Come è stato festeggiato Batman per i suoi 80 anni

Era il 1939, e mentre l’Europa si stava pericolosamente incamminando sulla china che l’avrebbe portata a dare il via alla Seconda Guerra Mondiale, esattamente 3 mesi prima che la Germania di Hitler invadesse la Polonia, negli Stati Uniti veniva pubblicata la prima storia a fumetti di Batman: l’Uomo pipistrello non è il supereroe più vecchio di tutti (Superman ha un anno più di lui), ma è sicuramente uno dei più “anziani”, anche se ad andare in pensione non pensa proprio. Nonostante che quest’anno compia ben 80 anni.

La prima apparizione del Cavaliere oscuro risale al numero 27 della rivista a fumetti “Detective Comics” (Dc, da cui deriva il nome della casa editrice che ancora oggi ne pubblica le avventure): fra le pagine di quel ricercatissimo albo, che oggi vale circa 1,5 milioni di dollari, appariva quello che allora si chiamava “The Bat-Man” e che nel giro di 8 decenni è diventato una vera e propria icona della cultura pop , declinata in libri, graphic novel, magliette, cappellini, film, cartoni animati, tazze, ciabatte, mutande, calamite, portachiavi e così via.

Le origini del mito di Batman
La storia dell’Uomo pipistrello, creato da Bob Kane e Bill Finger, è abbastanza nota: sotto al costume si nasconde Bruce Wayne, scapolo impenitente e miliardario (nel 2012, Forbes ha stimato che la sua fortuna si aggirerebbe intorno ai 12 miliardi di dollari), i cui genitori vennero uccisi da un rapinatore quando lui era solo un bambino. Da lì la promessa di combattere i criminali e rendere la città di Gotham (una versione alternativa di New York) un posto più sicuro. Wayne, che secondo le stime nei fumetti avrebbe circa 30-35 anni, è uno dei pochi supereroi senza superpoteri: “compensa” questa mancanza con un’intelligenza decisamente superiore alla media, un allenamento fisico al limite dello sfinimento e soprattutto un’ampia serie di gadget e armi hi-tech che sviluppa e produce lui stesso, appunto grazie alla sua sterminata ricchezza.

I fumetti da non perdere per conoscere Batman
L’Uomo pipistrello compare in un gran numero di serie, compresa l’originale “Detective Comics” (pubblicata pressoché ininterrottamente dal 1937 a oggi), ma è nelle cosiddette “miniserie”, negli albi singoli o nelle graphic novel che è possibile conoscerlo al meglio e avvicinarsi al personaggio anche senza averne mai letto. Soprattutto partendo dal materiale pubblicato negli anni Ottanta, che porta la firma dello sceneggiatore e disegnatore Frank Miller. Batman veniva da due decenni di storie “scanzonate”, meno dark e in qualche modo meno “preoccupanti” per i genitori dei ragazzini che volevano i suoi fumetti: un escamotage che ne aveva in parte risollevato le vendite, ma lo aveva anche snaturato rispetto alle origini. Questo sino al 1986 e al 1987, quando vennero pubblicate due storie che contribuiranno a ridefinire per sempre il personaggio, facendolo tornare cupo, violento e tormentato, più reale e dunque più apprezzabile (e finalmente apprezzato) dai lettori:
– prima, “Il ritorno del Cavaliere Oscuro”, che immagina cosa accadrebbe se Wayne smettesse di combattere i malviventi;


– poi, “Batman: Anno uno”, che ne rinarra le origini (nel cinema di oggi, sarebbe un “re-boot”).

Fra le altre opere impossibile non citare:
– “The Killing Joke”, scritta da Alan Moore e disegnata da Brian Bolland, che accende i riflettori sul rapporto strano e contorto che Batman ha con il suo più vecchio e pericoloso nemico, il Joker;
– l’incredibile “Arkham Asylum”, scritta da Grant Morrison e illustrata da Dave McKean, dove il “protagonista” è il manicomio di Arkham, in cui vengono rinchiusi i “super cattivi” affrontati e sconfitti da Batman;


– l’originale “Gotham by Gaslight”, realizzata da Brian Augustyn e Mike Mignola, che vede Batman in un universo alternativo, nel 19esimo Secolo, impegnato ad affrontare Jack lo Squartatore;
– l’arco narrativo di “Knightfall”, pubblicato tra il 1993 e il 1995 sulle testate “Batman” e “Detective Comics”, che culmina con il cattivissimo Bane che arriva a spezzare la schiena a Bruce Wayne , costringendolo sulla sedia a rotelle.

Batman sul grande (e piccolo) schermo
La deriva “buonista” dei fumetti degli anni Cinquanta e Sessanta è evidente anche nella prima trasposizione televisiva dell’Uomo pipistrello, che dal 1966 al 1968 è protagonista di una serie che porta il suo nome, trasmessa dal canale americano Abc e in cui a interpretare Batman e Robin c’erano gli attori Adam West e Burt Ward. Il telefilm era chiaramente rivolto ai bambini, con tanto di scritte onomatopeiche che comparivano sullo schermo a ricordare quelle dei fumetti e addirittura consigli per i giovani spettatori sull’importanza di allacciare le cinture di sicurezza, fare i compiti, mangiare verdure, bere latte e così via. Un prodotto molto politically correct ed “educato”, da cui nel 1989 e nel 1992 prese decisamente le distanze il regista Tim Burton per realizzare i bellissimi “Batman” e “Batman, il ritorno”, interpretati da Michael Keaton, con accanto un “super cast” composto, fra gli altri, da Jack Nicholson, Kim Basinger e (nel secondo film) Michelle Pfeiffer e Danny DeVito. Successivamente, dopo la parentesi delle pellicole firmate da Joel Schumacher, fra 2005 e 2012 è arrivata la trilogia di Christopher Nolan e Christian Bale: è stata molto apprezzata dalla critica e dal pubblico, ma per i “puristi” del Cavaliere oscuro, il “Batman” da ricordare è quello di Burton , cupo, camp e deliberatamente kitsch, perfettamente in scia con i fumetti di Miller, usciti pochi anni prima.

Come è stato festeggiato dalla Dc Comics
Nonostante che il giorno esatto del compleanno sia il 30 maggio (è in quel giorno di 80 anni fa che uscì il numero 27 di “Detective Comics”), la Dc ha deciso di “anticipare” i festeggiamenti con la pubblicazione di due volumi speciali:
– il 13 marzo, “Detective Comics: 80 Years Of Batman”, con copertina rigida, storie inedite e alcuni saggi sulla figura del Cavaliere oscuro;
– il 27 marzo, l’attesissimo numero 1000 di “Detective Comics”, un albo di 96 pagine di grande formato con un’avventura inedita di Batman scritta da Peter J. Tomasi e disegnata da Doug Mahnke.

Il post della Dc Comics su Facebook per celebrare Batman

Anche la RW Lion, la Warner e altri autori hanno aderito ai festeggiamenti

Romics 4-7 Aprile 2019 : Warner Bros. Entertainment Italia, DC Comics ed RW Lion, nel padiglione Movie Village della manifestazione hanno allestito tavole realizzate da artisti internazionali e italiani (in collaborazione con C’art Gallery), statue ufficiali, omaggi d’autore e installazioni.

Milano Design Week 2019 dal 20 al 26 Aprile 2019 ha presentato una Mini versione Clubman total black dedicata al Cavaliere Oscuro. Siete curiosi di vederla? Cliccate qui.

Napoli Comicon 25-28 Aprile 2019: Presso lo stand RW Lion è stato messo a disposizione il servizio filatelico temporaneo per l’annullo del francobollo con il timbro speciale realizzato esclusivamente per gli 80 anni di Batman.

A maggio 2019 il settimanale Film Tv ha celebrato gli 80 anni di Batman con una fantastica copertina del maestro Carmine Di Giandomenico.

La rivista Linus, con l’edizione del mese di Maggio 2019 omaggia una storica copertina di Bob Kane con la reinterpretazione della stessa da parte del disegnatore Sergio Ponchione (da noi intervistato per l’occasione).

Etna Comics dal 6 al 9 Giugno 2019, per festeggiare gli 80 anni di Batman, ha invitato il disegnatore Neal Adams.

La DC Comics in collaborazione con Warner Bros., dal 28 giugno al 10 settembre 2019, presso il Museo Nazionale Scienza e Tecnologia Leonardo da Vinci di Milano (in via San Vittore 21) ha organizzato la mostra “Batman: 80 Years of Technology“. La stessa è stata aperta di nuovo al pubblico nel mese di Ottobre 2019.

Giffoni Film Festival a Salerno, il 26 luglio in collaborazione con Warner Bros. e DC Comics celebra il cavaliere oscuro con una masterclass dal titolo #Batman80 – Il Mito del Cavaliere Oscuro e la trasmissione in anteprima nazionale Batman: Hush.

