Batman v Superman – Batman guida Jeep Renegade

Non più soltanto Batmobile e altri strani ‘Batveicoli‘: nel prossimo film della celebre saga – Batman v Superman: Dawn of Justice – l’uomo-pipistrello, che si confronta con il più celebre dei supereroi, viaggia su Jeep Renegade, il suv più cool del momento. Da una partnership tra la Warner Bros e FCA è infatti nato questo importante ‘product placement’ che vede la Jeep compatta affrontare, senza problemi, una corsa ad alta tensione di Bruce Wayne – Batman (interpretato da Ben Affleck) sulle strade di Gotham City trasformate in un catastrofico percorso fuoristrada dalla battaglia urbana tra il bene e il male.

L’annuncio è arrivato oggi da Auburn Hills, a conferma delle voci che circolavano da tempo negli ambienti di Hollywood: dal prossimo 25 marzo Jeep Renegade non sarà soltanto una delle protagoniste del nuovo film nelle sale dal prossimo 25 marzo , ma sta per essere lanciata nelle concessionarie Usa in una edizione limitata ‘Batman style’ che è stata chiamata, appunto, Dawn of Justice. L’auto è proposta in due tinte – Granite Crystal e nell’esclusivo Carbon Black – ed è caratterizzata da cerchi da 18 pollici con finitura Gloss Black, tinta che si ritrova in molti elementi esterni. Altre caratterizzazioni sono le placche specifiche Dawn of Justice e gli interni completamente neri con accenti Metal Diamond per il pomello e le maniglie porta. Bruce Wayne – Batman può contare, quando è alla guida di Jeep Renegade, sul potente motore a benzina 2.4 Tigershark con tecnologia MultiAir2, accoppiato alla trasmissione a 9 rapporti e al sistema di trazione integrale Jeep Active Drive 4×4 con Selec-Terrain.

”Grazie a un ampio portfolio di marchi e di prodotti – ha commentato Olivier Francois, chief marketing officer globale di FCA – siamo stati in grado di affrontare ogni tipo di esigenza automobilistica per questo film in cui compaiono Jeep, Dodge, Chrysler, Fiat, Alfa Romeo e Maserati e i veicoli pesanti Iveco della consociata CHN Industrial. Gran parte della produzione del film si è svolta in un’area alle spalle della nostra sede di Detroit e questo ci ha permesso di collaborare in modo creativi e ai massimi livelli con la squadra Warner Bros. L’integrazione del prodotto è stata così organica nella visione e nella trama dei produttori – ha concluso Francois – che l’unica cosa che abbiamo dovuto fare è stato inserire scene del film nei nostri spot”.

Qui sotto potete ammirare la Jeep usata da Ben Affleck.

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Gotham: arriva Leslie Thompkins

Leslie Thompkins

Leslie Thompkins

Un altro personaggio che i fan dei fumetti di Batman potrebbero conoscere. L’ex star di Homeland e Firefly Morena Baccarin sarà guest star nello show nel ruolo della dottoressa Leslie Thompkins: il personaggio, tuttavia sarà diverso da come lo ricordano i cultori del fumetto. Infatti, come tutti sappiamo, Leslie Thompkins nelle strisce di Batman è una ricca e colta donna di discendenza inglese, molto amica dei coniugi Thomas e Martha Wayne. Vive a Gotham City, dove in qualità di medico gestisce una clinica rivolta ai poveri e, soprattutto a chi soffre di tossicodipendenza. Le sue benevole motivazioni e la sua importanza sociale sono tali che la famiglia Wayne la sostiene ripetutamente sia sul piano legale che su quello finanziario. Alla morte dei Wayne per mano di un rapinatore di nome Joe Chill, la Thompkins rimane molto vicina al loro bambino, Bruce, del quale tenta di alleviare il dolore insieme al fedele maggiordomo Alfred, con cui cercherà di compensare la mancanza dei genitori. Leslie è di fatto unica persona, a parte ovviamente Alfred, con cui il giovane Bruce osa confidarsi, fattore che le consente di esercitare un’elevata e benevola influenza morale sul giovane miliardario, che spesso e volentieri tenta di dissuadere dall’indossare la maschera di Batman, nel timore che gli possa costare la vita oppure gli affetti che più gli sono cari. Nel serial Gotham, invece, ha dichiarato la Baccarin a Zap2it “Non ci attendiamo in modo troppo fedele alla mitologia originale. Penso che gli sceneggiatori di Gotham vogliano inserirla in mondi e scenari differenti, al momento, e stiamo cercando di capire quali saranno”. Nei fumetti la dottoressa Leslie Thompkins è piuttosto amica di Bruce ed Alfred. Nel caso di Gotham, lavorerà al manicomio di Arkham e darà il via al rapporto con Jim Gordon, che è stato retrocesso e si occupa della sorveglianza della struttura. Ciò solleva la questione della natura del loro rapporto. Dopotutto, al momento Barbara ha lasciato Jim e se la spassa con la sua ex amante (e rivale di lavoro di Jim) Renee Montoya. Questo lascia Gordon libero di esplorare le sue scelte. Alla domanda se le cose tra Jim e Leslie torneranno romantiche, Morena Baccarin risponde con un furbo “Forse”. Un aspetto del personaggio che probabilmente rimarrà uguale ai fumetti è il legame tra la dottoressa Thompkins e Thomas Wayne: i due erano molto amici. “Penso ci fosse un legame” dice la Baccarin. “Non ci siamo ancora addentrati in quell’aspetto del mio personaggio, quindi non sono sicura di come verrà gestito.

