Grant Morrison. La vita e le opere. Intervista con lo scrittore Luigi Siviero

Solo ad agosto dello scorso anno abbiamo avuto il piacere di accogliere tra le nostre pagine, una intervista e una recensione dedicata all’interessante libro di Luigi Siviero “Dopo il crepuscolo dei supereroi”. Nella giornata di ieri Benedetta “Benny” Berio (questo il suo blog) ha recensito la sua nuova creatura dal titolo: “Grant Morrison. La vita e le opere” ed oggi approfondiamo con l’autore alcuni aspetti dello scrittore di Glasgow legati alla DC Comics ed in particolare a Batman, ma non prima di ricordarvi la nostra recensione sull’ultima fatica di Luigi Siviero che potete trovare qui.

Stefano: Il tuo libro si intitola “Grant Morrison. La vita e le opere”. Quando è stato pubblicato e quale è l’editore che lo pubblica e dove è disponibile?

Il libro è fresco di stampa e al momento è in vendita nel sito dell’editore, Eretica Edizioni (qui potete trovare il libro). Un po’ alla volta arriverà nelle librerie su internet e magari sarà ordinabile nelle librerie classiche. Temo che non sarà reperibile nelle fumetterie perché l’editore non opera abitualmente nel settore dei fumetti.

Grant Morrison - La Vita e le opere - Siviero Luigi

Stefano: Non tutte le nuove generazioni di lettori conoscono Grant Morrison. Cosa potresti dire loro per far conoscere meglio l’autore?

Fate male a non conoscere Grant Morrison! Negli anni Ottanta è stato uno dei principali esponenti dell’Invasione britannica, ovvero l’approdo sui comic book americani da parte di sceneggiatori e disegnatori britannici in seguito al successo ottenuto da Alan Moore con Swamp Thing. A differenza di Alan Moore e Neil Gaiman, gli altri due esponenti di spicco di questa “ondata” creativa, per tutta la sua carriera Morrison ha lavorato con continuità per la DC Comics, a eccezione di una breve parentesi alla Marvel all’inizio degli anni Zero e di un diradamento della sua produzione di fumetti negli anni recenti, dovuto tra le altre cose al suo impiego come sceneggiatore di serie televisive (Happy!, tratta da un suo fumetto, e Brave New World). Ha scritto versioni memorabili di personaggi come Batman, Superman, gli X-Men e la Justice League, oltre a svariate opere di propria creazione, la più famosa delle quali è The Invisibles.

Stefano: Morrison è un appassionato cultore di tutte le storie appartenenti alle varie ages, e non ha mai particolarmente apprezzato l’idea che le periodiche Crisis annullino del tutto o in parte i fatti antecedenti e facciano ripartire la continuity da zero. Come valuti, da scrittore questa sua presa di posizione?

È vero che Morrison ha un occhio di riguardo per i fumetti di supereroi del passato, ma è altrettanto vero che di solito le sue storie, pur contenendo un’infinità di riferimenti, citazioni e omaggi a racconti del tempo che fu, sono leggibili e comprensibili (almeno a un livello superficiale) anche da chi non ha mai seguito una serie di supereroi in vita sua. Per esempio si riesce a leggere senza problemi Animal Man anche senza sapere che l’episodio intitolato The Myth of the Creation è in parte un rifacimento (in alcuni passaggi anche vignetta per vignetta) di due episodi dell’Animal Man degli anni Sessanta di Dave Wood e Carmine Infantino. Scoprendo quanto siano volutamente derivative alcune parti di The Myth of the Creation si riesce però a comprendere fino a che punto è radicata e pregnante la metanarrazione alla base del fumetto sceneggiato dal fumettista scozzese.