RW-Lion sta pubblicando 9 albi in edizione speciale, a partire dal numero 55 del quindicinale Batman e negli otto numeri dispari successivi, al cui interno potrete trovare altrettanti poster che celebrano il Cavaliere Oscuro e il suo mondo. Il retro di ogni poster, inoltre, andrà a comporre l’immagine celebrativa ufficiale scelta per festeggiare gli 80 anni di Batman. Questi albi avranno anche uno speciale inserto di 24 pagine, che rievocherà le storie più belle e significative mai scritte sul personaggio, in un’apologia unica a lui dedicata.

Sabato 21 Settembre 2019, in occasione della contemporanea accensione del Batsegnale in 12 città del mondo, la Warner Bros. Ent. Italia e RWLion hanno creato un piccolo party per l’occasione presso l’hotel NH di Piazza Cinquecento a Roma. Qui potete trovare il nostro articolo dedicato.

Domenica 22 Settembre 2019, presso la Biblioteca Nazionale di Napoli, i visitatori hanno potuto intraprendere un affascinante ed emozionante viaggio nella storia dell’uomo pipistrello.

In occasione del Batman Day, Batman Crime Solver, vi ha regalato:

la traduzione ( redatta da Marco Piva) di 5 (cinque) fumetti che fanno da prequel al film Batman v Superman, scritti da Christos N. Gage e disegnati da Joe Bennett, e che sono dedicati a figure chiave del film come Superman, Batman, Lois Lane, la senatrice Finch e Lex Luthor. Qui potete trovare i fumetti da leggere;

un fumetto home made dal titolo L’eco di un’anima con i disegni di Max Moda. Qui potete scaricare il fumetto;

una cartolina speciale disegnata da Paolo Spadot. La potete trovare qui;

una serie di clip video in cui autori del fumetto, blogger e altri fanno gli auguri a Batman. Qui trovate la raccolta.

20 fatti su Batman che forse non conoscete

80 anni di Batman: gli auguri del blogger Samuele Celletti in arte Mr. Comics

Samuele, in arte Mr Comics ha una sconfinata passione per il fumetto, e proprio per questo è nato il suo alter ego pagina Facebook e Instagram “Mr. Comics”. In queste pagine potete trovare non solo reportage e recensioni dedicati ai supereroi del Cosmo Marvel e Dc Comics ma anche altri personaggi come Tex, Dylan dog, Topolino, Pk e tanti altri che hanno appassionato e continuano tutt’ora a coinvolgere i tanti lettori!!

Per Samuele Batman, è uno dei personaggi con la psicologia più complessa e profonda, che in questi 80 anni ha avuto la fortuna di avere i migliori scrittori e disegnatori del fumetto mondiale.

Secondo lui Batman non può e non deve essere definito un supereroe,  ma un eroe, in quanto si basa sulla sua intelligenza, sulla forza di volontà e fisica, e nella fortuna di aver ereditato tutto il patrimonio ed i soldi della famiglia Wayne, per avere un grande aiuto nella lotta al crimine, oltre che dai suoi vari alleati, anche dalla tecnologia.

Le sue storie preferite sono quelle di Grant Morrison, in particolare la saga “Batman e figlio”, il Batman di Frank Miller in graphic novel storiche come Batman Anno Uno e tutta la saga del “Cavaliere Oscuro” di Miller, comprendente “Il Ritorno del Cavaliere Oscuro, “Il Cavaliere Oscuro Colpisce Ancora”, e il “Cavaliere Oscuro 3 Razza Suprema”, e tutta una serie di autori come Neal Adams, e Tom King che ha scritto le storie più recenti del personaggio nella serie regolare in continuity.

Batman: qualche considerazione sugli anni 80…o giù di lì – Parte 2/2

Nella storia del comic book americano, e in quella di Batman, Dark Knight si colloca comunque come un episodio a sé, svincolato dalla cronologia del personaggio; ammesso e non concesso che nel lentissimo fluire del tempo sulle pagine degli albi a fumetti Batman arrivi mai ad avere i (più o meno) sessant’anni del protagonista di Dark Knight, i soggettisti e gli sceneggiatori dell’epoca non dovranno preoccuparsi di trovare coerenze spazio-temporali con il torvo mondo descritto da Frank Miller (tanto torvo, ahimè, da ricordare fin troppo, forse, quello vero in cui viviamo, sia pure osservato attraverso la lente deformante dell’artista). Diciamo pure che Dark Knight può essere catalogata come una di quelle “storie immaginarie” per le quali la DC andava (tristemente) famosa negli anni ’50 e ’60, sia pure a un livello assolutamente inconfrontabile con quelle. Ben diversa è la seconda operazione compiuta da Miller, questa volta su diretta commissione del management DC, e nel bel mezzo di tutta una serie di iniziative tendenti a rinnovare l’immagine della casa editrice e dei suoi personaggi più importanti. Tanto è vero che successivamente lo stesso Miller ha creato ancora Batman: Il cavaliere oscuro colpisce ancora, tra il 2001 e il 2002, e Il Cavaliere Oscuro III: Razza suprema pubblicato tra il 2015 e il 2017. Così se da una parte si dava mandato a John Byrne (altro pezzo da novanta in America, e altro transfuga dalla Marvel) di reinventare le origini di Superman e di ridisegnarne, attualizzandoli, comprimari e luoghi di azione, a Miller veniva affidato il compito di ripresentare le origini di Batman. Cosa che il nostro accettava di fare, ma questa volta solo come soggettista e sceneggiatore. La resa grafica sarebbe stata invece opera di David Mazzucchelli, ricomponendo così la stessa coppia che pochi anni prima aveva lavorato, e con grande successo, sul “nuovo” Devil della Marvel. Il risultato fu “Batman Year One”, un capolavoro assoluto, anche se, presentato com’è stato negli inserti di “Corto Maltese”, si può far fatica a riconoscerlo come tale). “Batman Year One” è stato inizialmente pubblicato come “miniserie all’interno della serie regolare” nei numeri 404-407 della testata “Batman”, e poi ripubblicato in un ottimo volumetto rilegato di 96 pagine. E’ la storia riraccontata delle origini di Batman e del suo incontro con due personaggi destinati ad avere un ruolo importante nella sua saga, il commissario Gordon e Selina Kyle (Catwoman).

La storia si svolge fra i 14 gennaio e il 3 dicembre di un anno imprecisato e prende avvio dall’arrivo di un giovane tenente Gordon a Gotham City, lo stesso giorno in cui torna in città il venticinquenne Bruce Wayne dopo dodici anni passati all’estero. Le prime parole della storia, “pensate” da Gordon nella prima vignetta, sono indicative: “Gotham City. Forse è tutto quello che mi merito. Forse è il mio periodo di ferma all’inferno”. Nella sua estrema sintesi, la premessa è assolutamente chiara: le novantacinque pagine che seguono ci proiettano in qualcosa che, in termini giallisti, sta a metà strada fra il noir alla francese e l’hard boiled tipicamente americano, pur nell’assoluto rispetto del canone batmaniano (con i genitori assassinati davanti agli occhi del piccolo Bruce, il pipistrello che entra dalla finestra a ispiragli il nome…). Ma quello che colpisce è l’atmosfera del racconto, con il suo taglio assolutamente cinematografico; così come colpiscono il suo verismo e la sua violenza, questa però mai gratuita o quanto meno non più gratuita di quella che siamo abituati a vedere nei (buoni polizieschi hollywoodiani degli anni Quaranta. Verismo e violenza attraversano diagonalmente tutta la storia (mentre l’aspetto supereroistico, pur essendo ben presente, è quasi incidentale) e la rendono memorabile, così come il tratteggio e la definizione dei personaggi, Gordon su tutti.

Un Gordon che difficilmente, prima che qui, qualcuno avrebbe potuto immaginare in mutande o alle prese con una relazione extraconiugale nel mo-mento in cui sua moglie si appresta a dare alla luce Barbara! Ma di nuovo, non è mia intenzione raccontare quello che accade nelle pagine di questa storia, per non diminuire il piacere di chi ancora non ha avuto occasione di leggerla. Con “Batman-Year One” Miller (ottimamente “spalleggiato” da Mazzucchelli) ha consegnato alla DC un personaggio totalmente rivitalizzato, al di là di quanto aveva già fatto con Dark Knight. Se quest’ultimo era una escursione nel fantastico (una “storia immaginaria”, appunto), “Batman-Year One” è Batman. Sul personaggio di Batman si può lavorare e bene. Come, in effetti, è accaduto dal 1986 in avanti, con lusinghieri risultati commerciali e anche – sia pure fra alti e bassi, come è inevitabile – artistici. Il “trucco” visto a posteriori, era facile: per riavere un grosso personaggio bastava ricordare com’era il personaggio quando era veramente grande, alle sue origini, e riproporlo identico, sia pure aggiornandolo al “linguaggio” degli anni Ottanta. Ma bisognava pensarci, e nessuno prima di Miller ci aveva pensato prima. Per cui, tanto di cappello. Ora che Batman è di nuovo “in”, ora che imperversa la “batmania” grazie all’imminente anniversario per i suoi meravigliosi 80 anni e a tutti i film finora usciti al cinema, è più facile produrre buone e talvolta ottime storie, per cui chi avrà voglia di andare a riscoprire il personaggio sugli albi americani (sempre nell’attesa di buone edizioni e di buone traduzioni italiane) avrà solo l’imbarazzo della scelta. D’altra parte, quando il personaggio ha successo, e vende, è tipico dell’industria fumettara americana che siano molti i buoni autori disponibili o desiderosi di cimentarsi. Così abbiamo avuto Moore e Bolland che ci hanno proposto un allucinante “Killing Joke” (un altro “fuori serie” alla Dark Knight, anche se totalmente diverso da quello per stile, taglio e ambientazione) o Barr e Bingham che hanno ridato linfa vitale al vecchio avversario Ra’s al Ghul dell’epoca di Neal Adams in “Son of the Demon”.

