BATMAN E SUPERMAN, AMICI O NEMICI?

Il rapporto di due supereroi profondamente diversi, eppure, forse proprio per questo, tanto vicini.

di Alessondro Bottero

Batman e Superman. La notte e il giorno. Due eroi che racchiudono tutte le varie dicotomie e le differenze tra i due modi di essere eroe. Tanto solare, buono, profondamente rispettoso della legge e dell’ordine costituito Superman, tanto notturno. duro, inflessibile, teso ad inseguire la giustizia più che la legge Batman. Eppure, malgrado tutte le differenze, tra i due è sempre esistita un’amicizia, o, nei peggiori dei momenti, un rapporto di stima e fiducia reciproca, pur se venato da una sottile diffidenza.

Alla Dc Comics fu subito chiaro fin dagli anni ’40, che le potenzialità dei suoi personaggi principali non si annullavano, anzi si potenziavano a vicenda. e nella primavera del 1941 diede alle stampe World’s Best Comics (dal n.2 World’s Finest Comics), una testata che presentava storie di Superman e Batman, anche se i due personaggi non si incontravano mai. Due carriere parallele che arrivarono ad un punto d’incontro sul n.71 (luglio/agosto 1954) della rivista, dove i due Titani della Giustizia univano le forze contro il crimine. Il primissimo incontro tra loro risale però a due anni prima su Superman 76 (maggio/giugno 1952), in una storia dove i due scoprono l’identità segreta l’uno dell’altro. Subito simpatizzano, e dato anche il clima più “naive” di quegli anni, che aveva portato ad un edulcoramento del carattere notturno di Batman, tra Superman e Batman nasce una specie di giovanile complicità che si traduce in amicizia e stima reciproca.

Per tutto il periodo pre-Crisis, ossia fino al 1986, Batman e Superman condividono numerosissime avventure, principalmente sulla collana World’s Finest (conclusasi col n.323, nel gennaio 1986). Le cose cambiano bruscamente dopo Crisis. Nel nuovo universo DC Comics Batman riprende in pieno i tratti notturni e da “outsider” ai margini della legalità, che ne avevano caratterizzato i primissimi anni. Il primo incontro tra i due nel “nuovo universo DC Comics”. si ha su Man of Steel n.3, dove collaborano per catturare una pazza omicida. Alla fine si lasciano in un clima di rispetto sì, ma anche di diffidenza. perlomeno da parte di Superman, per i nietúdi l’uno dell’altro. Due modi di essere supereroi troppo diversi per potersi conciliare pienamente. Nel corso degli anni questa diffidenza si attenuerà e Superman arriverà addirittura ad affidare la sua vita nelle mani di Batman nel corso della saga “Dark Knight over Metropolis”.

Superman, temendo che un giorno qualcuno possa arrivare a controllarlo e ad usare i suoi immensi poteri per commettere atti malvagi, affida a Batman un anello di Kryptonite, per ucciderlo se questo accadesse. Credo che l’opera che meglio abbia colto caratteri e le attitudini, non solo dei due personaggi, ma anche di tutto il mondo che li circonda, sia Stata la miniserie in tre numeri “World’s Finest”, edita nel 1990, scritta da Dave Gibbons, e disegnata da uno Steve Rude in gran forma, dove i due vengono colti nel loro essere quasi figure archetipe del giorno e della notte. In tutto questo discorso va inserito, certamente, anche “Il Ritorno del Cavaliere Oscuro”, in cui Frank Miller ci offre la sua visione distopica del rapporto tra i due. Batman e Superman qui sono raffigurati come su due lati della barricata: uno, Kal-El, asservito al governo, agente speciale segretissimo usato dagli USA per risolvere situazioni disperate, ma ormai legato mani e piedi alla classe politica dedita alla conservazione dello Status Quo; l’altro, Bruce Wayne, vecchio ma ancora disposto a mettersi in moto per combattere quelle ingiustizie che un sistema legislativo e penale ormai impazzito non riesce più a contrastare. Lo scontro finale è degno di una tragedia wagneriana. II semidio apparentemente cade di fronte all’uomo che lotta per riaffermare il senso dei suoi atti e la libertà di combattere per quello che ritiene il bene. Ma anche qui alla fine è l’amicizia che trionfa.

Quando Superman si accorge del trucco usato da Batman per fingersi morto, preferisce star zitto per non guastare i piani del suo vecchio amico. La risposta finale alla domanda: che rapporto esista tra loro due è a questo punto molto chiaro. I due si stimano, si apprezzano, riconoscono l’uno la competenza e l’efficacia dei metodi dell’altro, ma una vera e propria amicizia ormai è perduta, forse per sempre, perché troppi diversi i metodi seguiti. Forse è la vita stessa che non permette più una risposta univoca ai problemi della società, e Batman e Superman che incarnano due tipi di risposte, non possono conciliare i loro modi di essere. A noi lettori delle loro gesta rimane la certezza che sempre le stelle di questi eroi brilleranno nel firmamento fumettistico e che le pagine migliori della loro storia sono ancora da leggere negli anni a venire.

Alessandro Bottero (Giornalista, traduttore, scrittore)

Il giornalista qui saluta i nostri affezionati lettori.