Morrison non ha gradito l’azzeramento del Multiverso avvenuto in Crisis on Infinite Earths, e nei suoi fumetti ha cercato a più riprese di restaurarlo: con l’abortita Hypercrisis, in una storia immaginaria della JLA, in JLA Earth 2, con la creazione del Superman nero di una Terra parallela, in Final Crisis e infine in Multiversity. Credo che per lui l’eliminazione del Multiverso sia stata vista come una perdita di fascino e potenzialità da parte dei fumetti di supereroi, la cui comprensibilità non dipende certo da come è impostato l’universo narrativo, ma piuttosto dalla capacità dei singoli fumettisti di coinvolgere i lettori e imbastire storie. Uno scrittore come lui, capace al contempo di rendere comprensibili le sue storie ai lettori casuali e di infarcirle di citazioni, non ha bisogno di annullare le storie del passato per essere in grado di proporre fumetti accessibili a tutti.

Anch’io, in riferimento ai supereroi della DC Comics, trovo di gran lunga più affascinante un universo narrativo impostato come multiverso rispetto a un universo narrativo semplificato e lineare, tanto più che nel corso dei decenni si sono accumulate decine di varianti dei personaggi e di mondi paralleli da cui sarebbe un peccato non attingere per partito preso. Opporsi al multiverso dell’Universo DC è un po’ come bloccare il corso di un torrente con una diga di fango. Per un po’ si può provare a fare a meno del multiverso, ma è un’idea che è stata sviluppata in modo troppo articolato per fare finta che non esista, ed è così potente che alla lunga non può non finire con l’imporsi.

Stefano: In Arkham Asylum  Grant Morrison e Dave McKean propongono l’atmosfera folle e oscura del manicomio criminale di Gotham dove le paure e i dubbi di Batman si infrangono contro le pazze sicurezze del Joker in un confronto senza speranza. In questa opera il pessimismo è imperante… cosa ne pensi?

Il pessimismo è imperante per quasi tutta l’opera, però Arkham Asylum va vista come una storia dalla quale Batman, dopo avere affrontato le sue paure, i suoi demoni e i suoi nemici, esce a testa alta, rinato. Per quanto i supercriminali che deve affrontare siano malvagi, depravati e insani, il Cavaliere Oscuro riesce ad avere la meglio. Batman vince la sua battaglia tanto sul piano degli scontri nudi e crudi con i suoi nemici quanto su quello del simbolismo. L’Arkham Asylum simboleggia infatti la testa del Cavaliere Oscuro, e il viaggio nei corridoi del manicomio va visto come un’allegoria dell’esplorazione della sua mente. Che Batman abbia avuto la meglio sui suoi tormenti è sottolineato della citazione di Alice nel Paese delle meraviglie collocata al termine dell’opera: “E non è la mano gentile della mamma quella che tira le tende, e la voce gentile della mamma quella che ti invita ad alzarti? Alzarti e dimenticare, alla luce luminosa del sole, i brutti sogni che ti hanno spaventata così tanto quando era buio”.

Stefano: Un sondaggio del 2006, lanciato da Comic Book Resource, sui migliori scrittori di fumetti assegna il primo posto ad Alan Moore, e fin qua il risultato è ovvio, ma il secondo posto viene preso da Grant Morrison (Arkham Asylum, JLA vol.1) che a sorpresa ruba la posizione al più quotato Neil Gaiman (Sandman). Come te lo spieghi?

Beh, va detto che Neil Gaiman ha diradato la sua produzione fumettistica dopo la conclusione di The Sandman, mentre nel 2006 Grant Morrison era sulla cresta dell’onda nell’industria dei comic book. Il ricordo di New X-Men era ancora vivido nei lettori, e stavano iniziando Batman e All-Star Superman. Essendo CBR un sito orientato verso i comic book – e ormai da decenni i comic book sono quasi sinonimo di supereroi – è normale che le simpatie dei lettori vadano a chi ha scritto tante ottime versioni di un ampio numero di questi personaggi. Poi (tralasciando il fatto che preferisco Morrison!) classifiche come queste vanno viste anche e soprattutto come iniziative simpatiche!

Stefano: Nel settembre 2006, Morrison viene chiamato alla direzione della testata Batman. Lo scrittore scozzese progetta un lungo story arc la cui chiave di volta è segnato dalla doppia uscita di Batman R.I.P. (che non a caso chiuderà questo progetto) e Crisi Finale. Come valuti questo suo progetto per il personaggio di Batman?

