Un pò di storia sui personaggi che popolano l’universo di Batman parte 6

ALFRED PENNYWORTH

Nel n. 16 di Batman Comic (aprile/maggio 1943), un grasso personaggio fa la prima entrata in Wayne Manor. L’uomo appassionato detective dilettante, è Alfred Pennyworth, maggiordomo purosangue, discendente di una famiglia inglese e futura spalla comica del Dinamico Duo del quale scopre presto la doppia vita. Da allora, è lui il vero signore della grande casa solitaria a pochi chilometri da Gotham, ormai più confidente che servitore, pronto ad indossare, se necessario, anche gli stessi panni del Batman. Lo straordinario successo dei telefilm degli anni ’60 ci regalano un nuovo Alfred, modellato sul magro e sardonico attore Alan Napier e, con questo aspetto arriva fino alla Crisis. Tra le vicissitudini del passato anche la sua morte, totalmente inaspettata, avvenuta nel tentativo di salvare i suoi amici, che lo porterà, grazie all’uso di una macchina sperimentale, a diventare The Outsider (L’Estraneo, Detective Comics n.356), e a cercare di uccidere Batman.

Tra le curiosità, Bruce Wayne onora il suo ultimo tributo all’amico con la Alfred Fondation, organizzazione benefica che contribuisce al miglioramento delle condizioni dell’umanità, che cambia il proprio nome in Wayne Fondation (in onore del padre Thomas Wayne), quando il fido maggiordomo torna in vita. L’Estraneo possiede il controllo telecinetico sugli oggetti, il potere di trasmutare la materia e quello telepatico. Il Cavaliere Oscuro, dopo averlo riportato alla normalità, ha cancellato ogni ricordo dell’esperienza, evitando ad Alfred un vero e proprio shock. Le trame del 1984, svelano in seguito l’esistenza di una figlia, Julia, che Pennyworth difenderà, con ]’appoggio di Batman, contro uno dei nemici del detective, Deathshot (Detective Comics n.536), infallibile killer a pagamento.

La nuova genesi del personaggio, legata sempre a Year One, lo ripropone in veste seriosa, ex-attore e ex-soldato (dall’esercito ha ricevuto un ottimo addestramento medico che gli servirà per curare le numerose ferite di Bruce), maggiordomo solo per ottemperare alle ultime volontà paterne; sta per lasciare Casa Wayne quando la tragedia improvvisa di Crime Alley lo costringe a restare. Alfred aiuterà la Dottoressa Leslie Thompkins a prendersi cura del piccolo Bruce. Subito al corrente della doppia identità del Batman, diventa un alleato importante, responsabile dei servizi di comunicazione e degli equipaggiamenti riposti nella Batcaverna. Bruce deve a lui la capacità di muoversi come un attore, recitando la parte di playboy, e l’abilità di camuffarsi che, come Batman, usa per infiltrarsi negli ambienti della malavita. Nelle avventure di questi ultimi anni, Alfred ha sviluppato un tagliente senso dell’umorismo che usa, tra avvertimento e consiglio, quando Bruce Wayne perde di vista i suoi scopi principali ed ha bisogno, cosa che non ammetterebbe mai, di aiuto esterno.

Batman del 1943

Batman è il serial cinematografico composto da 15 episodi della durata di 260’ del 1943 prodotto dalla Columbia Pictures, diretto da Lambert Hillyer e interpretato da Lewis Wilson (Batman) e Douglas Croft (Robin). J. Carrol Naish interpreta la parte di un cattivo, un personaggio originale chiamato Dr. Daka. Accanto a loro Shirley Patterson nella parte Linda Page (la fidanzata di Bruce Wayne), e William Austin interpreta Alfred. La trama basata sul personaggio di Batman, che nel film è un agente governativo statunitense, impegnato nello sconfiggere l’agente giapponese Dr. Daka, al culmine della Seconda guerra mondiale.

La serialità di questo film si distingue per essere la prima apparizione cinematografica di Batman e per aver inserito un paio di elementi fondamentali dell’universo di Batman. Il film infatti introduce la Batcaverna (rimodulando leggermente il termine rispetto ai fumetti in “Bat’s Cave”) e l’ingresso ad essa attraverso l’orologio a muro.

A William Austin si deve l’aver definito l’aspetto di Alfred, successivamente divenuto popolare. Austin infatti aveva un fisico asciutto e sportivo e dei baffi sottili, mentre l’Alfred del fumetto ad esso coevo era in sovrappeso e ben rasato. Successivamente la versione del fumetto di Alfred è stata modificata così da assomigliare all’Alfred cinematografico.

Il successo del passaggio televisivo di questa serie negli anni sessanta, trasmesso con il titolo An Evening with Batman and Robin, portò direttamente alla serie televisiva Batman con Adam West e Burt Ward. Tuttavia non è mai stata riconosciuta ufficialmente alcuna continiuità tra questo serial cinematografico e la serie televisiva degli anni sessanta.

Il serial ebbe un sequel nel 1949, Batman and Robin.

CURIOSITÀ:

NEL 1966 IN SEGUITO AL SUCCESSO NEGLI USA DELLA NUOVA SERIE TV “BATMAN” LA COLUMBIA HA RISTAMPATO TUTTI GLI EPISODI DI QUESTA SERIE, CIASCUNO CON I SUOI TITOLI DI TESTA E DI CODA, E LI HA RIUNITI CON IL TITOLO “AN EVENING WITH BATMAN AND ROBIN”.

BATMOBILE 1943

Nella primissima apparizione nei film, Batman usa una Cadillac Serie 75 Convertibile del 1939. A volte venne sostituita da una Limousine.

