Batman: La leggenda

Tra i tanti libri che ho in casa dedicati al Cavaliere Oscuro, ce ne è uno del tutto italiano che risalta per qualità ed impegno profuso: Batman: la leggenda. Ricordo ancora quando in un freddo e piovoso ottobre dell’ormai lontano 1999, durante Lucca Comics, mi sono imbattuto casualmente in questo volume che mi ha permesso di ampliare la mia conoscenza. Per i ragazzi che mi leggono devo dire che all’epoca internet era solo agli albori. 😉
Così, preso da nostalgia, ma soprattutto per farvi conoscere questo bellissimo gioiello, grazie all’uso di Facebook, ho potuto contattare Valentina Semprini e Egisto Quinti Seriacopi, che all’epoca si sono presi la briga di realizzare un saggio che ritengo valido a tutt’oggi perché è un approfondimento al personaggio di Batman a 360°: fumetti, film, serie animate, gadgets e quanto altro ruotava fino al momento della pubblicazione intorno al vigilante di Gotham City. Inoltre come omaggio extra c’era una cartolina con un Batman spietato, dipinta dal bravissimo e ancor più giovane Gabriele Dell’Otto.

Stefano:  Ciao Valentina ed Egisto, grazie per aver accettato il mio invito e benvenuti tra le pagine di Batman Crime Solver.

Valentina:  Grazie a te! È bello tornare a parlare di fumetti dopo un po’ che non mi capitava.

Egisto:  Fortunata Valentina, ultimamente ne parlo e me ne occupo forse troppo spesso, anche se rimane una delle cose che preferisco fare oltre al mio lavoro.

 

Stefano:  Presentatevi al nostro pubblico. Chi è Valentina Semprini?

Valentina:  Una nerd. Non troppo grave (quello irrecuperabile è Egisto), ma sempre nerd. Che, per una serie di circostanze, ha trovato il modo di convogliare questa essenza nerd in qualcosa di più scientifico e costruttivo. Sono stata folgorata sulla via dell’Università dal mio impatto con la semiotica, che ha condizionato tutte le mie scelte successive: esami, tesine, piano di studi, tesi di laurea con Umberto Eco (poi divenuta un libro, “Bam! Sock!” pubblicato nel 2006 da Tunuè). Non c’è attività professionale degli ultimi diciotto anni (incluso l’adattamento di dialoghi per serie animate giapponesi, a lungo la mia principale fonte di sostentamento) che non sia partita da lì. A distanza di tanto tempo, è ancora ciò che mi da un’identità, perfino ora che mi sono ritirata “a vita privata” e mi sto divertendo a esplorare il mio lato creativo, sotto pseudonimo (vedi www.velmastarling.com). Il lato critico e saggistico voleva prendersi una pausa.

 

Stefano:  Parlami anche di quando facevi parte dello staff di Cartoon Club.

Valentina:  Ho iniziato nel 1997, fresca di laurea, e sono rimasta nello staff della manifestazione fino al 2014. Di anno in anno mi sono occupata di allestire mostre (spesso condividendo sfiancanti maratone notturne con Egisto e altri colleghi), curare i concorsi per i cortometraggi animati, tenere i contatti con gli ospiti internazionali, redigere cataloghi (quasi sempre in co-editing con Paolo Guiducci o Sabrina Zanetti), gestire il sito internet del festival… insomma mi sono adattata a ricoprire i ruoli di cui c’era bisogno. La cosa di cui vado più fiera è la creazione del Premio “Franco Fossati” per la saggistica sul fumetto. Parallelamente all’attività con Cartoon Club c’è stato il ruolo di caporedattrice per la rivista “Fumo di China”, che ho ricoperto per una decina d’anni.

 

Stefano: E chi è Egisto Quinti Seriacopi, fuori e dentro Cartoon Club?

