Topolino salvò Superman, ovvero da Metropolis a Paperopoli

Recentemente, grazie all’inserto del sabato “La Lettura” pubblicato dal Corriere della Sera, sono entrato in possesso di una mini storia a fumetti che riguarda due personaggi iconici che hanno da poco compiuto gli anni: Superman (qui abbiamo celebrato i suoi 80 anni) e Topolino (che da poco ha compiuto 90 anni). Le due leggende del fumetto hanno uno stretto legame. Avrei voluto scrivere qualcosa in merito, ma ho preferito rivolgermi ad uno dei maggiori esperti italiani dell’uomo d’acciaio: Filippo Rossi. Già ospite con una approfondita intervista nel nostro blog per la promozione del suo saggio Super – Ottant’anni di Superman, il primo supereroe. Filippo si è messo senza esitazione a scrivere il pezzo e quello che potete leggere di seguito è il risultato, con tanto di “regalino” alla fine dell’articolo, dove troverete il fumetto “E Topolino salvò Superman” storia scritta da Stefano Priarone, giornalista che si occupa, tra l’altro, di cultura pop e Niccolò Storai disegnatore e autore di storyboard per il cinema.

DA METROPOLIS A PAPEROPOLI!

Di Filippo Rossi

Il mio libro Super, dedicato a Superman e alla Trinità DC Comics (con Batman e Wonder Woman), festeggia i primi ottant’anni dell’eroe venuto da Krypton: le origini di Superman (e della sua casa editrice, la DC Comics) sono nel 1938. Chi è il primo supereroe? Qual è il suo ruolo nella cultura del XX e del XXI secolo? Cosa significa essere il più grande eroe del genere umano, scoprirsi straniero in terra straniera e con i poteri di una divinità? Le risposte a queste e altre domande segnano otto decadi nella storia del fumetto popolare e nel cinema dei kolossal – e compongono un libro densissimo e vasto, che sta diventando un laboratorio alla base di presentazioni sempre più interessanti e nuovi progetti editoriali di vario genere, tra saggistica e creazioni originali. Super è allo stesso tempo saggio e narrazione: 345 pagine fitte che ho scritto mosso da sacro furore, interpuntate dai miei disegni a introdurre ciascun capitolo. Come autore cerco di raccontare la nascita degli eroi, la loro caduta e il loro rialzarsi; le strategie di una casa editrice che è stata sul tetto del mondo, ha creato e ordinato un Multiverso; come registi e produttori hanno interpretato i supereroi al cinema. L’editore Fabio Pinton di Runa ci ha creduto; il tolkieniano e autore fantasy Paolo Gulisano di Milano ne ha scritto la prefazione; l’esperto Dan Cutali di Torino ha supervisionato il manoscritto.

Disegno di Filippo Rossi

IL REGNO DEI SUPERUOMINI

Superman è un personaggio dei fumetti creato all’inizio del 1933 dallo scrittore Jerry Siegel, nato a Cleveland il 17 ottobre 1914 e morto a Los Angeles il 28 gennaio 1996, e dal coetaneo disegnatore Joe Shuster, nato a Toronto, in Canada, il 10 luglio 1914 e morto a Los Angeles il 30 luglio 1992. Due studenti liceali diciottenni di Cleveland, nell’Ohio. Rampolli di modeste famiglie ebraiche. Viene pubblicato cinque anni dopo dalla National/DC Comics sulle pagine di Action Comics #1, datato giugno 1938 ma in realtà in edicola fin da quell’aprile.

Torniamo al freddissimo gennaio del 1933 a Cleveland, Ohio…

Il liceale Jerry Siegel scrive una storia breve, che fa illustrare dall’amico e compagno di classe Joe Shuster. Il titolo è The Reign of the Superman (Il regno del superuomo), che poi Siegel autopubblica sulla sua fanzine, Science Fiction. Il personaggio del titolo è un vagabondo che ottiene grandi poteri psichici grazie a una droga sperimentale e li usa solo per profitto e divertimento; poi li perde e torna povero, disperato poiché viene ricordato solo come un essere malvagio. La doppia pagina iniziale illustra a sinistra un uomo calvo (futuro Lex Luthor?) che domina una città futuristica (Metropolis?) estesa fino alla pagina di destra. La fanzine dello scrittore in erba è un flop. Siegel e Shuster quindi passano a fare strisce a fumetti, sempre autoprodotte, per un albo che chiamano Popular Comics. I due sognano l’assunzione in un’azienda di strisce per quotidiani, un lavoro più stabile e pagato dei magazine pulp. Inoltre, il livello artistico richiesto è basso quindi più accessibile ai giovani e inesperti creativi.