Edizioni PLAY PRESS: Vent’anni di comics in Italia – Parte 5: Qui finisce l’avventura…

di Francesco Vanagolli (uno dei maggiori e migliori traduttori di materiale DC Comics in Italia) su gentile concessione del blog Fumetti di carta.

…del connubio DC Comics/Play Press e, ovviamente, di questo lungo speciale di Fumettidicarta.
Riallacciandoci alla fine dello scorso episodio, siamo nel 2003. La Play si è ritirata in libreria da due anni, le cose vanno benino e escono diverse cose interessanti. In rete gli appassionati dicono “Non esce nulla!”, poi però basta andare a guardare le checklist del semestre in terza di copertina dei vari volumi e ci troviamo collane regolari di paperback di Superman, Wonder Woman, Freccia Verde, JLA, Batman (ben due), più volumi autoconclusivi relativi a questi e altri personaggi, crossover che coinvolgono il DCU (JOKER: L’ULTIMA RISATA e OUR WORLDS AT WAR) e miniserie di una certa importanza tipo THE DARK KNIGHT STRIKES AGAIN! di Frank Miller, DK2 per gli amici. Rimangono fuori Flash e Lanterna Verde perché il grande pubblico non se li fila.
La DC di questo periodo è, credetemi, piena di pubblicazioni interessanti. E il fatto che siano “esiliate” in fumetteria, lo abbiamo già detto l’ultima volta, è abbastanza seccante. In volumi, poi: belli da vedere e collezionare, ma non sempre alla portata di tutte le tasche.
Il 2003 è l’anno in cui inizia una lenta ma significativa inversione di tendenza. Con l’arrivo del nuovo coordinatore editoriale Andrea Alfano (più o meno parallela all’uscita dello studio Down Comix di Walter Venturi) la Play vara una nuova collana che segna il ritorno alla formula “spillato mensile con tre storie” tanto popolare in Italia dai tempi della Star Comics: DC UNIVERSE. DCU esce in fumetteria esattamente come le altre pubblicazioni della Play Press, ma ha il vantaggio di costare meno (5 €) e di pubblicare un vero blockbuster attira lettori, vale a dire Hush, la saga di Batman scritta da Jeph Loeb e Jim Lee in cima alle classifiche di vendita americane e finita proprio in quel momento. E se quei dodici episodi della collana BATMAN non vi sembrano abbastanza, accanto a loro compaiono anche la rivisitazione delle origini di Superman BIRTHRIGHT (di Mark Waid e Leinil Francis Yu) e la spassosa FORMERLY KNOWN AS THE JUSTICE LEAGUE di Jean Marc DeMatteis, Keith Giffen e Kevin Maguire, con il ritorno della JLI.