Egisto: Quante pagine abbiamo a disposizione? La mia passione per il Fumetto è un imprinting infantile. Mia madre per farmi addormentare mi leggeva gli albi della casa editrice Nerbini, che appartenevano a mio padre. Vista la mia età, a volte censurava e reinterpretava alcune situazioni (per l’epoca decisamente osé, oggi letture per l’infanzia) del Flash Gordon di Alex Raymond, e ogni tanto mi mostrava le figure. La fortuna di avere una famiglia di lettori onnivori. La passione per il disegno e gli studi mi hanno portato all’Accademia di Belle Arti, per poi vendermi – ma non del tutto – alla grafica pubblicitaria e infine per approfondire questa qualifica nel settore del marketing e discipline annesse. Il fumetto ha sempre scandito la mia vita. Linus è stata la mia scuola, il mio mentore. Lucca il luogo dove ho dato risposte a tutte le mie domande su questo straordinario linguaggio, complesso e articolato. Insieme a colleghi appartenenti alla “setta” di chi aveva intuito da tempo che il Fumetto oltre ad uno strumento di intrattenimento era un linguaggio Artistico, ci ha portato a realizzare diverse iniziative. Fra queste certamente la più interessante da un punto di vista della lettura di questo linguaggio è stata “FRATELLIRIBELLI”. Era il titolo di una performance audiovisiva dove intere storie a fumetti sono state sonorizzate da un gruppo di doppiatori, con suoni, musiche ed effetti speciali. Abbiamo lavorato su “Dylan Dog: Memorie dall’invisibile”, “Nathan Never: Vampyrus” dello straordinario Nicola Mari, “Batman: Arkham Asylum”, “Martin Mystère: Di tutti i colori”, “Daredevil: La morte di Electra” (il ciclo di Miller), “Una ballata del mare salato” di Hugo Pratt, “Fuochi” di Lorenzo Mattotti e tante altre. FRATELLIRIBELLI ha girato il belpaese, dal Museo Revoltella di Trieste al Palazzo delle Esposizioni di Roma, e presso altre manifestazioni a fumetti o di cinema di animazione italiane fino ad approdare a Cartoon Club. Era il 1995 quando ho presentato la prima serie di queste proiezioni presso la sala del Baraccano a Bologna. Per quegli anni era una formula di pura avanguardia esplorativa di questo linguaggio e delle sue possibilità espressive. A seguire, mostre e iniziative presso altre città italiane: Casacomix a Casalecchio di Reno, Moncalieri Comics a Torino. E Riminicomix, la mostra mercato di Cartoon Club, l’unica che apre al pubblico alle 17:00 e chiude alle 01:00. Siamo a Rimini e ci siamo adeguati alla vita notturna della città. Quest’anno compie venti anni d’ininterrotto successo e costante crescita. Fra le altre cose interessanti che mi fanno sentire come uno che nel suo piccolo ha fatto qualche cosa per questo linguaggio è l’essere oggi dentro il comitato scientifico della Biennale del Disegno di Rimini alla voce “Fumetto”, per la quale ho avuto il piacere di portare a rimini mostre di Lorenzo Mattotti, Hugo Pratt, e per questa edizione 2016 Andrea Pazienza. Ho scritto interventi per “Fumo di China” e ideato la collana editoriale ABACO. Gestisco una piccola casa editrice che pubblica ovviamente fumetti, la DADA Editore. Ho recentemente scritto un libro, per la casa editrice Hermatena, dal titolo “Slurp! A tavola con il fumetto”, con la Dott.ssa Paola Parenti, grande appassionata ed esperta di cucina. Dimenticavo! ho anche un lavoro, sono art director dell’agenzia di comunicazione e marketing Dienneà.

Stefano: Avete inaugurato la collana ABACO nel 1999, curando un volume dal titolo “Batman: la Leggenda” per Cartoon Club Editore di Rimini. Potete raccontarci come è nata la vostra collaborazione e perché un libro su Batman?

Valentina & Egisto:  Lavoravano entrambi per Cartoon Club già da qualche tempo e per i 60 anni di Batman avevamo pensato di mettere in piedi una mostra, come sempre dotata di catalogo. Poi ci siamo resi conto che, vista la qualità dei pezzi che avremmo esposto, serviva un volume dall’aspetto imponente, autorevole. E non solo: se l’esperimento Batman fosse riuscito, magari avremmo potuto produrre altri volumi diversi dai ‘soliti’ cataloghi: cosa poi avvenuta con “L’oro di Zio Paperone”, scritto da un quartetto di superesperti disneyani. Purtroppo l’avventura si fermò lì, perché la produzione di ogni singolo volume comportava una mole di lavoro superiore a quelle che erano allora le nostre forze. Qualche anno fa però abbiamo lavorato insieme a un volume dal titolo “The Art of the Rat”, dedicato al Rat-Man di Leo Ortolani colorato da suo fratello Larry, che per taglio e formato può essere considerato anche lui un ABACO.

 

Stefano: Il volume edito da Cartoon Club raccoglie una serie di saggi, affidati a competenti autori, e una serie d’immagini-omaggio create per l’occasione. Parlatecene nel dettaglio.

Valentina & Egisto:  Prima parlavamo di qualità dei pezzi perché avevamo chiesto dei disegni inediti, realizzati appositamente per la mostra, a diversi disegnatori che ci erano sembrati adatti a rapportarsi col personaggio, non importa che fossero esordienti o affermati, sconosciuti o famosi. Tra loro, nomi come Lorenzo Mattotti, Sergio Toppi, Davide Fabbri, César, Massimilano Frezzato, Vanna Vinci, Nicola Mari. Ciascuno di loro ha risposto con entusiasmo, abbiamo raccolto decine di piccole opere d’arte. Come minimo, il livello dei contributi saggistici doveva essere altrettanto alto. Abbiamo contattato collaboratori di vecchia data ma anche persone nuove, scelte in ambiti estranei al fumetto, proprio per ottenere sguardi originali e inediti sul personaggio. “Batman: la Leggenda” doveva essere da una parte un compendio chiaro ed esaustivo sulla vita editoriale e narrativa del Cavaliere Oscuro, dall’altro una raccolta di spunti destinati a suggerire analisi e approcci mai tentati prima.