Ma anche le serie mensili, dove abbiamo già visto un “Batman-Year Two”, sono generalmente godibili, anche se devono fare i conti col vecchio Comics Code (il codice di autocensura della industria del fumetto negli Usa), e affidate a buoni professionisti della scuderia DC oltre che, occasionalmente, a esterni di rango, per esempio Max Allan Collins (noto giallista e autore oltre che di True Detective anche di un fumetto poliziesco, “Ms. Tree”, che sicuramente meriterebbe un’edizione italiana) o lo stesso Sam Hamm, che ha steso la sceneggiatura del primo film di Tim Burton che all’epoca ha polverizzando ogni record di incasso.

Frank Miller festeggia la sua sesta decade

Frank Miller (nato a Olney il 27 gennaio 1957) è uno dei più innovativi e autorevoli cartoonist degli ultimi 30 anni. La sua sovversiva fusione tra mistero e supereroismo, condizionata non solo dai classici americani ma anche dalla cinematografia orientale, ha reso memorabile la sua gestione di Daredevil, che ha dato vita a opere come “Rinascita” e “L’Uomo Senza Paura”.

Miller è stato inoltre il creatore fondamentale della pienezza e del perfezionamento narrativo di Batman, personaggio di cui ha scritto opere eccellenti come “Batman: Anno Uno” e “Il Ritorno del Cavaliere Oscuro” ridefinendo completamente sia il personaggio sia le atmosfere narrative. Prima del suo attuale ritorno al personaggio con “All Star Batman”, si è dedicato a impegni indipendenti come “300” e “Sin City”, entrambe esaltate dalle loro trasposizioni cinematografiche.

Frank Miller a Lucca Comics 2016

Frank Miller a Lucca Comics 2016

L’autore infatti ha sempre manifestato apertamente il suo interesse per il mondo del cinema e ha realizzato diverse opere sia in veste di regista che di sceneggiatore, come Robocop 2 o l’adattamento da lui stesso diretto dello Spirit di Will Eisner.

Nel 2015 viene insignito dell’Eisner Awards Hall of Fame e poi torna alla ribalta con “Razza Suprema”, terzo capitolo della saga ambientata nel futuro distopico del Cavaliere Oscuro.

Oggi nel giorno del suo 60° compleanno lo celebriamo ricordando i suoi giorni a Lucca Comics and Games edizione 2016, quando con tanta passione ci ha regalato perle di storia del fumetto in questa conferenza con l’altro maestro italiano Milo Manara.

Buon compleanno mr. Miller.

Bat-Fumetto online: Jayden T’Soni e Mauro Emme Forte

I fumetti online hanno principalmente la caratteristica dell’auto-pubblicazione, visto che quasi chiunque può pubblicare un fumetto senza intermediari. La maggior parte dei fumetti online è di livello amatoriale ed aggiornata sporadicamente, ma alcuni sono più ambiziosi e alcuni hanno raggiunto un tale livello di successo da permettere agli autori di lavorarvi a tempo pieno, grazie ai soldi generati dalla pubblicità e dal merchandising.
La stessa fortuna che auguriamo agli autori ospiti del nostro blog: Jayden T’Soni e Mauro Emme Forte, i quali si sono cimentati con delle storie sul Crociato Incappucciato.
Batman Crime Solver e’ lieto di aver intervistato entrambi. Di seguito troverete anche le sinossi dei loro fumetti online e i relativi link per immergervi nelle tenebrose avventure di Batman.
Attendiamo copiosi i vostri commenti.

MAURO EMME FORTE

Stefano: “Ciao Mauro e benvenuto su Batman Crime Solver. Presentati al nostro pubblico”.

Mi chiamo Mauro Forte, ho 23 anni, Emme è il mio nome d’arte ma non vi spiegherò il perché della scelta di questo nomignolo.
Sono un disegnatore, nel gergo un “wannabe” del fumetto, ossia uno che vuole diventare fumettista ma che non lo è.
Professionalmente parlando. Ah, e sono un povero disgraziato.

Stefano: “Immagino sia una passione per te Batman, quali sono le storie che più ti hanno colpito del personaggio?”

Ad essere onesto, mi piace molto il personaggio fin da quando c’erano i cartoni su italia uno negli anni 90, ma solo
negli ultimi anni ho iniziato a leggere fumetti sul personaggio. Non sono un lettore di lunga data, parlare di passione
sarebbe un insulto ai veri appassionati del personaggio. Ad ogni modo mi è piaciuto in particolar modo Batman Natale di
Lee Bermejo (a cui Batman Crime Solver ha dedicato un focus con intervista) e Barbara Ciardo (qui la nostra inervista in esclusiva).

Stefano: “Come mai la scelta di realizzare un fumetto così breve su Batman?

Principalmente per inesperienza. La qualità dei disegni lascia molto a desiderare, rispetto a mostri sacri come Jim lee o David finch.
La storia breve è una scusa, per abituarmi al disegnare tavole veloci mantenendo una qualità constante. Non è facile.
Ma proprio per niente considerando che oltre alle matite, mi sono ritrovato a fare chine, colori, lettering, grafica, cover e impaginazione dello spillato
tutto da solo. Mi piacerebbe avere a che fare con altri disegnatori, coloristi o comunque coinvolgere nell’iniziativa altre persone,
ma aspettarsi un po’ di serietà da chi non viene pagato è impossibile, e vogliatemi perdonare per quanto sto per dire, in Italia anche se pagati non
c’è serietà sul lavoro a prescindere.
Dubito che i miei colleghi sceneggiatori siano in grado di aiutarmi perlomeno con il lettering o con l’impaginazione,
non è per sminuire le loro capacità, al contrario, ma come vi ho detto prima la serietà è un dono raro.
Fino ad ora, non ho avuto modo di vedere il contrario.

Stefano: “Come mai hai voluto narrare questa vicenda?”

Tutti i personaggi sono difficili da disegnare. Il personaggio che ho disegnato NON è Batman, perché non ne ho colto il vero spirito.
È un discorso complesso e difficile, vi basti sapere che sto provando a fare del mio meglio per fare le cose per bene, se avessi maggiore disponibilità
da persone serie, la qualità sarebbe migliore. Ma questo passa in convento. Non ci si può concentrare su tante cose assieme e aspettarsi che vengano
benissimo. Meglio fare una cosa ma farla BENE che tante e tutte male. Purtroppo senza aiuti validi non posso rispettare questa regola di vita.

Stefano: “Mi pare di capire che sei solo a lavorare all’espetto “grafico”, non hai provato a chiedere aiuto a qualcuno?”

Oh, molte volte. Segnalazioni, annunci su fb, chiesto a ex compagni di corso, niente da fare.
Nessuno fa niente se non c’è un riscontro economico. Non dico che sia una mentalità sbagliata, ma non fai esperienza se pretendi soldi, specie se sei
appena uscita dalla scuola e non sei nessuno. Fare esperienza facendo lavori gratis per un primo periodo, per come la vedo io, non è sbagliato, è un passo
obbligato per chi vuole osare fare questo mestiere.

Stefano: “Progetti per il futuro?”

Insieme a uno dei miei sceneggiatori sto realizzando una storia breve su Venom, e nel mentre sto portando avanti totalmente da solo una webcomics
fantasy storica e pseudo comica chiamata Man Risen. Avrei completato una storia breve di Spiderman ma non riesco a trovare un colorista di
buona volontà che la colori, finirà che la pubblicherò in bianco e nero sicuro. E spero di iscrivermi all’università entro Ottobre…

Stefano: “Immagino che ami quello che fai, cosa provi quando disegni?”

Amo disegnare, ma è frustrante quando qualcosa non viene esattamente come lo si è immaginato. È un rapporto di amore e odio.
Immagino sia una cosa soggettiva per ogni artista.

Stefano: “Capisco, ti ringraziamo per il tempo che ci hai concesso, e in bocca a lupo. Confidiamo di averti ospite ancora sul nostro Blog con una nuova storia di Batman”.

Grazie a te.