Tra il ’33 e il ’34 Siegel sviluppa un nuovo personaggio, anche questo chiamato Superman ma stavolta eroico poiché lo ritiene più vendibile. Questo prototipo non possiede poteri fantastici e indossa abiti normali; Siegel e Shuster spesso lo paragonano a Slam Bradley, un altro personaggio che creano nel ’36. Siegel convince Shuster a trasformarlo in una comic strip. La propongono quindi alla Humor Publishing di Chicago dopo aver letto uno dei loro albi, Detective Dan. Un rappresentante della casa editrice è in visita a Cleveland per affari e i due ragazzi mettono velocemente insieme una striscia intitolata The Superman. Gliela mostrano trepidanti. La Humor mostra interesse ma viene espulsa dal mercato prima di poter proporre un qualsiasi contratto. Siegel è convinto che gli editori continuino a rifiutarli perché lui e Shuster sono troppo giovani e sconosciuti. Così inizia a cercare un disegnatore più esperto per sostituire l’amico. Shuster reagisce male: brucia il fumetto rifiutato di Superman, risparmiandone solo la copertina. Siegel contatta diversi artisti e, nel ’34, risponde Russell Keaton, disegnatore dei comics di Buck Rogers. Keaton illustra un nuovo trattamento supermaniano su nove strisce di prova, in cui il personaggio evolve.

In un futuro distante, alcuni “cataclismi giganti” stanno per far esplodere la Terra; l’ultimo uomo sopravvissuto manda l’unico figlio indietro nel tempo fino all’anno 1935. Qui viene adottato da Sam e Molly Kent. Il ragazzo sfoggia una forza sovrumana e una pelle resistente ai proiettili. I Kent lo chiamano Clark e gli insegnano a usare questi doni per il bene.

Anche questo progetto viene rifiutato dai newspaper syndicates e Keaton abbandona la collaborazione. Siegel e Shuster fanno la pace e tornano, testardi, a lavorare su Superman. Il personaggio diviene un alieno del pianeta Krypton e indossa il costume oggi così popolare: calzamaglia con una “S” sul petto, mutande indossate sopra di essa e un mantello. Rendono Clark Kent un giornalista che fa finta di essere timido e presentano la sua collega Lois Lane, attratta dal mitico e potente Superman e incapace di capire come i due siano in realtà la stessa persona.

I due creatori diventano fumettisti professionisti nel ’35: producono storie di detective e d’avventura per l’editrice newyorkese National Allied Publications. Anche se la casa editrice esprime subito un certo interesse per Superman, Siegel e Shuster intendono sempre venderlo come striscia per i quotidiani, collezionando rifiuti. Il leggendario editore Max Gaines, che lavora al McClure Newspaper Syndicate, suggerisce loro di mostrare Superman alla testata Detective Comics – appena comprata dalla National Allied. I due, esausti, cedono: nel marzo del ’38 vendono tutti i diritti del personaggio alla Detective Comics, Inc. per 130 dollari (dieci dollari a pagina, più o meno 2.300 dollari di oggi). Ormai hanno perso ogni speranza nel successo di Superman. Vendendolo l’avrebbero almeno visto pubblicato.

Superman debutta come personaggio principale, raffigurato in copertina, sul numero 1 della rivista antologica Action Comics: la data stampata è giugno 1938 ma la pubblicazione esatta è il 18 aprile ’38. L’antologia è un successo immediato grazie al personaggio. Nel giugno ’39 l’editrice sorella Detective Comics inizia una serie parallela chiamata solamente Superman, dedicata esclusivamente a lui. In breve anche Action Comics lascia perdere gli altri personaggi e viene riservata solo all’Uomo d’Acciaio: da allora le due testate vengono pubblicate senza interruzioni.

Intanto, nel gennaio del ’39 si realizza la volontà originaria di Siegel: una striscia a fumetti appare ogni giorno sui giornali, attraverso la mediazione del potente McClure Syndicate; in novembre parte anche la versione domenicale a colori. La scrivono dei ghostwriter su indicazioni dell’autore e la continuity va per conto suo. Nel ’41 i lettori delle strisce si contano sull’ordine dei venti milioni in tutti gli States. Shuster disegna le prime strisce ma poi passa il lavoro a Wayne Boring, matitista del Minnesota. Dal ’49 al ’56 il disegnatore diventa Win Mortimer. Le strisce terminano nel maggio del ’66 ma vengono ripubblicate dal ’77 al ’83, in coincidenza con la serie di film della Warner Bros.

