Batman, supereroe senza superpoteri

Ha un fisico da atleta, una grande intelligenza e un’enorme volontà. Ma, a differenza di Superman, Batman è un uomo. Pieno di debolezze e difetti come noi. Sta qui il suo fascino, a cui è dedicata perfino una giornata: il 18 settembre 2021.

•​Batman nacque 82 anni fa

•​Come nacque Batman

•​Batman e Gotham City

•​I personaggi che ruotano intorno a Batman

•​Batman al cinema

•​Il film numero 12

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Batman: gli esordi – Parte 1

Il 1938 era stato l’anno di Superman. Creato nel 1933 da Jerome Siegel e da Joe Shuster, che a lungo avevano cercato di affidarlo a un’agenzia che ne curasse la distribuzione sui quotidiani, il capostipite di tutti i supereroi dei fumetti apparve in giugno sul primo numero di “Action Comics” e raggiunse un successo insperato. Tanto che dall’anno successivo sarebbe diventato titolare di una serie di strisce sui quotidiani e avrebbe avuto un albo tutto suo. “Action Comics”, come forse tutti sanno, era un albo della National Periodica’ Publications, una casa editrice specializzata in comic books. All’inizio del 1939, visto il successo ottenuto da Superman (anche se certamente nessuno avrebbe potuto supporre il boom che il supereroe avrebbe raggiunto in seguito), sembra che Whitney Ellsworth, direttore di alcune testate della National, abbia chiesto a Bill Finger e a Bob Kane di creare un personaggio dello stesso genere. Probabilmente lo aveva chiesto anche ad altri autori. Fatto sta che Finger e Kane riuscirono proprio a trovare l’idea giusta.

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Batman incontra gli studenti di tutta Italia grazie a PoliCultura

Il concorso per le scuole ideato dal laboratorio HOC del Politecnico di Milano si arricchisce del supporto di Warner Bros. Entertainment Italia

Milano, 26 gennaio 2021 – Una grande novità per l’edizione 2021 di PoliCultura. Quest’anno il concorso di digital storytelling per la scuola, nato nel 2006 e realizzato dal laboratorio HOC del Politecnico di Milano, riceverà il sostegno di Warner Bros. Entertainment Italia. Un impegno, quello della celebre casa di produzione e distribuzione cinematografica ancora più prezioso, considerato il momento non certo semplice per bambini e ragazzi di tutta Italia.

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Superman e Batman: quando la sinfonia eroica parla con le note

Reeve e Williams i compositori di due sigle eroiche memorabili 

Superman e Batman sono senza dubbio i due supereroi più famosi e più longevi di sempre. Se l’eroe antico è un semidio, in quanto figlio di Zeus e di una donna umana, il supereroenon è molto diverso. Superman e Batman sono sospinti da intuito e poteri sovrannaturali. Così difendono il mondo dal male e dalle oscure difficoltà. Entrambi imprescindibili da quelle sigle cinematografiche e televisive che li hanno resi icone oltre il loro stesso fumetto.

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Superman/Batman

Kal-El viene spedito sulla Terra dal pianeta Krypton poco prima che questo esploda.
Piombato sulla fattoria dei Kent e ribattezzato con il nome Clark, il ragazzo cresce e scopre piano piano le sue abilità.

Velocità, resistenza, agilità, potenza fisica straordinaria. Queste sono le peculiarità che trasformano Clark Kent in Superman per sconfiggere ogni tipo di disonestà e corruzione nel mondo.

Per essere giusti, gli umani dovrebbero provenire da un altro pianeta.

Bruce Wayne è un bambino quando all’uscita del cinema vede i suoi genitori morire assassinati. Con la promessa di vendicarli sconfiggendo la criminalità, quando diventa adulto si dedica ad arti marziali.

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Bob Kane fu aiutato dallo sceneggiatore Bill Finger che, insieme con lui, pose le basi per una dettagliata biografia dell’Uomo Pipistrello.

Un pipistrello gli suggerisce l’idea di travestirsi per spaventare gli umani: nasce così il mito di Batman.  Bruce può così sconfiggere la mafia e la criminalità organizzata.

Ancora una volta l’uomo deve uscire dalla sua natura per risolvere quello che non va.

Superman e Batman non hanno in comune solo il mantello e la calzamaglia in cui nascondono la loro identità al fine di salvare il mondo. Le loro sfide a nemici, talvolta dai ritratti anche metaforici e comici, sono infatti sempre sottolineate da colonne sonore di assoluta riconoscibilità.

È del 1978 il film che vede Christopher Reeve vestire i panni di Superman. Undici anni dopo arriverà sul grande schermo anche il personaggio di Batman, ma già nel 1966 la tv gli dedica un memorabile telefilm interpretato da Adam West. Nella memoria collettiva queste rimangono le più significative immagini dei due supereroi.

Superman e Batman devono gran parte del loro successo a musiche sensazionali composte appositamente per loro.

Melodie che sembrano parlare e invece, per un geniale gioco creato dagli autori, sono puramente strumentali.

Nel 1977 John Williams, ispirandosi al trionfalismo della musica di Richiard Wagner, compone la colonna sonora di Star Wars. L’anno dopo è chiamato a comporre la musica di Superman.

L’obiettivo è realizzare un incipit su cui sia possibile cantare la parola Superman. Le note vanno così a scandire le tre sillabe in modo che il tema diventi immediatamente riconoscibile. L’atmosfera epica con eccezionali salti di tonalità permettono alla London Symphony Orchestra di realizzare una delle più celebri musiche per un film.  Non replica l’Oscar (che arriverà con E.T.) ma Williams sa riportare la musica sinfonica alla portata di tutti.

Dodici anni prima l’arrangiatore Nelson Riddle era andato addirittura oltre con la sigla di Batman.

Le trombe squillanti infatti, in quel caso, creavano un suono che sembrava pronunciare proprio la parola Batman. Anche in quel caso dunque una versione solo strumentale che incredibilmente…parla!

L’ironia della serie tv si andava a fondere con quella della colonna sonora, ricca di onomatopee che richiamano i fumetti.

Superman e Batman rappresentano così la figura dell’eroe immaginata da Hegel.

Salvatori del mondo sospinti da una grande concentrazione e da ragionamenti degni di un detective.