 

Stefano:  Personalmente ricordo di aver comprato quel libro all’interno del Palasport di Lucca, quando Lucca Comics aveva ancora due edizioni (quella primaverile e quella autunnale). In regalo c’era una bella cartolina disegnata da Gabriele Dell’Otto…

Valentina:  …con cui ci mise in contatto Marco Pellitteri, un caro amico oltre che eccellente saggista e ricercatore. Un giorno mi chiama e mi dice di conoscere un disegnatore emergente, tale Dell’Otto, uno destinato a fare strada, che ha pronto un disegno bellissimo di Batman a colori, e ci chiede se siamo interessati a inserirlo nel volume. Ci fa avere l’immagine e restiamo a bocca aperta. Solo che eravamo ormai avanti con l’impaginazione, altri due disegni a colori erano già stati destinati a cover e quarta di copertina. Così, a quel punto a Egisto viene un’illuminazione…

Egisto:  Quell’illustrazione era una meraviglia, non potevamo scartarla. Pubblicarla in bianco e nero all’interno del volume avrebbe significato sacrificare gran parte del suo fascino. Così ho pensato: perché non farne una cartolina? Un gadget aggiuntivo.

Stefano:  Guarda caso il titolo di questo bellissimo saggio su Batman ha lo stesso titolo che RW Lion ha scelto per propagandare la propria collana dedicata alla raccolta dei grandi classici. Che effetto vi ha fatto quando avete ascoltato lo spot in tv?

Valentina:  Ho sorriso. Batman È una leggenda, non potevamo certo mantenere il monopolio di quel titolo. Senza contare che una delle serie USA del personaggio, “Legends of the Dark Knight”, punta proprio sullo stesso concetto.

Egisto: Quando lo scegliemmo, questo titolo, era un termine che usciva spontaneo, direttamente dal cuore e dalla mente, nei confronti di quella che era ed è come dice Valentina un’icona nel panorama del Fumetto internazionale. Il suo fascino e la sua personalità di “personaggio” rimangono intatte e straordinariamente contemporanee, nonostante alcuni cali di qualità narrativa e grafica, impossibili da evitare vista la grande produzione di storie. Divertente pensare che forse i ragazzi della RW abbiano letto il nostro saggio, o che lo abbiano almeno visto in giro.

 

Stefano: All’epoca si festeggiava il sessantesimo della comparsa di Batman. Tante cose sono cambiate nel frattempo…

Valentina:  Il Bat-cosmo si è espanso, anche e soprattutto grazie alle trasposizioni cinematografiche. La trilogia di Christopher Nolan ha reso il personaggio ancora più noto, universale. Film di prossima uscita come il cross-over con Superman e quello sulla Justice League ne consacreranno ulteriormente la caratura. La serie televisiva “Gotham” ne esplora il background. A volte mi chiedo se ci sia ancora spazio per i fumetti, in questo proliferare di schermi grandi e piccoli. E mi rispondo: forse meno di prima, ma tutto dipende dagli autori. Il “Dark Knight” di Miller e il “Killing Joke” di Moore hanno una trentina d’anni e sono ancora attualissimi. Con un personaggio simile ci sono sempre nuovi margini di manovra.

 

Egisto:  La trilogia di Nolan, grazie all’interpretazione straordinaria di Christian Bale (Bruce Wayne / Batman) e Michael Caine (Alfred Pennyworth), ha dato nuova linfa ed energia al personaggio sia cinematografico che cartaceo. Nel contemporaneo la sinergia dei vari mezzi e/o strumenti di comunicazione è talmente vasta che trovo difficile definire un futuro per il Fumetto e il suo supporto editoriale, la carta stampata. Non credo che la produzione di storie scritte e disegnate terminerà mai. Tutto quello che di artistico nasce dalla mente e dalla creatività umana è un’esigenza primordiale che mi porta a considerarla un mezzo per lasciare il segno della propria presenza, della propria cultura, del tempo in cui abbiamo vissuto o viviamo. Muteranno i supporti ma non cesseremo di produrre Arte, tantomeno quella a Fumetti.

 

Stefano:  Cosa ti piace del personaggio di Batman e spiegacene le ragioni.

Valentina:  Mi piace il fatto che non abbia superpoteri in senso stretto. Che dal punto di vista della sua attività di supereroe sia una sorta di self-made-man. Che tante storie ne esplorino il lato borderline, senza il quale un soggetto del genere non sarebbe credibile. Che, nonostante il carattere cupo e solitario, spesso si circondi di una bat-family forse un po’ disfunzionale (i vari Robin, Nightwing, Huntress, Catwoman eccetera non sono proprio dei modelli di equilibrio e razionalità) ma ricca di motivazioni e capace di fare gioco di squadra. E soprattutto mi piace l’idea alla base del personaggio: usare l’arma principale dei criminali, la paura, contro di loro.

Egisto:  Concordo con valentina e le sue preferenze, ci troviamo perfettamente allineati su questo. Aggiungo solo che personalmente amo soprattutto il lato borderline di Batman e quel suo essere saltuariamente schizofrenico.

 

Stefano:  Quale è la storia di Batman che preferisci in assoluto e perché?