Batman V Superman: Dawn of Justice Tech Manual

Una delle caratteristiche più affascinanti del personaggio di Batman sono i suoi gadget. Qui ne abbiamo pubblicati per voi alcuni storici.
D’altra parte lo diceva anche il Joker interpretato da Jack Nicholson nel film Batman con alla regia di Tim Burton, ricordate? “Ma dove li pesca quei magnifici giocattoli?”. Da sempre si sono scritti trattati e temi sulla tecnologia vera o presunta che sua il Cavaliere Oscuro. Qui potete vederne alcuni che abbiamo pubblicato per voi.

Il recente film Batman v Superman, logicamente non poteva esimersi dal non farci vedere questi fantastici “giocattoli” che da sempre tengono banco. Per questo vi inviatiamo a guardare anche le nostre specifiche che abbiamo già pubblicato già dagli albori di questo blog:

Il Bat-costume;

Le armi di Batman;

I Bat-congegni;

La Bat-cintura;

Una delle priorità del regista Zack Snyder, è certamente la cura nei dettagli tecnici dei propri film, ovviamente non fa eccezione l’ultima creatura del regista, Batman v Superman: Dawn of Justice. Molti di questi aspetti tecnici del film sono spiegati accuratamente nel manuale tecnico che rivela alcuni particolari.
Batman, come potete vedere anche da tutti i link che vi abbiamo pubblicato qui sopra, è cambiato spesso, sia come look che nel design, ma tutti noi, ogni volta che vediamo una scena sia nel fumetto che nei film la prima cosa che ci chiediamo è se può realmente funzionare.
Alcuni dei segreti svelati direttamente dal manuale tecnico di Batman v Superman: Dawn of Justice (disponibile su Amazon.it) ve li anticipiamo qui, svelandovi gustosi retroscena che non era possibile cogliere durante la visione.

1 – L’EVOLUZIONE DEI LOGHI DI BATMAN

Il logo di Batman è cambiato moltissimo nel corso dei decenni, e lo stesso Zack Snyder ha sperimentato svariati design prima di scegliere quello definitivo: nell’immagine qui sotto potete vedere quelli scartati.

2 – UNA MASCHERA IPERTECNOLOGICA

La maschera di Batman nasconde molti “strati” di tecnologia, compreso un microfono che modifica la voce di Ben Affleck per renderla più cupa e cavernosa. C’è anche un elmetto di titanio per proteggere la testa.

3 – L’ARMA DI ROBIN

Il costume di Robin nella teca della Batcaverna (con tanto di messaggio di scherno del Joker sopra) ricorda a Bruce dei momenti dolorosi del passato. L’arma associata però, non sembrava essere il solito bastone con il quale il Pettirosso combatte. Cos’è quell’oggetto che si trova fra le mani di Robin (o meglio, del manichino con il suo costume) nella Batcaverna? Il libro svela che si tratta di una sorta di alabarda, l’arma con cui combatteva il crimine prima di trovare la morte per mano del Joker.

4 – L’ARMA BIANCA DI WONDER WOMAN

Sulla spada di Wonder Woman è incisa una citazione di Joseph Campbell, noto storico delle religioni. La frase è estrapolata da un testo che parla della dea Artemide: “La vita uccide continuamente la vita, e quindi la dea uccide se stessa nel sacrificio del suo stesso animale” (si riferisce al fatto che Artemide in origine fosse un cervo; al contempo, però, Artemide è anche la dea della caccia, quindi il suo compito è di uccidere proprio il cervo, ovvero se stessa).

5 – GUANTI PER VIGILANTE

I guanti di Batman hanno le nocche rinforzate in ottone, per rendere i suoi pugni ancor più devastanti.

6 – RAMPINO PENETRA-MURI

Se vi siete chiesti come Batman sia riuscito a sfuggire ai raggi termici di Doomsday, ecco la risposta: una sofisticata pistola lancia-arpioni.

7 – LA VERA PERSONALITÀ DI LUTHOR

L’abbigliamento sgargiante di Lex Luthor era solo una copertura: la sua vera personalità – cinica e calcolatrice – emerge dall’aspetto gelido dei suoi laboratori, ovvero “l’unico posto dove potete vedere qualcosa di lui” (per citare lo scenografo Patrick Tatopoulos).

E se volete svelarvi qualcosa sul personaggio del nuovo film, vi invito a leggere qui.

Per una esperienza anche nel suo arsenale, vi invito a leggere il nostro breve articolo qui e fare un tour guidato all’interno della sua villa e nei menandri del suo personale quartier generale.

Batman v Superman: Dawn of Justice – Altre news

ComicBookMovie e di seguito l’ultimo numero del 2015 di Entertainment Weekly hanno pubblicato una nuova immagine della Batcaverna di Batman v Superman: Dawn of Justice presa dall’edizione cartacea di Entertainment Weekly.
La foto, che trovate più in basso, è accompagnata anche da un paio di considerazioni di Ben Affleck circa il ruolo di leader che Batman avrà nella Justice League e sul fidato maggiordomo Alfred, interpretato da Jeremy Irons nella pellicola di Zack Snyder:
“Batman rappresenta gli esseri umani, i mortali. In un mondo fatto di Flash, Aquaman e Superman c’è la necessità di un tizio come lui. È interessante come, nei fumetti, lui diventi il leader della Justice League – non sono ancora certo di come si svolgerà la cosa nei film – ma la sua umanità è un vantaggio. Alfred questa volta è molto più partecipativo, una sorta di “meccanico” molto partecipe nelle decisioni di Batman”.