Eroi quasi veggenti, in grado di prevedere quello che accadrà e come evitarlo. Eroi saggi, che sanno interpretare i segnali dell’universo. John Williams e Nelson Riddle creano così due musiche destinate a diventare cult talmente rappresentativi da essere persino iconiche.

L’uso rapido di tre note in successione e dei fiati creano l’atmosfera trionfale.

Le  truppe, d’altronde, hanno sempre dovuto rispondere a un suono di tromba che impartiva loro gli ordini. Le fanfare dei Bersaglieri e persino le sedute di caccia esordiscono con un bombardone.  Il passaggio improvviso da note alte a note basse crea la stessa imprevedibilità e la sicurezza dell’eroe nel mezzo delle sue azioni.

Superman e Batman devono alla musica la loro stessa descrizione. Gli eroi hegeliani potrebbero non necessitare di dialoghi. La loro colonna sonora racconta già ampiamente chi sono e le loro intenzioni. L’eroe, con l’uso di una ragione talmente arguta da confondersi sempre con una ispirazione divina, è sempre più fuori dalla natura umana. Non ha bisogno di troppe parole: la musica delle sue azioni dice già tutto.

Fonte: [musica361.it]

Gli 80 anni di Catwoman

La donna-gatto, che ha stregato Batman, ha fatto il suo debutto nella primavera del 1940. Dc Comics festeggia il suo compleanno con un volume antologico speciale e il tributo di una cosplayer italiana.

Gli eroi e soprattutto le eroine dei fumetti ci sembrano dei personaggi immortali, senza età. Eppure, il tempo passa anche per loro. Dopo aver celebrato gli 80 anni di Batman nel 2019, nel 2020 ecco un altro importante compleanno, quello di Catwoman, una delle figure più legate all’Uomo-pipistrello. La donna-gatto, di lui nemesi e al contempo amore sfuggente, lo raggiunge spegnendo 80 candeline. Creata da Bill Finger e Bob Kane, fece la sua prima apparizione nella primavera del 1940 nel primo numero del fumetto solista Batman, dopo che il Cavaliere oscuro aveva fatto la sua comparsa in altre riviste sempre a fumetti nel 1939.

Da allora, la villain, dietro la cui maschera si cela Selina Kyle, ha intrecciato con il supereroe un complicato, subendo diverse reincarnazioni.

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La ladra dalla tuta attillata e dalla potentissima frusta è stata celebrata a dovere: la Dc Comics, infatti, ha pubblicato il 15 aprile 2020 un volume speciale Catwoman 80th Anniversary 100-Page Super Spectacular. L’albo di grandi dimensioni raccoglie i contribuiti di diversi artisti che hanno avuto a che fare col personaggio: Tom King, Mikel Janin, Will Pfeifer, Adam Hughes, Ann Nocenti e Mindy Newell, fino alla fumettista Joëlle Jones, che si sta occupando attualmente di Catwoman e che fornisce anche l’immagine di copertina del libro. Fra i vari contenuti c’è anche una storia inedita di 12 pagine firmata da Ed Brubaker e Cameron Stewart, che 10 anni fa proprio con questo personaggio hanno raggiunto il successo. Ci sono infine delle variant cover dedicate ciascuna a un decennio diverso della sua storia.

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Catwoman ha avuto un grande impatto anche al di fuori del mondo del fumetto, in particolare nell’universo seriale e cinematografico, dove è stata interpretata da diverse attrici: Julie Newmar, Eartha Kitt, Michelle Pfeiffer nel memorabile Batman Returns di Tim Burton, Halle Berry nello sfortunatissimo film solista del 2004 e più di recente Anne Hathaway (qui una sua imperdibile galleria fotografica). La prossima sarà Zoë Kravitz in The Batman, futuro film diretto da Matt Reeves.

Per concludere, segnaliamo che ad affilare gli artigli è la cosplayer Arianna Braschi, in arte Arystitch, con il suo costume di Catwoman e maschera della gatta più sensuale ed enigmatica di Gotham; l’abbigliamento rilasciato su licenza ufficiale da DC Comics™ riproduce la tuta indossata dalla celebre e ammaliante ladra del fumetto. Il costume comprende: una tuta realizzata in vinile nero molto aderente effetto latex, una cintura con fibbia e guanti assortiti, più la maschera e i classici occhiali per la visione notturna della donna gatto!

La cosplayer Arianna Braschi, in arte Arystitch

La cosplayer Arianna Braschi, in arte Arystitch

70 anni di Batmobile in un documentario

La forza di Batman non è soprannaturale, ma si basa sulla una grande capacità di combattimento a mani nude abbinata a tanta, tantissima tecnologia. E proprio nel catalogo di accessori tecnologici che Batman usa per combattere il crimine, spicca la celeberrima Batmobile, la sua auto supercorazzata e superaccessoriata. Nel corso degli anni, che sono diventati ben 70, la speciale vettura del supereroe ha assunto numerose forme e la Warner Bros, per celebrarla, ha voluto pubblicare un lungo documentario (dura quasi un’ora) sul suo canale Youtube che ne racconta la storia.

Eccolo qui:

Il docufilm segue l’evoluzione della Batmobile nel corso dei suoi 70 anni di carriera, raccontando aneddoti e curiosità sulle varie versione che si sono succedute nella lunga saga di Batman, dai fumetti al grande schermo, passando per la celebre serie TV degli anni Sessanta.

Seguendo il video impariamo qualcosa in più sulla speciale quattro ruote dell’Uomo Pipistrello. Chi ricorda, infatti, che nel 1939 la Batmobile dei fumetti era una normalissima berlina rossa? È nel 1941 che, sulle strisce della DC Comics, l’auto del nostro eroe inizia ad avere i toni del nero e un aspetto più minaccioso.

Nel 1943 Batman appare nel suo primo film, e con lui compare anche ovviamente la Batmobile. In questa prima pellicola si trattava di una semplice Cadillac decapottabile: questione di budget.

Se su pellicola era ancora difficile realizzare un’auto fuori dagli schemi, nei fumetti si poteva invece dare libero sfogo alla fantasia. Nel 1950 ecco dunque apparire sugli albi DC la prima Batmobile degna di questo nome: armi, accessori, design estremo e una grande ala di pipistrello sul posteriore.