Occhi

JAYDEN T’SONI

Stefano: “Ciao Jayden e benvenuto su Batman Crime Solver. Presentati al nostro pubblico”.

Mi chiamo Jayden, ho 19 anni e vivo in Toscana, anche se sono originario della Campania.

Stefano: “Immagino sia una passione per te Batman, quali sono le storie che più ti hanno colpito del personaggio?”

La mia storia preferita in assoluto è Batman: Anno Uno. Mostra perfettamente l’essenza del personaggio e potremmo anche definirlo un ottimo “poliziesco”, visto che in parallelo vediamo anche le attività di Gordon al GCPD (Gotham City Police Department).

Stefano: “Come mai la scelta di realizzare un fumetto così breve su Batman?”

Perché è un personaggio che conosco bene e avevo già in mente cosa fare con lui. Inizialmente la storia prevedeva altri personaggi, poi ho lasciato perdere perché Mauro mi aveva fatto notare che cozzavano male con la storia. Se non gli avessi dato ascolto la storia non sarebbe stata così.

Stefano: “Come mai hai voluto narrare questa vicenda?”

Volevo narrare questa storia per raccontare qualcosa di diverso sul personaggio. Mi piaceva l’idea di un Batman ormai stanco e abbattuto, ma sia chiaro che non sono un tipo che ama vedere super eroi come Batman uccidere altri personaggi.

Stefano: “La scelta di una storia breve è dovuta a una questione di tempo oppure all’inesperienza?”

Più che inesperienza, devi contare che questa è stata più una cosa tra amici e quindi non si aveva tutto questo tempo a disposizione, ma in futuro sarei felice di lavorare a una storia più lunga.

Stefano: “Progetti per il futuro?”

Attualmente sto lavorando a un’altra storia. Il personaggio in questione è molto diverso da Bats e mi sono divertito molto a scriverlo.

Stefano: “Immagino che ami quello che fai, cosa provi quando scrivi una storia?”

Dipende da che tipo di storia sto realizzando. Con “L’ultima risata” ho provato un po’ di tristezza per il personaggio. Lui perde tutto e fa quello che si era promesso di non fare. In ogni caso, quando vedo la mia storia realizzarsi provo un senso di soddisfazione e la cosa mi piace. E’ anche bello vedere l’interpretazione che il disegnatore da delle tue parole. Finisce sempre con parole tipo “Wow, quando scrivevo la sceneggiatura non me lo immaginavo così, figo!”, cose così. Usare la fantasia mi fa bene, mi fa sentire felice, è uno svago di cui non posso fare a meno. Perdermi in queste storie mi fa dimenticare in che mondo piatto viviamo. E’ come la droga, solo che è legale e ti fa bene.

Stefano: “Capisco, ti ringraziamo per il tempo che ci hai concesso, e in bocca a lupo. Confidiamo di averti ospite ancora sul nostro Blog con una nuova storia di Batman”.

Grazie a te!

 I DUE AUTORI SONO LIETI DI CONDIVIDERE LORO STORIE QUI SUL NOSTRO BLOG. A VOI LE SINOSSI E LE COPERTINE DELLE STORIE. CLICCANDO SUI RISPETTIVI LINK POTETE INIZIARE LA LETTURA. BUON DIVERTIMENTO.

L'ultima risata - Storia di Jayden T'Soni e Disegni di Mauro Emme Forte

L’ultima risata – Storia di Jayden T’Soni e Disegni di Mauro Emme Forte

“L’ULTIMA RISATA”

Storia di Jayden T’Soni
Disegni di Mauro Emme Forte
Joker ha vinto, giù il sipario. Una storia in cui il Cavaliere Oscuro metterà in discussione se stesso e tutti i suoi principi morali, in un’ultima missione dove cercherà vendetta per una grave perdita che influenzerà il suo mondo e la sua psiche. Scorrerà sangue in quel dì Gotham?

http://issuu.com/mauroemmeforte/docs/batman_detective_comics_-_l_ultima_

La via del guerriero - Storia di Massimo Giantempo e Disegni di Mauro Emme Forte

La via del guerriero – Storia di Massimo Giantempo e Disegni di Mauro Emme Forte

“LA VIA DEL GUERRIERO”
Storia di Massimo Giantempo
Disegni di Mauro Emme Forte.
Batman è alla ricerca della setta delle ombre e finisce in un magazzino abbandonato in un posto non precisato di Ghotam. Che sia una trappola?

http://issuu.com/mauroemmeforte/docs/batman_detective_comics_-_la_via_de

Ordinaria amministrazione - Storia di Mattia Del Core  e Disegni di Mauro Emme Forte

Ordinaria amministrazione – Storia di Mattia Del Core e Disegni di Mauro Emme Forte

“ORDINARIA AMMINISTRAZIONE”
Storia di Mattia Del Core
Disegni di Mauro Emme Forte
Batman è di ronda per i tetti di Gotham e si ritrova ad affrontare una delle tante minaccie di routine.

Riscritte le origini di Batman

Batman-Zero-Year-DC-Comics-280x435L’anno zero di Batman viene nuovamente riscritto da Scott Snyder e disegnato da Greg Capullo.
Scott Snyder (scrittore de “La corte dei gufi” che si conclude con il n.11 di Batman), intervistato da ComicBookResources, ha dichiarato: “Batman Anno Uno è una delle mie due storie a fumetti preferite insieme a Il Ritorno del Cavaliere Oscuro. L’ho sempre considerata l’origine ufficiale di Batman e abbiamo provato a tenerne il più possibile nelle New 52. Ma poi sono sorte delle domande su come James Gordon Jr. possa essere un adulto quando Batman è in attività da soli sei anni. Oppure su come Barbara Gordon possa essere la figlia biologica di Jim Gordon. Come facciamo a conciliare le nuove origini di Selina Kyle con quelle di Anno Uno? C’è una storia diversa con la famiglia Falcone. E’ tutto molto problematico.”

“Ho cominciato a giocare con questa storia per spiegare le cose esplorando differenti momenti rispetto ad Anno Uno che è un’ottima storia sia su Bruce che su Gordon ma non svela quello che Bruce ha fatto per diventare Batman. Come ha costruito la caverna? Quali sono le avventure che ha vissuto e che noi non abbiamo visto? Mi intriga la trasformazione da Bruce Wayne a Batman. Il n. 0 è stato un po’ un’anteprima di quello che stiamo facendo. L’idea è che Bruce deve imparare anche come essere Bruce.”
La saga, intitolata Batman: Zero Year, si snoderà per ben undici capitoli e ci mostrerà tutte le avventure che Batman ha vissuto prima del suo secondo avvento in salsa New 52.

A margine di questa notizia, ci viene spontaneo farvi omaggio del poster della nuova serie Batman Beware, che presto vedrà la nascita in america.

Batman Beware

Batman Beware

Michael Keaton e…il terzo film di Batman

Batman-HPMichael Keaton è lo storico interprete dei due Batman diretti da Tim Burton usciti nel 1989 e nel 1992. Dopo Batman Returns, la Warner e Burton stavano pianificando un terzo capitolo, anche se poi la major ha optato per un rilancio del franchise più pop e meno dark con i due lungometraggi di Joel Schumacher.

Di recente l’attore che ha impersonato Bruce Wayne e il suo alter ego ha partecipato al podcast WTF con Marc Canton, dove ha espresso le sue idee a riguardo di questo film mai nato e altri aneddoti.

Keaton racconta che dopo aver girato Beetlejuice con Burton, aveva appreso che il regista stava pianificando un lungometraggio su Batman e che il filmmaker desiderava che lui leggesse il copione, dato che era intenzionato a averlo come protagonista.

Al tempo non conoscevo bene il fumetto, i suoi aspetti pulp, avevo dimestichezza più che altro con lo show televisivo. Dopo aver letto Il Ritorno del Cavaliere Oscuro mi sono interessato di più.

Lui e Tim Burton condividevano l’idea che doveva trattarsi di un personaggio estremamente depresso, un vigilante problematico.

Tempo fa, Keaton aveva dichiarato di non aver visto la Trilogia di Christopher Nolan nella sua interezza e, a quanto pare, non è stato fatto nulla per sopperire alla cosa anche se quelle riservate al regista inglese sono parole di elogio:

Quello che ci ha lavorato adesso, Chris Nolan, è un tizio pieno di talento. Ma lo dico come se li avessi visti, cosa che in realtà non ho fatto. A dire il vero non ho visto molto neanche del secondo che ho fatto io.

Tornando al terzo film che lui e Burton non hanno mai girato, scopriamo che si sarebbe trattato di una pellicola sulle origini del personaggio, sulla falsariga di Anno Uno di Frank Miller (seminale graphic novel cui Batman Begins di Nolan è fortemente debitore):

La direzione intrapresa da Nolan è esattamente quella che volevamo percorrere noi. Volevamo vedere come e perché questo tizio aveva deciso di mettersi in gioco in questo modo. Potevamo sistemare tutti quegli aspetti che, magari, avevamo smarrito per strada. Poteva trattarsi di un progetto davvero brillante.

