Batman v Superman: Dawn of Justice Recensione di Alessandro Di Nocera

Batman V Superman è un film scritto e diretto da chi di fumetti – e di fumetti targati DC Comics, nello specifico particolare – ne capisce fin troppo e li ama fino al punto da rinunciare, paradossalmente, alle necessità del pubblico generalista per andare a scandagliare, con amore e ammirazione, i capisaldi e le sottigliezze del più antico universo supereroistico. Col rischio di incappare nelle rimostranze di chi – a torto – si reputa competente (per non usare la parola nerd, che da dispregiativa è divenuta una sorta di status symbol) senza esserlo nemmeno un po’.

Batman V Superman è un film ipertrofico che racchiude un sacco di elementi, lascia intuire parecchi presupposti e inaugura innumerevoli sviluppi futuri.
C’è un Batman rabbioso e disincantato che sembra derivato da una commistione tra The Shadow (il giustiziere tenebroso della letteratura pulp) e il Dark Knight di Frank Miller.
C’è un Superman prigioniero di una duplice natura, terrestre e aliena, che non riesce a conciliare e che trova in Lois Lane – l’umana di cui innamorato e con la quale condivide corpo e anima – l’unico faro, l’unico punto di riferimento.
C’è un Lex Luthor tanto geniale quanto pazzo, ossessionato dai confini dell’umano e del divino, evidentemente influenzato dall’ineffabile presenza di un’entità oscura che non si è ancora manifestata, ma che, in qualche modo, riesce già a condizionare in negativo gli uomini. Forse anche Batman.
C’è una Wonder Woman immortale e ancora insondabile che si pone il problema, dopo cent’anni di autoesilio, di tornare nel mondo degli uomini per cercare di cambiarlo in positivo.

Gli autori di Batman V Superman sanno che il DC Universe si fonda su una forza mitopoietica che affonda le sue radici in quattro stagioni differenti: la Golden Age degli anni Trenta e Quaranta; gli esordi della Silver Age nella seconda metà degli anni Cinquanta; la visionaria saga del Quarto Mondo di Jack Kirby, nella prima metà degli anni Settanta; la Modern Age della seconda metà degli anni Ottanta (con Il Ritorno del Cavaliere Oscuro di Miller e il Watchmen di Moore e Gibbons a fungere da assi portanti).
E nel film tutto questo c’è. Al di là, ripeto, di come possano percepirlo gli spettatori comuni.

Non c’è un solo passaggio narrativo in Batman V Superman che non abbia una logica e una forza.
Le azioni di Luthor si rifanno a quello della Silver Age, ma, al contempo, si dipanano come se le avesse sceneggiate il Grant Morrison della saga Crisi Finale.


Il suo piano – portare allo scontro distruttivo Batman e Superman – è tanto minuzioso quanto indecifrabile. E infatti l’Uomo Pipistrello – il più grande detective del mondo – stenta a comprenderlo, al punto tale da emergere dalla ragnatela solo grazie a uno scatto emotivo e a un’intuizione posta nei recessi della sua mente e del suo spirito. Del resto Luthor brama solo il potere – un assurdo logico – amplificato dall’influenza nefanda del non ancora manifestatosi demoniaco e machiavellico Darkseid, signore del pianeta infernale Apokolyps.
Ma Darkseid già c’è e il mondo post-nucleare di cui Bruce Wayne ha visione è puro Quarto Mondo di Kirby – ci sono pure la Sanzione Omega e i parademoni – mediato dal già citato Grant Morrison di Crisi Finale e, come fonte parallela, dagli sviluppi della recente miniserie Injustice.

 

In questa storyline portante si intersecano l’ingresso in scena di Wonder Woman – le sue origini sono quelle della Silver Age rivisitate da George Perez, le sue attitudini guerriere sono quelle della Modern Age, soprattutto nelle visioni contemporanee di Greg Rucka e Brian Azzarello – e l’anticipazione dell’imminente arrivo di altri tre metaumani: Flash, Cyborg e Aquaman. In più, c’è l’aggiunta finale della saga della Morte di Superman d’epoca Jurgens, con un Doomsday le cui origini sono mixate con quelle di Bizarro, un clone malriuscito di Superman creato, nelle storie a fumetti, proprio da Lex Luthor.

 

Il film è lungo e si prende i suoi gravi rischi. Non è uno spettacolo per ragazzini o persone distratte: nella prima parte della pellicola il montaggio tende addirittura a tagliare o a soprassedere sulle scene d’azione, dandole quasi per scontate e puntando a comunicare la gravità mitologica dei personaggi.

Poi parte lo scontro tra Superman e Batman e la sua risoluzione testimonia quanto gli sceneggiatori ci abbiano ragionato e conoscano la materia di cui scrivono. Il nome “Martha” – la madre adottiva di Clark Kent e quella assassinata di Bruce Wayne si chiamano allo stesso modo – fa vacillare il Cavaliere Oscuro. E l’ingresso in scena di Lois Lane fuga ogni dubbio sull’ostilità creata ad arte da Lex Luthor (e dalla presenza, ne sono certissimo, dei primi effetti dell’Equazione dell’Antivita di Darkseid). Non esistono particolari e fantomatici “buchi di sceneggiatura” in Batman V Superman.
L’Uomo d’Acciaio interviene come un deus machina a salvare sempre e comunque Lois Lane perché è “sintonizzato” sul suo essere. La percepisce dovunque sia e corre in suo soccorso. Non percepisce la propria madre adottiva in pericolo perché “non la sente a pelle” e non è “sintonizzato” su di lei. I supersensi di Superman non possono funzionare in altro modo, pena l’incapacità del supereroe di fare ordine nelle sue percezioni.
Di come Luthor abbia scoperto le identità segrete di Superman e Batman… be’, lo spostatissimo Lex è un genio che adotta i mainframe e i database più avveniristici. Del resto stiamo parlando di un criminale capace di indagare anche sull’identità e sulla provenienza di un’immortale. E questo Wonder Woman lo sa. Per questo fa il suo ritorno nel mondo degli uomini, consapevole del pericolo.
corrispondono rispettivamente a New York Metropolis e Gotham City e al New Jersey. Su come facciano due metropoli americane a coesistere a distanza così ravvicinata, la risposta la fornisce la caratteristica stessa della Terra-DC Comics, dove sulla Costa Est troviamo diverse metropoli fittizie poste a distanza assai ravvicinata rispetto alle metropoli reali.
Basta pensare, altresì, che sulla Costa Ovest di Terra-DC coesistono Coast City (la città di Lanterna Verde) e Gateway City (città di Wonder Woman) in un’area occupata anche da San Francisco e Los Angeles.

