The Bat-man 1939

Il 1939 era iniziato da poche settimane. Ogni giorno giornalai e drogherie presentavano un numero sempre maggiore di albi a fumetti. Eroi intrepidi nei lontani mari d’Oriente, animaletti parlanti buffi e divertenti, G-Men federali in tenace guerra contro gangsters e corrotti. L’offerta di comics soddisfaceva ogni tipo di pubblico. La TV era ancora troppo giovane, mentre la narrativa grafica era già a uno stadio avanzato. Nella conquista dei cuori americani non aveva molti rivali: cinema, radio e riviste di letteratura pulp. Una competizione aspra, ma leale.
Nella primavera del ’38 un nuovo personaggio, a bordo di un razzo proveniente dal moribondo e lontano pianeta Krypton, era approdato sulla Terra dei Comics. Il nobile e invulnerabile Superman, Adamo di tutti i super eroi. Nel 1939 ACTION CO­MICS, il magazine che ospitava le sue av­venture, superò il mezzo milione di copie mensili, con un trend in forte ascesa. Alla NATIONAL PERIODICALS si decise di raddoppiare la dose, aggiungendo le ristampe, che presto divenne un bimestrale di storie originali. Furono pubblicate strips persino sui quotidiani. Gli autori di Superman – Jerry Siegel e Joe Shuster – guadagnavano 800 dollari alla settimana. Era uno stipendio da sogno per un ventiduenne sveglio, ma privo di mezzi, come Bob Kane.

Quando VINCENT SULLIVAN, l’editor della National conosciuto un anno prima, gli confidò la cifra, Bob stentò a crederci. Le sue parole, rievocate tempo dopo dallo stesso Sullivan, furono suppergiù queste: “Lavoro su personaggi di ripiego e su strip che hanno solo una funzione riempitiva. Tutta roba umoristica. Incasso circa 40 dollari a settimana e sbarco a fatica il lunario. Se mi garantisci i guadagni di Siegel & Shuster, ti consegnerò un secondo Superman sul tavolino entro lunedì”. Questa conversazione tra Kane e Sullivan ebbe luogo un venerdì. C’era l’intero weekend davanti. Un weekend fortunato perché segnò la nascita di un’icona dell’immaginario fumettistico mondiale!


Tornato a casa, Kane si affannò a buttar giù sketch preliminari, cercando l’ispirazione giusta, abbozzando le linee fondamentali del suo super eroe. In quel momento non si curò delle origini. Per quanto assurdo possa sembrare, il racconto del macabro omicidio in Crime Alley non era neppure lontanamente nei suoi pensieri. Joe Chill che massacra i coniugi Wayne di fronte agli occhi innocenti del figlioletto Bruce, l’ossessione di vendetta maturata da Bruce fino alla nascita dell’alter ego Batman… Nessuno, oggi, saprebbe concepire il Dark Knight senza la sua traumatica esperienza infantile. Non esiste Bat-racconto di un certo rilievo, recente o meno recente, che non riprenda a suo modo l’evento. Ma quel fine settimana del 1939, Kane non se ne preoccupò affatto. A lui premeva trovare un design “forte” per il suo character. Un look capace di impressionare al primo sguardo e di attirare sin dalla copertina la curiosità del lettore. Per le origini ci sarebbe stato tempo in seguito (e infatti arriveranno sei mesi dopo, nel novembre 1939).
Per chissà quale imperscrutabile motivo, continuava a ronzargli in testa una macchina volante sostenuta da una coppia di immense ali da pipistrello. Si chiamava l’ornitottero. L’aveva dipinta, secoli addietro, un certo Leonardo da Vinci. Kane ne era rimasto affascinato, e gli sembrava perfetto combinare quell’alata figura rinascimentale con i film d’azione che avevano rallegrato la sua adolescenza. Centinaia di pellicole in bianco e nero, decine e decine di sabati pomeriggio trascorsi al cinema, un mare di immagini e di ricordi riaffiorò nel breve volgere di qualche ora.
Da un film del 1921, THE MARK OF ZORRO, interpretato dalla stella del muto Douglas Fairbanks (e tratto dal romanzo di Johnston Mc Culley), Kane rubò il carattere dell’uomo in maschera.