Batman v Superman: Dawn of Justice - La nuova Batcaverna

Batman v Superman: Dawn of Justice – La nuova Batcaverna

Batman v Superman: Dawn of Justice avrà una trama articolata e una fitta matassa narrativa da sbrogliare: il regista Zack Snyder si è preoccupato di introdurre il personaggio di Bruce Wayne/Batman (Ben Affleck) e rendere comprensibile il suo odio per Superman (Henry Cavill), delineare il rapporto di quest’ultimo con le autorità mondiali, introdurre Lex Luthor (Jesse Eisenberg) e i suoi piani, inserire il personaggio di Diana Prince/Wonder Woman (Gal Gadot), rivelare lo scontro tra Batman e Superman, e infine l’alleanza degli eroi contro Doomsday; senza contare il privato di Clark Kent con sua madre e Lois Lane, quelli di Bruce Wayne con Alfred (Jeremy Irons) e i suoi spettri, oltre a numerosi particolari che vi abbiamo già raccontato. E’ chiaro che il nostro agognato film non si concluderà in un’ora e quaranta minuti, e infatti le prime notizie sulla durata parlano di 151 minuti, ovvero poco più di due ore e mezza. La notizia è pervenuta da un sito tedesco che ha già dato inizio alla vendita dei biglietti, e segnala la durata in minuti nella scheda del film. Non si tratta di una informazione ufficiale, ma è molto attendibile: d’altra parte, sono solo 8 minuti in più rispetto a L’Uomo d’Acciaio (che ne durava 143), ed è in linea con le tendenze di tanti altri film del genere attuali.  Si dice però che esistano ben 4 ore di girato, quindi noi fan speriamo che in futuro esca anche una versione director’s cut per l’home video, completa di tutte le scene che saranno escluse dal montaggio finale (o perlomeno alcune di esse). Al contrario di quanto invece non uscirà per la trilogia di Batman targata Nolan, il quale ha chiaramente dichiarato che non pubblicherà versione alternative dei propri film.

La Batcave riprodotta con tecnologia olografica

Coloro che negli anni ’90 sono cresciuti seguendo la serie animata di Batman probabilmente non potranno rimanere del tutto indifferenti a questa notizia.

Sembra che la Warner Bros., DC Entertainment e OTOY stiano collaborando per ricreare il quartier generale dell’eroe di Gotham City per Samsung Gear VR e per Oculus Rift.

OTOY è una compagnia specializzata nella produzione di effetti visivi, nota anche per l’Octane Render. In questo caso si occuperanno di sviluppare la tecnologia “holografic video” che permetterà di ottenere effetti di illuminazione particolari.
Normalmente, una resa in tempo reale degli effetti di luce richiede un hardware molto avanzato, ma la tecnologia proposta da OTOY ha fatto in modo che fosse possibile goderne appieno anche con Samsung Gear VR e Oculus Rift.

Infatti non si tratterà semplicemente di ricostruire la Batcaverna (di cui vi abbiamo parlato qui), ma di ricreare il feeling e l’atmosfera che ha caratterizzato lo show televisivo del 1992, e il coinvolgimento di Bruce Timm, producer della serie animata, fa ben sperare nella buona riuscita dell’impresa. La “Batcaverna virtuale” dovrebbe vedere la luce quest’inverno per dare ai fan la possibilità di visitare uno dei luoghi più iconici legati all’universo di Batman.

Lo sviluppo, a quanto pare procede velocemente, infatti si sono uniti nomi importanti al team realizzativo. Il primo è lo sceneggiatore Paul Dini, scrittore che ha curato diversi episodi della serie insieme al producer Bruce Timm, oltre a diversi altri cartoni animati di sempre dedicati all’universo DC Comics.

Il secondo invece è Kevin Conroy, lo storico doppiatore che da ormai oltre 20 anni è la voce ufficiale di Batman. La presenza di Dini e Conroy lascia intendere che l’esperienza non si limiterà ad una semplice “visita” della Batcaverna (qui vi parliamo della nuova batcaverna), ma in qualche modo potremo anche interagire anche con lo stesso Batman… magari sarà proprio lui la nostra guida durante il tour, illustrando e spiegando tutti i vari Bat-Gadget e curiosità.

Per mitigare l’attesa, sono state rese disponibili alcune immagini che danno l’idea di come sarà sviluppato il progetto.

Batcaverna della TAS anno 1992

Batcaverna della TAS anno 1992

Batcave-2 Batcave-3

Lego Batman 3: Gotham e Oltre

Batman diventa ancora Lego

ll Cavaliere Oscuro torna sulle console portandosi dietro amici e nemici dell’universo DC