Batman V Superman è, insomma, un film tosto che ha il merito di non cercare mai il consenso degli spettatori, di non strizzargli mai l’occhio in maniera piaciona. E’ un film epico e mitologico che per “pesantezza” ricorda proprio le monolitiche saghe di Jack Kirby, incapaci di cercare compromessi coi lettori.

Un gran film, vibrante, denso, graziato da recitazioni consapevoli e da un’eccellente colonna sonora, destinato a diventare, col tempo, oggetto di culto e di giusta valutazione.

Alessandro Di Nocera

The Bat-man 1939

Il 1939 era iniziato da poche settimane. Ogni giorno giornalai e drogherie presentavano un numero sempre maggiore di albi a fumetti. Eroi intrepidi nei lontani mari d’Oriente, animaletti parlanti buffi e divertenti, G-Men federali in tenace guerra contro gangsters e corrotti. L’offerta di comics soddisfaceva ogni tipo di pubblico. La TV era ancora troppo giovane, mentre la narrativa grafica era già a uno stadio avanzato. Nella conquista dei cuori americani non aveva molti rivali: cinema, radio e riviste di letteratura pulp. Una competizione aspra, ma leale.
Nella primavera del ’38 un nuovo personaggio, a bordo di un razzo proveniente dal moribondo e lontano pianeta Krypton, era approdato sulla Terra dei Comics. Il nobile e invulnerabile Superman, Adamo di tutti i super eroi. Nel 1939 ACTION CO­MICS, il magazine che ospitava le sue av­venture, superò il mezzo milione di copie mensili, con un trend in forte ascesa. Alla NATIONAL PERIODICALS si decise di raddoppiare la dose, aggiungendo le ristampe, che presto divenne un bimestrale di storie originali. Furono pubblicate strips persino sui quotidiani. Gli autori di Superman – Jerry Siegel e Joe Shuster – guadagnavano 800 dollari alla settimana. Era uno stipendio da sogno per un ventiduenne sveglio, ma privo di mezzi, come Bob Kane.

Quando VINCENT SULLIVAN, l’editor della National conosciuto un anno prima, gli confidò la cifra, Bob stentò a crederci. Le sue parole, rievocate tempo dopo dallo stesso Sullivan, furono suppergiù queste: “Lavoro su personaggi di ripiego e su strip che hanno solo una funzione riempitiva. Tutta roba umoristica. Incasso circa 40 dollari a settimana e sbarco a fatica il lunario. Se mi garantisci i guadagni di Siegel & Shuster, ti consegnerò un secondo Superman sul tavolino entro lunedì”. Questa conversazione tra Kane e Sullivan ebbe luogo un venerdì. C’era l’intero weekend davanti. Un weekend fortunato perché segnò la nascita di un’icona dell’immaginario fumettistico mondiale!


Tornato a casa, Kane si affannò a buttar giù sketch preliminari, cercando l’ispirazione giusta, abbozzando le linee fondamentali del suo super eroe. In quel momento non si curò delle origini. Per quanto assurdo possa sembrare, il racconto del macabro omicidio in Crime Alley non era neppure lontanamente nei suoi pensieri. Joe Chill che massacra i coniugi Wayne di fronte agli occhi innocenti del figlioletto Bruce, l’ossessione di vendetta maturata da Bruce fino alla nascita dell’alter ego Batman… Nessuno, oggi, saprebbe concepire il Dark Knight senza la sua traumatica esperienza infantile. Non esiste Bat-racconto di un certo rilievo, recente o meno recente, che non riprenda a suo modo l’evento. Ma quel fine settimana del 1939, Kane non se ne preoccupò affatto. A lui premeva trovare un design “forte” per il suo character. Un look capace di impressionare al primo sguardo e di attirare sin dalla copertina la curiosità del lettore. Per le origini ci sarebbe stato tempo in seguito (e infatti arriveranno sei mesi dopo, nel novembre 1939).
Per chissà quale imperscrutabile motivo, continuava a ronzargli in testa una macchina volante sostenuta da una coppia di immense ali da pipistrello. Si chiamava l’ornitottero. L’aveva dipinta, secoli addietro, un certo Leonardo da Vinci. Kane ne era rimasto affascinato, e gli sembrava perfetto combinare quell’alata figura rinascimentale con i film d’azione che avevano rallegrato la sua adolescenza. Centinaia di pellicole in bianco e nero, decine e decine di sabati pomeriggio trascorsi al cinema, un mare di immagini e di ricordi riaffiorò nel breve volgere di qualche ora.
Da un film del 1921, THE MARK OF ZORRO, interpretato dalla stella del muto Douglas Fairbanks (e tratto dal romanzo di Johnston Mc Culley), Kane rubò il carattere dell’uomo in maschera.

Il campione del Bene che combatte il Male grazie alla sua abilità acrobatica e ginnica. Indolente dongiovanni di giorno, vendicatore mascherato di notte: Zorro lasciava una cospicua eredità al BatMan. Altrettanto la nascita del Cavaliere Oscuro deve in riconoscenza ai film dell’orrore, così in voga negli Anni ’30. In quel fatale weekend, Bob Kane recuperò dai suoi ricordi di fanciullo, un’opera del 1930: THE BAT WHISPERS (la seconda versione cinematografica di THE BAT, un giallo scritto da Mary Roberts Rinehart). Nel film Chester Morris era il cattivo di turno. Ma grazie al costume da pipistrello che indossava, emergeva subito come la vera star.