Per me è il capolavoro di Morrison! Ho amato tutta la sua saga di Batman: anche Batman & Robin, The Return of Bruce Wayne e Batman Incorporated. Devo dire però che il ciclo che va da Batman and Son a Batman R.I.P. (e a Final Crisis) è il massimo: inarrivabile.

Stefano: In Batman V Superman, il film, secondo il parere di Alessandro Di Nocera, sembra che le azioni di Luthor si rifanno a quelle della Silver Age e al contempo, si dipanano come se le avesse sceneggiate il Grant Morrison della saga Crisi Finale. Hai anche tu questa impressione?

In generale il film si rifà all’impostazione realista di opere degli anni Ottanta come Watchmen, Miracleman e soprattutto The Dark Knight Returns. Non a caso Frank Miller (assieme a Dan Jurgens, autore principale della saga della morte di Superman) ha un posto di riguardo nei ringraziamenti finali agli autori di fumetti. Sono presi dal fumetto di Miller, per esempio, Superman che viene colpito da una bomba nucleare e galleggia quasi morto ai limiti dell’atmosfera, lo scontro tra Batman e Superman, e il design del costume di Batman.

Al di là di particolari omaggi, l’influenza di The Dark Knight Returns e di quel tipo opere è rilevante per quanto riguarda la natura dei supereroi e il loro rapporto con il mondo in cui vivono. I supereroi – per quasi tutto il film, fino al cambiamento finale di prospettiva – sono tratteggiati come dei vigilanti o come delle armi viventi che potrebbero distruggere l’umanità. Ciò che fanno ha conseguenze sulla gente comune, che può venire uccisa o mutilata durante i loro combattimenti, e sulla politica, visto che le azioni dei superuomini diventano oggetto di inchieste parlamentari e vengono criticate dai mass media.

Anche Lex Luthor è collocato in questo scenario. La sua ossessione per Superman e i piani malvagi e contorti per fermarlo, che nella Silver Age non avrebbero avuto bisogno di spiegazioni semplicemente perché bastava dire che Luthor era il cattivo e il nemico di Superman, sono motivati dalla follia. Inoltre c’è una recrudescenza dei suoi piani, che nel film diventano sanguinari e mortali. Si può dire che il personaggio e le sue caratteristiche derivano dalle storie naif della Silver Age e sono stati fatti evolvere in modalità tipiche della Dark Age.

Quanto a Morrison, anche lui ha scritto fumetti riconducibili al filone del realismo supereroistico, sebbene antitetici rispetto a quelli di Moore e Miller. Morrison, infatti, in alcune sue opere ha usato il realismo per ricostruire la figura del supereroe solare tipica della Silver Age, e non per raccontare storie di vigilanti e armi viventi. Dunque non c’è niente di male a ipotizzare che Morrison (sicuramente conosciuto dagli sceneggiatori del film) possa essere stato un punto di riferimento per quanto riguarda la riproposizione di situazioni della Silver Age in chiave realista. Però un aspetto che mi porta a dare scarsa o nulla rilevanza all’influenza di Morrison sulla realizzazione del film è il fatto che i riferimenti a The Dark Knight Returns sono tanti e importanti, mentre non mi risulta che ci sia alcun omaggio o richiamo ai fumetti dello sceneggiatore scozzese (e infatti Morrison non è nominato nei ringraziamenti finali ai fumettisti).

Batman v Superman

A proposito di Batman V Superman vorrei dire anche che mi ha tutt’altro che entusiasmato per vari motivi. Uno di questi è un particolare comportamento di Lex Luthor: lo scienziato pazzo chiede senza alcun valido motivo a Superman di scontrarsi con Batman (a meno che non si voglia considerare un valido motivo la spiegazione raffazzonata data da Luthor in un secondo momento, cioè provare a fare uccidere Superman da un umano prima che ci pensi Doomsday). Questa richiesta priva di giustificazioni mi sembra una forzatura infilata nella sceneggiatura solo per fare in modo che i due supereroi si scontrino. Luthor agisce così semplicemente perché fa comodo agli scrittori, perché è un modo di portare il film in una certa direzione. In questa particolare scena non vedo una situazione della Silver Age adattata alle modalità della Dark Age, ma solo una stonatura.

