Intervista a Roberto Cianfarani

Roberto CianfaraniCome sapete Batman Crime Solver è sempre molto attento ai disegnatori italiani. Oggi e’ il turno di Roberto Cianfarani, un autore veramente interessante, che ha al suo attivo diverse mostre nazionali ed internazionali, immagini per la rivista Previous di casa Marvel e soprattutto la redazione di una illustrazione per il libro dedicato ai 60 anni di vita del personaggio Batman, di cui vi parlerò in modo più approfondito con gli autori. Ma andiamo con ordine. Roberto Cianfarani, disegnatore di varie testate ed espositore in Italia e all’estero di diverse tavole, è stato così gentile da rispondere alle nostre innumerevoli curiosità. Ne è risultata una lunga ed interessante intervista che spazia dalla professione generale del disegnatore di fumetti, alle scelte personali e particolari di Roberto, ma soprattutto alla sua passione per l’uomo pipistrello.

Stefano: Ciao Roberto, facciamo un po’ la tua conoscenza con qualche domanda che riguarda te e il tuo lavoro. Quando hai iniziato a disegnare e quando hai deciso che questa sarebbe stata la tua professione? Cosa ti ha spinto a voler diventare un disegnatore e illustratore?

Roberto: Ciao Stefano. La passione per il disegno ed il fumetto è stata reciproca… mi ricordo che, quando ero piccolo, la prima volta che ho messo piede in un’ edicola, ( all’epoca non c’erano le fumetterie) ho visto i bambini, piu’ o meno della mia età, comprare Topolino o Braccio di Ferro… Mentre mio padre stava per comprare anche a me Topolino… lo bloccai dicendogli che volevo “quello” indicandolo con il dito. Era L’Uomo Ragno. Subito dopo fu la volta di Batman che ancora oggi rimane il mio preferito; ecc…le loro gesta, il loro coraggio mi stregarono, e decisi così di diventare un disegnatore, ossia colui che disegnava quelle figure che davano cosi tante emozioni a noi lettori.

Stefano: Hai fatto studi di settore per migliorare le tue abilità nel disegno e se sì quali?

Roberto: Sono stato fortunato perchè in famiglia avevo un parente sceneggiatore che mi diede la possibilità di frequentare la Scuola Romana dei Fumetti, che aveva appena aperto… La scuola mi diede occasione di conoscere disegnatori italiani eccezionali e di capire cosa è un fumettista! E quindi rendersi conto di tutto quello che sta dietro al singolo numero di un fumetto; qualcosa di diverso dal mio immaginario. Cosi iniziai a muovere i primi passi come disegnatore.

Stefano: Quale autore ha contribuito di più alla tua formazione fumettistica?

Roberto: Il mio primo disegnatore, quello a cui più mi ispiro è John Buscema, che ho avuto il piacere di conoscere. Poi Jack Kirby, Marc Silvestri, Jim Lee, Adam Hughes, Alex Toth, Claudio Villa, Sergio Toppi e per finire Simon Bisley; questi sono solo alcuni di quelli che più amo.

Stefano: Puoi parlarci un po’ della tua carriera. Per quali editori hai lavorato, a quali progetti e con quali autori? Ci sveli anche il lavoro ami che ami di più?

Roberto: Sarebbe troppo lunga descriverla, così, per non annoiarvi, mi limiterò a raccontarvi i momenti piu’ importanti. Uscito dalla Scuola Romana dei Fumetti ho iniziato a girare le fiere del fumetto, in primis Roma e Lucca, ma ad Expo-cartoon, così si chiamava la fiera di Roma prima, incontrai editori e disegnatori… portai i miei disegni ad una casa editrice, la Kings Comics, che cercava disegnatori, e così pubblicai Morrison, un guerriero ambientato in un mondo fantasy. Subito dopo, grazie alla visibilità che Morrison mi aveva dato, partecipai alla pubblicazione di Batman la Leggenda, dove ho avuto l’onore di essere affiancato alle illustrazioni dei disegnatori più bravi di quel momento, non voglio far nomi per non fare un torto a nessuno; trovatelo e vedrete…

Stefano: Siamo nell’epoca della globalizzazione. Quale pensi sia il futuro del fumetto cartaceo? Esisterà ancora tra 10 anni?

Roberto: Certo… il fumetto è un’ alternativa alla fantasia. Raccontare, esprimere con una storia illustrata, vicende, morali, principi…  di sicuro non ci sarà più la carta… e il computer prenderà il posto della matita; ci saranno nuovi modi di fare fumetto…

Stefano: Raccontaci come e quale è stato il tuo approccio con la conoscenza del personaggio di Batman?

Roberto: Batman come ho detto prima è stata la mia seconda lettura, ma come già spiegato è il personaggio che, ad oggi, è posizionato, indiscusso, al primo posto. La bellezza di Batman non è solo nel personaggio, ma nell’ universo che lo circonda… questo secondo me lo rende unico.

Stefano: Grazie per la tua disponibilità. Vuoi salutare i nostri lettori?

Roberto: Grazie a te Stefano, e grazie a tutti.

Batman vs Joker by Roberto Cianfarani

Legends of Tomorrow

La serie Legends of Tomorrow, spin-off di Arrow e Flash, vanta un cast di star come Victor Garber (The Flash, Alias),Brandon Routh (Arrow, Superman Returns), Arthur Darvill (Doctor Who), Caity Lotz (Arrow),Ciarra Renee (Pippin), e Franz Drameh (Edge of Tomorrow), Dominic Purcell (The Flash, Prison Break) eWentworth Miller (The Flash, Prison Break).
Quindi presto, alla saetta rossa e freccia verde si aggiungerà un vascello sovraccarico di nuovi supereroi taragato FINALMENTE DC Comics. Infatti presto riusciremo a vedere, anche sulle reti mediaset (probabilmente Italia uno) il debutto di questa nuova serie in onda sul canale della CW.
Il telefilm ci narra la storia di Rip Hunter (Arthur Darvill), un viaggiatore nel tempo che torna ai giorni nostri per dare la caccia al malvagio Vandal Savage (Casper Crump), uomo immortale che vaga da più di seimila anni sulla terra con un solo intento: distruggere l’umanità ed ottenere così il controllo sul mondo intero. Per compiere però la sua missione Rip sarà costretto a riunire una squadra di eroi e criminali accomunati dal desiderio di fermare l’avanzata di Vandal.

Questa nuova serie proviene da Bonanza Productions Inc. in associazione con Berlanti Productions e Warner Bros. Television. Greg Berlanti (The Flash, Supergirl, Arrow) il produttore esecutivo al fianco di Marc Guggenheim (Eli Stone, Percy Jackson: Il mare dei mostri), Andrew Kreisberg (The Flash, Warehouse 13) e Sarah Schechter (The Flash, Pan), è realizzata sulla base dei personaggi della “DC Comics”di cui alcuni già apparsi, chi prima chi dopo, in alcuni degli episodi speciali cross-over di The Flash e Arrow. Tra le vecchie conoscenze ricordiamo il professor Martin Stein (Victor Garber), che per un breve periodo ha sostituito il ‘defunto’ Dr. Wells al fianco di saetta rossa, e la sua nuova inscindibile metà Jefferson ‘Jax’ Jackson (Franz Drameh), insieme come Firestorm; o ancora Leonard Snart a.k.a Capitan Cold (Wentworth Miller), scaltro criminale e collaboratore occasionale di The Flash, e il suo socio Mick Rory (Dominic Purcell), anche conosciuto come Heat Wave. Ma impareremo anche a conoscere meglio alcune interessanti new entry come, ad esempio, la coppia di pennuti giganti più affascinanti della tv formata Hawkigirl e Hawkman, rispettivamente Kendra Saunders (Ciara Renée) e Carter Hall (Falk Hentschel), apparasi per la prima volta negli episodi cross over di The Flash e Arrow: ultima reincarnazione di un principe egizio, Carter è destinato ad amare e proteggere Kendra, sua anima gemella, nei secoli dei secoli. Legends of Tomorrow, che vedrà per altro come guest star Grant Gustin (Barry Allen / Flash) e Stephen Amell (Oliver Queen/Freccia Verde), sarà composta da 16 episodi il primo dei quali andrà in onda il prossimo 21 gennaio sempre sul canale della CW. Intanto in Italia, è stato già scelto il cast di doppiaggio.  Ambrogio Colombo tra cui ricordiamo il doppiaggio sui personaggi di Kaioh, Hyo e Yasha in Ken il guerriero interpreterà: Professor Martin Stein / Firestorm. Il giovane Marco Vivio, che ha esperienza di supereroi specie in chiave Marvel per aver rappresentato in diverse salse Spiderman rappresenterà Ray Palmer / Atom. Questo è un saluto speciale per tutti voi lettori di Batman Crime Solver.

La brava ed esperta Valentina Mari interpreterà Sara Lance / White Canary, mentre l’ottimo Francesco Prando presterà la sua voce a Mick Rory / Heat Wave e Roberto Certomà a Leonard Snart / Captain Cold. Insomma nei prossimi giorni del 2016 ci sarà pane per i nostri denti…non vediamo l’ora!|

Legends of Tomorrow

Legends of Tomorrow

Edizioni PLAY PRESS: Vent’anni di comics in Italia Parte 4: Il crepuscolo degli Eroi

di Francesco Vanagolli (uno dei maggiori e migliori traduttori di materiale DC Comics in Italia) su gentile concessione del blog Fumetti di carta.