Morena Baccarin in Gotham è il Dr. Leslie Tompkins

Morena Baccarin in Gotham è il Dr. Leslie Tompkins

Batman Begins il raffronto con i fumetti

Vi proponiamo un interessante articolo sul film Batman Begins, in cui sono riportati tutti i raffronti con il fumetto di Batman. Il pezzo e’ tratto da Cinecomics e scritto da Stefano Dell’Unto.

Dopo aver diretto l’ottimo thriller Insomnia per la Warner Bros., il regista inglese Christopher Nolan si fece avanti quando seppe che la casa di produzione voleva riavviare il franchise di Batman, annientato dalle pessime pellicole di Joel Schumacher. Nolan desiderava una trasposizione ultrarealistica e considerava i film precedenti sul personaggio meri esercizi di stile piuttosto che storie drammatiche incentrate sul protagonista. Il regista intendeva realizzare un reboot e portare per la prima volta sullo schermo le origini del personaggio ma, pur essendo un fan di Batman, non era un esperto di fumetti. Si rivolse allora allo sceneggiatore David S. Goyer che, a proposito di cinecomics, aveva scritto Il Corvo 2 e la trilogia di Blade di cui stava per dirigere il terzo capitolo. Nolan e Goyer vennero ingaggiati dalla Warner all’inizio del 2003.

Dopo aver visionato tonnellate di materiale su Batman negli uffici della DC, Nolan e Goyer decisero di prendere spunto principalmente da tre opere: The Man Who Falls (L’uomo che cade), una storia breve scritta da Dennis O’Neil e Dick Giordano nell’89 e che racconta rapidamente le peregrinazioni e l’addestramento di Bruce in giro per il mondo dopo aver lasciato Gotham; Batman: Anno Uno di Frank Miller che rilegge gli inizi dell’attività del vigilante in chiave tangibile, e Il Lungo Halloween di Jeph Loeb e Tim Sale, seguito del lavoro di Miller che approfondisce la faida mafiosa a Gotham e la trasformazione del procuratore distrettuale Harvey Dent in Due Facce.

Nolan e Goyer si trovarono d’accordo nel porre al centro della storia la componente più umana e realistica. Nella sceneggiatura vennero sviluppate due tematiche fondamentali per il percorso intimo di Bruce Wayne: il potere della paura e la differenza tra giustizia e vendetta. Goyer voleva che il pubblico si affezionasse tanto a Batman quanto a Bruce Wayne e che il personaggio fosse interessante anche quando non indossava il costume. Inoltre, l’idea di un uomo che usa un’identità segreta per combattere il crimine doveva essere originale, per questo Nolan decise che nel suo universo non dovevano esserci altri supereroi. Lo script venne tenuto segreto con l’uso del falso titolo “The intimidation game” e i produttori dovettero andare a casa di Nolan per poterlo leggere.

Il regista decise di ispirarsi al Superman di Richard Donner sia per il realismo che per il sontuoso cast di supporto ai personaggi principali. L’attore inglese Christian Bale era interessato al ruolo di Batman fin da quando il progetto era nelle mani di Darren Aronofsky che lo aveva abbandonato per dedicarsi a Requiem for a Dream. Bale piacque subito a Nolan per il suo approccio controllato all’aggressività di Batman. L’attore criticò aspramente i precedenti film sul Cavaliere Oscuro che avevano concesso troppo spazio ai villains. Studiò meticolosamente il fumetto, entrò nella psicologia del personaggio e lavorò sulle sue pose e i suoi movimenti.

Nella complessa trasformazione interiore sviluppata attraverso un percorso di maturazione, il personaggio richiese una quadrupla interpretazione di Bale. All’inizio c’è un Bruce giovane, vendicativo ed arrabbiato che desidera uccidere l’assassino dei suoi genitori, poi l’uomo in fase di transizione, combattuto tra il senso di colpa, il rancore e la sete di giustizia, che cerca con dedizione la sua strada durante l’addestramento nella Setta delle Ombre, quindi il Batman rabbioso, ormai consapevole della propria missione e, infine, il finto playboy sopra le righe per mascherare la sua vera personalità che, tragicamente, vien fuori solo quando combatte il crimine.

Bale era reduce dalla sua performance estrema ne L’uomo senza sonno (The Machinist) per la quale si era ridotto pelle e ossa. Iniziò così a lavorare sul fisico raggiungendo cento chili di peso che risultarono addirittura eccessivi, somigliando più ad un wrestler che a un lottatore di arti marziali, tanto che sul set iniziarono a chiamarlo per scherzo “Fatman”. Venne riportato ad uno stato ottimale di forma lavorando su resistenza e tono muscolare. Nolan non voleva che la tecnica di combattimento di Batman risultasse una coreografia elegante e spettacolare ma uno stile più brutale e concreto. Buster Reeves, campione mondiale di ju-jitsu, suggerì il keysi, un’arte marziale nuova ed in evoluzione, basata in special modo sull’uso di gomiti e pugni e che incanala la furia emotiva del lottatore.

Bruce decide di usare l’icona del pipistrello, che lo spaventa fin da quand’era piccolo, per terrorizzare i criminali. Fondamentale risultò quindi il costume realizzato da Lindy Hemming. Nolan intedeva mostrare Batman come un’ombra rapida e animalesca e voleva che il costume fosse spaventoso e funzionale, che trascendesse il semplice essere umano che lo indossava. Nella storia, venne ideata una tenuta da combattimento militare subacquea in carbonfibra con interni ad alta tecnologia che impedisce al corpo di scendere sotto una certa temperatura. Bruce la copre poi di spray al lattice nero per rimuovere la traccia di calore e renderla invisibile agli infrarossi. L’idea della stoffa del mantello che s’irrigidisce se attraversata da una corrente si basa su autentici studi militari.

