Batman: La leggenda

Tra i tanti libri che ho in casa dedicati al Cavaliere Oscuro, ce ne è uno del tutto italiano che risalta per qualità ed impegno profuso: Batman: la leggenda. Ricordo ancora quando in un freddo e piovoso ottobre dell’ormai lontano 1999, durante Lucca Comics, mi sono imbattuto casualmente in questo volume che mi ha permesso di ampliare la mia conoscenza. Per i ragazzi che mi leggono devo dire che all’epoca internet era solo agli albori. 😉
Così, preso da nostalgia, ma soprattutto per farvi conoscere questo bellissimo gioiello, grazie all’uso di Facebook, ho potuto contattare Valentina Semprini e Egisto Quinti Seriacopi, che all’epoca si sono presi la briga di realizzare un saggio che ritengo valido a tutt’oggi perché è un approfondimento al personaggio di Batman a 360°: fumetti, film, serie animate, gadgets e quanto altro ruotava fino al momento della pubblicazione intorno al vigilante di Gotham City. Inoltre come omaggio extra c’era una cartolina con un Batman spietato, dipinta dal bravissimo e ancor più giovane Gabriele Dell’Otto.

Stefano:  Ciao Valentina ed Egisto, grazie per aver accettato il mio invito e benvenuti tra le pagine di Batman Crime Solver.

Valentina:  Grazie a te! È bello tornare a parlare di fumetti dopo un po’ che non mi capitava.

Egisto:  Fortunata Valentina, ultimamente ne parlo e me ne occupo forse troppo spesso, anche se rimane una delle cose che preferisco fare oltre al mio lavoro.

 

Stefano:  Presentatevi al nostro pubblico. Chi è Valentina Semprini?

Valentina:  Una nerd. Non troppo grave (quello irrecuperabile è Egisto), ma sempre nerd. Che, per una serie di circostanze, ha trovato il modo di convogliare questa essenza nerd in qualcosa di più scientifico e costruttivo. Sono stata folgorata sulla via dell’Università dal mio impatto con la semiotica, che ha condizionato tutte le mie scelte successive: esami, tesine, piano di studi, tesi di laurea con Umberto Eco (poi divenuta un libro, “Bam! Sock!” pubblicato nel 2006 da Tunuè). Non c’è attività professionale degli ultimi diciotto anni (incluso l’adattamento di dialoghi per serie animate giapponesi, a lungo la mia principale fonte di sostentamento) che non sia partita da lì. A distanza di tanto tempo, è ancora ciò che mi da un’identità, perfino ora che mi sono ritirata “a vita privata” e mi sto divertendo a esplorare il mio lato creativo, sotto pseudonimo (vedi www.velmastarling.com). Il lato critico e saggistico voleva prendersi una pausa.

 

Stefano:  Parlami anche di quando facevi parte dello staff di Cartoon Club.

Valentina:  Ho iniziato nel 1997, fresca di laurea, e sono rimasta nello staff della manifestazione fino al 2014. Di anno in anno mi sono occupata di allestire mostre (spesso condividendo sfiancanti maratone notturne con Egisto e altri colleghi), curare i concorsi per i cortometraggi animati, tenere i contatti con gli ospiti internazionali, redigere cataloghi (quasi sempre in co-editing con Paolo Guiducci o Sabrina Zanetti), gestire il sito internet del festival… insomma mi sono adattata a ricoprire i ruoli di cui c’era bisogno. La cosa di cui vado più fiera è la creazione del Premio “Franco Fossati” per la saggistica sul fumetto. Parallelamente all’attività con Cartoon Club c’è stato il ruolo di caporedattrice per la rivista “Fumo di China”, che ho ricoperto per una decina d’anni.

 

Stefano: E chi è Egisto Quinti Seriacopi, fuori e dentro Cartoon Club?

Egisto: Quante pagine abbiamo a disposizione? La mia passione per il Fumetto è un imprinting infantile. Mia madre per farmi addormentare mi leggeva gli albi della casa editrice Nerbini, che appartenevano a mio padre. Vista la mia età, a volte censurava e reinterpretava alcune situazioni (per l’epoca decisamente osé, oggi letture per l’infanzia) del Flash Gordon di Alex Raymond, e ogni tanto mi mostrava le figure. La fortuna di avere una famiglia di lettori onnivori. La passione per il disegno e gli studi mi hanno portato all’Accademia di Belle Arti, per poi vendermi – ma non del tutto – alla grafica pubblicitaria e infine per approfondire questa qualifica nel settore del marketing e discipline annesse. Il fumetto ha sempre scandito la mia vita. Linus è stata la mia scuola, il mio mentore. Lucca il luogo dove ho dato risposte a tutte le mie domande su questo straordinario linguaggio, complesso e articolato. Insieme a colleghi appartenenti alla “setta” di chi aveva intuito da tempo che il Fumetto oltre ad uno strumento di intrattenimento era un linguaggio Artistico, ci ha portato a realizzare diverse iniziative. Fra queste certamente la più interessante da un punto di vista della lettura di questo linguaggio è stata “FRATELLIRIBELLI”. Era il titolo di una performance audiovisiva dove intere storie a fumetti sono state sonorizzate da un gruppo di doppiatori, con suoni, musiche ed effetti speciali. Abbiamo lavorato su “Dylan Dog: Memorie dall’invisibile”, “Nathan Never: Vampyrus” dello straordinario Nicola Mari, “Batman: Arkham Asylum”, “Martin Mystère: Di tutti i colori”, “Daredevil: La morte di Electra” (il ciclo di Miller), “Una ballata del mare salato” di Hugo Pratt, “Fuochi” di Lorenzo Mattotti e tante altre. FRATELLIRIBELLI ha girato il belpaese, dal Museo Revoltella di Trieste al Palazzo delle Esposizioni di Roma, e presso altre manifestazioni a fumetti o di cinema di animazione italiane fino ad approdare a Cartoon Club. Era il 1995 quando ho presentato la prima serie di queste proiezioni presso la sala del Baraccano a Bologna. Per quegli anni era una formula di pura avanguardia esplorativa di questo linguaggio e delle sue possibilità espressive. A seguire, mostre e iniziative presso altre città italiane: Casacomix a Casalecchio di Reno, Moncalieri Comics a Torino. E Riminicomix, la mostra mercato di Cartoon Club, l’unica che apre al pubblico alle 17:00 e chiude alle 01:00. Siamo a Rimini e ci siamo adeguati alla vita notturna della città. Quest’anno compie venti anni d’ininterrotto successo e costante crescita. Fra le altre cose interessanti che mi fanno sentire come uno che nel suo piccolo ha fatto qualche cosa per questo linguaggio è l’essere oggi dentro il comitato scientifico della Biennale del Disegno di Rimini alla voce “Fumetto”, per la quale ho avuto il piacere di portare a rimini mostre di Lorenzo Mattotti, Hugo Pratt, e per questa edizione 2016 Andrea Pazienza. Ho scritto interventi per “Fumo di China” e ideato la collana editoriale ABACO. Gestisco una piccola casa editrice che pubblica ovviamente fumetti, la DADA Editore. Ho recentemente scritto un libro, per la casa editrice Hermatena, dal titolo “Slurp! A tavola con il fumetto”, con la Dott.ssa Paola Parenti, grande appassionata ed esperta di cucina. Dimenticavo! ho anche un lavoro, sono art director dell’agenzia di comunicazione e marketing Dienneà.

Stefano: Avete inaugurato la collana ABACO nel 1999, curando un volume dal titolo “Batman: la Leggenda” per Cartoon Club Editore di Rimini. Potete raccontarci come è nata la vostra collaborazione e perché un libro su Batman?

Valentina & Egisto:  Lavoravano entrambi per Cartoon Club già da qualche tempo e per i 60 anni di Batman avevamo pensato di mettere in piedi una mostra, come sempre dotata di catalogo. Poi ci siamo resi conto che, vista la qualità dei pezzi che avremmo esposto, serviva un volume dall’aspetto imponente, autorevole. E non solo: se l’esperimento Batman fosse riuscito, magari avremmo potuto produrre altri volumi diversi dai ‘soliti’ cataloghi: cosa poi avvenuta con “L’oro di Zio Paperone”, scritto da un quartetto di superesperti disneyani. Purtroppo l’avventura si fermò lì, perché la produzione di ogni singolo volume comportava una mole di lavoro superiore a quelle che erano allora le nostre forze. Qualche anno fa però abbiamo lavorato insieme a un volume dal titolo “The Art of the Rat”, dedicato al Rat-Man di Leo Ortolani colorato da suo fratello Larry, che per taglio e formato può essere considerato anche lui un ABACO.

 

Stefano: Il volume edito da Cartoon Club raccoglie una serie di saggi, affidati a competenti autori, e una serie d’immagini-omaggio create per l’occasione. Parlatecene nel dettaglio.

Valentina & Egisto:  Prima parlavamo di qualità dei pezzi perché avevamo chiesto dei disegni inediti, realizzati appositamente per la mostra, a diversi disegnatori che ci erano sembrati adatti a rapportarsi col personaggio, non importa che fossero esordienti o affermati, sconosciuti o famosi. Tra loro, nomi come Lorenzo Mattotti, Sergio Toppi, Davide Fabbri, César, Massimilano Frezzato, Vanna Vinci, Nicola Mari. Ciascuno di loro ha risposto con entusiasmo, abbiamo raccolto decine di piccole opere d’arte. Come minimo, il livello dei contributi saggistici doveva essere altrettanto alto. Abbiamo contattato collaboratori di vecchia data ma anche persone nuove, scelte in ambiti estranei al fumetto, proprio per ottenere sguardi originali e inediti sul personaggio. “Batman: la Leggenda” doveva essere da una parte un compendio chiaro ed esaustivo sulla vita editoriale e narrativa del Cavaliere Oscuro, dall’altro una raccolta di spunti destinati a suggerire analisi e approcci mai tentati prima.