Nel 1997 Marvel Italia pubblica Onslaught, il crossover che ha infiammato l’estate americana del 1996. Una grande saga che riunisce tutti i supereroi della Casa delle Idee contro un nemico comune, e che termina con l’apparente sacrificio di Vendicatori e Fantastici Quattro.
No, fermi! Non andate via! Non avete sbagliato link, questo è il quarto capitolo della storia della Play Press! “E allora perché parli di Onslaught? Parla della Play e non farci perdere tempo!”. Oh, un attimo, ci arrivo.
Se ho iniziato con il crossover marvelliano c’è un motivo… tra la fine degli anni ’80 e l’inizio dei ’90 in Italia avviene la cosiddetta rinascita del fumetto americano grazie alla Star Comics e alla Play Press. Decine di uscite Marvel e DC, seguite dai nuovi arrivi Image, Dark Horse, Malibu…ma non sarà troppa roba? Troppe serie da comprare, troppi eventi da seguire, troppi esordi da tenere d’occhio. E Onslaught è l’epilogo di tutto questo. Molti vedono la grande saga Marvel come la conclusione naturale di un percorso, ed è con essa che finisce il periodo di vacche grasse made in USA durato quasi dieci anni.
Lo sapete bene che in Italia il fumetto di supereroi è principalmente Marvel, vero? E quindi? Quindi se per la Marvel finisce un’epoca, le altre case editrici seguono a ruota. Insomma, se in casa Marvel Italia vengono chiuse tutte le ristampe, quasi tutti gli albi mensili passano a 48 pagine e si vede una nuova serie ogni morte di papa, quando bene volete che vadano le cose altrove?
Ed è qui che arriviamo alla Play Press e al suo parco testate DC. Già nella puntata precedente abbiamo visto come le cose non fossero poi perfette, e nella stagione editoriale 1997/98 le cose sarebbero andate peggio.
Prima di tutto, via le testate più deboli: chiudono FLASH (strasigh), SUPERMAN CLASSIC (strasob), BATMAN SAGA, CATWOMAN & WONDER WOMAN e le antologiche, nonostante il materiale presentato fosse valido. Chiude anche LOBO, ma per ricominciare subito dopo da 1. Resistono SUPERMAN e BATMAN, che perdono però i comprimari e diventano mensili, la rivista PLAY MAGAZINE e il nuovo arrivato JLA, più la collana di volumi da edicola PLAY PRESS PRESENTA. Proprio su PPP viene pubblicata nell’estate del ’97 la miniserie portante del crossover L’ultima notte, mentre i tie in si vedono sulle serie regolari. Basterebbe già il confronto tra le edizioni italiane dei due crossover Marvel e DC per dimostrare che la DC, persino in quei giorni, rimaneva la seconda in classifica: da una parte la saga Marvel, con tutti i tie in pubblicati su una quindicina di albi regolari più corposi del solito nell’arco di due mesi; dall’altra quella DC, apparsa solo in parte su una manciata di albi che nelle edicole finiscono sommersi dalle uscite della concorrenza.

La Play è però molto attiva nel settore delle fumetterie (molto più della concorrenza), dove se la cava meglio che in edicola: i volumi dedicati a Batman hanno un certo successo, e con loro quelli di materiale Dark Horse come SIN CITY di Frank Miller.
Nel 1999, a quindici anni dalla fine del SUPERMAN Cenisio, tutte le collane Play da edicola rimaste chiudono i battenti. La chiusura, in estate, è segnata dal crossover One million, ma in realtà non finisce qui. Già in autunno i due eroi più rappresentativi tornano nelle edicole con SUPERMAN NUOVA SERIE e BATMAN NUOVA SERIE. Albi di 48 pagine, con un buon rapporto qualità/prezzo, e che partono con le storie più recenti degli alter ego di Clark Kent e Bruce Wayne: il rilancio dell’eroe di Metropolis firmato dal gruppo guidato da Eddie Berganza e la lunga, tragica saga di Terra di nessuno in cui Gotham è in completa rovina. Storie di buona qualità, migliori di quelle pubblicate nelle due serie precedenti, ma che non riescono ad ottenere il successo che meriterebbero. A peggiorare le cose, il raddoppio delle pagine, al quale coincide quello del prezzo. A questo punto niente può salvare i due World’s finest dall’ennesima chiusura (BATMAN col 20 e SUPERMAN col 15) e dal traferimento in libreria all’inizio del 2001.
Cambiano alcune cose anche dal punto di vista della cura editoriale: nel 2000 finisce la collaborazione tra Alessandro Bottero e la Play, mentre nel 2001 sarà Andrea Materia a prendere una strada diversa. Già dal 1999 la grafica delle testate Play Press migliora notevolmente grazie all’intervento dello studio Down Comix di Walter Venturi, e arrivano nuovi redattori e traduttori come Marco Cedric Farinelli e Francesco Argento.

BATMAN ORCA (Play Press, 2002) - SUPERMAN ARKHAM(Play Pres, 2001)

BATMAN ORCA (Play Press, 2002) – SUPERMAN ARKHAM (Play Pres, 2001)

Come anticipato poco fa, se nelle edicole la Play negli ultimi anni ha annaspato, nelle librerie si è ritagliata un suo spazio, che all’occorrenza si può allargare proprio grazie a Superman e Batman. Nascono tre nuove testate, SUPERMAN TRADE PAPERBACK, BATMAN TP e DETECTIVE COMICS TP. Trimestrali, proseguono le storie viste nelle ultime serie da edicola e vanno ad affiancarsi alle iniziative da libreria già pubblicate in quel periodo, tipo i trade paperback di STARMAN.
Soprattutto Superman non se la passa male, vista l’oculata programmazione dei tp, quasi sempre autoconclusivi e graziati dal salto dei fill in più nefasti. La programmazione di Batman invece fa molto discutere gli appassionati, che si districano a fatica tra storie saltate, tp paralleli e minisaghe pubblicate in volumi supplementari. Il periodo è quello del passaggio tra Lira e Euro, in cui i prezzi si alzano, e quindi gli appassionati dell’Uomo Pipistrello gradiscono poco spese ulteriori.
Nonostante questo, e nonostante in molti (come già ai tempi dei brossurati da edicola) si lamentino per la scarsa resistenza di questi nuovi prodotti Play Press (i miei sono tutti integri, per fortuna), i nuovi periodici sopravvivivono meglio dei loro predecessori. Anzi, addirittura iniziano a spuntare nuove serie di volumi dedicate ad altri personaggi che vengono rilanciati in America: Freccia Verde e Wonder Woman. Su GREEN ARROW viene pubblicato il nuovo ciclo di Kevin Smith e su WONDER WOMAN quello, molto pereziano, di Phil Jimenez. Porte chiuse invece per Lanterna Verde e soprattutto Flash, visto che il tentativo di riportarlo in Italia (con il volume FLASH NERO) non va a buon fine.
Ammettiamolo, questi primi anni del decennio per la Play Press sono… strani. Le testate sono di buona qualità come non lo erano da anni, ma l’esilio in fumetteria le rende inaccessibili al grande pubblico. I prezzi sono più alti di quelli della concorrenza. Certi personaggi non si vedono mai.
Se la reputazione della Play è sempre stata un po’ traballante tra gli appassionati italiani, questo è il periodo in cui sono veramente odiati da tutti. Anch’io, che ho sempre cercato di vedere anche i pregi dell’editore romano, in quel momento guardo la situazione con preoccupazione e anche un po’ di fastidio e amarezza per il triste destino di icone del fumetto come Superman e Batman: relegati in fumetteria con le storie migliori degli ultimi 10 anni mentre qualsiasi fumetto mediocre con scritto Marvel e Top Cow in copertina sembra resistere in edicola (anche se a fatica). Perché in edicola posso trovarci Witchblade e Superman no? Perché Witchblade è cool. E perché in edicola posso trovarci i fumetti di Alan Moore e Warren Ellis e Batman no? Perché quegli autori hanno un pubblico ristretto ma fisso, e la loro casa editrice ha probabilmente punti di pareggio più bassi.
Penso che una colpa della Play sia stata quella di non lasciare almeno una serie in edicola. Giusto per ricordare al pubblico che “noi ci siamo”. Un po’ come fa oggi la Planeta, che in edicola manda sempre meno roba, ma che in quelle poche pubblicazioni inserisce sempre la pubblicità di volumi sempre disponibili al servizio arretrati e in fumetteria.
Anche perché, voglio ripeterlo, in fumetteria la Play non va male.
Ricordate il primo capitolo di questo speciale? Ho deciso di scriverlo dopo aver acquistato un blocco di volumi Play Press. Più precisamente, dopo aver visto che nei volumi più “recenti” c’erano le checklist del semestre… che, alla faccia di chi ha sempre detto che la Play non faceva uscire nulla, erano piene di albi in uscita. Segno che le cose non dovevano essere tragiche.
Però comprendo quei lettori che volevano rivedere in edicola i loro personaggi preferiti… o almeno in pubblicazioni a costo minore. Dopotutto, quegli anni per la DC Comics sono stati fenomenali, e tutto quel ben di Dio che usciva in America meritava di farsi leggere anche da noi.
Ci sarebbe voluto… oh, perché dirlo ora? Ne riparliamo nel prossimo e ultimo capitolo.
4 – Continua

Batman Crime Solver vi regala una versione dimostrativa di uno tra gli Elseword più accattivanti pubblicati dalla Play Press:

Edizioni PLAY PRESS: Vent’anni di comics in Italia Parte 3: Sarà un lavoro per Superman

di Francesco Vanagolli (uno dei maggiori e migliori traduttori di materiale DC Comics in Italia) su gentile concessione del blog Fumetti di carta.

