Batman attraverso i primi 50 anni di vita editoriale

LA STORIA
La prima apparizione di Batman avviene in una avventura di 6 pagine apparsa sul n. 27 del maggio 1939 della rivista antologica Detective Comics, pubblicata dalla National Periodics. La rivista, una delle prime a presentare materiale creato appositamente per i comic book (e non raccolte di strisce giornaliere apparse in precedenza sui quotidiani), presentava storie ispirate decisamente all’atmosfera dei pulp (letteratura popolare degli anni 30), quali i “ruthless” detective alla The Shadow o bieche figure di malvagi orientali quali Fu-Manchu. Nato dalla fantasia di Bob Kane, disegnatore, coadiuvato da Bill Finger sceneggiatore, anche il Batman delle origini deve moltissimo alle atmosfere crude e violente dell’immaginario popolare degli Trenta. Come lo stesso Finger ha dichiarato: “La mia sceneggiatura fu ripresa da una storia di The Shadow…Come modello per il mio stile di scrivere Batman ebbi le storie di The Shadow. Anche i film della Warner Bros., i film di gangster”. E ancora: “costruivo i cattivi basandomi su quelli dei pulp, un misto di bizzarro e follia”. Come ulteriore esempio si può citare il seguente brano, tratto da una delle avventure di The Phanton Detective, che rappresenta lo standard con cui veniva introdotto il personaggio nei romanzi: “Richard Curtis Van Loan, ozioso playboy miliardario, non era esattamente quell’individuo privo di interessi che fingeva di essere. Per anni ormai aveva vissuto doppia esistenza. Come Van Loan partecipava a feste, portava Muriel a spasso per la città, raramente mancava una prima, ogni capocameriere in città lo conosceva bene. Ma come Phantom Detective viveva una vita completamente differente. Come Phantom combatteva il crimine ed i criminali, si esponeva a pericoli che a volte giungevano ad un punto che lui stesso si chiedeva se ne sarebbe uscito vivo”. Se poi si aggiunge che The Phantom Detective entrava in azione chiamato da un segnale luminoso proiettato da un grattacielo, il gioco è fatto.

ROBIN, THE BOY WONDER
Lo scenario in cui si muoveva il Batman degli inizi era duro, pietato: tanto per citare un esempio il Joker, nella sua prima apparizione (n.1 della rivista Batman, Spring Issue 1940, completamente dedicata all’eroe incappucciato), faceva fuori senza problemi almeno tre o quattro persone. Nello stesso periodo si ponevano però le basi per la trasformazione radicale del personaggio. Da parte editoriale i cambiamenti iniziarono con l’introduzione di
un Comics Code ante-litteram, interno alla National Periodics, che vietava di mostrare impiccagioni, accoltellamenti ed ogni riferimento sessuale. Per quanto riguarda la parte narrativa un punto di rottura è l’introduzione della spalla di Batman, Robin, avvenuta nel n. 38 (Aprile 1940) di Detective Comics l’intento dichiarato era quello di stimolare il senso di identifica nei dei giovani lettori. Lo stesso Bob Kane ha dichiarato “Pensavo che Robin avrebbe affascinato tutti i ragazzi di quell’età come un personaggio in cui fosse possibile identificarsi”. Il disegnatore Jerry Robinson (uno dei primi “fantasmi”, ovvero uno dei primi autori il cui nome non viene riportato sui credits, a realizzare Batman, autore di moltissime storie dal 1940 al 1945 e creatore
del personaggio del Joker) ammette che “Robin fu creato nel tentativo di umanizzare Batman”. Le conseguenze derivate a livello narrativo dalla presenza di Robin sono state acutamente schematizzate da Jim Steranko nella sua History of Comics: “Fu un punto di svolta nella storia di Batman, ponendo per sempre fine all immagine di solitudine e minaccia che caratterizzava il Batman degli inizi. Prima il suo personaggio era strano quanto quello dei contorti nemici che incontrava. Batman doveva essere un esempio per il ragazzo. La storia rivelerà l’inserimento di Robin come uno dei punti più salienti ed importanti della strip. A Robin deve certo essere affidato il merito di portare avanti gran parte del peso della longevità di Batman”.

 

SUCCESSO INSPERATO
Il successo di Batman è incredibile e fulmineo. Negli anni della guerra gli vengono dedicati alcuni serial dal cinema e dalla radio, tra il 1943 ed il 1946 esce una striscia sindacata a nome delle ragioni di una simile affermazione non sono facilmente spiegabili: le sceneggiature non brillavano certo per originalità, ed il disegno dei primi anni era pessimo (e confrontate con le strisce giornaliere, opera di Bob Kane, veramente “inguardabili” nonostante la presenza di alcuni, interessanti angle shots decisamente cinematici). Parte del successo va certo assegnato alla dimensione reale e credibile del personaggio: era stato feri tante, rappresentava un esempio emulabile (al pari di Robin più volte, rischiava di continuo la sua vita, e, cosa più impor), un omaggio in cui i lettori potevano identificarsi più facilmente che in molti altri eroi mascherati dell’epoca. Fa notare Dick Giordano (inchiostratore di uno dei periodi migliori di B legato al duo O’Neill-Adams) nella sua introduzione al paperback The Greatest Batman Stories Ever Told: “Mi rendevo conto di er ambire ad essere Batman, ma non potevo aspirare ad essere Superman. In nessun modo potevo ottenere poteri come Superman… Avrei dovuto nascere altrove per quello… Ma potevo, se cominciavo abbastanza giovane, ad allenarmi nel in cui aveva fatto il giovane Bruce Wayne e forse essere giorno come Batman. Beh, non ho mai cominciato ad allenarmi cosi sono rimasto un tipo ordinario, ma sapevo che avrei e questo rappresentava una buona parte del fascino del personaggio per i ragazzi che leggevano Batman. A ciò va aggiunta una delle gallerie di criminali più varie ed interessanti del tale da rivaleggiare con quella di Dick Tracy: la mano villain di forte presa sul pubblico è stata invece uno deboli di supereroi quali il Capitan America della Timely, che ha saputo riciclarsi dalle storie completamente dedicate alla lotta con i nemici dell’Asse e non ha superato la fine degli anni ’40. Come si è detto, anche la stessa figura di Robin ha avuto la sua importanza. Ma la parte del leone è stato il medium stesso del comic book, che ha permesso a Batman di superare la crisi dei pulp, di cui pure è erede diretto, e di presentarsi in gran forma al pubblico del dopoguerra, anche se. come vedremo, con un target sempre più giovanile.