 

Stefano:  Personalmente ricordo di aver comprato quel libro all’interno del Palasport di Lucca, quando Lucca Comics aveva ancora due edizioni (quella primaverile e quella autunnale). In regalo c’era una bella cartolina disegnata da Gabriele Dell’Otto…

Valentina:  …con cui ci mise in contatto Marco Pellitteri, un caro amico oltre che eccellente saggista e ricercatore. Un giorno mi chiama e mi dice di conoscere un disegnatore emergente, tale Dell’Otto, uno destinato a fare strada, che ha pronto un disegno bellissimo di Batman a colori, e ci chiede se siamo interessati a inserirlo nel volume. Ci fa avere l’immagine e restiamo a bocca aperta. Solo che eravamo ormai avanti con l’impaginazione, altri due disegni a colori erano già stati destinati a cover e quarta di copertina. Così, a quel punto a Egisto viene un’illuminazione…

Egisto:  Quell’illustrazione era una meraviglia, non potevamo scartarla. Pubblicarla in bianco e nero all’interno del volume avrebbe significato sacrificare gran parte del suo fascino. Così ho pensato: perché non farne una cartolina? Un gadget aggiuntivo.

Stefano:  Guarda caso il titolo di questo bellissimo saggio su Batman ha lo stesso titolo che RW Lion ha scelto per propagandare la propria collana dedicata alla raccolta dei grandi classici. Che effetto vi ha fatto quando avete ascoltato lo spot in tv?

Valentina:  Ho sorriso. Batman È una leggenda, non potevamo certo mantenere il monopolio di quel titolo. Senza contare che una delle serie USA del personaggio, “Legends of the Dark Knight”, punta proprio sullo stesso concetto.

Egisto: Quando lo scegliemmo, questo titolo, era un termine che usciva spontaneo, direttamente dal cuore e dalla mente, nei confronti di quella che era ed è come dice Valentina un’icona nel panorama del Fumetto internazionale. Il suo fascino e la sua personalità di “personaggio” rimangono intatte e straordinariamente contemporanee, nonostante alcuni cali di qualità narrativa e grafica, impossibili da evitare vista la grande produzione di storie. Divertente pensare che forse i ragazzi della RW abbiano letto il nostro saggio, o che lo abbiano almeno visto in giro.

 

Stefano: All’epoca si festeggiava il sessantesimo della comparsa di Batman. Tante cose sono cambiate nel frattempo…

Valentina:  Il Bat-cosmo si è espanso, anche e soprattutto grazie alle trasposizioni cinematografiche. La trilogia di Christopher Nolan ha reso il personaggio ancora più noto, universale. Film di prossima uscita come il cross-over con Superman e quello sulla Justice League ne consacreranno ulteriormente la caratura. La serie televisiva “Gotham” ne esplora il background. A volte mi chiedo se ci sia ancora spazio per i fumetti, in questo proliferare di schermi grandi e piccoli. E mi rispondo: forse meno di prima, ma tutto dipende dagli autori. Il “Dark Knight” di Miller e il “Killing Joke” di Moore hanno una trentina d’anni e sono ancora attualissimi. Con un personaggio simile ci sono sempre nuovi margini di manovra.

 

Egisto:  La trilogia di Nolan, grazie all’interpretazione straordinaria di Christian Bale (Bruce Wayne / Batman) e Michael Caine (Alfred Pennyworth), ha dato nuova linfa ed energia al personaggio sia cinematografico che cartaceo. Nel contemporaneo la sinergia dei vari mezzi e/o strumenti di comunicazione è talmente vasta che trovo difficile definire un futuro per il Fumetto e il suo supporto editoriale, la carta stampata. Non credo che la produzione di storie scritte e disegnate terminerà mai. Tutto quello che di artistico nasce dalla mente e dalla creatività umana è un’esigenza primordiale che mi porta a considerarla un mezzo per lasciare il segno della propria presenza, della propria cultura, del tempo in cui abbiamo vissuto o viviamo. Muteranno i supporti ma non cesseremo di produrre Arte, tantomeno quella a Fumetti.

 

Stefano:  Cosa ti piace del personaggio di Batman e spiegacene le ragioni.

Valentina:  Mi piace il fatto che non abbia superpoteri in senso stretto. Che dal punto di vista della sua attività di supereroe sia una sorta di self-made-man. Che tante storie ne esplorino il lato borderline, senza il quale un soggetto del genere non sarebbe credibile. Che, nonostante il carattere cupo e solitario, spesso si circondi di una bat-family forse un po’ disfunzionale (i vari Robin, Nightwing, Huntress, Catwoman eccetera non sono proprio dei modelli di equilibrio e razionalità) ma ricca di motivazioni e capace di fare gioco di squadra. E soprattutto mi piace l’idea alla base del personaggio: usare l’arma principale dei criminali, la paura, contro di loro.

Egisto:  Concordo con valentina e le sue preferenze, ci troviamo perfettamente allineati su questo. Aggiungo solo che personalmente amo soprattutto il lato borderline di Batman e quel suo essere saltuariamente schizofrenico.

 

Stefano:  Quale è la storia di Batman che preferisci in assoluto e perché?

Valentina:  Questa domanda ti qualifica come un sadico torturatore. Conosciamo tutti le pietre miliari come il “Dark Knight”, il “Killing Joke“, “Year One” eccetera, e fra quelle è quasi impossibile decidere (Egisto, tu ci riesci?). Io però ho un debole per lo story-arc “Hush” di Jeph Loeb e Jim Lee, perché tira in ballo i comprimari più importanti della Bat-family, oltre a un certo numero di storici avversari: quindi è una storia molto corale, cosa che incontra i miei gusti. E poi il tratto di Jim Lee mi fa impazzire.

Egisto:   In cima alla classifica delle preferenze campeggia luminosa come una stella cometa “Arkham Asylum”: una folle dimora in un folle mondo… Scritto e sceneggiato da Grant Morrison, illustrato e co-sceneggiato da Dave McKean, di cui apprezzo tutto il lavoro grafico, narrativo, artistico e cinematografico. Avevo accennato del mio apprezzamento alla schizofrenia di Batman & co, vero? Poco dopo la sua prima pubblicazione in Italia (febbraio 1997 Play Press), questo graphic novel è stato tradotto in una straordinaria performance audiovisiva di FRATELLIRIBELLI (come ti dicevo poco fa) che riscosse un successo di pubblico straordinario. Fu talmente eccezionale l’affluenza che dovemmo replicare la sera successiva, non avendo la sala del Baraccano di Bologna una capienza adeguata a contenere tutto il pubblico pervenuto. Delle tante produzioni realizzate è certamente una delle più suggestive. A seguire, tutta l’opera di Miller.

Stefano:  Fai una tua personale classifica dei fumetti e dei cartoni animati da più amati.

Valentina:   L’avevo detto, che eri un sadico. Va bè, ci provo, in rigoroso ordine sparso. Fumetti: quasi tutte le opere di Alan Moore e Frank Miller. “Preacher” di Garth Ennis. La “Saga di Paperon de’ Paperoni” firmata da Don Rosa. La “Storia del West” di Gino D’Antonio. Le parodie disneyane di Silvia Ziche. Gli “X-Men” di Chris Claremont, gli “Avengers” di Brian Bendis. A scatola chiusa, qualunque cosa firmata da Giancarlo Berardi, Terry Moore, Neil Gaiman. E poi non sto citando pietre miliari come “Asterix”, “Maus”, “L’Eternauta”… niente da fare, sono troppi! Cartoni animati: conservo un amore viscerale per i vecchi robottoni giapponesi, “Goldrake” in primis. Poi “Ghost in the Shell”. Parecchi lungometraggi disneyani, alcuni outsider come “The Book Of Life” di Jorge Gutierrez o “Balto” di Simon Wells. Classici immortali come la “Linea” di Osvaldo Cavandoli. E un posticino speciale per una serie giapponese non conosciutissima, “Claymore” (tratta dal manga di Norihiro Yagi). Primo perché l’adattamento italiano in gran parte l’ho curato io, secondo perché è stata fra gli spunti che mi hanno indotta a riprendere il mio antico amore per il fantasy e ad esplorare il lato creativo di cui ti parlavo prima.

Egisto:  Sono d’accordo con Valentina, il tuo mi sembra accanimento terapeutico! Dunque: anch’io metto fra i primi cartoni animati preferiti tutti i robottoni di Go Nagai, da Mazinga a Ufo Robot Goldrake. Della mitica Disney di un tempo ciò che considero il suo capolavoro cinematografico, “La carica dei 101”. Di quella di oggi, “I Robinson”. Leggo troppo e di tutto, fra il “tanto” direi che faccio prima a dichiarare che tutto ciò che è stato pubblicato in Italia di Miller, Moore ed Ennis l’ho letto, ma di Alan Moore “Fashion Beast” è fra i miei preferiti. Il fumetto franco belga, con il Blueberry di Jean “Mœbius” Giraud, in vetta alla classifica di questa scuola. “Blake e Mortimer” di Edgar P.Jacobs, “Asterix”, “Tin Tin” di Hergé. Poi sempre di Mœbius “Il Garage ermetico di Jerry Cornelius” del periodo Métal Hurlant. La saga di Paperon de’ Paperoni di Carl Barks, decisamente migliore di quella di Don Rosa (dai… scateniamo la polemica).

Valentina:  Adesso non cominciare, che non ne usciamo più.