Quale appassionato di fumetti non ricorda l’evento degli eventi degli anni ’90 (e non solo)?
Sì, parlo proprio della morte di Superman, storia con cui, nel 1992, la DC Comics riportò l’Uomo d’Acciaio sotto i riflettori dopo anni in cui le sue storie erano state un po’ snobbate dal grande pubblico. Tutta la saga di morte e resurrezione ebbe un successo enorme, e fu la risposta della DC allo strapotere dei mutanti Marvel e della “Banda dei 7” che aveva fondato da pochissimo la Image.
Questo in America.
In Italia, Superman non lo leggeva più nessuno da anni. Finita la bella serie Cenisio nel 1984, gli appassionati italiani erano rimasti senza l’Azzurrone, e chi voleva leggerselo era costretto a comprarsi le uscite americane. Oppure, per un po’, si era sorbito le pubblicazioni Rizzoli: inserti staccabili pubblicati su CORTO MALTESE alla fine degli anni ’80 contenenti le storie di John Byrne e Marv Wolfman (e neanche tutte), quasi sempre senza copertine e con in appendice qualche pagina di opere complesse come WATCHMEN, che non c’entravano nulla.
Insomma, una tragedia.
E pensare che dal 1990 la Play Press aveva iniziato a pubblicare gli altri supereroi DC in una veste editoriale più degna… che peccato che proprio Superman, il primo e più importante, non fosse passato alla Play. Per non parlare di Batman! Proprio lui, popolarissimo grazie alla famigerata Batmania scoppiata nel 1989 grazie al primo film di Tim Burton, non aveva una sua serie.
Ma poi si arriva al 1993. Il contratto tra Rizzoli e DC per i diritti di Superman è in scadenza, e la Play si fa avanti. Il risultato? Durante l’edizione autunnale di Lucca nel 1993 esce il volume speciale LA MORTE DI SUPERMAN, prologo alla nuova serie dell’Uomo d’Acciaio targata Play Press. E Superman muore e ritorna allo stesso tempo.
I puristi non saranno contentissimi di avere un vuoto di 9 anni nella collezione, ma la scelta della Play è vincente: iniziare con quella discussa e popolare saga porta lettori vecchi e nuovi, e l’albo di Superman è da subito uno dei più venduti. E l’edizione non è affatto male: SUPERMAN si presenta come gli albi Star Comics del periodo, ovvero 72 pagine con tre storie, note, posta e, miracolo, è spillato. Tutte le testate supereroistiche Play sono brossurate, e la brossura non è tanto resistente (devo riconoscere che i miei fumetti Play sono quasi tutti integri, ma non tutti hanno avuto la mia fortuna), quindi uno spillato viene accolto con gioia da tutti. E in più è quindicinale, cosa che consente ai lettori di godersi una doppia dose mensile del loro eroe preferito.
Davvero un momento di rilancio per la DC in Italia, e questo alla Play Press va più che bene, per almeno due motivi. Il primo è che le due testate DC storiche, cioè JUSTICE LEAGUE e GREEN ARROW, hanno chiuso già da qualche tempo, e il recupero dei personaggi appare arduo. Il secondo è lo sbarco della Marvel in Italia. Come penso sia noto a tutti, nel 1994 viene fondata la filiale italiana della Marvel, Marvel Italia, e tutte le case editrici che in quel momento pubblicano da noi materiale della Casa delle Idee (Star, Play, Comic Art e Max Bunker Press) rimangono prive di alcuni dei loro assi. La Star si difende bene grazie alle testate Image, Secchi ha ancora i suoi personaggi, la Comic Art se la cava… e la Play? La casa editrice romana perde un best seller come THOR, ma grazie alla presenza di Superman si difende egregiamente e può pensare di allargare nuovamente il parco testate DC, partendo proprio dal personaggio di punta.
Il 1994 vede la nascita di vari progetti dedicati a Kal-El, tutti di un certo livello e molto graditi dagli appassionati rimasti a secco per anni.
Il mensile SUPERMAN CLASSIC pubblica, integralmente e in ordine cronologico, il periodo post-Crisis.
La miniserie in 3 numeri LE PIU’ GRANDI STORIE DI SUPERMAN MAI RACCONTATE offre una selezione di materiale dalla Golden Age alla metà degli anni ’80.
Per finire, i sei volumi de GLI ARCHIVI DI SUPERMAN danno la possibilità agli italiani di leggere le prime, storiche avventure di Superman degli anni ’30/40 (in seguito saranno aggiunti anche altri due volumi). Da notare che queste due pubblicazioni sono destinate alle sole fumetterie. La Play sembra credere molto nel circuito librario per le proposte più di nicchia, in un momento in cui in edicola esce di tutto.
E mentre Superman vive una seconda giovinezza italiana, nello stesso anno AMERICAN HEROES vivacchia per la gioia dei fan di Lega della Giustizia, Titani e Morrison (ma chiuderà agli inizi del 1995) e parte LOBO, mensile di successo dedicato al violento e sgarbato antieroe creato da Keith Giffen.
Grande ritorno del 1994 è quello di Flash e Lanterna Verde sul mensile FLASH. Vengono saltate decine di storie, ma in questo modo la Play può iniziare subito con bei cicli come quello di Mark Waid e Mike Wieringo sulle pagine del Velocista Scarlatto e quello di Ron Marz e Darryl Banks in cui un folle Hal Jordan viene sostituito da giovane Kyle Rayner. Rimango molto legato a SUPERMAN CLASSIC e a FLASH, perché sono state le prime due collane che ho collezionato quando anni fa mi sono avvicinato all’Universo DC e anche perché le ritengo le due migliori serie del DCU mai pubblicate dalla Play.
Ultime sorprese dell’anno, DC COLLECTION e DC PRESTIGE, mensili che pubblicano brevi saghe o one shot di valore degli eroi più importanti.
Una piccola divagazione: penso sia importante sottolineare la competenza con cui i redattori si occupavano di tutto questo ben di Dio. La Play a questo punto ha sfornato una gran quantità di professionisti del settore (Luca Scatasta, Max Brighel…), e altri ce ne saranno. Diciamo che io, come lettore, non sono mai scontento di avere per le mani un albo che ha note e/o posta curate da gente come Alessandro Bottero o Andrea Materia, che si occupano di gran parte del materiale elencato.

X-O Manowar e Justice League of America

X-O Manowar e Justice League of America – la cover del n. 1 delle Edizioni Play Press

Ma non c’è solo la DC nel mirino della Play. In America si sta muovendo anche un editore più piccolo rispetto a Marvel e DC, ma gestito da qualcuno che il mondo del fumetto lo conosce molto bene: la Valiant di Jim Shooter. Le serie Valiant non sono “cool” come quelle Image, ma le idee sono interessanti, gli autori sono buoni professionisti e i personaggi, quasi tutti revival, potrebbero avere ancora qualcosa da dire. La Play ci crede e nel 1995 nascono X-O IL GUERRIERO (con X-O Manowar e Shadowman) e TUROK (con Turok e Archer & Armostrong), che però avranno vita breve: il mercato si sta saturando, e se non sei un personaggio famoso o alla moda hai poche speranza di andare avanti (come accadrà all’Ultraverse Malibu pubblicato prima da Star e poi da Marvel Italia).
Ora mancherebbe solo qualcuno alla festa: Batman. Nel 1995 non è più la Rizzoli a pubblicarlo, ma la Glénat. E l’edizione Glénat non è che ai lettori piaccia poi molto di più di quella Rizzoli: non piace il formato, non piace la carta (dicono che puzzi), non piace la selezione di storie (primo post-Crisis più Golden Age), non piacciono le rubriche. Però piace Batman, e la gente spera che anche lui un giorno o l’altro finisca in casa Play Press. Perché la Play avrà dei grafici meno validi/motivati di quelli Marvel Italia (le copertine! Sembra che le scritte americane vengano ricoperte con delle toppe! Argh!) e pubblicherà albi più cari di quelli degli altri… ma intanto le sue pubblicazioni DC sono le migliori che si siano mai viste in Italia.
Diciamolo: in Italia la DC è MENO POPOLARE DELLA MARVEL. E’ stata sfortunata, è stata assente, e fin qui ci siamo tutti. La Play è stato il primo editore a gestirla come “un’altra Marvel”, selezionando il materiale migliore o più vendibile, cercando di mantenere una continuity tra le testate inedite e affidando il tutto a gente che se ne intendeva.
Quindi non è così assurdo che un BATMAN Play Press sia la speranza di molti, se non di tutti.
E nella primavera del ’95 il regalo arriva: finalmente anche l’Uomo Pipistrello ha un suo quindicinale, che inizia con un numero 0 e vende anche più di SUPERMAN.
L’editore, ora che ha acquisito i diritti del personaggio più amato, può sbizzarrirsi con mille iniziative dedicate a lui. La DC pubblica sempre tonnellate di materiale batmaniano, e c’è solo l’imbarazzo della scelta. DC PRESTIGE ospita l’alter ego di Bruce Wayne praticamente ogni mese; la nuova serie mensile PLAY MAGAZINE, risposta Play/DC alle antologiche Marvel che dal ’90 si sono avvicendate in edicola (STARMAGAZINE, MARVEL MAGAZINE e WIZ) anche; il mensile BATMAN SAGA si occupa di ripubblicare integralmente la famosa saga di Knightfall e seguiti.
Già dal 1994, inoltre, è presente nelle edicole la serie LE AVVENTURE DI BATMAN, versione a fumetti del Batman televisivo di Paul Dini e Bruce Timm.
Ridendo e scherzando siamo arrivati al 1996. E forse, ora che ci penso, mancherebbe anche un altro personaggio storico: Wonder Woman. Nessun problema, il mensile CATWOMAN & WONDER WOMAN diviene presto una realtà. Si tratta di un flip book, ovvero un fumetto che va capovolto una volta arrivati a metà. In questo modo, ognuna delle due protagoniste ha una cover per sé. Una trovata molto particolare, ma che può creare confusione negli edicolanti più distratti, verrà replicata con PLAY MAGAZINE (da un lato le storie, dall’altro i redazionali).
Tutto bene? Tutto perfetto? In realtà no. Perché è vero che c’è tanto materiale (non quanto quello Marvel), ma i limiti di queste storie ci mettono poco a diventare evidenti. Dopo il successo iniziale, sia SUPERMAN sia BATMAN presentano storie che definirei le peggiori nella vita editoriale dei personaggi. E i comprimari (tutta la Superman e Batman family: Superboy, Acciaio, Azrael, Catwoman…) spesso sono anche peggio dei titolari di testata…
Una serie come FLASH dopo poco più di un anno inizia a perdere lettori, nonostante le avventure di Wally West, Kyle Rayner e del giovane Bart Allen (Impulso) siano sempre di buona qualità. Verrà invocato a gran voce Aquaman versione Peter David, ma non arriverà mai.
SUPERMAN CLASSIC dopo un paio d’anni rimane senza John Byrne e comincia un lento declino, anche se le storie dei successori sono sempre gradevoli.
CATWOMAN & WONDER WOMAN vuole sfruttare la moda delle ragazzacce, ma la Donna Gatto e Diana non sono poi così interessanti per chi va a cercarsi le donnine mezze nude sugli albi Image.
Luci e ombre, insomma. E nel 1997 la cosa si noterà sempre di più. In casa Marvel Onslaught si porterà via i maggiori supereroi e l’interesse verso di essi. I fumetti Image, tanto alla moda il giorno prima, diventeranno qualcosa a cui pensare quasi con fastidio. E la DC? I supereroi più longevi del mondo sentiranno qualcosa scricchiolare… e stavolta non sarà colpa dell’Anti Monitor o di qualche crisi cosmica: sono le crisi di vendite quelle che devono far paura

A margine di questa disamina praticamente perfetta redatta da Francesco Vanagolli Batman Crime Solver vi regala una perla di quei tempi da scaricare, ma che vi consiglio di acquistare appena possibile. Si tratta di un fumetto ancora acquistabile a prezzi molto abbordabili.