Venne fatto un calco del corpo di Bale da cui fu ricavato un modello in gesso, scomposto e trasformato nelle componenti in gomma espansa. Sullo schermo, l’espressione del cappuccio rivela la rabbia interiore del personaggio, il collo enorme sembra quello di una bestia feroce, il mantello in seta di nylon per paracaduti, resistente all’acqua ed imbottita di peletti, sembra vera pelle di animale. Il costume si rivelò comodo ma anche abbastanza caldo da procurare dei mal di testa a Bale che l’attore sfruttava per sfogare la furia di Batman. Affermò di sentirsi trasformare in un animale quando indossava il costume.

La back-story dei genitori di Bruce venne particolarmente approfondita. Come nel fumetto, il dottor Thomas Wayne e sua moglie Martha, interpretati da Linus Roache e Sara Stewart, sono una coppia filantropica che usa le risorse della multinazionale Waynecorp. per aiutare i bisognosi. Nel film, i due hanno salvato Gotham dalla crisi economica, primo tentativo di Ra’s Al Ghul di distruggere la città. Com’è noto, Thomas e Martha vengono uccisi da un ladruncolo davanti agli occhi del piccolo Bruce all’uscita del cinema dove hanno assistito a Il segno di Zorro, figura che avrebbe poi ispirato Batman. Nolan eliminò quest’idea e optò per una serata all’opera. Durante la rappresentazione del Mefistofele di Boito, Bruce, il piccolo Gus Lewis, si spaventa per alcuni ballerini travestiti da pipistrello e chiede ai genitori di uscire. Nel vicolo sul retro del teatro s’imbattono in Joe Chill che, tentando di rapinarli, li uccide. Seppure indirettamente, la paura di Bruce ha portato alla morte dei suoi genitori amplificando il suo senso di colpa. La sequenza dell’omicidio è pressoché identica al fumetto.

Primo tra gli alleati di Batman è il fido maggiordomo Alfred Pennyworth, interpretato da un altro attore inglese, come lo è del resto il personaggio, il grande Michael Caine. Anche se non venne portata sullo schermo, Caine creò una sua personale back-story per il personaggio che secondo lui aveva militato nello Special Air Service britannico rendendolo così più efficiente e risoluto rispetto alle precedenti incarnazioni cinematografiche, gli conferì forza ed eleganza e lo rese molto più fedele alla controparte fumettistica, figura paterna per Bruce dopo la morte dei genitori e dotato di un sottile humour tipicamente anglosassone.

Il sergente Jim Gordon, futuro commissario, è chiaramente ispirato alla versione di Frank Miller in Batman: Anno Uno. Inflessibile idealista in un dipartimento in cui dilaga la corruzione, si tratta di un uomo stressato, perennemente teso, genuino e fallibile. Fu Nolan a scegliere Gary Oldman per il ruolo. Nonostante l’attore sia noto per aver interpretato spesso figure negative, riuscì a trasformarsi in Gordon sia fisicamente che psicologicamente rendendolo meno duro e violento rispetto alla controparte fumettistica. Il personaggio risultò anche più puro moralmente. Basti pensare che, nel fumetto, Gordon tradisce la moglie Barbara con la collega Sarah Essen mentre nel film è assolutamente fedele agli affetti e alla sua figura istituzionale.

Lucius Fox, amministratore delegato della Wayne Enterprises, nel film è stato espulso dal consiglio d’amministrazione e relegato alla sezione ricerca e sviluppo dal corrotto dirigente Richard Earle. Interpretato dal sempre carismatico Morgan Freeman, Fox è fedele agli ideali di Thomas Wayne e fornisce a Bruce gli strumenti ipertecnologici per diventare Batman. Fox non sa esattamente quali siano gli scopi di Bruce e il tacito patto che lega i due rende il loro rapporto molto più interessante rispetto al fumetto.

L’idea di inserire il procuratore distrettuale Harvey Dent fu scartata perché non avrebbe avuto lo spazio necessario. Venne rimpiazzato dal personaggio femminile del film, Rachel Dawes, amica d’infanzia di Bruce nonché assistente del p. d. Carl Finch. Con il volto della bella Katie Holmes, Rachel non è la solita donzella in pericolo ma una figura forte e determinata, la persona che sa leggere meglio nel cuore di Bruce. Lo rimprovera quando è assetato di vendetta richiamandolo sulla retta via e, in seguito, capisce che il ragazzo di cui era innamorata non c’è più, rimpiazzato dalla personalità oscura che esprime nelle vesti di Batman. Il personaggio sembra trarre spunto, solo nel nome, da Rachel Caspian, figura femminile di Batman: Anno Due che Bruce sarebbe in procinto di sposare se non fosse che la donna decide di prendere i voti per espiare i peccati del padre, il vigilante omicida Mietitore.

Nolan e Goyer furono molto attenti a non inserire nel film villains che fossero già apparsi nella precedente serie cinematografica. Antagonista principale è Ra’s Al Ghul che nel fumetto è ritenuto da Batman non il suo peggior nemico, titolo che spetta al Joker, ma il più pericoloso. Si tratta di un potente arabo, il cui nome significa “Testa del Demone”, divenuto immortale grazie agli alchemici Pozzi di Lazzaro. A capo della Setta degli Assassini, il suo scopo è quello di utilizzare le proprie ingenti risorse per sterminare oltre il 90 percento della popolazione mondiale e ristabilire un perfetto equilibrio ambientale. Nella sua prima apparizione Ra’s scopre l’identità segreta di Batman, che chiama con ammirazione “detective”, e vorrebbe che si unisse a lui sposando sua figlia Talia. L’eroe naturalmente si oppone ai piani del malvagio instaurando un rapporto di reciproco timore e rispetto con lui e un legame di amore e odio con la ragazza scaturito nella nascita del figlio Damian, il nuovo Robin.