Al completo da pipistrello, Kane aggiunse il tocco d’eleganza del mantello. Anche qui si sprecavano i precedenti sul grande schermo, primo fra tutti il DRACULA uscito nel 1931, con un immortale Bela Lugosi. Dopo aver sciolto gli ultimi dubbi, il giovane artista chiamò ad aiutarlo l’amico e collaboratore Bill Finger, di appena un anno più giovane. I due lavoravano insieme alla strip di RUSTY E I SUOI COMPARI, serie minore pubblicata nell’antologico “Adventure Comics”.

Possiamo immaginare quel colloquio telefonico del 1939: sogni di gloria e di facili guadagni si saranno alternati a fitte discussioni sull’aspetto di Bruce. Troppe idee, per parlarne a distanza… Al suo arrivo nello studio di Kane, Finger esaminò accuratamente gli sketch. Vide una sorta di Superman, con gli stivali ma privo di guanti, vestito di una tutina rossa vagamente somigliante alla pelle di un roditore volante, gli occhi coperti da una mascherina stile Zorro, il mantello alla Dracula. Fioccarono i suggerimenti. Dall’illustrazione di un pipistrello contenuta nel dizionario Webster, nacque l’idea delle orecchie appuntite e triangolari, mentre si stabili di nascondere completamente il viso, coprendolo con un cappuccio. Il mantello assunse un ruolo di primo piano: quando l’eroe era in volo, doveva somigliare alle ali di un Pipistrello. In un secondo momento, gli occhi del personaggio furono ridotti a inquietanti fessu-re bianche. Era una virata verso l’orrorifico. Da lì a poco, il Detective Mascherato avrebbe viaggiato fino in Ungheria, per massacrare con pallottole d’argento un nugolo di vampiri (Detective Comics n. 31/32, scritto da GARDNER FOX).
Il personaggio era finalmente completo. Con un ultimo tocco di grande eleganza, Finger lo battezzò Bruce Wayne. Al suo socio, Bob Kane, non sfuggi l’assonanza con il proprio cognome. D’altronde, si commentò, Bat-Man amava le nottate in bianco proprio come lui.
Quando la versione definitiva del fumetto venne presentata a Vincent Sullivan, non ci furono dubbi. Questo super eroe così gotico, misterioso, e nel contempo del tutto sprovvisto di poteri soprannaturali, era perfetto per le atmosfere “nere” di DETECTIVE COMICS. Nata nel marzo 1937, questa collana era andata avanti senza particolari acuti fino al numero 26, dell’aprile 1939. Parziale eccezione, forse, si può fare solo per le rare apparizioni di Fu Manchu, e per i racconti del Vendicatore Cremisi, il primo giustiziere incappucciato della Golden Age. Ma adesso, con Bat¬Man, cambiava musica. Eravamo nel maggio del 1939. Chi avesse chiesto una copia di Detective Comics, avrebbe ricevuto il fatidico numero 27…
Il resto? Il resto è Storia. Bill Finger sceneggiò la prima Bat-avventura (“The Case of the Chemical Syndacate”) senza badare granché alla politically correctness. I cattivi morivano tra le fiamme, o giù da un grattacielo, e Bat-Man non batteva ciglio per salvarli dall’atroce fine: se l’erano meritata. Presto sarebbe apparsa anche una pistola nel suo arsenale. Uno strappo narrativo di breve durata, poiché la National ne proibì l’ulteriore uso per non turbare i bambini ed evitare reazioni negative da parte dei loro genitori. Elemento emblematico delle prime storie di Batman divennero le citazioni di altri eroi contemporanei: quelli della letteratura pulp, delle strips e degli show radiofonici. Dalle effervescenti riviste pulp proveniva la maestria scientifica e l’uso di fantagadget tipico di DOC SAVAGE, così come l’alone di mistero e l’ansia implacabile di giustizia caratteristici di THE SHADOW.

Le strisce quotidiane prestarono i grotteschi nemici di DICK TRACY e l’astuzia investigativa di PHANTOM, l’Uomo Mascherato. La radio, infine, propose il modello di GREEN HORNET, ricchissimo vigilante in grado di tramutare le proprie immense fortune personali in un’invincibile armeria anticrimine.
Mentre Finger si dilettava ad attingere nel fitto sottobosco della fiction d’evasione, prendendone in prestito i più popolari archetipi, Bob Kane affinò il suo stile grafico. Il suo modello principe erano le inquadrature innovative del regista Orson Welles. In particolare il film “Quarto Potere” (1941) sarebbe divenuto un’autentica fonte di ispirazione per l’artista e per il suo talentuoso aiutante, JERRY ROBINSON.


Ma su quest’accenno a Robinson – uno straordinario disegnatore – ci interrompiamo. Avremo modo di analizzare la saga di Bruce Wayne attraverso note, auguri di compleanno speciali e simpatici ricordi da parte di tanti personaggi del mondo dei fumetti, che avrete modo di leggere, vedere ed ascoltare in esclusiva su queste pagine. Oggi, però, ci interessava solo un incubo, nato in una notte del 1939. Il peggior incubo che potesse mai vivere la mala di Gotham City. Un incubo chiamato Bat-Man.

La scommessa della Warner Bros per competere con la Marvel Cimematic Universe

Il casting di personaggi di fumetti è sempre un enorme potenziale bersaglio di contraccolpi da parte di fan che venerano il materiale originale a fumetti. Ancora di più per Batman, che nel corso dei suoi 80 anni di storia ha assunto molte maschere e personaggi. Per il casting rubacuori Robert Pattinson, famigerato come Edward Cullen di Twilight, non è diverso. Il nuovo Batman sta già attirando la sua giusta dose di attenzione negativa.