Batman/Freccia Verde: Il Veleno del Futuro

Testi: Dennis O’Neil
Disegni: Michael Netzer
Edizione Italiana: DC Prestige N. 24 (Febbraio 1997) Ed.Play Press

Sinossi:
Batman e Freccia Verde Hanno già combattuto insieme, ma mai con una posta cosi alta: un epidemia che minaccia il mondo!
Black Canary stà morendo e la loro unica speranza è la mortale tentatrice che ha causato tutto…Poison Ivy.

Fate clic sulla foto e buon divertimento.

Batman/Freccia Verde: Il Veleno del Futuro

Batman/Freccia Verde: Il Veleno del Futuro

Edizioni PLAY PRESS: Vent’anni di comics in Italia Parte 2: La Distinta Concorrenza

 di Francesco Vanagolli (uno dei maggiori e migliori traduttori di materiale DC Comics in Italia) su gentile concessione del blog Fumetti di Carta.

Come promesso, eccoci al 1990, anno che per la Play Press è particolarmente importante. Non solo infatti continuano ad uscire numerose proposte Marvel, ma spuntano nelle edicole anche i primi titoli regolari DC Comics dalla fine dell’epoca DC/Cenisio.
Non si tratta, come auspicabile, di testate dedicate ai pesi massimi Superman e Batman (quest’ultimo popolarissimo grazie al primo film di Tim Burton): i due World’s finest sono saldamente in mano alla Rizzoli, che ne pubblica le storie più importanti dell’epoca sottoforma di inserti della rivista CORTO MALTESE. Rimane però libero il resto dell’Universo DC, in quel periodo ringiovanito dagli effetti di CRISIS ON INFINITE EARTHS. Ed è proprio tra le collane rilanciate nella seconda metà degli anni ’80 che la Play pesca per varare i suoi primi due mensili DC Comics nella primavera del ’90: JUSTICE LEAGUE e GREEN ARROW. Il primo, che parte con il crossover LEGENDS di Len Wein, John Ostrander e John Byrne, introduce ai lettori italiani la nuova spassosa Lega della giustizia post-Crisis di Keith Giffen, Jean Marc DeMatteis e Kevin Maguire, affiancata dalla Wonder Woman rebootata di George Pérez, dal Lanterna Verde proveniente da ACTION COMICS WEEKLY di Jim Owsley e Mark Bright e, poco più tardi, dal Flash di Mike Baron e Jackson Guice. Una buona fetta di classico DCU, con materiale moderno e personaggi che in Italia fino a quel momento non avevano mai sfondato ma che erano rimasti nel cuore degli appassionati hardcore.
Il secondo mensile si rivolge ai lettori rimasti più colpiti dalle allora nuove opere revisioniste figlie di Frank Miller e dell’invasione inglese, e offre ogni mese storie meno supereroistiche e più adulte a cominciare ovviamente da quelle del titolare di testata, Freccia Verde, incupito da Mike Grell e Ed Hannigan. A seguire, Blackhawk di Howard Chaykin, Question di Dennis O’Neil e Denys Cowan e Doc Savage di Dennis O’Neil e Adam e Andy Kubert.
Due testate con sommari ben studiati (e questo lo dice uno che non prova un grande amore per la seconda), che offrono ai lettori la possibilità di conoscere due volti della casa editrice americana. I due brossurati (formato che ormai è quello di ogni titolo Play Press) ottengono un buon successo, e presto inizia una neanche troppo lenta rinascita del DCU in Italia: all’inizio del 1991 la collana PLAY SAGA ospita cicli e miniserie di una certa rilevanza, prima fra tutte CRISIS (saggia la scelta di pubblicare un simile malloppo di continuity DOPO aver riportato i personaggi principali del Cosmo DC); PLAY BOOK alterna volumi Marvel ad altri DC, compresi alcuni classici come l’Hawkman di Gardner Fox e Joe Kubert e il breve ma noto ciclo di Lanterna Verde e Freccia Verde di Dennis O’Neil e Neal Adams. La novità più gradita dagli appassionati DC, però, è probabilmente il mensile AMERICAN HEROES, che dal 1992 pubblica run come la Doom Patrol e l’Animal Man di Morrison (toh, è stata la Play a pubblicare per prima massicce dosi regolari di fumetti scritti da Morrison. E questo prima che diventasse popolare), la Legione dei Supereroi di Giffen, il primo Lobo di Giffen e Simon Bisley e soprattutto i Nuovi Giovani Titani di Marv Wolfman e George Pérez, il più popolare titolo DC degli anni ’80. La chiusura di JUSTICE LEAGUE con il numero 33 farà confluire nelle pagine di AH anche le due Leghe, Internazionale ed Europea.
Non sarebbe poi sbagliato ricordare che molto del merito per cura editoriale e la scelta del materiale è di Luca Scatasta, che all’epoca iniziava a farsi notare nel fumetto italiano. Ricordate cos’avevo detto la scorsa volta? In Play all’inizio non c’erano veri esperti o appassionati. Era tutto lavoro di redazione, di anonimi articolisti e traduttori con scarsa conoscenza in materia di comics americani. E allora non devono stupire scivoloni tipo il nome “Silver Surfers” sulla cover del primo IRON MAN o la città di Madripoor che, nel serial di WOLVERINE tratto da MARVEL COMICS PRESENTS ospitato su THE ‘NAM diventa una città del futuro (errore che verrà poi corretto nella riedizione in volume). Con l’arrivo di collaboratori attenti come Scatasta errori simili diventeranno sempre più rari.

Play Saga #1-8: "Crisis on Infinite Earths" Edizione Play Press da Novembre 1990 a Giugno 1991

Play Saga #1-8: “Crisis on Infinite Earths” Edizione Play Press da Novembre 1990 a Giugno 1991

Ma anche in campo Marvel c’è movimento.
Nonostante la chiusura di diverse serie (tutte quelle slegate dal Marvel Universe, I NUOVI MUTANTI, D.P.7, THE ‘NAM), l’editore romano non rinuncia a nuovi lanci o al recupero in veste di comprimari di personaggi rimasti senza fissa dimora. Il nuovo mensile X-MARVEL, sede di X-Factor e di varie storie brevi dell’universo mutante, accoglie quindi dopo pochi mesi i New Mutants, e NAMOR, lanciato per via dall’enorme popolarità di John Byrne nel nostro Paese, concede spazio ai Displaced Paranormal Seven e alla retrospettiva di Iron Man.
Come anticipato qualche riga più su, la Play è anche la prima casa editrice di comics in Italia a proporre volumi che ristampano cicli di storie pubblicate poco prima; a parte Wolverine, anche altre saghe di MCP tornano sottoforma di trade paperback: Colosso (da WOLVERINE), L’Uomo cosa (da I NUOVI MUTANTI) e Shang Chi (da G.I.JOE).
A proposito di questo, è facile notare un difetto che colpirà buona parte della produzione Marvel/Play fino alla fine: gli abbinamenti infelici. Un po’ a causa dell’inesperienza/noncuranza dei primi redattori, un po’ perché alcuni personaggi sono già pubblicati dalla Star Comics, quasi sempre gli albi Play presentano coppie di titolari e comprimari che in certi casi si possono definire improbabili. Il già citato Shang Chi (detto “il Cinese”) non ha niente a che fare con i soldatini snodabili della Hasbro, e forse sarebbe meglio tenere separati il Nuovo Universo di D.P.7 da quello classico di Iron Man. Intendiamoci, niente da dire sulla qualità delle proposte (a meno che non si citino i terrificanti comprimari di IRON MAN: chi ricorda il Nick Fury scritto da Chichester o l’anonimo Coldblood? Grazie a Dio per quelle pagine c’è passato anche lo Squadrone Supremo di Mark Gruenwald), ma in quanto a coerenza certe testate Play lasciano un po’ a desiderare).
Nel 1991, comunque, ne arriva una che sarà fino alla fine dell’era Marvel/Play la punta di diamante dell’editore romano: dopo oltre un anno nel ruolo di comprimario di Silver Surfer, il dio del tuono ottiene un suo albo regolare, intitolato THE MIGHTY THOR come in originale. Il tonante ha sempre goduto di un’ampia popolarità tra i fan italiani, e questa tradizione continua anche con l’albo Play. Per forza: prima Walt Simonson e poi Tom DeFalco e Ron Frenz danno il meglio di sé, regalando ai lettori la rinascita di un personaggio che fino a pochi anni prima in America era stato abbastanza bistrattato. Per non parlare dei comprimari, che a parte gli anonimi Eterni di Peter B. Gillis e Sal Buscema, non sono da buttare: non pensate anche voi che l’Ercole di Bob Layton, il Dottor Strange di Roger Stern e Marshall Rogers e il Rocket Raccoon di Bill Mantlo e Mike Mignola fossero dei degnissimi comprimari per il Tonante? Oh, se prima abbiamo citato Scatasta, non possiamo far torto a un’altra colonna della Play che proprio con il mensile di Thor inizia a lavorare nel mondo del fumetto italiano: Alessandro Bottero. Che non solo di fumetti ne sa, ma ama in particolar modo proprio questo eroe… e vi assicuro che quando qualcuno lavora su un personaggio che ama, la cosa si nota eccome.
Certo, il titolo della serie porta a riflettere su un altro difetto delle pubblicazioni Play Press: la grafica. Precisiamo: le copertine sono migliori di quelle della Star, e anche la grafica interna e le pubblicità sono semplici ma efficaci. Però, fateci caso: la Play usa sempre titoli che o rimangono in inglese o possono essere coperti con facilità. Immagino fosse per risparmiare, o per mancanza di voglia dei grafici. Sta di fatto che quel “the mighty” pare piuttosto strano, così come certi strilloni nelle copertine che ogni tanto rimangono in inglese. Niente da ridire invece sul mantenimento dei titoli delle storie in inglese con traduzione a fianco: se l’alternativa sono le orrende “toppe” stile Star che coprono un pezzo di disegno, allora viva i titoli in inglese!
Ci avviciniamo alla fine anche di questa puntata… con la Marvel che regna suprema e la DC che resiste.
Ma stanno per arrivare momenti un po’ particolari per le testate Marvel targate Play Press. Momenti nei quali, forse, ci vorrebbe un Uomo d’Acciaio per dare una mano.
Ne parleremo nel terzo episodio…