Stefano: Cosa apprezzi di Morrison e cosa no?

C’è una cosa che non condivido, più che non apprezzarla. Mi riferisco all’ossessione di Grant Morrison per la celebrità e il successo. Chiunque scriva o faccia fumetti vuole avere successo, è inutile negarlo. Cosa intendano i singoli individui per “successo” è un altro discorso: un accademico probabilmente vuole che i suoi scritti siano influenti fra gli studiosi e aprano nuove strade; uno scrittore di thriller vuole vendere dieci milioni di copie di un’edizione usa e getta; un altro vuole vincere il Nobel; e così via… La speranza di avere successo è trasversale. In Morrison mi sembra un po’ esagerata. Ma come ho detto è solo una cosa che personalmente non condivido e nulla più. Se è fatto così sono affari suoi e sarebbe assurdo e stupido criticarlo.

Va però aggiunto che questa ossessione di Morrison ha anche un lato di assoluto interesse. Il desiderio di successo è stato trasformato dall’autore (prendendo un notevole spunto da Paradax! di Peter Milligan e Brendan McCarthy, va precisato) in un tema ricorrente in molti suoi fumetti, nei quali i supereroi approfittano della visibilità presso il grande pubblico ottenuta grazie ai superpoteri per diventare delle stelle del pop e del gossip. Oltre a Zenith, supereroe e cantante pop che deriva tantissimo da Paradax, si possono citare anche, tra le altre cose, i goffi tentativi di Animal Man di monetizzare la sua attività di supereroe concedendo interviste televisive, il supergruppo giapponese Super Young Team (composto da supereroi il cui superpotere è la notorietà), e l’intero mondo parallelo descritto nel capitolo di The Multiversity intitolato The Just, dove tutti i supereroi sono stelle del gossip e trascorrono le giornate come farebbe Paris Hilton.

Una cosa che mi piace di Morrison è il suo sentire lo spirito dei tempi e riuscire a proporre fumetti in grado di catturare la contemporaneità. Mi piace anche che le sue opere facciano riflettere: non tanto dal punto di vista morale quanto da quello filosofico e culturale.

Stefano: Se i lettori del libro vorranno confrontarsi con te, come ti possono trovare?

Ultimamente nella pagina Facebook La Dimora del Mistero. Ho un po’ perso la voglia di aggiornare il mio vecchio blog.

Stefano: Siviero, grazie del tempo che ci hai dedicato e in bocca al lupo per questo tuo nuovo libro.

Crepi il lupo! Grazie a te!

Batman v Superman: Dawn of Justice Recensione di Alessandro Di Nocera

Batman V Superman è un film scritto e diretto da chi di fumetti – e di fumetti targati DC Comics, nello specifico particolare – ne capisce fin troppo e li ama fino al punto da rinunciare, paradossalmente, alle necessità del pubblico generalista per andare a scandagliare, con amore e ammirazione, i capisaldi e le sottigliezze del più antico universo supereroistico. Col rischio di incappare nelle rimostranze di chi – a torto – si reputa competente (per non usare la parola nerd, che da dispregiativa è divenuta una sorta di status symbol) senza esserlo nemmeno un po’.

Batman V Superman è un film ipertrofico che racchiude un sacco di elementi, lascia intuire parecchi presupposti e inaugura innumerevoli sviluppi futuri.
C’è un Batman rabbioso e disincantato che sembra derivato da una commistione tra The Shadow (il giustiziere tenebroso della letteratura pulp) e il Dark Knight di Frank Miller.
C’è un Superman prigioniero di una duplice natura, terrestre e aliena, che non riesce a conciliare e che trova in Lois Lane – l’umana di cui innamorato e con la quale condivide corpo e anima – l’unico faro, l’unico punto di riferimento.
C’è un Lex Luthor tanto geniale quanto pazzo, ossessionato dai confini dell’umano e del divino, evidentemente influenzato dall’ineffabile presenza di un’entità oscura che non si è ancora manifestata, ma che, in qualche modo, riesce già a condizionare in negativo gli uomini. Forse anche Batman.
C’è una Wonder Woman immortale e ancora insondabile che si pone il problema, dopo cent’anni di autoesilio, di tornare nel mondo degli uomini per cercare di cambiarlo in positivo.