Valentina:  Questa domanda ti qualifica come un sadico torturatore. Conosciamo tutti le pietre miliari come il “Dark Knight”, il “Killing Joke“, “Year One” eccetera, e fra quelle è quasi impossibile decidere (Egisto, tu ci riesci?). Io però ho un debole per lo story-arc “Hush” di Jeph Loeb e Jim Lee, perché tira in ballo i comprimari più importanti della Bat-family, oltre a un certo numero di storici avversari: quindi è una storia molto corale, cosa che incontra i miei gusti. E poi il tratto di Jim Lee mi fa impazzire.

Egisto:   In cima alla classifica delle preferenze campeggia luminosa come una stella cometa “Arkham Asylum”: una folle dimora in un folle mondo… Scritto e sceneggiato da Grant Morrison, illustrato e co-sceneggiato da Dave McKean, di cui apprezzo tutto il lavoro grafico, narrativo, artistico e cinematografico. Avevo accennato del mio apprezzamento alla schizofrenia di Batman & co, vero? Poco dopo la sua prima pubblicazione in Italia (febbraio 1997 Play Press), questo graphic novel è stato tradotto in una straordinaria performance audiovisiva di FRATELLIRIBELLI (come ti dicevo poco fa) che riscosse un successo di pubblico straordinario. Fu talmente eccezionale l’affluenza che dovemmo replicare la sera successiva, non avendo la sala del Baraccano di Bologna una capienza adeguata a contenere tutto il pubblico pervenuto. Delle tante produzioni realizzate è certamente una delle più suggestive. A seguire, tutta l’opera di Miller.

Stefano:  Fai una tua personale classifica dei fumetti e dei cartoni animati da più amati.

Valentina:   L’avevo detto, che eri un sadico. Va bè, ci provo, in rigoroso ordine sparso. Fumetti: quasi tutte le opere di Alan Moore e Frank Miller. “Preacher” di Garth Ennis. La “Saga di Paperon de’ Paperoni” firmata da Don Rosa. La “Storia del West” di Gino D’Antonio. Le parodie disneyane di Silvia Ziche. Gli “X-Men” di Chris Claremont, gli “Avengers” di Brian Bendis. A scatola chiusa, qualunque cosa firmata da Giancarlo Berardi, Terry Moore, Neil Gaiman. E poi non sto citando pietre miliari come “Asterix”, “Maus”, “L’Eternauta”… niente da fare, sono troppi! Cartoni animati: conservo un amore viscerale per i vecchi robottoni giapponesi, “Goldrake” in primis. Poi “Ghost in the Shell”. Parecchi lungometraggi disneyani, alcuni outsider come “The Book Of Life” di Jorge Gutierrez o “Balto” di Simon Wells. Classici immortali come la “Linea” di Osvaldo Cavandoli. E un posticino speciale per una serie giapponese non conosciutissima, “Claymore” (tratta dal manga di Norihiro Yagi). Primo perché l’adattamento italiano in gran parte l’ho curato io, secondo perché è stata fra gli spunti che mi hanno indotta a riprendere il mio antico amore per il fantasy e ad esplorare il lato creativo di cui ti parlavo prima.

Egisto:  Sono d’accordo con Valentina, il tuo mi sembra accanimento terapeutico! Dunque: anch’io metto fra i primi cartoni animati preferiti tutti i robottoni di Go Nagai, da Mazinga a Ufo Robot Goldrake. Della mitica Disney di un tempo ciò che considero il suo capolavoro cinematografico, “La carica dei 101”. Di quella di oggi, “I Robinson”. Leggo troppo e di tutto, fra il “tanto” direi che faccio prima a dichiarare che tutto ciò che è stato pubblicato in Italia di Miller, Moore ed Ennis l’ho letto, ma di Alan Moore “Fashion Beast” è fra i miei preferiti. Il fumetto franco belga, con il Blueberry di Jean “Mœbius” Giraud, in vetta alla classifica di questa scuola. “Blake e Mortimer” di Edgar P.Jacobs, “Asterix”, “Tin Tin” di Hergé. Poi sempre di Mœbius “Il Garage ermetico di Jerry Cornelius” del periodo Métal Hurlant. La saga di Paperon de’ Paperoni di Carl Barks, decisamente migliore di quella di Don Rosa (dai… scateniamo la polemica).

Valentina:  Adesso non cominciare, che non ne usciamo più.

Egisto: Poi tutti i graphic novel di Will Eisner, e tutta la sua produzione (compreso Spirit) di cui rileggo spesso “Contratto con Dio”. Però rileggo spesso anche “Akira” di Katsuhiro Otomo, e ne riguardo il bellissimo lungometraggio di animazione. Entrando nel panorama dei manga c’è “Crying Freeman” di Kazuo Koike e Ryòichi Ikegami, “Planets” di Makoto Yukimura, “Berserk” di Kentaro Miura. “Una Ballata del mare salato” di HP e tutta la sua produzione, anche senza l’affascinante Corto Maltese. Sono un fan fondamentalista del “Rat-Man” di Leo Ortolani, del “Ken Parker” di Berardi e Milazzo, di “Orfani” e relative stagioni connesse di Recchioni e Mammucari. Passando ai suopereroi…

Valentina:  Egisto, non abbiamo tutto il giorno…

Egisto: Lo “Spider-Man” di Romita Senior e Junior, “I Fantastici Quattro” del periodo Jak Kirby e sempre di The King, “Capitan America”, “Gli Eterni”, “Kamandi”. Poi “Silver Surfer” di Sal Buscema, “Nick Fury” del costruttivista pop Steranko. Infine Batman: dei suoi tanti cicli narrativi apprezzo quelli di Jim Aparo, Neal Adams, Jim Lee che lo ipertrofizza consegnandolo virtualmente nelle mani di Frank Miller che lo ri-consegna alla storia dei comics statunitensi invecchiandolo anagraficamente ma rendendolo più giovane artisticamente. Basta… mi fermo qui, ma avviso che potrei proseguire.