In Lego Batman 3: Gotham e Oltre si torneranno a vestire i panni di Batman, Robin e dei loro molti amici e nemici in un’avventura tutta nuova, che li porterà anche oltre i confini dell’orbita terrestre nel tentativo di fermare il malvagio Brainiac. Il titolo, disponibile per PS3, Xbox 360, Pc, 3ds, PSvita, Wiiu, PS4 e Xbox One , segue ancora una volta i canoni stilistici della serie Lego, introducendo poche differenze strutturali rispetto al passato. In confronto alle precedenti edizioni sparisce, seppur non completamente, la componente free-roaming caratterizzata da Gotham City che stavolta è più diretta verso una struttura ad “hub” attraverso la quale è possibile accedere alla storia o al replay dei livelli già completati. Tornano quindi la Batcaverna, ma anche altre location care agli amanti del Cavaliere Oscuro come la Torre di Guardia della JLA ed una base lunare, tutte completamente esplorabili e connesse tra loro, dalle quali si può procedere nella storia. Giocando a Lego Batman 3 la prima impressione che si ha è quella di trovarsi dinanzi a un’avventura piuttosto lineare, ma una volta che si iniziano ad esplorare i vari pianeti che fungono da basi dei diversi Corpi delle Lanterne, quella sensazione svanirà, e ci si troverà in un insieme di mini-mondi free-roaming con la possibilità di andare ovunque e talvolta anche guidare veicoli e svolgere gare. Peraltro si tratta di pianeti molto piccoli per via del raggio miniaturizzante di Brainiac, e l’effetto che si ha esplorandoli è di star passeggiando su delle piccole sfere con la possibilità di compiere un giro completo in pochi minuti. Nel corso degli eventi esistono anche alcune sezioni speciali che riescono a spezzare il ritmo di gioco, rendendo il tutto più vario: ad esempio c’è una fase sparatutto nello spazio, mini-giochi di hacking ambientati in livelli al neon, simili al mondo di Tron ed anche sezioni che si svolgono in versioni in miniatura di famose città, compresa la nostra Pisa. [Il Tempo.it 23.11.2014]

Batman 3: Gotham e Oltre

Batman Begins il raffronto con i fumetti

Vi proponiamo un interessante articolo sul film Batman Begins, in cui sono riportati tutti i raffronti con il fumetto di Batman. Il pezzo e’ tratto da Cinecomics e scritto da Stefano Dell’Unto.

Dopo aver diretto l’ottimo thriller Insomnia per la Warner Bros., il regista inglese Christopher Nolan si fece avanti quando seppe che la casa di produzione voleva riavviare il franchise di Batman, annientato dalle pessime pellicole di Joel Schumacher. Nolan desiderava una trasposizione ultrarealistica e considerava i film precedenti sul personaggio meri esercizi di stile piuttosto che storie drammatiche incentrate sul protagonista. Il regista intendeva realizzare un reboot e portare per la prima volta sullo schermo le origini del personaggio ma, pur essendo un fan di Batman, non era un esperto di fumetti. Si rivolse allora allo sceneggiatore David S. Goyer che, a proposito di cinecomics, aveva scritto Il Corvo 2 e la trilogia di Blade di cui stava per dirigere il terzo capitolo. Nolan e Goyer vennero ingaggiati dalla Warner all’inizio del 2003.

Dopo aver visionato tonnellate di materiale su Batman negli uffici della DC, Nolan e Goyer decisero di prendere spunto principalmente da tre opere: The Man Who Falls (L’uomo che cade), una storia breve scritta da Dennis O’Neil e Dick Giordano nell’89 e che racconta rapidamente le peregrinazioni e l’addestramento di Bruce in giro per il mondo dopo aver lasciato Gotham; Batman: Anno Uno di Frank Miller che rilegge gli inizi dell’attività del vigilante in chiave tangibile, e Il Lungo Halloween di Jeph Loeb e Tim Sale, seguito del lavoro di Miller che approfondisce la faida mafiosa a Gotham e la trasformazione del procuratore distrettuale Harvey Dent in Due Facce.

Nolan e Goyer si trovarono d’accordo nel porre al centro della storia la componente più umana e realistica. Nella sceneggiatura vennero sviluppate due tematiche fondamentali per il percorso intimo di Bruce Wayne: il potere della paura e la differenza tra giustizia e vendetta. Goyer voleva che il pubblico si affezionasse tanto a Batman quanto a Bruce Wayne e che il personaggio fosse interessante anche quando non indossava il costume. Inoltre, l’idea di un uomo che usa un’identità segreta per combattere il crimine doveva essere originale, per questo Nolan decise che nel suo universo non dovevano esserci altri supereroi. Lo script venne tenuto segreto con l’uso del falso titolo “The intimidation game” e i produttori dovettero andare a casa di Nolan per poterlo leggere.

Il regista decise di ispirarsi al Superman di Richard Donner sia per il realismo che per il sontuoso cast di supporto ai personaggi principali. L’attore inglese Christian Bale era interessato al ruolo di Batman fin da quando il progetto era nelle mani di Darren Aronofsky che lo aveva abbandonato per dedicarsi a Requiem for a Dream. Bale piacque subito a Nolan per il suo approccio controllato all’aggressività di Batman. L’attore criticò aspramente i precedenti film sul Cavaliere Oscuro che avevano concesso troppo spazio ai villains. Studiò meticolosamente il fumetto, entrò nella psicologia del personaggio e lavorò sulle sue pose e i suoi movimenti.

Nella complessa trasformazione interiore sviluppata attraverso un percorso di maturazione, il personaggio richiese una quadrupla interpretazione di Bale. All’inizio c’è un Bruce giovane, vendicativo ed arrabbiato che desidera uccidere l’assassino dei suoi genitori, poi l’uomo in fase di transizione, combattuto tra il senso di colpa, il rancore e la sete di giustizia, che cerca con dedizione la sua strada durante l’addestramento nella Setta delle Ombre, quindi il Batman rabbioso, ormai consapevole della propria missione e, infine, il finto playboy sopra le righe per mascherare la sua vera personalità che, tragicamente, vien fuori solo quando combatte il crimine.

