È morto a 58 anni il fumettista Norm Breyfogle

Si è spento lunedì  24 settembre 2018 alla giovane età di 58 il disegnatore Norman Keith Breyfogle nella città di Houghton, in Michigan.
L’autore ha iniziato la sua carriera su American Flagg e Marvel Fanfare e in seguito ha lavorato su numerose storie di Batman dal 1987 al 1995 (ad esempio Terrore sacro, pubblicato in Italia su Playmagazine n. 8, ed. Play Press, settembre 1996, o La nascita del demone.


Ha lavorato su un gran numero di personaggi per la maggior parte di case editrici fumettistiche statunitensi, e ha ricevuto delle nomination agli Squiddy Award come “Miglior disegnatore” (Favorite Artist) nel 1989 e nel 1991. Già nel 2014 è stato colpito da un ictus che gli ha provocato una paralisi nella parte sinistra del corpo. Dopo un periodo di riabilitazione, non è riuscito a riprendere completamente il funzionamento del corpo e, essendo mancino, ha dovuto abbandonare la carriera fumettistica. A dare notizia del triste annuncio, tra gli altri, ci sono anche lo scrittore Scott Tipton e il disegnatore Mauro Antonini in arte Manthomex (entrambi amici del nostro blog) e che ci fa piacere riportare qui sotto.

Anche se le parole sono ben poca cosa in queste circostanze, il nostro blog porge le più sincere condoglianze a tutti i suoi familiari.

Scott Tipton

 

Mauro Manthomex Antonini

 

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Knightfall – Batman è “Morto”. Lunga vita a Batman! Parte 3/3

Accenno al periodo successivo a Knightfall, considerazioni e copertine italiane edizioni Play Press

Successivamente agli eventi narrati in Batman: Knightfall, Bane, una volta riuscito a ricostruire il suo possente fisico muscolo per muscolo e a disintossicarsi dal Venom, si reca a Santa Prisca dove interroga il prete gesuita, che lo aveva cresciuto ed educato in Peña Dura, sulla vera identità di suo padre. Il prete gli spiega che suo padre potrebbe essere uno fra quattro uomini: un rivoluzionario, un dottore americano, un mercenario inglese e un banchiere svizzero. Bane, dopo aver ucciso il gesuita, parte per Roma alla ricerca di quest’ultimo e qui fa la conoscenza di Ra’s al Ghul, il quale, ritenendolo un nuovo potenziale compagno per sua figlia Talia, lo nomina suo erede, ruolo che in passato aveva scelto per Batman prima che quest’ultimo lo tradisse.

Ritornato a Gotham, Bane affronta Nightwing (Dick Grayson) in un combattimento corpo a corpo venendo sconfitto ma riuscendo a scappare, successivamente affronta nuovamente Bruce Wayne, tornato nel frattempo a indossare i panni del Cavaliere Oscuro. Batman ottiene la sua rivincita con Bane e, finalmente, riesce a sconfiggerlo in un unico combattimento.

In seguito, Bane combatte Azrael nella storia Angel and the Bane. Ha poi un ruolo comprimario nella storia “Terra di nessuno” nel quale si mette alle dipendenze di Lex Luthor intenzionato a conquistare Gotham, ma viene convinto da Batman a lasciare il piano del filantropo di Metropolis. Dopo la sconfitta di Ra’s al Ghul, Bane intraprende una campagna per distruggere Lazarus Pit e, contemporaneamente, fa la conoscenza di Black Canary.

Bane arriverà persino a credere che suo padre sia Thomas Wayne, cosa che in seguito si rivelerà infondata dopo un test del DNA.

Bane, in seguito, scoprirà che il suo vero padre è il mercenario inglese Sir Edmund Dorrance, soprannominato Re Serpente. Bane e Batman si alleeranno per combattere Dorrance e, nel combattimento, Bane sarà ferito e salvato da Batman.

Oltre alle storie regolari, la serie offrì numerosi crossover tra i vari personaggi legati a Batman, come il numero 47 incentrato su Azrael, o tra le testate della DC, come ad esempio l’albo numerato “1 000 000”, legato alla saga di One Million.

L’albo numero 74 fece parte dell’arco narrativo di Cataclisma, così come dall’83 al 94 furono raccontate vicende legate a Terra di nessuno. Proprio con questo evento, nel numero 96 la serie si concluse, e il suo posto venne preso da Batman: Gotham Knights, 76 albi dal 2000 al 2006.

Molto resterebbe da dire riguardo i presupposti di questo cambiamento. Vero è che fino ad allora, in cinquantaquattro anni di attività, Batman non era cambiato quasi per nulla, e un nuovo look si imponeva, specialmente rispetto al massiccio re-styling subito in quegli anni da Superman, e a fronte degli ultimi accadimenti post-Doomsday. Naturalmente – è il caso di dirlo? – in tutto questo hanno giocato maggiormente le solite questioni finanziarie. Infatti, la supposta “morte” di Batman dopo i trionfi economici del caso Superman, ha fatto affluire nuove valanghe di dollari freschi nelle capaci e rifiorenti casse della DC Comics. Infatti in quel periodo per mesi e mesi tutti gli albi regolari dei due eroi hanno conteso le zone alte della classifiche di vendita e delle ordinazioni agli albi Image e Valiant, lasciandosi alle spalle, e per diverse lunghezze, praticamente quasi tutta la produzione Marvel, e questo non può che averci fatto piacere.