Valentina:  Ma va’? Non si capiva!

 

Stefano: Volete salutare i lettori del nostro blog?

Valentina:  Li saluto cordialmente, ma soprattutto li ringrazio per aver avuto la pazienza di leggere queste elucubrazioni. E se qualcuno di loro vuole leggere “Batman: la Leggenda”, sappia che presso la sede di Cartoon Club / Fumo di China, ce n’è ancora qualche copia disponibile.  🙂

Egisto:  Ottima operazione di marketing promotion, io non avrei saputo fare di meglio, pur non mancando di esperienza. Io aggiungerei anche le mie personali scuse: non si dovrebbero sottoporre gli amici di Fumetto a tanta crudele tortura.

Batman Crime Solver incontra Alessandro Di Nocera

Tra coloro che hanno realizzato alcuni tra i migliori articoli redazionali destinati alle pubblicazioni italiane che vedono il Cavaliere Oscuro come protagonista, va annoverato Alessandro Di Nocera. Nato a Vico Equense, vicino Napoli, nel 1969, laureato in Sociologia dell’Arte e della Letteratura e appassionato di fumetti, ha pubblicato numerosi pezzi su riviste specializzate e collane edite dai principali editori nostrani, nonché il saggio ‘Supereroi e superpoteri’ che offre un illuminante punto di vista sul rapporto esistente tra fumetti e mutamenti sociali e culturali (libro ancora disponibile su Amazon). Insegna Italiano, Storia e Storia dell’Arte nelle scuole superiori statali e collabora attivamente con le pagine napoletane del quotidiano “la Repubblica”. Alessandro ha una passione innata per i fumetti, tant’è vero che figura anche come docente di Storia del fumetto (ma anche di Storia del Cinema e Storia dell’Arte) presso la Scuola Internazionale di Comics. Cura inoltre un blog, “Codename: Alexdinox” (alessandrodinocera.blogspot.com). La maggior parte dei suoi editoriali, favorisce da sempre lo scambio di idee con i lettori e assume la forma di un breve saggio oltre che un approfondimento delle argomentazioni trattate nel fumetto. Oggi, per iniziare bene il 2014, è ospite delle nostre pagine, onorandoci della sua presenza con una bella intervista sprint.

Stefano: “Ciao, Alessandro e benvenuto su Batman Crime Solver”

Alessandro Di Nocera: “Ciao, Stefano. Grazie a te per il tuo gentile invito!”

Stefano: “Sappiamo che sei sempre impegnato ad analizzare il rapporto tra generi narrativi e immaginario collettivo nonché il modo in cui Fumetto, Cinema, Televisione formano un’unica, inestricabile rete. Come si svolge la tua giornata tipo di lavoro?”

ADN: “La mia professione ufficiale è quella dell’insegnamento, quindi la mattinata è dedicata alla scuola e agli alunni. I pomeriggi, invece, li alterno tra le documentazioni e le questioni burocratiche inerenti al mio lavoro di professore; gli articoli culturali destinati alle pagine de “la Repubblica” (cartacee e on-line) e i pezzi redazionali che mi richiedono le case editrici per cui in genere collaboro: la 001 Edizioni, la RW Lion e – indirettamente – la Mondadori Comics.

C’è da notare, però, che il mio rapporto con gli alunni è di fondamentale importanza non solo per ciò che attiene l’insegnamento. I gusti dei ragazzi sono fondamentali per capire in quale direzione si sposta l’impatto dell’universo mediatico sul mondo reale. Presto un orecchio costante ai serial TV che guardano, ai film che apprezzano, ai videogame coi quali giocano, ai fumetti e ai libri (sempre meno, in verità) che leggono. Comprendere l’immaginario contemporaneo è un esercizio essenziale poiché il tempo è una macina e certi punti di riferimento pop-culturali crollano nel volgere di qualche lustro.

Alcune settimane fa, per esempio, il Presidente del Consiglio Letta ha fatto, nel corso di una dichiarazione alla stampa, un riferimento a Jo Condor, personaggio di uno spot televisivo risalente a più di quarant’anni fa. E i giornali, riportandola, sono stati costretti a spiegare per bene chi fosse Jo Condor.

