Batman: la serie tv anni 60 in Italia – Parte 3/3

Quasi un anno fa, sempre in cerca di conferme, mi era venuta l’ idea di rintracciare il Sig. Rino Bolognesi senza riuscirci,purtroppo. Proprio in questi giorni però sono riuscito a mettermi in contatto con il Sig. Rodolfo Bianchi, famoso doppiatore di Film, Telefilm e film d’ animazione nonché attore. Molti lo ricordano affettuosamente come “l’ispettore Zenigata”, ma è anche buon conoscitore delle vie di Gotham City. Da ragazzo c’ era lui dietro la voce di Robin (Burt Ward) nell’ epico telefilm, da grande è stato ancora lui a dar voce al Boss mafioso Carmine Falcone in “Gotham”, serie televisiva di successo del 2014 uscita in concomitanza ai festeggiamenti per i 75 anni del pipistrello.

Grazie ad una piacevole chiacchierata con il Sig. Bianchi che ringrazio ancora, ho avuto la conferma definitiva circa il periodo della prima visione, ma non solo: la serie fu doppiata a Roma negli studi della Sincrovox, cooperativa di Bolognesi che oggi non esiste più.

D’altro canto Antenna Nord era gemellata con la romana Quinta Rete, ma il gruppo Rusconi preferì privilegiare il nord per la programmazione del Telefilm. Chiarito il tutto, ci tengo comunque a ricordare che nel 1988 Telemontecarlo o TMC (ora La7) mandò in onda su gran parte del Paese le repliche delle 3 stagioni. La fanzine “Wow“ (nuova serie) n.1 del 1989 dedicata al personaggio, in collaborazione con l’emittente, pubblicò l’elenco dei 120 episodi totali che però non rispettano l’ordine originale americano.

Molti si ricordano della serie in programmazione in questo periodo su Telemontecarlo che fu in grado di garantire un’ estesa diffusione della stessa. Altri la guardarono l’anno seguente (1989 ) su Italia 1 (Ex Antenna Nord Quinta Rete) per via dei festeggiamenti dei 50 anni di Batman e la Batmania scaturita dal film di Tim Burton!

Ho realizzato questo excursus per far luce su un interrogativo che si pongono i fan del detective oscuro nonché per omaggiare una serie che riuscì ad incantare allo stesso modo adulti e bambini e che ancora oggi guardo con piacere.

Carmelo Lino Famà

Batman: la serie tv anni 60 in Italia – Parte 2/3

Nel 1967 diverse riviste continuarono a dedicargli spazio come il settimanale“Vitt”che in copertina sfoggiava il titolo “Batman in Tv”. In realtà si faceva riferimento solo a prime trattative,ma nulla di concreto. A questo punto ho reputato opportuno un salto temporale fino alla fine degli anni 70 poiché per molte pagine web la prima puntata era andata in onda nell’estate del 1978 mentre per altre nell’estate del 1979.

Grazie al settimanale per ragazzi Supergulp (n. 5 del 21 giugno 1978) in mio possesso,ho potuto facilmente ricavare che il 23 Giugno 1978 andarono in onda su Rete 2 i disegni animati di Batman della Warner Bros.

È altresì vero che sovente veniva riportata l’ etichetta“Telefilm”, ma per rimuovere il dubbio amletico mi è stato sufficiente recuperare il n.19 del 27 settembre 1978 in cui è specificato tutto chiaramente. Passando poi al 1979,era Batman a diventare l’ ospite d’ onore del contenitore televisivo “Noi supereroi”. Erano gli anni del settimanale“Tv Junior”di Rai tv e sul numero 17 del 22/28 luglio 1979 si evinceva come Batman fosse ospite di Superman in Noi Supereroi.

A seguire si trovava un articolo dove venivano presentati i suoi alleati e i suoi nemici di sempre.È presente anche un riferimento al Telefilm andato in onda in America anni prima,ovvero l’ interruzione di una puntata per via di una ripresa dallo spazio e le 1900 telefonate di protesta in pochi minuti!Finalmente giungiamo al 23 Febbraio 1981,data in cui verrà trasmessa su Tv locali la prima puntata italiana, almeno per quanto riguarda la parte Nord-Ovest del Paese. Tramite l’ archivio storico”La Stampa” vengo infatti a scoprire che per il Piemonte se ne occupò Tele Europa 3 (#antennanord Piemonte) dopo aver trasmesso il telefilm della famiglia Addams(da notare l’etichetta“Film” sulla programmazione dei giorni successivi oltre quella “Telefilm”). Inoltre grazie a “Guida tv “(periodico Mondadori) n.8 del 22 Febbraio 1981 scopro che per la Lombardia ad occuparsene fu Antenna Nord (Milano). Anche qui si tratta del Telefilm,non di disegni animati. Questi ultimi sono infatti presenti nella pagina dei ragazzi.

Carmelo Lino Lafamà

Batman: la serie tv anni 60 in Italia – Parte 1/3

Inizia oggi, suddiviso in tre parti, un articolo dedicato alla serie televisiva di Batman degli anni 60 redatto da un nostro affezionato lettore: Carmelo Lino Famà. 

Da tempo avevo in mente di scrivere sulla bat-serie televisiva che è stata in grado di affascinare intere generazioni e che viene omaggiata anche nelle recenti produzioni cinematografiche: basti pensare a “C’era una volta a Hollywood”, film vincitore di ben 2 premi oscar. I pensieri si sono concretizzati giusto un paio di giorni fa quando è venuto a mancare Rino Bolognesi , celebre doppiatore italiano che negli anni 80 prestò la sua voce al “Batman camp” degli anni 60, interpretato da Adam West . A tal proposito mi sono sempre chiesto quando fosse andata in onda la prima puntata sui teleschermi italiani e se il film girato in America dopo la prima stagione del telefilm fosse uscito anche dai noi nello stesso anno (1966) . Le prime ricerche in rete mi hanno fatto sentire più confuso che persuaso per via di date discordanti sulle varie pagine web.