GLI ANNI DELLA DECADENZA
“Agli inizi degli anni 50 ogni tono nero che aveva permeato le storie di Batman era completamente sparito. Le sue avventure erano diventate sempre più monotone, ed anche l’uso della a lungo stabilita Rogues’ Gallery Joker. Pinguino, Donna Gatto ed altri si era fatta sporadica. [.. .] In particolare, il periodo metà-fine anni 50 fu davvero fiacco nel giudizio di ogni vero appassionato di Batman”. Questa frase di Mark Waid, tratta dalla postfazione al volume The Greatest Joker Stories Ever Told. sintetietizza perfettamente il carattere delle storie degli anni 50 e dei i anni ’60. Il Dinamico Duo si perde in un gruppo di racconti immaginari, narrati dal maggiordomo Alfred (per fortuna non tanti quanto quelli del contemporaneo periodo di Superman) ed in avventure a sfondo fantascientifico, con tanto di mostri, alieni verdi, viaggi nello spazio e nel tempo, che ne snaturano completamente il personaggio. Alcune storie non erano poi mal congegnate, solo erano decisamente ingenue. Questo, unito ai tempi narrativi cosi lontani dal gusto attuale rende le avventure del Duo quasi al di là di ogni possibile recupero nostalgico. La stessa introduzione del Comics Code non influì poi troppo sulla loro qualità. Contribui certo ad aumentare il carattere decisamente fa delle avventure (ben diverso dal tono realista alla Dick Tracy delle origini, retaggio anche questo dei pulp). Prima di tutto limitando il numero di apparizioni di alcuni personaggi particolarmente imbarazzanti (ed il numero di presenze del Joker si riduce drasticamente dalle 15-20 l’anno alle 2-3 dopo il 1956). In secondo luogo rendendo definitivamente Gotham City quel che, negli episodi a fumetti degli anni Quaranta e Cinquanta, sembrava un vastissimo campo da gioco urbano macchine da scrivere e di altri attrezzi scenici colossali” così come viene descritto da A. Moore nell’introduzione al paperback The Dark Knìght Returns. Alla metà degli anni ’60, le avventure del Duo risultavano decisamente fuori moda: fatto gravissimo per ogni prodotto dell’industria di massa, le storie avevano perso completamente il feeling con il proprio periodo.

THE SILVER AGE

Tutto cambia quando dal giugno 1964 alla direzione editoriale delle testate legate a Batman viene assunto Julius Schwartz, che cerca di svecchiare l’immagine dell’Uomo Pipistrello. Vengono chiamati a collaborare alle collane di Batman molti nuovi autori, fra i quali svetta la coppia Gardner Fox-Carmine Infantino, che nel 1959 aveva inaugurato la Silver Age dei comic-book con le storie del nuovo Flash (quello di Terra Uno, per intenderci). Il look viene cambiato senza nessuna spiegazione: l’aspetto grafico subisce un decisivo ammodernamento, lasciando lo stile pupazzettistico tipico degli anni precedenti per un tratto più realistico e con gadgets decisamente anni ’60 (come la “linea calda” telefonica fra la Bat-Caverna ed il commissariato). Le sceneggiature di Fox assumono un tono poliziesco, alla detective story, mai veramente inserito nel carattere del personaggio, anche se lontano dai toni noir tipici del Dark Night delle origini, che invece caratterizzeranno le storia degli anni 70.

TV SHOW

Il nuovo periodo giallo ha però breve durata. La serie di telefilm ispirata a Batman del 1966 ha un successo straordinario, por­tando il personaggio ai vertici della popolarità. Si assiste ad un vero boom del merchandising, e la Bat-mania impazza per il paese. Credo che molti abbiano presente qualche episodio della serie televisiva: si trattava della riproposta di un atteggiamento decisamente anni ’50, dove la figura di Batman era associata a quella di un “Adam West che snocciola battute di dialogo bana­lissime con offensiva serietà” (per dirla alla Moore), ed il cui risultato è quantomeno discutibile. Nonostante tutto, il fenomeno Batman dilaga, e lo sviluppo abnorme del mercharìdising legato alla serie televisiva rende l’immagine del Duo Dinamico e dei suoi arcinemici un punto fermo nell’immaginario americano degli anni ’60. Non a caso Batman è stato una figura spesso sfruttata dagli artisti POP, la cui narrazione era infarcita da elementi della cultura di massa. Si legga il seguente dialogo (opera dell’autore POP Donald Barthelme), scritto nei primi anni ’60 (in periodo non-telefilm), e che evidentemente vuole riecheggiare sensazioni anni ’50, pur sembrando tratto di peso dalla serie televisiva:

“Dunque, commissario, che succede?”

“Questo!” disse il commissario Gordon. Posò il modellino di una nave sulla scrivania davanti a se. “Il pacco è stato portato da un fattorino, indirizzato a voi, Batman! Credo che il vostro vecchio nemico, il Giocatore (sic!), sia di nuovo in libertà!”

[. . . ]

“L’Olandese Volante!” esclamò Fredric, leggendo il nome dipinto sulla prua del modellino di nave. “Il nome di un famoso vecchio vascello fantasma! Che cosa può voler dire?”

“Un indizio abilmente celato!” disse Batman. “L’Olandese Volante sta qui probabilmente ad indicare il commerciante di gioielli olandese Hendrik van Voort che arriva in aereo stasera a Gotham City con un carico di pietre preziose da consegnare ai clienti!”