Vedi, a me non piace fare riferimenti “a Jo Condor”: quando parlo e quando scrivo, i miei riferimenti culturali devono essere ancorati al presente. L’altro giorno, mentre scrivevo per “la Repubblica” un articolo su “Orfani”, il nuovo serial a colori della Sergio Bonelli Editore, mi sono premurato di telefonare a mia nipote Marcella, un’adolescente amante dei manga, anime e del cosplay, per farmi spiegare un paio di cose su alcuni videogame di cui è appassionata (io, sapendo che se tornassi a giocarci non me ne staccherei più, ho rinunciato da tempo alle consolle).

Ecco, la mia analisi sull’immaginario collettivo parte da tutto questo. E poi c’è il costante monitoraggio di ciò che accade in Rete, a partire dallo scroll continuo della home di Facebook o di Twitter. Certe volte mi sento come Ozymandias in “Watchmen”, quando cerca di percepire “l’umore” del mondo mettendosi a osservare decine di trasmissioni TV contemporaneamente.”

Stefano: “Prima di scrivere un redazionale per un fumetto riesci sempre a leggere totalmente il suo contenuto, o ti e’ capitato anche di dover scrivere, per ovvie ragioni di tempistica, alcuni pezzi a “scatola chiusa” o quasi?”

ADN: “Talvolta mi è capitato di dover leggere assai in fretta alcune storie, ma mai di scriverne, come dici tu, a scatola chiusa. Più che altro, si acquisisce l’abitudine a valutarle sempre per il meglio, a coglierne i punti di forza e non quelli di debolezza, a evidenziare per il pubblico il lavoro creativo che c’è dietro.

Diciamo che il lavoro redazionale mi ha portato a essere meno feroce nelle mie critiche e molto più accondiscendente verso opere che in passato avrei stroncato senza pietà. E questo per quanto concerne tutti i fumetti, non solo quelli della DC Comics.”

Stefano: “Ti ispiri a qualcuno quando scrivi?”

ADN: “No, non direi. Ho avuto degli ideali mentori, questo sì. Il primo è stato Daniele Brolli, un magnifico talebano che mi fece comprendere come si scriveva un articolo costringendomi a mettere mano per ben quattro volte a un pezzo destinato a una rivista a fumetti – “Starmagazine” della Star Comics – per poi cassarlo senza pietà. Era estate e ricordo che mi sentii addirittura male per lo sforzo di capire cosa Daniele pretendesse da me e come impostare quel dannato mini-saggio.

Daniele Brolli mi ha insegnato che qualsiasi cosa tu scriva deve prevedere un italiano più che corretto, una documentazione ineccepibile e la capacità di arrivare a qualsiasi lettore, anche il meno esperto, non dando nulla per scontato. E’ questa la filosofia che mi muove ancora oggi: quando, per esempio, scrivo un pezzo per “Superman”, “Superman/Batman” e “Batman: Il Cavaliere Oscuro” penso sempre che ogni specifico albo può essere il primo per un lettore neofita e il mio redazionale deve essere calibrato di conseguenza.

La soddisfazione più bella è quando incontri (o quando ti arriva l’e-mail di) qualche lettore che ti ringrazia per averlo introdotto a un nuovo universo narrativo facendoglielo comprendere perfettamente. Col DC Comics Universe è capitato diverse volte.

Un altro punto di riferimento per me imprescindibile è Luigi Bernardi, un amico purtroppo venuto a mancare poco tempo fa. Luigi era un polemista eccezionale, uno che considerava il fumetto e la letteratura come espressione rivelatrice della società e della politica, uno che non aveva paura di esprimere opinioni anche impopolari. Luigi mi ha insegnato a prendermi le responsabilità di quanto affermavo, a far valere il mio nome e cognome. Oggi quando sento qualcuno affermare che davanti a ogni opinione bisogna sempre premettere: “A mio personale giudizio” o – per usare un termine da forum – “Imho”, mi incazzo. Se c’è il tuo nome e cognome, allora è già sottinteso che è il tuo personale giudizio. Luigi non temeva di scrivere cose del tipo “Un albo de La Bionda di Franco Saudelli è meglio di una camionata di volumi di Dago” perché riteneva che certe boutade fossero fondamentali per scatenare un dibattito culturale, una riflessione critica. Luigi non avrebbe mai utilizzato un’espressione democristiana come: “A mio personale giudizio”. E mi guardo bene dal farlo anch’io.”

Stefano: “Quanto richiede la stesura di un pezzo? In quanto tempo riesci a scriverlo? Dopo quanto tempo viene pubblicato?”

ADN: “Non farmici pensare!… Dunque, quando scrivo per “la Repubblica” ho dei tempi stretti e contingentati: quindi un pezzo di 3600 battute (sessanta righe) posso buttarlo giù anche in un’oretta di lavoro. Gli articoli redazionali per la Mondadori/RW Lion sono invece, in media, di 15.000 battute e prevedono spesso e volentieri degli impegnativi lavori di ricerca. Per questo talvolta mi capita di perderci un paio di pomeriggi: otto o dieci ore d lavoro in totale (escludendo il tempo di ricerca, che però considero quasi come un divertimento, viste le scoperte che riesco a fare).