Edizioni PLAY PRESS: Vent’anni di comics in Italia Parte 1: L’invasione delle edicole

di Francesco Vanagolli (uno dei maggiori e migliori traduttori di materiale DC Comics in Italia) su gentile concessione del blog Fumetti di Carta

Il recente acquisto di un grosso blocco di volumi DC Comics a metà prezzo pubblicati tra gli anni ’90 e la prima metà di questo decennio dalle Edizioni Play Press (poi Play Press Publishing, oggi Play Media) mi ha spinto a riflettere sul ruolo che l’editore romano ha avuto nella storia dell’editoria a fumetti italiana.
Sono quasi tre anni che la Play ha interrotto le pubblicazioni del cosmo DC Comics nel nostro Paese, e forse è passato abbastanza tempo per poter parlare di questa casa editrice in tutta tranquillità e soprattutto con lucidità e distacco.
Punto primo, fatemi dire questo: la Play Press è l’editore che ha pubblicato per più tempo fumetti americani in Italia (vent’anni) e DC in particolare (16). Con tutti i suoi difetti e le sue limitazioni, però l’ha fatto. E scusate se è poco.
Detto questo, vediamo di fare un po’ di storia…
Le Edizioni Play Press di Mario Ferri iniziano la loro avventura nel mondo dei comics nel 1986, in un’epoca in cui il fumetto americano è dato per spacciato dopo la chiusura di Editoriale Corno e Editrice Cenisio avvenuta due anni prima. Fumetti Marvel e DC in edicola non ce ne sono, a parte le poche e costose pubblicazioni Labor Comics e i primi CONAN della Comic Art. La Play comincia a pubblicare del materiale Marvel slegato dal tradizionale Marvel Universe: MY LOVE, con le storie rosa della Silver Age (e dite quello che vi pare, ma se potessi metterci le mani sopra ne sarei ben contento), e soprattutto i TRANSFORMERS, dedicata ai popolari robot trasformabili, che proprio allora si fanno conoscere in Italia.
Niente di particolarmente importante, insomma, che finisce nel dimenticatoio non appena i Marvel fan possono finalmente mettere di nuovo le mani sulle avventure dei “veri” personaggi di Stan Lee grazie alle pubblicazioni delle Edizioni Star Comics: come già ricordato in un precedente articolo, nel 1987 il numero 1 de L’UOMO RAGNO riporta i supereroi della Casa delle Idee in Italia, e da lì inizia la lenta rinascita del genere. Ma è, appunto, lenta. Molto: la prudenza della piccola Star Comics fa sì che i nuovi titoli marvelliani compaiano nelle edicole al ritmo di uno all’anno, perciò nel suo secondo anno di attività la casa editrice lancia solo FANTASTICI QUATTRO. Dunque abbiamo da una parte Uomo Ragno e Fantastici Quattro in due mensili dalla distribuzione debole, dall’altra Conan, dall’altra i Transformers… ai quali, a partire dal 1989, si affiancano nuovi inaspettati titoli Marvel, tutti targati Play Press.
Chi c’era se lo ricorderà, chi non c’era provi a immaginarselo: il materiale Marvel è presente in minima quantità, stenta a decollare (e con personaggi che ai tempi Corno furono molto amati), e all’improvviso spuntano nuove serie con personaggi nuovi e graditi ritorni. Sono passati vent’anni dall’uscita di IRON MAN, ‘THE NAM, D.P.7 e I NUOVI MUTANTI, e quello che mi interessa ora è discutere della loro importanza. Una serie dedicata a un personaggio che la Corno relegò al ruolo di comprimario, una di guerra, una con personaggi che non vivevano nell’Universo Marvel e una con la nuova generazione degli X-Men. Ecco, queste quattro serie allargano il mercato. I fumetti Marvel sopravvivono a stento, nelle edicole non si notano nemmeno, poi arriva l’editore specializzato in riviste di enigmistica e all’improvviso appare nei chioschi “l’angolo dei fumetti americani”. Due sono per me le grosse cause per cui nel 1989 la rinascita degli eroi in costume ha avuto luogo: il film di Batman diretto da Tim Burton*, che ha riacceso l’interesse verso i supereroi americani, e la presenza della Play Press, che ha permesso al pubblico di trovare i supereroi nelle edicole. Se non è un merito questo…!
Certo, non tutti la prendono bene: chi aveva già deciso di santificare la Star non vede di buon occhio che un altro editore “rubi” i diritti di qualche testata Marvel al gruppo di Cavallerin, Bovini e Lupoi. Gli albi Play, facendo un rapporto pagine/prezzo (32 pagine a 1800 £) sono più cari di quelli Star, non hanno approfondimenti seri che possano competere con quelli di MML (IRON MAN 1 viene presentato da… Tony Stark) e -eresia!- non si ricollegano direttamente alle ultime storie presentate dalla Corno. Se per le assolute novità D.P.7 e ‘THE NAM non è un problema, la situazione è più complessa per le altre due testate: IRON MAN parte con storie del 1986, quando le ultime viste sul SETTIMANALE DE L’UOMO RAGNO sono del 1979; i Nuovi Mutanti sono creati nel 1982 in seguito ad alcuni eventi mostrati su UNCANNY X-MEN nel corso dell’anno, ma gli Uomini X ereditati dalla Star in quel momento sono fermi al 1980. I completisti e fan della continuity non ne sono molto contenti, ma è anche vero che la Play, più che a loro, con quei personaggi cerca di rivolgersi a un nuovo pubblico a digiuno di Marvel. Tre serie nuove e una che praticamente ricominciava da capo (e con protagonista un personaggio corazzato che può piacere ai bambini) non sono proprio cattive scelte. Anche l’assenza di note troppo “specialistiche”, sostituite da introduzioni più semplici, fa parte di questa strategia, come ammesso in alcune occasioni nelle rubriche della posta. Interessante eccezione, il glossario dei termini bellici nella pagina della posta di ‘THE NAM.
Va fatto notare, visto che non è un particolare da poco, che alla Play, prima dell’avvento di collaboratori più preparati come Luca Scatasta e Alessandro Bottero, non ci sono appassionati di comics. Ferri e i suoi collaboratori sono dei venditori. E il prodotto da vendere in quel momento è il fumetto, perché l’editore ne ha intuito la commerciabilità… ma non per questo ne è un esperto o un filologo. Le cose inizieranno a cambiare già nei mesi successivi, con l’arrivo, nei panni di traduttori e articolisti, di esperti come Paolo Accolti Gil, Gino Scatasta e il già citato fratello LucaS.

Sigla di Displaced Paranormals 7 - Marvel

Sigla di Displaced Paranormals 7 – Marvel

The Nam - Lettere dal fronte

The Nam – Lettere dal fronte

Con il passare dei mesi il 1989 regala ai lettori nuove sorprese: non solo continua a pubblicare testate Marvel dedicate a personaggi della tv (G.I.JOE, arrivata nell’88, ALF, CONTE DACKULA), ma allarga anche il parco testate relativo all’Universo Marvel grazie all’aggiunta di WOLVERINE e SILVER SURFER. Anche in questo caso si tratta di storie della seconda metà degli anni ’80, che soprattutto nel caso del mensile del mutante artigliato provocano qualche problema a chi vuole seguire cronologicamente le vicende dei suoi eroi preferiti: sia la serie di Wolverine sia quella in appendice, la splendida EXCALIBUR, si svolgono dopo gli eventi della principale X-saga del 1988, La caduta dei mutanti. La Star però sta contemporaneamente pubblicando gli X-Men del 1981…
Per la cronaca, in appendice a SILVER SURFER trova spazio Thor, con l’inizio del ciclo di Walt Simonson, già più vicino cronologicamente ai cicli pubblicati dalla Star. Particolarità di queste ultime due testate è il formato, che di lì a poco sarà lo stesso per ogni titolo Marvel Play Press: brossurato a 64 pagine (al costo di 3000 £).
La Play, in sostanza, nel solo 1989 edita un buon numero di titoli, unendo quantità a qualità: è innegabile che gran parte delle sue pubblicazioni presentino materiale di buon livello, il che non può che far bene agli appassionati di buon fumetto Marvel rimasti a secco per tre anni.
Ma… perché limitarsi alla Marvel? Nello stesso periodo anche la DC Comics è inesistente nelle edicole. Uniche eccezioni, le maggiori storie di Superman e Batman degli anni ’80 pubblicate dalla Rizzoli come inserti di Corto Maltese, un formato che scontenta tutti e che non permette alle icone DC di avere la popolarità che meriterebbero. Però rimane tutto il resto dell’Universo DC che nessuno sta sfruttando… nessuno, finché la Play non decide di metterci le mani.
Ma quella del 1990 è una storia che potremo ripassare la prossima volta… [CONTINUA]

* Nota di Batman Crime Solver sui film di Tim Burton. Se siete interessati, a Batman – Il ritorno film del 1992 diretto da Tim Burton, sequel di Batman (1989) e secondo capitolo della saga, sono a vostra disposizione degli articoli apparsi sul settimanale TV Sorrisi e Canzoni il 30 Agosto 1992. Fate clic qui.

Intervista esclusiva con Lorenzo Ruggiero

Lorenzo Ruggero

Lorenzo Ruggiero

Continua il viaggio di Batman Crime Solver nel mondo della nona arte italiana affermata all’estero. Questa è la volta di Lorenzo Ruggiero, di Napoli classe 1974 disegnatore di fumetti. Dopo aver frequentato la Scuola di Comix a Napoli, la Joe Kubert School a New York e dopo un’esperienza di due anni come visualizer presso uno studio di grafica pubblicitaria, nel 2002 entra a far parte del comics lab Innocent Victim con cui inizia il suo percorso professionale nel mondo dei fumetti, inchiostrando e colorando i due volumi Bonerest – Secondo Avvento e Bonerest – Denti affiancando altri due mostri sacri del panorama internazionale Giuseppe Camuncoli e Matteo Casali. Ora docente della Scuola Internazionale dei Comics. Ma per noi fans del Crociato Incappucciato, la lingua batte dove il dente duole, infatti il battesimo di sangue avviene poco dopo l’esordio per il mercato statunitense sulla serie Robin, The Dark Knight, Flash, 52, Robin-War Games, Batman-The Shadow Of Ra’s Al Ghul, Gotham City Sirens per la DC Comics/Warner Bros., oltre a tanti altri fumetti per casa Marvel. Delle Sirene di Gotham City vi avevamo già anticipato il lavoro in questo breve spazio dedicato ai fumetti. Tutti i lavori di Lorenzo sono interessanti, ma andiamolo a conoscere.