A sinistra l’attore italiano Rino Bolognesi a destra Adam West

Dopo aver recuperato in seguito materiale originale dell’epoca e consultato archivi storici dei quotidiani come “La Stampa “, sono emerse le prime scoperte: negli anni 60 purtroppo il telefilm rimase in America , destino diverso ebbe il film che aveva lo scopo di pubblicizzare all’ estero le avventure americane del dinamico duo. Così, nel mese di Dicembre del 1966, diverse sale italiane si occuparono della proiezione di quest’ ultimo. Devo dire che per giungere a tale conclusione è risultato molto utile il settimanale della Mondadori “Bolero film Teletutto” dell’ 1 gennaio 1967 (del costo di 80 lire) attestante l’ arrivo in Italia di Batman in 2 forme diverse: la prima pubblicazione a fumetti (sempre Mondadori) interamente a lui dedicata ed il film da poco programmato. A seguire la notizia sulla probabilità dell’arrivo del telefilm sulle nostre Tv.

 

Sottolineo inoltre che l’anno prima molti settimanali italiani, come il “Tv Sorrisi e Canzoni” visibile in foto, avevano dedicato spazio alla serie Tv che in America (per due volte a settimana) era capace di attrarre decine di milioni di spettatori.

Carmelo Lino Famà

 

 

Burt Ward ottiene la sua stella sulla Hollywood Walk of Fame

Robin è il supereroe più recente dell’universo DC a festeggiare gli 80 anni di pubblicazione, seguendo le orme dei pilastri della casa editrice statunitense come Superman, Batman e Wonder Woman. Quasi ad 80 anni precisi dalla sua prima apparizione in Detective Comics 38, testata nella quale lo stesso Cavaliere Oscuro ha visto le sue origini, risalente al 6 marzo 1940. Se Superman è stato, a tutti gli effetti, il primo eroe diverso dal solito, con poteri mai visti prima, Batman ha ricoperto il ruolo di detective tenebroso, abile nelle arti marziali, con un’infinità di dispositivi per combattere il crimine, e Wonder Woman è stata la prima grande eroina, nonché una delle prime creazioni della DC.

Di fronte a questi mostri sacri dell’ambiente fumettistico Robin è apparso come aiutante, un compagno con il quale il supereroe avrebbe intrapreso numerose avventure. Nel corso degli anni queste figure di “sidekick” hanno acquisito sempre maggiore importanza e, come nel caso di Robin, si sono successivamente distaccati per poi divenire i veri protagonisti nelle testate loro dedicate.

Giovedì 9 Gennaio 2020 è diventato ufficiale: Burt Ward ha la sua stella sulla Hollywood Walk of Fame, unendosi al suo compianto collega Adam West.

Questo il video dei festeggiamenti:

Alla cerimonia hanno partecipato fan, cosplayer e celebrità – come gli ex-allievi di Batman ’66 Lee “Catwoman” Meriwether, Sivi “Undine” Aberg, Terry “Venus” Moore e Sharyn “Eenie” Wynters.

Date un’occhiata a questi frame:

Burt parla con il “cast” di Batman ’66

Il cosplayer di Robin Alex Zsolt e Ward

Zsolt e Ward

Tracy e Burt Ward

Batman compie 80 anni: tutti i film sul pipistrello

In attesa che arrivi nelle sale “The Batman”, ecco tutti i film che sono stati negli anni dedicati al Cavaliere Oscuro e una serie di easter egg che potete trovare cliccando sui nostri link.

Batman compie 80 anni. E mentre il mondo lo celebra con proiezioni del bat-segnale (Italia compresa) e la moda gli dedica capsule collection, noi ripercorriamo insieme tutti i film dedicati all’amatissimo “uomo pipistrello”. Nell’attesa di rivederlo al cinema, questa volta interpretato da un Robert Pattinson che – prossimo protagonista di “The Batman” – non ha mancato di attirare su di sé spiacevoli critiche.

Batman arriva la prima volta sul piccolo schermo nel 1943, interpretato da Lewis Wilson: 15 episodi per un serial cinematografico intitolato semplicemente “Batman”, che introduce la “Bat’s Cave” e il suo ingresso attraverso l’orologio a muro.

Nel 1949 è la volta di un altro serial: “Batman and Robin”, sequel di “Batman” con Robert Lowery nei panni dell’uomo pipistrello e Johnny Duncan in quelli di Robin. I due sono chiamati a combattere contro il mascherato Wizard, la cui identità viene resa nota solamente nell’ultimo episodio.

E sul grande schermo?

“Batman” (1966)

Nel 1966, Leslie H. Martinson dirige il primo lungometraggio a colori dedicato a Batman (qui interpretato da Adam West), tratto dall’omonima serie televisiva. Schmidlapp si trova a bordo del suo yacht, con un’invenzione in grado di polverizzare le persone e di farle tornare normali. Batman e Robin capiscono che dietro a tutto questo ci sono il Joker, il Pinguino, l’Enigmista e Catwoman, che vogliono impadronirsi del congresso delle Nazioni Unite. Così, dovranno ingegnarsi per sconfiggere la temibile squadra.

Batman” (1989) e “Batman – Il ritorno” (1992)

Nel 1989, nei panni di Batman troviamo Michael Keaton. Per la verità, tutto il cast diretto da Tim Burton è d’eccezione: Jack Nicholson è il Joker, Kim Basinger è Vicki Vale e Jack Palance il potentissimo boss mafioso di Gotham City Carl Grissom. Primo tra i film su Batman prodotti dalla Warner Bros, “Batman” ottiene numerose nomination ai Golden Globe e ai BAFTA e vince il Premio Oscar per la miglior scenografia.

Nel 1992 arriva anche il seguito, “Batman – Il ritorno”. A dirigerlo è ancora una volta Tim Burton e nei panni di Batman troviamo nuovamente Michael Keaton. Successo di critica e di pubblico, le sue atmosfere cupe non piacciono però a tutti. Molto spazio è dedicato alla figura del Pinguino, di cui si ripercorre l’infanzia fino ad un presente violento a cui solamente Batman – già impegnato nel combattere la banda del Triangolo Rosso, composta da individui armati che agiscono con costumi e metodi a tema circense – può porre fine.