Sul tempo di pubblicazione… ecco, sento già gli alti ululati di Alessio Danesi e di Lorenzo Corti nella redazione della RW Lion! L’ottimale sarebbe quello di consegnare i pezzi due mesi prima della pubblicazione della testata alla quale sono destinati. Ma io spesso e volentieri sgarro e li consegno anche solo trenta giorni prima. Questo genera le reazioni allarmate e inviperite di Alessio e Lorenzo che incominciano a tempestarmi di mail e di telefonate (e un paio di volte sono stato costretto a lavorare di notte come un forsennato).

Io, però, ho una giustificazione e un punto di forza: i miei pezzi non sono mai banali, si vede il lavoro di ricerca che c’è dietro. E poi, modestia a parte, sono sempre, dal punto di vista sintattico-morfologico-grammaticale, pulitissimi: richiedono pochissimi interventi di editing. E questo velocizza i tempi di lavoro.

Da questo punto di vista il complimento più bello me l’ha fatto un redattore de “la Repubblica”: “Alessandro, non hai idea di quale importanza abbia il fatto che tu ci consegni lavori puliti, che non hanno bisogno di interventi esterni per essere pubblicati!” Ma tra i complimenti c’è stata anche una bellissima mail che mi ha inviato Alessio una settimana fa, dopo che gli avevo spedito l’articolo redazionale per il numero 5 dell’edizione da edicola di “Y: L’ultimo uomo”. Il contenuto specifico, ovviamente, lo tengo per me, ma considerando che con la supervisione di Alessio ho realizzato, a partire dal 2008, più di centosessanta pezzi redazionali, la cosa assume un valore particolare.”

L'immagine promozionale della Collana Batman: La leggenda

L’immagine promozionale della Collana Batman: La leggenda

Stefano: “Ci racconti qualcosa del periodo in cui hai realizzato le prefazioni della collana “Batman: La Leggenda?”

ADN: “Per quanto mi riguarda, il 2008 è stato uno dei più difficili della mia vita: la malattia di mio padre (al quale ho dedicato un redazionale di “Preacher”) e vari, gravi problemi familiari mi erano piombati addosso all’improvviso, come una mazzata tra capo e collo. E fu proprio in uno dei momenti più critici che mi arrivò la telefonata di Pasquale Ruggiero – editor della Magic Press, che all’epoca effettuava attività di service per la Planeta DeAgostini – che mi voleva come “prefatore” dei volumi di “Batman: La leggenda” che sarebbero usciti in allegato a “Panorama” e a “TV Sorrisi & Canzoni”. Pasquale sapeva che l’impegno settimanale avrebbe richiesto una certa tempra e una certa capacità di scrittura e aveva valutato che, in quanto collaboratore de “la Repubblica”, abituato a lavorare in velocità, e in quanto esperto del genere supereroistico, facevo esattamente al caso suo.

All’epoca si parlava della “Maledizione di Batman”, delle varie sfighe che colpivano gli attori e gli autori che avevano lavorato ai film sul Cavaliere Oscuro diretti da Christopher Nolan. E così mi misi a scherzare anch’io sul fatto che un lavoro prestigioso come quello per le testate di Batman era giunto in uno dei momenti più controversi e bui della mia vita.

Alcuni dei volumi pubblicati dalla Planeta De Agostini di Batman: La leggenda.

Alcuni dei volumi pubblicati dalla Planeta De Agostini di Batman: La leggenda.

“Batman: La leggenda” mi ha mantenuto impegnato per due anni. E mentre la collana si prolungava di volta in volta, alla Magic Press – che, sempre per conto della Planeta, si avvaleva dei miei testi anche per “Sandman”, “Preacher”, “Hellblazer”, il “Kamandi” di Jack Kirby, ecc. – si scommetteva, di settimana in settimana, su quale argomento mi sarebbe venuto in mente per il redazionale in scadenza di consegna, anche in considerazione del fatto che talvolta i timoni dei volumi variavano all’improvviso perché la Planeta, a causa di imperscrutabili problematiche tecniche, non si ritrovava a disposizione i materiali stabiliti e richiesti dall’Italia. Pertanto Alessio si ritrovava a operare in emergenza e a inserire in sommario, con operazioni last minute, quanto di meglio inerente al mondo di Batman avesse sotto mano. Ci sono stati momenti in cui ho effettivamente temuto di essere giunto al capolinea, di non avere più nulla da dire, ma la vastità del genere supereroistico e la complessità del DC Comics Universe  mi fornivano ogni volta, anche all’ultimo momento, nuovi, intriganti spunti di riflessione. Luca Ippoliti, in particolare – attuale figura di riferimento della Magic Press – ne restava sbalordito. Qualche editore mi ha anche proposto di ordinarli e rimaneggiarli per ricavarne un libro a parte, ma ho sempre nicchiato.

Alla fine, ci sono stati diversi lettori che mi hanno ringraziato per l’essenziale guida fornita loro da quei redazionali. “Batman: La leggenda” resta ancora oggi un viatico fondamentale per addentrarsi nel mondo a fumetti del Cavaliere Oscuro.

Poi, con l’avvento della RW Lion, Lorenzo Corti – allora unico direttore responsabile della nuova casa editrice – mi ha chiamato a scrivere i redazionali del “Superman” confezionato per la Mondadori. E lo staff redazionale di Segrate – che già mi aveva apprezzato su “Batman: La leggenda” – è stato a sua volta felice di potermi annoverare ancora tra i suoi contributors.