Sarà il caso di spendere qualche commento sull’apporto dei sin­goli artisti nel ciclo di Knightfall. Ai testi ritroviamo, sotto la regia di O’Neil, autori ben noti, come Doug Moench, Chuck Dixon, e Alan Grant. Dei tre, Moench è sicuramente il più “clas­sico”, mentre Dixon è il più cinico e violento, rispetto ad un Grant capace di conservare sempre un tocco d'(auto)ironia. Fra i disegnatori, si alternano l’oramai orrendo Jim Aparo (suo il n. 497, e che comunque, se inchiostrato da gente tipo Dick Giordano o Joe Rubinstein, non è poi così male), I’adamsiano Mike Netzer, il transfuga Norm Breyfogle (ormai indirizzato verso l’Ultraverse della Malibu), gli onesti mestieranti Brett Blevins, Graham Nolan, Scott Hanna, e, parzialmente, anche il grande ed oscuro Klaus Janson. Alle copertine, tutte di altissima qualità (tranne quella del 497 di Batman, censurata in fase di stampa, mediante lo sbiancamento dei litri e litri di sangue rosso versato dal nostro eroe nel momento supremo, in puro dispregio delle regole censorie dell’ormai patetico “Comics Code”), si sono alternati artisti del calibro di Sam Kieth, Kelley Jones, e Bill Sienkiewicz. Senza dimenticare il sublime Joe Quesada, autore del progetto grafico del nuovo Batman, e della spettacolare copertina a rilievo del n. 500 di Batman, e il bravo Mike Manley, fresco reduce dal Darkhawk marvelliano, e approdato alla DC come disegnatore semi-regolare di una delle collane di Batman (e, ironicamente, il nuovo Batman, nella versione di Manley, somiglia moltissimo, per certi versi al character della Marvel!). Probabilmente, questo nuovo Batman verrà anche disegnato dal “divo” Todd McFarlane. E’ infatti vicinissimo il momento di un cross-over (si parla di tre o quattro albi) fra il Cavaliere Oscuro e lo Spawn della Image, a dimostrazione dell’effettivo continuum spazio-temporale esistente fra tutti questi prodotti dell’industria culturale. Come ha, infatti, dimostrato l’irriverente Dave Sim nel n. 10 di Spawn, tutti i super-eroi andrebbero messi in galera, e i loro autori impiccati, perché sacrificati masochisticamente al dio denaro. Cosi che un Superman in cella, non può far altro che ripetere sconsolatamente “Doomsday”, visto che il giorno del giudizio viene per tutti, prima o poi, autori e personaggi. Batman compreso…

BATMAN SAGA: ALCUNE COPERTINE STORICHE

“Batman Saga” (1 – 24):
serie Composta da 24 Numeri usciti fra il novembre del 1995 e l’ottobre del 1997.
CONTIENE le saghe “Knightfall” (Numeri 1-7), Parzialmente Edita Dalla Glenat Italia, “Knightquest” (Numeri 8-19) e “KnightsEnd” (Numeri 20-24).
Periodicità: Mensile. Dimensioni: cm. 17×26 Numero di Pagine: 96 (nn. 1 – 8), 72 (9 – 24);
i Numeri 9/10 e 21/22 Sono doppi.

Knightfall – Batman è “Morto”. Lunga vita a Batman! Parte 1/3

Dennis O’Neil è stato l’editor delle testate di Batman. Sua è la creazione, con il contributo di Neal Adams, della figura oscura e tormentata del Dark Knight, in un epoca (1970/1971) nella quale Frank Miller andava ancora a scuola. A lui va il merito di aver fatto ‘morire” il Batman “camp” e kitch degli anni ’60, per proporci un personaggio completamente diverso, sul quale autori come Miller, Morrison, e Grant, hanno potuto lavorare egregiamente, con i risultati noti a tutti. O’Neil introduce un nuovo elemento di disturbo nelle sue storie: la droga.

Non una droga “comune”, come aveva lui stesso già fatto nelle superlative storie di Green Lantern/Green Arrow (ancora con Adams), o dei New Teen Titans di Wolfman/Pérez, ma una droga sperimentale, patrocinata dall’esercito degli Stati Uniti: il ‘Venom”. In questo ciclo di albi (pubblicati in Legends of Dark Knight (nn. 16-20), Batman diviene succube di questo nuovo stupefacente, riducendosi all’ultimo stadio dall’uso continuato della droga che, in dosi massicce, provoca un aumento incredibile della produzione degli steroidi, con effetti corporei alla Rob Liefeld (disegnatore che conferisce aspetti fisico estremi ai propri personaggi). Naturalmente, dopo sofferenze inaudite, e una cura disintossicante più letale della droga stessa (circa un mese di assoluto digiuno ed astinenza – anche dall’acqua – passato nella Bat-caverna, insieme agli escrementi suoi e di migliaia di pipistrelli), Batman si “salva” dal Venom, dimostrando, come al solito, la propria durezza.

Successivamente sono usciti due albi, legati al “Batman Universe”, e considerati, al loro primo apparire, di mediocre interesse da molti osservatori un po’ distratti: i one-shot Vengeance of Bane, del duo Dixon/Nolan, e la mini­serie di quattro Sword of Azrael, proprio di O’Neil, coadiuvato dal duo Quesada/Nowlan ai disegni.

Esaminiamo per un attimo ognuno di questi prodotti.