Nel film, Ra’s è interpretato da uno straordinario Liam Neeson e sono stati evitati tutti i riferimenti al medioriente e alla “Jihad” del Demone nel delicato momento storico post-11 settembre. L’uomo si presenta a Bruce sotto le mentite spoglie di Ducard, emissario di Ra’s che si offre di addestrarlo e di farlo entrare nella Setta delle Ombre, un clan ninjitsu come nel fumetto. Come già nell’Episodio I di Star Wars, Neeson si cala perfettamente nel ruolo del mentore, insegnando a Bruce come liberarsi dalle proprie paure ed instillarle negli avversari. Il rapporto tra i due si logora quando Bruce scopre che la Setta vuole distruggere Gotham considerandola ormai irrimediabilmente corrotta. Dunque, nonostante le differenze con il materiale originale, il concetto di base è lo stesso: effettuare un genocidio per un bene superiore. L’eroe ha maturato un codice d’onore secondo il quale non uccide. Qui sta il confine tra la giustizia, rappresentata da Batman, e la vendetta che sospinge Ra’s, privato della moglie da un gruppo di assassini proprio come viene raccontato nel fumetto.

Per preservare il colpo di scena nel finale del film, dove si scopre che Ducard è in realtà Ra’s Al Ghul, Nolan sapeva di dover rendere credibile il falso Ra’s all’inizio della storia. Se fosse stato interpretato da uno sconosciuto, il pubblico non ci sarebbe mai cascato. Uno spiritato Ken Watanabe fornì una performance breve ma magistrale. Il personaggio è chiaramente ispirato a quello del Sensei che, nel fumetto, è stato secondo di Ra’s a capo della Lega degli Assassini prima di contendergli il comando. Sempre nell’opera originale, Henri Ducard non è un’identità fittizia bensì un investigatore francese che insegna le sue tecniche a Bruce fino a tradire la sua fiducia rivelandosi un killer prezzolato. Le similitudini con il personaggio del film sono evidenti.

Nella tematica così ben sviluppata della paura, si inserisce perfettamente come antagonista lo Spaventapasseri. Jonathan Crane è un folle psichiatra esperto di fobie che usa un particolare gas allucinogeno per suscitare le più profonde paure nei suoi avversari. Caratterizzato dai glaciali, imperscrutabili occhi azzurri dall’irlandese Cillian Murphy, nel film è affiliato alla criminalità organizzata, usa il gas psicotropo come arma contro Batman o per condurre esperimenti sui pazienti, inconsapevole che Ra’s Al Ghul lo utilizzerà per cercare di distruggere Gotham.

Nel film, l’aspetto di Crane è molto simile alla prima incarnazione fumettistica del personaggio risalente al ’41. Nello stile sobrio di Nolan, il personaggio non viene dotato dell’intero costume da spaventapasseri ma solo del cappuccio. Durante i tumulti sull’isola Narrows nella parte finale del film, lo Spaventapasseri si aggira in groppa ad un cavallo, esattamente come viene raffigurato da Tim Sale ne Il lungo Halloween, rifacendosi alla figura di Ichabod Crane nel racconto La leggenda di Sleepy Hollow di Washington Irving, strettamente connesso al villain creato da Bill Finger e Bob Kane.

Tra le fonti che hanno ispirato Goyer e Nolan per la realizzazione dello Spaventapasseri vanno citate le due story-arc “Preda” e “Terrore” scritte da Doug Moench, disegnate da Paul Gulacy e pubblicate sulla serie regolare “Batman: Legends of the Dark Knight”. In “Preda”, la polizia ricorre alla consulenza dello psichiatra Hugo Strange per cercare di scoprire l’identità di Batman e catturare il vigilante. Strange si rivela però un pericoloso psicopatico e sembra rimanere ucciso alla polizia alla fine della storia. Sopravvissuto, ricomparire nel sequel “Terrore” dove psicanalizza proprio lo Spaventapasseri sguinzagliandolo contro Batman. Nel film, la figura di Jonathan Crane come psichiatra è più marcata rispetto all’opera originale e risultando così una sorta di mix tra la sua controparte fumettistica e Strange.

Capo della criminalità organizzata di Gotham è Carmine Falcone, creato da Frank Miller e David Mazzucchelli per Batman: Anno Uno e ulteriormente sviluppato ne Il Lungo Halloween dove viene ucciso da Due Facce. Interpretato da un altro attore britannico, Tom Wilkinson, il gangster esprime nel suo faccia a faccia col giovane Bruce la sua filosofia sul potere della paura.

Rutger Hauer presta invece il volto a Richard Earle, amministratore delegato delle Wayne Enterprises, affiliato con la malavita e pedina del piano di Ra’s. Inesistente nel fumetto, è un personaggio cinico e avido, nemesi principale di Lucius Fox.

Come in Batman: Anno Uno, Gordon deve invece vedersela con la corruzione nel dipartimento di polizia. Il commissario Loeb, interpretato da Colin McFarlane, non è viscido e marcio come nella graphic novel, o almeno non viene mostrato esplicitamente, appare invece rigoroso e ligio al dovere. Fedele all’opera di Miller è invece il detective Flass che rappresenta tutta la corruzione nella polizia di Gotham. Ma se nel fumetto è un uomo massiccio ed elegante, Mark Boone Junior gli conferisce un aspetto rozzo e trasandato.