Quello su “Superman” è un lavoro di cui vado particolarmente orgoglioso. L’Uomo d’Acciaio è un personaggio magnifico, il mio preferito in assoluto tra i supereroi, e i trenta volumi in cui è strutturata la collana mi hanno fornito la possibilità di effettuare un excursus storico di alto livello sul genere supereroistico nelle sue varie epoche di sviluppo.

Alla fine mi sono preso pure i miei rischi – la DC Comics è molto attenta a quanto si scrive sugli albi pubblicati negli altri Paesi – ma ne è venuta fuori un’opera di riferimento.

"Il Grande Ritorno di Superman e Batman” di A. Di Nocera

“Il Grande Ritorno di Superman e Batman” di A. Di Nocera

Per quanto riguarda “Batman: Il Cavaliere Oscuro” e “Superman/Batman”, invece, ciò che mi ha più divertito è che dopo “Batman: La leggenda” non pensavo che ci potessero essere così tanto cose da dire sui personaggi della DC Comics. Ma, al contrario, di argomenti da trattare riesco ancora a trovarne in abbondanza, riuscendo a redigere articoli sempre più interessanti e complessi. E spero che la sfida possa continuare in futuro.”

Stefano: “Quale pensi sia la naturale evoluzione del fumetto nell’era del digitale?”

ADN: “Il fumetto attraversa un evidente momento di crisi commerciale. Negli Stati Uniti è ormai chiaro che per le major del settore i personaggi dei fumetti non sono altro che proprietà che possono portare a sviluppi esterni al mondo dei comics: film, serie TV, videogiochi, merchandising, eccetera.

L’editoria digitale è indubbiamente il futuro. Io stesso, ormai, per vari motivi, leggo sempre più sul PC e tablet e sempre meno sul supporto cartaceo. Resta però il fattore pirateria che è poco arginabile.

Ritengo che in futuro un personaggio a fumetti vivrà fin dall’inizio più vite contemporaneamente in vari medium. E che gli autori di fumetti saranno nello stesso momento più cose: penso, per ciò che riguarda il nostro Paese, a Makkox, a Zerocalcare, a Mirka Andolfo, a Don Alemanno, a Giacomo Bevilacqua, tutte figure artistiche il cui successo viaggia lungo strade inedite, prevedendo diversi livelli di professionalità.”

Stefano: “Ti piace il personaggio di Batman e perché?”

ADN: “Eheheheh, sembra quasi una domanda a trabocchetto… Premetto che tra i supereroi, i miei due personaggi preferiti sono Superman e Capitan America: due idealisti, gli unici due che sono diverse volte riusciti a commuovermi fino alle lacrime.

Batman mi piace – e tanto – in base agli autori che ne scrivono le storie: Quello originario, feroce e pulp, di Bob Kane e Bill Finger; “Il ritorno del Cavaliere Oscuro” e “Il Cavaliere Oscuro colpisce ancora” di Frank Miller”, “The killing joke” di Alan Moore e Brian Bolland; “Maschere” di Bryan Talbot; cicli seriali come “Contagio” e “Terra di Nessuno”, eccetera.

Quello che, però, me ne ha fatto re-innamorare, fornendo una chiave di lettura eccezionale del personaggio, di ciò che realmente nasconde, è stato Grant Morrison. Per me la sua run sulla serie “Batman” sfociata in “R.I.P.”, e ancora “Il ritorno di Bruce Wayne”, “Batman e Robin” e “Batman Inc.” sono quanto di meglio sia stato prodotto in decenni di vita editoriale del personaggio.

Morrison ne ha carpito tutto il potenziale, l’ha evidenziato, l’ha esaltato, ne ha svelato tutte le sfaccettature ancor più di quanto abbiano fatto Miller, o Moore, od O’Neil, o Grant, o Brubaker, o Rucka, e così via.

Per me il vero Cavaliere Oscuro è quello di Morrison: quello che si crea le personalità di back-up per affrontare gli attacchi psicologici dei suoi nemici; quello che non esita ad affrontare Darkseid – una delle creature più potenti e feroci dell’universo – faccia a faccia; quello che si ritrova a viaggiare suo malgrado nel tempo lasciando indizi ai suoi compagni della Justice League per farsi ritrovare; quello che progetta un’azione supereroistica su scala mondiale trasformando “Batman” in un brand.

Penso che l’esaltazione che è riuscita a infondermi Morrison sia trapelata parecchio dai miei redazionali.”

Stefano: “Grazie per il prezioso tempo che ci hai dedicato Alessandro. Vuoi salutare gli amici di Batman Crime Solver?”

ADN: “Ciao a tutti. Se siete giunti a leggere fin qui, allora vi ringrazio per aver sopportato e magari apprezzato i miei sproloqui. In ogni caso, vi auguro di riuscire ad avere sempre la forza fisica e morale per risolvere gli infiniti problemi attraverso i quali gli Enigmisti di turno tenteranno di intralciare il cammino della vostra vita.”

Alessandro Di Nocera

Alessandro Di Nocera