In Vengeance of Bane (La Vendetta di Bane), Charles Dixon introduce un nuovo super­criminale chiamato appunto Bane. Nel corso del racconto, assi­stiamo alle atroci torture e violenze inflitte a quest’uomo, sin da bambino, e che lo hanno fatto crescere, sin da piccolo, in uno dei tanti carceri fascisti Sudamericani, e al suo crescente lucido e to­tale odio per l’umanità indifferente. Una versione potenziata del “Venom”, viene iniettata anche al ragazzo, che diverrà cosi Bane, di nome e di fatto, divorato da una forza crescente, che ha bisogno di essere violentemente rivolta verso gli altri, per far trovare un momentaneo appagamento alla rabbia cieca e alla brutalità. Bane sopravvive anche grazie ad un pensiero fisso che lo sostiene, un vero e proprio “Mantra” dell’anima: scovare Batman e annientarlo, annientarlo e prendere il possesso della città di Gotham, favoleggiata nei lunghi periodi di meditazione forzata, in cella d’isolamento, subendo ogni sorta d’iniquità. Bane è infine libero, e la caccia può cominciare… Un albo cupo e disperato, infarcito d’ogni sorta di brutalità, sorretto da un disegno sconnesso e inorganico, e forse, proprio per questo, ancor più inquietante.

In Sword of Azrael (La spada di Azrael), O’Neil introduce, invece, un nuovo super-eroe di nome Azrael, ultimo discendente dell’Ordine dei Cavalieri di San Dumas. Azrael è una sorta di novello Punitore (o Deathstroke, Terminator, per restare nell’ambito del DC Universe), iperaddestrato, sin dall’infanzia, a combattere, alieno da facili sentimentalismi, e dotato di una sofisticatissima arma­tura, che solo apparentemente denuncia la sua origine medioevale. Dopo il solito, prevedibile, incontro/scontro, con i prevedibili equivoci, il giovane Azrael diventa un nuovo protetto del Cavaliere Oscuro, che se lo porta a Gotham City, per un “corso di perfezionamento” gratuito in indagini criminali e vita nella giungla della metropoli. In definitiva, dagli albi un po’ confusi e prevedibili, sorretti soltanto dalla splendida arte di Joe Quesada (coadiuvato dalle chine di un ottimo Kevin Nowlan), uno tra i migliori e più famosi disegnatori americani. Pensiamo, comunque, solo a questo fatto, non trascurabile: Bane e Azrael sono due simulacri o monumenti di Batman stesso. Pensiamo, ad esempio, in campo Marvel, al ruolo rivestito da Venom nei confronti dell’Uomo Ragno, e il paragone sarà più chiaro. Non a caso, il veleno che si iniettano prima Batman, poi Bane, è il Venom, un processo di simulacrazione, e che rende possibile compiutamente il processo di semiosi logoiconica tra i due personaggi. E’ un po’ il concetto alterco di “doppio”, già codificato dal capolavoro di Robert Louis Stevenson: Il Dr. Jekyll (Batman, che si prende la droga proibita) e si trasforma nel malvagio Mr. Hyde (Bane). Il concetto di doppio, ovviamente, con l’intervento del “terzo polo” Azrael, si amplifica nel concetto di simulacro; e, in quanto tale, nel gioco pirandelliano e scambievole delle parti, ogni personaggio sarà destinato a ripetere un continuo valzer, già detto e già scritto, dalle cupe valenze Junghiane. Possiamo, dunque, finalmente, introdurre il teorema di O’Neil: Azrael sta a Batman come Batman sta a Bane. Bane deve eliminare Batman per divenire l’Azrael (l’Angelo Vendicatore della Bibbia), e Azrael diverrà Batman, per eliminare Bane. E il vero Batman? Alla fine, eliminerà sia Bane che Azrael, e, quindi, in definitiva, se stesso. Complicato? Continuate a seguirci…

 

Terra di nessuno – Parte Quattro

Batman nuova serie n. 14 – Giugno 2000 Edizioni Play Press

“…Dove le luci bruciano piano”

“…Where The Lights Are Burning Low”