Batman Forever” (1995)

Terzo capitolo della saga cominciata da Tim Burton, “Batman Forever” vanta invece la regia di Joel Schumacher (che dirigerà anche il quarto episodio, “Batman & Robin”). Nominato a tre statuette (miglior fotografia, miglior sonoro e miglior montaggio sonoro), vede Val Kilmer nei panni di Batman. Che, chiamato dal commissario di polizia per affrontare Due Facce (ex procuratore distrettuale sfigurato), si trova anche alle prese Edward Nigma, furioso per il rifiuto di un finanziamento da parte di Bruce Wayne.

Batman & Robin” (1997)

Nel 1997, a indossare i panni di Batman è George Clooney. Diretto da Joel Schumacher e colpito da numerose recensioni negative, il film si concentra sulle figure di Batman e Robin (Chris O’Donnell), che falliscono nel tentativo di sventare una rapina di diamanti al museo di Gotham per una mossa avventata di Robin. Intanto, il folle scienziato Jason Woodrue crea Veleno, un potentissimo siero composto da tossine e steroidi in grado di trasformare il più esile degli uomini in un supersoldato da vendere a potenze straniere. Così, il Cavaliere Oscuro si trova a dover combattere contro di lui e contro Mr. Freeze, vittima di un incidente che lo costringe a indossare una tuta criogenica e responsabile della rapina al museo.

Batman Begins” (2005), “Il Cavaliere Oscuro” (2008) e “Il Cavaliere Oscuro – Il ritorno” (2012)

Nel 2005 ha inizio la trilogia diretta da Christopher Nolan e interpretata da Christian Bale.

In “Batman Begins”, Bruce Wayne è rinchiuso in una prigione del Bhutan, dove riceve la visita di Ducard che – braccio destro di Ra’s al Ghul, leader della Setta delle Ombre il cui obiettivo è quello di eliminare ciò che di marcio c’è al mondo e nella società – promette di aiutarlo. Tuttavia, anziché sposare la causa Wayne sceglie di tornare a Gotham City per provare a combattere la corruzione: è la nascita di Batman.

“Il Cavaliere Oscuro” è ambientato un anno dopo l’arrivo di Batman a Gotham City ed è incentrato sulla figura del Joker (Heath Ledger). Vincitrice di due premi Oscar (per il miglior montaggio sonoro e a Heath Ledger come miglior attore non protagonista), la pellicola è stata inserita dal The Guardian tra i 100 migliori lungometraggi del XXI secolo ed è una parabola sull’eroe condannato al sacrificio in difesa di ideali superiori.

Otto anni dopo “Il Cavaliere Oscuro” si svolgono invece le vicende di “Il Cavaliere Oscuro – Il ritorno”, ispirato al fumetto “Batman: La vendetta di Bane”. Tra i trenta film che più hanno incassato nella storia del cinema, è l’ultimo della fortunatissima trilogia diretta da Nolan.

Batman v Superman: Dawn of Justice” (2016)

Recensioni tutt’altro che positive le ha portate a casa invece Ben Affleck, che i panni di Batman li ha indossati in “Batman v Superman: Dawn of Justice”“Suicide Squad” e “Justice League”.

Diretto da Zack Snyder e ispirato ai fumetti “Il ritorno del Cavaliere Oscuro” e “La morte di Superman”,  “Batman v Superman: Dawn of Justice” racconta la rivalità tra i due supereroi che – alla fine – capiscono di non essere l’uno una minaccia per l’altro.

E il Batman di Pattinson? Si dice sarà del tutto diverso dai precedenti…

La rivincita del Joker

Pur essendo un “semplice” villain, l’arcinemico di Batman ha sempre rubato lo schermo all’Uomo Pipistrello, fino a relegarlo a cameo in Suicide Squad e a diventare protagonista assoluto in Joker, con Joaquin Phoenix acclamato al Festival di Venezia. 

Poster film Joker 2019

Poster film Joker 2019

Non chiamatelo buffone. Perché da sempre il Joker, anche nelle sue versioni più caricaturali, è sempre stato un villain di spessore, vera arma segreta del successo di Batman, supereroe certo dotato di carisma, ma che non sarebbe andato lontano senza un nemico alla sua altezza. Anzi, più dell’Uomo Pipistrello, il matto di Gotham City è stato in grado di resistere alla prova del tempo, finendo addirittura per superare il suo rivale sulla lunga distanza.

A dimostrazione di questa incredibile rimonta, è arrivata la proiezione in prima assoluta di Joker di Todd Phillips al Festival di Venezia, con otto minuti di standing ovation sui titoli di coda e vere e proprie acclamazioni per il protagonista Joaquin Phoenix. Ma a ben vedere, nelle sue apparizioni su grande e piccolo schermo il cattivo per eccellenza della DC Comics non è mai stato secondo al suo rivale Bruce Wayne.

Infatti, già a partire dal il 25 Aprile 1940 (quando Joker fece la sua prima apparizione sul primo numero di The Bat-Man) il clown principe del crimine è un assassino spietato dai capelli verdi, la pelle bianca, le labbra rosse deformate in un sorriso perenne e la risata terrificante. Il personaggio divenne così popolare da diventare non solo la nemesi perfetta e più ricorrente del crociato incappucciato, da arrivare addirittura ad eguagliarne la popolarità presso i lettori. Una grande intuizione da parte da parte Bob Kane, Bill Finger e Jerry Robinson, che decisero all’ultimo di risparmiare il personaggio dalla morte cui sarebbe stato destinato nella sua prima storia, dopo averne compreso il potenziale. Sono passati settantanove anni da allora e Joker ha dietro di sé una storia editoriale che attraversa fumetti, graphic novel, letteratura, cinema live action, televisione, animazione e videogiochi, rendendolo qualcosa di più che una semplice icona pop: come il suo eterno nemico (forse addirittura un po’ di più, in quanto più malleabile) Joker è ormai un mito moderno, in grado di adeguarsi ai cambiamenti e allo scorrere del tempo, sempre pronto a riproporsi in nuove forme, nuove versioni e nuove interpretazioni, sempre diverso eppure sempre immediatamente riconoscibile.

Già nella “fumettosa” serie tv e nel film del 1966 Batman, il Joker interpretato da Cesar Romero non sfigurava dinnanzi al Batman di Adam West, anche se allora, fra combattimenti improbabili con squali di gomma e scazzottate onomatopeiche, il valore di questo personaggio si perdeva in un contorno quasi grottesco (seppur spassoso e godibilissimo). 