Il campione del Bene che combatte il Male grazie alla sua abilità acrobatica e ginnica. Indolente dongiovanni di giorno, vendicatore mascherato di notte: Zorro lasciava una cospicua eredità al BatMan. Altrettanto la nascita del Cavaliere Oscuro deve in riconoscenza ai film dell’orrore, così in voga negli Anni ’30. In quel fatale weekend, Bob Kane recuperò dai suoi ricordi di fanciullo, un’opera del 1930: THE BAT WHISPERS (la seconda versione cinematografica di THE BAT, un giallo scritto da Mary Roberts Rinehart). Nel film Chester Morris era il cattivo di turno. Ma grazie al costume da pipistrello che indossava, emergeva subito come la vera star.


Al completo da pipistrello, Kane aggiunse il tocco d’eleganza del mantello. Anche qui si sprecavano i precedenti sul grande schermo, primo fra tutti il DRACULA uscito nel 1931, con un immortale Bela Lugosi. Dopo aver sciolto gli ultimi dubbi, il giovane artista chiamò ad aiutarlo l’amico e collaboratore Bill Finger, di appena un anno più giovane. I due lavoravano insieme alla strip di RUSTY E I SUOI COMPARI, serie minore pubblicata nell’antologico “Adventure Comics”.

Possiamo immaginare quel colloquio telefonico del 1939: sogni di gloria e di facili guadagni si saranno alternati a fitte discussioni sull’aspetto di Bruce. Troppe idee, per parlarne a distanza… Al suo arrivo nello studio di Kane, Finger esaminò accuratamente gli sketch. Vide una sorta di Superman, con gli stivali ma privo di guanti, vestito di una tutina rossa vagamente somigliante alla pelle di un roditore volante, gli occhi coperti da una mascherina stile Zorro, il mantello alla Dracula. Fioccarono i suggerimenti. Dall’illustrazione di un pipistrello contenuta nel dizionario Webster, nacque l’idea delle orecchie appuntite e triangolari, mentre si stabili di nascondere completamente il viso, coprendolo con un cappuccio. Il mantello assunse un ruolo di primo piano: quando l’eroe era in volo, doveva somigliare alle ali di un Pipistrello. In un secondo momento, gli occhi del personaggio furono ridotti a inquietanti fessu-re bianche. Era una virata verso l’orrorifico. Da lì a poco, il Detective Mascherato avrebbe viaggiato fino in Ungheria, per massacrare con pallottole d’argento un nugolo di vampiri (Detective Comics n. 31/32, scritto da GARDNER FOX).
Il personaggio era finalmente completo. Con un ultimo tocco di grande eleganza, Finger lo battezzò Bruce Wayne. Al suo socio, Bob Kane, non sfuggi l’assonanza con il proprio cognome. D’altronde, si commentò, Bat-Man amava le nottate in bianco proprio come lui.
Quando la versione definitiva del fumetto venne presentata a Vincent Sullivan, non ci furono dubbi. Questo super eroe così gotico, misterioso, e nel contempo del tutto sprovvisto di poteri soprannaturali, era perfetto per le atmosfere “nere” di DETECTIVE COMICS. Nata nel marzo 1937, questa collana era andata avanti senza particolari acuti fino al numero 26, dell’aprile 1939. Parziale eccezione, forse, si può fare solo per le rare apparizioni di Fu Manchu, e per i racconti del Vendicatore Cremisi, il primo giustiziere incappucciato della Golden Age. Ma adesso, con Bat¬Man, cambiava musica. Eravamo nel maggio del 1939. Chi avesse chiesto una copia di Detective Comics, avrebbe ricevuto il fatidico numero 27…
Il resto? Il resto è Storia. Bill Finger sceneggiò la prima Bat-avventura (“The Case of the Chemical Syndacate”) senza badare granché alla politically correctness. I cattivi morivano tra le fiamme, o giù da un grattacielo, e Bat-Man non batteva ciglio per salvarli dall’atroce fine: se l’erano meritata. Presto sarebbe apparsa anche una pistola nel suo arsenale. Uno strappo narrativo di breve durata, poiché la National ne proibì l’ulteriore uso per non turbare i bambini ed evitare reazioni negative da parte dei loro genitori. Elemento emblematico delle prime storie di Batman divennero le citazioni di altri eroi contemporanei: quelli della letteratura pulp, delle strips e degli show radiofonici. Dalle effervescenti riviste pulp proveniva la maestria scientifica e l’uso di fantagadget tipico di DOC SAVAGE, così come l’alone di mistero e l’ansia implacabile di giustizia caratteristici di THE SHADOW.