Superman, zio Paperone e il Giocattolaio

CADUTA AMERICANA E SOPRAVVIVENZA ITALIANA

Jerry Siegel scrive la maggior parte delle narrazioni supermaniane tra albi e strisce, poi presta il servizio militare. Nel ’44, coscritto alle Hawaii, non può impedire che la casa editrice proponga in autonomia la versione giovanile del suo personaggio: il cosiddetto “Superboy”. Oltretutto, basato su un concept dello stesso autore a suo tempo rifiutato. È l’inizio della lunga lotta legale sui diritti dell’Uomo d’Acciaio combattuta tra gli ancora anonimi inventori e la DC Comics, che sulle pagine stampate non li cita mai. Dopo la Seconda guerra mondiale, nel ’47, Siegel e Shuster portano in tribunale l’editrice per il possesso di Superman e di Superboy. La decisione del giudice è che la vendita a prezzo di fame del ’38 concede il possesso del supereroe alla DC Comics, mentre Superboy appartiene a Siegel. Un accordo tra le parti fa poi intascare ai due creatori 94mila dollari (960mila di oggi) per la rinuncia a qualsiasi pretesa; in cambio, Siegel e Shuster vengono licenziati e dimenticati. Cadono in miseria. Nel 1975, dopo l’annuncio del film di Richard Donner con Christopher Reeve (che esce nel 1978) e la protesta di Siegel, un’azione di artisti del fumetto impone alla DC Comics di tornare sui propri passi: da allora, i due inventori del primo supereroe devono essere sempre nominati (e pagati) in ogni iterazione del personaggio. Siegel e Shuster sono in miseria e il recupero dei diritti salva loro la vita. La causa riguarda anche gli eredi e dura tutt’oggi.

Siegel nel frattempo conduce una carriera discontinua e di scarso successo commerciale, segnato dalla decennale causa legale e, soprattutto, dall’orgogliosa lotta di principio con la potente DC Comics. Tra le sue collaborazioni più curiose e, dal nostro punto di vista italiano, clamorose, vi è quella con la Mondadori per la popolare testata Topolino.

Nel 1968, trent’anni dopo aver pubblicato Superman, Jerry Siegel conosce il genio del fumetto disneyano Carl Barks – vero creatore dell’universo dei Paperi e del mito di Paperon De’ Paperoni. Grazie a lui lavora per la Western Publishing nel comic book Junior Woodchucks, ossia il famosissimo gruppo para-scout delle Giovani Marmotte di Qui, Quo e Qua, i nipotini di zio Paperino. Realizza due brevi episodi…

On the Dodo’s Trail, 9 pagine dedicate alle Giovani Marmotte disegnate da Kay Wright – pubblicate su Junior Woodchucks #16 del settembre 1972, poi in Italia su Topolino #886 del 19 novembre 1972 con il titolo Qui, Quo, Qua sulle tracce del dodo.

The Maxi-Medal, 9 pagine dedicate a Qui, Quo, Qua disegnate sempre da Kay Wright – pubblicate su Junior Woodchucks #17 del novembre 1972, poi in Italia sull’Almanacco di Topolino #203 del novembre 1973 con il titolo Le Giovani Marmotte e la maximedaglia.

Il primo, breve passo dalla Metropolis di Clark Kent verso la Paperopoli della Walt Disney è compiuto. Il secondo, più grande, implica una trasvolata oceanica dalla East Coast americana alla Milano meneghina. Ciò avviene nel decennio che, alla sua fine, lo rilancia all’attenzione mondiale con la drammatica pacificazione sui diritti supermaniani con la DC Comics, dovuta al successo incredibile del primo film dell’Uomo d’Acciaio Christopher Reeve.

Negli anni ’70 Siegel è una leggenda solo per gli addetti ai lavori più colti, visto l’anonimato e la stato di indigenza; accetta, possiamo immaginare con che stato d’animo, questo fatidico lavoro minore: la scrittura di storie italiane per la Arnoldo Mondadori Editore, licenziataria per l’Italia dei diritti dei fumetti Walt Disney Company per i mitici Mickey Mouse e Donald Duck. La testata per la quale lavora è, ovviamente, il settimanale Topolino, centrale nella crescita intellettuale e creativa di intere generazioni di piccoli appassionati – compreso il sottoscritto. Qui, il creatore di Superman figura come “scriptwriter”, ossia soggettista e sceneggiatore a regolare libro paga Mondadori, di alcune avventure lette da quasi tutti i bambini italiani degli anni ’70.

PAPEROPOLIS, MILANO, U.S.A.

Nel 1971 Mario Gentilini, direttore responsabile dell’albo italiano Topolino, è in visita alla sede della Walt Disney a Burbank, California. Qui incontra Jerry Siegel: lo conosce già avendo diretto, nel decennio precedente, la testata italiana dedicata al suo Superman, il settimanale Nembo Kid.

L’imprenditore milanese ha uno di quei colpi di genio degni di una carriera: proporre alla decaduta star americana, ideatrice della prima icona supereroica, la scrittura delle storie nostrane sul mito dell’arte statunitense, Mickey Mouse.