[Il brano è tratto dal racconto II più grande trionfo del Giocatore, di cui sono protagonisti Batman, Robin, il commissario Gordon, il Giocatore ed uno sconosciuto Fredric (omonimo, non a caso, dell’autore del famigerato Seduction of thè innocent), presente nella raccolta Ritorna, dr. Caligari, edita in Italia da Bompiani], Quale influenza ebbe la serie di telefilm sui comics del Cavaliere Oscuro? Dice ancora Mark Waid, facendo considerazioni sul Joker che sono fondamentalmente estendibili a tutto il tono delle serie: ”[…] dal momento in cui le collane di Batman cominciarono a riflettere i programmi TV, il Beffardo Burlone divenne una presenza regolare al loro interno. E mentre ci piacerebbe affermare che le sue apparizioni nei comics variavano dal ridicolo al terribile, questo non sarebbe vero. Semplicemente, variavano dal ridicolo allo scemo. Non brutte… solo sceme”.

IL CICLONE ADAMS

Non è possibile riassumere in poche parole l’influenza che ha avuto Neal Adams nel mondo dei comic-book a partire dalla fine degli anni ’60. Il disegnatore è stato il motore di una vera e pro­pria rivoluzione grafica che, prendendo le mosse dal suo lavoro su Deadman (eroe secondario del cosmo DC, che Adams aveva ereditato da Carmine Infantino col numero di Stranie Adventure dell’ottobre 1967), doveva imporre il suo stile “higly realistic” (come lo definì Jack Miller, editor ed autore delle prime storie di Deadman, in contrapposizione allo stile più paludato della restante produzione DC) come uno standard per il medium. Le prime storie di Batman disegnate da Adams.sono del ’69: an­che se non diventerà mai l’artista regolare della serie, la sua impostazione grafica del personaggio servirà da guida per i disegnatori regolari, Irv Novick (Batman) e Bob Brown (Detective Comics), oltre che a rivelarsi seminale per il lavoro degli sceneggiatori. Rilevano giustamente Jacobs e Jones nel loro fondamentale libro sulla Silver Age The Comic Book Heroes: “Poco tempo dopo che Adams ebbe ridefinito visualmente Batman, Julius Schwartz fece uscire una storia che cambiò il contesto entro cui si muoveva il personaggio, in maniera tale da accordarlo alla visione dell’artista. In Batman 217 del dicembre 1969, con soggetto dello stesso Schwartz e sceneggiatura di Frank Robbins (e disegnata da Novick in un perfetto stile-Adams, n.d.a.), Dick “Robin” Grayson se ne va al college, lasciando Batman in un ruolo di soli­tario a lui più congeniale. Bruce Wayne modifica il suo costume di Batman, allungando le orecchie ed il cappuccio, per dargli un aspetto che incuta maggiormente timore; dopodiché Bruce, con il suo maggiordomo Alfred, abbandona il Wayne Manor per stabi­lirsi in una mansarda in cima all’edificio che ospita la Fondazione Wayne, in maniera tale da poter vivere “nel cuore di quella stri­sciante fanghiglia urbana — per tirar fuori… la nuova progenie di topi da fogna… da dove vive e s’ingrassa sulla gente innocente.” In questo modo, benché fosse ancora calato nei panni tipici del­l’eroe in costume, Batman ora agiva principalmente nel ruolo di vigilante e detective.”

Batman riacquista dopo 30 anni la sua “libertà” e, con essa, i toni cupi e metropolitani che ne avevano caratterizzato le origini: queste caratteristiche verranno accentuate nella prima metà degli anni 70, soprattutto nelle non molte avventure firmate dalla coppia O’Neill-Adams, spinta dal successo della collana Green Lantern- Green Arrow da loro curata a ricrearne la vitalità ed energie anche nelle storie di Batman. Un periodo fra i migliori delle testate del­l’Uomo Pipistrello, grazie anche alle sceneggiature di Frank Robbins ed Archie Goodwin. Ed è proprio l’abbandono da parte di Goodwin del ruolo di editor della testata Detective Comics (numero 443 dell’aprile 1974) che simbolicamente chiude uno dei migliori periodi nella storia del Cavaliere Oscuro.

L’IMPLOSIONE DELLA DC

“L’inconsistenza dei team creativi era un qualcosa di nuovo per il mondo dei comic-book. Nel passato, quando un lettore acqui­stava un fumetto, non stava solo comprando le avventure del suo eroe preferito, ma il lavoro di uno stesso gruppo creativo che per anni aveva modellato quelle avventure. […] Lettori che erano stati abituati all’affidabilità dei vecchi periodi venivano perennemente frustrati quando i loro artisti cominciarono a sparire dalla vista dopo aver passato dei brevi, allettanti periodi in questa o quella collana. […] Il mondo di Batman fornì uno dei rari casi di consistenza alla DC, The Brave and thè Bold. […] Ma The Brave and thè Bokl era una eccezione. Le avventure a solo di Batman diventarono sempre più disorganizzate. Sia le nuove star che i vecchi mestieranti abbandonarono le collane dedicate all’Uomo Pipistrello, lasciandole nelle mani di una moltitudine di scrittori che non rimasero mai a sufficienza da dar loro una direzione, ed artisti quali John Calnan e Ernie Chua, che mancavano sia delle atmosfere di Adams sia della solida capacità di narrazione di Brown e Novick.”