da Batman Legends Of The Dark Knight n. 122 Ottobre 1999

Un Modello Positivo

Positive Role Model

da Batman Shadows Of The Bat n. 96 Ottobre 1999

Il Codice: Parte uno

The Code: Part One

da Batman n. 570 Ottobre 1999

Il Codice: Parte due

The Code: Part two

da Batman Detective Comics n. 737 Ottobre 1999

Copertina di Tony Harris

L’albo preso in esame è tutto al femminile. La scena si sposta al quartiere cinese di TdN, dove regna Lince, bella e indomabile guerriera. Non aspettatevi però solo una storia di arti marziali, anche se a prima vista sia il lavoro di Hama che il disegno dell’esperto del settore Paul “Shang-Chi” Gulacy, sembrerebbero lasciarlo pensare. “L’infima via per la montagna d’oro” offre lo spunto per una riflessione sullo sfruttamento del lavoro minorile, trattato sia nel contesto della vicenda di TdN che nel flash-back sul passato della bella felina. Questo del Batman “sociale” è un aspetto che più volte ritorna nelle storie del nostro eroe, e una saga metropolitana come TdN è certo un ottima base per certi argomenti. Quindi il personaggio di Lince, che ha visto il suo esordio nel 1991 nella prima miniserie dedicata a Robin, viene riproposto in una storia suddivisa in due parti. Ma chi è Lince? Lince, prima di diventare rivale, si alleò con Re Serpente, alias Sir Edmund Dorrance, ex-militare inglese, cieco maestro delle arti marziali e leader delle attività criminali nel quartiere di Chinatown. Questo personaggio, che deve molto ai film “Blind Fury” (Furia Cieca) interpretato da Rutger Hauer nel 1989, fa qui una breve apparizione in un flash-back. Lince e Re Serpente, nati come personaggi “robiniani”, e apparsi nella trilogia “La guerra dei Dragoni” (Batman Play Press prima serie n. 13) non sono di fondamentale rilievo per le storie batmaniane ma costituiscono comunque un solido riferimento quando si vuole proporre trame con le arti marziali al centro dell’azione. Senza nulla togliere alla bella Lince, è ovvio che la protagonista della storia pubblicata dalla Play Press a Giugno 2000, è la bella psichiatra Harleen Quinzel, alias Harley Quinn. “Il Codice” è una storia ricca di spunti interessanti. Oltre all’avvento di Harley direttamente dal mondo dei cartoons, quelle pagine segnano, dopo lunga attese dei fan, la prepotente ascesa del joker in TdN e ripresentano anche la figura di un ‘altra lady del Bat-Universe ultimamente un po’ bistrattata La parte creativa è stata affidata all’elegante scrittura di Brownyn Carlton, autrice di “Books of Faerie” per la linea Vertigo. La Carlton dipinge folli ed esilaranti quadretti di vita vissuta del più pazzo degli amori con il lavoro di due disegnatori, il fan-favorite Deodato e il cartoonist del Connecticut Tom Morgan, dalla decennale esperienza divisa tra Marvel e DC e che dal 1994 è una prestigiosa firma dello studio newyorchese di animazione” Animagination”. Insomma , quando c’è il Joker di mezzo è difficile rimanere delusi.

 

Batman nuova serie n. 15 Luglio 2000

Batman

La ferrovia Sotterranea parte uno

Underground Bailroad part one

Da Batman Legends of the Dark Knight n. 123, novembre 1999

La ferrovia Sotterranea parte due

Underground Bailroad part two

Da Batman Shadow Of The Bat n.91, Novembre 1999

Giù in Città parte uno: “ Il Caveau”

Goin “Downtown part one: “The Vault”

Da Batman n. 571 novembre 1999

Giù in città parte due: Il Vandalo

Goin Downtown part two: The Vandal

da Batman Detective Comics n. 738 novembre 1999

copertina di Broome & Parsons

Due storie ad alta tensione contraddistinguono questo nuovo numero pubblicato in Italia, la prima con il policeman Brossura in evidenza e, a seguire, l’esplosivo Bane del tostissimo duo Chuck Dixon/Matt Broome. Si parte con il pipistrello che resta nell’ombra per lasciare spazio al detective Mackenzie Bock, alias “Brossura”. Il poliziotto sfro-americano è protagonista di una bella vicenda che, pur essendo una sorta di “pausa” nell’articolazione della saga, si sviluppa tra arti marziali e azioni umanitarie, con una versione piuttosto insolita del Pinguino. Dietro questo esperimento c’è il word processor di Steven Barnes, scrittore di colore prestato al fumetto (non è la prima volta, nel 1987 scrisse la mini “Fusion”per la Epic) e lui stesso cintura nera di Karate. Mentre i disegni sono stati realizzati dall’esperto Paul Ryan (a lui si deve il capitolo inedito di “Crisis” su “Legends of the Dc Universe”).  Nella seconda storia di questo albo preso in esame, rientra in scena Bane, esplosivo e distruttivo come non mai, al servizio di un misterioso mandante. Dietro tutta TdN si nascondono infatti degli interessi esterni che hanno dato il via a una manipolazione degli eventi occorsi a Gotham negli ultimi tempi. Il tutto è raccontato da Chuck Dixon, uno dei più profilici writer del comicdom (si fa prima a dire cosa NON ha scritto per il Bat-Universe) in team con Mat Broome (WildCats, X-Force) dal tratto molto vigoroso.