Occorre attendere gli anni Sessanta per poter vedere qualcosa di simile dal vivo (anche se solo sullo schermo televisivo). Nella famosa serie TV di Batman del 1966 arriva l’iconica Batmobile realizzata da George Barris, specialista in personalizzazioni a quattro ruote assoldato dalla 20th Century Fox. Da una Lincoln Futura (un concept Ford mai entrato in produzione) prese forma la Batmobile del Batman interpretato da Adam West, con calotte di vetro e, soprattutto, il primo (finto) motore a reazione.

Negli anni Ottanta, con gli oscuri film di Tim Burton (con Michael Keaton nei panni dell’eroe), la Batmobile si tinge completamente di nero e assume uno stile esagerato pensato dal designer Anton Furst. Si trattava di una lunghissima Gran Turismo che presentava un enorme reattore nel bel mezzo del cofano. Il Batman di Joel Schumacher del 1995 (interpretato da Val Kilmer) aveva una Batmobile che nelle linee generali assomigliava a quella di Anton Furst, ma l’aspetto era forse un po’ più kitsch.

Arriva il 1997 e con lui il Batman di Joel Schumacher con George Clooney, per il quale è stata pensata una Batmobile che rende omaggio allo stile degli anni Trenta, con un cofano esageratamente lungo e linee sinuosissime.

Nel 2005 si cambia totalmente registro: la Batmobile del Cavaliere Oscuro, nella saga cinematografica girata da Christopher Nolan, diventa una sorta di carro armato off-road dalle linee che ricordano una Lamborghini.

Qui troverete le Batmomibili a confronto tra di loro.

Fonte: [Quotidiano.net]

Robin: il ragazzo meraviglia compie 80 anni e Paolo Spadot racchiude la sua storia in una fanart

L’eterno comprimario apparso nei fumetti della DC Comics a marzo del 1940, racchiuso in una fanart realizzata da Paolo Spadot.

Tanti sono gli anni passati dalla sua prima apparizione sulle pagine dei fumetti della DC Comics nel marzo del 1940, ottanta anni in cui i panni di Robin sono stati indossati da molti personaggi diversi, dotati ognuno di una propria personalità e di una particolare storia. Bob Kane e Bill Finger insieme a Jerry Robinson, introdussero il personaggio, chiamato “Robin the Boy Wonder, nel Detective Comics #38 del 1940 appunto, ispirandosi per il personaggio alle Avventure di Robin Hood, per il nome e per il costume.

Batman apre il mantello lascia andare i Robin – Fan art dell’artista Paolo Spadot (matite)

A indossarlo per primo nelle vicende di Gotham City fu Dick Grayson, un ragazzino al quale una gang aveva ucciso i genitori. Batman lo prese al suo fianco, diventando una figura paterna, ma pian piano prendendolo come suo unico vero amico, ammorbidendone il carattere e l’oscurità del personaggio. Il duo è diventato una delle figure più celebri della cultura pop fumettistica, proprio per l’incastro delle personalità, quella individualista ma allo stesso tempo tesa al bene collettivo di Batman, quella energica, giovanile ed eternamente entusiasta di Robin.

Batman apre il mantello lascia andare i Robin – Fan art dell’artista Paolo Spadot (chine)

Spirito ampiamente ripreso dal talento artistico pontino di Paolo Spadot il quale si è cimentato a realizzare un cimelio speciale per i cultori del Ragazzo Meraviglia. Una tavola in cui  è possibile vedere alcune delle molte incarnazioni dei Robin (qui un nostro speciale), caratterizzate dai diversi volti, sempre pronti non solo a sostenere Batman ma anche ad avere una vita propria, spesso complicata e oscura non meno di quella del suo più anziano amico, ma non meno avventurosa ed eroica. 

Batman apre il mantello lascia andare i Robin – Fan art dell’artista Paolo Spadot (colori)

Un’opera in cui si alternano i “sideman” dei quali Batman sembra non possa fare a meno, non fosse altro perché questi “aiutanti” incarnano la gioventù, il futuro, la possibilità di continuare la vita e la sfida contro il male, personaggi necessari per far si che Batman possa manifestare la capacità di mantenere quel sogno di giustizia comune e che possa essere sempre rinnovato. Qui sotto ne abbiamo realizzato una speciale gif animata per voi in modo che potete condividerla se vi fa piacere.

Per conoscere meglio i retroscena su questa magnifica tavola di Paolo Spadot, vi rimandiamo alla nostra video intervista che potete trovare qui di seguito.

 

Catwoman: un miao tra le pagine a fumetti. 80 anni e non sentirli

80 anni di letteratura della gatta-ladra dalle sue prime pagine dei comics ad oggi

Creata da Bob Kane e Bill Finger, appare sui fumetti nel marzo 1940 e quindi proprio nella prima serie dedicata completamente all’uomo-pipistrello. I due creatori raccontano il modo molto deciso con cui Selina Kyle mette a dura prova il Cavaliere Oscuro.

Selina Calabrese, questo il suo nome di battesimo, successivamente legalmente cambiato dal personaggio in Kyle, dall’epoca ad oggi occupa intere pagine della letteratura a fumetti mondiale e non smette mai di affascinarci, restituendoci in modo più esplicito il lato nascosto di Bruce Wayne. Selina Kyle veste, fin dal primo numero, i panni della ladra di gioielli rapida e seducente, viene però rivelata la sua natura di donna solo alla fine del numero a lei dedicato, dato che The Cat (un vestito verde ed un simbolo di gatto) la renderà sconosciuta fino alla conclusione della storia, e alla sua cattura. Le sue origini vengono raccontate nel numero Batman #62 in cui si svela che Selina Kyle lavora come hostess di bordo e che è sopravvissuta ad un incidente aereo. Colta da profonda amnesia inizia la sua nuova vita nei bassi fondi di Gotham City, tuttavia sconfesserà lei stessa questa versione persuadendo i lettori che si trattava solo una bugia nel tentativo di uscire dalla sua vita criminosa.