Egisto: Poi tutti i graphic novel di Will Eisner, e tutta la sua produzione (compreso Spirit) di cui rileggo spesso “Contratto con Dio”. Però rileggo spesso anche “Akira” di Katsuhiro Otomo, e ne riguardo il bellissimo lungometraggio di animazione. Entrando nel panorama dei manga c’è “Crying Freeman” di Kazuo Koike e Ryòichi Ikegami, “Planets” di Makoto Yukimura, “Berserk” di Kentaro Miura. “Una Ballata del mare salato” di HP e tutta la sua produzione, anche senza l’affascinante Corto Maltese. Sono un fan fondamentalista del “Rat-Man” di Leo Ortolani, del “Ken Parker” di Berardi e Milazzo, di “Orfani” e relative stagioni connesse di Recchioni e Mammucari. Passando ai suopereroi…

Valentina:  Egisto, non abbiamo tutto il giorno…

Egisto: Lo “Spider-Man” di Romita Senior e Junior, “I Fantastici Quattro” del periodo Jak Kirby e sempre di The King, “Capitan America”, “Gli Eterni”, “Kamandi”. Poi “Silver Surfer” di Sal Buscema, “Nick Fury” del costruttivista pop Steranko. Infine Batman: dei suoi tanti cicli narrativi apprezzo quelli di Jim Aparo, Neal Adams, Jim Lee che lo ipertrofizza consegnandolo virtualmente nelle mani di Frank Miller che lo ri-consegna alla storia dei comics statunitensi invecchiandolo anagraficamente ma rendendolo più giovane artisticamente. Basta… mi fermo qui, ma avviso che potrei proseguire.

Valentina:  Ma va’? Non si capiva!

 

Stefano: Volete salutare i lettori del nostro blog?

Valentina:  Li saluto cordialmente, ma soprattutto li ringrazio per aver avuto la pazienza di leggere queste elucubrazioni. E se qualcuno di loro vuole leggere “Batman: la Leggenda”, sappia che presso la sede di Cartoon Club / Fumo di China, ce n’è ancora qualche copia disponibile.  🙂

Egisto:  Ottima operazione di marketing promotion, io non avrei saputo fare di meglio, pur non mancando di esperienza. Io aggiungerei anche le mie personali scuse: non si dovrebbero sottoporre gli amici di Fumetto a tanta crudele tortura.

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Batman: in arrivo una serie tv dedicata ad Alfred

L’universo di Batman sembra fonte di continua ispirazione, infatti pare che, oggi, tv e cinema ne hanno esplorato praticamente ogni singolo aspetto. Al cosiddetto pozzo del franchise però, non è mai sfuggito il personaggio di Alfred Pennyworth, il fedele maggiordomo e tutore di Bruce Wayne dal passato spesso oscuro. Infatti, sin dagli anni 90, ricordo che il personaggio del fedele di casa Wayne, era inserito nella Batcaverna includeva in esclusiva la action figure di Alfred…che modestamente ancora conservo gelosamente.
Il franchise è proseguito negli anni e ora il sito internet Bleeding Cool ci informa che titolo “Pennyworth” è stato recentemente depositato dalla Dc Comics per una possibile serie tv spin-off. Ma a quale dei mondi di Batman attualmente attivi farà riferimento non è dato ancora sapere.
La serie “Pennyworth” potrebbe raccontare dell’Alfred di Gotham interpretato da Sean Pertwee, oppure di quello impersonato da Jeremy Irons nel Batman v Superman che sta per arrivare nelle nostre sale. Oppure, potrebbe trattarsi di un Alfred nuovo di zecca, che attinga a piene mani anche da altri Alfred quali quello di Alan Napier (versione anni 60), Michael Caine (versione Nolan) o Michael Gough (versione Burton) o direttamente dai fumetti. Ma presto ne sapremo certamente di più.

Alfred cura Batman

Buon compleanno, Alfred! Michael Caine festeggia oggi il suo 83° compleanno

Sir Maurice Joseph Micklewhite Jr in arte Michael Caine è un attore britannico veterano con decenni di esperienza, apparso in decine di film in tutta la sua carriera. Noi fan di Batman lo ricordiamo soprattutto per la celebre interpretazione di Alfred Pennyworth, fedele maggiordomo di Bruce Wayne, nella trilogia de Il Cavaliere Oscuro (https://batmancrimesolver.wordpress.com/about/), la cui interpretazione nel nuovo film Batman v Superman sarà di Geremie Irons. L’Alfred di Caine era un personaggio molto particolare in Batman Begins, Il cavaliere oscuro e The Dark Knight Rises, fungeva quasi da guida a Batman durante la guerra contro il crimine.

La collaborazione di Michael Caine con il regista della trilogia, Christopher Nolan, ha portato al coinvolgimento dello stesso Caine in ogni film diretto dal grande regista a partire dal film del 2005 di Batman Begins. Caine è apparso infatti anche in The Prestige, Inception, e, più recentemente, Interstellar.

Un altro ruolo importante per Caine in ambito fumettistico è stata la sua interpretazione in Kingsman: Secret Service. Nell’adattamento della serie di fumetti di Mark Millar “The Secret Service”, interpretava Arthur. I suoi altri ruoli notevoli includono Nigel Powers in Austin Powers: Gold Member e Scrooge in The Muppet Christmas Carol. Nato a Londra, Inghilterra, Caine raggiunge la notorietà internazionale sul finire degli anni sessanta con Alfie (1966) di Lewis Gilbert, e bissa il successo nel decennio successivo con pellicole quali Carter (1971), L’uomo che volle farsi re (1975) e Quell’ultimo ponte (1978). In età matura, dagli anni ottanta, riceve i principali riconoscimenti della carriera, un BAFTA Award e un Golden Globe per Rita, Rita, Rita (1983) e soprattutto il primo dei due Oscar, grazie al ruolo di Elliot, perdutamente innamorato della cognata, in Hannah e le sue sorelle di Woody Allen (1986).

Riceve un secondo premio Oscar come miglior attore non protagonista per l’interpretazione di un medico abortista in Le regole della casa del sidro (1999).

Alfred a Firenze

Jeremy Irons sul ruolo di Alfred in Batman v Superman

Empire Magazine riporta alcune dichiarazioni del grande Jeremy Irons, che porta una nuova ventata di aria fresca per il ruolo di Alfred, il maggiordomo di Batman. “Sapevo di dover trovare un altro punto di vista su Alfred,” ha detto Irons. “Così ho pensato a lui con il mio aspetto.”
E ‘chiaro che l’incarnazione del veterano attore inglese sarà molto diversa dalle versioni Michael Caine/Michael Gough. “Alfred ha vissuto più di Bruce, e quindi forse ha una prospettiva più chiara della vita”, ha detto il il 67enne attore.

Jeremy Irons, in questi giorni al cinema con La Corrispondenza di Giuseppe Tornatore, ma molto atteso dai fans DC Comics per il suo ruolo in Batman v Superman Dawn of Justice, aggiunge:”Avendo ricoperto il ruolo di genitore per il ricco Bruce Wayne, per lui è importante anche proteggerlo. E per coloro che hanno cresciuto figli, sappiamo quanto può essere difficile.”

Da quello che ha rivelato Irons, il suo Alfred non vivrà nella Wayne Manor, che da ciò che abbiamo visto sembra bruciata e distrutta, ma vivrà in una residenza in riva a un lago. “Il mio Alfred è un uomo che può fare qualsiasi cosa, se deve.”

Per maggiori informazioni sul nuovo Alfred vi rimandiamo anche alla nostra anticipazione sul suo ruolo. Fate click qui.

Alfred Pennyworth – Jeremy Irons | Comic Icons

Alfred Pennyworth – Jeremy Irons | Comic Icons

Le location di Batman Begins – Film Locations for Batman Begins

Secondo appuntamento in questa fantastica rubrica riguardante le location dei film di Batman, oggi andremo a scoprire i luoghi famosi all’interno del primo film di Christopher Nolan, Batman Begisn del 2004!

Gotham City (già ricreata sul set per i film di Tim Burton) è un mix di art deco sinistramente vicino a Chicago e Londra, costruita in maniera impressionante tra gli Shepperton Studios e in uno dei due hangar giganteschi a Cardington, a un paio di chilometri a sud est di Bedford nel Bedfordshire. Entrambi i film successivi, “Il Cavaliere Oscuro” e “Il Cavaliere Oscuro il Ritorno”, si tornò a girare a Cardington.
Wayne Manor, dopo i suoi precedenti soggiorni negli Stati Uniti, torna nel Regno Unito. E le Mentmore Towers in Mentmore, nel Buckinghamshire, è niente meno che l’esterno del palazzo-orgia che compare nel film di Stanley Kubrick “Eyes Wide Shut”.