(Fonte: Collider)

Batman Begins il raffronto con i fumetti

Vi proponiamo un interessante articolo sul film Batman Begins, in cui sono riportati tutti i raffronti con il fumetto di Batman. Il pezzo e’ tratto da Cinecomics e scritto da Stefano Dell’Unto.

Dopo aver diretto l’ottimo thriller Insomnia per la Warner Bros., il regista inglese Christopher Nolan si fece avanti quando seppe che la casa di produzione voleva riavviare il franchise di Batman, annientato dalle pessime pellicole di Joel Schumacher. Nolan desiderava una trasposizione ultrarealistica e considerava i film precedenti sul personaggio meri esercizi di stile piuttosto che storie drammatiche incentrate sul protagonista. Il regista intendeva realizzare un reboot e portare per la prima volta sullo schermo le origini del personaggio ma, pur essendo un fan di Batman, non era un esperto di fumetti. Si rivolse allora allo sceneggiatore David S. Goyer che, a proposito di cinecomics, aveva scritto Il Corvo 2 e la trilogia di Blade di cui stava per dirigere il terzo capitolo. Nolan e Goyer vennero ingaggiati dalla Warner all’inizio del 2003.

Dopo aver visionato tonnellate di materiale su Batman negli uffici della DC, Nolan e Goyer decisero di prendere spunto principalmente da tre opere: The Man Who Falls (L’uomo che cade), una storia breve scritta da Dennis O’Neil e Dick Giordano nell’89 e che racconta rapidamente le peregrinazioni e l’addestramento di Bruce in giro per il mondo dopo aver lasciato Gotham; Batman: Anno Uno di Frank Miller che rilegge gli inizi dell’attività del vigilante in chiave tangibile, e Il Lungo Halloween di Jeph Loeb e Tim Sale, seguito del lavoro di Miller che approfondisce la faida mafiosa a Gotham e la trasformazione del procuratore distrettuale Harvey Dent in Due Facce.

Nolan e Goyer si trovarono d’accordo nel porre al centro della storia la componente più umana e realistica. Nella sceneggiatura vennero sviluppate due tematiche fondamentali per il percorso intimo di Bruce Wayne: il potere della paura e la differenza tra giustizia e vendetta. Goyer voleva che il pubblico si affezionasse tanto a Batman quanto a Bruce Wayne e che il personaggio fosse interessante anche quando non indossava il costume. Inoltre, l’idea di un uomo che usa un’identità segreta per combattere il crimine doveva essere originale, per questo Nolan decise che nel suo universo non dovevano esserci altri supereroi. Lo script venne tenuto segreto con l’uso del falso titolo “The intimidation game” e i produttori dovettero andare a casa di Nolan per poterlo leggere.

Il regista decise di ispirarsi al Superman di Richard Donner sia per il realismo che per il sontuoso cast di supporto ai personaggi principali. L’attore inglese Christian Bale era interessato al ruolo di Batman fin da quando il progetto era nelle mani di Darren Aronofsky che lo aveva abbandonato per dedicarsi a Requiem for a Dream. Bale piacque subito a Nolan per il suo approccio controllato all’aggressività di Batman. L’attore criticò aspramente i precedenti film sul Cavaliere Oscuro che avevano concesso troppo spazio ai villains. Studiò meticolosamente il fumetto, entrò nella psicologia del personaggio e lavorò sulle sue pose e i suoi movimenti.

Nella complessa trasformazione interiore sviluppata attraverso un percorso di maturazione, il personaggio richiese una quadrupla interpretazione di Bale. All’inizio c’è un Bruce giovane, vendicativo ed arrabbiato che desidera uccidere l’assassino dei suoi genitori, poi l’uomo in fase di transizione, combattuto tra il senso di colpa, il rancore e la sete di giustizia, che cerca con dedizione la sua strada durante l’addestramento nella Setta delle Ombre, quindi il Batman rabbioso, ormai consapevole della propria missione e, infine, il finto playboy sopra le righe per mascherare la sua vera personalità che, tragicamente, vien fuori solo quando combatte il crimine.

Bale era reduce dalla sua performance estrema ne L’uomo senza sonno (The Machinist) per la quale si era ridotto pelle e ossa. Iniziò così a lavorare sul fisico raggiungendo cento chili di peso che risultarono addirittura eccessivi, somigliando più ad un wrestler che a un lottatore di arti marziali, tanto che sul set iniziarono a chiamarlo per scherzo “Fatman”. Venne riportato ad uno stato ottimale di forma lavorando su resistenza e tono muscolare. Nolan non voleva che la tecnica di combattimento di Batman risultasse una coreografia elegante e spettacolare ma uno stile più brutale e concreto. Buster Reeves, campione mondiale di ju-jitsu, suggerì il keysi, un’arte marziale nuova ed in evoluzione, basata in special modo sull’uso di gomiti e pugni e che incanala la furia emotiva del lottatore.

Bruce decide di usare l’icona del pipistrello, che lo spaventa fin da quand’era piccolo, per terrorizzare i criminali. Fondamentale risultò quindi il costume realizzato da Lindy Hemming. Nolan intedeva mostrare Batman come un’ombra rapida e animalesca e voleva che il costume fosse spaventoso e funzionale, che trascendesse il semplice essere umano che lo indossava. Nella storia, venne ideata una tenuta da combattimento militare subacquea in carbonfibra con interni ad alta tecnologia che impedisce al corpo di scendere sotto una certa temperatura. Bruce la copre poi di spray al lattice nero per rimuovere la traccia di calore e renderla invisibile agli infrarossi. L’idea della stoffa del mantello che s’irrigidisce se attraversata da una corrente si basa su autentici studi militari.

Venne fatto un calco del corpo di Bale da cui fu ricavato un modello in gesso, scomposto e trasformato nelle componenti in gomma espansa. Sullo schermo, l’espressione del cappuccio rivela la rabbia interiore del personaggio, il collo enorme sembra quello di una bestia feroce, il mantello in seta di nylon per paracaduti, resistente all’acqua ed imbottita di peletti, sembra vera pelle di animale. Il costume si rivelò comodo ma anche abbastanza caldo da procurare dei mal di testa a Bale che l’attore sfruttava per sfogare la furia di Batman. Affermò di sentirsi trasformare in un animale quando indossava il costume.

La back-story dei genitori di Bruce venne particolarmente approfondita. Come nel fumetto, il dottor Thomas Wayne e sua moglie Martha, interpretati da Linus Roache e Sara Stewart, sono una coppia filantropica che usa le risorse della multinazionale Waynecorp. per aiutare i bisognosi. Nel film, i due hanno salvato Gotham dalla crisi economica, primo tentativo di Ra’s Al Ghul di distruggere la città. Com’è noto, Thomas e Martha vengono uccisi da un ladruncolo davanti agli occhi del piccolo Bruce all’uscita del cinema dove hanno assistito a Il segno di Zorro, figura che avrebbe poi ispirato Batman. Nolan eliminò quest’idea e optò per una serata all’opera. Durante la rappresentazione del Mefistofele di Boito, Bruce, il piccolo Gus Lewis, si spaventa per alcuni ballerini travestiti da pipistrello e chiede ai genitori di uscire. Nel vicolo sul retro del teatro s’imbattono in Joe Chill che, tentando di rapinarli, li uccide. Seppure indirettamente, la paura di Bruce ha portato alla morte dei suoi genitori amplificando il suo senso di colpa. La sequenza dell’omicidio è pressoché identica al fumetto.

Primo tra gli alleati di Batman è il fido maggiordomo Alfred Pennyworth, interpretato da un altro attore inglese, come lo è del resto il personaggio, il grande Michael Caine. Anche se non venne portata sullo schermo, Caine creò una sua personale back-story per il personaggio che secondo lui aveva militato nello Special Air Service britannico rendendolo così più efficiente e risoluto rispetto alle precedenti incarnazioni cinematografiche, gli conferì forza ed eleganza e lo rese molto più fedele alla controparte fumettistica, figura paterna per Bruce dopo la morte dei genitori e dotato di un sottile humour tipicamente anglosassone.

Il sergente Jim Gordon, futuro commissario, è chiaramente ispirato alla versione di Frank Miller in Batman: Anno Uno. Inflessibile idealista in un dipartimento in cui dilaga la corruzione, si tratta di un uomo stressato, perennemente teso, genuino e fallibile. Fu Nolan a scegliere Gary Oldman per il ruolo. Nonostante l’attore sia noto per aver interpretato spesso figure negative, riuscì a trasformarsi in Gordon sia fisicamente che psicologicamente rendendolo meno duro e violento rispetto alla controparte fumettistica. Il personaggio risultò anche più puro moralmente. Basti pensare che, nel fumetto, Gordon tradisce la moglie Barbara con la collega Sarah Essen mentre nel film è assolutamente fedele agli affetti e alla sua figura istituzionale.

