Batman in Italia. Com’era rosso il mio Pipistrello

Difficile affrontare la presenza di Batman in Italia senza cadere nel facile gioco della polemica e della critica distruttiva. Di fatto, è bene riconoscere a mente fredda come, tra i nemici più pericolosi e letali, accanto al Joker o al Pinguino, possano schierarsi a buon diritto molte delle figure più note, passate e presenti del panorama editoriale italiano. Il Cavaliere Oscuro è infatti uno dei tanti personaggi “made in USA” dei quali è bene non chiedersi mai quanti albi sono stati saltati e perché, o quante copertine e avventure sono state completamente reinventate seguendo l’ispirazione del momento, visto che le risposte potrebbero probabilmente far inorridire l’appassionato filologo così come il più tollerante lettore occasionale. Le ragioni di questo scempio ininterrotto, che inizia fin dagli anni ’40, sono diverse. Inizialmente per esempio, le ingenuità di traduzione e di adattamento colpiscono un fumetto relegato nell’ambito della letteratura per adolescenti e un pubblico ignaro, che affronta il Detective di Gotham con la stessa attenzione con cui legge il primo Topolino (che in qualche modo ha a che vedere con Superman), lettori spesso più occupati a nascondere l’allora e diseducativo giornalino ai genitori, che a controllare errori e orrori di traduzione. Il passare del tempo, pur apportando fortunatamente modifiche di un certo rilievo, non ha però reso grandi favori al nostro eroe tanto che, proprio in questi ultimi anni, l’alta qualità delle storie e i contenuti destinati ad un pubblico adulto, non sono serviti a migliorare lo stato di ideale embargo da parte dei lettori verso l’ultima edizione quindicinale di Casa Rizzoli. Evitando così questioni spinose pane e lavoro di critici e fanzinari, veri habitué del “massacro in diretta”, passiamo ad una rapida ricostruzione del fenomeno Batman in Italia. Il settimanale per ragazzi “Urrà” è il primo contenitore delle strisce sindacate del personaggio.

“Urrà!” – n. 1 (27/04/1947) – 28 (02/11/1947)