Siegel accetta: pubblica in Italia ben 158 storie tra il 1972 e il 1980. L’autore ne approfitta per esprimere tutta la sua disperazione esistenziale, pur in un genere dedicato ai bambini: assoluto idealismo, sconsolata lotta contro i massimi sistemi, critica amara delle grandi compagnie capitalistiche senz’anima – simbolo della diatriba con la DC Comics per i diritti di Superman. Lo stesso rampante miliardario Paperon De’ Paperoni presenta slanci positivi a confronto di capitani d’industria ben peggiori come lo spietato Rockerduck. In questa visione siegeliana, il preferito è ovviamente la sfortunata vittima universale Paperino; mentre il buon Topolino è protagonista eroico di avventure fantascientifiche: entra anche a far parte dei Rangers Spaziali. Le forme narrative, in effetti, fanno ampio ricorso a idee legate alla science fiction più classica.

Le storie esclusive per l’Italia iniziano con due titoli che la dicono tutta sulle passioni supereroiche e cosmiche dell’autore del kryptoniano Kal-El…

 

Paperino e la macchina dell’eroismo, 30 pagine dedicate a zio Paperino disegnate dal giovanissimo maestro veneziano Giorgio Cavazzano, che nella sua eccezionale carriera ha anche l’onore di battezzare l’esordio italiano del creatore di Superman – pagine pubblicate su Topolino #878 del 24 settembre 1972.

Zio Paperone e il rovesciamento cosmico, 23 pagine dedicate a zio Paperone disegnate da Giancarlo Gatti – pubblicate sull’Almanacco di Topolino #199 del 1 luglio 1973.

Il capolavoro è una storia cosmica di alto livello, figlia oscura delle drammatiche crisi spaziotemporali del primo supereroe e di una situazione personale terrificante. Paperone, Paperino e Archimede attraversano la storia della Terra in una scorribanda da un secolo all’altro, fino a vivere gli ultimi istanti del nostro pianeta. È un olocausto. La popolazione terrestre si è auto-distrutta a causa delle guerre e dell’avidità; e la Luna sta precipitando sulla Terra. Non a caso, questa magnifica opera del Siegel maturo, ideata a inizio decennio, è riproposta dalla Mondadori proprio nei momenti in cui il suo Superman trionfa nei cinema di tutto il mondo. Ecco…

Zio Paperone e la scorribanda nei secoli, 34 pagine dedicate a Paperino, Archimede, Zio Paperone disegnate dal maestro Romano Scarpa e inchiostrate da Sandro Del Conte – pubblicate su Topolino #911 del 13 maggio 1973, poi ripubblicate nei Classici di Walt Disney (seconda serie) #22 dell’ottobre 1978.

A seguire è tutta discesa. Un altro exploit è la riproposta nel mondo italico Disney di un personaggio basilare dell’Universo di Superman: il Giocattolaio, villain psicopatico creato da Siegel nel settembre 1943 su Action Comics #64…

Le Giovani Marmotte contro il terribile Giocattolaio, 30 pagine dedicate a Qui, Quo, Qua disegnate da Guido Scala – pubblicate su Topolino #922 del 29 luglio 1973.

Cito alcuni dei titoli finali firmati da Jerry Siegel per l’Italia, a mo’ di esempio…

Macchia Nera e i furti paralizzanti, 34 pagine dedicate a Macchia Nera, Phantom Blot, il nemico fanta-horror di Topolino nato nel 1939 come Batman, disegnate Giancarlo Gatti – pubblicate su Topolino #1047 del 21 dicembre 1975.

Topolino e il terrore ad alta tensione, 30 pagine dedicate a Topolino, Pippo e Gambadilegno disegnate da Sergio Asteriti – pubblicate su Topolino #1059 del 21 marzo 1976.

Zio Paperone e il triangolo del terrore, 25 pagine dedicate a zio Paperone, Paperino, Qui, Quo, Qua, Archimede e Banda Bassotti disegnate da Luciano Gatto – pubblicate su Topolino #1132 del 7 agosto 1977.

Pippo “drago” dei travestimenti, 25 pagine dedicate a Pippo disegnate da Sergio Asteriti – pubblicate su Topolino #1149 del 4 dicembre 1977.

Paperino e la cura d’urto, 29 pagine dedicate a Paperino disegnate da Maurizio Amendola – pubblicate su Topolino (Arnoldo Mondadori Editore, serie 1949) #1208 del 21 gennaio 1979.

Tutte le storie sono state ripubblicate nei volumetti dei Grandi Classici Disney, la popolare serie antologica Mondadori edita in 34 numeri dal giugno 1980 al luglio 1988.

In contemporanea alla misconosciuta avventura professionale di Jerry Siegel tra Paperi e Topi tricolori (nonostante tutto, di buon auspicio?), lo scrittore e l’ormai semicieco disegnatore Joe Shuster vincono la loro guerra. Riescono a ottenere dalla DC Comics un vitalizio per la creazione di Superman – dal quale è nato un intero genere, ricordiamo: quello dei supereroi. Soprattutto, ricevono il riconoscimento della loro opera. Shuster scompare nel 1992, Siegel nel 1996: entrambi in debito con la vita.