Lucius Fox, amministratore delegato della Wayne Enterprises, nel film è stato espulso dal consiglio d’amministrazione e relegato alla sezione ricerca e sviluppo dal corrotto dirigente Richard Earle. Interpretato dal sempre carismatico Morgan Freeman, Fox è fedele agli ideali di Thomas Wayne e fornisce a Bruce gli strumenti ipertecnologici per diventare Batman. Fox non sa esattamente quali siano gli scopi di Bruce e il tacito patto che lega i due rende il loro rapporto molto più interessante rispetto al fumetto.

L’idea di inserire il procuratore distrettuale Harvey Dent fu scartata perché non avrebbe avuto lo spazio necessario. Venne rimpiazzato dal personaggio femminile del film, Rachel Dawes, amica d’infanzia di Bruce nonché assistente del p. d. Carl Finch. Con il volto della bella Katie Holmes, Rachel non è la solita donzella in pericolo ma una figura forte e determinata, la persona che sa leggere meglio nel cuore di Bruce. Lo rimprovera quando è assetato di vendetta richiamandolo sulla retta via e, in seguito, capisce che il ragazzo di cui era innamorata non c’è più, rimpiazzato dalla personalità oscura che esprime nelle vesti di Batman. Il personaggio sembra trarre spunto, solo nel nome, da Rachel Caspian, figura femminile di Batman: Anno Due che Bruce sarebbe in procinto di sposare se non fosse che la donna decide di prendere i voti per espiare i peccati del padre, il vigilante omicida Mietitore.

Nolan e Goyer furono molto attenti a non inserire nel film villains che fossero già apparsi nella precedente serie cinematografica. Antagonista principale è Ra’s Al Ghul che nel fumetto è ritenuto da Batman non il suo peggior nemico, titolo che spetta al Joker, ma il più pericoloso. Si tratta di un potente arabo, il cui nome significa “Testa del Demone”, divenuto immortale grazie agli alchemici Pozzi di Lazzaro. A capo della Setta degli Assassini, il suo scopo è quello di utilizzare le proprie ingenti risorse per sterminare oltre il 90 percento della popolazione mondiale e ristabilire un perfetto equilibrio ambientale. Nella sua prima apparizione Ra’s scopre l’identità segreta di Batman, che chiama con ammirazione “detective”, e vorrebbe che si unisse a lui sposando sua figlia Talia. L’eroe naturalmente si oppone ai piani del malvagio instaurando un rapporto di reciproco timore e rispetto con lui e un legame di amore e odio con la ragazza scaturito nella nascita del figlio Damian, il nuovo Robin.

Nel film, Ra’s è interpretato da uno straordinario Liam Neeson e sono stati evitati tutti i riferimenti al medioriente e alla “Jihad” del Demone nel delicato momento storico post-11 settembre. L’uomo si presenta a Bruce sotto le mentite spoglie di Ducard, emissario di Ra’s che si offre di addestrarlo e di farlo entrare nella Setta delle Ombre, un clan ninjitsu come nel fumetto. Come già nell’Episodio I di Star Wars, Neeson si cala perfettamente nel ruolo del mentore, insegnando a Bruce come liberarsi dalle proprie paure ed instillarle negli avversari. Il rapporto tra i due si logora quando Bruce scopre che la Setta vuole distruggere Gotham considerandola ormai irrimediabilmente corrotta. Dunque, nonostante le differenze con il materiale originale, il concetto di base è lo stesso: effettuare un genocidio per un bene superiore. L’eroe ha maturato un codice d’onore secondo il quale non uccide. Qui sta il confine tra la giustizia, rappresentata da Batman, e la vendetta che sospinge Ra’s, privato della moglie da un gruppo di assassini proprio come viene raccontato nel fumetto.

Per preservare il colpo di scena nel finale del film, dove si scopre che Ducard è in realtà Ra’s Al Ghul, Nolan sapeva di dover rendere credibile il falso Ra’s all’inizio della storia. Se fosse stato interpretato da uno sconosciuto, il pubblico non ci sarebbe mai cascato. Uno spiritato Ken Watanabe fornì una performance breve ma magistrale. Il personaggio è chiaramente ispirato a quello del Sensei che, nel fumetto, è stato secondo di Ra’s a capo della Lega degli Assassini prima di contendergli il comando. Sempre nell’opera originale, Henri Ducard non è un’identità fittizia bensì un investigatore francese che insegna le sue tecniche a Bruce fino a tradire la sua fiducia rivelandosi un killer prezzolato. Le similitudini con il personaggio del film sono evidenti.

Nella tematica così ben sviluppata della paura, si inserisce perfettamente come antagonista lo Spaventapasseri. Jonathan Crane è un folle psichiatra esperto di fobie che usa un particolare gas allucinogeno per suscitare le più profonde paure nei suoi avversari. Caratterizzato dai glaciali, imperscrutabili occhi azzurri dall’irlandese Cillian Murphy, nel film è affiliato alla criminalità organizzata, usa il gas psicotropo come arma contro Batman o per condurre esperimenti sui pazienti, inconsapevole che Ra’s Al Ghul lo utilizzerà per cercare di distruggere Gotham.

Nel film, l’aspetto di Crane è molto simile alla prima incarnazione fumettistica del personaggio risalente al ’41. Nello stile sobrio di Nolan, il personaggio non viene dotato dell’intero costume da spaventapasseri ma solo del cappuccio. Durante i tumulti sull’isola Narrows nella parte finale del film, lo Spaventapasseri si aggira in groppa ad un cavallo, esattamente come viene raffigurato da Tim Sale ne Il lungo Halloween, rifacendosi alla figura di Ichabod Crane nel racconto La leggenda di Sleepy Hollow di Washington Irving, strettamente connesso al villain creato da Bill Finger e Bob Kane.

Tra le fonti che hanno ispirato Goyer e Nolan per la realizzazione dello Spaventapasseri vanno citate le due story-arc “Preda” e “Terrore” scritte da Doug Moench, disegnate da Paul Gulacy e pubblicate sulla serie regolare “Batman: Legends of the Dark Knight”. In “Preda”, la polizia ricorre alla consulenza dello psichiatra Hugo Strange per cercare di scoprire l’identità di Batman e catturare il vigilante. Strange si rivela però un pericoloso psicopatico e sembra rimanere ucciso alla polizia alla fine della storia. Sopravvissuto, ricomparire nel sequel “Terrore” dove psicanalizza proprio lo Spaventapasseri sguinzagliandolo contro Batman. Nel film, la figura di Jonathan Crane come psichiatra è più marcata rispetto all’opera originale e risultando così una sorta di mix tra la sua controparte fumettistica e Strange.

Capo della criminalità organizzata di Gotham è Carmine Falcone, creato da Frank Miller e David Mazzucchelli per Batman: Anno Uno e ulteriormente sviluppato ne Il Lungo Halloween dove viene ucciso da Due Facce. Interpretato da un altro attore britannico, Tom Wilkinson, il gangster esprime nel suo faccia a faccia col giovane Bruce la sua filosofia sul potere della paura.

Rutger Hauer presta invece il volto a Richard Earle, amministratore delegato delle Wayne Enterprises, affiliato con la malavita e pedina del piano di Ra’s. Inesistente nel fumetto, è un personaggio cinico e avido, nemesi principale di Lucius Fox.

Come in Batman: Anno Uno, Gordon deve invece vedersela con la corruzione nel dipartimento di polizia. Il commissario Loeb, interpretato da Colin McFarlane, non è viscido e marcio come nella graphic novel, o almeno non viene mostrato esplicitamente, appare invece rigoroso e ligio al dovere. Fedele all’opera di Miller è invece il detective Flass che rappresenta tutta la corruzione nella polizia di Gotham. Ma se nel fumetto è un uomo massiccio ed elegante, Mark Boone Junior gli conferisce un aspetto rozzo e trasandato.

Joe Chill, assassino dei genitori di Bruce, ha vissuto varie traversie nella saga a fumetti. Ucciso dal Mietitore in Batman: Anno Due, è stato ripescato dai capricci della continuity DC ed è morto suicida di recente. Nel film ha il volto di Richard Brake e, in procinto di testimoniare contro Falcone, viene eliminato da un suo sicario. Il cantante inglese Tim Booth presta il capo calvo al pluriomicida psicopatico Zsasz che ha il corpo cosparso di cicatrici, una per ogni vittima. Nel film la sua storia non viene raccontata, anche se possono intravedersi le ferite sul corpo, ma funge da personaggio ricorrente e riconoscibile tra i folli del manicomio Arkham, sconfitto da Batman quando sta per aggredire Rachel ed un bambino.

Il cast figura due piccole curiosità. Il grande attore serbo Rade Serbedzija, visto tra l’altro in Eyes Wide Shut e Mission: Impossible II, interpreta il senzatetto a cui Bruce lascia il suo cappotto prima di sparire da Gotham. Il piccolo ruolo di tecnico anziano dell’acquedotto di Gotham è invece ricoperto dal canadese Shane Rimmer, visto in Superman II come tecnico della NASA che supervisiona le operazioni degli astronauti sulla Luna e in Superman III come sceriffo al lavoro nella zona dell’incendio allo stabilimento chimico, domato poi dall’Uomo d’Acciaio.

