Quattro chiacchiere con Christopher Nolan

5

Mercoledì 28 novembre 2012, di sera, al Walter Reade Theater del Lincoln Center di New York, la Film Society ha tenuto l’incontro ‘A Evening with Christopher Nolan‘. Durante la serata il regista e il moderatore Scott Fundas hanno ripercorso la storia del personaggio di Batman, nella trilogia creata da Nolan, che ha permesso di togliere dal ghetto, i film tratti dai fumetti.

Non sono un grande appassionato di fumetti. Non ho mai preteso di esserlo. È molto pericoloso far finta di essere un fan dei fumetti. Ti riconoscono molto velocemente… Ma quello che ho visto è stato molto chiaro, un divario identificabile nella storia del cinema”.

Sebbene abbia conosciuto il personaggio di Batman a cinque anni, con la serie televisiva interpretata negli anni sessanta da Adam West, Nolan è sempre rimasto affascinato dalla sensazione che le storie narrate nei fumetti fossero ambientate in un mondo reale.

Se si guarda a quello che Tim Burton ha realizzato, ha creato un mondo molto specifico in cui ha inserito Batman. Quello che ho sentito di non aver visto, è quello che ho percepito dalla lettura dei fumetti, un mondo ordinario in cui tutti possiamo camminare”.

IlCavaliereOscuroIlRitornoMichellePfeifferparladiAnneHathawayeCatwoman

La sua trilogia di Batman è stata inoltre fortemente influenzata da Bond, spiega il regista. La spia che mi amava ha influenzato Nolan nella sua concezione della portata e della scala di un film, mentre dai film di 007 degli anni sessanta, il regista ha ripreso una tematica che è stata inserita in tutti e tre i film della sua trilogia: ricreare le paure della gente, con il terrorismo, simboleggiato da Ra’s al Ghul in Batman Begins, il Joker in Il cavaliere oscuro e da Bane in Il cavaliere oscuro – Il Ritorno.

È interessante notare che i film di James Bond, negli anni ’60, erano principalmente sulla Guerra Fredda. Hanno introdotto molto specificatamente la minaccia del terrorismo nucleare per la prima volta nei film ed erano molto più vicini di quanto si creda, in termini di cultura pop, a quello che la gente temeva in quel momento. E credo che una delle cose interessanti in un film d’azione ambientato in una grande città americana dopo l’11 settembre, se si è onesti per quel che riguarda le nostre paure e quello che potrebbe minacciare questa grande città, allora dobbiamo pensare al terrorismo e a come possa essere presentato nell’universo di Batman. E penso che l’abbiamo affrontato con molta sincerità”.

Chi ha letto le dichiarazioni di Sam Mendes, ricorderà che il regista aveva ammesso di essersi ispirato al Cavaliere oscuro per realizzare Skyfall. Parlando del suo processo lavorativo, Nolan ha spiegato perché in Batman Begins, Batman non viene mai mostrato chiaramente:

Se fosse arrivato completamente formato in un mondo normale, non un mondo come quello di Tim Burton, con le orecchie e il mantello, sarebbe ridicolo. Quindi la soluzione era quella di riuscire a vedere il simbolismo, perché sta facendo questo, e cercare di coinvolgere il pubblico nel processo mentale che cerca di capire come riuscirà a far spaventare i criminali. È uno dei motivi per cui in Batman Begins non mostriamo mai chiaramente Batman. Lo mostriamo come uno spettro terrificante”.

Per poter convincere lo studio a far entrare Batman a quasi un’ora dall’inizio del film, Nolan assieme a un assistente, è andato a visionare tutti i più importanti blockbuster per segnarsi quando l’evento principale della storia occorre nel film. Ha cominciato così a dissezionare questo tipo di pellicole, a cui non aveva mai lavorato prima, per capire come funzionavano e per aiutare David Goyer e ideare la sceneggiatura. Sebbene Nolan ammiri la versione gotica di Gotham ideata da Tim Burton, un grande spunto per ideare i suoi film lo ha ricevuto dal Superman di Richard Donner. Come in Superman, Nolan voleva assumere degli attori iconici in piccoli ruoli.

Ho riguardato il Superman di Richard Donner, dove ha assunto Marlon Brando e Glenn Ford e Ned Beatty. Tutti questi personaggi sono stati interpretati da queste star terrificanti. Così abbiamo scelto di procedere con questo tipo di casting”.