The Batman Robert Pattinson-Batsuit Screen Tests

La cosa interessante è che questo è esattamente il modo in cui i fan hanno reagito a un altro ex rubacuori, Heath Ledger, quando è stato scelto come Joker per la trilogia di Dark Knight di Christopher Nolan.

E come tutti sappiamo, ha finito per dare l’interpretazione di una vita, ridefinendo per sempre i cattivi dei fumetti sul grande schermo. Se ci dimentichiamo di Edward Cullen per un momento, possiamo vedere come Pattinson si è comportato bene in molti ruoli importanti come Cedric Diggory di Harry Potter (2005), Jacob Jankowski di  Come l’acqua per gli elefanti (2001) e Eric Packer di Cosmopolis (2012). Pattinson ha mostrato la sua vasta gamma di interpretazioni, quindi non sarebbe sorprendente se si adattasse bene al ruolo. Quello che resta da vedere è come il nuovo regista, Matt Reeves, gestirà il prossimo passo per il franchise di Batman.

Per molto tempo, DCEU ha faticato a imitare il successo del suo più grande rivale: il Marvel Cinematic Universe. Rispetto ai 22 film della Marvel, la WB dal 2013 ne ha pubblicati solo sette, incluso il recente Shazam! Dopo pesanti critiche ai primi film del DCEU come Suicide Squad, la WB ha deciso di fare un passo indietro e trovare una soluzione.

A differenza della Marvel che ha diretto i suoi film nello stesso universo la WB ha preso una strada diversa. Infatti, sebbene tutti i suoi film facciano ancora parte dello stesso DCEU, questo non è l’obiettivo. Pertanto WB marca ogni character del DCEU attraverso i propri registi stilisticamente unici. Ad esempio, mentre Man of Steel di Zack Snyder, Batman v Superman e Justice League erano tutti tematicamente cupi e dipinti con colori tenui, Wonder Woman di Patty Jenkins e Aquaman di James Wan hanno avuto un approccio più giocoso. Questo a sua volta ha portato a tre dei suoi film solisti (Wonder Woman, Aquaman, Shazam!) Alcuni tra i film DCEU meglio recensiti di tutti i tempi.

La WB non è la prima azienda a saltare sul carro dei fumetti. Funko, ad esempio, uno dei più importanti venditori di giocattoli con cultura pop con licenza, si affida al successo di Marvel e di altri marchi per generare entrate. Ad esempio, Funko ha recentemente rilasciato la sua collezione Endgame Pop, per proseguire il trend-hype di Avengers: Endgame, soprattutto perché si è rivelato essere uno dei film più venduti di tutti i tempi. A volte, il prodotto non deve nemmeno essere ufficiale per attirare molta attenzione. Il titolo slot online Thunderstruck su Sandlot Games è chiaramente ispirato al Marvel Avenger, Thor. Sebbene il dio del tuono non sia direttamente referenziato nel gioco, il suo uso di immagini come l’elmo norvegese alato, il possente martello ei lunghi capelli biondi fluenti ricordano senza dubbio Thor come raffigurato nei film Marvel. Questi esempi illustrano la forte influenza di MCU in molte opportunità di franchising. E forse un giorno, DCEU potrà realizzare la stessa cosa.

Anche, a quanto pare, il nuovo film della Warner Bros ispirato a Joker sarà incentrato su una storia totalmente nuova. Infatti, il regista Todd Phillips, ha dichiarato che la nuova pellicola non sarà basata sulle vicende narrate nel fumetto. Queste le parole di Phillips rilasciate nel corso di un’intervista:
“Non ci siamo ispirati per niente ai fumetti, e questo potrebbe far arrabbiare più di una persona. Abbiamo scritto la nostra versione di come potrebbe essere un tizio come il Joker. È questo che mi interessava. Non ci stiamo nemmeno occupando di Joker, ma della storia di come sia diventato Joker. Riguarda questo uomo”.
Dunque, le nuove vicende del personaggio di Joker, interpretato da Joaquin Phoenix, saranno tutte da scoprire ma secondo il regista questa decisione potrebbe non essere accettata da tutti, infatti avrebbe affermato che “il film farà arrabbiare i fan“. Sarà veramente così? È tutto da vedere. Le riprese della nuova pellicola sono terminate nel dicembre dell’anno scorso e nel cast vedremo Douglas Hodge che interpreterà Alfred Pennyworth e Dante Pereira-Olson che vestirà i panni di Bruce Wayne.
In oltre ci saranno Brett Cullen che interpreterà Thomas, il padre Batman, e Zazie Beetz che vestirà i panni di Sophie Dumond. Faranno parte del cast anche Marc Maron, Frances Conroy e Robert De Niro. La sceneggiatura del nuovo film ispirato al cattivo di Gotham City è stata scritta da Todd Phillips insieme a Scott Silver. La pellicola di Joker uscirà nelle sale cinematografiche statunitensi nel mese di ottobre 2019.

I cast e i registi recenti del DCEU potrebbero essere ciò di cui la WB ha bisogno per differenziarsi dalla MCU. Fintanto che la stessa Warner si concentrerà sui propri personaggi anziché sulla competizione, forse in futuro, le cose potrebbero migliorare per gli eroi del DCEU.

Un pò di storia sui personaggi che popolano l’universo di Batman parte 7

COMMISSARIO GORDON

Apparso a colloquio con Bruce nelle prime pagine del n.27 di Detective Comics, il Commissario James W. Gordon è senza dubbio il primo vero amico del Giustiziere di Gotham. Dalla lotta contro “The Mob”, l’industria del crimine degli anni ’40, fino ai successivi pazzi che infestano la città, i due saranno alleati e potranno contare l’uno sull’altro senza alcun timore. Gordon, di età indefinibile, combatterà la malavita ad oltranza anche se l’insostenibile stress giornaliero lo indebolirà tanto da causargli un primo infarto (Batman n.364, ottobre 1983), seguito da un secondo, nei primi anni ’90, causato dai danni del fumo e al quale fu collegata una vera campagna di prevenzione dell’American Heart Association. Il nuovo corso di Miller, ne costruisce un passato poco limpido che lo porta, dai corpi di polizia di Chicago, a Gotham City dove entra in azione come detective della squadra omicidi. La sfida ad una amministrazione corrotta costa subito cara al futuro Capitano che logora con un lavoro ingrato la sua tranquillità familiare. Colpo di grazia al rapporto con la moglie Barbara è la love story con il Sergente Sarah Essen che preferisce trasferirsi quando scopre che la moglie di Gordon attende un bambino. Abbandonato da Barbara e dal figlio a seguito degli eventi narrati in “Night Cries” (vedi capitoli successivi), diventa il tutore della nipote Barbara, orfana tredicenne, che è l’unica a rimanere con lui.