Joe Chill, assassino dei genitori di Bruce, ha vissuto varie traversie nella saga a fumetti. Ucciso dal Mietitore in Batman: Anno Due, è stato ripescato dai capricci della continuity DC ed è morto suicida di recente. Nel film ha il volto di Richard Brake e, in procinto di testimoniare contro Falcone, viene eliminato da un suo sicario. Il cantante inglese Tim Booth presta il capo calvo al pluriomicida psicopatico Zsasz che ha il corpo cosparso di cicatrici, una per ogni vittima. Nel film la sua storia non viene raccontata, anche se possono intravedersi le ferite sul corpo, ma funge da personaggio ricorrente e riconoscibile tra i folli del manicomio Arkham, sconfitto da Batman quando sta per aggredire Rachel ed un bambino.

Il cast figura due piccole curiosità. Il grande attore serbo Rade Serbedzija, visto tra l’altro in Eyes Wide Shut e Mission: Impossible II, interpreta il senzatetto a cui Bruce lascia il suo cappotto prima di sparire da Gotham. Il piccolo ruolo di tecnico anziano dell’acquedotto di Gotham è invece ricoperto dal canadese Shane Rimmer, visto in Superman II come tecnico della NASA che supervisiona le operazioni degli astronauti sulla Luna e in Superman III come sceriffo al lavoro nella zona dell’incendio allo stabilimento chimico, domato poi dall’Uomo d’Acciaio.

Le riprese ebbero inizio nel marzo 2004 con un budget di 150 milioni di dollari. Come nei suoi primi due film, Memento ed Insomnia, Nolan rifiutò una seconda unità di ripresa. Il regista voleva girare soprattutto negli Shepperton Studios, in Inghilterra, ma per la parte iniziale del film ambientata nella remota e minuscola nazione asiatica del Bhutan fu necessario recarsi sul ghiacciaio islandese del Vatnajokull, una location da incubo spazzata da raffiche di vento a 100 km all’ora, pioggia e neve, che richiese l’ausilio di riprese artigianali con l’operatore che doveva portare la steadicam in spalla o seduto su uno slittino.

In condizioni estreme, venne costruito il villaggio che Bruce attraversa scalando la montagna in direzione del tempio di Ra’s Al Ghul del quale cui furono erette solo le porte. Il resto della costruzione era un modellino aggiunto in digitale. Durante l’addestramento, quando Bruce e Ducard si affrontano con le spade sul lago ghiacciato, il pack si stava davvero sciogliendo con dei bruschi e rumorosi scricchiolii amplificando la tensione della scena. Christian Bale e Liam Neeson si erano allenati su una pista da hockey. La scena in cui Bruce salva Ducard sul ciglio di un burrone fu una delle più pericolose e mozzafiato, realizzata con due stunt appesi ai cavi e senza alcun trucco digitale. Ne risultò una scena fortemente realistica e funzionale.

Anche lo scenografo Nathan Crowley aveva lavorato nel garage di Nolan costruendo in pre-produzione un modellino di Gotham City che si ispirava nel design a Blade Runner, con elementi estremizzati da New York, Chicago e Tokyo. Le riprese panoramiche risultarono da un compositing digitale tra modellini scansionati in 3-D, fotografie e riprese dal vivo. Il college di Londra fornì gli interni per l’aula di tribunale. In un hangar aereo a Cardington, nel Bedfordshire, venne costruita parte della città, una sezione dell’autostrada, le travi portanti della monorotaia che percorre Gotham e la degradata isola Narrows, ispirata alla penisola residenziale di Kowloon ad Hong Kong, demolita nei primi anni ’90. Il set era alto 50 metri e richiese dieci mesi di lavoro ma fu fondamentale per la tangibilità estetica del film.

Le Mentmore Towers nella contea di Buckingham vennero scelte per Wayne Manor. A Nolan e Crowley piacevano i marmi bianchi che davano l’idea di un mausoleo inospitale. L’idea di distruggere Wayne Manor nel finale del film sembra ispirata dalla saga a fumetti Cataclisma, in cui un terremoto abbatte l’abitazione. La successiva saga, Terra di nessuno, si conclude con Bruce che supervisiona la ricostruzione della villa come accade nel film.

La batcaverna venne ricostruita in studio con una cascata artificiale. La storia secondo cui la grotta venne utilizzata da un avo di Bruce per nascondere gli schiavi in fuga durante la Guerra Civile è fedele al fumetto, come anche la scena d’apertura del film in cui Bruce vi cade dentro da bambino e viene investito dai pipistrelli che scatenano la sua fobia. Nella batcaverna si svolge anche il momento più simbolico e intenso della storia. Reduce dall’addestramento e in cerca di un simbolo, Bruce lavora nel suo studio quando un pipistrello entra nella stanza, una delle scene più iconiche nelle origini del personaggio. Bruce scende nella caverna e viene investito da uno stormo di pipistrelli. Anziché esserne spaventato, spalanca le braccia e chiude gli occhi. Con un magnifico stacco, dettato dalla splendida colonna sonora di Hans Zimmer, Nolan ci mostra una panoramica della caverna invasa dai pipistrelli rendendo indistinguibile Bruce: l’uomo abbraccia l’idea ed assurge a mito.