Le strisce quotidiane prestarono i grotteschi nemici di DICK TRACY e l’astuzia investigativa di PHANTOM, l’Uomo Mascherato. La radio, infine, propose il modello di GREEN HORNET, ricchissimo vigilante in grado di tramutare le proprie immense fortune personali in un’invincibile armeria anticrimine.
Mentre Finger si dilettava ad attingere nel fitto sottobosco della fiction d’evasione, prendendone in prestito i più popolari archetipi, Bob Kane affinò il suo stile grafico. Il suo modello principe erano le inquadrature innovative del regista Orson Welles. In particolare il film “Quarto Potere” (1941) sarebbe divenuto un’autentica fonte di ispirazione per l’artista e per il suo talentuoso aiutante, JERRY ROBINSON.


Ma su quest’accenno a Robinson – uno straordinario disegnatore – ci interrompiamo. Avremo modo di analizzare la saga di Bruce Wayne attraverso note, auguri di compleanno speciali e simpatici ricordi da parte di tanti personaggi del mondo dei fumetti, che avrete modo di leggere, vedere ed ascoltare in esclusiva su queste pagine. Oggi, però, ci interessava solo un incubo, nato in una notte del 1939. Il peggior incubo che potesse mai vivere la mala di Gotham City. Un incubo chiamato Bat-Man.

Il Calabrone Verde

Il Calabrone verde (The Green Hornet) Con: Van Williams, Bruce Lee, Wende Wagner, Walter Brooke, Lloyd Gough. Produzione: Usa, 1966, avventura/fantastico, colore (Episodi 26 da 30’minuti ciascuno). In Italia la stagione è andata in onda nel 1988 su Rai 1. In seguito sono andate in onda le repliche su Jimmy, dal 1998.

Nato dall’immaginazione di George Trendle, Il Calabrone verde apparve per la prima volta alla radio nel 1936. Nella vita di tutti i giorni egli assume l’ identità di Britt Reid (Van Williams), l’editore del “Daily Sentinel” (nella versione televisiva, possiede anche un canale tv). Parente stretto de Il cavaliere solitario un’ altra creatura di Trendle — l’eroe mascherato rivela la sua doppia identità solo a tre persone: il cameriere Kato (interpretato da un esordiente Bruce Lee); la segretaria Lenore Case (Wende Wagner); il procuratore distrettuale Frank Scanlon (Walter Brooke). Lloyd Gough interpreta Mike Axford, un ex poliziotto divenuto reporter del giornale. Sulla scia della Bat-mobile, Black Beauty è il nome della macchina super-accessoriata con cui si muove il Calabrone: si tratta di una Chrysler Imperial del 1966 ricostruita da Dean Jeffries con 50 mila dollari di spesa; tra le sue particolarità, possiede una telecamera che riprende fino a 4 miglia ed è in grado di stendere ghiaccio sulla strada dei possibili inseguitori. L’eroe protagonista si avvale altresì di una pistola che immobilizza e di un fucile che perfora l’acciaio. La serie è prodotta da William Dozier, ricordato come produttore esecutivo e narratore della serie televisiva di Batman (1966-1968), sebbene non sia stato accreditato per il ruolo di narratore. Ha anche interpretato queste funzioni nel programma televisivo de il Calabrone Verde (The Green Hornet) anche se qui la narrazione era limitata all’apertura dell’episodio e i trailer dell’episodio successivo. Dozier ha anche fatto uno screen test di una versione abortita di Wonder Woman nel 1967. Durante il suo periodo come produttore esecutivo di Batman ha co-creato il personaggio Barbara Gordon, che diventerà un personaggio di spicco nei fumetti di Batman e nelle serie TV. Billy May firma il tema musicale che, pur ispirandosi a quello radiofonico, si arricchisce della tromba jazz di AI Hirt.