Durante le sue originarie avventure soccorre il Cavaliere della Notte come fosse una protettrice della legge, ma tornerà al crimine in breve tempo, ammaliata dalle pietre preziose e dalla vita sfarzosa. Il personaggio di Catwoman si scontra anche con il principale organo di censura del fumetto statunitense, il Comic Code Autorithy che riscontra nel personaggio della DC Comics un cattivo esempio per le donne e le bambine. Viene così temporaneamente ritirata dal mercato.

Misteriosa, languida, enigmatica, potente, lunare, graffiante, torna alla grande, grazie alla popolare serie televisiva Batman nel novembre 1966, con una serie di stravolgimenti e rivisitazioni che percuotono la sua vita. Da menzionare successivamente:

  • Selina Kyle del 1986 descritta da Frank Miller e David Mazzucchelli in Batman: Anno Uno;
  • Holly Robinson alleata e sidekick di Catwoman, che divenne temporaneamente la nuova Catwoman dopo la nascita della figlia di Selina, il cui fumetto nel 2004 ha vinto un GLAAD Media Award per la sua rappresentazione positiva di Holly come personaggio apertamente gay;

Holly Robinson veste la tuta di Catwoman

  • Eiko Hasigawa che ha vestito la tuta della gatta-ladra in Catwoman Annual (Volume 4) # pubblicato il 24 dicembre 2014.

In questa ultima trasposizione, disegnata da Patrick Olliffe e scritta da Genevieve Valentine, Selina Kyle ha interferito con un accordo di cui era stata incaricata. Catwoman in seguito scomparve e al suo posto, Selina Kyle prese il controllo della Famiglia del crimine Calabrese e unì le famiglie, con gli Hasigawa. Sapendo che Catwoman era in pensione, Eiko iniziò a vestirsi con la sua tuta per contrastare il lavoro moralmente discutibile di suo padre e per spiare Selina.

Eiko Hasigawa veste la tuta di Catwoman

Percorriamo brevemente una significativa timeline fumettistica di Catwoman:

  • in Batman: Hush Selina inizia una relazione con Bruce Wayne;
  • in Batman R.I.P. Selina e Bruce riprendono la relazione;
  • Scomparso Bruce Wayne, si allea con Dick Grayson e la restante Batfamiglia per sconfiggere i nemici di Gotham che approfittano dell’assenza provvisoria del crociato della notte
  • in Bruce Wayne il ritorno, Selina incontrerà una ragazza di nome Kitrina che si dimostrerà straordinariamente agile e scaltra come ladra, proprio come Catwoman e al termine di quegli eventi Selina spartirà forzatamente la scena con la sua nuova partner: Catgirl
  • in Batman #50 (saga iniziata nel n. 32) Selina pronuncia il fatidico “si” a Batman

Sebbene abbia iniziato la sua carriera come scassinatrice, da allora ha riformato e iniziato a proteggere Gotham City nel suo stile. Questo l’ha portata ad essere quasi completamente accettata come membro regolare della Famiglia di Batman. È stata anche membro di Birds of Prey, the Outsiders, Gotham City Sirens, the Injustice League, Justice League e Secret Society of Super-Villains. Insomma questa donna felina va dove vuole, visita ogni territorio come gli pare, dorme su ogni letto, vede e sente tutto, conosce i segreti, le abitudini e le vergogne altrui.

Ogni vita dovrebbe avere 7 gatti, dice un aforisma che racconta bene quale fortuna è poter nascere felino, ovvero una straordinaria esperienza di vita che ben conosce solo chi l’ha sperimentata, proprio come il personaggio di Catwoman.

Pennyworth: una spy story ricca di avventura (Recensione senza spoiler)

Strategia del low budget, miscellanea di generi, stimolano forme e contenuti che caratterizzano la produzione televisiva Pennyworth. E’ una serie che allestisce un rifugio per veterani esperti e giovani promesse delle serie tv a partire dal novizio protagonista Jack Bannon, l’interprete di Alfred Pennyworth, fino ad arrivare agli smaliziati produttori esecutivi Danny Cannon e Bruno Heller. Gli episodi dedicati alle origini del maggiordomo più famoso al mondo diventano un laboratorio per concretizzare una proposta originale. Il loro lavoro è alla base dei vitali tasselli che compongono l’immaginario pop DC Comics rigorosamente appartenenti al mondo di Batman.

Dopo oltre mezzo secolo dalla pubblicazione di Casino Royale (1953), primo di una lunga serie di romanzi e novelle incentrati su quel James Bond, implacabile agente al servizio di Sua Maestà Britannica, nasce Pennyworth. Un character nato dalle divagazioni e inventive fumettistiche di Bill Finger e Jerry Robinson, in cui Alfie è frequentatore delle principali accademie per maggiordomi del mondo, segue un corso aggiuntivo di medicina, di letteratura classica e di teatro. Una personalità immortalata per sempre nelle movenze di tanti attori del piccolo e grande schermo* (ndr).

Nei dieci episodi che contraddistinguono la prima stagione di Pennyworth la serie diviene rapidamente l’emblema di quella identità tipicamente britannica che, specialmente negli anni sessanta, ha rivoluzionato il concetto stesso di entertainment cinematografico. Storie di spionaggio e di ambientazioni vittoriane che procedono a un buon ritmo altalenando situazioni surreali a scene d’azione, momenti di esoterismo a risse da pub, situazioni intriganti e intrigate ad inaspettate risoluzioni, scene truculente a momenti di umorismo.

Alfred lavora come buttafuori di un nightclub per adulti mettendo a dura prova il suo carattere di gentiluomo e grintoso. Per uno spunto narrativo ancora più interessante, lo sceneggiatore Bruno Heller provvede ad affiancare ad Alfie una splendida partner, metafora di un nuovo modello femminile sexy ed emancipato, dal nome di Esme, interpretata dall’attrice britannica Emma Corrin. Preferisco non svelarvi oltre, sarete voi a decidere se proseguire.

Dal mio punto di vista si tratta di una serie interessante e godibile. Non è certo la serie tv dell’anno, ma ci troviamo davanti ad episodi che, nonostante si svolgano in totale ambientazione inglese, mostrano scenari molto affini a quelli di Batman.

CURIOSITA’

A doppiare il protagonista troviamo l’eclettico Davide Perino. Già doppiatore dell’attore Jesse Eisenberg in “Batman v Superman: Dawn of Justice” e “Justice League” che interpreta Lex Luthor. Qui sotto lo potete vedere in un saluto per i lettori del blog.