La prigione nepalese, invece, in cui Bruce Wayne (Christian Bale) conosce in un faccia a faccia Henri Ducard (Liam Neeson), è Coalhouse Fort, East Tilbury, nell’Essex. Questa fortezza vittoriana, costruita intorno al 1870, aveva lo scopo di proteggere Londra dagli invasori francesi. Oggi si trova in un piacevole parco verde, sulla riva nord del Tamigi, protetta dal suo fossato. Ci sono giorni occasionali di apertura ed eventi, in cui si può dare un’occhiata all’interno. Il forte è un paio di km a sud della stazione ferroviaria di East Tilbury.
Siamo in Islanda, invece, per le scene che rappresentano l’Himalaya tibetano, zone scelte per la desolazione del paesaggio, zone dove Wayne fugge per cercare il misterioso capo della Setta delle Ombre Ras’ Al Ghul (Ken Watanabe). Le scene sono state girate a Öræfasveit, Vatnajökuls e Svínafellsjökuls. Anche se un set esterno è stato costruito a Cardington, la parte dove Ducard insegna a Wayen l’uso della spada è stata filmata davvero sul ghiaccio di un lago delle zone islandesi.
Tornando a Gotham, la Wayne Enterprises è stata ripresa da Chicago. Essa è il punto di riferimento dell’intera città, situata sulla 141 West Jackson Boulevard, ai piedi di LaSalle Street.
Il teatro lirico, in cui si spaventò il giovane Bruce Wayne ospita di solito commedie leggere. È il Garrick Theatre, Charing Cross Road, WC2, nel cuore del West End di Londra. L’omicidio dei genitori di Bruce da Joe Chill è stato girato a Cardington.
Gli uffici al primo piano del “Building Farmiloe”, 28-36 St John Street, Clerkenwell, sono stati trasformati nella stazione della Polizia di Gotham, dove operava l’allora sergente Gordon (Gary Oldman). L’edificio è stato riutilizzato anche per il film “Shanghai”e per entrambi i sequel, “The Dark Knight” e “The Dark Knight Rises”. Christopher Nolan ha usato il “Farmiloe” anche nel film “Inception” con Leonardo Di Caprio, come una farmacia.
Il tribunale, in cui Joe Chill viene processato, è una mix di luoghi. L’esterno elaborato è a Chicago: il Palazzo Jewelers, 35 East Wacker Drive, sul fiume di Chicago.
Altro luogo importante è quello dove Batman consegna il boss Falcone (Tom Wilkinson) alla giustizia, luogo dal quale l’uomo pipistrello può sorvegliare la città dall’alto. Costruito nel 1926 come centro per il commercio dei diamanti, una delle caratteristiche di sicurezza di tale torre era un ascensore enorme con un’ampia capienza di carico. Secondo la leggenda, era uno dei palazzi frequentati al tempo da Al Capone.
L’atrio del Tribunale, in cui viene ucciso Chill da uno degli uomini di Falcone, prima che lo facesse Bruce Wayne, è la “Senate House”, all’Università di Londra, Malet Street.
La posizione viene ripresa per il sequel di The Dark Knight. Si dice che l’esterno abbia ispirato il look del film di George Orwell “1984”, e in effetti è usato nel film di Michael Radford. Non è normalmente aperto al pubblico.
Il molo di Gotham, dove Bruce Wayne fa la sua prima vera e propria apparizione nei panni di Batman, è Docks Tilbury in Essex, luogo già utilizzato in “Indiana Jones e l’ultima crociata” come laguna di Venezia.
Lucius Fox (Morgan Freeman), mostra la Tumbler, la Batmobile (anche se non è mai stata indicata come tale nel film), nello spazio vasto e vuoto della sala eventi presso il Centro ExCel, del Centro esposizioni e congressi dei Docklands.
Più avanti nel film, Bruce Wayne, da sempre indicato come playboy, si imbatte in Rachel Dawes (Katie Holmes) al ristorante “Plateau” di Terence Conran, al quarto piano del Canada Place. Come si può notare dal film, si tratta di un ristorante di ampio design, con una splendida vista su Canary Wharf. L’esterno del ristorante, tra l’altro, non è Docklands, ma CityPoint, in Ropemaker Street vicino Moorgate. Questo è anche il luogo dove Woody Allen e Scarlett Johansson spiano Hugh Jackman in “Scoop”.
Il Manicomio di Arkham è a Londra. L’esterno è ripreso dall’Istituto Nazionale per la ricerca medica, Ridgeway, a Burtonhole Lane, Mill Hill, NW7, a nord di Londra.
Il vano scala interno, in cui la squadra SWAT è attaccato da uno stormo di pipistrelli, però, è l’elaborata scala gotica di St. Pancras Chambers, originariamente appartenenva al “Sir George Gilbert Scott Midland Grand Hotel”, un palazzo sontuoso di lusso per i viaggiatori vittoriani.
Da quando ha aperto nel 1873, l’hotel è stato ben presto chiuso. Ironia della sorte, la solida costruzione dell’edificio ha portato alla sua rovina. Incapace di portare miglioramenti moderni come il bagno privato e il riscaldamento centrale, l’hotel ha inevitabilmente chiuso. Solo un restauro radicale ha riportato a farlo essere un hotel di lusso. Questo luogo si potrebbe anche riconoscere nella scala elaborata del primo video delle Spice Girls, “Wannabe”.
L’interno gotico industriale del laboratorio dell’Arkham Asylum, in cui il dottor Crane, alias lo Spaventapasseri, (Cillian Murphy) produce grandi quantità di allucinogeno, è stato girato nella stazione di pompaggio di Abbey Mills, Abbey Lane, E15, a West Ham. Si tratta di una stazione di pompaggio delle acque reflue, anche se i vittoriani non erano tipi da star molto dietro alle decorazioni. Costruito nel 1860 come parte del sistema fognario, dall’ingegnere Joseph Bazalgette, essa è giustamente considerata come una delle più grandi meraviglie dell’era industriale.
Dopo che Rachel viene avvelenata dalla tossina di Crane, Batman deve portarla nella Batcaverna per darle un antidoto. Passerà per una via stranamente tortuosa attraverso il Loop di Chicago.
Uno degli edifici sullo sfondo è la “US Post Office” dove fece irruzione Eliot Ness e compagni nel film colossal di Brian De Palma “Gli intoccabili”.
L’inseguimento prosegue fino a due miglia da un tratto di strada nel centro di Waukegan, a nord della città. Collegamento stradale di Chicago che non è mai stato ultimato, il che rende questo tratto di strada ideale per le riprese.

Second appointment with film locations of Gotham City in Batman Begins.