Batman nuova serie n. 16 – agosto 2000

Capitano di Industria

Captain of industry

Da Batman legends of the Dark Knight n. 124 dicembre 1999

Aria di temporale

Stormy Weather

Da Batman Shadow of the Bat n. 52 dicembre 1999

Giurisprudenza: parte 1

Jurisprudence: part one

Da Batman n. 572 dicembre 1999

Giurisprudenza parte due

Jurisprudence part two

Da Batman Detective  Games n. 739 dicembre 1999

Copertina di Raskin

Proseguono gli albi di TdN in un crescendo di emozioni, con una storia singola di Dixon/Kayanan tra horror e malavita, il ritorno del duo Devin Grayson/Dale Eaglesham con Clark Kent  inviato speciale e, gran finale, con Greg Rucka e Damion Scott che ci raccontano la resa dei conti tra Gordon e Due facce in “Giurisprudenza”.  Ma andiamo con ordine. Come vi anticipavo troviamo DevinK.Grayson, ChuckDixon e Greg Rucka tutti in un solo albo per tre storie da ricordare, “Action man”Dixon col suo stile tagliente ci fa fare la conoscenza di Shank, poco raccomandabile frutto dello status quo che ora vige a Gorham. Dixon si fa apprezzare come non mai in questo genere di storie urbane, dure e con qualche tocco orrorifico. Non sono certo punti di svolta per la saga ma ne costituiscono un ottimo supporto. Matite del filippino Kayanan, esperto artista oramai residente in Usa dove ha lavorato per la Marvel (“Wolverine”) e Dark Horse (“Star Wars: Chewbacca”). Dall’adrenalina di Dixon si passa all’arguzia della acca lamata Devin Grayson (chissà se il suo compagno Mark Waid comincia ad avere delle gelosie professionali oltre le legittime amorose?). La scrittrice ha sempre idee brillanti e a lei si deve la visita a Gotham di un inviato molto speciale, un giornalista di nome Clark, in piena forma e dai muscoli d’acciaio. La parole rubano  il posto all’azione e Bats e Supes danno vita a un dialogo ironico, a volte pungente, ma che rende giustizia alla personalità dei due eroi. Un gioiellino, graficamente ben confezionato da Dale Eaglesham, oramai suo agio nel Bat-verse e del quale abbiamo l’occasione di apprezzare Superman e il suo splendido volo. Si chiude con il ritorno di Rucka per una vicenda stavolta essenziale allo sviluppo della saga. Fari puntate su due facce e il Commissario Gordon. Storia tesa e intensa, sviluppi finali e scene drammatiche, sottolineate dal tratto profondamente espressivo di Damion Scott, già acclamato dai fan per il suo lavoro visto nel numero 10 di questa stessa serie. A settembre si ripartirà con l’atteso confronto tra Batman e Jim Gordon, per proseguire con il Joker, Bane, Pinguino, Harley Quinn e , finalmente, colui che si nasconde dietro il futuro di Gotham City… Ci racconterà tutto Greg Rucka mentre alle matite si alterneranno Burchett, Ryan e Chiarello.

Batman nuova serie n. 17- settembre 2000

Batman

Un passo indietro

Falling Back

Da Batman Legends of the Dark Knight n.125 gennaio 2000

Il Cerchio si stringe

Assembly Redux

Da Batman Shadow of the Bat. N. 93 gennaio 2000

Gioco D’azzardo: parte uno “La prima Mossa”

Shellgame : part one “Gambits”

Da Batman n. 573 gennaio 2000

Gioco D’azzardo: parte due

Shellgame: part two

Da Batman Detective Comics n. 740 gennaio 20000

Copertina di J. Aparo & J. Delperdang

Con questo nuovo albo pubblicato dalla Play Press, ci si avvicinò alla metà dell’arco narrativo TdN. Infatti questo fu il penultimo albo di TdN. Gordon e Batman si dicono quello che si dovevano dire mentre la tensione a Gotham va alle stelle. Lo share impazzisce per il Joker, la cui presenza in questi ultimi episodi è sempre più devastante. Per il Rush finale Rucka ha preso saldamente in mano le redini narrative del primo episodio torna a disegnare Batman quel Rich Burchett il cui stile oscillante tra classico, grafico e caartonist è oramai un marchio di garanzia. La seconda storia si affolla di personaggi, con Joker e Harley Quinn in massima evidenza. Come, qualche numero fa ,Bill Sienkewicz era stato l’asso nella manica per “Frutto della Terra”, così lo è in questa vicenda, dove in tandem con Paul Ryan ci regala tavole da incorniciare. Non a caso nei crediti non compare il ruolo di inchiostratore, ma Ryan e Sienkewicz, benchè quest’ultimo sia in effetti il principale responsabile delle chine, sono indicati entrambi come disegnatori. Senza aver tempo di respiarer si passa al “Gioco d’azzardo”. La trama si fa sempre più complessa e la fine di TdN si avvicina e un potentissimo e cattivissimo superstizio pelato prova a recitare il ruolo di burattinaio. Altro gradito ritorno artistico è quello di Sergio Cariello, visto su “Batman” n.14 alle prese con la nuova Batgirl e oggi impegnato con una delle storie cardine di TdN e prossimamente disegnatore di “Azrael”: Agent of the Bat”.