Ha poi aggiunto di aver concepito Batman Begins come un film d’azione, non sui supereroi, una scelta che spiega perché il personaggio ha i piedi così saldamente per terra.

Quando la discussione si è spostata su Il cavaliere oscuro, Nolan ha confessato che aveva incontrato Heath Ledger quando stava facendo il casting di Batman. L’attore aveva educatamente spiegato al regista, perché non avrebbe mai partecipato a un film basato sui fumetti. Quando i due si sono incontrati di nuovo, questa volta per il ruolo del Joker, Ledger era interessato al progetto.

Gli avevo spiegato quello che volevo fare con Batman Begins, e penso che forse ha pensato che ero riuscito a farcela”, spiega il regista. E sebbene il fratello Jonathan stava ancora lavorando alla sceneggiatura, i due Nolan sapevano già come avrebbero voluto il personaggio, e questa volta sono riusciti a convincere Ledger a partecipare al film.

Non gli piaceva lavorare troppo. Gli piaceva fare un personaggio e poi smettere di lavorarci per un tempo sufficiente fino a quando non avesse nuovamente fame [per quel ruolo]. E questo è quello che è successo quando è entrato, era davvero pronto a fare una cosa del genere”.

E mentre la sceneggiatura veniva portata a termine, Ledger ha passato mesi e mesi a pensare al personaggio, prendendo spunto dal romanzo di Arancia meccanica, e dai dipinti di Francis Bacon, alcuni dei materiali di riferimento che gli aveva mandato il regista. Ma il vero lavoro è cominciato quando Ledger ha dovuto costruire il personaggio, basandosi sullo script.

Come molti artisti, coglie qualcosa all’improvviso. Così non puoi sederti e dire, ‘Va bene, adesso farai il Joker. Mi farai vedere come sarà’. Dovevi dire: ‘Leggiamo questa scena. Non recitare, basta leggere’. E lui si sedeva con Christian e c’era una frase o due in cui la sua voce era un po ‘diversa, in cui gettava un po’ una risata. E poi quando filmavamo i test dei capelli e il trucco e provavamo aspetti diversi, lì ha cominciato a muoversi. Avevamo questi coltelli di gomma e li ha scelti come arma ed ha esplorato il movimento del personaggio. Non stavamo registrando il suono, così si sentiva in grado di poter iniziare a parlare e a mostrare qualcosa di ciò che stava per fare. E in questo modo, è come se avesse preso all’improvviso il personaggio”.

jokerposterilcavaliereoscuro

La voce del Joker ha preoccupato Nolan all’inizio, a causa del suo strano cambiamento di tonalità.

Tutto questo era basato sulla tecnica Alexander, dove, se usi una nota alta, dopo sei in grado di usare una due ottave più bassa. È un modo per abbassare la voce. Quindi hai questo personaggio che non capivi mai bene, quale direzione avrebbe preso il tono della sua voce. Proprio come nei suoi movimenti fisici – non sai come ha intenzione di muoversi, è sempre una sorpresa – anche il tono reale della sua voce era sempre una sorpresa. A volte era incredibilmente bassa e minacciosa e altre volte era in un certo senso leggera”.

La prima scena è stata girata con il Joker, era il prologo girato in IMAX, dove Ledger indossa per quasi tutto il tempo una maschera e parla pochissimo. Quando il Joker si toglie per la prima volta la maschera, la sua faccia era andata fuori focus, a causa della poca praticità con queste cineprese di Nolan. Il regista ha dovuto richiamare Ledger per un reshoot. L’attore era preoccupato che qualcosa fosse andato storto con la performance che aveva ideato, ma Nolan ha cercato di convincerlo che si trattava di un semplice problema tecnico.

Era fantastico, ma quando abbiamo guardato i giornalieri era leggermente fuori fuoco. Così ho chiesto delle nuove riprese ed ho ricevuto questa atterrita telefonata da Heath che diceva ‘Cosa ho fatto?’ Era la prima volta che ci aveva mostrato la voce e il personaggio [per davvero] e volevamo rifarla! [Ride]. Ma gli ho detto ‘No, no, è grandiosa’, ma non mi ha mai completamente creduto”.