‘Gotham City’ (recreated on sets for the Tim Burton films) is a mix of sinisterly deco locations around Chicago and London, knitted seamlessly together, as well as some pretty impressive sets at Shepperton Studios and in one of the two gigantic airship hangars at Cardington, a couple of miles southeast of Bedford in Bedfordshire (rail: Bedford, from London Euston or King’s Cross). Both subsequent films, The Dark Knight and The Dark Knight Rises, returned to Cardington.
Forget Wham!, Pow! and 60s camp. And even Burton’s darkly Gothic Batman starts to look lightweight. Christopher Nolan (Memento) – famously working without a second unit – delivers a grittily realistic reboot of the Caped Crusader myth.
‘Wayne Manor’, after its previous sojourns in the US, returns to the UK. It’s Mentmore Towers in Mentmore, Buckinghamshire, the exterior of the ‘Long Island’ orgy mansion in Stanley Kubrick’s Eyes Wide Shut and seen as a restaurant in Terry Gilliam’s Brazil.
The ‘Bhutanese’ prison, in which Bruce Wayne (Christian Bale) hits rock-bottom before being found by Henri Ducard (Liam Neeson), is Coalhouse Fort, East Tilbury, in Essex. The Victorian fort, built around 1870, was intended to protect London from French invaders. It stands now in a pleasant green park on the north bank of the Thames, protected by its moat. There are occasional open days and events when you can take a look inside. The fort is a couple of miles south of East Tilbury railway station, past the village of East Tilbury itself (rail: East Tilbury, from London Fenchurch Street).
It’s off to Iceland for the ‘Tibetan Himalayas’ scenes – chosen for the landscape’s volcanic bleakness – where Wayne flees to seek counsel with the mysterious ninja leader Ra’s Al Ghul (Ken Watanabe), which were filmed at Öræfasveit, Vatnajökuls and Svínafellsjökuls. Although an exterior set was built at Cardington, the swordfight between Wayne and Ducard really was filmed on the location’s glacial ice.
The ‘Wayne Enterprises’ HQ towering over the city is Chicago. It’s the landmark Board of Trade Building, 141 West Jackson Boulevard, at the foot of LaSalle Street.
The ‘Gotham’ opera house, in which a young Bruce Wayne is spooked by an unfortunately bat-infested production, is more usually home to light comedy. It’s the Garrick Theatre, Charing Cross Road, WC2, in the heart of London’s West End (Tube: Leicester Square, Northern and Piccadilly Lines). The murder of Bruce’s parents by Joe Chill was filmed on the ‘Gotham’ street set at Cardington.
The first floor offices of the The Farmiloe Building, 28-36 St John Street, Clerkenwell, were transformed into ‘Gotham City Police Station’, in which Sergeant Gordon (Gary Oldman) works and, with an eye to economy, the film’s ‘Shanghai’ warehouse was filmed in the same building, and both sequels, The Dark Knight and The Dark Knight Rises, return to the location. Christopher Nolan also used the Farmiloe as the pharmacy in Inception.
You might have seen the Italianate Victorian frontage of the building as the ‘Trans Siberian’ restaurant of ruthless patriarch Semyon (Armin Mueller-Stahl) in David Cronenberg’s Eastern Promises.
But after visiting Sergeant Gordon, Bruce Wayne’s disappearance into the night was filmed on the rooftops of the buildings on the south side of West Lake Street at the junction with Franklin Street in Chicago.
The ‘City of Gotham State Courts’, in which Joe Chill stands trial, is a mixture of locations. The elaborate exterior is Chicago: the Jewelers Building, 35 East Wacker Drive, on the Chicago River. Much later, after delivering up crime boss Falcone (Tom Wilkinson) to the law, Batman surveys the city from atop the skyscraper’s elaborate ornamentation.
Built in 1926 as a centre for the diamond business, one of the tower’s security features was a huge lift which could carry cars up to the 22nd floor before the precious cargo needed to be unloaded (though this was dismantled in the early 40s). It’s dome once housed the Stratosphere Lounge, a speakeasy owned – according to legend – by Al Capone.
The ‘Gotham courts’ lobby, in which Chill is gunned down by one of Falcone’s lackeys before a vengeful Bruce Wayne can do the job himself, is Senate House, University of London, Malet Street, seen as ‘New York’ in Tony Scott’s vampire flick The Hunger, and the king’s bunker in Richard Loncraine’s Richard III, with ian McKellen.
The location is revisited for sequel The Dark Knight. Its brutalist exterior is said to have inspired the look of the ‘Ministry of Truth’ in George Orwell’s Nineteen Eighty-Four, and indeed it is used in Michael Radford’s 1984 film version. It’s not normally open to the public.
The Gotham’ docks, where Bruce Wayne makes his first fully-fledged appearance as Batman, is Tilbury Docks in Essex (which you’ve probably seen in Indiana Jones and the Last Crusade, as the ‘Venice’ waterfront).
Lucius Fox (Morgan Freeman) demonstrates the Tumbler, later to become the Batmobile (though it’s never referred to as such in the film), in the vast and empty space of the Event Hall at the ExCel Centre, the Exhibition and Conference Centre in the glossy new Docklands highrise complex.
Conveniently for the filmmakers, Bruce Wayne, in debauched playboy mode, bumps into Rachel Dawes (Katie Holmes) in Terence Conran’s restaurant Plateau, on the fourth floor of Canada Place, Canada Square, in the same complex. As you can see from the film, it’s a designer restaurant with great views over Canary Wharf.
The exterior of the restaurant, by the way, isn’t Docklands at all, but CityPoint, Ropemaker Street near Moorgate. The same striking ‘eyelid’ entrance also stands in for Docklands as the quarantined area in 28 Weeks Later… This is also where Woody Allen and Scarlett Johansson spy on Hugh Jackman in Scoop.
There’s quite a bit of location trickery with Dr Crane’s asylum. ‘The Narrows’ is reached by Chicago’s Franklin Street Bridge, at the northern end of Franklin Street, linking the Loop to the Near North Side area (CTA: Clark/Lake Station; Blue, Orange, Pink, Green, Brown and Purple Lines). Like London’s Tower Bridge, it’s a bascule bridge in two sections, which can be raised to allow river traffic – or to seal off the Narrows, of course…
‘Arkham Asylum’ itself, though, is in London. The exterior is the severe 40s-style National Institute for Medical Research, the Ridgeway at Burtonhole Lane, Mill Hill, NW7 (Tube: Mill Hill East, Northern line), north London.
The interior stairwell, where the SWAT team encounters a flock of bats, though, is the elaborate Gothic stairwell of St Pancras Chambers, attached to St Pancras Station, Euston Road, London NW1, originally Sir George Gilbert Scott’s Midland Grand Hotel, a lavish palace of luxury for Victorian travellers.
The last word in comfort when it opened in 1873, the hotel was soon overtaken by changing demands. Ironically, the building’s solid construction proved its downfall. Unable to accommodate such modern improvements as en-suite bathrooms and central heating, the hotel inevitably closed down.
Its ceilings were boarded over, its lavish rooms divided up into offices, and in the sixties the wildly unfashionable extravaganza came close to being demolished. Grade I listing finally ensured its survival and radical restoration means that it is functioning as a luxury hotel once again.
St Pancras Chambers was an asylum, too, in Richard Attenborough’s 1992 biopic Chaplin, in which Charlie’s mother (Geraldine Chaplin) is confined after her mental breakdown, and was also seen in the 1976 WWII melodrama Voyage of the Damned, and in Robert Bierman’s 1997 film of George Orwell’s Keep the Aspidistra Flying, with Richard E Grant.
Oh, and you might also recognise the elaborate stairwell from the first Spice Girls video, Wannabe.
The industrial Gothic interior of the ‘Arkham Asylum’ laboratory, in which Dr Crane, aka The Scarecrow, (Cillian Murphy) manufactures vast quantities of ‘psychotropic hallucinogen’, was filmed in the Abbey Mills Pumping Station, Abbey Lane, E15, in West Ham. It’s a sewage pumping station, but the Victorians were not ones to stint on the decoration. Built in the 1860s as part of engineer Joseph Bazalgette’s new sewerage system, it’s rightly regarded as one of the great – if not glamorous – wonders of the industrial age.
The London sewers slope gently from west to east, so that the contents flow naturally under gravity, but this means that on reaching the East End, they are deep underground. The function of this strikingly Byzantine facility was simply to pump vast amounts of poo high enough for it to flow downhill away from the city and into the Thames.
The station has since been used for the filming of Gerald McMorrow’s dystopian sci-fi Franklyn, with Eva Green, Sam Riley and Ryan Phillippe.
After Rachel receives a nasty sample of The Scarecrow’s panic-inducing toxin, Batman races to get her to the antidote – but by a strangely circuitous route through the Chicago Loop.
From the Franklin Street Bridge, he’s suddenly careering west, about seven blocks to the south, on Jackson Boulevard at LaSalle Street (which is right in front of the building used as ‘Wayne Enterprises’), then heading north on LaSalle Street itself (towards the same spot) before swerving east into West Quincy Street (a dead end).
The grand pillared building in the background here, by the way, is the ‘US Post Office’ raided by Eliot Ness and crew in Brian de Palma’s The Untouchables.
He takes a short cut, into the Randolph and Wells Parking Garage, North Wells Street between Randolph and Lake Streets in the northwest section of the Loop, swirling up the circular ramp for the spectacular rooftop chase (largely filmed in the studio using miniatures).
The chase continues along Lower Wacker Drive, the lower level of the double-decker highway bordering the Chicago River, running along the northwest border of the Loop, and onto the ‘Gotham freeway’ – which is the Amstutz Expressway, a two-mile stretch of highway in downtown Waukegan, north of the city. The highway’s intended link to Chicago was never built, which makes the near-forgotten stretch of road ideal for filming.

Next week new appointment with the film locations of The Dark Knight!

Batman Begins il raffronto con i fumetti

Vi proponiamo un interessante articolo sul film Batman Begins, in cui sono riportati tutti i raffronti con il fumetto di Batman. Il pezzo e’ tratto da Cinecomics e scritto da Stefano Dell’Unto.

Dopo aver diretto l’ottimo thriller Insomnia per la Warner Bros., il regista inglese Christopher Nolan si fece avanti quando seppe che la casa di produzione voleva riavviare il franchise di Batman, annientato dalle pessime pellicole di Joel Schumacher. Nolan desiderava una trasposizione ultrarealistica e considerava i film precedenti sul personaggio meri esercizi di stile piuttosto che storie drammatiche incentrate sul protagonista. Il regista intendeva realizzare un reboot e portare per la prima volta sullo schermo le origini del personaggio ma, pur essendo un fan di Batman, non era un esperto di fumetti. Si rivolse allora allo sceneggiatore David S. Goyer che, a proposito di cinecomics, aveva scritto Il Corvo 2 e la trilogia di Blade di cui stava per dirigere il terzo capitolo. Nolan e Goyer vennero ingaggiati dalla Warner all’inizio del 2003.

Dopo aver visionato tonnellate di materiale su Batman negli uffici della DC, Nolan e Goyer decisero di prendere spunto principalmente da tre opere: The Man Who Falls (L’uomo che cade), una storia breve scritta da Dennis O’Neil e Dick Giordano nell’89 e che racconta rapidamente le peregrinazioni e l’addestramento di Bruce in giro per il mondo dopo aver lasciato Gotham; Batman: Anno Uno di Frank Miller che rilegge gli inizi dell’attività del vigilante in chiave tangibile, e Il Lungo Halloween di Jeph Loeb e Tim Sale, seguito del lavoro di Miller che approfondisce la faida mafiosa a Gotham e la trasformazione del procuratore distrettuale Harvey Dent in Due Facce.

Nolan e Goyer si trovarono d’accordo nel porre al centro della storia la componente più umana e realistica. Nella sceneggiatura vennero sviluppate due tematiche fondamentali per il percorso intimo di Bruce Wayne: il potere della paura e la differenza tra giustizia e vendetta. Goyer voleva che il pubblico si affezionasse tanto a Batman quanto a Bruce Wayne e che il personaggio fosse interessante anche quando non indossava il costume. Inoltre, l’idea di un uomo che usa un’identità segreta per combattere il crimine doveva essere originale, per questo Nolan decise che nel suo universo non dovevano esserci altri supereroi. Lo script venne tenuto segreto con l’uso del falso titolo “The intimidation game” e i produttori dovettero andare a casa di Nolan per poterlo leggere.

Il regista decise di ispirarsi al Superman di Richard Donner sia per il realismo che per il sontuoso cast di supporto ai personaggi principali. L’attore inglese Christian Bale era interessato al ruolo di Batman fin da quando il progetto era nelle mani di Darren Aronofsky che lo aveva abbandonato per dedicarsi a Requiem for a Dream. Bale piacque subito a Nolan per il suo approccio controllato all’aggressività di Batman. L’attore criticò aspramente i precedenti film sul Cavaliere Oscuro che avevano concesso troppo spazio ai villains. Studiò meticolosamente il fumetto, entrò nella psicologia del personaggio e lavorò sulle sue pose e i suoi movimenti.

Nella complessa trasformazione interiore sviluppata attraverso un percorso di maturazione, il personaggio richiese una quadrupla interpretazione di Bale. All’inizio c’è un Bruce giovane, vendicativo ed arrabbiato che desidera uccidere l’assassino dei suoi genitori, poi l’uomo in fase di transizione, combattuto tra il senso di colpa, il rancore e la sete di giustizia, che cerca con dedizione la sua strada durante l’addestramento nella Setta delle Ombre, quindi il Batman rabbioso, ormai consapevole della propria missione e, infine, il finto playboy sopra le righe per mascherare la sua vera personalità che, tragicamente, vien fuori solo quando combatte il crimine.