Ciao Lorenzo e benvenuto su Batman Crime Solver.

Ciao Stefano e un saluto ai lettori di Batman Crime Solver.

La mia presentazione è stata breve, ti va di integrarla un pochino? Raccontaci meglio i tuoi esordi.

L’esordio come professionista in questo settore  avvenuto in realtà un po’ per caso. Fin da piccolo ovviamente ho sempre avuto la passione per il disegno e per i fumetti, ma non pensavo assolutamente alla possibilità di intraprendere questo lavoro. Non ho fatto studi artistici, ma mi sono diplomato al Liceo Classico e successivamente mi sono iscritto alla facoltà di Giurisprudenza. Per cui, come facilmente puoi immaginare, la mia era solo una forte passione e nulla di più. Ho una formazione da autodidatta fino ai 23-24 anni. Periodo in cui mi iscrissi per hobby alla Scuola Italiana di Comix a Napoli. Da quel momento la mia strada ha iniziato a prendere una piega del tutto inaspettata.
I due anni alla scuola mi hanno fatto conoscere non solo tanti validi professionisti, ma hanno soprattutto fatto maturare in me un’incontenibile voglia di cercare di percorrere una direzione professionale in questo settore. E quindi tentare di trasformare quella che  sempre stata solo una grande passione nel lavoro della mia vita. Un bel salto nel vuoto, se pensi che comunque come ti dicevo prima ero iscritto all’Università ed ero anche in regola con gli esami. Insomma, un vero e proprio “sliding doors” come direbbero gli anglosassoni .
Quello che accadde dopo lo hai descritto tu con precisione nell’introduzione a questa nostra chiacchierata: una breve ma formativa esperienza presso uno studio di grafica in veste di visualizer, lo stage presso la prestigiosa Joe Kubert School a New York, durante il quale venni a contatto professionalmente per la prima volta con il mondo dei comics americani. Esperienza che – qualora ci fosse stato ancora qualche dubbio ha contribuito ulteriormente a far maturare in me la convinzione assoluta che quello fosse il mercato in cui avrei voluto lavorare.
In seguito ci fu poi l’esordio con il gruppo Innocent Victim. Con cui insieme a Matteo Casali e Giuseppe Camuncoli realizzai due volumi della serie Bonerest per Magic Press Edizioni.
A tal proposito, ogni volta che mi viene fatta una domanda sui miei esordi, mi preme sempre sottolineare la mia riconoscenza verso Matteo e Cammo. E’ grazie a loro se ho iniziato la mia carriera professionale. L’opportunità concessami di lavorare su Bonerest fu il mio cosiddetto “battesimo del fuoco” come professionista.
Con Cammo – successivamente all’uscita di Bonerest – ho poi collaborato ai miei primi lavori per gli Stati Uniti con DC Comics.
Lavori che hanno fatto da trampolino di lancio per la mia carriera nell’industria dei comics.

Batman Annual art by Lorenzo Ruggero

Batman Annual art by Lorenzo Ruggero

Quando eri ancora adolescente quali fumetti leggevi? Pensi abbiano influenzato il tuo modo di disegnare?

Più che adolescente direi quando ero ancora un bambino! Chi mi conosce sa che praticamente ho imparato a leggere sui fumetti. In primis quelli della Corno, storica casa editrice di Milano che pubblicava in Italia le serie della Marvel; e poi leggevo anche Topolino, Corriere dei Piccoli, Giornalino, Zagor, la cui casacca rossa con aquila sul petto mi colpì in edicola quando ero bambino e Dylan Dog che usci’ quando avevo 12 anni e ne rimasi a dir poco folgorato come credo molti ragazzini dell’epoca.
C’è da dire che per quelli della mia generazione i fumetti non erano solo una lettura per appassionati bensì una forma di intrattenimento per tutti. Le edicole esponevano tantissimi fumetti per tutti i gusti e per tutte le eta’.
Sicuramente quindi le mie letture – soprattutto supereroi – hanno indirettamente influenzato il mio modo di disegnare ed il mio storytelling. E’ come se avessi immagazzinato inconsciamente dall’eta’ di 7-8 anni una serie di immagini ed un “modo” nel fare fumetti che ho in seguito ritrovato e riscoperto sotto una lente professionale, una volta apprese le prime nozioni tecniche.
Ancora oggi sono un grande e onnivoro lettore di fumetti. Credo infatti, almeno per quanto mi riguarda, che sia molto difficile fare questo lavoro se non si hanno una conoscenza visiva ed un aggiornamento tecnico continuo su quello che viene prodotto e stampato.

Le Sirene di Gotham #23 Pagina 1 - Apparso qui in Italia su LE SIRENE DI GOTHAM N.4: Divisione

Le Sirene di Gotham #23  – Pagina 1 – Apparso qui in Italia su LE SIRENE DI GOTHAM N.4: Divisione edito da RW Lion

Come si arriva a disegnare il fumetto americano?

Molto semplicemente – si fa per dire – nello stesso modo con cui, se si ha talento, tanta perseveranza e anche un pizzico di fortuna, si può arrivare a disegnare per qualsiasi mercato: Francia, Italia ecc. Ovvero sottoponendo il proprio portfolio agli editor delle case editrici con cui si ha l’ambizione di lavorare. E nel caso in cui non si ancora pronti, fare comunque tesoro dei consigli che gli stessi editor possono dare. Torneranno utili per migliorare le proprie competenze tecniche. Non demoralizzarsi davanti ai primi inevitabili “no” e continuare ad esercitarsi affinchè si possa raggiungere in breve tempo quel livello tecnico che l’editore con cui vorresti lavorare richiede.
Nel mio caso è andata esattamente così. Il mio sogno è stato sempre quello di lavorare per il mercato americano, per cui ho investito il tempo successivo alla fine della scuola di fumetto disegnando e inchiostrando tavole su tavole e partecipando come visitatore ad un paio di edizioni del San Diego Comicon in California, una delle piu’ importanti convention di fumetti, film, serie tv e videogames del mondo. Con il mio portfolio sotto al braccio sottoponevo i miei lavori agli editor Marvel e DC. A volte ricevevo complimenti e a volte correzioni sul mio lavoro che mi facevano capire che non ero ancora pronto e cosa avrei dovuto aggiustare. Contemporaneamente feci delle prove di inchiostrazione su alcune tavole di Giuseppe Camuncoli per un talent search con cui Innocent Victim cercava nuovi autori con cui realizzare i suoi fumetti. Le prove piacquero e come si dice in questi casi “il resto  storia”.

Le Sirene di Gotham #23 Pagina 2 - Apparso qui in Italia su LE SIRENE DI GOTHAM N.4: Divisione edito da RW Lion

Le Sirene di Gotham #23 – Pagina 2 – Apparso qui in Italia su LE SIRENE DI GOTHAM N.4: Divisione edito da RW Lion

 

La domanda non posso non fartela. Ti piace Batman? Cosa ti piace di piu’ e cosa meno del personaggio?

Assolutamente si! A chi non piace Batman? Sicuramente gli aspetti che più apprezzo sono quelli legati al lato oscuro del personaggio. Il simbolo, l’estetica del costume. Quest’ultima parecchio inquietante ed efficace già nelle primissime strisce a fumetti di Bob Kane degli anni ’30, secondo me. Adoro il lato ossessivo della sua guerra al crimine. Un’ossessione che come tutti i fan del personaggio sanno, deriva dalla tragedia dei genitori uccisi sotto i suoi occhi, quando era ancora un bambino.
Per tutti questi aspetti sono un grande fan delle storie di Neal Adams degli anni ’70. In cui l’aspetto più oscuro e tenebroso del personaggio viene ripreso in tutta la sua forza. E adoro ovviamente le storie di Frank Miller ed il ciclo di Grant Morrison. Quest’ultimo, in particolar modo,  riuscito secondo me ad aggiungere aspetti nuovi alla psicologia di Wayne/Batman partendo dalla caratterizzazione iniziale di Bob Kane e tratteggiando Bruce Wayne come un uomo quasi ai limiti della pazzia.Inoltre, concorderai con me che Batman ha forse la gallery di villains più bella di qualsiasi altro personaggio dei fumetti.
Come contraltare non mi piacciono le storie degli anni ’50. Quelle troppo giocose e solari che hanno poi ispirato la famosa serie tv degli anni ’60. Anche se da piccolo adoravo quel telefilm!
E non apprezzo tanto le storie in cui gli si affianca un partner. Che sia Robin o altri. Per me Batman  un eroe solitario e tale dovrebbe rimanere. Mi fa sorridere affermare questa cosa. Soprattutto alla luce del fatto che come molti sanno il mio esordio con DC  avvenuto proprio sulla serie di Robin! Come puoi immaginare i nostri lettori sono cuoriosi di capire cosa si prova a disegnare un eroe come Batman, Robin e tutta la sagra famiglia.
Spesso mia moglie e i miei studenti scherzano sul fatto che mi piace usare metafore calcistiche per chiarire alcuni concetti. Faccio questa premessa per rispondere alla tua domanda. Lavorare su Batman e sul suo universo di personaggi è come giocare nel Real Madrid o nel Barcellona! Sei consapevole che stai lavorando su un’icona mondiale che tutti conoscono. Anche chi non è un abituale lettore di fumetti. Cerchi di dare il meglio sapendo che il personaggio di fantasia che stai disegnando in quel momento paradossalmente trascende le pagine che stai realizzando e acquista più importanza degli autori coinvolti. Lettori e appassionati pretendono giustamente che sia visualizzato sempre al meglio e non snaturato esteticamente rispetto alla visione originaria che lo ha reso celebre nel mondo.

Le Sirene di Gotham #23 Pagina 3 - Apparso qui in Italia su LE SIRENE DI GOTHAM N.4: Divisione edito da RW Lion

Le Sirene di Gotham #23- Pagina 3 – Apparso qui in Italia su LE SIRENE DI GOTHAM N.4: Divisione edito da RW Lion

Raccontaci del tuo rapporto con i colleghi di oltreoceano?