Promosso Commissario, è aiutato da validi collaboratori come Renee Montoya, bella donna poliziotto che non stravede per i metodi di lotta del Cavaliere Oscuro, e Harvey Bullock, detective spreciso e villano, che fa uso industriale di dounuts (specie di ciambelloni dolci). Il ritorno di Sarah Essen, collegato a quello del poliziotto corrotto Flass (conosciuto in Year One), costringerà James Gordon ad una corsa contro il tempo per salvare il figlio rapito in “Vows” (Promesse, Legend of the Dark Knight Annual n.2, 1992, di Dennis O’Neil e Michael Netzer), avventura inserita nella storia a ritroso del Pipistrello. Il matrimonio tra Gordon e Sarah concluderà degnamente la vicenda. Il rapporto fra il Commissario e Batman si è fatto negli anni, se possibile, ancora più saldo e il Bat-segnale, il grande faro che proietta l’ombra del pipistrello nel cielo per avvertire il nero detective, ha illuminato spesso la notte di Gotham; unico neo, l’attitudine dell’eroe a dileguarsi prima che l’amico abbia finito di parlare, cosa che ha sempre irritato il Commissario. E’ grazie a questo particolare che intuirà come dietro la maschera del secondo Batman, non ci sia più la persona che apprezza e ammira da tempo, fattore che lo porterà ad infrangere, con quello che sembra un gesto definitivo, il grande Bat-segnale, durante gli eventi che concludono “The Crusade” in Knightquest (Shadow of the Ba n.28 del giugno 1994).

Batman: qualche considerazione sugli anni 80…o giù di lì – Parte 2/2

Nella storia del comic book americano, e in quella di Batman, Dark Knight si colloca comunque come un episodio a sé, svincolato dalla cronologia del personaggio; ammesso e non concesso che nel lentissimo fluire del tempo sulle pagine degli albi a fumetti Batman arrivi mai ad avere i (più o meno) sessant’anni del protagonista di Dark Knight, i soggettisti e gli sceneggiatori dell’epoca non dovranno preoccuparsi di trovare coerenze spazio-temporali con il torvo mondo descritto da Frank Miller (tanto torvo, ahimè, da ricordare fin troppo, forse, quello vero in cui viviamo, sia pure osservato attraverso la lente deformante dell’artista). Diciamo pure che Dark Knight può essere catalogata come una di quelle “storie immaginarie” per le quali la DC andava (tristemente) famosa negli anni ’50 e ’60, sia pure a un livello assolutamente inconfrontabile con quelle. Ben diversa è la seconda operazione compiuta da Miller, questa volta su diretta commissione del management DC, e nel bel mezzo di tutta una serie di iniziative tendenti a rinnovare l’immagine della casa editrice e dei suoi personaggi più importanti. Tanto è vero che successivamente lo stesso Miller ha creato ancora Batman: Il cavaliere oscuro colpisce ancora, tra il 2001 e il 2002, e Il Cavaliere Oscuro III: Razza suprema pubblicato tra il 2015 e il 2017. Così se da una parte si dava mandato a John Byrne (altro pezzo da novanta in America, e altro transfuga dalla Marvel) di reinventare le origini di Superman e di ridisegnarne, attualizzandoli, comprimari e luoghi di azione, a Miller veniva affidato il compito di ripresentare le origini di Batman. Cosa che il nostro accettava di fare, ma questa volta solo come soggettista e sceneggiatore. La resa grafica sarebbe stata invece opera di David Mazzucchelli, ricomponendo così la stessa coppia che pochi anni prima aveva lavorato, e con grande successo, sul “nuovo” Devil della Marvel. Il risultato fu “Batman Year One”, un capolavoro assoluto, anche se, presentato com’è stato negli inserti di “Corto Maltese”, si può far fatica a riconoscerlo come tale). “Batman Year One” è stato inizialmente pubblicato come “miniserie all’interno della serie regolare” nei numeri 404-407 della testata “Batman”, e poi ripubblicato in un ottimo volumetto rilegato di 96 pagine. E’ la storia riraccontata delle origini di Batman e del suo incontro con due personaggi destinati ad avere un ruolo importante nella sua saga, il commissario Gordon e Selina Kyle (Catwoman).

La storia si svolge fra i 14 gennaio e il 3 dicembre di un anno imprecisato e prende avvio dall’arrivo di un giovane tenente Gordon a Gotham City, lo stesso giorno in cui torna in città il venticinquenne Bruce Wayne dopo dodici anni passati all’estero. Le prime parole della storia, “pensate” da Gordon nella prima vignetta, sono indicative: “Gotham City. Forse è tutto quello che mi merito. Forse è il mio periodo di ferma all’inferno”. Nella sua estrema sintesi, la premessa è assolutamente chiara: le novantacinque pagine che seguono ci proiettano in qualcosa che, in termini giallisti, sta a metà strada fra il noir alla francese e l’hard boiled tipicamente americano, pur nell’assoluto rispetto del canone batmaniano (con i genitori assassinati davanti agli occhi del piccolo Bruce, il pipistrello che entra dalla finestra a ispiragli il nome…). Ma quello che colpisce è l’atmosfera del racconto, con il suo taglio assolutamente cinematografico; così come colpiscono il suo verismo e la sua violenza, questa però mai gratuita o quanto meno non più gratuita di quella che siamo abituati a vedere nei (buoni polizieschi hollywoodiani degli anni Quaranta. Verismo e violenza attraversano diagonalmente tutta la storia (mentre l’aspetto supereroistico, pur essendo ben presente, è quasi incidentale) e la rendono memorabile, così come il tratteggio e la definizione dei personaggi, Gordon su tutti.