Questi avvenimenti della vita professionale di Jerry Siegel tra “Paperi e Topi tricolori”, sono stati tramutati in una breve storia dal titolo “E Topolino salvò Superman” scritta da Stefano Priarone, e Niccolò Storai che potete scaricare qui.

Wonder Woman: tutto ciò che desideri sapere e illustrazioni esclusive di autori italiani

Arriva dal mondo dei fumetti sullo schermo cinematografico, “Wonder Woman”, eroina che permette al pubblico di dare anche al mondo dei supereroi un punto di vista diverso da quello prettamente maschilista. Il mondo si sta trasformando e sebbene agli inizi degli anni 40 l’introduzione nei fumetti originali dell’eroina, destò molto scalpore per quella che era l’immagine della donna a quell’epoca, furono realizzate numerose modifiche, contaminandone il contenuto femminista che lo distingueva. Oggi nella società in cui ci troviamo è importantissimo tornare ai valori reali di una donna che non è unicamente eroina perchè si trova sotto i riflettori, ma “Wonder Woman” in sè incarna lo spirito battagliero che fa parte della vita delle donne di ogni giorno, poichè anche loro, tanto quanto gli uomini, lottano per guadagnare il proprio posto nella società e col tempo sta diventando una realtà concreta, verso un mondo dove le diversità stanno per sparire. Pubblicata a partire dal 2015, The Legend of Wonder Woman di Renae De Liz e Ray Dillon racconta le origini della principessa guerriera e il percorso di maturazione che la porterà a diventare una supereroina. La serie ha avuto un discreto successo e una nomination agli Eisner Awards 2016, ma dopo essere stata riconfermata a luglio 2016 è stata improvvisamente cancellata dalla DC Comics, così il personaggio di Wonder Woman si riprenderà lo scettro di eroina incontrastata al cinema e nel recente rilancio dei suoi fumetti da parte della DC Comics con la serie Rinascita, dove il buon Greg Rucka spiega quale sarà la natura e il ruolo di Diana nell’attuale DCU. Le eroine sul grande schermo negli ultimi anni proliferano e si stanno prendendo la rivincita sugli amici uomini. Wonder Woman è il film di lancio del DC Extended Universe per l’anno 2017 e che apre le porte al crossover Justice League con protagonisti Batman, Superman, Cyborg, Flash, Wonder Woman e Aquaman, comunque anche tra i supereroi aspettatevi un futuro prolifico di Supergirl. Wonder Woman, che abbiamo già visto in azione in Batman v Superman: Dawn of Justice interpretata dall’ex modella amante dell’Italia Gal Gadot è la protagonista assoluta del film. Ma chi è Wonder Woman? Quali sono le origini di questa icona femminista, sex simbol, mito, leggenda che a settantacinque anni dal primo fumetto arriva al cinema per la prima volta?

Arriva l’amazzone

Il personaggio di Wonder Woman comparve per la prima volta nel dicembre del 1941, nel numero 8 della serie “All Star comics” della DC comicsWonder Woman (che in lingua italiana significa “La donna meraviglia“) è un personaggio dei fumetti, creato dopo un attenta indagine di mercato sui gusti e le tendenze del momento. La Dc Comics si rivolse al famoso psicologo americano Charles Moulton, per individuare un personaggio che potesse far fronte alla concorrenza dei supereroi Marvel. Visto l’incalzare delle correnti femministe e dell’importanza dei ruoli sociali che assumeva la donna in quegli anni, si decise di ideare un personaggio femminile che seguisse l’onda di questa tendenza. A dire il vero tutti i fumetti con personaggi femminili, prodotti in quegli anni, non ebbero il successo sperato, ma l’accurata miscela di particolari ingredienti narrativi, dette al fumetto supereroistico di Wonder Woman, un successo immediato.

Quindi tra la fine del 1941 e l’inizio del 1942 Wonder Woman fu l’attrazione principale di Sensation Comics e poi la titolare di una serie a suo nome. L’idea dello psicologo William Moulton Marston- che si era unito alla DC Comics come consulente prima di iniziare a scrivere storie – era di dare a Wonder Woman un look insolito in un ‘industria di supereroi maschi. Nel frattempo, la casa editrice Californiana mise a segno un colpo inserendo tra i propri ranghi il celebre team artistico composto dal disegnatore Jack Kirby e dallo scrittore Joe Simon, che durante l’anno si occuparono della Newsboy Legion, di Guardian e dei Boy Commandos. Jerry Siegel scrisse Robotman e altri personaggi, tra cui Mister Terrific, e debuttò anche Wildcat. Superman divenne protagonista di un romanzo ed ebbe un nuovo fastidioso avversario, Prankster, mentre Batman con Due Facce si guadagnò un nuovo arcinemico. Ma con la Battaglia delle Midway che infuriava nel Pacifico e il razionamento di carburante, fu la guerra a influenzare le vite dei lettori e anche degli autori.