Batman Magazine #1 [Play Press] - Aprile 2005

Batman Magazine #1 [Play Press] – Aprile 2005


Le storie e i numerosi articoli di approfondimento della rivista la rendono subito la più venduta tra le testate Play, e questo dimostra che forse, con storie simili, un ritorno in edicola non porterebbe alla rovina, anzi.
Le cose invece rimangono come sono per tutto l’anno e anche nel successivo, con DCU che al termine dei serial di esordio ospita l’eccellente storyline supermaniana Per il domani di Brian Azzarello e Jim Lee, altre storie di Batman, la miniserie EMPIRE di Mark Waid e Barry Kitson e l’ultima miniserie dedicata al violento e irriverente Lobo.
Tutto questo mentre negli USA la DC occupa spessissimo le prime posizioni della classifica Diamond grazie a eventi come il ritorno di Supergirl e la resurrezione di Hal Jordan. Insomma, se in edicola non ci tornano ora… allora quando?
E arriviamo al 2005.
L’annuncio, nel primo trimestre dell’anno, è di quelli grossi: Batman torna in edicola. A 4 anni dalla fine di BATMAN NUOVA SERIE il più amato eroe DC Comics riappare nelle edicole con il mensile BATMAN MAGAZINE. Tra gli appassionati le reazioni sono contrastanti: c’è chi è contento perché finalmente la DC si rifà viva in quelle edicole che aveva abbandonato sconfitta, c’è chi ha molte perplessità sulla gestione dell’albo. E in effetti BM è “strano”, se paragonato agli altri fumetti di supereroi. Prima di tutto quel titolo, BATMAN MAGAZINE… cos’è, una specie di rivista? La stessa grafica, più che a un fumetto, sembra appartenere a una guida tv. E poi le storie: tre storie slegate tra loro, una delle quali è una miniserie (DEATH AND THE MAIDEN), e fin lì ci si può stare. Ma le altre? Hush fa storcere non poco il naso a chi l’ha comprata solo poco tempo prima su DCU e ora si troverà un doppione, e Giochi di guerra… si tratta di una saga in una trentina di parti. Pubblicate al ritmo di una al mese.
Insomma, soddisfazione per il ritorno in edicola, ma è il come che lascia perplessi.
A questo punto tutti si aspettano che anche l’Uomo d’Acciaio ottenga una nuova testata, e ciò puntualmente avviene in estate: SUPERMAN MAGAZINE va ad affiancarsi alla Bat collana, ma stavolta i fan possono stare tranquilli: nome a parte, il fumetto si presenta meglio dell’altro. La grafica è più sobria, e le storie sono pubblicate dando la precedenza alla leggibilità: le saghe di quel periodo (il rilancio del 2004 denominato Superstorm) sono sempre composte da 6 episodi e quindi bastano due numeri per concluderne una. Si parte subito bene con SUPERMAN/BATMAN di Jeph Loeb e ed McGuinness, per poi proseguire con i cicli delle testate preesistenti. In quel momento SUPERMAN TRADE PAPERBACK è più indietro (pubblica storie del 2002), ma per fortuna il Superstorm è un buon punto di partenza e sapere quel che è successo negli anni precedenti non serve più di tanto .
Una particolarità: sia BM che SM ad agosto non escono perché la Play chiude per ferie.
Nota di colore: si è già parlato in precedenza di come la Play abbia creato una vasta schiera di quelli che vengono comunemente definiti “addetti ai lavori”. C’è chi è stato di passaggio, c’è chi è rimasto nell’ambiente una vita. Da Paolo Accolti Gil a Luca Scatasta, da Max Brighel ad Alessandro Bottero, da Andrea Materia a Marco Farinelli, parecchia gente che ancora oggi lavora nel campo del fumetto ha iniziato a farsi conoscere mettendo la firma su un albo Play Press. Nel 2005, alla lunga lista di collaboratori, con il numero 3 di SUPERMAN MAGAZINE si aggiunge un nuovo nome, l’ultimo: il mio.
Ripenso raramente a quei giorni, e parlare dei fatti miei mi piace poco, dunque vi basti sapere che la possibilità di occuparmi di uno dei fumetti che amo di più rimane una delle cose migliori che mi siano capitate in questi anni. E a SUPERMAN MAGAZINE rimango particolarmente affezionato.
Fine della nota di colore.
Le due serie da edicola vanno bene, le testate da fumetteria continuano e arrivano alcune graditissime novità come DC: THE NEW FRONTIER di Darwyn Cooke e IDENTITY CRISIS di Brad Meltzer e Rags Morales. Si direbbe, insomma, che le cose siano migliorate per gli amanti della DC in Italia.
Ma…
Guardate, diciamolo senza girarci troppo intorno. C’è tanta gente che si diverte con poco. Molto poco. “Appassionati” che non vedrete mai parlare delle storie perché troppo impegnati a discutere sul nulla. Nel nostro caso: la Play sta per chiudere e la Panini si compra tutto.
E’ come una valanga: la pallina di neve cresce, cresce, cresce… e diventa enorme. Non passa giorno senza che in rete qualche gufo suggerisca che la Play è vicina al fallimento, non passa giorno senza che qualcuno se lo auguri. I forum, da sempre vivai di nerd, sono pieni di gente che scatena polemiche per ogni cosa.
C’è quello che si lamenta dei prezzi e dice che alla Play sono ladri e che con gli originali risparmia (come spiegargli che comprando SUPERMAN MAGAZINE con 3.50 € può leggersi tre storie di Superman mentre un solo albo originale dell’Azzurrone costa 3 $ -che in molte fumetterie diventano automaticamente €-?).
C’è quello che si lamenta della carta che puzza (ma come mai non puzzano le copie di tutti?).
C’è quello che si lamenta perché i redazionali non sono per un pubblico adulto (e il pubblico adulto sarebbe…? Ah, sì, quello che frigna su un forum dove può tenere la sua identità ben nascosta).
C’è quello che si lamenta perché a un certo punto gli albi escono in ritardo (e ha ragione, ma non è questa la sede per discutere delle cause).
Il solito circo composto da polemici a ogni costo, anime sensibili che soffrono se al citofono Gigi non risponde perché non gli vuole offrire la Cremeria e pecoroni che si aggiungono al gruppo per il gusto di stare in compagnia. Tutto, manco a dirlo, con il tacito consenso (o persino l’esortazione) di chi dovrebbe vigilare (ma allora non li custodite nessuno questi custodes! E’ così che ci si ritrova con un mostro alieno in pieno centro).