Ma è solo due decenni dopo, nel 1989, che Joker si leva la maschera del pagliaccio per sfoderare tutto il suo potenziale incendiario. A un serio e inappuntabile Michael Keaton, nella sua visione gotica di Batman Tim Burton sceglie di contrapporre un attore che è villain nell’animo e non fatica a iniettare un po’ della propria follia in un Joker spietato e violento, protagonista (alle volte suo malgrado, come nella scena della vasca di acido) di scene decisamente cruente per l’epoca.

Senza Jack Nicholson, la pellicola che ha dato nuova vita al Pipistrello cinematografico non sarebbe mai stata la stessa. La cupa trilogia cominciata da Christopher Nolan con Batman Begins, in cui a primeggiare era un attore di talento come Christian Bale, trova il suo Joker ideale in Heath Ledger, che fa la sua comparsa nel secondo capitolo della saga, Il Cavaliere Oscuro, del 2008. Se Bale sul set era scrupoloso e metodico, l’interpretazione da Oscar postumo di Heath Ledger, secondo alcuni fin troppo calato nel personaggio, è imprevedibile ed esplosiva.

Se il Pipistrello messo in scena da Nolan è volontà di potenza, il Jolly calato dal mazzo è caos puro, una pericolosissima fragilità in grado di sgretolare tutta Gotham City. Siamo alla resa dei conti: in Suicide Squad di David Ayer, del 2016, il Joker tamarro di Jared Leto è la carta in più nel film sulla allstar di cattivoni a cui finisce per rubare la scena accompagnato da una degna compagna come la Harley Quinn impersonata da Margot Robbie.

Per i delatori della pellicola, secondo i quali la trama già confusa sarebbe stata penalizzata da un montaggio frenetico e confuso, le loro interpretazioni costituirebbero l’unica nota positiva di questo superhero movie in negativo. E Batman? Il supereroe ora interpretato da Ben Affleck è relegato al semplice ruolo di cameo, il cui unico scopo pare quello di soddisfare la quota-supereroi del film. I tempi per il sorpasso, ormai è evidente, sono maturi. Sorpasso che avviene in curva a folle velocità proprio nella pellicola presentata a Venezia da Todd Phillips, che vede Arthur Fleck alias il Joker protagonista unico di questa origin story che ribalta alcuni punti fissi nella cosmogonia di Gotham City. E il Lido ha risposto acclamando il nuovo (anti)eroe, molto più credibile nella sua genesi del rivale ormai eclissato.

Il nuovo Batman Robert Pattinson sarà in grado di stare al passo con il film di Matt Reeves sul supereroe in programma per il 2021? Al cinema nulla è impossibile, ma si tratta di un’impresa davvero difficile. Il motivo di questa preferenza del pubblico per quello che di fatto è un malvagio psicopatico? Forse, in fondo in fondo, ci sentiamo più vicini al disordine emotivo, alla ben poco lucida follia del Joker, anarchico condottiero a capo solo di se stesso, piuttosto che alla granitica convinzione, alla presunzione di rappresentare la giustizia, del Batman, vigilante senza macchia, se non quella di ritenersi al di sopra della giustizia stessa. Forse, più semplicemente, in una società schiacciante mossa da ingranaggi troppo grandi anche solo per essere compresi, preferiamo chi si assume la responsabilità di mettere il mondo in fiamme per ricostruirlo da capo.

Fonte: [Sky Tg24]

Dopo il Crepuscolo dei Supereroi: intervista a Luigi Siviero

Dopo la recensione, che avete potuto leggere ieri, del libro Dopo il Crepuscolo dei Supereroi. Grant Morrison, Alan Moore e la British Invasion, redatta da Bendetta Berio, oggi, abbiamo il piacere di ospitare lo scrittore Luigi Siviero, sulle pagine del nostro blog. Con lui abbiamo voluto non solo presentare il suo libro, ma anche ripercorrere insieme le fasi di rinnovamento del fumetto, l’implosione della DC Comics e parlare di Batman. Sono sicuro che troverete le riflessioni dell’autore molto interessanti.

Stefano: Il tuo libro si intitola “Dopo il Crepuscolo dei Supereroi. Grant Morrison, Alan Moore e la British Invasion”. Quando è stato pubblicato e quale è l’editore che lo pubblica e dove è disponibile?

LUIGI SIVIERO: Il libro è stato pubblicato da Eretica Edizioni alla fine del 2018. Può essere ordinato nelle librerie e acquistato nei negozi di libri in rete (tipo Amazon, IBS, Feltrinelli e così via) e nel sito dell’editore (http://www.ereticaedizioni.it/prodotto/luigi-siviero-dopo-il-crepuscolo-dei-supereroi/). Purtroppo non è disponibile nelle fumetterie perché Eretica è una casa editrice che non pubblica abitualmente fumetti (ne ha in catalogo solo un paio) e libri sui fumetti. Essendo un editore estraneo a questo settore non ha rapporti con i distributori che si occupano in modo specifico di rifornire le fumetterie.

Stefano: Cosa differenzia il tuo libro dai tanti scritti finora sul tema ?

LUIGI SIVIERO: I libri su Grant Morrison e sulla British Invasion sono tantissimi, soprattutto in lingua inglese. Mi sembra che ci sia una tendenza a isolare una singola opera e a sviscerarla: penso a Our Sentence is Up: Seeing Grant Morrison’s The Invisibles di Patrick Meaney, Curing the Postmodern Blues: Reading Grant Morrison and Chris Weston’s The Filth in the 21st Century di Tom Shapira e The Anatomy of Zur-en-Arrh: Understanding Grant Morrison’s Batman di Cody Walker, dedicati rispettivamente a The Invisibles, The Filth e al lungo ciclo di Batman, ma anche a Grant Morrison: The Early Years di Timothy Callahan, nel quale alcune opere realizzate da Morrison nei primi anni della sua carriera vengono analizzate in maniera autonoma l’una dall’altra. Dopo il Crepuscolo dei Supereroi si differenzia da questo tipo di libri perché ha un approccio più sistematico ai fumetti supereroistici di Grant Morrison. Dapprima ho rintracciato un filo conduttore che attraversa tutta la produzione di Morrison (vale a dire il tentativo da parte del fumettista scozzese di rivitalizzare la figura del supereroe dopo che Alan Moore e Frank Miller lo avevano messo seriamente in discussione in Watchmen e Il ritorno del Cavaliere Oscuro) e solo in un secondo momento – e sempre tenendo d’occhio il quadro generale – ho preso in considerazione le specificità delle singole opere, allo scopo di capire come di volta in volta lo sceneggiatore abbia affrontato una sfaccettatura di quel problema ricorrente. Con questo non voglio criticare il lavoro degli altri saggisti: anche la scelta di occuparsi di un’opera specifica ha un suo perché e può dare risultati interessanti.