Bale era reduce dalla sua performance estrema ne L’uomo senza sonno (The Machinist) per la quale si era ridotto pelle e ossa. Iniziò così a lavorare sul fisico raggiungendo cento chili di peso che risultarono addirittura eccessivi, somigliando più ad un wrestler che a un lottatore di arti marziali, tanto che sul set iniziarono a chiamarlo per scherzo “Fatman”. Venne riportato ad uno stato ottimale di forma lavorando su resistenza e tono muscolare. Nolan non voleva che la tecnica di combattimento di Batman risultasse una coreografia elegante e spettacolare ma uno stile più brutale e concreto. Buster Reeves, campione mondiale di ju-jitsu, suggerì il keysi, un’arte marziale nuova ed in evoluzione, basata in special modo sull’uso di gomiti e pugni e che incanala la furia emotiva del lottatore.

Bruce decide di usare l’icona del pipistrello, che lo spaventa fin da quand’era piccolo, per terrorizzare i criminali. Fondamentale risultò quindi il costume realizzato da Lindy Hemming. Nolan intedeva mostrare Batman come un’ombra rapida e animalesca e voleva che il costume fosse spaventoso e funzionale, che trascendesse il semplice essere umano che lo indossava. Nella storia, venne ideata una tenuta da combattimento militare subacquea in carbonfibra con interni ad alta tecnologia che impedisce al corpo di scendere sotto una certa temperatura. Bruce la copre poi di spray al lattice nero per rimuovere la traccia di calore e renderla invisibile agli infrarossi. L’idea della stoffa del mantello che s’irrigidisce se attraversata da una corrente si basa su autentici studi militari.

Venne fatto un calco del corpo di Bale da cui fu ricavato un modello in gesso, scomposto e trasformato nelle componenti in gomma espansa. Sullo schermo, l’espressione del cappuccio rivela la rabbia interiore del personaggio, il collo enorme sembra quello di una bestia feroce, il mantello in seta di nylon per paracaduti, resistente all’acqua ed imbottita di peletti, sembra vera pelle di animale. Il costume si rivelò comodo ma anche abbastanza caldo da procurare dei mal di testa a Bale che l’attore sfruttava per sfogare la furia di Batman. Affermò di sentirsi trasformare in un animale quando indossava il costume.

La back-story dei genitori di Bruce venne particolarmente approfondita. Come nel fumetto, il dottor Thomas Wayne e sua moglie Martha, interpretati da Linus Roache e Sara Stewart, sono una coppia filantropica che usa le risorse della multinazionale Waynecorp. per aiutare i bisognosi. Nel film, i due hanno salvato Gotham dalla crisi economica, primo tentativo di Ra’s Al Ghul di distruggere la città. Com’è noto, Thomas e Martha vengono uccisi da un ladruncolo davanti agli occhi del piccolo Bruce all’uscita del cinema dove hanno assistito a Il segno di Zorro, figura che avrebbe poi ispirato Batman. Nolan eliminò quest’idea e optò per una serata all’opera. Durante la rappresentazione del Mefistofele di Boito, Bruce, il piccolo Gus Lewis, si spaventa per alcuni ballerini travestiti da pipistrello e chiede ai genitori di uscire. Nel vicolo sul retro del teatro s’imbattono in Joe Chill che, tentando di rapinarli, li uccide. Seppure indirettamente, la paura di Bruce ha portato alla morte dei suoi genitori amplificando il suo senso di colpa. La sequenza dell’omicidio è pressoché identica al fumetto.

Primo tra gli alleati di Batman è il fido maggiordomo Alfred Pennyworth, interpretato da un altro attore inglese, come lo è del resto il personaggio, il grande Michael Caine. Anche se non venne portata sullo schermo, Caine creò una sua personale back-story per il personaggio che secondo lui aveva militato nello Special Air Service britannico rendendolo così più efficiente e risoluto rispetto alle precedenti incarnazioni cinematografiche, gli conferì forza ed eleganza e lo rese molto più fedele alla controparte fumettistica, figura paterna per Bruce dopo la morte dei genitori e dotato di un sottile humour tipicamente anglosassone.

Il sergente Jim Gordon, futuro commissario, è chiaramente ispirato alla versione di Frank Miller in Batman: Anno Uno. Inflessibile idealista in un dipartimento in cui dilaga la corruzione, si tratta di un uomo stressato, perennemente teso, genuino e fallibile. Fu Nolan a scegliere Gary Oldman per il ruolo. Nonostante l’attore sia noto per aver interpretato spesso figure negative, riuscì a trasformarsi in Gordon sia fisicamente che psicologicamente rendendolo meno duro e violento rispetto alla controparte fumettistica. Il personaggio risultò anche più puro moralmente. Basti pensare che, nel fumetto, Gordon tradisce la moglie Barbara con la collega Sarah Essen mentre nel film è assolutamente fedele agli affetti e alla sua figura istituzionale.

Lucius Fox, amministratore delegato della Wayne Enterprises, nel film è stato espulso dal consiglio d’amministrazione e relegato alla sezione ricerca e sviluppo dal corrotto dirigente Richard Earle. Interpretato dal sempre carismatico Morgan Freeman, Fox è fedele agli ideali di Thomas Wayne e fornisce a Bruce gli strumenti ipertecnologici per diventare Batman. Fox non sa esattamente quali siano gli scopi di Bruce e il tacito patto che lega i due rende il loro rapporto molto più interessante rispetto al fumetto.