Kato (Bruce Lee) e il Calabrone verde (Van Williams) hanno fatto prima alcune divertenti apparizioni nella serie televisiva degli anni sessanta Batman con Adam West.Infatti in una delle famose scene della scalata alla parete compaiono dalla finestra le due guest star. Successivamente Grenn Hornet (“Il calabrone verde”) e Bruce Lee, saranno coprotagonisti degli episodi della serie Batman in “A Piece of the Action (IL RIVALE DI BATMAN) / Batman’s Satisfaction (TRA FRANCOBOLLI GIGANTI)” (85/86).
Scritto da Charless Hoffman – Diretto da Oscar Rudolph
Trasmessi per la prima volta il 1° e 2 marzo 1967

Con Roger C. Carmel (Colonnello Gumm), James O’Hara (Sergente Semple), Bruce Lee (Kato), Van Williams (Britt Reid / Green Hornet), Diane McBain (Pinky Pinkston), Seymour Cassel (Canceled), Rico Cattani (Reprint), Alex Rocco (Block), Harry Frazier (Mr. Stample), Edward G. Robinson (se stesso) e con Angelique Pettyjohn, Jan Watson, Dusty Cadis

Il colonnello Gumm stampa francobolli falsi nella fabbrica di proprietà di Miss Pinkston. La bella imprenditrice chiede aiuto a Batman per impedire che Green Hornet si introduca nella sua fabbrica. I quattro eroi rischiano di essere trasformati in francobolli giganti…

Nell’episodio si incrociano due eroi provenienti da un’altra serie della ABC, Green Hornet e Kato, interpretato da Bruce Lee, che diventano concorrenti di Batman e Robin

Roger Carmel (Colonnello Gumm) è abile nel calarsi in molti ruoli. Memorabile quello del venditore di francobolli russo Boris Severoff.

Guest star di eccezione, affacciato alla finestra durante la scalata del dinamico duo, è Edward G. Robinson (l’American Film Institute ha inserito Robinson al ventiquattresimo posto tra le più grandi star della storia del cinema).

CURIOSITA’

Nei Fumetti, Golden Age (1938-1951)
Il personaggio de Il Calabrone Verde (The Green Hornet) anticipa di un paio d’anni la grande diffusione dei supereroi avvenuta a livello fumettistico nel periodo denominato Golden Age, iniziato ufficialmente nel 1938 con la creazione di Superman. Nonostante ciò ne anticipa alcune caratteristiche fondamentali quali:

  • La doppia identità: solo poche persone sono a conoscenza del fatto che dietro il combattente del crimine Green Hornet si nasconda il proprietario/editore del giornale Sentinel.
  • Quando combatte il crimine indossa una maschera, un cappello e una giacca verde. Si tratta di un costume che lo identifica come il combattente del crimine chiamato Calabrone Verde. L’identificazione tra la sua azione come vigilante e il costume che indossa è molto simile a quella che trasforma Bruce Wayne in Batman, l’Uomo Pipistrello, ma quest’ultimo verrà creato da Bob Kane solo nel 1939, tre anni dopo il debutto di Green Hornet.
  • La presenza di Kato come suo aiutante nel combattere il crimine di fatto crea un duo caratterizzato da un leader/protagonista (Green Hornet) e un aiutante in secondo piano (cioè Kato) che nei fumetti è in genere chiamato sidekick. A partire dal 1940 sarà presente anche nei fumetti di Batman con la figura di Robin.

BATMAN ’66 INCONTRA IL GREEN HORNET # 1