All’inizio l’idea fu quella di utilizzare dei pipistrelli veri ma poiché si dimostrarono “poco collaborativi”, si decise di crearli in digitale, soluzione che funzionò in particolar modo nella scena ambientata ad Arkham Asylum, manicomio criminale, luogo cult nella saga di Batman, per i cui esterni fu utilizzato l’istituto nazionale di ricerche mediche di Mill Hill, a nord-ovest di Londra, e per gli interni la stazione ferroviaria di St. Pancras e la stazione di pompaggio di Abbey Mills.

Dopo aver strappato Rachel dalle grinfie dello Spaventapasseri, Batman è asserragliato nell’edificio assediato dalla SWAT. Il Cavaliere Oscuro usa un apparecchio sonar per richiamare uno stormo di pipistrelli che irrompe furiosamente ad Arkham favorendo la sua fuga. La scena è ripresa da Batman: Anno Uno nel quale si svolgeva, però, all’interno di un edificio pericolante.

Batman e Rachel saltano a bordo della Batmobile e seminano le volanti della polizia. Nolan voleva reinventare l’auto di Batman come un veicolo unico nel suo genere ed ideò un incrocio tra una Lamborghini ed una Humvee con parti di bombardieri Stealth e componenti di un fuoristrada Hummer. Creata dalla squadra degli effetti visivi di Chris Corbould, la Tumbler, come venne chiamato il veicolo, è larga tre metri e lunga cinque, in grado di raggiungere i 160 km orari, dotata di un tettuccio scorrevole e sedili che si sollevano all’apertura. Guidato dallo stunt George Cottle, il prototipo sorprese tutti resistendo ad ogni test. Pur se diverso nel design, l’idea di realizzare un tank sembra ispirata a Il ritorno del Cavaliere Oscuro di Frank Miller.

Alla fine ne vennero create quattro tra cui una versione jet ed un modello per resistere ai balzi, come quello che attraversa la cascata della Batcaverna, sequenza per la quale la Tumbler fu sparata con un tubo all’azoto. La maggior parte delle riprese vennero eseguite dal vivo, senza cgi o uso di modellini e per riprendere l’auto c’era bisogno di collegare la macchina da presa ad un braccio da gru montato su una mercedes e controllato roboticamente. L’abitacolo della Tumbler era un set a parte nel quale potevano essere ripresi gli attori. Bruce Wayne guida invece una Lamborghini “Murcielago” che in spagnolo significa appunto pipistrello.

Nel finale, Ra’s usa un emettitore di microonde, sottratto alle Wayne Enterprises con l’aiuto di Earle, per far evaporare dalle condutture l’acqua avvelenata con la tossina psicotropa e scatena così il caos sull’isola Narrows. L’idea di distruggere la città attraverso la paura chiude il cerchio. Lo scontro decisivo richiese diversi accorgimenti artigianali: vapore sparato dai tombini, bat-stuntmen appesi ai cavi trascinati a tutta velocità a dieci metri d’altezza travolgendo casse e quant’altro, una coreografia di combattimento ravvicinata e con poco spazio tra Batman e Ra’s all’interno del vagone della monorotaia e l’uso di un modellino per l’esplosione finale.

L’epilogo è chiaramente ispirato all’ultima tavola di Batman: Anno Uno nella quale Gordon, nominato tenente, chiede aiuto all’eroe per occuparsi di un nuovo psicopatico che si fa chiamare Joker. Il Bat-Segnale, peraltro, torna ad essere uno strumento segreto, al contrario di quanto accadeva nel film di Tim Burton in cui veniva maldestramente presentato al pubblico. Gordon ricorre a Batman per poter agire là dove lui è impotente a causa della corruzione nel dipartimento.

Come detto, della colonna sonora si occupò Hans Zimmer che volle James Newton Howard come collaboratore. Si trovarono subito d’accordo sul comporre musica che non ricordasse quella degli altri film su Batman e decisero di sfruttare il lavoro in coppia per sviluppare musicalmente il dualismo del personaggio. Zimmer si occupò della parte action ed epica con grande uso di percussioni ed archi, musica elettronica e una voce solista da coro. Particolarmente incisivo il brano teso e drammatico dell’addestramento e quello martellante e cupo nelle scene d’azione con Batman. Howard lavorò alla parte melodrammatica inerente soprattutto le scene tra Bruce e Rachel o che vedono il protagonista confrontarsi col proprio passato. Per i brani della colonna sonora vennero usati come titoli i nomi di alcune razze di pipistrello.

Tanti di questi elementi specifici e tecnici di Batman li trovate tra i nostri post a partire da febbraio 2012.

La nascita di Batman

L’infanzia di Bruce Wayne  finì la sera in cui i genitori furono butalmente assassinati davanti ai suoi occhi nel famigerato Crime Halley di Gotham City. Il piccolo orfano giurò solennemente di  vendicare la morte, e si imbarcò in un’odissea in giro per il mondo, allo scopo di forgiare il corpo e la mente in un’arma vivente. Anni dopo, Bruce torno’ a Gotham come esperto di quasi tutte le discipline di combattimento conosciute, nonche’  astuto dective e implacabile cacciatore di uomini. Convinto che i criminali fossero “un branco di codardi superstiziosi”, Bruce si creò un nuovo volto per incutere terrore nei loro cuori. Sarebbe diventato un creatura notturna, che piomba sui malvagi ammantato da pipistrello.

VIOLENZA CASUALE

Erano le 22.47, un momento impresso in modo indelebile nella memoria di Bruce Wayne. Mentre i Wayne rientravano dal cinema, il dottor Thomas Wayne fu colpito a morte da un gangster. Le grida di aiuto di Martha Wayne furono messe a tacere da un’altra scarica di proiettili, che lasciò il piccolo Bruce in lacrime accanto ai corpi dei genitori immobili sul marciapiede lurido di Crime Alley, mentre l’ignoto killer fuggiva nella notte di Gotham.