Un Gordon che difficilmente, prima che qui, qualcuno avrebbe potuto immaginare in mutande o alle prese con una relazione extraconiugale nel mo-mento in cui sua moglie si appresta a dare alla luce Barbara! Ma di nuovo, non è mia intenzione raccontare quello che accade nelle pagine di questa storia, per non diminuire il piacere di chi ancora non ha avuto occasione di leggerla. Con “Batman-Year One” Miller (ottimamente “spalleggiato” da Mazzucchelli) ha consegnato alla DC un personaggio totalmente rivitalizzato, al di là di quanto aveva già fatto con Dark Knight. Se quest’ultimo era una escursione nel fantastico (una “storia immaginaria”, appunto), “Batman-Year One” è Batman. Sul personaggio di Batman si può lavorare e bene. Come, in effetti, è accaduto dal 1986 in avanti, con lusinghieri risultati commerciali e anche – sia pure fra alti e bassi, come è inevitabile – artistici. Il “trucco” visto a posteriori, era facile: per riavere un grosso personaggio bastava ricordare com’era il personaggio quando era veramente grande, alle sue origini, e riproporlo identico, sia pure aggiornandolo al “linguaggio” degli anni Ottanta. Ma bisognava pensarci, e nessuno prima di Miller ci aveva pensato prima. Per cui, tanto di cappello. Ora che Batman è di nuovo “in”, ora che imperversa la “batmania” grazie all’imminente anniversario per i suoi meravigliosi 80 anni e a tutti i film finora usciti al cinema, è più facile produrre buone e talvolta ottime storie, per cui chi avrà voglia di andare a riscoprire il personaggio sugli albi americani (sempre nell’attesa di buone edizioni e di buone traduzioni italiane) avrà solo l’imbarazzo della scelta. D’altra parte, quando il personaggio ha successo, e vende, è tipico dell’industria fumettara americana che siano molti i buoni autori disponibili o desiderosi di cimentarsi. Così abbiamo avuto Moore e Bolland che ci hanno proposto un allucinante “Killing Joke” (un altro “fuori serie” alla Dark Knight, anche se totalmente diverso da quello per stile, taglio e ambientazione) o Barr e Bingham che hanno ridato linfa vitale al vecchio avversario Ra’s al Ghul dell’epoca di Neal Adams in “Son of the Demon”.

Ma anche le serie mensili, dove abbiamo già visto un “Batman-Year Two”, sono generalmente godibili, anche se devono fare i conti col vecchio Comics Code (il codice di autocensura della industria del fumetto negli Usa), e affidate a buoni professionisti della scuderia DC oltre che, occasionalmente, a esterni di rango, per esempio Max Allan Collins (noto giallista e autore oltre che di True Detective anche di un fumetto poliziesco, “Ms. Tree”, che sicuramente meriterebbe un’edizione italiana) o lo stesso Sam Hamm, che ha steso la sceneggiatura del primo film di Tim Burton che all’epoca ha polverizzando ogni record di incasso.

Knightfall – Batman è “Morto”. Lunga vita a Batman! Parte 1/3

Dennis O’Neil è stato l’editor delle testate di Batman. Sua è la creazione, con il contributo di Neal Adams, della figura oscura e tormentata del Dark Knight, in un epoca (1970/1971) nella quale Frank Miller andava ancora a scuola. A lui va il merito di aver fatto ‘morire” il Batman “camp” e kitch degli anni ’60, per proporci un personaggio completamente diverso, sul quale autori come Miller, Morrison, e Grant, hanno potuto lavorare egregiamente, con i risultati noti a tutti. O’Neil introduce un nuovo elemento di disturbo nelle sue storie: la droga.

Non una droga “comune”, come aveva lui stesso già fatto nelle superlative storie di Green Lantern/Green Arrow (ancora con Adams), o dei New Teen Titans di Wolfman/Pérez, ma una droga sperimentale, patrocinata dall’esercito degli Stati Uniti: il ‘Venom”. In questo ciclo di albi (pubblicati in Legends of Dark Knight (nn. 16-20), Batman diviene succube di questo nuovo stupefacente, riducendosi all’ultimo stadio dall’uso continuato della droga che, in dosi massicce, provoca un aumento incredibile della produzione degli steroidi, con effetti corporei alla Rob Liefeld (disegnatore che conferisce aspetti fisico estremi ai propri personaggi). Naturalmente, dopo sofferenze inaudite, e una cura disintossicante più letale della droga stessa (circa un mese di assoluto digiuno ed astinenza – anche dall’acqua – passato nella Bat-caverna, insieme agli escrementi suoi e di migliaia di pipistrelli), Batman si “salva” dal Venom, dimostrando, come al solito, la propria durezza.

Successivamente sono usciti due albi, legati al “Batman Universe”, e considerati, al loro primo apparire, di mediocre interesse da molti osservatori un po’ distratti: i one-shot Vengeance of Bane, del duo Dixon/Nolan, e la mini­serie di quattro Sword of Azrael, proprio di O’Neil, coadiuvato dal duo Quesada/Nowlan ai disegni.

Esaminiamo per un attimo ognuno di questi prodotti.