Bale era reduce dalla sua performance estrema ne L’uomo senza sonno (The Machinist) per la quale si era ridotto pelle e ossa. Iniziò così a lavorare sul fisico raggiungendo cento chili di peso che risultarono addirittura eccessivi, somigliando più ad un wrestler che a un lottatore di arti marziali, tanto che sul set iniziarono a chiamarlo per scherzo “Fatman”. Venne riportato ad uno stato ottimale di forma lavorando su resistenza e tono muscolare. Nolan non voleva che la tecnica di combattimento di Batman risultasse una coreografia elegante e spettacolare ma uno stile più brutale e concreto. Buster Reeves, campione mondiale di ju-jitsu, suggerì il keysi, un’arte marziale nuova ed in evoluzione, basata in special modo sull’uso di gomiti e pugni e che incanala la furia emotiva del lottatore.

Bruce decide di usare l’icona del pipistrello, che lo spaventa fin da quand’era piccolo, per terrorizzare i criminali. Fondamentale risultò quindi il costume realizzato da Lindy Hemming. Nolan intedeva mostrare Batman come un’ombra rapida e animalesca e voleva che il costume fosse spaventoso e funzionale, che trascendesse il semplice essere umano che lo indossava. Nella storia, venne ideata una tenuta da combattimento militare subacquea in carbonfibra con interni ad alta tecnologia che impedisce al corpo di scendere sotto una certa temperatura. Bruce la copre poi di spray al lattice nero per rimuovere la traccia di calore e renderla invisibile agli infrarossi. L’idea della stoffa del mantello che s’irrigidisce se attraversata da una corrente si basa su autentici studi militari.

Venne fatto un calco del corpo di Bale da cui fu ricavato un modello in gesso, scomposto e trasformato nelle componenti in gomma espansa. Sullo schermo, l’espressione del cappuccio rivela la rabbia interiore del personaggio, il collo enorme sembra quello di una bestia feroce, il mantello in seta di nylon per paracaduti, resistente all’acqua ed imbottita di peletti, sembra vera pelle di animale. Il costume si rivelò comodo ma anche abbastanza caldo da procurare dei mal di testa a Bale che l’attore sfruttava per sfogare la furia di Batman. Affermò di sentirsi trasformare in un animale quando indossava il costume.

La back-story dei genitori di Bruce venne particolarmente approfondita. Come nel fumetto, il dottor Thomas Wayne e sua moglie Martha, interpretati da Linus Roache e Sara Stewart, sono una coppia filantropica che usa le risorse della multinazionale Waynecorp. per aiutare i bisognosi. Nel film, i due hanno salvato Gotham dalla crisi economica, primo tentativo di Ra’s Al Ghul di distruggere la città. Com’è noto, Thomas e Martha vengono uccisi da un ladruncolo davanti agli occhi del piccolo Bruce all’uscita del cinema dove hanno assistito a Il segno di Zorro, figura che avrebbe poi ispirato Batman. Nolan eliminò quest’idea e optò per una serata all’opera. Durante la rappresentazione del Mefistofele di Boito, Bruce, il piccolo Gus Lewis, si spaventa per alcuni ballerini travestiti da pipistrello e chiede ai genitori di uscire. Nel vicolo sul retro del teatro s’imbattono in Joe Chill che, tentando di rapinarli, li uccide. Seppure indirettamente, la paura di Bruce ha portato alla morte dei suoi genitori amplificando il suo senso di colpa. La sequenza dell’omicidio è pressoché identica al fumetto.

Primo tra gli alleati di Batman è il fido maggiordomo Alfred Pennyworth, interpretato da un altro attore inglese, come lo è del resto il personaggio, il grande Michael Caine. Anche se non venne portata sullo schermo, Caine creò una sua personale back-story per il personaggio che secondo lui aveva militato nello Special Air Service britannico rendendolo così più efficiente e risoluto rispetto alle precedenti incarnazioni cinematografiche, gli conferì forza ed eleganza e lo rese molto più fedele alla controparte fumettistica, figura paterna per Bruce dopo la morte dei genitori e dotato di un sottile humour tipicamente anglosassone.

Il sergente Jim Gordon, futuro commissario, è chiaramente ispirato alla versione di Frank Miller in Batman: Anno Uno. Inflessibile idealista in un dipartimento in cui dilaga la corruzione, si tratta di un uomo stressato, perennemente teso, genuino e fallibile. Fu Nolan a scegliere Gary Oldman per il ruolo. Nonostante l’attore sia noto per aver interpretato spesso figure negative, riuscì a trasformarsi in Gordon sia fisicamente che psicologicamente rendendolo meno duro e violento rispetto alla controparte fumettistica. Il personaggio risultò anche più puro moralmente. Basti pensare che, nel fumetto, Gordon tradisce la moglie Barbara con la collega Sarah Essen mentre nel film è assolutamente fedele agli affetti e alla sua figura istituzionale.

Lucius Fox, amministratore delegato della Wayne Enterprises, nel film è stato espulso dal consiglio d’amministrazione e relegato alla sezione ricerca e sviluppo dal corrotto dirigente Richard Earle. Interpretato dal sempre carismatico Morgan Freeman, Fox è fedele agli ideali di Thomas Wayne e fornisce a Bruce gli strumenti ipertecnologici per diventare Batman. Fox non sa esattamente quali siano gli scopi di Bruce e il tacito patto che lega i due rende il loro rapporto molto più interessante rispetto al fumetto.

L’idea di inserire il procuratore distrettuale Harvey Dent fu scartata perché non avrebbe avuto lo spazio necessario. Venne rimpiazzato dal personaggio femminile del film, Rachel Dawes, amica d’infanzia di Bruce nonché assistente del p. d. Carl Finch. Con il volto della bella Katie Holmes, Rachel non è la solita donzella in pericolo ma una figura forte e determinata, la persona che sa leggere meglio nel cuore di Bruce. Lo rimprovera quando è assetato di vendetta richiamandolo sulla retta via e, in seguito, capisce che il ragazzo di cui era innamorata non c’è più, rimpiazzato dalla personalità oscura che esprime nelle vesti di Batman. Il personaggio sembra trarre spunto, solo nel nome, da Rachel Caspian, figura femminile di Batman: Anno Due che Bruce sarebbe in procinto di sposare se non fosse che la donna decide di prendere i voti per espiare i peccati del padre, il vigilante omicida Mietitore.

Nolan e Goyer furono molto attenti a non inserire nel film villains che fossero già apparsi nella precedente serie cinematografica. Antagonista principale è Ra’s Al Ghul che nel fumetto è ritenuto da Batman non il suo peggior nemico, titolo che spetta al Joker, ma il più pericoloso. Si tratta di un potente arabo, il cui nome significa “Testa del Demone”, divenuto immortale grazie agli alchemici Pozzi di Lazzaro. A capo della Setta degli Assassini, il suo scopo è quello di utilizzare le proprie ingenti risorse per sterminare oltre il 90 percento della popolazione mondiale e ristabilire un perfetto equilibrio ambientale. Nella sua prima apparizione Ra’s scopre l’identità segreta di Batman, che chiama con ammirazione “detective”, e vorrebbe che si unisse a lui sposando sua figlia Talia. L’eroe naturalmente si oppone ai piani del malvagio instaurando un rapporto di reciproco timore e rispetto con lui e un legame di amore e odio con la ragazza scaturito nella nascita del figlio Damian, il nuovo Robin.

Nel film, Ra’s è interpretato da uno straordinario Liam Neeson e sono stati evitati tutti i riferimenti al medioriente e alla “Jihad” del Demone nel delicato momento storico post-11 settembre. L’uomo si presenta a Bruce sotto le mentite spoglie di Ducard, emissario di Ra’s che si offre di addestrarlo e di farlo entrare nella Setta delle Ombre, un clan ninjitsu come nel fumetto. Come già nell’Episodio I di Star Wars, Neeson si cala perfettamente nel ruolo del mentore, insegnando a Bruce come liberarsi dalle proprie paure ed instillarle negli avversari. Il rapporto tra i due si logora quando Bruce scopre che la Setta vuole distruggere Gotham considerandola ormai irrimediabilmente corrotta. Dunque, nonostante le differenze con il materiale originale, il concetto di base è lo stesso: effettuare un genocidio per un bene superiore. L’eroe ha maturato un codice d’onore secondo il quale non uccide. Qui sta il confine tra la giustizia, rappresentata da Batman, e la vendetta che sospinge Ra’s, privato della moglie da un gruppo di assassini proprio come viene raccontato nel fumetto.

Per preservare il colpo di scena nel finale del film, dove si scopre che Ducard è in realtà Ra’s Al Ghul, Nolan sapeva di dover rendere credibile il falso Ra’s all’inizio della storia. Se fosse stato interpretato da uno sconosciuto, il pubblico non ci sarebbe mai cascato. Uno spiritato Ken Watanabe fornì una performance breve ma magistrale. Il personaggio è chiaramente ispirato a quello del Sensei che, nel fumetto, è stato secondo di Ra’s a capo della Lega degli Assassini prima di contendergli il comando. Sempre nell’opera originale, Henri Ducard non è un’identità fittizia bensì un investigatore francese che insegna le sue tecniche a Bruce fino a tradire la sua fiducia rivelandosi un killer prezzolato. Le similitudini con il personaggio del film sono evidenti.