UN ESTRANEO GENTILE

Dopo aver risposto alle domande della polizia e dei giornalisti, Bruce, stravolto dal dolore, fu consolato dalla dottoressa Leslie Thompkins. Le parole della donna dettero a Bruce la forza di elaborare il lutto per la perdita dei genitori, e di dedicare la vita ad onorarne la memoria con la ricerca della giustizia.

 

SOTTO LA SUPERFICIE

Pur avendo giurato di vendicare la morte dei genitori con una dichiarazione di guerra a tutti i criminali, il giovane Bruce era inconsapevole del fatto che un elemento cruciale del suo destino giaceva letteralmente sotto i suoi piedi. Quando era ancora molto piccolo, era caduto nelle grotte calcaree infestate dai pipistrelli che si trovano sotto al palazzo Wayne. Una volta orfano, questi  stessi pipistrelli avevano popolato i suoi incubi con il fremito delle alei coriacee. Soltanto da adulto Bruce avrebbe accolto i pipistrelli come fonte di ispirazione.

GIRAMONDO

All’età di 14 anni, Bruce Wayne cominciò il suo “percorso globale” di studi frequentando corsi a Cambridge, alla Sorbona e presso altre università europee. Oltre a quelle accademiche, Bruce acquisì anche capacità più “pratiche”. Il francese Henri Ducard lo istruì nella caccia all’uomo. Il ninja Kirigi gli insegnò a muoversi furtivamente con le tecniche del “guerriero ombra”. I selvaggi africani gli insegnarono le tecniche di caccia, mentre i monaci del Nepal gli svelarono le arti curative. La sua formazione proseguì per 12 anni fino alla maturità.

UN IMPATTO DURATURO

Esistono 127 tecniche principali di combattimento. Durante il suo soggiorno all’estero, Bruce le ha apprese tutte, dall’Aikido fino allo Yaw-Yan. La conoscenza di così tante discipline diverse ha fatto di Bruce un avversario non convenzionale e assai poco prevedibile, capace di contrattaccare un calcio di Savate con una schivata di Capoeira, quindi di mettere k.o. l’avversario con un pugno a mani nude!

 