Se non sbaglio in Italia l’unico libro dedicato in modo specifico a Morrison (oltre al mio) è Grant Morrison All Star di Giovanni Agozzino, Nicola Peruzzi e Antonio Solinas. Anche questo saggio (davvero interessante e ben fatto), che copre tutte le opere di Morrison uscite fin quasi alla data di pubblicazione del libro nel 2010, è incentrato su recensioni delle singole opere e ha un’impostazione cronologica. In futuro mi piacerebbe scrivere un libro simile, sempre su Grant Morrison. Vorrei fare una biografia con curiosità e approfondimenti sui singoli fumetti, affiancati da notizie sulla vita privata e non, come il rapporto lavorativo e di amicizia con Mark Millar, la carriera musicale, le tante apparizioni di Morrison come personaggio dei fumetti, le esperienze di recitazione in video musicali e cortometraggi e la lite con Alan Moore.

Stefano: “Dopo il Crepuscolo dei Supereroi” è un saggio/compendio che fa riferimento ai fumetti supereroistici di Morrison scritti nella prima metà della carriera dell’autore. Quale è il tuo resoconto di questo excursus storico?

LUIGI SIVIERO: Morrison esordì nel fumetto americano in un’epoca segnata profondamente da opere nelle quali veniva messo in risalto il lato oscuro dei supereroi. The Uncanny X-Men di Chris Claremont era la collana campione di vendite, Wolverine stava diventando un’icona, Punisher aveva tre serie mensili, Rob Liefeld inventava Cable e si avviava a trasformare i nuovi Mutanti in X-Force… Per non parlare del Ritorno del Cavaliere Oscuro di Frank Miller e di Watchmen di Alan Moore e Dave Gibbons, l’opera che più di ogni altra ha segnato Grant Morrison. L’influenza di Watchmen sul fumettista scozzese non è stata però positiva: pur apprezzando il capolavoro di Moore e Gibbons, Morrison ha cercato con tutte le forze di smarcarsi dalla visione crepuscolare dei supereroi che emergeva da quelle pagine. Nel mio libro ho spiegato come Morrison abbia cercato di coniugare il realismo mooriano – che nella seconda metà degli anni Ottanta era diventato ormai una caratteristica quasi irrinunciabile per chi volesse fare fumetti di supereroi – con il manicheismo ingenuo della Silver Age. Morrison si chiese se l’approccio realista ai supereroi avrebbe condotto inevitabilmente alla creazione di vigilanti dai metodi brutali, di pazzi assassini e di divinità algide del tutto estranee all’etica e ai problemi degli esseri umani, oppure se sarebbe stato possibile muoversi nella direzione opposta, trovando una giustificazione realista al comportamento disinteressato e altruista dei supereroi classici. La soluzione al problema fu trovata da Morrison nella serie JLA, che ritengo il punto di arrivo del lungo e tortuoso percorso iniziato dal fumettista a metà del decennio precedente. È questo il motivo per cui il libro si chiude proprio con il capitolo dedicato al supergruppo della DC Comics.

Stefano: Le prime fasi di un rinnovamento del fumetto sono chiaramente legate ad una crisi. La sezione grafica comincia a raccogliere già dal 1977 le prime influenze europee legate a Métal Hurlant, rivista sul fumetto fantastico francese edita dal gruppo nato il 19 dicembre 1974 sotto la sigla Les Humanoides Associés, e alla fantascienza di un dopo bomba “hard boiled” della britannica 2000 A.D. E’ proprio lì che si presentano autori del calibro di Brian Bolland, Alan Davis, Dave Gibbons e Alan Moore…

LUIGI SIVIERO: Per quanto riguarda la British Invasion credo che 2000 AD abbia avuto un ruolo niente affatto secondario nella formazione degli autori britannici. Dredd, il personaggio principale della rivista, non è un eroe, anzi: quest’uomo che è contemporaneamente poliziotto, giudice e giuria incarna il potere in un mondo distopico e senza speranze. Amministra la giustizia e combatte il crimine, ma a differenza dei supereroi non è un’incarnazione del bene e della speranza. Penso che Dredd possa essere visto come un “supereroe” (le virgolette sono d’obbligo) privato della patina di ingenuità che caratterizzava i supereroi americani degli anni d’oro.

Immagino che Métal Hurlant abbia influenzato soprattutto i disegnatori, alcuni dei quali osservavano il fumetto europeo. Per esempio Frank Miller ha attinto anche dall’Italia, dove è stato affascinato da Sergio Toppi e Gianni De Luca.

Stefano: Parlaci del tuo punto di vista sul periodo della “DC Implosion”, probabilmente il periodo piu’ buio per la Casa delle Leggende.

LUIGI SIVIERO: Forse la decisione drastica di chiudere numerose serie è stata affrettata ed è dipesa da fattori sfortunati e transitori. A quel tempo si stava tentando di uscire dalla crisi petrolifera del 1977 e la DC aveva provato ad adottare una nuova formula editoriale (albi con più pagine e prezzo maggiorato) per cercare di rispondere alla Marvel, che negli anni Settanta aveva accresciuto la sua quota di mercato aumentando il numero di uscite mensili. Pare che la mossa della DC non diede i suoi frutti anche a causa di una tempesta di neve che compromise la distribuzione dei fumetti proprio in concomitanza con questo rilancio. Può darsi che l’implosione sia stata solo il frutto di una retromarcia decisa troppo in fretta…

Stefano: Il 1979 vede l’introduzione nel mondo del fumetto del concetto di miniserie, una storia completa divisa in tre o quattro albi, un’idea che si afferma subito tra gli appassionati per la facilità con la quale può essere collezionata. Prima miniserie è World of Krypton (luglio 1979) edita dalla DC, limitata a tre numeri, avanguardia di un’intera generazione di serie limitate rinnovatrici del genere, che avrebbero permesso ad autori e sceneggiatori, una più ampia libertà grafica. Ci fai un paragone tra le miniserie dell’epoca con quelle di oggi?