Batman nuova serie n. 18 – Ottobre 2000

Batman

Gioco finale: parte uno

End Game: part one

Da Batman Legends of the Dark Knight n.126 febbraio 2000

Gioco finale : parte due

End Game: part two

Da Batman n.574 febbraio 2000

Gioco finale: parte tre

End Game: part three

Da Batman Detective Comics n.741 febbraio 2000

Gioco Finale: epilogo

End Game: epilogue

Batman Shadow of the Bat. N. 94 febbraio 2000

Copertina di Alex Maleev

La storia di TdN prosegue con un nuovo capitolo per la storia editoriale di Batman in Italia con uno degli albi più intensi e drammatici che la storia batmaniana ricordi, e per l’occasione, hanno unito le loro forze gli sceneggiatori più apprezzati tra quelli che si sono cimentati nella “Terra di Nessuno”, ovvero la gentile Devin Grayson e il duro Greg Rucka. Alle matite, oltre ai giò noti Eaglesham e Scott, arriva anche Pablo Raimondi , visto su “Superman”ma anche in “Captain America” annual ’99. Il “gioco finale”. Ci vorrebbe un approfondimento sul personaggio della truce Mercedes “Mercy” Graves III (creato per la serie televisiva animata Superman: The Animated Series), la guardia del corpo di Luthor, apparsa la prima volta- a leggere le Secret Origins della DC – su Adventures of Superman n.573 del dicembre 1999 (“Superman “ nuova serie n. 7, P.P.P.), anche se noi siamo convinti di averla già vista su “Detective Comics” n. 735 dell’agosto del 1999 (“Batman” nuova serie n.12, P.P.P.). Oppure potevamo spendere due parole su Leslie Thompkins, prima apparizione “Detctive Comics” n. 457, marzo ’76 ( “Batman” Cenisio n. 7), la dottoressa di Gotham City che si occupò amorevolmente del giovanissimo Bruce Wayne rimasto orfano, divenuta poi un caposaldo di TdN. Magari avremmo anche accennato alla seconda moglie del Commissario Gordon, il tenente Sarh Essen, apparsa nel 1987 su “Batman” n. 404, uno dei capitoli del “Batman: Anno Uno” di Miller e Mazzucchelli. Ma gli spoiler, per tutti coloro che non hanno ancora potuto leggere questa bellissima saga, sarebbero veramente troppi.  Quando all’epoca vennero pubblicate queste storie dalla Play Press, dal numero successivo il fumetto Batman cambiò, e fu protagonista di una rivoluzione grafica “retrofuturistica” che riguardò il costume, la città, l’auto, il logo, le copertine e le testate, nuovamente differenziate nello spirito e nei contenuti (“Detective Comics” tornò appunto più investigativa; “Batman” ancora più ricca d’azione; “Gotham Knights” – che ha sostituito “Shadow of the Bat” – ha poi iniziato ad esplorare i rapporti interpersonali dell’eroe; “Legends” successivamente ha poi narrato il passato fuori continuity).

Edizioni PLAY PRESS: Vent’anni di comics in Italia – Parte 5: Qui finisce l’avventura…

di Francesco Vanagolli (uno dei maggiori e migliori traduttori di materiale DC Comics in Italia) su gentile concessione del blog Fumetti di carta.

…del connubio DC Comics/Play Press e, ovviamente, di questo lungo speciale di Fumettidicarta.
Riallacciandoci alla fine dello scorso episodio, siamo nel 2003. La Play si è ritirata in libreria da due anni, le cose vanno benino e escono diverse cose interessanti. In rete gli appassionati dicono “Non esce nulla!”, poi però basta andare a guardare le checklist del semestre in terza di copertina dei vari volumi e ci troviamo collane regolari di paperback di Superman, Wonder Woman, Freccia Verde, JLA, Batman (ben due), più volumi autoconclusivi relativi a questi e altri personaggi, crossover che coinvolgono il DCU (JOKER: L’ULTIMA RISATA e OUR WORLDS AT WAR) e miniserie di una certa importanza tipo THE DARK KNIGHT STRIKES AGAIN! di Frank Miller, DK2 per gli amici. Rimangono fuori Flash e Lanterna Verde perché il grande pubblico non se li fila.
La DC di questo periodo è, credetemi, piena di pubblicazioni interessanti. E il fatto che siano “esiliate” in fumetteria, lo abbiamo già detto l’ultima volta, è abbastanza seccante. In volumi, poi: belli da vedere e collezionare, ma non sempre alla portata di tutte le tasche.
Il 2003 è l’anno in cui inizia una lenta ma significativa inversione di tendenza. Con l’arrivo del nuovo coordinatore editoriale Andrea Alfano (più o meno parallela all’uscita dello studio Down Comix di Walter Venturi) la Play vara una nuova collana che segna il ritorno alla formula “spillato mensile con tre storie” tanto popolare in Italia dai tempi della Star Comics: DC UNIVERSE. DCU esce in fumetteria esattamente come le altre pubblicazioni della Play Press, ma ha il vantaggio di costare meno (5 €) e di pubblicare un vero blockbuster attira lettori, vale a dire Hush, la saga di Batman scritta da Jeph Loeb e Jim Lee in cima alle classifiche di vendita americane e finita proprio in quel momento. E se quei dodici episodi della collana BATMAN non vi sembrano abbastanza, accanto a loro compaiono anche la rivisitazione delle origini di Superman BIRTHRIGHT (di Mark Waid e Leinil Francis Yu) e la spassosa FORMERLY KNOWN AS THE JUSTICE LEAGUE di Jean Marc DeMatteis, Keith Giffen e Kevin Maguire, con il ritorno della JLI.