In Vengeance of Bane (La Vendetta di Bane), Charles Dixon introduce un nuovo super­criminale chiamato appunto Bane. Nel corso del racconto, assi­stiamo alle atroci torture e violenze inflitte a quest’uomo, sin da bambino, e che lo hanno fatto crescere, sin da piccolo, in uno dei tanti carceri fascisti Sudamericani, e al suo crescente lucido e to­tale odio per l’umanità indifferente. Una versione potenziata del “Venom”, viene iniettata anche al ragazzo, che diverrà cosi Bane, di nome e di fatto, divorato da una forza crescente, che ha bisogno di essere violentemente rivolta verso gli altri, per far trovare un momentaneo appagamento alla rabbia cieca e alla brutalità. Bane sopravvive anche grazie ad un pensiero fisso che lo sostiene, un vero e proprio “Mantra” dell’anima: scovare Batman e annientarlo, annientarlo e prendere il possesso della città di Gotham, favoleggiata nei lunghi periodi di meditazione forzata, in cella d’isolamento, subendo ogni sorta d’iniquità. Bane è infine libero, e la caccia può cominciare… Un albo cupo e disperato, infarcito d’ogni sorta di brutalità, sorretto da un disegno sconnesso e inorganico, e forse, proprio per questo, ancor più inquietante.

In Sword of Azrael (La spada di Azrael), O’Neil introduce, invece, un nuovo super-eroe di nome Azrael, ultimo discendente dell’Ordine dei Cavalieri di San Dumas. Azrael è una sorta di novello Punitore (o Deathstroke, Terminator, per restare nell’ambito del DC Universe), iperaddestrato, sin dall’infanzia, a combattere, alieno da facili sentimentalismi, e dotato di una sofisticatissima arma­tura, che solo apparentemente denuncia la sua origine medioevale. Dopo il solito, prevedibile, incontro/scontro, con i prevedibili equivoci, il giovane Azrael diventa un nuovo protetto del Cavaliere Oscuro, che se lo porta a Gotham City, per un “corso di perfezionamento” gratuito in indagini criminali e vita nella giungla della metropoli. In definitiva, dagli albi un po’ confusi e prevedibili, sorretti soltanto dalla splendida arte di Joe Quesada (coadiuvato dalle chine di un ottimo Kevin Nowlan), uno tra i migliori e più famosi disegnatori americani. Pensiamo, comunque, solo a questo fatto, non trascurabile: Bane e Azrael sono due simulacri o monumenti di Batman stesso. Pensiamo, ad esempio, in campo Marvel, al ruolo rivestito da Venom nei confronti dell’Uomo Ragno, e il paragone sarà più chiaro. Non a caso, il veleno che si iniettano prima Batman, poi Bane, è il Venom, un processo di simulacrazione, e che rende possibile compiutamente il processo di semiosi logoiconica tra i due personaggi. E’ un po’ il concetto alterco di “doppio”, già codificato dal capolavoro di Robert Louis Stevenson: Il Dr. Jekyll (Batman, che si prende la droga proibita) e si trasforma nel malvagio Mr. Hyde (Bane). Il concetto di doppio, ovviamente, con l’intervento del “terzo polo” Azrael, si amplifica nel concetto di simulacro; e, in quanto tale, nel gioco pirandelliano e scambievole delle parti, ogni personaggio sarà destinato a ripetere un continuo valzer, già detto e già scritto, dalle cupe valenze Junghiane. Possiamo, dunque, finalmente, introdurre il teorema di O’Neil: Azrael sta a Batman come Batman sta a Bane. Bane deve eliminare Batman per divenire l’Azrael (l’Angelo Vendicatore della Bibbia), e Azrael diverrà Batman, per eliminare Bane. E il vero Batman? Alla fine, eliminerà sia Bane che Azrael, e, quindi, in definitiva, se stesso. Complicato? Continuate a seguirci…

 

Batman, oscurità e luce – Art Exhibition a Città di Castello

L’Associazione Amici del Fumetto, Riccardo Corbò e Vincenzo Mollica  presentano a Città di Castello: “BATMAN: OSCURITA’ E LUCE”, una mostra dedicata ai capolavori dell’illustrazione del personaggio punta di diamante della DC Comics: tanti gli artisti italiani presenti con le proprie tavole e più di qualche firma statunitense.

Dal 16 settembre al 22 Ottobre 2017, a Città di Castello, presso il Quadrilatero di Palazzo Bufalini (Piazza G. Matteotti), è in mostra “Batman, oscurità e luce”.  Oltre 250 tavole originali esposte, più di 20 autori, materiale inedito e esclusivo. Si tratta di una tra le mostre più grandi dedicate al personaggio di Batman qui in Italia.

“Batman, oscurità e luce” celebra i quasi 80 anni di vita editoriale dell’Uomo Pipistrello e gli oltre 70 anni di pubblicazione del personaggio nel nostro paese. Il rapporto artistico e editoriale tra l’Italia e Batman è il fulcro dell’esposizione, che mette al centro della scena i principali autori contemporanei.

Insomma, una “Gothic Art Exhibition” formata da tavole originali del calibro di Simone Bianchi, Claudio Castellini, Gabriele Dell’Otto, Giuseppe Camuncoli e Matteo Casali (Romics d’oro 2017), Alberto Ponticelli, Emanuel Simeoni, Riccardo Burchielli, Emanuela Lupacchino, David Messina, Tanino Liberatore, Lee Bermejo, Eleonora Carlini, Marco Santucci.

Omaggi, sketch, murales e dedicati di Hugo Pratt, Bob Kane, Frank Miller, Francesca Protopapa, Rita Petruccioli, Giovanni P. Timpano, Michele Rech, Ale Giorgini, Leo Ortolani, Francesco D’Erminio Ratigher, Flavio Solo, Sio, Carmine Di Giandomenico. Dulcis in fundo, reduce dal premio Cartoomics Artist Award edizione 2017: il maestro Giorgio Cavazzano, il quale oltre ad ad aver non ha mai nascosto la propria simpatia per il Cavaliere Oscuro, ha realizzato, per la mostra, una fantastica tavola in esclusiva. Tanti altri artisti sono ancora in attesa di conferma.

Tre sezioni di approfondimento: “Dalle origini ad oggi”, “Batman goes to Italy” e “Le edizioni italiane di Batman”. Il 16 settembre all’inaugurazione, performance di live painting dello street artist Flavio Solo, una tela metri 2 x 2 che omaggerà Adam West, il mitico interprete di Batman nei telefilm, scomparso da poco.