LUIGI SIVIERO: Nella seconda metà degli anni ’70 negli Stati Uniti è nato il mercato diretto delle fumetterie. Le miniserie, ma anche le graphic novel, sono potute nascere e prosperare proprio grazie all’esistenza di quel nuovo canale di vendita. Da qualche anno a questa parte, anche per via dell’accresciuta importanza di un altro canale di vendita, le librerie di varia, si è assistito a un aumento vertiginoso delle edizioni in volume. Oggi è quasi scontato che una serie della Marvel o della DC venga raccolta in volume a pochi mesi di distanza dalla prima edizione serializzata, ma c’è stato un tempo in cui questa pratica era del tutto sconosciuta. Perfino Neil Gaiman, quando iniziò a sceneggiare The Sandman, credeva che la vita editoriale delle sue storie non sarebbe andata molto oltre il classico mese fra un numero e l’altro! Un cambiamento così radicale del mercato del fumetto americano ha inciso sulla produzione delle miniserie.

Per quanto riguarda le miniserie incentrate sul talento degli autori, direi che questo formato ha perso importanza. Fra serie mensili ideate per essere riconfezionate successivamente in uno o più volumi e fumetti che escono direttamente in formato graphic novel, le miniserie hanno fino con il distinguersi sempre meno dai fumetti pubblicati negli altri formati.

Invece le miniserie nelle quali vengono narrati i grandi eventi editoriali (tipo Guerre segrete e Crisi sulle Terre infinite) hanno avuto uno sviluppo spaventoso. Negli anni Ottanta gli eventi erano davvero degli eventi. Invece da un po’ di tempo a questa parte si sta esagerando, e le cose buone vengono fin troppo diluite con quelle inutili…

Stefano: Una domanda diretta che riguarda il Cavaliere Oscuro. Ogni personaggio dei comics che attraversi quasi 80 anni di avventure deve necessariamente evolvere. Impossibile sarebbe immaginare oggi un Batman anni ’60, magari un derivato di quello interpretato da Adam West nei telefilm, diviso tra umorismo e cattivo gusto, o anche accettare senza obiezioni la sobrietà anatomica e le storie iperrealiste del periodo disegnato dal grande Neal Adams. Cosa pensi dell’evoluzione di questo personaggio?

LUIGI SIVIERO: L’evoluzione di Batman nel corso degli anni ha qualcosa di straordinario. Sì, è praticamente impossibile pensare che oggi venga fatto un telefilm di Batman in stile Adam West, però quel telefilm è un’eredità che è rimasta e che oggi o in futuro, assieme a tutte le altre storie e versioni del personaggio, potrà servire come base per creare qualcosa di completamente nuovo. Del resto il Batman seriale di Grant Morrison affonda le radici in molti fumetti del passato che hanno atmosfere simili a quelle del telefilm.

Stefano: Quali sono gli aspetti del mondo DC Comics che apprezzi e quali no?

LUIGI SIVIERO: Un aspetto che mi piace dell’Universo DC è che molte belle storie non sono state soffocate dalla continuity. Mi sembra che rispetto a quanto avviene in casa Marvel gli autori subiscano meno intromissioni dall’alto, meno richieste di coordinare le loro storie con quelle degli altri autori. Paradossalmente questo modo di dirigere le serie ha portato alla creazione di personaggi che hanno alle spalle vite solide e ben sviluppate. Per dire, ormai è assodato da un bel pezzo che Dick Grayson è Nightwing, e nessun autore si è mai inventato nulla per farlo ritornare il Robin ragazzino. Invece nei fumetti della Marvel la continuity è più stretta ma sembra che non porti da nessuna parte: il matrimonio fra Peter Parker e Mary Jane è stato cancellato, Jean Grey è ritornata, le conseguenze di Civil War sulla vita di Spider-Man sono state annullate…

Quello che non mi piace è… che non sempre la continuity è serrata! Nel momento in cui si decide di creare un universo narrativo con storie più o meno in contatto l’una con l’altra bisognerebbe fare in modo che ci sia una certa coordinazione e un piano a lungo termine. Ogni tanto la sensazione è che la DC navighi a vista.

Ci tengo a precisare che non sono per nulla uno di quei lettori che giudicano un fumetto di supereroi in base a quanto è in linea con la continuity. Se c’è una bella storia da raccontare e per farla si deve calpestare la continuity… beh, chi se frega, facciamola! Però nel momento in cui degli autori mi propongono un universo narrativo coordinato, io un pochino me lo domando se quell’universo è davvero ben coordinato. Senza contare che la continuity dei fumetti di supereroi è qualcosa di unico: non esiste nessun campo della narrativa in cui sia mai stato fatto niente di paragonabile.

Stefano: A quali fiere ti possono trovare i nostri lettori?

LUIGI SIVIERO: A dire il vero non sono un grande frequentatore di fiere. Sono stato alcune volte a Lucca, ma è da un paio d’anni che non ci vado. È più facile trovarmi in rete. Un tempo curavo un blog di informazione sui fumetti che oggi ho trasformato in una pagina personale (http://house-of-mystery.blogspot.com/), mentre oggi mi diverto a condividere immagini legate ai fumetti sulla pagina House of Mystery su Facebook (https://www.facebook.com/House-of-Mystery-151242860897/).

Stefano: Grazie per la tua pazienza e per il tempo che ci hai dedicato.

LUIGI SIVIERO: Grazie a te! È stato un piacere!

 

Adam West è Batman in uno spot inedito per la TV britannica del 1967

Riemerge dagli archivi solo ora un pezzettino di storia che si credeva perduto, con l’attore al centro di una pubblicità progresso sulla sicurezza stradale.