Nella tematica così ben sviluppata della paura, si inserisce perfettamente come antagonista lo Spaventapasseri. Jonathan Crane è un folle psichiatra esperto di fobie che usa un particolare gas allucinogeno per suscitare le più profonde paure nei suoi avversari. Caratterizzato dai glaciali, imperscrutabili occhi azzurri dall’irlandese Cillian Murphy, nel film è affiliato alla criminalità organizzata, usa il gas psicotropo come arma contro Batman o per condurre esperimenti sui pazienti, inconsapevole che Ra’s Al Ghul lo utilizzerà per cercare di distruggere Gotham.

Nel film, l’aspetto di Crane è molto simile alla prima incarnazione fumettistica del personaggio risalente al ’41. Nello stile sobrio di Nolan, il personaggio non viene dotato dell’intero costume da spaventapasseri ma solo del cappuccio. Durante i tumulti sull’isola Narrows nella parte finale del film, lo Spaventapasseri si aggira in groppa ad un cavallo, esattamente come viene raffigurato da Tim Sale ne Il lungo Halloween, rifacendosi alla figura di Ichabod Crane nel racconto La leggenda di Sleepy Hollow di Washington Irving, strettamente connesso al villain creato da Bill Finger e Bob Kane.

Tra le fonti che hanno ispirato Goyer e Nolan per la realizzazione dello Spaventapasseri vanno citate le due story-arc “Preda” e “Terrore” scritte da Doug Moench, disegnate da Paul Gulacy e pubblicate sulla serie regolare “Batman: Legends of the Dark Knight”. In “Preda”, la polizia ricorre alla consulenza dello psichiatra Hugo Strange per cercare di scoprire l’identità di Batman e catturare il vigilante. Strange si rivela però un pericoloso psicopatico e sembra rimanere ucciso alla polizia alla fine della storia. Sopravvissuto, ricomparire nel sequel “Terrore” dove psicanalizza proprio lo Spaventapasseri sguinzagliandolo contro Batman. Nel film, la figura di Jonathan Crane come psichiatra è più marcata rispetto all’opera originale e risultando così una sorta di mix tra la sua controparte fumettistica e Strange.

Capo della criminalità organizzata di Gotham è Carmine Falcone, creato da Frank Miller e David Mazzucchelli per Batman: Anno Uno e ulteriormente sviluppato ne Il Lungo Halloween dove viene ucciso da Due Facce. Interpretato da un altro attore britannico, Tom Wilkinson, il gangster esprime nel suo faccia a faccia col giovane Bruce la sua filosofia sul potere della paura.

Rutger Hauer presta invece il volto a Richard Earle, amministratore delegato delle Wayne Enterprises, affiliato con la malavita e pedina del piano di Ra’s. Inesistente nel fumetto, è un personaggio cinico e avido, nemesi principale di Lucius Fox.

Come in Batman: Anno Uno, Gordon deve invece vedersela con la corruzione nel dipartimento di polizia. Il commissario Loeb, interpretato da Colin McFarlane, non è viscido e marcio come nella graphic novel, o almeno non viene mostrato esplicitamente, appare invece rigoroso e ligio al dovere. Fedele all’opera di Miller è invece il detective Flass che rappresenta tutta la corruzione nella polizia di Gotham. Ma se nel fumetto è un uomo massiccio ed elegante, Mark Boone Junior gli conferisce un aspetto rozzo e trasandato.

Joe Chill, assassino dei genitori di Bruce, ha vissuto varie traversie nella saga a fumetti. Ucciso dal Mietitore in Batman: Anno Due, è stato ripescato dai capricci della continuity DC ed è morto suicida di recente. Nel film ha il volto di Richard Brake e, in procinto di testimoniare contro Falcone, viene eliminato da un suo sicario. Il cantante inglese Tim Booth presta il capo calvo al pluriomicida psicopatico Zsasz che ha il corpo cosparso di cicatrici, una per ogni vittima. Nel film la sua storia non viene raccontata, anche se possono intravedersi le ferite sul corpo, ma funge da personaggio ricorrente e riconoscibile tra i folli del manicomio Arkham, sconfitto da Batman quando sta per aggredire Rachel ed un bambino.

Il cast figura due piccole curiosità. Il grande attore serbo Rade Serbedzija, visto tra l’altro in Eyes Wide Shut e Mission: Impossible II, interpreta il senzatetto a cui Bruce lascia il suo cappotto prima di sparire da Gotham. Il piccolo ruolo di tecnico anziano dell’acquedotto di Gotham è invece ricoperto dal canadese Shane Rimmer, visto in Superman II come tecnico della NASA che supervisiona le operazioni degli astronauti sulla Luna e in Superman III come sceriffo al lavoro nella zona dell’incendio allo stabilimento chimico, domato poi dall’Uomo d’Acciaio.

Le riprese ebbero inizio nel marzo 2004 con un budget di 150 milioni di dollari. Come nei suoi primi due film, Memento ed Insomnia, Nolan rifiutò una seconda unità di ripresa. Il regista voleva girare soprattutto negli Shepperton Studios, in Inghilterra, ma per la parte iniziale del film ambientata nella remota e minuscola nazione asiatica del Bhutan fu necessario recarsi sul ghiacciaio islandese del Vatnajokull, una location da incubo spazzata da raffiche di vento a 100 km all’ora, pioggia e neve, che richiese l’ausilio di riprese artigianali con l’operatore che doveva portare la steadicam in spalla o seduto su uno slittino.

In condizioni estreme, venne costruito il villaggio che Bruce attraversa scalando la montagna in direzione del tempio di Ra’s Al Ghul del quale cui furono erette solo le porte. Il resto della costruzione era un modellino aggiunto in digitale. Durante l’addestramento, quando Bruce e Ducard si affrontano con le spade sul lago ghiacciato, il pack si stava davvero sciogliendo con dei bruschi e rumorosi scricchiolii amplificando la tensione della scena. Christian Bale e Liam Neeson si erano allenati su una pista da hockey. La scena in cui Bruce salva Ducard sul ciglio di un burrone fu una delle più pericolose e mozzafiato, realizzata con due stunt appesi ai cavi e senza alcun trucco digitale. Ne risultò una scena fortemente realistica e funzionale.

Anche lo scenografo Nathan Crowley aveva lavorato nel garage di Nolan costruendo in pre-produzione un modellino di Gotham City che si ispirava nel design a Blade Runner, con elementi estremizzati da New York, Chicago e Tokyo. Le riprese panoramiche risultarono da un compositing digitale tra modellini scansionati in 3-D, fotografie e riprese dal vivo. Il college di Londra fornì gli interni per l’aula di tribunale. In un hangar aereo a Cardington, nel Bedfordshire, venne costruita parte della città, una sezione dell’autostrada, le travi portanti della monorotaia che percorre Gotham e la degradata isola Narrows, ispirata alla penisola residenziale di Kowloon ad Hong Kong, demolita nei primi anni ’90. Il set era alto 50 metri e richiese dieci mesi di lavoro ma fu fondamentale per la tangibilità estetica del film.

Le Mentmore Towers nella contea di Buckingham vennero scelte per Wayne Manor. A Nolan e Crowley piacevano i marmi bianchi che davano l’idea di un mausoleo inospitale. L’idea di distruggere Wayne Manor nel finale del film sembra ispirata dalla saga a fumetti Cataclisma, in cui un terremoto abbatte l’abitazione. La successiva saga, Terra di nessuno, si conclude con Bruce che supervisiona la ricostruzione della villa come accade nel film.

La batcaverna venne ricostruita in studio con una cascata artificiale. La storia secondo cui la grotta venne utilizzata da un avo di Bruce per nascondere gli schiavi in fuga durante la Guerra Civile è fedele al fumetto, come anche la scena d’apertura del film in cui Bruce vi cade dentro da bambino e viene investito dai pipistrelli che scatenano la sua fobia. Nella batcaverna si svolge anche il momento più simbolico e intenso della storia. Reduce dall’addestramento e in cerca di un simbolo, Bruce lavora nel suo studio quando un pipistrello entra nella stanza, una delle scene più iconiche nelle origini del personaggio. Bruce scende nella caverna e viene investito da uno stormo di pipistrelli. Anziché esserne spaventato, spalanca le braccia e chiude gli occhi. Con un magnifico stacco, dettato dalla splendida colonna sonora di Hans Zimmer, Nolan ci mostra una panoramica della caverna invasa dai pipistrelli rendendo indistinguibile Bruce: l’uomo abbraccia l’idea ed assurge a mito.

All’inizio l’idea fu quella di utilizzare dei pipistrelli veri ma poiché si dimostrarono “poco collaborativi”, si decise di crearli in digitale, soluzione che funzionò in particolar modo nella scena ambientata ad Arkham Asylum, manicomio criminale, luogo cult nella saga di Batman, per i cui esterni fu utilizzato l’istituto nazionale di ricerche mediche di Mill Hill, a nord-ovest di Londra, e per gli interni la stazione ferroviaria di St. Pancras e la stazione di pompaggio di Abbey Mills.

Dopo aver strappato Rachel dalle grinfie dello Spaventapasseri, Batman è asserragliato nell’edificio assediato dalla SWAT. Il Cavaliere Oscuro usa un apparecchio sonar per richiamare uno stormo di pipistrelli che irrompe furiosamente ad Arkham favorendo la sua fuga. La scena è ripresa da Batman: Anno Uno nel quale si svolgeva, però, all’interno di un edificio pericolante.

Batman e Rachel saltano a bordo della Batmobile e seminano le volanti della polizia. Nolan voleva reinventare l’auto di Batman come un veicolo unico nel suo genere ed ideò un incrocio tra una Lamborghini ed una Humvee con parti di bombardieri Stealth e componenti di un fuoristrada Hummer. Creata dalla squadra degli effetti visivi di Chris Corbould, la Tumbler, come venne chiamato il veicolo, è larga tre metri e lunga cinque, in grado di raggiungere i 160 km orari, dotata di un tettuccio scorrevole e sedili che si sollevano all’apertura. Guidato dallo stunt George Cottle, il prototipo sorprese tutti resistendo ad ogni test. Pur se diverso nel design, l’idea di realizzare un tank sembra ispirata a Il ritorno del Cavaliere Oscuro di Frank Miller.