SUP_

Comunque, alcune mosse della Play di quel momento portano il pubblico a farsi comprensibilmente delle domande, perché a Lucca 2005 svende tonnellate di materiale recente e i mensili accumulano ritardi su ritardi.
Eppure alla scadenza del contratto con la DC (rinnovato ogni volta in tutti questi anni) mancano ancora 13 mesi, le nuove serie vanno bene, è persino in programma una nuova testata (probabili candidati alla pubblicazione: Lanterna Verde e Giovani Titani).
Insomma, che succede?
Possibile che la Play stia per chiudere? Che tutto il parco testate DC Comics stia per passare alla Panini, che pubblica Superman e soci già in Francia e Germania?
Chi passa quelle giornate autunnali davanti al pc ad elencare le proprie gestae in file word che possono sempre servire (tra un flame e l’altro) e pensa che Panini Deutschland pubblichi lo stesso numero di serie del 2001 crede di sì.
Ma la verità è che non si sa ancora nulla.
Passano i mesi, i gufi gufano, i fumetti escono in ritardo, la Panini se è interessata alla DC non va certo a dirlo in piazza, a marzo Andrea Alfano viene sostituito da Serena Marsan. E di conseguenza la voce del popolo non può esimersi dal dare una sua opinione (che nessuno ha chiesto): “Ah! E’ l’ennesima prova che sta finendo tutto! La DC alla Panini!”. Nel frattempo su SUPERMAN MAGAZINE ci vanno delle storie molto godibili e su DCU arrivano l’ultima splendida versione di Adam Strange e la rinascita di Hal Jordan, ma chi se ne importa delle storie, l’importante è chi le pubblica!
E chi è che le pubblica?
Ad aprile del 2006 mi chiamano dalla Play per dirmi che un nuovo editore ha preso i diritti della DC Comics per l’Italia, quindi modifico l’introduzione di SM 8 per salutare i lettori e la invio pensando a tutte le volte in cui ho visto chiudere delle collane come acquirente. Vabbeh.
Molte storie rimangono in sospeso nei numeri conclusivi delle testate Play: la JLA ci lascia a metà di una saga di Kurt Busiek e Ron Garney (JLA TP 19) e lo stesso vale per gli ultimi arrivati della Legione dei Super-eroi rebootata da Mark Waid (LEGION OF SUPER-HEROES TP 1), Batman è impantanato in Giochi di Guerra (BATMAN MAGAZINE 12), Adam Strange è nelle peste come al solito e Hal Jordan non è ancora tornato Lanterna Verde (DC UNIVERSE 27). Giusto SUPERMAN MAGAZINE 8 e SUPERMAN TP 29 presentano il primo la fine di una saga e il secondo una storia autoconclusiva.
L’ultimo comic book pubblicato dalla Play Press Publishing, comunque, è un volume autoconclusivo. Esce a luglio, ed è la ristampa di una storia già apparsa a puntate su DC PRESTIGE in altri tempi, tempi lontani: JSA – THE GOLDEN AGE. L’epoca d’oro, un titolo che suona un po’ sarcastico per il fumetto che chiude sedici anni di pubblicazioni DC con il marchio Play Press e venti di uscite americane in generale. Un record ancora imbattuto nel nostro Paese.

JSA GOLDEN AGE Play Press

JSA GOLDEN AGE Play Press

Il resto della storia dovreste saperlo: il nuovo editore è la Planeta DeAgostini, colosso spagnolo che già ad agosto, con LE AVVENTURE DI SUPERMAN, inizia una vera e propria invasione DC in edicola e fumetteria che continua tuttora.
I lettori sono contenti perché hanno tanto da leggere (tranne le loro copie dell’Adelchi, buttate in qualche fosso) e tanto altro avranno. Alla fine, per chi legge, quello che conta è che questi fumetti continuino a uscire. Morto un papa…
Nota di colore 2: Ricordo le sensazioni strane che ho provato quando nell’autunno del 2006 in edicola ho visto le raccolte “Collection” dei due MAGAZINE. Tre per quello di Batman e due per quello di Superman. Entrambe prive dell’ultimo numero, non chiedetemi perché.
In edicola c’erano già diverse testate Planeta, e vedere le rese delle ultime testate Play/DC accanto a loro sotto forma di raccolte era… sì, strano. Sembravano pezzi da museo, anticaglie da un’epoca che, appena finita, sembrava già lontanissima.
Fine nota di colore 2.
Ma la Play, oggi, cosa fa?
Abbandonati i fumetti americani (nonché i manga e i fumetti italiani… perché qui si è voluto parlare di comics, ma non hanno fatto solo quelli!) si dedica esclusivamente a pubblicazioni per bambini e riviste di vario genere. Ed è in buonissima salute, visto che sono prodotti ben più redditizi dei comics. Avete presenti quelle valigette con sorprese di Dragon Ball o Saint Seiya? Sono della Play Press. E lo conoscete Playboy, sì? Anche quello è della Play Press.
Siamo giunti al termine di questa lunga storia delle Edizioni Play Press. Come avete visto, ne sono successe di cose, in vent’anni…
Si possono dire tante cose sul ruolo della Play nella storia del fumetto americano in Italia. Si può amarla, odiarla, oppure limitarsi a considerarne pro e contro come ho cercato di fare io in questi mesi.
Una cosa, comunque, è sicura: se si è lettori di comics, è impossibile ignorarla.

5 – FINE
Francesco Vanagolli

Edizioni PLAY PRESS: Vent’anni di comics in Italia Parte 3: Sarà un lavoro per Superman

di Francesco Vanagolli (uno dei maggiori e migliori traduttori di materiale DC Comics in Italia) su gentile concessione del blog Fumetti di carta.