L’anno è il 1946 ed il fumetto americano è quasi al termine delle vicissitudini legate alla censura fascista che vedono attribuire ad esempio, la paternità di Superman ai fratelli Vincenzo e Zenobio Baggioli. Proprio accanto all’ultimo figlio di Krypton, nella Collezione Uomo d’Acciaio di qualche anno dopo (Edizioni Mondiali di Milano. 1940, ritroveremo il Dinamico Duo battezzato fantasiosamente, il Falco e l’Aquilotto. Il n. 33 degli Albi del Falco Mondadori, datato Luglio 1955, diventa sede stabile del nostro Pipistrello che, per dieci anni, indosserà uno sgargiante costume rosso, sorte già toccata al Phantom di Lee Falk nato nel 1936, contro ogni logica di mimetizzazione nel buio della notte. Sul settimanale di Nembo Kid, l’auto del Cavaliere Oscuro diventerà finalmente la Bat-mobile dopo aver contato tra i nomi di battesimo più insoliti, anche quello, ridicolo, di Pipis-mobile. Tra le stranezze tutte italiane, un simpatico Jolly normale colorato di rosa nelle vignette, o un Batman accomodante che ordina al suo carceriere, come ultimo pranzo prima dell’ennesima condanna a morte della malavita, una bella pasta asciutta al pomodoro, contravvenendo a tutti i principi dietetici dei supereroi. Altre trascurabili ingenuità, come quella di mostrare un Batman di copertina in uniforme grigia che si colora di rosso all’interno dell’albo, diventano l’allegra caratteristica del disimpegno del fumetto d’epoca. li Pipistrello Umano arriva alla sua serie regolare mensile nel Dicembre 1967, presentando storie disegnate interamente da autori italiani nella marea di storie americane. Nel n.4. “Lo Spettro”, curato dai sedicenti Paul e Peter Montague, in realtà i nostrani Paolo e Pietro Montecchi, presenta al lettore un Batman dal fisico esilino, graficamente diviso tra le suggestioni dei telefilm e i disegni di Carmine Infantino, che si muove sulla scena senza l’appoggio di Bat-accessori (anche se, nelle prime pagine, la Bat-mobile e il giovane partner Robin fanno una breve apparizione), risultando, tutto sommato, convincente. La presenza di altri autori come Sergio Tarquinio, visto in alcune storie di Superman, e quella occulta dì sceneggiatori del calibro di Pier Carpi, ci regalano una rilettura del “Detective di Gotham” piacevole spesso in grado di fronteggiare con successo i maestri d’oltreoceano. Col tempo i nostri, baldanzosi, si misureranno con tutta la vasta scenografia del Pipistrello, affrontando come in “Il grande colpo della notte di Natale” (Batman Mondadori n.23. Dicembre 1967, sempre del duo Montecchi). dove compaiono Jolly, Pinguino, Enigmista, Gatta e Batgirl, la vasta parata di avversari e comprimari di Batman, ma senza riuscire a superare una certa staticità d’azione, punto fermo della produzione italiana di quegli anni. Di lì a poco, Neal Adams (qui il nostro speciale in due parti) avrebbe portato il Batman nelle tenebre più oscure, rinnovando la sua leggenda grafica. La Mondadori invece, pensò bene di riadattare da noi alcuni disegni del maestro americano con risultati molto discutibili. Si veda ad esempio in Batman n.54 del Marzo 1969, “Il suo nome è incubo” (in realtà traduzione libera di “And Hellgrammite is his name!”, “Brave and The Bold n. 80” del Novembre 1968), il disegno del cattivo Hellgrammite, avversario dell’ultimo Superman, i cui occhi da insetto sono completamente coperti da un retino omicida. Nell’Agosto del 1971, la staffetta passa alla “Williams” Inteuropa di Milano che riparte proprio con Neal Adams proponendo il ritorno alle trame dark del trio Adams, O’Neil e Giordano. Caratteristica negativa degli albi Williams, il colore, sparato sulle pagine con tonalità assurde e impossibili, ancora oggi ostacolo grossolano ad una piacevole lettura. Solo nel 1976, con il mensile della Censio, potremo finalmente leggere un Batman decente. La crisi del fumetto in Italia e la parallela caduta di qualità delle avventure del personaggio in patria, non ne permetteranno una vita lunghissima (ultimo numero uscito, il 71 del Novembre 1985), e i nostri appassionati saranno interrotti sulla soglia della Crisis riparatrice. Con Il “Cavaliere Oscuro Ritorna” di Frank Miller. Batman approda, nel Gennaio 1988 su Corto Maltese, affrontando una pubblicazione serializzata all’estremo che intacca immediatamente la fiducia dei Jans italiani nella gestione Rizzoli. Traduzioni carenti e formati che vanno dai primi interessanti albi Prestige che propongono l’adattamento dei due film di Tim Burton. “Killing Joke“, e diviso in due parti, “Year One”, all’inserto spillato al centro della rivista di Fulvia Serra (di carta quasi inferiore all’originale), contenente'”Year Two” e “Batman contro Predator”, provocano una rapida disaffezione dei lettori anche se le avventure pubblicate sono tutte quelle celebrate del nuovo “Rinascimento Americano” e dei suoi maggiori interpreti.

Batman contro Predator – Autografato da Chris Warner

Il quindicinale di Batman, edito dalla Rizzoli-Glénat nel Settembre 1992, promuove nuovamente il Pipistrello all’attenzione del grande pubblico inquadrando, con le storie del “Dopo-Crisis”, l’apparizione del ladruncolo Jason Todd destinato a diventare il secondo Robin (in realtà, come vedremo più avanti, il personaggio era stato proposto in America nel 1985 come trapezista in storie che forse non vedremo mai, cosa che provoca, ancora oggi, in molti saggisti italiani un po’ di confusione).

Baman Glenat Autografato Chris Warner

La testata di Batman subisce dagli appassionati un primo, netto, rifiuto, ereditato dall’umore critico sviluppato intorno a Corto Maltese, una conseguenza letale per il lavoro certamente più accurato di un nuovo team di redattori preparati e volenterosi. Solo adesso una stampa migliorata della collana, la maggiore cura delle traduzioni e il lancio della nuova serie di cartoni animati, hanno riportato a galla un Batman che ha sempre meritato negli anni molta più attenzione dal pubblico di quella realmente avuta. Il cammino omerico del nostro eroe in Italia, fino a quel momento è stato sfortunato. Dopo la crisi dei primi anni ottanta la Play Press è stata una delle prime case editrici a riportare i fumetti statunitensi in edicola. Ma per questo, vi rimandiamo al nostro speciale Play Press, suddiviso in cinque parti che potete trovare qui.