Alla fine ne vennero create quattro tra cui una versione jet ed un modello per resistere ai balzi, come quello che attraversa la cascata della Batcaverna, sequenza per la quale la Tumbler fu sparata con un tubo all’azoto. La maggior parte delle riprese vennero eseguite dal vivo, senza cgi o uso di modellini e per riprendere l’auto c’era bisogno di collegare la macchina da presa ad un braccio da gru montato su una mercedes e controllato roboticamente. L’abitacolo della Tumbler era un set a parte nel quale potevano essere ripresi gli attori. Bruce Wayne guida invece una Lamborghini “Murcielago” che in spagnolo significa appunto pipistrello.

Nel finale, Ra’s usa un emettitore di microonde, sottratto alle Wayne Enterprises con l’aiuto di Earle, per far evaporare dalle condutture l’acqua avvelenata con la tossina psicotropa e scatena così il caos sull’isola Narrows. L’idea di distruggere la città attraverso la paura chiude il cerchio. Lo scontro decisivo richiese diversi accorgimenti artigianali: vapore sparato dai tombini, bat-stuntmen appesi ai cavi trascinati a tutta velocità a dieci metri d’altezza travolgendo casse e quant’altro, una coreografia di combattimento ravvicinata e con poco spazio tra Batman e Ra’s all’interno del vagone della monorotaia e l’uso di un modellino per l’esplosione finale.

L’epilogo è chiaramente ispirato all’ultima tavola di Batman: Anno Uno nella quale Gordon, nominato tenente, chiede aiuto all’eroe per occuparsi di un nuovo psicopatico che si fa chiamare Joker. Il Bat-Segnale, peraltro, torna ad essere uno strumento segreto, al contrario di quanto accadeva nel film di Tim Burton in cui veniva maldestramente presentato al pubblico. Gordon ricorre a Batman per poter agire là dove lui è impotente a causa della corruzione nel dipartimento.

Come detto, della colonna sonora si occupò Hans Zimmer che volle James Newton Howard come collaboratore. Si trovarono subito d’accordo sul comporre musica che non ricordasse quella degli altri film su Batman e decisero di sfruttare il lavoro in coppia per sviluppare musicalmente il dualismo del personaggio. Zimmer si occupò della parte action ed epica con grande uso di percussioni ed archi, musica elettronica e una voce solista da coro. Particolarmente incisivo il brano teso e drammatico dell’addestramento e quello martellante e cupo nelle scene d’azione con Batman. Howard lavorò alla parte melodrammatica inerente soprattutto le scene tra Bruce e Rachel o che vedono il protagonista confrontarsi col proprio passato. Per i brani della colonna sonora vennero usati come titoli i nomi di alcune razze di pipistrello.

Tanti di questi elementi specifici e tecnici di Batman li trovate tra i nostri post a partire da febbraio 2012.

Bat-Romance

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Sulla base della nota canzone cantata da Lady Gaga “Bad romance”, tre ragazze e un ragazzo hanno realizzato video-parodia su Gotham City e i nemici di Batman.
Il video, oltre che divertente e’ anche ben interpretato dalle tre cantanti ritratte e indicate nella foto. Noi, di Batman Crime Solver siamo in grado, non solo di mostrarvi il video, ma anche di farvela cantare, infatti, trovate qui sotto il testo.
Buon Bat-divertimento.

RAH-RAH-AH-AH-AHHH ROMA-ROMA-MAAAA GO-GO-GOTHAM-AHHH WANT YOUR BAT ROMANCE

I WANT YOUR JUSTICE I WANT TO OBSERVE I AM THE HERO THAT THIS CITY DESERVES I AM THE NIGHT NIGHT, NIGHT, NIGHT I AM THE NIGHT

I BEST NOT SEE YOU WITHIN THIS TRI-STATE I’LL ROUNDHOUSE KICK YOU AND PUT YOU IN BLACKGATE I AM THE NIGHT NIGHT, NIGHT, NIGHT I AM THE NIGHT

YOU KNOW THAT I’LL FIGHT YOU AND YOU KNOW THAT I’LL BEAT YOU I WANT THAT BAT, BAT ROMANCE

DON’T WANT THE RIDDLER DON’T WANT HARLEY QUINN JUST WANT YOU TO BE MY BAT ROMANCE. OH-OO-OH-OO-OHHH I DON’T WANT CLAYFACE DON’T WANT KILLER CROC JUST WANT YOU TO BE MY BAT ROMANCE. OH-OO-OH-OO-WOOOAAHHH-OO-WOOAH-OO-OH OO-WOOAH- OH CAUGHT IN A BAT ROMANCE OH-OO-OH-OO-WOOOAAHHH-OO-WOOAH-OO-OH OO-WOOAH- OH CAUGHT IN A BAT ROMANCE

RAH-RAH-AH-AH-AHHH ROMA-ROMA-MAAAA GO-GO-GOTHAM-AHHH WANT YOUR BAT ROMANCE

I DON’T KILL PEOPLE I KEEP THEM ALIVE YOU CAN’T ESCAPE ME THOUGH IT’S NICE THAT YOU TRIED I AM THE NIGHT NIGHT, NIGHT, NIGHT I AM THE NIGHT

ROBIN, BOY WONDER HE KICKS ASS WITH ME THEN WE GO BACK INSIDE THE BATCAVE FOR TEA I AM THE NIGHT NIGHT, NIGHT, NIGHT I AM THE NIGHT

YOU KNOW THAT I’LL FIGHT YOU AND YOU KNOW THAT I’LL BEAT YOU I WANT THAT BAT, BAT ROMANCE

DON’T WANT THE RIDDLER DON’T WANT HARLEY QUINN JUST WANT YOU TO BE MY BAT ROMANCE OH-OO-OH-OO-OHHH I DON’T WANT CLAYFACE DON’T WANT KILLER CROC JUST WANT YOU TO BE MY BAT ROMANCE. OH-OO-OH-OO-WOOOAAHHH-OO-WOOAH-OO-OH OO-WOOAH- OH CAUGHT IN A BAT ROMANCE OH-OO-OH-OO-WOOOAAHHH-OO-WOOAH-OO-OH OO-WOOAH- OH CAUGHT IN A BAT ROMANCE

RAH-RAH-AH-AH-AHHH ROMA-ROMA-MAAAA GO-GO-GOTHAM-AHHH WANT YOUR BAT ROMANCE RAH-RAH-AH-AH-AHHH ROMA-ROMA-MAAAA GO-GO-GOTHAM-AHHH WANT YOUR BAT ROMANCE

WALK WALK JUSTICE BABY WORK IT PUNCH THAT JOKER CRAZY WALK WALK JUSTICE BABY WORK IT PUNCH THAT JOKER CRAZY WALK WALK JUSTICE BABY WORK IT PUNCH THAT JOKER CRAZY WALK WALK VENGENCE BABY WORK IT I’M THE BATMAN, BABY

DON’T WANT TWO-FACE I DON’T WANT METALHEAD DON’T WANT TWO-FACE BOTH MY PARENTS ARE DEAD THE COURT OF OWLS THEY WATCH YOU IN YOUR BED THE COURT OF OWLS-WAIT MY PARENTS ARE DEAD BOTH MY PARENTS ARE DEAD YEAH MY PARENTS ARE DEEEAAAAD WANT YOUR BAT ROMANCE (CAUGHT IN A BAT ROMANCE) WANT YOUR BAT ROMANCE

DON’T WANT THE RIDDLER DON’T WANT HARLEY QUINN YOU AND ME COULD WRITE A BAT ROMANCE OH-OO-OH-OO-OHHH I DON’T WANT CLAYFACE DON’T WANT KILLER CROC YOU AND ME COULD WRITE A BAT ROMANCE. OH-OO-OH-OO-WOOOAAHHH-OO-WOOAH-OO-OH OO-WOOAH- OH WANT YOUR BAT ROMANCE (CAUGHT IN A BAT ROMANCE) WANT YOUR BAT ROMANCE OH-OO-OH-OO-WOOOAAHHH-OO-WOOAH-OO-OH OO-WOOAH- OH WANT YOUR BAT ROMANCE (CAUGHT IN A BAT ROMANCE)

RAH-RAH-AH-AH-AHHH ROMA-ROMA-MAAAA GO-GO-GOTHAM-AHHH WANT YOUR BAT ROMANCE

Per voi, anche un bel paio di foto di scena

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Credits:

Lyric by ERICH LANE http://www.imdb.com/name/nm3041621/

Catwoman played by RAINA HEIN

http://www.rainahein.com/https://twitter.com/#!/RainaHein

Poison Ivy played by JESSICA SERFATY

https://twitter.com/#!/JessicaSerfaty http://welovejessicaserfaty.tumblr.com/

Harley Quinn played by NIKKI BREANNE WELLS

http://www.imdb.com/name/nm3363412/https://twitter.com/#!/nikkibreanne

Batman played by MIKE KALINOWSKI

http://mikekalinowski.com https://twitter.com/MikeKalinowski

Joker played by ROB RUSH

http://www.therobrush.com https://twitter.com/TheRobRush

Harley Quinn sang by LISA EASLEY https://twitter.com/lisaeasley1

Poison Ivy sang by LEAH MCKENDRICK http://www.leahmckendrick.com https://www.facebook.com/leahmckendrick