Alla fine una volta tornato alla sala di montaggio, Nolan ha deciso di utilizzare la scena fuori fuoco.

Era magica. Era così. E penso che una parte di lui sapeva che non poteva riprodurla perché si era così immedesimato”.

Prima di finire questa chiacchierata, è stato chiesto a Nolan di parlare dell’Uomo d’Acciaio: “La produzione è molto più facile della regia. La sto facendo mentre parliamo”, scherza il regista. “Penso che sia eccezionale. È qualcosa che non ho mai visto prima, è una versione molto particolare e nuova su Superman. Penso che le persone verranno conquistate, ma non uscirà fino alla prossima estate. Ci sono molte cose da finire, ci sono diverse cose molto complesse in corso. Penso che sarà molto divertente”.

Testo di Marlen Vazzoler e Fonti HitFix, The Playlist, awardsdaily

LA TRILOGIA DI LOEB E SALE

writer: Jeph Loeb
penciler-inker: Tim Sale
colorist: Gregory Wright – Dave Stewart

Vi ricordate film come Il Padrino o Gli Intoccabili? Bene, cercate di visualizzarli attentamente, perchè questa trilogia che potrebbe essere interpretata come la trasposizione in fumetto di quei film. L’immagine della famiglia mafiosa col tipico retroterra di tradizioni e pseudo-valori e codici d’onore viene qui proposta con la stessa intensità di quelle pellicole. La figura principale di queste famiglie, Carmine Falcone, sembra essere ripresa pari pari dal Vito Corleone impersonato magistralmente da Marlon Brando.
Ma partiamo dall’inizio. Sulla scia del successo di Anno Uno, la DC intende descrivere il seguito del primo anno di attività di Batman, e lo fa chiamando alla regia la coppia Jeph Loeb e Tim Sale, che già s’era fatta notare producendo un trittico di brevi racconti del pipistello, tutti imperniati sulla festa di Halloween. Loeb, appassionato dei film sopra citati, raccoglie da Miller il tema di una Gotham City ancora in preda alle famiglia malavitose, di cui quella dei Falcone è la dominante, e lo sviluppa aderendo ancora di più all’iconografia dei film, nelle scenografie, negli ambienti, perfino nei dettagli (tipi di armi, autoveicoli ecc), tutto sembra riportato al periodo di Al Capone e soci. Anche la caratterizzazione dei personaggi è ripresa dai divi del cinema degli anni ’40-’50 (in particolare Catwoman quando è nei panni di Selina Kyle ricorda immancabilmente Ava Gardner o Hedy Lamarr). E la trilogia, che copre circa due anni di attività del cavaliere oscuro, racconta del passaggio dalla metropoli infestata dalla mafia (quindi in definitiva una metropoli ordinaria) fino alla scomparsa delle famiglie malavitose ed all’arrivo dei criminali fuori dall’ordinario, che uno alla volta ci sfilano davanti: Due Facce innanzitutto, che è il vero protagonista, almeno dei primi due volumi, e poi Joker, Spaventapasseri, Cappellaio Matto, Pinguino, Poison Ivy, Enigmista, Dr.Freeze, e via dicendo. Non a caso, Il Lungo Halloween è stato, insieme ad Anno Uno, la principale fonte d’ispirazione per Christopher Nolan nei suoi due recenti film su Batman.
Le storie sono magistralmente condotte con la tipica struttura del thriller poliziesco (l’assassino si scopre sempre e solo alla fine!), e i disegni di Sale si sposano alla perfezione con la trama di Loeb: tagli netti di stanze buie illuminate da luci al neon, alternati ad ambienti fumosi o appena illuminati dalla luce che filtra dalle veneziane; un confine tra bene e male reso labile da ampie tonalità di grigio.
Diversi temi vengono trattati; cito tra questi l’amicizia (sia quando si tratta di una rottura difficile da superare, come quella tra Batman e Harvey Dent – sia quando si tratta di un consolidamento, ancora tra Batman e Gordon); l’attrazione romantica e sessuale (che traspare continuamente, anche se non giunge mai ad una relazione vera, tra Batman/Catwoman da un lato, e Bruce Wayne/Selina Kyle dall’altro, entrambi ancora ignari delle rispettive doppie identità); il ruolo di Batman nella trasformazione del male a Gotham City: la fine delle famiglie mafiose e l’arrivo dei criminali-freak è casuale o è stato lo stesso Batman – vigilante fuori dall’ordinario – a scatenarne la venuta? E’ questo un interrogativo che perseguiterà il cavaliere oscuro per il resto della sua carriera.