L’idea di inserire il procuratore distrettuale Harvey Dent fu scartata perché non avrebbe avuto lo spazio necessario. Venne rimpiazzato dal personaggio femminile del film, Rachel Dawes, amica d’infanzia di Bruce nonché assistente del p. d. Carl Finch. Con il volto della bella Katie Holmes, Rachel non è la solita donzella in pericolo ma una figura forte e determinata, la persona che sa leggere meglio nel cuore di Bruce. Lo rimprovera quando è assetato di vendetta richiamandolo sulla retta via e, in seguito, capisce che il ragazzo di cui era innamorata non c’è più, rimpiazzato dalla personalità oscura che esprime nelle vesti di Batman. Il personaggio sembra trarre spunto, solo nel nome, da Rachel Caspian, figura femminile di Batman: Anno Due che Bruce sarebbe in procinto di sposare se non fosse che la donna decide di prendere i voti per espiare i peccati del padre, il vigilante omicida Mietitore.

Nolan e Goyer furono molto attenti a non inserire nel film villains che fossero già apparsi nella precedente serie cinematografica. Antagonista principale è Ra’s Al Ghul che nel fumetto è ritenuto da Batman non il suo peggior nemico, titolo che spetta al Joker, ma il più pericoloso. Si tratta di un potente arabo, il cui nome significa “Testa del Demone”, divenuto immortale grazie agli alchemici Pozzi di Lazzaro. A capo della Setta degli Assassini, il suo scopo è quello di utilizzare le proprie ingenti risorse per sterminare oltre il 90 percento della popolazione mondiale e ristabilire un perfetto equilibrio ambientale. Nella sua prima apparizione Ra’s scopre l’identità segreta di Batman, che chiama con ammirazione “detective”, e vorrebbe che si unisse a lui sposando sua figlia Talia. L’eroe naturalmente si oppone ai piani del malvagio instaurando un rapporto di reciproco timore e rispetto con lui e un legame di amore e odio con la ragazza scaturito nella nascita del figlio Damian, il nuovo Robin.

Nel film, Ra’s è interpretato da uno straordinario Liam Neeson e sono stati evitati tutti i riferimenti al medioriente e alla “Jihad” del Demone nel delicato momento storico post-11 settembre. L’uomo si presenta a Bruce sotto le mentite spoglie di Ducard, emissario di Ra’s che si offre di addestrarlo e di farlo entrare nella Setta delle Ombre, un clan ninjitsu come nel fumetto. Come già nell’Episodio I di Star Wars, Neeson si cala perfettamente nel ruolo del mentore, insegnando a Bruce come liberarsi dalle proprie paure ed instillarle negli avversari. Il rapporto tra i due si logora quando Bruce scopre che la Setta vuole distruggere Gotham considerandola ormai irrimediabilmente corrotta. Dunque, nonostante le differenze con il materiale originale, il concetto di base è lo stesso: effettuare un genocidio per un bene superiore. L’eroe ha maturato un codice d’onore secondo il quale non uccide. Qui sta il confine tra la giustizia, rappresentata da Batman, e la vendetta che sospinge Ra’s, privato della moglie da un gruppo di assassini proprio come viene raccontato nel fumetto.

Per preservare il colpo di scena nel finale del film, dove si scopre che Ducard è in realtà Ra’s Al Ghul, Nolan sapeva di dover rendere credibile il falso Ra’s all’inizio della storia. Se fosse stato interpretato da uno sconosciuto, il pubblico non ci sarebbe mai cascato. Uno spiritato Ken Watanabe fornì una performance breve ma magistrale. Il personaggio è chiaramente ispirato a quello del Sensei che, nel fumetto, è stato secondo di Ra’s a capo della Lega degli Assassini prima di contendergli il comando. Sempre nell’opera originale, Henri Ducard non è un’identità fittizia bensì un investigatore francese che insegna le sue tecniche a Bruce fino a tradire la sua fiducia rivelandosi un killer prezzolato. Le similitudini con il personaggio del film sono evidenti.

Nella tematica così ben sviluppata della paura, si inserisce perfettamente come antagonista lo Spaventapasseri. Jonathan Crane è un folle psichiatra esperto di fobie che usa un particolare gas allucinogeno per suscitare le più profonde paure nei suoi avversari. Caratterizzato dai glaciali, imperscrutabili occhi azzurri dall’irlandese Cillian Murphy, nel film è affiliato alla criminalità organizzata, usa il gas psicotropo come arma contro Batman o per condurre esperimenti sui pazienti, inconsapevole che Ra’s Al Ghul lo utilizzerà per cercare di distruggere Gotham.

Nel film, l’aspetto di Crane è molto simile alla prima incarnazione fumettistica del personaggio risalente al ’41. Nello stile sobrio di Nolan, il personaggio non viene dotato dell’intero costume da spaventapasseri ma solo del cappuccio. Durante i tumulti sull’isola Narrows nella parte finale del film, lo Spaventapasseri si aggira in groppa ad un cavallo, esattamente come viene raffigurato da Tim Sale ne Il lungo Halloween, rifacendosi alla figura di Ichabod Crane nel racconto La leggenda di Sleepy Hollow di Washington Irving, strettamente connesso al villain creato da Bill Finger e Bob Kane.

Tra le fonti che hanno ispirato Goyer e Nolan per la realizzazione dello Spaventapasseri vanno citate le due story-arc “Preda” e “Terrore” scritte da Doug Moench, disegnate da Paul Gulacy e pubblicate sulla serie regolare “Batman: Legends of the Dark Knight”. In “Preda”, la polizia ricorre alla consulenza dello psichiatra Hugo Strange per cercare di scoprire l’identità di Batman e catturare il vigilante. Strange si rivela però un pericoloso psicopatico e sembra rimanere ucciso alla polizia alla fine della storia. Sopravvissuto, ricomparire nel sequel “Terrore” dove psicanalizza proprio lo Spaventapasseri sguinzagliandolo contro Batman. Nel film, la figura di Jonathan Crane come psichiatra è più marcata rispetto all’opera originale e risultando così una sorta di mix tra la sua controparte fumettistica e Strange.