Batman Magazine #1 [Play Press] - Aprile 2005

Batman Magazine #1 [Play Press] – Aprile 2005


Le storie e i numerosi articoli di approfondimento della rivista la rendono subito la più venduta tra le testate Play, e questo dimostra che forse, con storie simili, un ritorno in edicola non porterebbe alla rovina, anzi.
Le cose invece rimangono come sono per tutto l’anno e anche nel successivo, con DCU che al termine dei serial di esordio ospita l’eccellente storyline supermaniana Per il domani di Brian Azzarello e Jim Lee, altre storie di Batman, la miniserie EMPIRE di Mark Waid e Barry Kitson e l’ultima miniserie dedicata al violento e irriverente Lobo.
Tutto questo mentre negli USA la DC occupa spessissimo le prime posizioni della classifica Diamond grazie a eventi come il ritorno di Supergirl e la resurrezione di Hal Jordan. Insomma, se in edicola non ci tornano ora… allora quando?
E arriviamo al 2005.
L’annuncio, nel primo trimestre dell’anno, è di quelli grossi: Batman torna in edicola. A 4 anni dalla fine di BATMAN NUOVA SERIE il più amato eroe DC Comics riappare nelle edicole con il mensile BATMAN MAGAZINE. Tra gli appassionati le reazioni sono contrastanti: c’è chi è contento perché finalmente la DC si rifà viva in quelle edicole che aveva abbandonato sconfitta, c’è chi ha molte perplessità sulla gestione dell’albo. E in effetti BM è “strano”, se paragonato agli altri fumetti di supereroi. Prima di tutto quel titolo, BATMAN MAGAZINE… cos’è, una specie di rivista? La stessa grafica, più che a un fumetto, sembra appartenere a una guida tv. E poi le storie: tre storie slegate tra loro, una delle quali è una miniserie (DEATH AND THE MAIDEN), e fin lì ci si può stare. Ma le altre? Hush fa storcere non poco il naso a chi l’ha comprata solo poco tempo prima su DCU e ora si troverà un doppione, e Giochi di guerra… si tratta di una saga in una trentina di parti. Pubblicate al ritmo di una al mese.
Insomma, soddisfazione per il ritorno in edicola, ma è il come che lascia perplessi.
A questo punto tutti si aspettano che anche l’Uomo d’Acciaio ottenga una nuova testata, e ciò puntualmente avviene in estate: SUPERMAN MAGAZINE va ad affiancarsi alla Bat collana, ma stavolta i fan possono stare tranquilli: nome a parte, il fumetto si presenta meglio dell’altro. La grafica è più sobria, e le storie sono pubblicate dando la precedenza alla leggibilità: le saghe di quel periodo (il rilancio del 2004 denominato Superstorm) sono sempre composte da 6 episodi e quindi bastano due numeri per concluderne una. Si parte subito bene con SUPERMAN/BATMAN di Jeph Loeb e ed McGuinness, per poi proseguire con i cicli delle testate preesistenti. In quel momento SUPERMAN TRADE PAPERBACK è più indietro (pubblica storie del 2002), ma per fortuna il Superstorm è un buon punto di partenza e sapere quel che è successo negli anni precedenti non serve più di tanto .
Una particolarità: sia BM che SM ad agosto non escono perché la Play chiude per ferie.
Nota di colore: si è già parlato in precedenza di come la Play abbia creato una vasta schiera di quelli che vengono comunemente definiti “addetti ai lavori”. C’è chi è stato di passaggio, c’è chi è rimasto nell’ambiente una vita. Da Paolo Accolti Gil a Luca Scatasta, da Max Brighel ad Alessandro Bottero, da Andrea Materia a Marco Farinelli, parecchia gente che ancora oggi lavora nel campo del fumetto ha iniziato a farsi conoscere mettendo la firma su un albo Play Press. Nel 2005, alla lunga lista di collaboratori, con il numero 3 di SUPERMAN MAGAZINE si aggiunge un nuovo nome, l’ultimo: il mio.
Ripenso raramente a quei giorni, e parlare dei fatti miei mi piace poco, dunque vi basti sapere che la possibilità di occuparmi di uno dei fumetti che amo di più rimane una delle cose migliori che mi siano capitate in questi anni. E a SUPERMAN MAGAZINE rimango particolarmente affezionato.
Fine della nota di colore.
Le due serie da edicola vanno bene, le testate da fumetteria continuano e arrivano alcune graditissime novità come DC: THE NEW FRONTIER di Darwyn Cooke e IDENTITY CRISIS di Brad Meltzer e Rags Morales. Si direbbe, insomma, che le cose siano migliorate per gli amanti della DC in Italia.
Ma…
Guardate, diciamolo senza girarci troppo intorno. C’è tanta gente che si diverte con poco. Molto poco. “Appassionati” che non vedrete mai parlare delle storie perché troppo impegnati a discutere sul nulla. Nel nostro caso: la Play sta per chiudere e la Panini si compra tutto.
E’ come una valanga: la pallina di neve cresce, cresce, cresce… e diventa enorme. Non passa giorno senza che in rete qualche gufo suggerisca che la Play è vicina al fallimento, non passa giorno senza che qualcuno se lo auguri. I forum, da sempre vivai di nerd, sono pieni di gente che scatena polemiche per ogni cosa.
C’è quello che si lamenta dei prezzi e dice che alla Play sono ladri e che con gli originali risparmia (come spiegargli che comprando SUPERMAN MAGAZINE con 3.50 € può leggersi tre storie di Superman mentre un solo albo originale dell’Azzurrone costa 3 $ -che in molte fumetterie diventano automaticamente €-?).
C’è quello che si lamenta della carta che puzza (ma come mai non puzzano le copie di tutti?).
C’è quello che si lamenta perché i redazionali non sono per un pubblico adulto (e il pubblico adulto sarebbe…? Ah, sì, quello che frigna su un forum dove può tenere la sua identità ben nascosta).
C’è quello che si lamenta perché a un certo punto gli albi escono in ritardo (e ha ragione, ma non è questa la sede per discutere delle cause).
Il solito circo composto da polemici a ogni costo, anime sensibili che soffrono se al citofono Gigi non risponde perché non gli vuole offrire la Cremeria e pecoroni che si aggiungono al gruppo per il gusto di stare in compagnia. Tutto, manco a dirlo, con il tacito consenso (o persino l’esortazione) di chi dovrebbe vigilare (ma allora non li custodite nessuno questi custodes! E’ così che ci si ritrova con un mostro alieno in pieno centro).