Da sinistra: Jack Bannon è Alfred Pennyworth, Ben Aldridge è Thomas Wayne, Paloma Faith è Bet Sykes

Le prime note del motivo musicale di apertura, a partire dal primo episodio (in seguito l’intro sarà editato), sembra accennare un richiamo alla sigla della famosa serie TV The Persuaders! ovvero Attenti a quei due, in cui viene utilizzato il qanun (o kanun). Questo insolito strumento è un salterio a pizzico di origine araba, simile alla cetra sdraiata, e viene suonato con dei plettri. Con la sola differenza che nel 1972 il motivo musicale di Attenti a quei due, venne registrato nello studio discografico dell’ex Beatle George Harrison e si piazzò al tredicesimo posto della classifica inglese, mentre la sigla di Pennyworth, pur essendo animata con score alla James Bond, non riesce a rimanere così indelebile.

L’ultimo episodio fa un chiaro omaggio ad una delle copertine iconiche dei fumetti DC Comics. Ma non vi dico quale, altrimenti vi toglierei il gusto di seguire la serie.

Buon divertimento e fatemi sapere se la serie vi è piaciuta e come la pensate.

Vi lascio con il trailer della serie e a seguire le note del redattore.

*WilliamAustin (Batman serial), Eric Wilton (Batman and Robin serial), Alan Napier (Batman: Il film, Batman serie televisiva), Michael Gough (Batman, Batman – Il ritorno, Batman Forever, Batman & Robin), Ian Abercrombie (Birds of Prey), Michael Caine (Trilogia del cavaliere oscuro), Sean Pertwee (Gotham),JeremyIrons (Batman v Superman: Dawn of Justice, Justice League), Douglas Hodge (Joker), Jack Bannon (Pennyworth), Andy Serkis (The Batman film)

La serie è andata in onda su Epix dal 28 luglio 2019 e in Italia è stata distribuita dal 25 ottobre 2019 su Starz Play. Il primo episodio è stato proiettato, in occasione del Lucca Comics & Games, presso il cinema Centrale sabato 2 Novembre 2019.

Batman attraverso i primi 50 anni di vita editoriale

LA STORIA
La prima apparizione di Batman avviene in una avventura di 6 pagine apparsa sul n. 27 del maggio 1939 della rivista antologica Detective Comics, pubblicata dalla National Periodics. La rivista, una delle prime a presentare materiale creato appositamente per i comic book (e non raccolte di strisce giornaliere apparse in precedenza sui quotidiani), presentava storie ispirate decisamente all’atmosfera dei pulp (letteratura popolare degli anni 30), quali i “ruthless” detective alla The Shadow o bieche figure di malvagi orientali quali Fu-Manchu. Nato dalla fantasia di Bob Kane, disegnatore, coadiuvato da Bill Finger sceneggiatore, anche il Batman delle origini deve moltissimo alle atmosfere crude e violente dell’immaginario popolare degli Trenta. Come lo stesso Finger ha dichiarato: “La mia sceneggiatura fu ripresa da una storia di The Shadow…Come modello per il mio stile di scrivere Batman ebbi le storie di The Shadow. Anche i film della Warner Bros., i film di gangster”. E ancora: “costruivo i cattivi basandomi su quelli dei pulp, un misto di bizzarro e follia”. Come ulteriore esempio si può citare il seguente brano, tratto da una delle avventure di The Phanton Detective, che rappresenta lo standard con cui veniva introdotto il personaggio nei romanzi: “Richard Curtis Van Loan, ozioso playboy miliardario, non era esattamente quell’individuo privo di interessi che fingeva di essere. Per anni ormai aveva vissuto doppia esistenza. Come Van Loan partecipava a feste, portava Muriel a spasso per la città, raramente mancava una prima, ogni capocameriere in città lo conosceva bene. Ma come Phantom Detective viveva una vita completamente differente. Come Phantom combatteva il crimine ed i criminali, si esponeva a pericoli che a volte giungevano ad un punto che lui stesso si chiedeva se ne sarebbe uscito vivo”. Se poi si aggiunge che The Phantom Detective entrava in azione chiamato da un segnale luminoso proiettato da un grattacielo, il gioco è fatto.

ROBIN, THE BOY WONDER
Lo scenario in cui si muoveva il Batman degli inizi era duro, spietato: tanto per citare un esempio il Joker, nella sua prima apparizione (n.1 della rivista Batman, Spring Issue 1940, completamente dedicata all’eroe incappucciato), faceva fuori senza problemi almeno tre o quattro persone. Nello stesso periodo si ponevano però le basi per la trasformazione radicale del personaggio. Da parte editoriale i cambiamenti iniziarono con l’introduzione di un Comics Code ante-litteram, interno alla National Periodics, che vietava di mostrare impiccagioni, accoltellamenti ed ogni riferimento sessuale. Per quanto riguarda la parte narrativa un punto di rottura è l’introduzione della spalla di Batman, Robin, avvenuta nel n. 38 (Aprile 1940) di Detective Comics l’intento dichiarato era quello di stimolare il senso di identifica nei dei giovani lettori. Lo stesso Bob Kane ha dichiarato “Pensavo che Robin avrebbe affascinato tutti i ragazzi di quell’età come un personaggio in cui fosse possibile identificarsi”. Il disegnatore Jerry Robinson (uno dei primi “fantasmi”, ovvero uno dei primi autori il cui nome non viene riportato sui credits, a realizzare Batman, autore di moltissime storie dal 1940 al 1945 e creatore
del personaggio del Joker) ammette che “Robin fu creato nel tentativo di umanizzare Batman”. Le conseguenze derivate a livello narrativo dalla presenza di Robin sono state acutamente schematizzate da Jim Steranko nella sua History of Comics: “Fu un punto di svolta nella storia di Batman, ponendo per sempre fine all immagine di solitudine e minaccia che caratterizzava il Batman degli inizi. Prima il suo personaggio era strano quanto quello dei contorti nemici che incontrava. Batman doveva essere un esempio per il ragazzo. La storia rivelerà l’inserimento di Robin come uno dei punti più salienti ed importanti della strip. A Robin deve certo essere affidato il merito di portare avanti gran parte del peso della longevità di Batman”.