Capo della criminalità organizzata di Gotham è Carmine Falcone, creato da Frank Miller e David Mazzucchelli per Batman: Anno Uno e ulteriormente sviluppato ne Il Lungo Halloween dove viene ucciso da Due Facce. Interpretato da un altro attore britannico, Tom Wilkinson, il gangster esprime nel suo faccia a faccia col giovane Bruce la sua filosofia sul potere della paura.

Rutger Hauer presta invece il volto a Richard Earle, amministratore delegato delle Wayne Enterprises, affiliato con la malavita e pedina del piano di Ra’s. Inesistente nel fumetto, è un personaggio cinico e avido, nemesi principale di Lucius Fox.

Come in Batman: Anno Uno, Gordon deve invece vedersela con la corruzione nel dipartimento di polizia. Il commissario Loeb, interpretato da Colin McFarlane, non è viscido e marcio come nella graphic novel, o almeno non viene mostrato esplicitamente, appare invece rigoroso e ligio al dovere. Fedele all’opera di Miller è invece il detective Flass che rappresenta tutta la corruzione nella polizia di Gotham. Ma se nel fumetto è un uomo massiccio ed elegante, Mark Boone Junior gli conferisce un aspetto rozzo e trasandato.

Joe Chill, assassino dei genitori di Bruce, ha vissuto varie traversie nella saga a fumetti. Ucciso dal Mietitore in Batman: Anno Due, è stato ripescato dai capricci della continuity DC ed è morto suicida di recente. Nel film ha il volto di Richard Brake e, in procinto di testimoniare contro Falcone, viene eliminato da un suo sicario. Il cantante inglese Tim Booth presta il capo calvo al pluriomicida psicopatico Zsasz che ha il corpo cosparso di cicatrici, una per ogni vittima. Nel film la sua storia non viene raccontata, anche se possono intravedersi le ferite sul corpo, ma funge da personaggio ricorrente e riconoscibile tra i folli del manicomio Arkham, sconfitto da Batman quando sta per aggredire Rachel ed un bambino.

Il cast figura due piccole curiosità. Il grande attore serbo Rade Serbedzija, visto tra l’altro in Eyes Wide Shut e Mission: Impossible II, interpreta il senzatetto a cui Bruce lascia il suo cappotto prima di sparire da Gotham. Il piccolo ruolo di tecnico anziano dell’acquedotto di Gotham è invece ricoperto dal canadese Shane Rimmer, visto in Superman II come tecnico della NASA che supervisiona le operazioni degli astronauti sulla Luna e in Superman III come sceriffo al lavoro nella zona dell’incendio allo stabilimento chimico, domato poi dall’Uomo d’Acciaio.

Le riprese ebbero inizio nel marzo 2004 con un budget di 150 milioni di dollari. Come nei suoi primi due film, Memento ed Insomnia, Nolan rifiutò una seconda unità di ripresa. Il regista voleva girare soprattutto negli Shepperton Studios, in Inghilterra, ma per la parte iniziale del film ambientata nella remota e minuscola nazione asiatica del Bhutan fu necessario recarsi sul ghiacciaio islandese del Vatnajokull, una location da incubo spazzata da raffiche di vento a 100 km all’ora, pioggia e neve, che richiese l’ausilio di riprese artigianali con l’operatore che doveva portare la steadicam in spalla o seduto su uno slittino.

In condizioni estreme, venne costruito il villaggio che Bruce attraversa scalando la montagna in direzione del tempio di Ra’s Al Ghul del quale cui furono erette solo le porte. Il resto della costruzione era un modellino aggiunto in digitale. Durante l’addestramento, quando Bruce e Ducard si affrontano con le spade sul lago ghiacciato, il pack si stava davvero sciogliendo con dei bruschi e rumorosi scricchiolii amplificando la tensione della scena. Christian Bale e Liam Neeson si erano allenati su una pista da hockey. La scena in cui Bruce salva Ducard sul ciglio di un burrone fu una delle più pericolose e mozzafiato, realizzata con due stunt appesi ai cavi e senza alcun trucco digitale. Ne risultò una scena fortemente realistica e funzionale.

Anche lo scenografo Nathan Crowley aveva lavorato nel garage di Nolan costruendo in pre-produzione un modellino di Gotham City che si ispirava nel design a Blade Runner, con elementi estremizzati da New York, Chicago e Tokyo. Le riprese panoramiche risultarono da un compositing digitale tra modellini scansionati in 3-D, fotografie e riprese dal vivo. Il college di Londra fornì gli interni per l’aula di tribunale. In un hangar aereo a Cardington, nel Bedfordshire, venne costruita parte della città, una sezione dell’autostrada, le travi portanti della monorotaia che percorre Gotham e la degradata isola Narrows, ispirata alla penisola residenziale di Kowloon ad Hong Kong, demolita nei primi anni ’90. Il set era alto 50 metri e richiese dieci mesi di lavoro ma fu fondamentale per la tangibilità estetica del film.

Le Mentmore Towers nella contea di Buckingham vennero scelte per Wayne Manor. A Nolan e Crowley piacevano i marmi bianchi che davano l’idea di un mausoleo inospitale. L’idea di distruggere Wayne Manor nel finale del film sembra ispirata dalla saga a fumetti Cataclisma, in cui un terremoto abbatte l’abitazione. La successiva saga, Terra di nessuno, si conclude con Bruce che supervisiona la ricostruzione della villa come accade nel film.