Se siete tra i fan dello show televisivo di Batman del 1966, la prima cosa che vi colpirà mentre guardate il protagonista Adam West (scomparso nel giugno del 2017) nel video di una pubblicità pubblica (o PSA – Public service announcement) in bianco e nero da poco ritrovato e condiviso su YouTube in chiusura è una forte ondata di nostalgia. Si erge sicuro in piedi per le strade di Londra, nella sua calzamaglia e avvolto nel tipico mantello, che parla della sicurezza del traffico pedonale. Quando però termina la clip, che dura poco più di 1 minuto, l’atmosfera si fa inaspettatamente strana.

Adam West interpreta Batman

Lo storico Bat-spot perduto girato nel 1967 è stato riportato alla luce come parte di un programma per aiutare a recuperare le stranezze e i pezzi mancanti dai vecchi programmi televisivi britannici. È un tipico annuncio sociale per il “guardare in entrambe le direzioni di marcia” e Adam West veicola il messaggio con il consueto aplomb. Ma gli ultimi 10 secondi, con lo sguardo fisso in camera dopo l’ultima battuta, creano un momento imbarazzante e decisamente insolito.

Certo, un supereroe ti ha appena aiutato ad attraversare la strada e ti ha preso in braccio, ma quanto puoi essere al sicuro? Quanto possiamo essere in fondo al sicuro tutti noi in questo mondo freddo e insensibile? Nemmeno Batman sembra avere un risposta.

Di seguito lo spot originale:

Lois&Clark – Le nuove avventu­re di Superman

Lois&Clark: Le nuove avventure di Superman (Lois&Clark: The New Adventures of Superman) Con: Teri Hatcher, Dean Cain, Michael Landes, Justin Whalin, Lane Smith, Tracy Scoggins, John Shea, K Callan, Eddie Jones. Produzione: Usa, 1993, avventura/fantastico, colore (86 episodi di 60’ e 1 di 90’).

Il serial anni ’90 sulle gesta di Super­man predilige la storia d’amore tra Lois Lane (Teri Hatcher) e Clark Kent (Dean Cain), entrambi giornalisti al “Daily Planet” di Metropolis. La pri­ma ha occhi solo per il super-uomo e prega Kent di fissarle un appuntamento con il suo idolo: la reporter non sa che Clark è il volto umano di Super­man. Attorno alla coppia ruotano il giovane giornalista Jimmy Olsen (interpretato dapprima da Michael Lan­des, in seguito da Justin Whalin), il direttore Perry White (Lane Smith), la cronista mondana Catherine “Cat” Grant (Tracy Scoggins), il cui personaggio lo ritroviamo nella nuova serie di Supergirl, e Lex Luthor (John Shea), l’acerrimo nemico di Su­perman creduto morto alla fine della prima stagione ma che ricompare di tanto in tanto. K Callan ed Eddie Jones interpretano sporadicamente i genitori adottivi dell’uomo-acciaio: Martha e Jonathan Kent. Phyllis Coates, che aveva interpretato Lois nella prima serie tv sul super-eroe (1951), veste in una puntata i panni della madre della giornalista, Ellen Lane. L’aspetto ro­mantico tra la coppia protagonista guadagna enfasi con il passare delle puntate: dapprima lei si innamora di Lex Luthor e arriva a un passo dall’al­tare; alla fine della seconda stagione Lois sospetta che Clark sia Superman e Kent rivela la sua vera identità chiedendole la mano; il matrimonio avviene dopo 35 puntate di fidanzamento. Rispetto alle altre trasposizioni sul su­per-eroe emergono due novità non indifferenti: la storia è ambientata negli anni ’90 e i genitori di Clark sono entrambi vivi e vegeti, assumendo il ruolo di confidenti nei confronti del figlio adottivo. Non mancano plot più pro­priamente fantascientifici: tra viaggi nel tempo, rapimenti alieni, realtà vir­tuali e cloni figli dell’ingegneria genetica, Superman si ritrova miniaturizza­to in un episodio tratto dal best-seller di Richard Matheson Tre millimetri al giorno. Se Deborah Joy Levine cura l’edizione televisiva anni ’90 del su­per-eroe ideato da Jerry Siegei e Joe Schuster, Robert Singer è il produttore esecutivo insieme alla stessa Levine, David Jacobs, Brad Buckner ed Euge­nie Ross-Lemming. La musica originale è composta da Jay Gruska. Tra le guest-stars: Elliott Gould, Tony Curtis, Roger Daltrey (Who), Adam West (Batman di cui vi mostriamo un frammento qui sotto in cui interpretava Jerry, un reporter nell’episodio Whine, Whine, Whine – Processo a Superman), Sherman Hemsley e Isabel Sanford (protagonisti dei Jefferson), Sonny Bono, Denise Richards, Raquel Welch. Nell’ultimo episodio Lois e Clark decidono di avere un super-bim­bo anche se sono “biologicamente incompatibili”.

CURIOSITA’

Nell’episodio in cui è stato ospite, Adam West è stato anche raggiunto dal co-protagonista della serie Batman Frank Gorshin (The Riddler) che ha interpretato Sharpie Lawyer.

Il compianto Frank Gorshin interpretava l’antipatico avvocato Sharpie Lawyer nell’episodio della seconda stagione , Whine, Whine, Whine – Processo a Superman.

Batman La serie tv del 1966

Batman (Jd.) Con: Adam West, Burt Ward, Alan Napier, Neil Hamilton, Yvonne Craig. Produzione: Usa, 1966, avventura/fantastico, colore (120 episodi da 30’).