Le riprese ebbero inizio nel marzo 2004 con un budget di 150 milioni di dollari. Come nei suoi primi due film, Memento ed Insomnia, Nolan rifiutò una seconda unità di ripresa. Il regista voleva girare soprattutto negli Shepperton Studios, in Inghilterra, ma per la parte iniziale del film ambientata nella remota e minuscola nazione asiatica del Bhutan fu necessario recarsi sul ghiacciaio islandese del Vatnajokull, una location da incubo spazzata da raffiche di vento a 100 km all’ora, pioggia e neve, che richiese l’ausilio di riprese artigianali con l’operatore che doveva portare la steadicam in spalla o seduto su uno slittino.

In condizioni estreme, venne costruito il villaggio che Bruce attraversa scalando la montagna in direzione del tempio di Ra’s Al Ghul del quale cui furono erette solo le porte. Il resto della costruzione era un modellino aggiunto in digitale. Durante l’addestramento, quando Bruce e Ducard si affrontano con le spade sul lago ghiacciato, il pack si stava davvero sciogliendo con dei bruschi e rumorosi scricchiolii amplificando la tensione della scena. Christian Bale e Liam Neeson si erano allenati su una pista da hockey. La scena in cui Bruce salva Ducard sul ciglio di un burrone fu una delle più pericolose e mozzafiato, realizzata con due stunt appesi ai cavi e senza alcun trucco digitale. Ne risultò una scena fortemente realistica e funzionale.

Anche lo scenografo Nathan Crowley aveva lavorato nel garage di Nolan costruendo in pre-produzione un modellino di Gotham City che si ispirava nel design a Blade Runner, con elementi estremizzati da New York, Chicago e Tokyo. Le riprese panoramiche risultarono da un compositing digitale tra modellini scansionati in 3-D, fotografie e riprese dal vivo. Il college di Londra fornì gli interni per l’aula di tribunale. In un hangar aereo a Cardington, nel Bedfordshire, venne costruita parte della città, una sezione dell’autostrada, le travi portanti della monorotaia che percorre Gotham e la degradata isola Narrows, ispirata alla penisola residenziale di Kowloon ad Hong Kong, demolita nei primi anni ’90. Il set era alto 50 metri e richiese dieci mesi di lavoro ma fu fondamentale per la tangibilità estetica del film.

Le Mentmore Towers nella contea di Buckingham vennero scelte per Wayne Manor. A Nolan e Crowley piacevano i marmi bianchi che davano l’idea di un mausoleo inospitale. L’idea di distruggere Wayne Manor nel finale del film sembra ispirata dalla saga a fumetti Cataclisma, in cui un terremoto abbatte l’abitazione. La successiva saga, Terra di nessuno, si conclude con Bruce che supervisiona la ricostruzione della villa come accade nel film.

La batcaverna venne ricostruita in studio con una cascata artificiale. La storia secondo cui la grotta venne utilizzata da un avo di Bruce per nascondere gli schiavi in fuga durante la Guerra Civile è fedele al fumetto, come anche la scena d’apertura del film in cui Bruce vi cade dentro da bambino e viene investito dai pipistrelli che scatenano la sua fobia. Nella batcaverna si svolge anche il momento più simbolico e intenso della storia. Reduce dall’addestramento e in cerca di un simbolo, Bruce lavora nel suo studio quando un pipistrello entra nella stanza, una delle scene più iconiche nelle origini del personaggio. Bruce scende nella caverna e viene investito da uno stormo di pipistrelli. Anziché esserne spaventato, spalanca le braccia e chiude gli occhi. Con un magnifico stacco, dettato dalla splendida colonna sonora di Hans Zimmer, Nolan ci mostra una panoramica della caverna invasa dai pipistrelli rendendo indistinguibile Bruce: l’uomo abbraccia l’idea ed assurge a mito.

All’inizio l’idea fu quella di utilizzare dei pipistrelli veri ma poiché si dimostrarono “poco collaborativi”, si decise di crearli in digitale, soluzione che funzionò in particolar modo nella scena ambientata ad Arkham Asylum, manicomio criminale, luogo cult nella saga di Batman, per i cui esterni fu utilizzato l’istituto nazionale di ricerche mediche di Mill Hill, a nord-ovest di Londra, e per gli interni la stazione ferroviaria di St. Pancras e la stazione di pompaggio di Abbey Mills.

Dopo aver strappato Rachel dalle grinfie dello Spaventapasseri, Batman è asserragliato nell’edificio assediato dalla SWAT. Il Cavaliere Oscuro usa un apparecchio sonar per richiamare uno stormo di pipistrelli che irrompe furiosamente ad Arkham favorendo la sua fuga. La scena è ripresa da Batman: Anno Uno nel quale si svolgeva, però, all’interno di un edificio pericolante.

Batman e Rachel saltano a bordo della Batmobile e seminano le volanti della polizia. Nolan voleva reinventare l’auto di Batman come un veicolo unico nel suo genere ed ideò un incrocio tra una Lamborghini ed una Humvee con parti di bombardieri Stealth e componenti di un fuoristrada Hummer. Creata dalla squadra degli effetti visivi di Chris Corbould, la Tumbler, come venne chiamato il veicolo, è larga tre metri e lunga cinque, in grado di raggiungere i 160 km orari, dotata di un tettuccio scorrevole e sedili che si sollevano all’apertura. Guidato dallo stunt George Cottle, il prototipo sorprese tutti resistendo ad ogni test. Pur se diverso nel design, l’idea di realizzare un tank sembra ispirata a Il ritorno del Cavaliere Oscuro di Frank Miller.

Alla fine ne vennero create quattro tra cui una versione jet ed un modello per resistere ai balzi, come quello che attraversa la cascata della Batcaverna, sequenza per la quale la Tumbler fu sparata con un tubo all’azoto. La maggior parte delle riprese vennero eseguite dal vivo, senza cgi o uso di modellini e per riprendere l’auto c’era bisogno di collegare la macchina da presa ad un braccio da gru montato su una mercedes e controllato roboticamente. L’abitacolo della Tumbler era un set a parte nel quale potevano essere ripresi gli attori. Bruce Wayne guida invece una Lamborghini “Murcielago” che in spagnolo significa appunto pipistrello.

Nel finale, Ra’s usa un emettitore di microonde, sottratto alle Wayne Enterprises con l’aiuto di Earle, per far evaporare dalle condutture l’acqua avvelenata con la tossina psicotropa e scatena così il caos sull’isola Narrows. L’idea di distruggere la città attraverso la paura chiude il cerchio. Lo scontro decisivo richiese diversi accorgimenti artigianali: vapore sparato dai tombini, bat-stuntmen appesi ai cavi trascinati a tutta velocità a dieci metri d’altezza travolgendo casse e quant’altro, una coreografia di combattimento ravvicinata e con poco spazio tra Batman e Ra’s all’interno del vagone della monorotaia e l’uso di un modellino per l’esplosione finale.

L’epilogo è chiaramente ispirato all’ultima tavola di Batman: Anno Uno nella quale Gordon, nominato tenente, chiede aiuto all’eroe per occuparsi di un nuovo psicopatico che si fa chiamare Joker. Il Bat-Segnale, peraltro, torna ad essere uno strumento segreto, al contrario di quanto accadeva nel film di Tim Burton in cui veniva maldestramente presentato al pubblico. Gordon ricorre a Batman per poter agire là dove lui è impotente a causa della corruzione nel dipartimento.

Come detto, della colonna sonora si occupò Hans Zimmer che volle James Newton Howard come collaboratore. Si trovarono subito d’accordo sul comporre musica che non ricordasse quella degli altri film su Batman e decisero di sfruttare il lavoro in coppia per sviluppare musicalmente il dualismo del personaggio. Zimmer si occupò della parte action ed epica con grande uso di percussioni ed archi, musica elettronica e una voce solista da coro. Particolarmente incisivo il brano teso e drammatico dell’addestramento e quello martellante e cupo nelle scene d’azione con Batman. Howard lavorò alla parte melodrammatica inerente soprattutto le scene tra Bruce e Rachel o che vedono il protagonista confrontarsi col proprio passato. Per i brani della colonna sonora vennero usati come titoli i nomi di alcune razze di pipistrello.

Tanti di questi elementi specifici e tecnici di Batman li trovate tra i nostri post a partire da febbraio 2012.