La batcaverna venne ricostruita in studio con una cascata artificiale. La storia secondo cui la grotta venne utilizzata da un avo di Bruce per nascondere gli schiavi in fuga durante la Guerra Civile è fedele al fumetto, come anche la scena d’apertura del film in cui Bruce vi cade dentro da bambino e viene investito dai pipistrelli che scatenano la sua fobia. Nella batcaverna si svolge anche il momento più simbolico e intenso della storia. Reduce dall’addestramento e in cerca di un simbolo, Bruce lavora nel suo studio quando un pipistrello entra nella stanza, una delle scene più iconiche nelle origini del personaggio. Bruce scende nella caverna e viene investito da uno stormo di pipistrelli. Anziché esserne spaventato, spalanca le braccia e chiude gli occhi. Con un magnifico stacco, dettato dalla splendida colonna sonora di Hans Zimmer, Nolan ci mostra una panoramica della caverna invasa dai pipistrelli rendendo indistinguibile Bruce: l’uomo abbraccia l’idea ed assurge a mito.

All’inizio l’idea fu quella di utilizzare dei pipistrelli veri ma poiché si dimostrarono “poco collaborativi”, si decise di crearli in digitale, soluzione che funzionò in particolar modo nella scena ambientata ad Arkham Asylum, manicomio criminale, luogo cult nella saga di Batman, per i cui esterni fu utilizzato l’istituto nazionale di ricerche mediche di Mill Hill, a nord-ovest di Londra, e per gli interni la stazione ferroviaria di St. Pancras e la stazione di pompaggio di Abbey Mills.

Dopo aver strappato Rachel dalle grinfie dello Spaventapasseri, Batman è asserragliato nell’edificio assediato dalla SWAT. Il Cavaliere Oscuro usa un apparecchio sonar per richiamare uno stormo di pipistrelli che irrompe furiosamente ad Arkham favorendo la sua fuga. La scena è ripresa da Batman: Anno Uno nel quale si svolgeva, però, all’interno di un edificio pericolante.

Batman e Rachel saltano a bordo della Batmobile e seminano le volanti della polizia. Nolan voleva reinventare l’auto di Batman come un veicolo unico nel suo genere ed ideò un incrocio tra una Lamborghini ed una Humvee con parti di bombardieri Stealth e componenti di un fuoristrada Hummer. Creata dalla squadra degli effetti visivi di Chris Corbould, la Tumbler, come venne chiamato il veicolo, è larga tre metri e lunga cinque, in grado di raggiungere i 160 km orari, dotata di un tettuccio scorrevole e sedili che si sollevano all’apertura. Guidato dallo stunt George Cottle, il prototipo sorprese tutti resistendo ad ogni test. Pur se diverso nel design, l’idea di realizzare un tank sembra ispirata a Il ritorno del Cavaliere Oscuro di Frank Miller.

Alla fine ne vennero create quattro tra cui una versione jet ed un modello per resistere ai balzi, come quello che attraversa la cascata della Batcaverna, sequenza per la quale la Tumbler fu sparata con un tubo all’azoto. La maggior parte delle riprese vennero eseguite dal vivo, senza cgi o uso di modellini e per riprendere l’auto c’era bisogno di collegare la macchina da presa ad un braccio da gru montato su una mercedes e controllato roboticamente. L’abitacolo della Tumbler era un set a parte nel quale potevano essere ripresi gli attori. Bruce Wayne guida invece una Lamborghini “Murcielago” che in spagnolo significa appunto pipistrello.

Nel finale, Ra’s usa un emettitore di microonde, sottratto alle Wayne Enterprises con l’aiuto di Earle, per far evaporare dalle condutture l’acqua avvelenata con la tossina psicotropa e scatena così il caos sull’isola Narrows. L’idea di distruggere la città attraverso la paura chiude il cerchio. Lo scontro decisivo richiese diversi accorgimenti artigianali: vapore sparato dai tombini, bat-stuntmen appesi ai cavi trascinati a tutta velocità a dieci metri d’altezza travolgendo casse e quant’altro, una coreografia di combattimento ravvicinata e con poco spazio tra Batman e Ra’s all’interno del vagone della monorotaia e l’uso di un modellino per l’esplosione finale.

L’epilogo è chiaramente ispirato all’ultima tavola di Batman: Anno Uno nella quale Gordon, nominato tenente, chiede aiuto all’eroe per occuparsi di un nuovo psicopatico che si fa chiamare Joker. Il Bat-Segnale, peraltro, torna ad essere uno strumento segreto, al contrario di quanto accadeva nel film di Tim Burton in cui veniva maldestramente presentato al pubblico. Gordon ricorre a Batman per poter agire là dove lui è impotente a causa della corruzione nel dipartimento.

Come detto, della colonna sonora si occupò Hans Zimmer che volle James Newton Howard come collaboratore. Si trovarono subito d’accordo sul comporre musica che non ricordasse quella degli altri film su Batman e decisero di sfruttare il lavoro in coppia per sviluppare musicalmente il dualismo del personaggio. Zimmer si occupò della parte action ed epica con grande uso di percussioni ed archi, musica elettronica e una voce solista da coro. Particolarmente incisivo il brano teso e drammatico dell’addestramento e quello martellante e cupo nelle scene d’azione con Batman. Howard lavorò alla parte melodrammatica inerente soprattutto le scene tra Bruce e Rachel o che vedono il protagonista confrontarsi col proprio passato. Per i brani della colonna sonora vennero usati come titoli i nomi di alcune razze di pipistrello.

Tanti di questi elementi specifici e tecnici di Batman li trovate tra i nostri post a partire da febbraio 2012.