Gli autori di Batman V Superman sanno che il DC Universe si fonda su una forza mitopoietica che affonda le sue radici in quattro stagioni differenti: la Golden Age degli anni Trenta e Quaranta; gli esordi della Silver Age nella seconda metà degli anni Cinquanta; la visionaria saga del Quarto Mondo di Jack Kirby, nella prima metà degli anni Settanta; la Modern Age della seconda metà degli anni Ottanta (con Il Ritorno del Cavaliere Oscuro di Miller e il Watchmen di Moore e Gibbons a fungere da assi portanti).
E nel film tutto questo c’è. Al di là, ripeto, di come possano percepirlo gli spettatori comuni.

Non c’è un solo passaggio narrativo in Batman V Superman che non abbia una logica e una forza.
Le azioni di Luthor si rifanno a quello della Silver Age, ma, al contempo, si dipanano come se le avesse sceneggiate il Grant Morrison della saga Crisi Finale.


Il suo piano – portare allo scontro distruttivo Batman e Superman – è tanto minuzioso quanto indecifrabile. E infatti l’Uomo Pipistrello – il più grande detective del mondo – stenta a comprenderlo, al punto tale da emergere dalla ragnatela solo grazie a uno scatto emotivo e a un’intuizione posta nei recessi della sua mente e del suo spirito. Del resto Luthor brama solo il potere – un assurdo logico – amplificato dall’influenza nefanda del non ancora manifestatosi demoniaco e machiavellico Darkseid, signore del pianeta infernale Apokolyps.
Ma Darkseid già c’è e il mondo post-nucleare di cui Bruce Wayne ha visione è puro Quarto Mondo di Kirby – ci sono pure la Sanzione Omega e i parademoni – mediato dal già citato Grant Morrison di Crisi Finale e, come fonte parallela, dagli sviluppi della recente miniserie Injustice.

 

In questa storyline portante si intersecano l’ingresso in scena di Wonder Woman – le sue origini sono quelle della Silver Age rivisitate da George Perez, le sue attitudini guerriere sono quelle della Modern Age, soprattutto nelle visioni contemporanee di Greg Rucka e Brian Azzarello – e l’anticipazione dell’imminente arrivo di altri tre metaumani: Flash, Cyborg e Aquaman. In più, c’è l’aggiunta finale della saga della Morte di Superman d’epoca Jurgens, con un Doomsday le cui origini sono mixate con quelle di Bizarro, un clone malriuscito di Superman creato, nelle storie a fumetti, proprio da Lex Luthor.

 

Il film è lungo e si prende i suoi gravi rischi. Non è uno spettacolo per ragazzini o persone distratte: nella prima parte della pellicola il montaggio tende addirittura a tagliare o a soprassedere sulle scene d’azione, dandole quasi per scontate e puntando a comunicare la gravità mitologica dei personaggi.