Il caos creativo ed editoriale che Jacobs e Jones descrivono non coinvolgeva soltanto le collane legate a Batman, ma tutta la DC. Sono gli anni del definitivo sorpasso ad opera della Marvel, avvenuto verso la metà degli anni 70. Nel periodo dal 75 al 78 la casa di Superman lancia qualcosa come oltre quaranta nuove testate (poca cosa per gli standard attuali, lo ammetto…) nel tentativo di incrementare i profitti: un tentativo ben presto imitato dalla Marvel, e con maggior successo, grazie anche alle novità tematiche, con collane che spaziavano dalle arti marziali (che erano la moda del momento) alle serie che si ispiravano a trasmissioni televisive od a film di successo (La fuga di Logan, Guerre Stellari…). La maggior parte delle testate, con in testa quelle della DC, fu costretta a chiudere i battenti dopo l’uscita di appena una decina di numeri, colpevole sia la loro infima qualità, determi­nata, tra l’altro, anche dall’esodo di molti brillanti autori (quali Steranko e lo stesso Adams, attratti verso altri interessi o verso le prime case editrici indipendenti); sia, più in generale, per pro­blemi legati alla distribuzione: una situazione di mercato caotica che avrebbe portato alla nascita dei negozi specializzati ed alla ri­strutturazione della rete distributiva, con la penalizzazione dei ca­nali classici di vendita (situazione non descrivibile in poche righe, e per cui rimando a studi più approfonditi sulla storia recente del mercato americano, curati nei 2-3 anni passati da Chuck Rozanski per la sua Mile High Future).

Nonostante la grave crisi che attraversava la DC, che l’avrebbe costretta verso la fine degli anni 70 a diminuire vertiginosamente il numero delle proprie testate presenti sul mercato (da cui il termine DC Implosion), e che nei primi anni ’80 ne avrebbe fatto temere il tracollo economico, la vicenda editoriale di Batman prosegue senza particolari scosse. Nascono e muoiono alcune testate minori che si richiamavano a personaggi della sua mitologia (quale Batman Family, Man-Bat, The Joker…) vede la luce nel­l’agosto 1983, ed ottiene un moderato successo, la testata Batman and thè Outsiders, creata da Mike Barr e Jim Aparo sull’onda del successo dei Teen Titans di Wolfman e Perez, e che merita di es­sere ricordata solo perché segna l’esordio in terra americana, col numero 24, del disegnatore Alan Davis. Era iniziata l’onda lunga dei mutanti, e si cominciava a respirare aria di Crisis….

CRISIS ON INFINITE EARTHS

La premessa con cui nasceva questa maxi-serie era quella di riorganizzare e semplificare l’universo DC in occasione del 50° anniversario della casa editrice, o, per dirla con le parole di Marv Wolfman, “Chiarire cosa facesse parte del cosmo DC e cosa no!” “Ho una visione” scriveva Dick Giordano, direttore esecutivo della DC fin dal 1981, “…una visione in cui i fumetti sono tutto quello che possono essere. Voglio dare alla DC una linea editoriale che faccia lavorare insieme autori che hanno a cuore il materiale a cui stanno lavorando, loro stessi e i lettori. Autori che lavorano per un obiettivo comune per amore del proprio lavoro e per il desiderio di divertire ed intrattenere il lettore… ed anche sé stessi.” […] Purtroppo tali premesse non sono state mantenute e l’unico effetto duraturo del cosmo DC è stato l’annullamento dei 50 anni di continuity pre-Crisis. […] Molte collane proseguirono senza scossoni e senza particolari cambiamenti la loro vita edito­riale, impedendo la realizzazione di quella diversità di stile che Giordano voleva come caratteristica dei fumetti DC, e che si attuerà negli anni successivi, soprattutto grazie agli autori inglesi e allo spostamento di target verso un pubblico più adulto.

IL DOPO CRISIS E FRANK MILLER

La mitologia di Batman conosce il suo ultimo punto di svolta con il marzo 1986, data di chiusura in America della maxi-serie Crisis. In quel mese esce infatti il primo numero della mini-serie The Dark Knight Returns, ad opera di Frank Miller — coadiuvato da Klaus Janson alle chine — che avrebbe poi finito la riscrittura del mito dell’uomo-pipistrello con la miniserie-nella-serie Year One, realizzata in collaborazione con il disegnatore David Mazzuchelli ed apparsa nei numeri dal 404 al 407 (pubblicati an­che in Italia, in due volumi, dalla Rizzoli). In maniera simile a qu­anto era già avvenuto per Adams, gli autori regolari che si sono succeduti nelle testate dedicate a Batman (ed in particolare per qu­anto riguarda Legends of thè Dark Knight) hanno preso ad esempio il lavoro di Miller, riprendendone soprattutto le atmo­sfere cupe e gotiche che nella mitologia del Cavaliere Oscuro erano comunque già presenti (ad opera ad esempio di un veterano quale Gene Colan). Tim Burton stesso ne è stato influenzato, tant’è che nel suo film cita l’isola Corto Maltese, a sua volta un omaggio di Miller ad Hugo Pratt. Non sempre però gli autori hanno saputo servirsi della lezione del popolare autore. Un esempio per tutti è A Death in the Family, una mini-serie-nella- serie (dal 426 al 429 di Batman) che, se non fosse per la morte di Jason Todd, il secondo Robin, sarebbe già finita nell’oblio.

Un pò di storia sui personaggi che popolano l’universo di Batman parte 5

ROBIN

Non mancherà di stupire il vecchio lettore delle edizioni Mondadori, la sequenza impressionante di avvenimenti collegati alla figura inconfondibile del Pettirosso, da anni unito, nel bene come nel male, alle sorti del Pipistrello di Gotham, Apparso in origine per favorire l’identificazione dei teenagers americani, Dick Grayson accetta l’onere del ruolo di spalla per combattere la malavita e, come il suo mentore, per vendicare la morte dei genitori trapezisti, uccisi in un “incidente” provocato dal boss Anthony Zucco. Sarà Dick ad insegnare a Batman come muoversi nell’aria, ricevendo in cambio il duro addestramento alla lotta e all’indagine necessario per diventare presto un eroe a tutti gli effetti. Gli anni che passano, inesorabili, cancellano attitudine all’ottimismo, caratteristica base del Dinamico Duo, e l’inasprirsi delle trame e gli studi si portano via Dick da Wayne Manor, lasciando solo il povero Bruce. Le scelte di continuity costringono Grayson alla scomoda leadership dei Nuovi Titani fino a quando, lo strettirsi dei sorpassati calzoncini verdi, lo trasformano in creatura notturna dai colori mimetici, Nightwing. Il tempo affiancherà al Cavaliere Oscuro un altro giovane trapezista che perderà i genitori in modo simile a Dick, Jason Todd, bravo ragazzo destinato nel 1987 a essere riproposto ai lettori come piccolo malvivente a causa dell’incupirsi delle storie nel dopo-Crisis.