In questi 12 anni di carriera ho avuto il piacere di conoscere tanti colleghi ed editor straordinari. Sia professionalmente che sotto l’aspetto umano. Su tutti mi preme ricordare il grande Jim Lee, con cui ho avuto la fortuna insieme a Cammo di condividere lo studio nel breve periodo in cui si trasferi’ con la famiglia a Reggio Emilia. In studio in quel periodo c’era anche Lee Bermejo. Io ero all’inizio della mia carriera e le cose che ho imparato da loro o che mi sono state trasmesse anche solo indirettamente guardandoli lavorare sono state per me un privilegio immenso.
Tra tutti gli editor con cui ho lavorato in questi anni ricordo sempre con affetto Jeanine Schaefer. Una ragazza professionalmente e umanamente straordinaria, con cui ho avuto la fortuna di lavorare prima per DC Comics e in seguito quando passo’ alla Marvel sui personaggi della Casa delle Idee. Parlando sempre di editor, ho avuto anche il privilegio di lavorare con il grande Ralph Macchio poco prima che andasse in pensione. Per chi non lo sa, Ralph Macchio  uno dei più storici redattori della Marvel. Colui per intenderci che negli anni 70 e 80 curava il Daredevil di Frank Miller. C’ poi CB Cebulski a cui saro’ sempre riconoscente per la mia carriera in Marvel. Una persona straordinaria con cui condividere tantissimi interessi anche extra-lavorativi.
Ci sono poi, tra i colleghi italiani che lavorano per il mercato americano, alcuni con cui negli anni si è creata una vera e propria amicizia che va al di la’ della stima professionale.
I già citati Giuseppe Camuncoli e Matteo Casali, a cui aggiungo Gabriele Dell’Otto, Carmine Di Giandomenico, Fabrizio Fiorentino, Werther Dell’Edera, Michele Petrucci, Grazia Lobaccaro, Davide Gianfelice, Riccardo Burchielli, Simone Bianchi e Stefano Landini. Nel 2008, in occasione del film Batman “The Dark Knight” hai disegnato il concept art per due manifesti del film su di Cristopher Nolan.

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Come ti è arrivata la commission? Cosa hai pensato, ma soprattutto quali sono state le tue sensazioni durante la lavorazione?

La commission mi arrivo’ dall’editor con cui stavo lavorando all’epoca come inchiostratore per DC. Vide dei miei lavori come disegnatore e mi propose la cosa. Una volta ricevuto l’ok definitivo dagli studios della Warner iniziai i due concept. Inutile sottolineare l’eccitazione personale durante la lavorazione. Ma anche un po’ di paura nel non essere in grado di tirare fuori un prodotto che soddisfacesse le richieste esigenti della Warner Bros. Quando si lavora con gli studios cinematografici, infatti, il controllo  molto più severo rispetto alla produzione editoriale. Soprattutto perchè’ il risultato del tuo lavoro fara’ il giro del Mondo e sarà visto da tutti. Anche da chi non un lettore/appassionato di fumetti.

Le Sirene di Gotham #23 Pagina 7 - Apparso qui in Italia su LE SIRENE DI GOTHAM N.4: Divisione edito da RW Lion

Le Sirene di Gotham #23 Pagina 7 – Apparso qui in Italia su LE SIRENE DI GOTHAM N.4: Divisione edito da RW Lion

Attualmente sei docente alla Scuola Internazionale dei Comics. Che consigli puoi dare a chi si affaccia solo ora al mondo del disegno dei fumetti?

Di leggerne tanti e se non gli va, almeno di guardarseli, osservarli, cercare di capire i meccanismi che regolano lo storytelling, le inquadrature e la recitazione dei personaggi. Come già accennavo prima, credo sia molto difficile fare questo lavoro se non si leggono fumetti. E’ come voler fare lo chef senza avere la passione per la cucina ed il cibo.
Per fare fumetto non basta saper disegnare bene. Il fumetto è una specializzazione ulteriore del disegno che presuppone la conoscenza e l’apprendimento di regole ben precise. Apprendimento che puo’ risultare un po’ ostico se non si ha almeno una conoscenza visiva del medium o una abitudine da lettore. Per fortuna oggi il saper disegnare non per forza  è collegato al fare fumetti. Ci sono tanti altri lavori a cui poter aspirare. Charachter designer, visual art per video games, ad esempio.
Se si vuole fare questo lavoro bisogna avere tanta pazienza, perseveranza, spirito di sacrificio e soprattutto disegnare tante ore al giorno per migliorare le proprie tecniche.
Per fortuna il fumettista è  attualmente una professione ancora fondata sul concetto di meritocrazia. Se un ragazzo è bravo e si dimostra professionale ed affidabile – soprattutto nel rispettare le scadenze senza perdere la qualità del disegno – prima o poi avra’ la sua occasione.
Soprattutto oggi che con Internet le distanze comunicative con gli editori di tutto il Mondo quasi non esistono più.
La professionalita’ e lo spirito di sacrificio a cui accennavo prima non devono mai mancare. Nemmeno se già si  instaurato un rapporto lavorativo con un editore.
Non voglio fare discorsi da vecchio bacucco, ma purtroppo queste due componenti noto a volte che mancano in alcuni giovani esordienti.
Forse un po’ di colpa ce l’hanno anche i social network. Come ripeto sempre ai miei ragazzi non è importante quanti “like” riceve un tuo disegno o una tua tavola su Facebook, ma quanto possa piacere ad un editor tanto da convincerlo ad offrirti una seria opportunità di lavoro.

Le Sirene di Gotham #23 Pagina 18 – Apparso qui in Italia su LE SIRENE DI GOTHAM N.4: Divisione edito da RW Lion

Ti ringraziamo per la tua disponibilita’.

Figurati. Grazie a te e a Batman Crime Solver per l’attenzione.

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Le Sirene di Gotham #24 –  Pagina 20 – Apparso qui in Italia su LE SIRENE DI GOTHAM N.4: Divisione edito da RW Lion

Le Sirene di Gotham #24 - Apparso qui in Italia su LE SIRENE DI GOTHAM N.4: Divisione edito da RW Lion

Le Sirene di Gotham #26 – Pagina 2  Apparso qui in Italia su LE SIRENE DI GOTHAM N.4: Divisione edito da RW Lion

Joss Whedon ha pensato ad un Batman Movie al femminile invece di ‘Avengers: Age of Ultron’

Sappiamo bene quanto Joss Whedon, regista e sceneggiatore di Avengers, abbia a cuore la “causa femminista”.

Non molto tempo fa si era lasciato andare ad affermazioni circa l’antifemminismo negli Studios. Aveva infatti dichiarato: «C’è un genuino, recalcitrante, insostenibile sessismo e una tranquilla misoginia old-fashion che persiste. Di solito ti dicono: “Oh, le supereroine non funzionano, come quelle due che abbiamo fatto otto anni fa»

Da ciò si era anche ipotizzato che avrebbe potuto essere lui il regista di Captain Marvel.

Ma cosa avrebbe fatto il regista se non avesse dovuto dirigere Avengers: Age of Ultron?

Joss Whedon ha risposto così alla domanda: «Se non avessi diretto Avengers 2 per prima cosa avrei pensato ad un Batman al femminile! Cioè non proprio Batman, ma qualcosa di veramente cool! Una sola persona, non 10. Avrei fatto un action movie combinando tutte le cose che mi piacciono!»

Non è chiaro cosa intenda Whedon per Batman al femminile, si riferiva alla Batgirl Barbara Gordon? Alla Batwoman Bette Kane, o a una versione femminile di Bruce Wayne? Sarà questo il prossimo progetto del regista?

Fonte: [screencrush.com e comicbookmovie.com]

Batwoman per il Batman Silent Book disegnata da Elena Casagrande

Batwoman per il Batman Silent Book disegnata da Elena Casagrande

Carmine Infantino: ci lascia un grande esponente della nona arte

E’ nato un giorno di primavera e ci ha lasciato sempre nella stagione in cui gli alberi scrivono poesie, proprio come il suo tratto pennellava ogni sua opera. Giovedì 4 Aprile 2013, se n’è andato il massimo esponente del fumetto statunitense, Carmine Infantino, disegnatore di fumetti tra i più importanti in forza alla DC Comics e alla Marvel, la cui carriera di lungo corso durò dalla prima metà degli anni Quaranta fino alla prima metà degli anni Novanta.

Carmine Infantino è nato il 24 maggio 1925 a Brooklyn, New York, da genitori di origine italiana, e dopo avere studiato alla School of Industrial Art di Manhattan, ha esordito nel mondo dei comics nel 1942, all’età di sedici anni, inchiostrando la serie supereroistica Jack Frost, pubblicata dalla Timely, la casa editrice dalle cui ceneri nacque la Marvel. Dopo aver collaborato con diverse case editrici, nel 1947, ormai promosso a disegnatore, fu assunto dalla National, la futura DC Comics, per ideare graficamente la nuova eroina sexy Black Canary, creata dallo sceneggiatore Robert Kanigher. A quello stesso anno, risale il primo incontro fra Infantino e il personaggio del supereroe velocista Flash, al quale resterà per sempre legato. Nel corso della Golden Age, il nostro amato artista divenne il disegnatore regolare di diverse testate di supereroi, dal primo Green Lantern alla Justice Society of America.

In dieci anni ha prodotto serie minori di svariate ambientazioni.  Nel 1956 fu scelto dalla DC Comics per riproporre in chiave aggiornata il personaggio di Flash, su soggetto di Julius Schwartz e testi di Kanigher. Nella nuova versione, con il costume rosso e giallo e l’identità segreta dello scienziato frustrato Barry Allen, il velocista divenne uno dei personaggi di punta dell’attuale casa di Burbank, inaugurando tradizionalmente quella che gli storici del fumetto americano definiscono la Silver Age of Comic Books. Fu, infatti, in questa serie che vennero inseriti il concetto di multiverso (Earth-Two) e quella classificazione di “supereroe con super problemi” che contraddistinse da quel momento i fumetti del genere, facendo da apripista alla competizione con la Marvel.

Il successo di Flash lanciò Infantino come uno degli artisti più prestigiosi della DC Comics, tanto che gli furono assegnate, tra il 1964 e il 1975, le matite di numerosi albi di Batman, che acquistò uno stile più moderno, mettendo in disparte gli aspetti più stravaganti in favore di quelli polizieschi e introspettivi. Nel 1967 Infantino diede vita, su testi di Arnold Drake, all’antieroe dark Deadman, che fece scalpore perché rappresentava, per la prima volta in un fumetto, la droga, sfidando in qualche modo la Comics Code Authority. Nel frattempo Infantino era stato promosso direttore editoriale della DC Comics, e affiancò l’attività di disegnatore a quella di manager: a lui si deve, tra le altre cose, l’introduzione di giovani talenti come Neal Adams, al quale fu assegnata la serie di Deadman, e Dennis O’Neil.