Poi parte lo scontro tra Superman e Batman e la sua risoluzione testimonia quanto gli sceneggiatori ci abbiano ragionato e conoscano la materia di cui scrivono. Il nome “Martha” – la madre adottiva di Clark Kent e quella assassinata di Bruce Wayne si chiamano allo stesso modo – fa vacillare il Cavaliere Oscuro. E l’ingresso in scena di Lois Lane fuga ogni dubbio sull’ostilità creata ad arte da Lex Luthor (e dalla presenza, ne sono certissimo, dei primi effetti dell’Equazione dell’Antivita di Darkseid). Non esistono particolari e fantomatici “buchi di sceneggiatura” in Batman V Superman.
L’Uomo d’Acciaio interviene come un deus machina a salvare sempre e comunque Lois Lane perché è “sintonizzato” sul suo essere. La percepisce dovunque sia e corre in suo soccorso. Non percepisce la propria madre adottiva in pericolo perché “non la sente a pelle” e non è “sintonizzato” su di lei. I supersensi di Superman non possono funzionare in altro modo, pena l’incapacità del supereroe di fare ordine nelle sue percezioni.
Di come Luthor abbia scoperto le identità segrete di Superman e Batman… be’, lo spostatissimo Lex è un genio che adotta i mainframe e i database più avveniristici. Del resto stiamo parlando di un criminale capace di indagare anche sull’identità e sulla provenienza di un’immortale. E questo Wonder Woman lo sa. Per questo fa il suo ritorno nel mondo degli uomini, consapevole del pericolo.
corrispondono rispettivamente a New York Metropolis e Gotham City e al New Jersey. Su come facciano due metropoli americane a coesistere a distanza così ravvicinata, la risposta la fornisce la caratteristica stessa della Terra-DC Comics, dove sulla Costa Est troviamo diverse metropoli fittizie poste a distanza assai ravvicinata rispetto alle metropoli reali.
Basta pensare, altresì, che sulla Costa Ovest di Terra-DC coesistono Coast City (la città di Lanterna Verde) e Gateway City (città di Wonder Woman) in un’area occupata anche da San Francisco e Los Angeles.

Batman V Superman è, insomma, un film tosto che ha il merito di non cercare mai il consenso degli spettatori, di non strizzargli mai l’occhio in maniera piaciona. E’ un film epico e mitologico che per “pesantezza” ricorda proprio le monolitiche saghe di Jack Kirby, incapaci di cercare compromessi coi lettori.

Un gran film, vibrante, denso, graziato da recitazioni consapevoli e da un’eccellente colonna sonora, destinato a diventare, col tempo, oggetto di culto e di giusta valutazione.

Alessandro Di Nocera

ASPETTANDO LUCCA COMICS & GAMES 2012

Ciao, cari Batamici siamo ancora una volta con Voi su questa immancabile rubrica, per aspettare il sospirato evento dell’anno; LUCCA Comics and Games edizione 2012, a cui saremo presenti. Io e Alessandro siamo ormai impazienti di presentare a voi tutti il nuovo libro sull’uomo pipistrello tratto dalla celebre serie a disegni animati del 1992, la cui presentazione ufficiale si terrà proprio tra le mura di Lucca. Dopo l’enorme successo riscosso da “Il Cavaliere Oscuro il Ritorno”, attualmente nelle sale cinematografiche,mancano solo poche settimane per stringere fra le mani un’ opera profondamente carica di passione ed impazienza. Proprio ieri sera, gli autori si sono gustati il film del cavaliere nero, presso un piccolo cinema locale, rimanendone straordinariamente colpiti. La potenza dark e visionaria di Nolan, le stupende prove dell’ormai confermatissimo Christian Bale, della bellissima Anne Hataway e di un toccante Alfred-Micheal Caine hanno suscitato in noi una gran voglia di rigustare l’intera trilogia. Quindi le prime serate fredde saranno dedicate alla riscoperta di nuovi ed interessanti dettagli tratti dalla stupenda trilogia di Cristopher Nolan.
Ovviamente stiamo già attendendo impazienti le vostre domande, i vostri dubbi e perchè no le vostre critiche, sempre ben accette se costruttive. Sembra davvero di respirare ,in questa fine estate, un’aria che ci avvicina al mondo del crociato incappucciato, che suscita l’infantile fremito di indossare una maschera, accomodarsi un mantello sulle spalle e correre tra le strade di Gotham sperando di raggiungervi…
Grazie di insistere
Gianmarco Lovari