BATMAN: VITTORIA OSCURA
collana di 13 numeri + num.zero (1999-2000)


Siamo ancora nel primo anno di attività di Batman, che collabora col procuratore Harvey Dent e col tenente Jim Gordon (non ancora commissario). La storia prende spunto da un misterioso killer chiamato Holiday, per il fatto che uccide le vittime nei giorni di festa. Ogni capitolo della storia fa infatti riferimento ad una festività del calendario, e copre circa un mese di tempo. Tra i personaggi che qui appaiono merita una breve spiegazione Solomon Grundy. E’ un personaggio che risale ancora alla golden age, ispirato da una filastrocca del 1842 che leggerete nella storia e che inizia con “Solomon Grundy, nato un lunedì…”. Si tratta di un uomo ucciso ed affondato in una palude, il cui corpo, rimasto immerso per anni nel fango, riemerge da esso come un essere bruto e quasi privo di cervello: e dopo aver sentito canticchiare quella filastrocca, inizia a ripeterla senza requie, da cui il nome che gli viene appioppato.
Ma il tema principale della storia è la caduta di Harvey Dent, che da fedele alleato di Batman e di Jim Gordon si trasformerà in Due Facce, a seguito dell’acido versatogli contro dal boss mafioso Sal Maroni durante un’udienza in tribunale. Come abbiamo detto però, non tutto è solo bianco o nero: l’acido è solo un catalizzatore, che farà emergere violentemente delle pulsioni nascoste che in Dent erano già presenti da prima.
La saga ebbe così tanto successo che allo stesso team creativo fu subito assegnato di scrivere due sequel della stessa, ambientati in contemporanea ma con personaggi diversi.

BATMAN: IL LUNGO HALLOWEEN
collana di 13 numeri (1996-1997)


Qui siamo all’incirca al secondo anno di attività del cavaliere oscuro. Il racconto segue esattamente la stessa struttura del precedente, tredici episodi (c’è anche un breve prologo), ciascuno focalizzato su una festività del calendario e di durata circa un mese. Stavolta però vengono presi di mira gli agenti della polizia di Gotham City, che uno ad uno vengono trovati impiccati, e su di loro viene appeso un indovinello; da cui, il killer misterioso viene denominato l’Impiccato. Ma all’interno di questa, è presente un’altra trama che riguarda una guerra per il controllo del territorio tra Due Facce e l’ultima supersitite della famiglia Falcone, Sofia. E una terza trama appare da metà storia in poi: le origini di Robin come spalla di Batman (anche se queste origini sono state riscritte più volte, in particolare in Robin: Year One). L’ambientazione, come lascia capire il titolo, è ancora più oscura rispetto al precedente racconto, proponendosi come un thriller psicologico cupo e disperato.

CATWOMAN: VACANZE ROMANE
collana di 6 numeri (2004)

Verso la metà dei fatti narrati in Vittoria Oscura, Catwoman sparisce da Gotham City (non senza aver lasciato prima un biglietto d’addio a Bruce Wayne) e parte alla volta di Roma dove vi rimane per un certo tempo, per scoprire la vera identità di suo padre; infatti sospetta che questo sia il boss Carmine Falcone. Non riuscirà ad averne la conferma, ma in cambio passerà per diverse peripezie che coinvolgono anche un altro villain, l’Enigmista.
Questa storia andrebbe letta in parallelo temporale con Vittoria Oscura, ed anzi nell’ultimo capitolo di quello si fa esplicitamente riferimento a questo viaggio, che si conclude esattamente nel momento in cui Catwoman ritorna a Gotham City, dove incontrerà Batman fornendogli informazioni riguardo a Sofia Falcone.
Al di là della trama, sono comunque divertenti i paesaggi e gli ambienti italiani descritti da Loeb e Sale, pittoreschi ed allo stesso tempo stereotipati come da classica visione americana; e mentre Catwoman/Selina è ancora più sensuale che nelle storie precedenti, all’Enigmista viene riservato un ridicolo ruolo da patetica e viscida macchietta.