 

SUCCESSO INSPERATO
Il successo di Batman è incredibile e fulmineo. Negli anni della guerra gli vengono dedicati alcuni serial dal cinema e dalla radio, tra il 1943 ed il 1946 esce una striscia sindacata a nome delle ragioni di una simile affermazione non sono facilmente spiegabili: le sceneggiature non brillavano certo per originalità, ed il disegno dei primi anni era pessimo (e confrontate con le strisce giornaliere, opera di Bob Kane, veramente “inguardabili” nonostante la presenza di alcuni, interessanti angle shots decisamente cinematici). Parte del successo va certo assegnato alla dimensione reale e credibile del personaggio: era stato feri tante, rappresentava un esempio emulabile (al pari di Robin più volte, rischiava di continuo la sua vita, e, cosa più impor), un omaggio in cui i lettori potevano identificarsi più facilmente che in molti altri eroi mascherati dell’epoca. Fa notare Dick Giordano (inchiostratore di uno dei periodi migliori di B legato al duo O’Neill-Adams) nella sua introduzione al paperback The Greatest Batman Stories Ever Told: “Mi rendevo conto di er ambire ad essere Batman, ma non potevo aspirare ad essere Superman. In nessun modo potevo ottenere poteri come Superman… Avrei dovuto nascere altrove per quello… Ma potevo, se cominciavo abbastanza giovane, ad allenarmi nel in cui aveva fatto il giovane Bruce Wayne e forse essere giorno come Batman. Beh, non ho mai cominciato ad allenarmi cosi sono rimasto un tipo ordinario, ma sapevo che avrei e questo rappresentava una buona parte del fascino del personaggio per i ragazzi che leggevano Batman. A ciò va aggiunta una delle gallerie di criminali più varie ed interessanti del tale da rivaleggiare con quella di Dick Tracy: la mano villain di forte presa sul pubblico è stata invece uno deboli di supereroi quali il Capitan America della Timely, che ha saputo riciclarsi dalle storie completamente dedicate alla lotta con i nemici dell’Asse e non ha superato la fine degli anni ’40. Come si è detto, anche la stessa figura di Robin ha avuto la sua importanza. Ma la parte del leone è stato il medium stesso del comic book, che ha permesso a Batman di superare la crisi dei pulp, di cui pure è erede diretto, e di presentarsi in gran forma al pubblico del dopoguerra, anche se. come vedremo, con un target sempre più giovanile.

GLI ANNI DELLA DECADENZA
“Agli inizi degli anni 50 ogni tono nero che aveva permeato le storie di Batman era completamente sparito. Le sue avventure erano diventate sempre più monotone, ed anche l’uso della a lungo stabilita Rogues’ Gallery Joker. Pinguino, Donna Gatto ed altri si era fatta sporadica. [.. .] In particolare, il periodo metà-fine anni 50 fu davvero fiacco nel giudizio di ogni vero appassionato di Batman”. Questa frase di Mark Waid, tratta dalla postfazione al volume The Greatest Joker Stories Ever Told. sintetietizza perfettamente il carattere delle storie degli anni 50 e dei i anni ’60. Il Dinamico Duo si perde in un gruppo di racconti immaginari, narrati dal maggiordomo Alfred (per fortuna non tanti quanto quelli del contemporaneo periodo di Superman) ed in avventure a sfondo fantascientifico, con tanto di mostri, alieni verdi, viaggi nello spazio e nel tempo, che ne snaturano completamente il personaggio. Alcune storie non erano poi mal congegnate, solo erano decisamente ingenue. Questo, unito ai tempi narrativi cosi lontani dal gusto attuale rende le avventure del Duo quasi al di là di ogni possibile recupero nostalgico. La stessa introduzione del Comics Code non influì poi troppo sulla loro qualità. Contribui certo ad aumentare il carattere decisamente fa delle avventure (ben diverso dal tono realista alla Dick Tracy delle origini, retaggio anche questo dei pulp). Prima di tutto limitando il numero di apparizioni di alcuni personaggi particolarmente imbarazzanti (ed il numero di presenze del Joker si riduce drasticamente dalle 15-20 l’anno alle 2-3 dopo il 1956). In secondo luogo rendendo definitivamente Gotham City quel che, negli episodi a fumetti degli anni Quaranta e Cinquanta, sembrava un vastissimo campo da gioco urbano macchine da scrivere e di altri attrezzi scenici colossali” così come viene descritto da A. Moore nell’introduzione al paperback The Dark Knìght Returns. Alla metà degli anni ’60, le avventure del Duo risultavano decisamente fuori moda: fatto gravissimo per ogni prodotto dell’industria di massa, le storie avevano perso completamente il feeling con il proprio periodo.

THE SILVER AGE

Tutto cambia quando dal giugno 1964 alla direzione editoriale delle testate legate a Batman viene assunto Julius Schwartz, che cerca di svecchiare l’immagine dell’Uomo Pipistrello. Vengono chiamati a collaborare alle collane di Batman molti nuovi autori, fra i quali svetta la coppia Gardner Fox-Carmine Infantino, che nel 1959 aveva inaugurato la Silver Age dei comic-book con le storie del nuovo Flash (quello di Terra Uno, per intenderci). Il look viene cambiato senza nessuna spiegazione: l’aspetto grafico subisce un decisivo ammodernamento, lasciando lo stile pupazzettistico tipico degli anni precedenti per un tratto più realistico e con gadgets decisamente anni ’60 (come la “linea calda” telefonica fra la Bat-Caverna ed il commissariato). Le sceneggiature di Fox assumono un tono poliziesco, alla detective story, mai veramente inserito nel carattere del personaggio, anche se lontano dai toni noir tipici del Dark Night delle origini, che invece caratterizzeranno le storia degli anni 70.