Le Sirene di Gotham City

Battaglia per il mantello, narrata su Batman n.31 e 32 editi dalla Planeta DeAgostini, ha raccontato gli sconvolgenti e rivoluzionari effetti che la comparsa dell’uomo pipistrello ha avuto sulla città e sui cittadini di Gotham. Le conseguenze di quel drammatico evento sono ancora visibili, ma tutti i personaggi del mondo batmaniano hanno ripreso, nel bene e nel male, le loro vite. Per fortuna, la crociata contro il crimine intrapresa dal Cavaliere Oscuro sembra aver trovato dei validi eredi nella batfamiglia dei suoi aiutanti storici.
L’Universo di Batman non è mai stato così agitato, come negli ultimi anni.
L’eroe ha veramente dato equilibrio alla città di Gotham, pulendo le strade, tenendo a bada criminali di ogni genere, cercando sempre di collaborare con le forze di giustizia. Con il tempo il suo ruolo di paladino è diventato indispensabile, non per niente la sua minima assenza ingiustificata ha scatenato caos tra la gente e confusione nella mente degli altri eroi (poliziotti compresi).
Oggi Batman è morto definitivamente e solo grazie al volume Battaglia per il Mantello (Compendio) abbiamo potuto conoscere le reazioni di quasi tutti (buoni e cattivi) i personaggi che animano il suo mondo. Questo Compendio riesce a far apprezzare ancor di più la figura dell’Uomo Pipistrello, poiché è facile rendersi conto come Bruce Wayne, con il suo carisma, con la sua organizzazione, con i suoi strumenti, con i suoi contatti fosse indispensabile per chiunque.

La serie mensile di Batman è incentrata sulle imprese di Dick Grayson e Damian Wayne nei panni dei nuovi Batman e Robin. Nelle avventure della nuova collana Batman and Robin, in cui lo sceneggiatore Grant Morrison da il meglio di sé per trovare sfide sempre nuove ed emozionanti (e a volte bizzarre) da sottoporre al nuovo Dinamico Duo.
Sulle pagine di Red Robin Tim Drake è in giro per il mondo alla ricerca di alcuni indizi che confermino le sue ipotesi. Tim, infatti, è assolutamente convinto che Bruce sia sopravvissuto allo scontro con Darkseid narrato su Crisi Finale. Lo sceneggiatore Chris Yost ci mostra come la ricerca di Tim porterà l’ex Ragazzo Meraviglia a stringere una pericolosa alleanza niente di meno che con Ra’s al Ghul e la lega degli Assassini.
Su Batman: Le strade di Gotham, Paul Dini, narra alcune storie del nostro detective mascherato dal taglio più classico. Lo fa coadiuvato da altri scrittori quali Yost e Mike Benson. Se avete apprezzato il nuovo lavoro di Dini sulla serie mensile Detective Comics, dedicata ai cosiddetti personaggi secondari, vi consigliamo un’altra nuova collana intitolata Le Sirene di Gotham City.

Dini è un veterano del mondo a fumetti, ma ha esordito nel mondo dei cartoon. Durante gli anni Novanta, Dini ha lavorato molte delle più famose serie a cartoni animati della Warner Bros prima di entrare a far parte in pianta stabile del team di Batman: The Animated Series, serie di successo della quale Paul è stato una delle principali menti creative. Il suo esordio nel mondo della Nona Arte è collegato proprio alla trasposizione a fumetti della versione a cartoni animati di Batman. Solo nel 1999, lo scrittore si è cimentato con le avventure “tradizionali” dedicate all’Uomo Pipistrello. Tra le sue principali opere ricordiamo la già menzionata Detective Comics, che potete trovare sui primi numeri della serie mensile dedicata al Cavaliere Oscuro pubblicata da Planeta DeAgostini. Dini, inoltre, è stato lo sceneggiatore principale di Countdown a Crisi Finale.

Su Le Sirene di Gotham City, Dini viene affiancato dal disegnatore Guillem March, un volto nuovo a Gotham, ma non nel mondo dell’illustrazione. Per la DC, March ha realizzato le copertine di varie serie ma ha cominciato a lavorare a tempo pieno come disegnatore solo dopo Batamn R.I.P., su Gli ultimi giorni di Gotham (Batman n.29), e sugli speciali Gotham Gazette: Batman Dead? e Gotham Gazette: Batman Alive?, raccolti su Batman: Battaglia per il mantello: Compendio.