Quale appassionato di fumetti non ricorda l’evento degli eventi degli anni ’90 (e non solo)?
Sì, parlo proprio della morte di Superman, storia con cui, nel 1992, la DC Comics riportò l’Uomo d’Acciaio sotto i riflettori dopo anni in cui le sue storie erano state un po’ snobbate dal grande pubblico. Tutta la saga di morte e resurrezione ebbe un successo enorme, e fu la risposta della DC allo strapotere dei mutanti Marvel e della “Banda dei 7” che aveva fondato da pochissimo la Image.
Questo in America.
In Italia, Superman non lo leggeva più nessuno da anni. Finita la bella serie Cenisio nel 1984, gli appassionati italiani erano rimasti senza l’Azzurrone, e chi voleva leggerselo era costretto a comprarsi le uscite americane. Oppure, per un po’, si era sorbito le pubblicazioni Rizzoli: inserti staccabili pubblicati su CORTO MALTESE alla fine degli anni ’80 contenenti le storie di John Byrne e Marv Wolfman (e neanche tutte), quasi sempre senza copertine e con in appendice qualche pagina di opere complesse come WATCHMEN, che non c’entravano nulla.
Insomma, una tragedia.
E pensare che dal 1990 la Play Press aveva iniziato a pubblicare gli altri supereroi DC in una veste editoriale più degna… che peccato che proprio Superman, il primo e più importante, non fosse passato alla Play. Per non parlare di Batman! Proprio lui, popolarissimo grazie alla famigerata Batmania scoppiata nel 1989 grazie al primo film di Tim Burton, non aveva una sua serie.
Ma poi si arriva al 1993. Il contratto tra Rizzoli e DC per i diritti di Superman è in scadenza, e la Play si fa avanti. Il risultato? Durante l’edizione autunnale di Lucca nel 1993 esce il volume speciale LA MORTE DI SUPERMAN, prologo alla nuova serie dell’Uomo d’Acciaio targata Play Press. E Superman muore e ritorna allo stesso tempo.
I puristi non saranno contentissimi di avere un vuoto di 9 anni nella collezione, ma la scelta della Play è vincente: iniziare con quella discussa e popolare saga porta lettori vecchi e nuovi, e l’albo di Superman è da subito uno dei più venduti. E l’edizione non è affatto male: SUPERMAN si presenta come gli albi Star Comics del periodo, ovvero 72 pagine con tre storie, note, posta e, miracolo, è spillato. Tutte le testate supereroistiche Play sono brossurate, e la brossura non è tanto resistente (devo riconoscere che i miei fumetti Play sono quasi tutti integri, ma non tutti hanno avuto la mia fortuna), quindi uno spillato viene accolto con gioia da tutti. E in più è quindicinale, cosa che consente ai lettori di godersi una doppia dose mensile del loro eroe preferito.
Davvero un momento di rilancio per la DC in Italia, e questo alla Play Press va più che bene, per almeno due motivi. Il primo è che le due testate DC storiche, cioè JUSTICE LEAGUE e GREEN ARROW, hanno chiuso già da qualche tempo, e il recupero dei personaggi appare arduo. Il secondo è lo sbarco della Marvel in Italia. Come penso sia noto a tutti, nel 1994 viene fondata la filiale italiana della Marvel, Marvel Italia, e tutte le case editrici che in quel momento pubblicano da noi materiale della Casa delle Idee (Star, Play, Comic Art e Max Bunker Press) rimangono prive di alcuni dei loro assi. La Star si difende bene grazie alle testate Image, Secchi ha ancora i suoi personaggi, la Comic Art se la cava… e la Play? La casa editrice romana perde un best seller come THOR, ma grazie alla presenza di Superman si difende egregiamente e può pensare di allargare nuovamente il parco testate DC, partendo proprio dal personaggio di punta.
Il 1994 vede la nascita di vari progetti dedicati a Kal-El, tutti di un certo livello e molto graditi dagli appassionati rimasti a secco per anni.
Il mensile SUPERMAN CLASSIC pubblica, integralmente e in ordine cronologico, il periodo post-Crisis.
La miniserie in 3 numeri LE PIU’ GRANDI STORIE DI SUPERMAN MAI RACCONTATE offre una selezione di materiale dalla Golden Age alla metà degli anni ’80.
Per finire, i sei volumi de GLI ARCHIVI DI SUPERMAN danno la possibilità agli italiani di leggere le prime, storiche avventure di Superman degli anni ’30/40 (in seguito saranno aggiunti anche altri due volumi). Da notare che queste due pubblicazioni sono destinate alle sole fumetterie. La Play sembra credere molto nel circuito librario per le proposte più di nicchia, in un momento in cui in edicola esce di tutto.
E mentre Superman vive una seconda giovinezza italiana, nello stesso anno AMERICAN HEROES vivacchia per la gioia dei fan di Lega della Giustizia, Titani e Morrison (ma chiuderà agli inizi del 1995) e parte LOBO, mensile di successo dedicato al violento e sgarbato antieroe creato da Keith Giffen.
Grande ritorno del 1994 è quello di Flash e Lanterna Verde sul mensile FLASH. Vengono saltate decine di storie, ma in questo modo la Play può iniziare subito con bei cicli come quello di Mark Waid e Mike Wieringo sulle pagine del Velocista Scarlatto e quello di Ron Marz e Darryl Banks in cui un folle Hal Jordan viene sostituito da giovane Kyle Rayner. Rimango molto legato a SUPERMAN CLASSIC e a FLASH, perché sono state le prime due collane che ho collezionato quando anni fa mi sono avvicinato all’Universo DC e anche perché le ritengo le due migliori serie del DCU mai pubblicate dalla Play.
Ultime sorprese dell’anno, DC COLLECTION e DC PRESTIGE, mensili che pubblicano brevi saghe o one shot di valore degli eroi più importanti.
Una piccola divagazione: penso sia importante sottolineare la competenza con cui i redattori si occupavano di tutto questo ben di Dio. La Play a questo punto ha sfornato una gran quantità di professionisti del settore (Luca Scatasta, Max Brighel…), e altri ce ne saranno. Diciamo che io, come lettore, non sono mai scontento di avere per le mani un albo che ha note e/o posta curate da gente come Alessandro Bottero o Andrea Materia, che si occupano di gran parte del materiale elencato.