TV SHOW

Il nuovo periodo giallo ha però breve durata. La serie di telefilm ispirata a Batman del 1966 ha un successo straordinario, por­tando il personaggio ai vertici della popolarità. Si assiste ad un vero boom del merchandising, e la Bat-mania impazza per il paese. Credo che molti abbiano presente qualche episodio della serie televisiva: si trattava della riproposta di un atteggiamento decisamente anni ’50, dove la figura di Batman era associata a quella di un “Adam West che snocciola battute di dialogo bana­lissime con offensiva serietà” (per dirla alla Moore), ed il cui risultato è quantomeno discutibile. Nonostante tutto, il fenomeno Batman dilaga, e lo sviluppo abnorme del mercharìdising legato alla serie televisiva rende l’immagine del Duo Dinamico e dei suoi arcinemici un punto fermo nell’immaginario americano degli anni ’60. Non a caso Batman è stato una figura spesso sfruttata dagli artisti POP, la cui narrazione era infarcita da elementi della cultura di massa. Si legga il seguente dialogo (opera dell’autore POP Donald Barthelme), scritto nei primi anni ’60 (in periodo non-telefilm), e che evidentemente vuole riecheggiare sensazioni anni ’50, pur sembrando tratto di peso dalla serie televisiva:

“Dunque, commissario, che succede?”

“Questo!” disse il commissario Gordon. Posò il modellino di una nave sulla scrivania davanti a se. “Il pacco è stato portato da un fattorino, indirizzato a voi, Batman! Credo che il vostro vecchio nemico, il Giocatore (sic!), sia di nuovo in libertà!”

[. . . ]

“L’Olandese Volante!” esclamò Fredric, leggendo il nome dipinto sulla prua del modellino di nave. “Il nome di un famoso vecchio vascello fantasma! Che cosa può voler dire?”

“Un indizio abilmente celato!” disse Batman. “L’Olandese Volante sta qui probabilmente ad indicare il commerciante di gioielli olandese Hendrik van Voort che arriva in aereo stasera a Gotham City con un carico di pietre preziose da consegnare ai clienti!”

[Il brano è tratto dal racconto II più grande trionfo del Giocatore, di cui sono protagonisti Batman, Robin, il commissario Gordon, il Giocatore ed uno sconosciuto Fredric (omonimo, non a caso, dell’autore del famigerato Seduction of thè innocent), presente nella raccolta Ritorna, dr. Caligari, edita in Italia da Bompiani], Quale influenza ebbe la serie di telefilm sui comics del Cavaliere Oscuro? Dice ancora Mark Waid, facendo considerazioni sul Joker che sono fondamentalmente estendibili a tutto il tono delle serie: ”[…] dal momento in cui le collane di Batman cominciarono a riflettere i programmi TV, il Beffardo Burlone divenne una presenza regolare al loro interno. E mentre ci piacerebbe affermare che le sue apparizioni nei comics variavano dal ridicolo al terribile, questo non sarebbe vero. Semplicemente, variavano dal ridicolo allo scemo. Non brutte… solo sceme”.

IL CICLONE ADAMS

Non è possibile riassumere in poche parole l’influenza che ha avuto Neal Adams nel mondo dei comic-book a partire dalla fine degli anni ’60. Il disegnatore è stato il motore di una vera e pro­pria rivoluzione grafica che, prendendo le mosse dal suo lavoro su Deadman (eroe secondario del cosmo DC, che Adams aveva ereditato da Carmine Infantino col numero di Stranie Adventure dell’ottobre 1967), doveva imporre il suo stile “higly realistic” (come lo definì Jack Miller, editor ed autore delle prime storie di Deadman, in contrapposizione allo stile più paludato della restante produzione DC) come uno standard per il medium. Le prime storie di Batman disegnate da Adams.sono del ’69: an­che se non diventerà mai l’artista regolare della serie, la sua impostazione grafica del personaggio servirà da guida per i disegnatori regolari, Irv Novick (Batman) e Bob Brown (Detective Comics), oltre che a rivelarsi seminale per il lavoro degli sceneggiatori. Rilevano giustamente Jacobs e Jones nel loro fondamentale libro sulla Silver Age The Comic Book Heroes: “Poco tempo dopo che Adams ebbe ridefinito visualmente Batman, Julius Schwartz fece uscire una storia che cambiò il contesto entro cui si muoveva il personaggio, in maniera tale da accordarlo alla visione dell’artista. In Batman 217 del dicembre 1969, con soggetto dello stesso Schwartz e sceneggiatura di Frank Robbins (e disegnata da Novick in un perfetto stile-Adams, n.d.a.), Dick “Robin” Grayson se ne va al college, lasciando Batman in un ruolo di soli­tario a lui più congeniale. Bruce Wayne modifica il suo costume di Batman, allungando le orecchie ed il cappuccio, per dargli un aspetto che incuta maggiormente timore; dopodiché Bruce, con il suo maggiordomo Alfred, abbandona il Wayne Manor per stabi­lirsi in una mansarda in cima all’edificio che ospita la Fondazione Wayne, in maniera tale da poter vivere “nel cuore di quella stri­sciante fanghiglia urbana — per tirar fuori… la nuova progenie di topi da fogna… da dove vive e s’ingrassa sulla gente innocente.” In questo modo, benché fosse ancora calato nei panni tipici del­l’eroe in costume, Batman ora agiva principalmente nel ruolo di vigilante e detective.”

Batman riacquista dopo 30 anni la sua “libertà” e, con essa, i toni cupi e metropolitani che ne avevano caratterizzato le origini: queste caratteristiche verranno accentuate nella prima metà degli anni 70, soprattutto nelle non molte avventure firmate dalla coppia O’Neill-Adams, spinta dal successo della collana Green Lantern- Green Arrow da loro curata a ricrearne la vitalità ed energie anche nelle storie di Batman. Un periodo fra i migliori delle testate del­l’Uomo Pipistrello, grazie anche alle sceneggiature di Frank Robbins ed Archie Goodwin. Ed è proprio l’abbandono da parte di Goodwin del ruolo di editor della testata Detective Comics (numero 443 dell’aprile 1974) che simbolicamente chiude uno dei migliori periodi nella storia del Cavaliere Oscuro.