Il disegnatore Giacomo Porcelli omaggia Wonder Woman

Il disegnatore Giacomo Porcelli omaggia Wonder Woman

Lo psicologo William Moulton Marston si aggiunse ai ranghi degli autori di fumetti di grosso calibro grazie a Wonder Woman, quando la sua creatura prese la guida di Sensation Comics dopo una breve anteprima su All Star Comics 8 l’anno precedente. Marston aveva voluto introdurre una forte supereroina nei fumetti per equilibrare la situazione in un mondo dominato dagli uomini. “Da un punto di vista psicologico, mi sembrava che il peggior difetto dei comics fosse la loro raccapricciante mascolinità”, scriveva Marston nel 1943, in un numero della rivista The American Scholar. “Un eroe maschio, al suo meglio, manca di quell’amore e di quella tenerezza materna che al bambino sono essenziali come l’aria”. La copertina di Sensation Comics 1 fu disegnata da Jon Blummer (che lavorava a Hop Harrigan, su All- America Comics), nonostante i disegni interni di Wonder Woman fossero di Harry G.Peter, con uno stile esagerato che avrebbe finito per caratterizzare il personaggio. L’anteprima su All Star Comics aveva presentato il comandante dell’esercito statunitense Steve Trevor, che si era schiantato sull’avamposto delle Amazzoni sull’Isola Paradiso guadagnandosi le attenzioni di Diana. Il numero inaugurale di Sensation Comics riprendeva questa trama, con la missione di Diana per riportare Steve Trevor nel mondo degli uomini. Incoraggiata da sua madre, la Regina Ippolita, e con la benedizione delle dee Afrodite e Atena, Diana viaggiò negli Stati Uniti ispirato alle stelle e strisce ma che rivelava abbastanza da farle guadagnare la condanna dei ficcanaso dei locali. Come Wonder Woman, Diana dimostrò grande forza, stupefacente velocità e riflessi incredibilmente precisi. Per poter controllare Steve Trevor, ricoverato in ospedale, Wonder Woman assunse l’identità di Diana Prince e divenne un’infermiera. Il numero successivo di Sensation Comics rimpolpò il cast di comprimari, introducendo la sua amica Etta Candy e le Holliday Girls, del vicino Holliday College. Wonder Woman ottenne un successo immediato, tanto da guadagnarsi un titolo a suo nome prima della fine dell’anno e unirsi alla Justice Society of America su All Star Comics 11 di giugno.

A partire dal 1968 gli autori Mike Sekowsky, Dennis O’Neil e Dick Giordano rivitalizzarono la serie cambiando radicalmente lo status del personaggio che alla fine degli anni sessanta risultava totalmente anacronistico. Wonder Woman perde tutti i suoi poteri, abbandona il costume tradizionale ed assume l’identità di Diana Prince. Grazie all’aiuto di un nuovo personaggio, I Ching, si addestra nelle arti marziali e affronta tutta una serie di avventure che, pur in uno stile totalmente diverso, ritrovano l’antico spirito del personaggio. L’esperimento avrà successo e la serie di Wonder Woman sfugge ancora una volta alla chiusura, ma durerà fino al 1973 quando i poteri e il costume saranno ripristinati e le storie riprenderanno quelle della Golden Age, riscritte e ridisegnate. Ma è nel 1975 che Wonder Woman riacquista popolarità grazie soprattutto a una serie di telefilms americani, interpretati dall’affascinante Linda Carter, nei panni della celebre super-eroina. Cambiamenti, però, arriveranno nuovamente: con il n.329 di Wonder Woman del 1986, il matrimonio con Steve Trevor chiudeva l’era di Diana Prince per aprire quella della principessa Diana. Dopo Crisi sulle Terre infinite, infatti, la serie ricominciò dal numero 1 la pubblicazione delle avventure di Wonder Woman, che venne affidata a George Pérez, il quale prese al volo l’occasione per rivoluzionare non poco il personaggio, legandolo sempre più alla sua tradizione greca. Questo arco di storie (una sessantina o poco più) sono probabilmente le migliori mai realizzate sul personaggio, grazie alle quali Perez dimostrò tutta la sua bravura non solo come disegnatore, ma anche come narratore. Nel luglio 2010, in occasione dell’uscita del seicentesimo numero della sua serie, DC Comics ha rinnovato il costume dell’eroina, ad opera di Jim Lee, con un paio di pantaloni neri attillati, un corsetto rosso e una giacca blu.