Il nuovo Robin non verrà però accettato dai fans che decidono, complice la DC Comics, di farlo fuori su ordinazione. Jason morirà per mano del Joker nel 1988, dando idealmente il via alla lunga strada zeppa di cadaveri eccellenti del nuovo fumetto USA. Il quadruplo salto mortale eseguito da Dick poco prima che entrambi i suoi genitori cadano nel vuoto, condiziona la vita di Tim Drake. Anni dopo, il salto simile di Robin contro il Pinguino, ripreso in televisione, permetterà al ragazzo di scoprire la vera identità del Dinamico Duo. Nel dicembre del 1990 (Batman n.457), Batman aggiungerà il nome di Drake alla lunga dinastia dei Robin. Unico “Pettirosso” ad avere inizialmente i genitori, subisce la tempesta di “morte e distruzione” DC Comics quando i suoi, in viaggio di affari nei Caraibi, sono rapiti dal capo di una setta di fanatici. Obeah Man, stregone voodoo, pochi attimi prima dell’intervento di Batman, avvelena i Drake, uccidendo la madre, Janet, e provocando in Jack, suo padre, un coma dal quale uscirà solo per ritrovarsi paralitico. Prima prova di ammissione agli occhi del Batman sarà per Tim sconfiggere lo Spaventapasseri (Scarecrow), uno dei nemici più pericolosi del Pipistrello, cosa che fa senza indossare ancora il suo costume. Timothy è l’unico partner del Batman che sia stato costretto ad un lungo tirocinio estero, un fattore utilizzato per una serie di mini, tre per la precisione, che sfruttano il momento fortunato delle edizioni speciali. Il primo numero della collezione di cinque albi (1991) che apre questa nuova impostazione DC, sarà più volte ristampato, mentre Robin The Joker’s Wild (mini di quattro del 1991), presenta ologrammi e copertine differenziate in progressione (ad esempio: quattro covers per il n.1, tre per il due, due per il tre e, finalmente, una per la conclusione), un nuovo metodo per accalappiare i collezionisti. Uno stratagemma sul quale non si infierirà più di tanto nella terza miniserie del Robin, “Cry of the Huntress”, con solo una copertina speciale a due dollari e mezzo ogni numero per i sei albi, raddoppiati a dodici con l’edizione normale, della collana. L’affare Robin 3, seppure poco etico, porta il personaggio ad avere una personalità convincente e una preparazione che soddisfa anche il tono, diventato più duro, delle nuove storie di Batman. Il nuovo costume, calzoni verdi lunghi, mantello nero e scarpe tabi (proprie dell’addestramento ninja), ne fanno una figura temibile, che non sfigura nemmeno accanto al cupo Giustiziere di Gotham. Nell’autunno del 1993, si merita una serie personale. A seguito dell’evento di Batman R.I.P., nel 2009 DC Comics rilanciò il personaggio con una nuova identità segreta e un nuovo costume di Red Robin, dando al personaggio una propria testata autonoma. Ultimo, ma non ultimo, cenno dovuto ai compagni di Batman, quello a Carne Kelley, simpatica ragazzina tredicenne che sostituisce le abilità fisiche dei suoi predecessori con una conoscenza notevole del computer. Sarà lei il Robin finale in “The Dark Knight Returns”, una scelta che troncherà, nelle intenzioni dell’autore, Frank Miller, tutte le voci maligne di un possibile rapporto omossessuale all’interno del Dinamico Duo. Alla lista si aggiungono Stephanie Brown (esordisce come Spoiler, ma diviene famosa, per aver nel tempo vestito i panni di Robin nel 2004 e quelli di Batgirl nel 2009) e Damian Wayne (figlio di Bruce Wayne e Talia al Ghul, idea introdotta nella trilogia IL FIGLIO DEL DEMONE, LA SPOSA DEL DEMONE E LA NASCITA DEL DEMONE acquisito da Grant Morrison nella continuity). Tre di loro quindi sono morti in battaglia uccisi da Joker e Maschera Nera. Damian Wayne invece, figlio di Bruce, fu assassinato da un suo clone creato dalla madre Talia Al Ghul. Da segnalare il Bat-Evento del Dc You : Robin War di cui trovate la nostra recensione qui.