L’IMPLOSIONE DELLA DC

“L’inconsistenza dei team creativi era un qualcosa di nuovo per il mondo dei comic-book. Nel passato, quando un lettore acqui­stava un fumetto, non stava solo comprando le avventure del suo eroe preferito, ma il lavoro di uno stesso gruppo creativo che per anni aveva modellato quelle avventure. […] Lettori che erano stati abituati all’affidabilità dei vecchi periodi venivano perennemente frustrati quando i loro artisti cominciarono a sparire dalla vista dopo aver passato dei brevi, allettanti periodi in questa o quella collana. […] Il mondo di Batman fornì uno dei rari casi di consistenza alla DC, The Brave and thè Bold. […] Ma The Brave and thè Bokl era una eccezione. Le avventure a solo di Batman diventarono sempre più disorganizzate. Sia le nuove star che i vecchi mestieranti abbandonarono le collane dedicate all’Uomo Pipistrello, lasciandole nelle mani di una moltitudine di scrittori che non rimasero mai a sufficienza da dar loro una direzione, ed artisti quali John Calnan e Ernie Chua, che mancavano sia delle atmosfere di Adams sia della solida capacità di narrazione di Brown e Novick.”

Il caos creativo ed editoriale che Jacobs e Jones descrivono non coinvolgeva soltanto le collane legate a Batman, ma tutta la DC. Sono gli anni del definitivo sorpasso ad opera della Marvel, avvenuto verso la metà degli anni 70. Nel periodo dal 75 al 78 la casa di Superman lancia qualcosa come oltre quaranta nuove testate (poca cosa per gli standard attuali, lo ammetto…) nel tentativo di incrementare i profitti: un tentativo ben presto imitato dalla Marvel, e con maggior successo, grazie anche alle novità tematiche, con collane che spaziavano dalle arti marziali (che erano la moda del momento) alle serie che si ispiravano a trasmissioni televisive od a film di successo (La fuga di Logan, Guerre Stellari…). La maggior parte delle testate, con in testa quelle della DC, fu costretta a chiudere i battenti dopo l’uscita di appena una decina di numeri, colpevole sia la loro infima qualità, determi­nata, tra l’altro, anche dall’esodo di molti brillanti autori (quali Steranko e lo stesso Adams, attratti verso altri interessi o verso le prime case editrici indipendenti); sia, più in generale, per pro­blemi legati alla distribuzione: una situazione di mercato caotica che avrebbe portato alla nascita dei negozi specializzati ed alla ri­strutturazione della rete distributiva, con la penalizzazione dei ca­nali classici di vendita (situazione non descrivibile in poche righe, e per cui rimando a studi più approfonditi sulla storia recente del mercato americano, curati nei 2-3 anni passati da Chuck Rozanski per la sua Mile High Future).

Nonostante la grave crisi che attraversava la DC, che l’avrebbe costretta verso la fine degli anni 70 a diminuire vertiginosamente il numero delle proprie testate presenti sul mercato (da cui il termine DC Implosion), e che nei primi anni ’80 ne avrebbe fatto temere il tracollo economico, la vicenda editoriale di Batman prosegue senza particolari scosse. Nascono e muoiono alcune testate minori che si richiamavano a personaggi della sua mitologia (quale Batman Family, Man-Bat, The Joker…) vede la luce nel­l’agosto 1983, ed ottiene un moderato successo, la testata Batman and thè Outsiders, creata da Mike Barr e Jim Aparo sull’onda del successo dei Teen Titans di Wolfman e Perez, e che merita di es­sere ricordata solo perché segna l’esordio in terra americana, col numero 24, del disegnatore Alan Davis. Era iniziata l’onda lunga dei mutanti, e si cominciava a respirare aria di Crisis….

CRISIS ON INFINITE EARTHS

La premessa con cui nasceva questa maxi-serie era quella di riorganizzare e semplificare l’universo DC in occasione del 50° anniversario della casa editrice, o, per dirla con le parole di Marv Wolfman, “Chiarire cosa facesse parte del cosmo DC e cosa no!” “Ho una visione” scriveva Dick Giordano, direttore esecutivo della DC fin dal 1981, “…una visione in cui i fumetti sono tutto quello che possono essere. Voglio dare alla DC una linea editoriale che faccia lavorare insieme autori che hanno a cuore il materiale a cui stanno lavorando, loro stessi e i lettori. Autori che lavorano per un obiettivo comune per amore del proprio lavoro e per il desiderio di divertire ed intrattenere il lettore… ed anche sé stessi.” […] Purtroppo tali premesse non sono state mantenute e l’unico effetto duraturo del cosmo DC è stato l’annullamento dei 50 anni di continuity pre-Crisis. […] Molte collane proseguirono senza scossoni e senza particolari cambiamenti la loro vita edito­riale, impedendo la realizzazione di quella diversità di stile che Giordano voleva come caratteristica dei fumetti DC, e che si attuerà negli anni successivi, soprattutto grazie agli autori inglesi e allo spostamento di target verso un pubblico più adulto.

IL DOPO CRISIS E FRANK MILLER

La mitologia di Batman conosce il suo ultimo punto di svolta con il marzo 1986, data di chiusura in America della maxi-serie Crisis. In quel mese esce infatti il primo numero della mini-serie The Dark Knight Returns, ad opera di Frank Miller — coadiuvato da Klaus Janson alle chine — che avrebbe poi finito la riscrittura del mito dell’uomo-pipistrello con la miniserie-nella-serie Year One, realizzata in collaborazione con il disegnatore David Mazzuchelli ed apparsa nei numeri dal 404 al 407 (pubblicati an­che in Italia, in due volumi, dalla Rizzoli). In maniera simile a qu­anto era già avvenuto per Adams, gli autori regolari che si sono succeduti nelle testate dedicate a Batman (ed in particolare per qu­anto riguarda Legends of thè Dark Knight) hanno preso ad esempio il lavoro di Miller, riprendendone soprattutto le atmo­sfere cupe e gotiche che nella mitologia del Cavaliere Oscuro erano comunque già presenti (ad opera ad esempio di un veterano quale Gene Colan). Tim Burton stesso ne è stato influenzato, tant’è che nel suo film cita l’isola Corto Maltese, a sua volta un omaggio di Miller ad Hugo Pratt. Non sempre però gli autori hanno saputo servirsi della lezione del popolare autore. Un esempio per tutti è A Death in the Family, una mini-serie-nella- serie (dal 426 al 429 di Batman) che, se non fosse per la morte di Jason Todd, il secondo Robin, sarebbe già finita nell’oblio.