Una lunga evoluzione e i tanti volti di Wonder Woman, specchio dei mutamenti della condizione femminile dal 1941 ad oggi

1941

William Moulton Marston crea Wonder Woman, amazzone che lotta per i diritti delle donne.

1942

Il look di Wonder Woman, ispirato dalle pin-up e dalle suffragette (con il termine suffragette si indicavano le appartenenti a un movimento di emancipazione femminile nato per ottenere il diritto di voto per le donne) è al centro di un acceso dibattito.

1943

In un fumetto Wonder Woman lotta contro la sua nemesi, Cheetah.

1944

Wonder Woman si candida come presidente contro il Man’s World Party. E vince le elezioni.

1949

Dopo la morte di Marston, Wonder Woman privata dei suoi poteri, diventa modella e babysitter.

1968

Una versione psichedelica di Wonder Woman. Ancora senza poteri, indossa i pantaloni.

1972

Nel numero di Women’s Lib Issue Wonder Woman si batte per la giusta paga. Nello stesso anno Gloria Steinen mette Wonder Woman Presidente sulla copertina di MS. Magazine.

1979

Negli anni settanta la popolarità di Wonder Woman cresce grazie alla serie TV con Linda Carter.

1987

George Perez modernizza Wonder Woman, enfatizzando le sue muscolari origini di amazzone.

1992

Negli anni 90 il fumetto vira sul sexy e Wonder Woman non fa eccezione. Il look abbraccia l’estetica punk e pantaloni in pelle che piacciono ai giovani fan maschi.

2013

Wonder Woman acquista una nuova storia delle sue origini in 52 trame della DC Comics.

2016

La consapevolezza del potere. E il mitico Greg Rucka afferma che Wonder Woman è bisessuale.

Cheetah sfodera gli artigli

Essendo una delle poche supereroine dei fumetti, di frequente Wonder Woman affrontava criminali al femminile con cui lo scrittore William Moulton Marston rimpolpava la sua galleria dei nemici. Un ‘avversaria memorabile fu Cheetah, che esordì su una dinamica copertina del disegnatore Harry G.Peter. Priscilla Rich, gelosa di Wonder Woman dopo averla incontrata a un evento di beneficenza, adottò l’identità in costume di Cheetah e rubò l’incasso nel tentativo di incastrare la Principessa Amazzone. Nonostante Cheetah fosse apparentemente morta, tornò poi in scena più avanti nello stesso albo e col passare del tempo divenne uno dei nemici più iconici di Wonder Woman.

Wonder Woman è il terzo elemento della trinità che comprende Superman e Batman, e molti la considerano la più affascinante dei supereroi. Modellata dalla creta da sua madre Hippolyta dell’isola di Themyscira, è nata in una tribù di Amazzoni, le donne guerriere dalle fenomenali doti che riempiono la loro vita con l’arte e la bellezza. Semidea in possesso di capacvità sovrumane, si reca nel mondo esterno per promuovere  la pace, l’amore e l’uguaglianza, disponibile a difendere queste eterne verità con la forza, se necessario. Viene creata dal dr. Villiam Moulton Marston, uno psicologo che la modella in base ad una serie di leggende e le fornisce una vibrante esistenza in virtù della stima che nutre per le donne. Negli anni che seguono il suo debutto, nel 1941, le sue avventure nei fumetti, nei cartoni animati e alla tv catturano donne e uomini di tutte le età, diventando fonte di ispirazione nella lotta per un mondo migliore. Il suo nome è Wonder Woman, e rappresenta uno scoraggiante paradosso. “Lavorare su Wonder Woman penso voglia dire cambiare tanto e aggiungere tanto” rivela Jim Lee. “Questo, in parte, è dovuto al fatto che, in tutta franchezza, l’industria dei comic book è parecchio orientata verso un pubblico maschile. Poi, l’originale Wonder Woman…come rafforzare un personaggio come il suo?. Non è che la sua storia non sia valida, oggi, ma credo comunque che debba essere adattata all’età moderna. Quindi, dentro di me, creativamente, è ancora una sorta di cantiere aperto”.

Wonder Woman e i suoi poteri

Per catturare i nemici si avvale di un “lazo” magico e per spostarsi indisturbata, pilota un aereo invisibile. Anche Wonder Woman ha una identità segreta, infatti quando deve mimetizzarsi con la gente comune, assume l’identità di Diana Prince, una ausiliaria dell’esercito americano, anche lei timida e impacciata, e con dei grossi occhiali come Clark Kent. I nemici di Wonder Woman sono il più delle volte spie, ladri e criminali di sesso maschile, ai quali deve puntualmente dare una lezione, dalla quale trapelano il suo astio verso la psicologia maschile, la cui indole è una costante minaccia per l’umanità. Dopo la morte del suo autore Charles Moulton avvenuta nel 1947, Wonder Woman ha perso tutto il carisma tipico della sua “Golden Age” e un po’ alla volta le sue storie hanno perso il classico taglio supereroistico, divenendo quindi un classico fumetto di avventura e di spionaggio. Fra questi autori ricordiamo Mike Sekowsky,  Andru ed Esposito.