Le vere sconfitte di Batman

Abbandonati rapidamente i canoni strutturali più semplici delle trame avventurose e fantascientifiche, i primi anni ottanta sottolineano, nel mondo del fumetto di supereroi americano, una generale perdita di identità, frutto di una complessa ed inquietante crisi di valori che imperversa su tutto il Paese. Cosi, nella difficile ricostruzione ideologica, i comics, da sempre confinati dalla critica in un ghetto, rivalutano il loro ruolo culturale nel confronto con i duri temi della realtà di tutti i giorni, dimenticando per sempre il puro disimpegno delle origini. Batman, eroe metropolitano per definizione, combatte avversari molto diversi dalle patetiche figure caricaturali dei primi anni. I vicoli e le ombre della città di Gotham nascondono ora i veri mostri della cronaca: ladri, stupratori, assassini, alleati della notte più cupa, non più deterrente ad uso e consumo solo dell’Uomo Pipistrello. Una lenta ma continua evoluzione dei contenuti, libera sulle pagine a colori, il malessere dell’americano medio e l’eccessiva violenza della realtà. La droga, le bande giovanili, il razzismo, trasformano le strade in campi di battaglia. Lo stesso “The Dark Knight Returns” di Frank Miller, estremizzazione di una Gotham futuribile, assume gli angosciosi contorni del possibile nell’impietoso ritratto di una New York Cyberpunk poco distante, nei tempi di involuzione, dalla metropoli tipo del presente. Affrontare questa nuova dimensione sociale significa però, costruire e ripresentare la figura dell’eroe moderno, trasformando spesso il classico vincente in un comune essere umano che vive e soffre con il lettore, quasi che il suo potere, prima dono inestimabile del caso, diventasse una condanna senza redenzione. Sceneggiatori e artisti rivolgono così le loro attenzioni ad un fumetto-guida, che riesca a far partecipi í più giovani con problemi tangibili e non con la fantasia di mondi fantastici e lontani. In questa ottica le alte sfere dirigenziali che regolano il mondo delle nuvole di carta “Made in USA” inquadrano esperienze innovative come Live Aid, promossa dalla star rock irlandese Bob Geldof, che realizza con il brano “Do They Know It’s Christmas?” alla fine del 1984, la fusione ideale tra solidarietà e spettacolo, coinvolgendo grandi nomi della musica internazionale nella ricerca di fondi economici per il Terzo Mondo. La valida iniziativa, che proseguirà una corsa inarrestabile con altre similari come Band Aid, Usa for Africa, Sports Aid ecc., arriva idealmente ai personaggi del fumetto che raccolgono subito l’opportunità di interagire con i lettori a questo importante livello. Piccola nota per gli amanti della musica anni 80 e di Batman anni 60. Nik Kershaw il 5 novembre 1984 pubblica il singolo The Riddle (cantato anche durante il Live Aid). Nel video si vede chiaramente l’Enigmista e Kershaw ha affermato che il video è stato ispirato dal suo amore per l’espressionismo artistico postmoderno. Scusate il Bat-Inciso musicale, ma ci stava tutto ricordando quel periodo. Tornando alla DC, questa fu battuta sul tempo dalla rivale Marvel Comics che con l’albo Heroes for Hope (Eroi per la speranza, Dicembre 1985) finisce addirittura sulle pagine del Time, lascia a Jim Starlin e a Berni Wrighson la completa libertà di ideare e portare a termine un’avventura di 48 pagine, frutto della collaborazione di più di 120 artisti tra sceneggiatori, matitisti, inchiostratori, letteristi e coloristi, i cui incassi saranno devoluti per aiuti umanitari ai Paesi dell’Africa. La bella prova che ne deriva, Heroes Against Hunger (Eroi contro la fame, 1986) con copertina di Neal Adams e Dick Giordano, è in fondo il tentativo di sensibilizzare divertendo i giovanissimi, una lezione che, provenendo dal fumetto, è ancora più importante. La ricerca di un metodo per rendere produttivo il deserto africano è alla base della trama di questo speciale ma, né la coppia formata da Batman e Superman, né il loro inimmaginabile alleato, Lex Luthor, riusciranno nella titanica impresa. Lee Ann Layton, volontaria dei Corpi per la Pace, elemento umano della narrazione, racconta al trio deluso la storia di una terra sfruttata fino all’ estremo, danneggiata da culture intensive e fertilizzazioni eccessive, un luogo dove non basta più solo il miracolo della fantasia per porre rimedio ad anni di disastro ecologico. Il messaggio è chiaro: la responsabilità è di tutti. Un intero continente e i suoi abitanti dipendono da noi. Nelle lacrime della giovane, che osserva allontanarsi nel tramonto gli eroi sconfitti, c’è però la speranza che essi ritorneranno, portando con loro l’aiuto delle persone comuni. Vero manifesto dei, migliori artisti americani del periodo, l’albo è, pure nella prevedibilità del suo sviluppo, un piccolo capolavoro, esperimento riuscito di trasformare il disimpegno delle storie a fumetti classiche in qualche cosa di costruttivo, rispondendo a chi, da anni, liquida gli eroi di carta con la definizione “serie B”. La speranza continuerà per poco a sostenere gli eroi del Post-Crisis, specie Batman, la cui precisa locazione di vigilante lo precipiterà, suo malgrado, in situazioni senza sbocco. Crudo esempio del nuovo andamento, le impietose trame di Jim Starlin sfuggite alle maglie, col tempo più larghe, della censura, che inquadrano, in due avventure molto vicine nella programmazione seriale, la violenza contro la donna.