X-O Manowar e Justice League of America

X-O Manowar e Justice League of America – la cover del n. 1 delle Edizioni Play Press

Ma non c’è solo la DC nel mirino della Play. In America si sta muovendo anche un editore più piccolo rispetto a Marvel e DC, ma gestito da qualcuno che il mondo del fumetto lo conosce molto bene: la Valiant di Jim Shooter. Le serie Valiant non sono “cool” come quelle Image, ma le idee sono interessanti, gli autori sono buoni professionisti e i personaggi, quasi tutti revival, potrebbero avere ancora qualcosa da dire. La Play ci crede e nel 1995 nascono X-O IL GUERRIERO (con X-O Manowar e Shadowman) e TUROK (con Turok e Archer & Armostrong), che però avranno vita breve: il mercato si sta saturando, e se non sei un personaggio famoso o alla moda hai poche speranza di andare avanti (come accadrà all’Ultraverse Malibu pubblicato prima da Star e poi da Marvel Italia).
Ora mancherebbe solo qualcuno alla festa: Batman. Nel 1995 non è più la Rizzoli a pubblicarlo, ma la Glénat. E l’edizione Glénat non è che ai lettori piaccia poi molto di più di quella Rizzoli: non piace il formato, non piace la carta (dicono che puzzi), non piace la selezione di storie (primo post-Crisis più Golden Age), non piacciono le rubriche. Però piace Batman, e la gente spera che anche lui un giorno o l’altro finisca in casa Play Press. Perché la Play avrà dei grafici meno validi/motivati di quelli Marvel Italia (le copertine! Sembra che le scritte americane vengano ricoperte con delle toppe! Argh!) e pubblicherà albi più cari di quelli degli altri… ma intanto le sue pubblicazioni DC sono le migliori che si siano mai viste in Italia.
Diciamolo: in Italia la DC è MENO POPOLARE DELLA MARVEL. E’ stata sfortunata, è stata assente, e fin qui ci siamo tutti. La Play è stato il primo editore a gestirla come “un’altra Marvel”, selezionando il materiale migliore o più vendibile, cercando di mantenere una continuity tra le testate inedite e affidando il tutto a gente che se ne intendeva.
Quindi non è così assurdo che un BATMAN Play Press sia la speranza di molti, se non di tutti.
E nella primavera del ’95 il regalo arriva: finalmente anche l’Uomo Pipistrello ha un suo quindicinale, che inizia con un numero 0 e vende anche più di SUPERMAN.
L’editore, ora che ha acquisito i diritti del personaggio più amato, può sbizzarrirsi con mille iniziative dedicate a lui. La DC pubblica sempre tonnellate di materiale batmaniano, e c’è solo l’imbarazzo della scelta. DC PRESTIGE ospita l’alter ego di Bruce Wayne praticamente ogni mese; la nuova serie mensile PLAY MAGAZINE, risposta Play/DC alle antologiche Marvel che dal ’90 si sono avvicendate in edicola (STARMAGAZINE, MARVEL MAGAZINE e WIZ) anche; il mensile BATMAN SAGA si occupa di ripubblicare integralmente la famosa saga di Knightfall e seguiti.
Già dal 1994, inoltre, è presente nelle edicole la serie LE AVVENTURE DI BATMAN, versione a fumetti del Batman televisivo di Paul Dini e Bruce Timm.
Ridendo e scherzando siamo arrivati al 1996. E forse, ora che ci penso, mancherebbe anche un altro personaggio storico: Wonder Woman. Nessun problema, il mensile CATWOMAN & WONDER WOMAN diviene presto una realtà. Si tratta di un flip book, ovvero un fumetto che va capovolto una volta arrivati a metà. In questo modo, ognuna delle due protagoniste ha una cover per sé. Una trovata molto particolare, ma che può creare confusione negli edicolanti più distratti, verrà replicata con PLAY MAGAZINE (da un lato le storie, dall’altro i redazionali).
Tutto bene? Tutto perfetto? In realtà no. Perché è vero che c’è tanto materiale (non quanto quello Marvel), ma i limiti di queste storie ci mettono poco a diventare evidenti. Dopo il successo iniziale, sia SUPERMAN sia BATMAN presentano storie che definirei le peggiori nella vita editoriale dei personaggi. E i comprimari (tutta la Superman e Batman family: Superboy, Acciaio, Azrael, Catwoman…) spesso sono anche peggio dei titolari di testata…
Una serie come FLASH dopo poco più di un anno inizia a perdere lettori, nonostante le avventure di Wally West, Kyle Rayner e del giovane Bart Allen (Impulso) siano sempre di buona qualità. Verrà invocato a gran voce Aquaman versione Peter David, ma non arriverà mai.
SUPERMAN CLASSIC dopo un paio d’anni rimane senza John Byrne e comincia un lento declino, anche se le storie dei successori sono sempre gradevoli.
CATWOMAN & WONDER WOMAN vuole sfruttare la moda delle ragazzacce, ma la Donna Gatto e Diana non sono poi così interessanti per chi va a cercarsi le donnine mezze nude sugli albi Image.
Luci e ombre, insomma. E nel 1997 la cosa si noterà sempre di più. In casa Marvel Onslaught si porterà via i maggiori supereroi e l’interesse verso di essi. I fumetti Image, tanto alla moda il giorno prima, diventeranno qualcosa a cui pensare quasi con fastidio. E la DC? I supereroi più longevi del mondo sentiranno qualcosa scricchiolare… e stavolta non sarà colpa dell’Anti Monitor o di qualche crisi cosmica: sono le crisi di vendite quelle che devono far paura

A margine di questa disamina praticamente perfetta redatta da Francesco Vanagolli Batman Crime Solver vi regala una perla di quei tempi da scaricare, ma che vi consiglio di acquistare appena possibile. Si tratta di un fumetto ancora acquistabile a prezzi molto abbordabili.

