voci dei rivali di sempre sono milanesi

Marco Balzarotti e Riccardo Peroni (già nostro ospite su queste pagine) sono i due doppiatori che prestano la loro voce, rispettivamente, all’Uomo Pipistrello e al suo più letale nemico.

Milano, 23 luglio 2019 –  Batman e Joker sono, rispettivamente, i due supereroi più noti dell’universo DC. Marco Balzarotti e Riccardo Peroni sono i due doppiatori che prestano la loro voce, rispettivamente, all’Uomo Pipistrello e al suo più letale nemico. Marco e Riccardo sono amici da sempre, nonostante, sullo schermo, siano sempre uno contro l’altro…

Quando è iniziato il vostro legame con Batman e Joker?

Marco (Batman): «Ho iniziato a dare la mia voce a Batman nel lontano 1992. Quindi, ad oggi, sono 27 anni».

Riccardo (Joker): «Direi che ho cominciato a fare il Joker a metà anni ’90, direi verso il 1995».

Come è cambiato il vostro personaggio nel corso degli anni?

Marco (Batman): «I suoi valori sono sempre gli stessi. È cambiato in relazione al target finale. Più tagliente per un pubblico adulto, più edulcorato se si rivolge ai bambini».

Riccardo (Joker): «All’inizio sembrava più un pagliaccio infantile poi è diventato sempre più affilato ma lo spirito non è cambiato».

Vi sarebbe mai piaciuto invertirvi nel doppiaggio? Da Batman a Joker e viceversa…

Marco (Batman): «Sono affascinato dai personaggi malvagi. Il Joker è il cattivo per eccellenza, quindi mi sarebbe piaciuto indossare, per una volta, i suoi panni. Anche se alla fine, essendo Batman, sono sempre sicuro di vincere…».

Riccardo (Joker): «Non scherziamo. I buoni sono noiosissimi mentre i cattivi sono decisamente più divertenti. Poi il Joker è il massimo, è il genio del male, quindi gustosissimo da interpretare. Il Batman lo lascio a Marco che lo fa benissimo».

Siete amatissimi dai fan. Qual è il complimento che avete apprezzato maggiormente?

Marco (Batman): «Mi sorprende sempre il grande affetto dei fan. Mi fa piacere quando scrivono che il vero Batman è solo quello con la mia voce. È un onore e motivo di grande orgoglio».

Riccardo (Joker): «Fa sempre piacere ricevere attestati di stima. Quando mi dicono: ‘Sono cresciuto insieme a lei’, rispondo sempre che siamo cresciuti insieme divertendoci».

Siete entrambi milanesi, dove avete iniziato il vostro mestiere di doppiatore?

Marco (Batman): «Nel lontano 1982, il mio primo lavoro di doppiatore, l’ho fatto allo studio S.E.D.E., l’attuale Jupiter. Milano è sempre stata la mia casa. Sono il milanese che fa Batman…».

Riccardo (Joker): «Io sono milanese, vivo a Milano e ho sempre lavorato qui. Ho iniziato alla Merak Film, tantissimi anni fa, insieme a Guido Rutta».

Quali sono le difficoltà maggiori nell’interpretare il vostro personaggio?

Marco (Batman): «È come andare in bicicletta. Una volta imparato, è tutto automatico. Appena entro in sala, mi immedesimo immediatamente in Batman».

Riccardo (Joker): «Mi è sempre venuto naturale immedesimarmi nel Joker. Ho sempre preferito registrare al pomeriggio, così da avere la voce più vivace e fare acuti e risata del Joker al meglio».

Ultime “missioni” nei panni di Batman e Joker?

Marco (Batman): «A settembre sarà disponibile il nuovo film animato tratto dalla serie a fumetti Batman Hush. Molto, molto divertente, con un Batman decisamente crudo».

Riccardo (Joker): «Mi sono divertito a provare l’esperienza di fare il Joker nei videogame. Particolare ma, alla fine, il risultato è stato sorprendente».

di FABRIZIO PONCIROLI

Fonte: [Il Giorno ed. Milano]