La prima, Elmore’s Lady (Batman n. 421, luglio 1988, disegnato da Dick Giordano), presenta senza abbellimenti adolescenziali la caccia del Cavaliere Oscuro a due serial Killers colpevoli di una decina di omicidi, liberati dalla legge per mancanza di prove, storia dura che sottolinea come la libertà di azione del nostro supereroe sia in realtà subordinata alle ferree regole che lui stesso si impone. Rimasto solo un assassino, che si è brutalmente liberato del complice, Starlin ci porta ad una soluzione inaspettata con l’estremo gesto di ribellione dell’ultima ragazza minacciata, in realtà cacciatrice anch’essa dei bruti che hanno ucciso la sorella, che colpisce a morte l’aggressore con un rasoio. Batman, ridotto al ruolo scomodo di osservatore, commenta la vicenda sostenendo come l’agire di propria iniziativa, al di fuori della legge, conduca all’anarchia ma, la sua stessa posizione di vigilante, priva pericolosamente la sua morale di significato. Tre numeri dopo, in The Diplomat’s Son (Batman n. 424, ottobre 1988, disegno di Doc Bright), Starlin rinnova drammaticamente questo tema, narrando le vicende tragiche di una giovane donna prima rapita, poi brutalmente violentata, dal figlio dell’Ambasciatore di Bogatago (Stato fantastico della geografia DC Comics), intoccabile per immunità diplomatica sul suolo degli Stati Uniti. Batman, con le mani legate dalla giustizia, fallirà nuovamente la sua missione, impotente di fronte al suicidio della ragazza, provocato dal suo stupratore, in questa avventura realistica e crudele che non sembra offrire a chi legge nessuna scappatoia ottimista. La vendetta di Robin (Jason Todd), che uccide (ma non è sicuro…) il colpevole che cade urlando da una terrazza, sostituendosi con rabbia alla giustizia, conferma ancora quanto siano diversi questi nuovi eroi dei fumetti e quanto sia cambiato lo scenario su cui si muovono. Gli anni novanta, evolvendo le impostazioni cupe e realistiche del Rinascimento Americano, assistono all’inesorabile calare delle tenebre su tutta la produzione DC. Batman, character di punta della Major, si trova immerso suo malgrado in avventure estreme, trame opprimenti e pessimiste che, dalla produzione seriale fino agli speciali più adulti, liberi dalle limitazioni del Comics Code, tracciano presto la via per la crudele saga di Knightfall, culmine di un rilancio del personaggio, per molti non necessario, successivo al grande evento pubblicitario della “Morte di Superman”, di cui la Casa delle Leggende cerca idealmente il “bis”. In questa atmosfera pesante, esce Batman-Seduction of the Gun (febbraio 1992), formale atto di accusa contro la colpevole reperibilità delle armi, specie negli ambienti frequentati da giovanissimi. Dedicato alla memoria di John Reisenbach (29 novembre 1956 – 31 luglio 1990), figlio di Sandy, collaboratore DC Comics, ucciso senza motivo apparente per strada, l’albo, scritto da John Ostrander e disegnato da Vince Giarrano, racconta del tentativo fallito di Batman di proteggere un informatore che può garantire l’arresto di una gang giovanile di trafficanti d’ armi. La storia, violentissima, mostrerà al lettore condizioni critiche già esistenti in molte delle scuole americane, dove il possesso incriminato di armi da fuoco regola gli stessi rapporti tra studenti.

Il terzo Robin, Timothy Jackson “Tim” Drake, infiltrato d’eccezione nell’ambiente scolastico dove si muove la giovane figlia dell’informatore, in pericolo di vita, non riuscirà ad evitare l’uccisione della ragazza e, parallelamente, di un suo nuovo amico, freddato senza pietà da uno dei bulli dell’istituto. Uno speciale dove la rabbia e l’impotenza di fronte ad una situazione ormai senza rimedio invitano ad una riflessione, un nuovo problema che, purtroppo, nemmeno il Dinamico Duo può risolvere. “Seduction of the Gun” è inoltre un vero e proprio studio sul nuovo slang metropolitano usato nelle scuole dagli studenti, un altro modo per penetrare, con le possibilità fantastiche del fumetto, nella realtà che ci circonda. Gli incassi del numero saranno interamente devoluti alla Fondazione John A. Reinsenbach per il controllo delle armi nelle attività scolastiche, problema che vede, per fortuna, gli studenti italiani ancora distanti dai livelli di guardia. Ovvia conclusione di questa breve, drammatica, panoramica sul difficile mestiere di supereroe nell’attualità del nuovo fumetto USA, il costoso Hard-Cover Night Cries (La notte Piange, 1992), scritto da Archie Goodwin e disegnato dal bravissimo Scott Hampton, storia tragica sullo scottante tema dell’abuso sui minori. Inserita come sequenza temporale nei primi anni di vita del Cavaliere Oscuro, La Notte Piange mantiene le caratteristiche base di Seduction of the Gun, situazioni senza uscita con all’origine un pessimismo imperante legato alla cronaca vera dei nostri giorni. Tra le varie vicende che si incrociano durante la narrazione, il dramma di James Gordon che, a causa del pesante carico nervoso che è chiamato a sostenere come poliziotto, distrugge lentamente la pace familiare, aumentando la frattura con la moglie Barbara, aperta in Year One, fino alla separazione. Batman, ancora osservatore impotente degli eventi, dovrà cercare uno spietato assassino che uccide i colpevoli di violenza su bambini, ripagandoli con la stessa moneta. La conclusione, durissima, non fa che aumentare l’inquietudine del lettore e, nelle ultime parole dell’assassino, insospettabile, al suo antagonista incappucciato, la tremenda realtà di una situazione completamente estranea al fumetto e alle sue visioni positive: ” i lamenti stanno ritornando. Questo Paese ha oltre due milioni di casi di abuso di minore, più di duemila morti. Troppi lamenti. Io non posso più ascoltarli. Qualcun altro deve ascoltarli. Io non posso…” Così, nella figura dell’Uomo Pipistrello che vola inutilmente nel tentativo di fermare l’arma che l’Uomo si punta alla tempia, tutta la rabbia e l’impotenza di una generazione circondata da benessere e contraddizioni enormi, un reale che non ammette, nemmeno dall’immaginario a fumetti, la consolazione di un lieto fine. Nell’ultima, stupenda, tavola di questo deciso atto d’accusa, Batman grida tutta la sua rabbia alla notte ma la cupa Gotham, città dalle mille valenze, indifferente, non risponde.

DC Collectibles: Batman da The Dark Knight Returns di Miller per il 30° anniversario del fumetto

Nel 1986, DC Comics insieme a Frank Miller, Klaus Janson e Lynn Varley ha cambiato il modo in cui il mondo ha sempre visto Batman, The Joker e Gotham City, rilasciando Batman: Il ritorno del Cavaliere Oscuro. Miller ha inserito il personaggio di Batman in un futuro distopico in cui Gotham City è circondata da notizie che viaggiano 24 h su 24 e i cittadini sono colti da una certa apatia. Questa versione breve della serie di Batman è stata accolta molto bene dagli appassionati del fumetto e dai media.

Quest’anno, DC Comics celebra il trentesimo anniversario di questa storia iconica con diversi libri commemorativi e busti in miniatura.