Ispirata al fumetto del 1939 di Bob Ka­ne e Bill Finger, la serie televisiva cerca di mantenere inalterata l’atmosfera da comic strips. Diventato giustiziere in seguito a un trauma giovanile, dopo aver assistito all’uccisione dei genitori, Bat­man, al contrario di Superman, non è invincibile e non è dotato di super-po­teri. “I criminali sono superstiziosi e vigliacchi” – si legge in una delle prime Bat-strisce – “dovrò travestirmi in modo tale da terrorizzarli a morte; de­vo essere una creatura della notte, nera e terribile”. In televisione Adam West ricopre la doppia identità del miliardario Bruce Wayne e dell’uomo-pipistrello, che quando cala la notte veglia sulla sicurezza di Gotham City; Burt Ward lo affianca nei doppi panni di Dick Grayson e in quelli di Robin, il fedele compagno di Batman (qui in italia doppiato dall’attore Rodolfo Bianchi). I “fantastici due” suppliscono alla mancanza di super-poteri con l’intelligenza, con l’agilità atletica e con un ampio ventaglio di moderne apparecchiature: la Batmobile (che sfreccia per le strade piovose di Gotham –messa all’asta nel novembre 2012-e successivamente venduta), la Bat-fune (che permette loro di muoversi in silenzio da un grattacielo all’altro), il Bat-cottero e il Bat-scafo, per i lunghi viaggi in aria o in mare. Sono comprimarie nell’evolversi degli episodi le figure del maggiordomo di West, Alfred (Alan Napier) e del commissario di polizia Gordon (Neil Hamilton), in perenne contatto con il giustiziere mascherato grazie al Bat-telefono. La fi­glia del poliziotto, Barbara (Yvonne Craig), veste segretamente l’identità di Batgirl, preziosa alleata di Batman in più di un’occasione. In lotta contro il crimine organizzato, l’eroe protagonista trova il suo climax quando affronta criminali con ambizioni di potere, che si esaltano ad affrontare un così degno avversario: malvagi o scienziati falliti che il più delle volte, con i loro vestiti sgargianti, sembrano usciti da una festa di Carnevale. Nel corso del telefilm i cattivi sono interpretati da attori celebri: Burgess Meredith è Pinguino; George Sanders, Otto Preminger e Eli Wallach si alternano nei panni di Mr. Freeze; Cesar Romero interpreta il ghigno di Joker; Vincent Price è più di una volta Testa d’uovo; la tuta aderente di Catwoman (la Donna-gatto) vie­ne vestita in successione da Julie Newmar, Lee Meriwheter e Eartha Kitt; quali antagonisti dell’uomo-pipistrello non mancano i carneo di Shelley Winters, Ida Lupino e Van Johnson. Batman affronta tutti loro nel corso di duelli che vengono sottolineati da scritte e cartelli sovrapposti che ricor­dano il fumetto: “smash”, “pow” e “bang” sono tra le più ricorrenti; “Wham!”, che compare quando viene sferrato un pugno, ha addirittura dato il nome al complesso pop formato da George Michael e Andrew Ridgley negli anni ’80. Nel corso della serie, tut­tavia, solo una vittima rimane sul campo: Molly, un’aiutante di Enigma interpretata da Jill St. John. “Non cerco assolutamente scuse per aver realizzato Batman. Non voleva certo dare un contributo alla cultura mondiale. Non voleva contenere messaggi profondi…”: così William Dozier, il produttore esecutivo della serie che è caratterizzata dai finali sospesi, in cui la suspense deve essere trattenuta fino all’episodio seguente (la voce fuori campo originale tuonava “same bat-time, same bat-channel!”). L’indimenticabile tema musicale che ha vinto nel 1966 il Grammy Award quale “miglior brano strumentale” è composto da Neal Hefti, affiancato da Nelson Riddle per la composizione della colonna sonora. In una puntata compare in un carneo Pierre Salinger, ex addetto stampa del Presidente Kennedy. Alcuni episodi sono stati assemblati per realizzare un film, distribuite anche nei cinema italiani (Batman, 1966). Il film è stato girato nella pausa estiva tra la prima e la seconda stagione della serie e nel 2016 ha compiuto 50 anni.

Burt Ward, ai tempi cintura marrone di karaté, ottenne la parte impressionando i produttori ai provini, rompendo a mano nuda un mattone. Oltre all’in­credibile fioritura di gadgets, il telefilm girato a Pasadena (California) ha dato vita a una versione a cartoni animati in cui West e Ward doppiano i rispettivi eroi interpretati sul piccolo schermo. Il successo del serial è testimoniato altresì da un episodio avvenuto in America il 16 marzo del 1966, quando il telefilm venne interrotto per trasmettere la notizia che gli astronauti Neil Armstrong e David Scott, a bordo della Gemini 8, lottavano per la loro salvezza: più di 1400 telefonate arrivarono al centralino dell’abc, rea di aver sospeso le avventure di Batman e Robin. Alla coppia dello spazio il pubblico preferiva quella di Gotham City. Ancora oggi i gadgets ed action figures ancora oggi le case diverse case produttrici di modellismo regalano ai collezionisti altri imperdibili must per intenditori, dalla celebre serie tv anni ’60 come ad esempio le action-doll di Adam West e Burt Ward e tanto altro. Per completare la vostra Bat collezione potete trovare  tutti gli episodi (compreso il film) in formato blu-ray. Per informazioni fate clic qui. L’interpretazione televisiva di quegli anni è rimasta nella storia dell’entertainment: questa resa pop, caricaturale, frizzante non solo è ricordata con nostalgia da chi la seguiva all’epoca, ma ancora oggi viene apprezzata dai cultori di Batman. Non potendo replicare sul piccolo schermo i fasti della serie tv, quest’ironica quanto iconica versione dell’Uomo Pipistrello continua però a farci divertire con nuove avventure sulle pagine a fumetti di Batman ’66 grazie all’estro di diversi scrittori che, accompagnati da talentuosi artisti (tra cui l’italiano Pasquale Qualano autore di una illustrazione nel nostro Batman v Superman Concept Artbook e Dead xx Squad), ci riporta nelle colorate e travolgenti vicende del noto serial televisivo sul dinamico duo.
In Italia i volumi di Batman ’66 sono realizzati dalla RW Lion. L’istrionico Joker, la sensuale Catwoman e la battagliera Batgirl vi attendono ancora oggi e vi aspettano nelle migliori fumetterie e librerie.

Un’altra curiosità che farà impazzire i cultori dei telefilm DC Comics: Steve Trevor, ovvero l’attore Lyle Waggone è stato Batman

Nel 1966 per screen test fu scelto Lyle Waggoner come Bruce Wayne/Batman nella lavorazione della serie TV. Ma alla fine si scelse di girare con Adam West. Solo nove anni dopo Waggoner fu scelto per la parte di Steve Trevor nella serie TV di Wonder Woman con Lynda Carter. Qui di seguito troverete qualche test screening.