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Batman: The Killing Joke

Titolo: Batman: The Killing Joke
Autori: Alan Moore, Brian Bolland
Edizione originale: Batman: The Killing Joke (1988)
Edizione italiana: Batman: The Killing Joke (Play Press, 1997), I classici del fumetto vol.24: Batman (L’espresso/Panini Comics, 2003), Batman: The Killing Joke absolute (Planeta DeAgostini, 2009), DC Universe di Alan Moore (RW Lion, 2012), Batman: The Killing Joke absolute (RW Lion, 2013), Batman: The Killing Joke Basic (RW Lion, 2019), Batman: The Killing Joke absolute (RW Lion, 2019) stampato con la colorazione originale e quella più recente di Brian Bolland.

Batman The Killing Joke, si puo’ certamente affermare che e’ l’eccellenza del fumetto autoconclusivo raccolto in pochissime pagine. Mi permetto di consigliarne la lettura a tutti, anche a coloro che non necessariamente conoscono la cronologia di tutti i fumetti di Batman.

Credo che un buon conoscitore di comics, dovrebbe annoverarla nella sua libreria, perche’ e’ scritta da Alan Moore (V per Vendetta e Watcheman) e disegnata di Brian Bolland, che nell’edizione Assoluta edita nel 2009 della Planeta De Agostini ha “ricolorato” le tavole cosi’ come lui le aveva immaginate nel 1998, nonche’ ha aggiunto particolari visivi ai disegni originari, rivelandone una sua personalissima visione rispetto all’originale edito per la prima volta in Italia nella Collana Corto Maltese allegato al n. 1 del gennaio 1990.

Batman e’ l’unico vero difensore di Gotham City e in quanto tale, in questa storia, si sente solo e avverte, come non mai un senso molto forte di isolamento.


L’unico che puo’ capire cio’ che prova il Crociato Incappucciato e’ la sua nemesi: Joker. E proprio grazie a questa comprensione il nostro eroe ritrova la sua “normalita’” nel rapporto con il Clown, fino quasi a diventarne suo “amico”, per quanto paradossale possa sembrare, in questo giornalino si avverte proprio questa impressione. Infatti, proprio il racconto della storia svela le origini del Joker, introduce elementi che riguardano il background della sua tragica vita, in cui evidenzia il dramma della morte dei genitori del villain, fornendo ampio spazio e profondita’ a un certo “gioco” psicologico fino ad affrontarne la coscienza, gli istinti, le sensazioni. Finalmente, dopo anni in cui il Joker era considerato solo un acerrimo nemico, anzi l’irriducibile nemico per eccellenza, in questo fumetto Moore si domanda come sia divenato il “castigo” di Batman, come i due personaggi, che qui non si conoscono, possono arrivare ad odiarsi e allo stesso modo trovarsi come davanti ad uno specchio in cui da una parte c’e’ il riflesso di una persona che vive la vita con sani principi morali e l’altra che vive la vita come se fosse un gioco da forsennato e squilibrato. Cosa ha reso Joker così schizzoide, folle, malvagio, perverso? La risposta e’ semplice, ma alquanto veritiera: e’ bastata una giornata andata male che ha distrutto e deviato mentalmente il sadico ed eccentrico burlone.
« Tutto ciò che serve è una brutta giornata per ridurre l’ uomo più sano di mente alla follia. Ecco fino a che punto è il mondo da dove vengo io. Solo una brutta giornata. Hai avuto una brutta giornata, una volta. Ho ragione? So che è così. Posso dire. Hai avuto una brutta giornata e tutto è cambiato. Perché altrimenti ti vesti come un topo volante? »

Insomma il Joker ci appare come attraversato da lampi di umorismo sull’assurdità della vita…
Ma non vi raccontiamo altro, lasciamo siate voi a scoprire questa opera che entra negli annali di Batman.

Questa è l’analisi del fumetto del giornalista Alessandro Di Nocera, che ci fa piacere condividere.

A PROPOSITO DI “THE KILLING JOKE”

1) “The Killing Joke” è un ALBO ONE-SHOT pubblicato dalla DC Comics nel 1988. Autori, i britannici Alan Moore (sceneggiatore) e Brian Bolland (disegnatore), col fondamentale contributo, ai colori, di John Higgins (già autore della parte cromatica di “Watchmen”). In seguito, Bolland ha rinnegato i colori di Higgins provvedendo a rifare completamente la parte cromatica secondo una propria visione.

2) “The Killing Joke” NON E’ UN “ELSEWORLD”, non è cioè ambientato in un “universo parallelo” così come, per esempio, “Il Ritorno del Cavaliere Oscuro” o “Venga il Tuo Regno”. E’ invece INSERITO IN PIENA CONTINUITY e ciò che vi accade ha delle ripercussioni sull’universo narrativo principale di Batman e del DC UNIVERSE in generale.