Batman/Freccia Verde: Il Veleno del Futuro

Testi: Dennis O’Neil
Disegni: Michael Netzer
Edizione Italiana: DC Prestige N. 24 (Febbraio 1997) Ed.Play Press

Sinossi:
Batman e Freccia Verde Hanno già combattuto insieme, ma mai con una posta cosi alta: un epidemia che minaccia il mondo!
Black Canary stà morendo e la loro unica speranza è la mortale tentatrice che ha causato tutto…Poison Ivy.

Fate clic sulla foto e buon divertimento.

Batman/Freccia Verde: Il Veleno del Futuro

Batman/Freccia Verde: Il Veleno del Futuro

Edizioni PLAY PRESS: Vent’anni di comics in Italia Parte 1: L’invasione delle edicole

di Francesco Vanagolli (uno dei maggiori e migliori traduttori di materiale DC Comics in Italia) su gentile concessione del blog Fumetti di Carta

Il recente acquisto di un grosso blocco di volumi DC Comics a metà prezzo pubblicati tra gli anni ’90 e la prima metà di questo decennio dalle Edizioni Play Press (poi Play Press Publishing, oggi Play Media) mi ha spinto a riflettere sul ruolo che l’editore romano ha avuto nella storia dell’editoria a fumetti italiana.
Sono quasi tre anni che la Play ha interrotto le pubblicazioni del cosmo DC Comics nel nostro Paese, e forse è passato abbastanza tempo per poter parlare di questa casa editrice in tutta tranquillità e soprattutto con lucidità e distacco.
Punto primo, fatemi dire questo: la Play Press è l’editore che ha pubblicato per più tempo fumetti americani in Italia (vent’anni) e DC in particolare (16). Con tutti i suoi difetti e le sue limitazioni, però l’ha fatto. E scusate se è poco.
Detto questo, vediamo di fare un po’ di storia…
Le Edizioni Play Press di Mario Ferri iniziano la loro avventura nel mondo dei comics nel 1986, in un’epoca in cui il fumetto americano è dato per spacciato dopo la chiusura di Editoriale Corno e Editrice Cenisio avvenuta due anni prima. Fumetti Marvel e DC in edicola non ce ne sono, a parte le poche e costose pubblicazioni Labor Comics e i primi CONAN della Comic Art. La Play comincia a pubblicare del materiale Marvel slegato dal tradizionale Marvel Universe: MY LOVE, con le storie rosa della Silver Age (e dite quello che vi pare, ma se potessi metterci le mani sopra ne sarei ben contento), e soprattutto i TRANSFORMERS, dedicata ai popolari robot trasformabili, che proprio allora si fanno conoscere in Italia.
Niente di particolarmente importante, insomma, che finisce nel dimenticatoio non appena i Marvel fan possono finalmente mettere di nuovo le mani sulle avventure dei “veri” personaggi di Stan Lee grazie alle pubblicazioni delle Edizioni Star Comics: come già ricordato in un precedente articolo, nel 1987 il numero 1 de L’UOMO RAGNO riporta i supereroi della Casa delle Idee in Italia, e da lì inizia la lenta rinascita del genere. Ma è, appunto, lenta. Molto: la prudenza della piccola Star Comics fa sì che i nuovi titoli marvelliani compaiano nelle edicole al ritmo di uno all’anno, perciò nel suo secondo anno di attività la casa editrice lancia solo FANTASTICI QUATTRO. Dunque abbiamo da una parte Uomo Ragno e Fantastici Quattro in due mensili dalla distribuzione debole, dall’altra Conan, dall’altra i Transformers… ai quali, a partire dal 1989, si affiancano nuovi inaspettati titoli Marvel, tutti targati Play Press.
Chi c’era se lo ricorderà, chi non c’era provi a immaginarselo: il materiale Marvel è presente in minima quantità, stenta a decollare (e con personaggi che ai tempi Corno furono molto amati), e all’improvviso spuntano nuove serie con personaggi nuovi e graditi ritorni. Sono passati vent’anni dall’uscita di IRON MAN, ‘THE NAM, D.P.7 e I NUOVI MUTANTI, e quello che mi interessa ora è discutere della loro importanza. Una serie dedicata a un personaggio che la Corno relegò al ruolo di comprimario, una di guerra, una con personaggi che non vivevano nell’Universo Marvel e una con la nuova generazione degli X-Men. Ecco, queste quattro serie allargano il mercato. I fumetti Marvel sopravvivono a stento, nelle edicole non si notano nemmeno, poi arriva l’editore specializzato in riviste di enigmistica e all’improvviso appare nei chioschi “l’angolo dei fumetti americani”. Due sono per me le grosse cause per cui nel 1989 la rinascita degli eroi in costume ha avuto luogo: il film di Batman diretto da Tim Burton*, che ha riacceso l’interesse verso i supereroi americani, e la presenza della Play Press, che ha permesso al pubblico di trovare i supereroi nelle edicole. Se non è un merito questo…!
Certo, non tutti la prendono bene: chi aveva già deciso di santificare la Star non vede di buon occhio che un altro editore “rubi” i diritti di qualche testata Marvel al gruppo di Cavallerin, Bovini e Lupoi. Gli albi Play, facendo un rapporto pagine/prezzo (32 pagine a 1800 £) sono più cari di quelli Star, non hanno approfondimenti seri che possano competere con quelli di MML (IRON MAN 1 viene presentato da… Tony Stark) e -eresia!- non si ricollegano direttamente alle ultime storie presentate dalla Corno. Se per le assolute novità D.P.7 e ‘THE NAM non è un problema, la situazione è più complessa per le altre due testate: IRON MAN parte con storie del 1986, quando le ultime viste sul SETTIMANALE DE L’UOMO RAGNO sono del 1979; i Nuovi Mutanti sono creati nel 1982 in seguito ad alcuni eventi mostrati su UNCANNY X-MEN nel corso dell’anno, ma gli Uomini X ereditati dalla Star in quel momento sono fermi al 1980. I completisti e fan della continuity non ne sono molto contenti, ma è anche vero che la Play, più che a loro, con quei personaggi cerca di rivolgersi a un nuovo pubblico a digiuno di Marvel. Tre serie nuove e una che praticamente ricominciava da capo (e con protagonista un personaggio corazzato che può piacere ai bambini) non sono proprio cattive scelte. Anche l’assenza di note troppo “specialistiche”, sostituite da introduzioni più semplici, fa parte di questa strategia, come ammesso in alcune occasioni nelle rubriche della posta. Interessante eccezione, il glossario dei termini bellici nella pagina della posta di ‘THE NAM.
Va fatto notare, visto che non è un particolare da poco, che alla Play, prima dell’avvento di collaboratori più preparati come Luca Scatasta e Alessandro Bottero, non ci sono appassionati di comics. Ferri e i suoi collaboratori sono dei venditori. E il prodotto da vendere in quel momento è il fumetto, perché l’editore ne ha intuito la commerciabilità… ma non per questo ne è un esperto o un filologo. Le cose inizieranno a cambiare già nei mesi successivi, con l’arrivo, nei panni di traduttori e articolisti, di esperti come Paolo Accolti Gil, Gino Scatasta e il già citato fratello LucaS.