DC Comics celebra il trentesimo anniversario di Batman: il Ritorno del cavaliere Oscuro con materiale unico da collezione
Batman: il ritorno del Cavaliere Oscuro è stato ristampato in un’edizione speciale per celebrare questo anniversario, insieme a materiale extra, come una galleria delle proposte originali di Frank Miller fatte alla DC Comics e una galleria delle sue matite usate per il ritorno del Cavaliere Oscuro. Tutti questi pezzi da collezione saranno disponibili da oggi 24 febbraio, insieme anche a Il cavaliere oscuro colpisce ancora, di 15 anni fa e l’edizione da collezione del Cavaliere Oscuro III: The Master Race, disponibile dal 21 settembre.

Ai libri collezionabili, si aggiunge anche il busto di Batman al costo di 50 dollari, alto 5 pollici e scolpito da Alterton, disponibile da marzo. Qui potete vedere il cofanetto con i libri da collezione sul fumetto originale e il mezzo busto di Batman, realizzato con grande attenzione e curato nei minimi dettagli.

 

 

The Dark Knight Returns Action Figure Set Deluxe

La Mezco Toyz ha diffuso lo scorso febbraio un action figure tratta dalla celebre saga dell’Uomo Pipistrello, The Dark Knight Returns, che raffigura l’epico scontro finale nella discarica di Gotham tra Batman e il leader mutante. In concomitanza del prossimo Comic-Con International di San Diego che si terrà dal 9 al 12 luglio, la Mezco distribuirà una versione deluxe in edizione limitata della predetta riproduzione in scala dei personaggi che vedete nell’immagine qui sotto.

In questo nuovo set, le due statuine giocattolo di circa 16 centimetri avranno ben 30 punti articolati (potete vederne i movimenti qui) e raffigureranno un Batman ferito dalla battaglia, col costume strappato, un’esclusiva testa scolpita, le mani intercambiabili e “la schiuma tramortente” da inserire sulla faccia dell’avversario. L’avversario del Crociato Incappucciato, il Leader Mutante, sarà sporco di vernice, con le mani che si alternano e come accessorio avrà un piede di porco.

Il costo è di circa 150 dollari. I pezzi sono già esauirti.

The Dark Knight Returns Action Figure Set Deluxe

The Dark Knight Returns Action Figure Set Deluxe

Il Cavaliere Oscuro – Il Ritorno da oggi in DVD e BLU-Ray

Come Batman Crime Solver via aveva anticipato da oggi e’ il Cavaliere Oscuro – Il Ritorno in homevideo pubblicato dalla Warner Bros, nelle edizioni Blu-ray Combo Pack (con Copia Digitale) e DVD. Nell’epica conclusione della trilogia de Il Cavaliere Oscuro di Christopher Nolan, Gotham City è minacciata dal terrorista mascherato Bane, che costringerà Batman a tornare dopo 8 anni di assenza e combattere per la sua città ancora una volta.
Sempre da oggi, 4 dicembre, è disponibile in vendita anche il cofanetto regalo in edizione limitata della trilogia de Il Cavaliere Oscuro, che include Batman Begins, Il Cavaliere Oscuro e Il Cavaliere Oscuro – Il Ritorno. Disponibile in Blu-ray e DVD, il cofanetto comprenderà un esclusivo premium book di 64 pagine che permetterà un’immersione ancora più profonda nell’epica trilogia di Christopher Nolan.

Condivido con tutti voi quanto e’ arrivato quest’oggi a casa…sto fremendo per rivedere il film.

Stefano Avvisati

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Edizione con maschera lato dx


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Edizione con maschera lato sx

Il ritorno del cavaliere oscuro

Il ritorno del Cavaliere Oscuro (The Dark Knight Returns) è una miniserie a fumetti di quattro numeri su Batman, scritta e disegnata da Frank Miller, pubblicata dall’editore statunitense DC Comics nel 1986.

La vicenda si svolge in una realtà alternativa rispetto a quella degli albi normalmente pubblicati dalla DC Comics. In questo contesto i supereroi sono più vecchi di venti anni e Bruce Wayne non indossa più il costume dell’Uomo Pipistrello da dieci anni. Dopo gli avvenimenti di Crisi infinita e la serie 52, la storia si colloca su Terra-31 del multiverso narrativo dei personaggi DC. Un seguito, Batman: Il cavaliere oscuro colpisce ancora, è stato pubblicato tra il 2001 e il 2002.

Nel 1998 Bruce Timm rende omaggio al Cavaliere Oscuro di Frank Miller con un episodio della serie animata The New Batman/Superman Adventures. La puntata si intitola Legends of the Dark Knight e viene trasmessa dal canale televisivo statunitense The Kids WB! Network. Il presupposto narrativo è l’incontro di alcuni ragazzini che raccontano ognuno una propria versione di Batman. Uno di questi lo descrive come in Il ritorno del Cavaliere Oscuro. L’episodio narrato è la versione animata della lotta tra Batman e il leader dei Mutanti che avviene in una discarica. Bruce Timm modella l’Uomo Pipistrello e il suo costume sul personaggio cupo e invecchiato di Miller. Lo stesso Robin è la ragazzina di tredici anni Caroline Keene Kelley. Le storyboards su cui si sviluppa il cartone animato vengono realizzate da Darwyn Cooke e ricevono l’approvazione dello stesso Miller.
In accordo con la guida ufficiale degli episodi della serie animata così come stilata da Paul Dini, si tratta dell’episodio n. 105. La numerazione parte dal primo episodio di Batman: The Animated Series del 1992 e tiene conto degli episodi della successiva serie The Adventures of Batman & Robin del 1994 per poi confluire in The New Batman/Superman Adventures a partire dal 1997.
Mentre in USA è uscito il film a cartoni animati basato sul fumetto, Batman: The Dark Knight Returns – Part 1, diretto da Jay Oliva e basato sulla prima parte del graphic novel Il ritorno del Cavaliere Oscuro di Frank Miller, noi vi regaliamo per mera visione il fumetto. Mi raccomando, il file va scaricato, letto e immediatamente dopo cancellato.
Inutile dirvi che noi vi consigliamo di compravi l’originale in versione DCAbsolute.

Buona lettura.
Il cavaliere oscuro