3) La principale ripercussione è la trasformazione di Barbara Gordon – che in “The Killing Joke” viene gravemente ferita e violentata dal Joker – nella superhacker paraplegica ORACOLO, che diventa così il suo nuovo nome di battaglia dopo che la ragazza aveva indossato per anni il costume di BATGIRL.

4) In “The Killing Joke”, il Joker vuole dimostrare che basta una giornata storta per trasformare – così come accaduto a lui – un uomo in un pazzo scatenato. Per farlo cattura il commissario Gordon e lo pone di fronte alle terrificanti e oscene foto di sua figlia Barbara denudata e sopraffatta dal dolore. In questo modo vorrebbe scatenare (come accadrà in un film come “Seven”) l’ira e la follia di Gordon. Ma non ci riesce. Anzi, quando Batman interviene a liberarlo, il commissario intima al Cavaliere Oscuro che deve catturare il Joker rispettando le regole della legge. Il criminale, quindi, FALLISCE nel suo intento primario.

5) Nel corso della storia, il Joker afferma che la storia del suo passato e delle sue origini, così come li sta ricordando, potrebbe non corrispondere a quanto davvero avvenuto e che li trasforma di continuo nella sua mente.

6) Nel finale di “The Killing Joke”, Batman NON UCCIDE il Joker. La pagina conclusiva costituisce però un presagio di morte e di dissoluzione per entrambi.

7) Perché, vi state chiedendo? Perché il titolo “The Killing Joke” deriva da uno STORICO SKETCH dei MONTY PYTHON in cui si narra di una barzelletta talmente esilarante da uccidere chiunque la legga, la racconti e la ascolti, al punto da essere impiegata nella Seconda Guerra Mondiale come arma di distruzione di massa. Nel finale di “The Killing Joke”, il Joker racconta quindi a Batman LA BARZELLETTA CHE UCCIDE (che poi simboleggia l’assurdità della vita). Una barzelletta che arriva a suscitare l’imprevista ilarità di Batman (che ha una reazione simile a quella del nazista presente nello sketch dei Monty Python). Ma quella di Batman non è una risata libera. Ha impattato nella Barzelletta che Uccide: porta alla morte sia chi la dice che chi la ascolta. E così abbiamo una chiusura perfetta con ciò che afferma il Crociato Incappucciato all’inizio della storia (in sintesi: “Saremo destinati a ucciderci a vicenda”).

8) Lo sketch dei Monty Python ispirò anche il nome di una band britannica fondamentale per la scena post-punk e new wave: I KILLING JOKE. E’ probabile che sia stato JAZ COLEMAN – cantante e tastierista del gruppo – a fornire ispirazione per l’atteggiamento del Joker in “The Killing Joke”. Basta dare un’occhiata al videoclip della canzone “A New Day”. Da ricordare che Alan Moore, ai tempi, aveva frequentato quella scena musicale, collaborando coi Love and Rockets, nati dallo scioglimento dei Bauhaus.

9) Che in “The Killing Joke”, il Joker avesse deformato diversi aspetti del suo passato e delle sue origini – ricordate: lo one-shot è in continuity – viene svelato in una storyline del 2004 intitolata “PUSHBACK – RAPPRESAGLIA”, scritta dal misterioso sceneggiatore A.J. Lieberman, disegnata da Al Barrionuevo e inserita nella serie di effimera durata “BATMAN: GOTHAM KNIGHTS”, con cover di Lee Bermejo.

Qui il Joker spiega al PINGUINO che sua moglie era a conoscenza del fatto che avrebbe dovuto partecipare alla rapina allo stabilimento chimico dove – cadendo in un serbatoio di sostanze velenose – la sua pelle e i suoi capelli si sarebbero trasformati. Era stato lei a scongiurarlo di desistere, ma quando lui, convinto, aveva deciso di ritirarsi, i complici l’avevano rapita, costringendo il futuro Joker a partecipare al colpo. Dopo il fallimento della rapina e il tragico incidente del serbatoio, l’uomo era impazzito scoprendo che la moglie era morta nell’esplosione del palazzo in cui era tenuta prigioniera. La verità, tuttavia, era che la donna era stata uccisa con un colpo d’arma da fuoco da Oliver Hammet, un poliziotto corrotto. E involontario testimone dell’efferato omicidio era stato Edward Nigma, l’ Enigmista.

Noi qui sotto ve lo lasciamo scaricare per una versione dimostrativa, ma anche con la calda raccomandazione di comprare, se ancora non lo avete fatto, il fumetto in tutto il suo splendore.

(FUMETTI – ita) – Batman – The Killing Joke – DC

Qui invece, potete godere del fumetto recitato in lingua inglese.