Sigla di Displaced Paranormals 7 - Marvel

Sigla di Displaced Paranormals 7 – Marvel

The Nam - Lettere dal fronte

The Nam – Lettere dal fronte

Con il passare dei mesi il 1989 regala ai lettori nuove sorprese: non solo continua a pubblicare testate Marvel dedicate a personaggi della tv (G.I.JOE, arrivata nell’88, ALF, CONTE DACKULA), ma allarga anche il parco testate relativo all’Universo Marvel grazie all’aggiunta di WOLVERINE e SILVER SURFER. Anche in questo caso si tratta di storie della seconda metà degli anni ’80, che soprattutto nel caso del mensile del mutante artigliato provocano qualche problema a chi vuole seguire cronologicamente le vicende dei suoi eroi preferiti: sia la serie di Wolverine sia quella in appendice, la splendida EXCALIBUR, si svolgono dopo gli eventi della principale X-saga del 1988, La caduta dei mutanti. La Star però sta contemporaneamente pubblicando gli X-Men del 1981…
Per la cronaca, in appendice a SILVER SURFER trova spazio Thor, con l’inizio del ciclo di Walt Simonson, già più vicino cronologicamente ai cicli pubblicati dalla Star. Particolarità di queste ultime due testate è il formato, che di lì a poco sarà lo stesso per ogni titolo Marvel Play Press: brossurato a 64 pagine (al costo di 3000 £).
La Play, in sostanza, nel solo 1989 edita un buon numero di titoli, unendo quantità a qualità: è innegabile che gran parte delle sue pubblicazioni presentino materiale di buon livello, il che non può che far bene agli appassionati di buon fumetto Marvel rimasti a secco per tre anni.
Ma… perché limitarsi alla Marvel? Nello stesso periodo anche la DC Comics è inesistente nelle edicole. Uniche eccezioni, le maggiori storie di Superman e Batman degli anni ’80 pubblicate dalla Rizzoli come inserti di Corto Maltese, un formato che scontenta tutti e che non permette alle icone DC di avere la popolarità che meriterebbero. Però rimane tutto il resto dell’Universo DC che nessuno sta sfruttando… nessuno, finché la Play non decide di metterci le mani.
Ma quella del 1990 è una storia che potremo ripassare la prossima volta… [CONTINUA]

* Nota di Batman Crime Solver sui film di Tim Burton. Se siete interessati, a Batman – Il ritorno film del 1992 diretto da Tim Burton, sequel di Batman (1989) e secondo capitolo della saga, sono a vostra disposizione degli articoli apparsi sul settimanale TV Sorrisi e Canzoni il 30 Agosto 1992. Fate clic qui.