Dini e March offrono una collana tutta nuova dedicata ad alcuni personaggi ben noti ai fan dell’Uomo Pipistrello. Protagoniste di questa nuova proposta editoriale sono tre donne che non si sono mai trovate a lavorare gomito a gomito come in questo caso. Le storie di Dini, fresche e brillanti, e le eleganti matrite di March rendono Le Sirene di Gotham City un piccolo gioiello in terimini di sensualità ed espressività. I due ci presentano un trio di “femmes fatales” tanto ammalianti quanto pericolose. Uomo avvisato…

Catwoman, Selina Kyke, dopo aver vissuto un’esistenza dedita al crimine, rubando pero’ solo per piacere personale, è passata lentamente dalla parte dei “buoni”, anche perche’ e’ fondamentalmente una brava persona e ha un cuore generoso. Questo non significa che abbia riposto nel cassetto il suo “passaporto” da ladra…Nel corso degli ultimi tempi, Selina ha perso molte cose per lei importanti: la figlia Helena, la sorella, il Batman che conosceva intimamente e perfino il proprio cuore. Per questo, Catwoman è cambiata e ora si sente molto più insicura e vulnerabile.

Harley Qyuinn, Harleen Quinzel era la psichiatra personale del Joker. Ma ha commesso un errore imperdonale, si è innamorata del suo paziente e ha deciso di divenire la sua inseparabile compagna. Per sfortuna, l’amore e una certa dose di follia non le hanno mai permesso di capire che il Joker, oltre a non ricambiare i suoi cambiamenti, voleva soltanto servirsi di lei. Di recente, ha vissuto un’epica avventura in compagnia di Holly Robinson, amica Selina, su Countdown a Crisi Finale, ed e’ diventata molto piu’ indipendente ed emancipata di un tempo. Potremmo quasi dire che Harley e’ finalmente rinsavita…o quasi; dipende dai giorni.

Poison Ivy, Pamela Lillian Isley, lavorava come biologa botanica. Un giorno, Jason Woodrue le inietto’ una serie di tossine che la trasormarono in un ibrido umano/vegetale dotato di alcuni poteri molto particolari come il controllo sulle piante, una particolare tossina velenosa e le capacita’ di utilizzare le menti di chi veniva toccato da lei. Talvolta dipinta dagli autori come una ecoterrorista senza scrupoli, Ivy e’ sempre stato un personaggio a meta’ strada tra il “bene” e il “male”. Sarebbe forse piu’ giusto dire, che Poison Ivy ha sempre scelto di fare cio’ che riteneva giusto a seconda delle circostanze, dando la priorita’ alla salvaguardia del mondo vegetale. Per qualche strano motivo, nel suo freddo cuore di pianta sembra esserci posto per un sentimento di particolare affetto nei confronti di Harley…

Sulle pagine di Le Sirene di Gotham City, quindi, queste tre signore vedranno i loro destini incrociarsi. Insieme sapranno darsi protezione, forza e riusciranno a sviluppare sicurezza nei propri mezzi per affrontare questa nuova Gotham e i pericoli che si annidano nelle sue strade. Contando sull’appoggio reciproco, Catwoman, Poison Ivy e Harely Quinn cercheranno di ritornare a essere padrone delle prorie esistenze senza per questo rinunicare alla propria natura. Sono stanche di non avere più alcun controllo sulle proprie vite, e stavolta saranno loro a comandare. Devono solo imparare a convivere nello stesso appartamento. Ci sarà da divertirsi. Molto.

Numeri pubblicati in Italia dalla Planeta DeAgostini:

 

1
LE SIRENE DI GOTHAM CITY # 1
Unione – Luglio / 2010

 

 

 

 

 

2
LE SIRENE DI GOTHAM CITY # 2
Prendere posizione – Marzo / 2011

 

 

 

Le Sirene di Gotham City n. 3

Le Sirene di Gotham City n. 3

 

3
LE SIRENE DI GOTHAM CITY # 3
Ricominciamo – Edizione RW Lion

 

 

 

Le Sirene di Gotham City 4

Le Sirene di Gotham City n. 4

 

4

LE SIRENE DI GOTHAM CITY # 4

Divisione – Edizione RW Lion