LA TRILOGIA DI LOEB E SALE

writer: Jeph Loeb
penciler-inker: Tim Sale
colorist: Gregory Wright – Dave Stewart

Vi ricordate film come Il Padrino o Gli Intoccabili? Bene, cercate di visualizzarli attentamente, perchè questa trilogia che potrebbe essere interpretata come la trasposizione in fumetto di quei film. L’immagine della famiglia mafiosa col tipico retroterra di tradizioni e pseudo-valori e codici d’onore viene qui proposta con la stessa intensità di quelle pellicole. La figura principale di queste famiglie, Carmine Falcone, sembra essere ripresa pari pari dal Vito Corleone impersonato magistralmente da Marlon Brando.
Ma partiamo dall’inizio. Sulla scia del successo di Anno Uno, la DC intende descrivere il seguito del primo anno di attività di Batman, e lo fa chiamando alla regia la coppia Jeph Loeb e Tim Sale, che già s’era fatta notare producendo un trittico di brevi racconti del pipistello, tutti imperniati sulla festa di Halloween. Loeb, appassionato dei film sopra citati, raccoglie da Miller il tema di una Gotham City ancora in preda alle famiglia malavitose, di cui quella dei Falcone è la dominante, e lo sviluppa aderendo ancora di più all’iconografia dei film, nelle scenografie, negli ambienti, perfino nei dettagli (tipi di armi, autoveicoli ecc), tutto sembra riportato al periodo di Al Capone e soci. Anche la caratterizzazione dei personaggi è ripresa dai divi del cinema degli anni ’40-’50 (in particolare Catwoman quando è nei panni di Selina Kyle ricorda immancabilmente Ava Gardner o Hedy Lamarr). E la trilogia, che copre circa due anni di attività del cavaliere oscuro, racconta del passaggio dalla metropoli infestata dalla mafia (quindi in definitiva una metropoli ordinaria) fino alla scomparsa delle famiglie malavitose ed all’arrivo dei criminali fuori dall’ordinario, che uno alla volta ci sfilano davanti: Due Facce innanzitutto, che è il vero protagonista, almeno dei primi due volumi, e poi Joker, Spaventapasseri, Cappellaio Matto, Pinguino, Poison Ivy, Enigmista, Dr.Freeze, e via dicendo. Non a caso, Il Lungo Halloween è stato, insieme ad Anno Uno, la principale fonte d’ispirazione per Christopher Nolan nei suoi due recenti film su Batman.
Le storie sono magistralmente condotte con la tipica struttura del thriller poliziesco (l’assassino si scopre sempre e solo alla fine!), e i disegni di Sale si sposano alla perfezione con la trama di Loeb: tagli netti di stanze buie illuminate da luci al neon, alternati ad ambienti fumosi o appena illuminati dalla luce che filtra dalle veneziane; un confine tra bene e male reso labile da ampie tonalità di grigio.
Diversi temi vengono trattati; cito tra questi l’amicizia (sia quando si tratta di una rottura difficile da superare, come quella tra Batman e Harvey Dent – sia quando si tratta di un consolidamento, ancora tra Batman e Gordon); l’attrazione romantica e sessuale (che traspare continuamente, anche se non giunge mai ad una relazione vera, tra Batman/Catwoman da un lato, e Bruce Wayne/Selina Kyle dall’altro, entrambi ancora ignari delle rispettive doppie identità); il ruolo di Batman nella trasformazione del male a Gotham City: la fine delle famiglie mafiose e l’arrivo dei criminali-freak è casuale o è stato lo stesso Batman – vigilante fuori dall’ordinario – a scatenarne la venuta? E’ questo un interrogativo che perseguiterà il cavaliere oscuro per il resto della sua carriera.

BATMAN: VITTORIA OSCURA
collana di 13 numeri + num.zero (1999-2000)


Siamo ancora nel primo anno di attività di Batman, che collabora col procuratore Harvey Dent e col tenente Jim Gordon (non ancora commissario). La storia prende spunto da un misterioso killer chiamato Holiday, per il fatto che uccide le vittime nei giorni di festa. Ogni capitolo della storia fa infatti riferimento ad una festività del calendario, e copre circa un mese di tempo. Tra i personaggi che qui appaiono merita una breve spiegazione Solomon Grundy. E’ un personaggio che risale ancora alla golden age, ispirato da una filastrocca del 1842 che leggerete nella storia e che inizia con “Solomon Grundy, nato un lunedì…”. Si tratta di un uomo ucciso ed affondato in una palude, il cui corpo, rimasto immerso per anni nel fango, riemerge da esso come un essere bruto e quasi privo di cervello: e dopo aver sentito canticchiare quella filastrocca, inizia a ripeterla senza requie, da cui il nome che gli viene appioppato.
Ma il tema principale della storia è la caduta di Harvey Dent, che da fedele alleato di Batman e di Jim Gordon si trasformerà in Due Facce, a seguito dell’acido versatogli contro dal boss mafioso Sal Maroni durante un’udienza in tribunale. Come abbiamo detto però, non tutto è solo bianco o nero: l’acido è solo un catalizzatore, che farà emergere violentemente delle pulsioni nascoste che in Dent erano già presenti da prima.
La saga ebbe così tanto successo che allo stesso team creativo fu subito assegnato di scrivere due sequel della stessa, ambientati in contemporanea ma con personaggi diversi.

BATMAN: IL LUNGO HALLOWEEN
collana di 13 numeri (1996-1997)


Qui siamo all’incirca al secondo anno di attività del cavaliere oscuro. Il racconto segue esattamente la stessa struttura del precedente, tredici episodi (c’è anche un breve prologo), ciascuno focalizzato su una festività del calendario e di durata circa un mese. Stavolta però vengono presi di mira gli agenti della polizia di Gotham City, che uno ad uno vengono trovati impiccati, e su di loro viene appeso un indovinello; da cui, il killer misterioso viene denominato l’Impiccato. Ma all’interno di questa, è presente un’altra trama che riguarda una guerra per il controllo del territorio tra Due Facce e l’ultima supersitite della famiglia Falcone, Sofia. E una terza trama appare da metà storia in poi: le origini di Robin come spalla di Batman (anche se queste origini sono state riscritte più volte, in particolare in Robin: Year One). L’ambientazione, come lascia capire il titolo, è ancora più oscura rispetto al precedente racconto, proponendosi come un thriller psicologico cupo e disperato.

CATWOMAN: VACANZE ROMANE
collana di 6 numeri (2004)

Verso la metà dei fatti narrati in Vittoria Oscura, Catwoman sparisce da Gotham City (non senza aver lasciato prima un biglietto d’addio a Bruce Wayne) e parte alla volta di Roma dove vi rimane per un certo tempo, per scoprire la vera identità di suo padre; infatti sospetta che questo sia il boss Carmine Falcone. Non riuscirà ad averne la conferma, ma in cambio passerà per diverse peripezie che coinvolgono anche un altro villain, l’Enigmista.
Questa storia andrebbe letta in parallelo temporale con Vittoria Oscura, ed anzi nell’ultimo capitolo di quello si fa esplicitamente riferimento a questo viaggio, che si conclude esattamente nel momento in cui Catwoman ritorna a Gotham City, dove incontrerà Batman fornendogli informazioni riguardo a Sofia Falcone.
Al di là della trama, sono comunque divertenti i paesaggi e gli ambienti italiani descritti da Loeb e Sale, pittoreschi ed allo stesso tempo stereotipati come da classica visione americana; e mentre Catwoman/Selina è ancora più sensuale che nelle storie precedenti, all’Enigmista viene riservato un ridicolo ruolo da patetica e viscida macchietta.

The Batman, un fumetto in attesa di rivedere il film

Credeva di volere vendetta, ma si è innamorato della giustizia. Il suo nome è… Batman.

Una sorprendente incarnazione di un Batman giovane, avventato e inesperto, ideale prosieguo in chiave animata di Batman: Anno uno. Con un design nuovo, piacevolissimo e disegni di qualità semplice ed efficace, queste storie autoconclusive costruiscono un affresco dinamico e inedito che tratteggia un Cavaliere Oscuro come non l’avete mai visto. Adatto a un pubblico di tutte le età (anche se la copertina indica l’età di 10 anni), saprà piacere anche ai più esigenti amanti dei comics americani.

Questo volumetto edito da BAO Publishing presenta The Batman una serie animata del 2004 prodotta da Warner Bros, incentrata sulle vicende del personaggio dei fumetti Batman. La serie costituisce per la storia del supereroe una vera e propria rilettura in chiave moderna, più industriale ed underground, basata sullo stile del film Batman Begins. Per questo motivo non è connessa in alcun modo con il corso attuale degli eventi nel fumetto.

Lo stile del cartoon, in questo fumetto è rispettato in pieno.
Certo le storie sono leggerine, ma godibilissime! Buone caratterizzazioni, tanta azione e divertimento!
Spero che la BAO Publishing continui questa serie, ci sono più di 40 storie ancora da raccontare.


Titolo: BATMAN

Genere: Libri
Editore: BAO PUBLISHING
Testi: Bill Matheny
Disegni: Terry Beatty
Christopher Jones
Colori: Heroic Age

Formato: 14X21
Pagine: 128
Colore: Colore
Caratteristiche: Brossurato

Qui troverete un episodio del cartone animato della Warner Bros.