A favorire la visibilità dell’esposizione per il grande pubblico generalista di lettori e appassionati, sarà realizzato un apposito catalogo a tiratura limitata (solo 1000 copie).

Quella che vedete qui sopra è la locandina della Batman Experience Umbra, che omaggia alcune diverse copertine già realizzate nel corso degli anni per il Cavaliere Oscuro. E’ stata disegnata dal giovane e promettente autore Lorenzo Ceccotti, in arte LRNZ e autorizzata, dopo ben tre passaggi di verifica, dalla casa editoriale di Burbank. Sono visibili in primo piano i rami secchi di un albero e un piccolo gufo, e di seguito Città di Castello tra le nebbie  della zona nord dell’Umbria, l’Alta Valtiberina. Ad aleggiare sopra il cavaliere della notte con un classico sfondo lunare, così come aleggia la supervisione di “Batman, oscurità e luce” affidata alla Warner Bros Italia e Rw Lion,  al responsabile editoriale di RW Lion Lorenzo Corti e alla preziosa collaborazione di Luca Reinero di CArt Gallery (la famosa galleria d’arte romana). E proprio Luca Reinero ci racconta il retroscena della sua partecipazione: “Il buon Riccardo Corbò, che per sua sfortuna mi conosce da anni e diverse volte ha subìto la mia passione Batmaniana, mi ha contattato più o meno quattro mesi fa dicendomi che i ragazzi dell’ ”Associazione Amici del Fumetto” stavano organizzando questa stupenda Mostra a Città di Castello in collaborazione con lo stesso Riccardo e con il grande Vincenzo Mollica e mi ha chiesto se mi sarebbe piaciuto collaborare in qualche maniera. A questo punto cosa potevo fare ? Ho fatto finta – con difficoltà – che la cosa mi interessasse appena e, dopo 2 secondi, gli avevo aperto i forzieri della mia collezione dandogli la disponibilità per qualunque Opera batmaniana fosse stata di loro interesse per integrare gli altri lavori che stavano già procurandosi in giro per lo stivale. L’incontro romano che abbiamo poi avuto con l’Associazione non ha fatto altro che consolidare ulteriormente questa collaborazione estendendola anche alla mia Galleria, che sarà anche uno degli sponsor del progetto che, proprio in questi giorni, dovrebbe acquisire la sua connotazione finale, visto che sono passati alla fase di selezione dei Lavori. Fra questi, probabilmente ci saranno miei pezzi di Dell’Otto (anche la variant cover del numero 1 dell’ultima serie di DK), Castellini e Bianchi – come italiani – ma anche Adams, Sienkiewicz, Jim Lee, Sale, Timm, Wrightson ed altri come esempi di Artisti stranieri … una bella soddisfazione – devo ammetterlo – per un collezionista come me che ha sempre adorato questo supereroe senza superpoteri che, finalmente, ha trovato anche in Italia un luogo ed un progetto degni della sua storia”.

La mostra, ad ingresso gratuito, non si comporrà solo dell’allestimento di tavole originali, ma anche di statue dedicate ad alcuni personaggi DC Comics e molto altro. Infatti, sulla scia di quanto già realizzato dalla Warner Bros. Consumer Products che ha presentato un’area espositiva al Licensing Expo di Las Vegas dove è stato possibile ammirare i costumi del film Justice League, passando per i mattoncini LEGO, a Città di Castello si sta lavorando per creare atmosfere molto simili. Una delle aree del Palazzo Bufalini ospiterà anche la Cape & Cowl Exibition, una vera e propria mostra dove 4 famosi ‘street artist’ interpreteranno a loro modo il costume di Batman, ricreando maschera e mantello secondo la loro personale visione.

In proiezione sugli schermi nelle sale interne, una intervista esclusiva e più che rara assolutamente unica per il panorama italiano: la sola intervista video rilasciata da Bob Kane per l’Italia, a Vincenzo Mollica, nel 1992. 20 minuti di chiacchierata spaziando dalle origini di Batman, a Jack Nicholson, a Frank Miller e la incomprensibile per Bob Kane donnona col culo e tette tatuate con la svastica, fino ad un appello a Federico Fellini perché produca il film della sua vita col suo nuovo super eroe. Un documento video mai visto nella sua completezza e in lingua originale, rimontato e sottotitolato per l’occasione della mostra.

L’associazione Amici del fumetto nella persona di Barrese Franco ci ha raccontato del suo primo contatto e della fase preparatoria insieme al giornalista Vincenzo Mollica, aggiungendo: “Abbiamo scelto il personaggio di Batman perché si tratta di un supereroe virale nell’arte. La mostra sarà una sorta di omaggio all’arte e al supereroe del fumetto il quale garantisce rispetto ad altri una situazione scenografica più interessante ed ampio respiro raffinato ed estetico. Crediamo che la nostra esposizione di illustrazioni dedicata al Cavaliere Oscuro se posta a confronto con altre importanti mostre fatte in Europa, non abbia nulla da invidiare ad esse. Durante il lungo periodo di esposizione, non mancheranno eventi interessanti per mantenere viva la mostra e ci saranno diversi artisti che si esibiranno in performance live. Vi manterremo aggiornati di tutte le nostre iniziative anche tramite il sito della nostra associazione“.

Sabato 23 Settembre 2017 per la DC Comics in occasione del Batman Day 2017 sarà presente il disegnatore Emanuel Simeoni.

 

Per tutta la durata della mostra alcuni bar, pub e ristoranti del centro storico di Città di Castello proporranno menù e aperitivi a tema Batman, creando così un Bat-percorso che renderà ancora più stuzzicanti le vostre serate. Un depliant esplicativo verrà distribuito in tutta la città per far conoscere i punti aderenti all’iniziativa.

Per altre eventuali informazioni sulla mostra rivolgersi a Associazione Amici del Fumetto. Tel.3383889022 – http://www.tifernocomics.com