I costumi nella nuova pellicola: il look di Diana

I costumi di Wonder Woman, oggetto di dibattiti fin dal 1941, sono cambiati nel corso degli anni. La costumista di Wonder Woman, l’inglese Lindy Hemming, un Oscar per Topsy-Turvy di Mike Leigh e un passato con Nolan sulla trilogia di Batman, ha rivisitato quello più iconico per renderlo coerente con la storia della principessa Diana, ma anche con la moda contemporanea. Stupefacenti le armature delle amazzoni che, realizzate in pelle morbida e leggera da artigiani inglesi e dipinte in modo che sembrino di metallo, modellano perfettamente il corpo delle attrici consentendo loro di compiere qualunque acrobazia. Una volta giunta a Londra, Diana Prince nel film dovrà trovare abiti adatti alla nuova identità, quella di segretaria di Steve, vesti femminili sufficientemente comode per combattere. Durante una festa di gala, la principessa indosserà un abito azzurro, nascondendo tra le scapole, come fosse un gioiello incastonato tra la seta, la leggendaria spada God Killing, l’unica in grado di uccidere Ares il Dio della Guerra. Solo quando giungerà al fronte, tra i soldati, Diana mostrerà il costume da Wonder Woman, fino a quel momento tenuto nascosto sotto un mantello nero. I bracciali, ricordo della antica schiavitù, sono in grado di fermare proiettili, così come lo scudo.

Curiosità per la scelta della protagonista del film

Prima della Gadot, al ruolo di Wonder Woman avevano aspirato anche Sandra Bullock e Jennifer Aniston. A dirigere un film sull’amazzone ci avevano già provato Joss Whedon e George Miller. La Gadot sarà Wonder Woman anche in Justice League in sala il 23 novembre.

Come promesso vi mostriamo la conferenza tenutasi domenica 9 Aprile 2017 al Romics che ha avuto come tema l’anniversario dei 75 anni di Wonder Woman e qualche notizia sul film.

Queste sono alcune delle copertine più significative dei fumetti di Wonder Woman

Curiosità per la promozione del film di Wonder Woman

Durante il finale di stagione di Supergirl, il network The CW ha proposto uno speciale promo del film Wonder Woman che vede la partecipazione delle protagoniste della serie Melissa Benoist (doppiata qui in Italia dalla bravissima Veronica Puccio) e Chyler Leigh, e dei volti ricorrenti Lynda Carter e Teri Hatcher. In sottofondo un remix del brano “These Boots Are Made For Walking”.

Il film di cui abbiamo visto l’anteprima mercoledì 24 Maggio 2017, diretto da Patty Jenkins e distribuito da Warner Bros., uscirà nelle sale di tutto il mondo da inizio giugno.

#WonderWomanFanDay

Mercoledì 24 Maggio abbiamo vissuto insieme l’anteprima mondiale del film sull’evento del #WonderWomanFanDay della nostra pagina Facebook. Eccovi qualche immagine catturata presso il cinema The Space di Parco De Medici a Roma.

All’anteprima era presente anche la disegnatrice DC Comics Emanuela Lupacchino, la quale ha realizzato un meraviglioso poster promozionale in esclusiva per l’Italia, che ritrae la Principessa Amazzone nelle diverse ere trascorse nei suoi 75 anni di storia.


L’artista si è concessa al pubblico del cinema per una mini intervista che vi mostriamo qui sotto.

Questo il grouphy realizzato durante la serata con Emanuela. Eravamo tutti con il suo poster in mano.

Infine vi avevamo promesso uno speciale sketch realizzato da Mirka Andolfo dedicato all’amazzone di casa DC Comics.

Sketch di Mirka Andolfo per i lettori di Batman Crime Solver


Wonder Woman 2 – Ambientazione

Il film Wonder Woman ha debuttato il 1 Giugno nei cinema italiani e di molte nazioni in tutto il mondo e le aspettative di casa Warner Bros sono molto alte. Le recensioni ottenute dal progetto diretto da Patty Jenkins sono particolarmente positive e già si parla del miglior progetto tratto dai fumetti della DC.

In cantiere c’è un sequel della storia di Diana Prince, la supereroina interpretata dall’attrice Gal Gadot.

La filmmaker, in un’intervista rilasciata a The Hollywood Reporter, ha ora anticipato che il secondo capitolo della storia di Wonder Woman sarà ambientato nel mondo contemporaneo.

Vi riproponiamo l’Official Finale Trailer che abbiamo visto in anteprima al Napoli Comicon diffuso dalla Warner Bros.