SUP_

Comunque, alcune mosse della Play di quel momento portano il pubblico a farsi comprensibilmente delle domande, perché a Lucca 2005 svende tonnellate di materiale recente e i mensili accumulano ritardi su ritardi.
Eppure alla scadenza del contratto con la DC (rinnovato ogni volta in tutti questi anni) mancano ancora 13 mesi, le nuove serie vanno bene, è persino in programma una nuova testata (probabili candidati alla pubblicazione: Lanterna Verde e Giovani Titani).
Insomma, che succede?
Possibile che la Play stia per chiudere? Che tutto il parco testate DC Comics stia per passare alla Panini, che pubblica Superman e soci già in Francia e Germania?
Chi passa quelle giornate autunnali davanti al pc ad elencare le proprie gestae in file word che possono sempre servire (tra un flame e l’altro) e pensa che Panini Deutschland pubblichi lo stesso numero di serie del 2001 crede di sì.
Ma la verità è che non si sa ancora nulla.
Passano i mesi, i gufi gufano, i fumetti escono in ritardo, la Panini se è interessata alla DC non va certo a dirlo in piazza, a marzo Andrea Alfano viene sostituito da Serena Marsan. E di conseguenza la voce del popolo non può esimersi dal dare una sua opinione (che nessuno ha chiesto): “Ah! E’ l’ennesima prova che sta finendo tutto! La DC alla Panini!”. Nel frattempo su SUPERMAN MAGAZINE ci vanno delle storie molto godibili e su DCU arrivano l’ultima splendida versione di Adam Strange e la rinascita di Hal Jordan, ma chi se ne importa delle storie, l’importante è chi le pubblica!
E chi è che le pubblica?
Ad aprile del 2006 mi chiamano dalla Play per dirmi che un nuovo editore ha preso i diritti della DC Comics per l’Italia, quindi modifico l’introduzione di SM 8 per salutare i lettori e la invio pensando a tutte le volte in cui ho visto chiudere delle collane come acquirente. Vabbeh.
Molte storie rimangono in sospeso nei numeri conclusivi delle testate Play: la JLA ci lascia a metà di una saga di Kurt Busiek e Ron Garney (JLA TP 19) e lo stesso vale per gli ultimi arrivati della Legione dei Super-eroi rebootata da Mark Waid (LEGION OF SUPER-HEROES TP 1), Batman è impantanato in Giochi di Guerra (BATMAN MAGAZINE 12), Adam Strange è nelle peste come al solito e Hal Jordan non è ancora tornato Lanterna Verde (DC UNIVERSE 27). Giusto SUPERMAN MAGAZINE 8 e SUPERMAN TP 29 presentano il primo la fine di una saga e il secondo una storia autoconclusiva.
L’ultimo comic book pubblicato dalla Play Press Publishing, comunque, è un volume autoconclusivo. Esce a luglio, ed è la ristampa di una storia già apparsa a puntate su DC PRESTIGE in altri tempi, tempi lontani: JSA – THE GOLDEN AGE. L’epoca d’oro, un titolo che suona un po’ sarcastico per il fumetto che chiude sedici anni di pubblicazioni DC con il marchio Play Press e venti di uscite americane in generale. Un record ancora imbattuto nel nostro Paese.

JSA GOLDEN AGE Play Press

JSA GOLDEN AGE Play Press

Il resto della storia dovreste saperlo: il nuovo editore è la Planeta DeAgostini, colosso spagnolo che già ad agosto, con LE AVVENTURE DI SUPERMAN, inizia una vera e propria invasione DC in edicola e fumetteria che continua tuttora.
I lettori sono contenti perché hanno tanto da leggere (tranne le loro copie dell’Adelchi, buttate in qualche fosso) e tanto altro avranno. Alla fine, per chi legge, quello che conta è che questi fumetti continuino a uscire. Morto un papa…
Nota di colore 2: Ricordo le sensazioni strane che ho provato quando nell’autunno del 2006 in edicola ho visto le raccolte “Collection” dei due MAGAZINE. Tre per quello di Batman e due per quello di Superman. Entrambe prive dell’ultimo numero, non chiedetemi perché.
In edicola c’erano già diverse testate Planeta, e vedere le rese delle ultime testate Play/DC accanto a loro sotto forma di raccolte era… sì, strano. Sembravano pezzi da museo, anticaglie da un’epoca che, appena finita, sembrava già lontanissima.
Fine nota di colore 2.
Ma la Play, oggi, cosa fa?
Abbandonati i fumetti americani (nonché i manga e i fumetti italiani… perché qui si è voluto parlare di comics, ma non hanno fatto solo quelli!) si dedica esclusivamente a pubblicazioni per bambini e riviste di vario genere. Ed è in buonissima salute, visto che sono prodotti ben più redditizi dei comics. Avete presenti quelle valigette con sorprese di Dragon Ball o Saint Seiya? Sono della Play Press. E lo conoscete Playboy, sì? Anche quello è della Play Press.
Siamo giunti al termine di questa lunga storia delle Edizioni Play Press. Come avete visto, ne sono successe di cose, in vent’anni…
Si possono dire tante cose sul ruolo della Play nella storia del fumetto americano in Italia. Si può amarla, odiarla, oppure limitarsi a considerarne pro e contro come ho cercato di fare io in questi mesi.
Una cosa, comunque, è sicura: se si è lettori di comics, è impossibile ignorarla.

5 – FINE
Francesco Vanagolli