 

Verso la seconda metà degli anni Settanta, dopo un ventennio di gloria alla DC Comics, Infantino preferì tornare un artista freelance, disegnando storie horror per la Warren (Creepy, Eerie, Vampirella) e iniziando a collaborare con la concorrente Marvel. Per la Casa delle Idee, l’artista diede vita, su testi di Jim Shooter, al mercenario amorale Paladin, introdotto sulle pagine di Daredevil nel 1978, e disegnò saltuariamente storie degli Avengers, di Ghost Rider e di Howard The Duck, tra gli altri, senza però lasciare il segno.

Fu con la nuova serie di Spider Woman, di cui divenne il disegnatore regolare per 20 numeri, dal 1978 al 1979, che Infantino raggiunse livelli pari a quelli risalenti al periodo in cui era sotto contratto con la DC. Molti anni prima di diventare membro degli Avengers, la sexy eroina aracnoide (nessuna parentela con il più famoso Spider Man) svolazzava nel suo costume attillato in questa serie dai toni dark, molto violenta e dal forte sottinteso sessuale, in cui il tratto nervoso e dinamico dell’artista di origine italiana illustra perfettamente le sceneggiature da incubo del fantasioso Marv Wolfman.

Negli anni Ottanta, conclusa l’avventura alla Marvel, Infantino tornò alla DC Comics e al suo personaggio preferito, Flash, occupandosi delle matite della serie regolare fra il 1981 e il 1985, fino alla sua cancellazione. Da allora sfoltì le sue partecipazioni, l’ultima delle quali risale al 1993, con la pregevole miniserie spionistica Danger Trail, scritta da Len Wein. Negli anni Novanta, prima della pensione, fu insegnante alla School of Visual Arts di Manhattan, dove ebbe l’opportunità di mettere a disposizione degli artisti più giovani il suo talento e la sua esperienza.

Dopo una terza età trascorsa fra convention fumettistiche e pubblicazioni di libri monografici sulla sua arte, Carmine Infantino è morto nel silenzio della sua casa di Manhattan, lo scorso 4 aprile, all’età di 87 anni. La sua multiforme figura di disegnatore, di editore e talent scout ha varcato cinquant’anni di storia dei fumetti, lasciando una dimostrazione di assoluto valore che ha rivoluzionato e dato nuova linfa al compromesso tra l’arte visiva e il prodotto seriale della grande industria del fumetto.

Batman Natale: intervista con Barbara Ciardo

FOTO_BarbaraCiardoBarbara Ciardo, nasce sotto il segno dell’arte a Napoli 29 anni fa. Si occupa da sempre di arte visuale sotto qualunque forma artistica che abbia come risultato un oggetto visibile, pertanto i suoi interessi variano e spaziano su tutto ciò che riguarda la comunicazione visiva e il linguaggio delle immagini, passando dalle produzioni per bambini fino ad arrivare a quelle per adulti. Il suo bagaglio specialistico, per la sua giovane età risulta impressionante. I suoi inizi professionali si svolgono presso lo studio GG di Giuliano Monni che le ha conferito il giusto background per potersi proporre alla Marvel Comics, colorando alcuni albi di “She Hulk” e “Secret Invasion Frontline” disegnati da Pasquale Qualano Vincenzo Cucca e Marco Castiello. Per quanto riguarda l’arte sequenziale Barbara, in seguito ha avuto l’opportunità di diventare colorista per le principali testate della DC Comics, tra cui anche l’attuale Before Watchman. La nostra attenzione di lettori di fumetti, si sofferma proprio sulla sua ultima fatica proprio in casa del nostro amato uomo pipistrello: Batman Natale, opera liberamente ispirata al celebre romanzo di Charles Dickens, Canto di Natale (A Chrismas Carol) e della quale sono rimasto completamente affascinato. Il suo lavoro si sposa in modo sfavillante con l’arte del disegnatore Lee Bermejo e con la sua delicatezza e cromaticità dei colori, Barbara, da vita ad una storia che si fa leggere e guardare in un solo respiro. Anche stavolta la reinterpretazione di questa favola per bambini riesce ad arrivare dritta al cuore degli adulti, per sensibilità narrativa grafica e esposizione.

Batman: Natale di Lee Bermejo e colori di Barbara Ciardo

Batman: Natale di Lee Bermejo e colori di Barbara Ciardo

Stefano: “Ciao Barbara e benvenuta sul nostro blog Batman Crime Solver”.

Ciao Stefano, grazie per avermi invitata:)

Stefano: “Ci puoi raccontare l’inizio della tua carriera e quale e’ stato il tuo primo lavoro da professionista?”

Dopo le pubblicazioni d’esordio con il GG Studio, il primo ingaggio è avvenuto da parte dell’editrice statunitense Wildstorm. Avevo da poco conosciuto Lee Bermejo che mi propose di colorare due sue copertine per la miniserie “The Texas Chainsaw Massacre”.


Stefano: “Come ci si prepara a colorare una tavola. Qual è la tua impostazione di base?”

Dopo aver raccolto un po’ di immagini di riferimento per la palette (tavola di colori), il primo passaggio pratico consiste nel colorare la tavola con tinte piatte (“flats”) che permettono di selezionare le singole parti dell’immagine e costituiscono il livello di base a cui aggiungo successivamente su più livelli, luci, ombre, eventuali textures ed effetti.

Stefano: “Raccontaci come è nato il tuo rapporto di lavoro con la DC Comics e quale e’ stata la tua sensazione quando la stessa casa editrice ti ha proposto di lavorare in esclusiva.

Un po’ di tempo dopo il primo lavoro per la Wildstorm, Lee mi propose di colorare una storia di Superman che sarebbe stata pubblicata sul Wednesday Comics, un fumetto in dodici numeri formato newspaper realizzato da vari team creativi.
Il lavoro fatto su quelle tavole è stato molto apprezzato e mi ha aperto la strada verso un rapporto più continuativo con la casa editrice, che mi ha accolto come parte di una grande famiglia. Avere quella proposta ha significato molto per me; un simile attestato di stima è più gratificante di qualsiasi premio.


Stefano: “Rivelaci del tuo incontro con il buon Lee Bermejo.”

Ho incontrato Lee per la prima volta nel 2006 alla fiera Mantova Comics and Games. Conoscevo già il suo lavoro ma non il suo aspetto per cui ricordo che alcuni colleghi mi segnalarono la sua presenza nell’artist alley e mi consigliarono di mostrargli il mio lavoro. Fortunatamente ho seguito il suggerimento, perché quell’incontro ha segnato l’inizio di una serie di grandi soddisfazioni professionali.

Stefano: “Che sensazioni hai provato durante la lavorazione di Batman Natale.”

Un misto di sensazioni positive, direi. La voglia di dare il meglio su una pubblicazione di alto profilo e il piacere di lavorare su personaggi come Batman, Superman, Joker e Catwoman tutti insieme in un’inusuale Gotham natalizia. Mi sono divertita.
Inoltre ho potuto dedicare molto tempo ad ogni singola tavola e questo mi ha dato la possibilità di realizzare qualcosa che mi soddisfacesse completamente alla fine.

Stefano: “Quali sono state le difficoltà che hai incontrato durante la lavorazione.”

Non ricordo difficoltà particolari anche perché ho avuto un confronto diretto con Lee su ogni tavola e questo ci ha garantito di essere in sintonia sull’aspetto grafico finale del fumetto.

Stefano: “Cosa pensi del personaggio di Batman?”

Da bambina ne ero terrorizzata; ricordo che andai con la mia famiglia al cinema a vedere il primo Batman e a metà film chiesi a mio padre di uscire dalla sala. Non ho voluto rivedere il film per diversi anni in quanto trovavo inquietanti sia il personaggio che il suo universo. Da adulta ho recuperato parte del materiale legato al mito di Batman, l’ho rivalutato e ne ho scoperto il fascino, mai immaginando che avrei avuto con lui un incontro così ravvicinato…

Stefano: “C’e’ qualcosa che ti piacerebbe colorare, oltre ai lavori che hai gia’ fatto?”

Ci sono diversi disegnatori con cui mi piacerebbe collaborare; ma se dovessi scegliere in base alla storia, non mi dispiacerebbe colorare qualcosa di surreale, di onirico che mi desse modo si sperimentare tecniche e stili diversi diversi anche nella stessa pagina.

Stefano: “Fai una tua personale classifica dei fumetti e dei cartoni animati da piu’ amati.”

I cartoni animati li elenco per gruppi, non distinguendo però tra film e serie…

1. Produzioni Disney
2. Produzioni statunitensi varie: Looney Tunes and Merrie Melodies, Batman: the Animated Series, Ninja Turtles, Filmation’s Ghostbusters, The Real Ghostbusters.
3. Produzioni giapponesi: lista infinita…
4. Produzioni Hanna & Barbera: anche qui non saprei quali scegliere…
Queste preferenze sono legate più che altro alla mia infanzia; attualmente sto vedendo molti piccoli studi indipendenti che fanno delle cose fantastiche con l’animazione…vorrei solo avere lo stesso tempo che avevo a 10 anni da dedicare alla visione…interi pomeriggi, che nostalgia:)
Per i fumetti non riesco a fare una classifica ordinata. Tra quelli che ho letto o riletto di recente ci sono alcuni titoli che inserirei comunque nella top list, ma in ordine sparso: Nausicaa (Vigna/Serio), Il Gusto Del Cloro (Vives), From Hell (Moore-Campbell), Moby Dick (Sienkiewicz), Blankets (Thompson), i volumi a fumetti di Scott McCloud, Black Sad (Guarnido), Portugal (Pedrosa)…mi fermo ma ce ne sarebbero parecchi altri…:)

Stefano: “Vuoi salutare i lettori del nostro blog?”

Un saluto a tutti e alla prossima! 😉

A voi la galleria di alcune immagini che ci ha trasmesso Barbara:

Batman: Natale

Batman: Natale

Batman: Natale

Batman: Natale

Batman: Natale

Batman: Natale