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UNA PASSEGGIATA TRA STORIA E LOCALITA’ MITICHE DI GOTHAM CITY

Dagli archivi della DC Comics, leggiamo testualmente: “Gotham City è uno dei centri urbani di più antica fondazione degli USA orientali, situata alla bocca del torbido fiume Gotham, su isole un tempo popolate dall’ormai scomparsa tribù indiana dei Miagani. Anche se la comunità è oggi infamata da un vertiginoso tasso di criminalità, da colorite leggende urbane e cupe guglie gotiche, i maggiorenti ottocenteschi di Gotham la immaginarono come roccaforte di cemento e acciaio, baluardo di pia rettitudine e prosperosa crescita industriale. Sostenuta per generazioni dalle iniziative commerciali della ricca famiglia Wayne, l’economia di Gotham ha indubbiamente aiutato la città a prosperare come polo tecnologico, fondato però sul terreno instabile di un lento e inesorabile decadimento morale, a dispetto delle migliori intenzioni”. Quando leggo un fumetto di Batman, la prima cosa che mi soffermo a guardare è come, il disegnatore ha concepito la città. Mi piace tantissimo la sua architettura gotica mista al suo circondario di nebbie e umidità, la rende una cittadina intrisa di misteri ed enigmi. Dagli stessi fumetti, si intuisce che i tetri bastioni gotici ideati dall’architetto Cyrus Pinkney secondo il giudice Solomon Wayne, avrebbero dovuto essere un baluardo contro l’ingiustizia. Ma, come sappiamo dai fumetti, i numerosi critici di Pinkney sostengono che le sue controverse costruzioni di fatto rinchiusero il crimine nel centro abitato. Descrivendo la città, non si può certo non parlare di un capitolo molto triste e duro da affrontare per i cittadini di Gotham: “La terra di nessuno”, una bellissima saga che merita una breve descrizione. Dopo aver superato a stento “La stretta”, una violenta epidemia di ebola di ceppo Golfo-A, che aveva ucciso migliaia di persone, Gotham City era del tutto impreparata al cataclisma che la colpì duramente. Le scosse generate dal terremoto raggiunsero uno sbalorditivo 7.6 della scala Richter, ma gli sconvolgimenti che ne seguirono furono ancor più devastanti. Dichiarata “Terra di Nessuno” dal governo degli Stati Uniti, i ponti di Gotham furono fatti saltare con la dinamite, e le arterie stradali, che la collegavano al mondo civilizzato, recise. Ma il Cavaliere Oscuro non si diede per vinto. Mentre Gotham si divideva in feudi dominati da criminali evasi e da alacri gang di strada, Batman e i suoi alleati più stretti rimasero al loro posto, per riconquistarla un’altra volta. Il primo giorno dopo la proclamazione della Terra di Nessuno passò alla storia come l’infame “Lunedì nero”. Gli sventurati rimasti in città dovettero sopportare un dominio di tipo dispotico da parte di elementi come il Joker, Due Facce e altri furfanti fuggiti da Arkham, nonché i soprusi delle gang dei Deomonz, dei LoBoys e degli Xhosa. Tuttavia, mentre Gotham cadeva a pezzi, i “Blue Boys”, la squadra di leali poliziotti, formata da James Gordon lottava per mantenere l’ordine a dispetto di predoni di ogni sorta. Lex Luthor riuscì dove Bruce Wayne aveva fallito. Assetato di potere, il magnate di Metropolis sfidò apertamente l’editto del Congresso, sfruttando un’opinione pubblica incline a rivedere la condanna di Gotham a “Terra di Nessuno”. Mentre il Governo degli USA discuteva se Gotham City meritasse o meno di vivere, Luthor diede avvio al suo piano, calando sulla città e installando nel Grant Park il “Campo Lex”, quale sua testa di ponte per la riconquista della città. Dopo un vivace dibattito, il Congresso annullò l’editto, e l’ambizioso progetto federale “Un cantiere da un miliardo di dollari” ebbe inizio, associando nella ricostruzione di Gotham dalle fondamenta, la LexCorp, i laboratori STAR, la Wayne Enterprises (fulcro di Gotham che impiega la maggior parte della ragguardevole forza lavoro della città) con le sue sussidiarie, e la sua branca filantropica (la Fondazione Wayne), nonché il corpo ingegneri dell’esercito USA. I progetti di Lex Luthor per ricostruire Gotham erano interamente motivati dall’avidità. Nel momento stesso in cui incitava gli abitanti di Gotham a collaborare tra loro per uscire dalla Terra Di Nessuno, complottava per distruggere i registri di proprietà, per potersi appropriare di tutti i terreni appetibili. Al termine dei lavori, il nuovo profilo architettonico di Gotham è un amalgama di passato e futuro. Torri di vetro appena costruite si ergono a fianco di fortezze gotiche di granito, preservate dalla vecchia città. Questa divisione in due parti formano un’ossatura affascinante di Gotham City, tanto i nativi del luogo, quanto nei nuovi arrivati, attratti dalla nuova verginità di una città ormai rinata. Ma, il mito fantametropolitano di Gotham City ha trovato da sempre, e continua a trovare, alimentazione da se stesso, dalla sua continuità narrativa e dall’impressionante accumulo di storie e di suggestioni grafiche portate da ottimi disegnatori che, hanno saputo leggere la realtà contemporanea per poi trasfigurarla ed esasperarla all’interno della topografia fittizia della città oscura. Nella topografia di Gotham e dei suoi dintorni, ovviamente, non vanno dimenticati almeno tre luoghi di rilevante portata metaforica: l’Arkham Asylum (il manicomio cittadino), il vicolo di Crime Alley e la Batcaverna. Il primo perché sintesi e agglomerato dei lati peggiori di Gotham, delle sue più devastanti deviazioni e perversioni, simbolo della perdizione della sua anima forse, oramai, irrecuperabile, e di una dignità irrimediabilmente stravolta. Il secondo perché è la località dove sono stati assassinati a sangue freddo Thomas e Martha Wayne e rappresenta un terribile trauma psichico dovuto alla cruenta morte del papà e la mamma di Bruce, il terzo in quanto problematico luogo iniziatico dell’eroe, lugubre fortezza anche questa, non casualmente della solitudine, eccetto che per il servizievole Alfred e il devoto Robin. Infatti, la Batcaverna, nel bene e nel male, è il luogo responsabile della nascita di Batman, rappresenta il duplice passaggio dall’infanzia spensierata alla disperata e solitaria ricerca di una maturità e di una infinita, reiterata azione vendicativa. Quindi, sia pur per grandi linee, si può dire che Gotham City è un’ideale fusione dei lati oscuri e contradditori di Batman (la Batcaverna), di quelli più criminali (l’Arkham Asylum) e di quelli disperati (il vicolo di Crime Alley). Proprio in riferimento a questo ultimo luogo, Bruce Wayne una volta ha descritto Gotham come un’incudine su cui uno “o si spezza, o si tempra”: un paragone calzante vista la sua tragica esperienza infantile nel malfamato Crime Alley. Non posso non parlare del castello Wayne. Maestosa dimora della famiglia Wayne per quasi 150 anni, il castello Wayne sovrasta Gotham City dalla ricca comunità di Crest Hill, nella municipalità di Bristol. L’ampia dimora fu commissionata nel 1855 dal magnate delle ferrovie Jerome K. Van Derm, ma rimase disabitata finche Solomon Zabediah Wayne (il bis-bisnonno di Bruce) e suo fratello Joshua non vi si trasferirono nel 1858. Domicilio di tutte le generazioni di Wayne che seguirono, l’edificio subì gravi danni nel terribile terremoto di Gotham. Dal momento che la sua casa era stata irreparabilmente danneggiata, erigendo un’autentica fortezza, ispirata agli edifici gotici di Cyrus Pinkney, l’architetto della vecchia Gotham di cui vi dicevo prima. Alti bastioni e parapetti adornano il nuovo castello, facendone un rifugio idoneo al Cavaliere Oscuro che lo abita. Altro luogo molto importante della stessa Gotham City è un’isola: Blackgate, dove sorge una prigione di massima sicurezza e la vita è tutt’altro che tranquilla. Già batteria di cannoni posta a difesa del porto di Gotham dagli attacchi dei Confederati durante la Guerra Civile, la fortezza di pietra di Blackgate fu poi utilizzata per mantenere a debita distanza la popolazione criminale di Gotham City. A solo pochi gradi a sud est dalla sabbiosa Chalfont Shoal, Blackgate è divisa dalla più estesa isola di Gotham dallo “Strappo”, una corrente con forza di 30 nodi, ancora più minacciosa degli squali che nuotano in mare aperto a nord. Alloggio di un miscuglio esplosivo dei più terribili criminali di Gotham, Blackgate ha la pessima fama di essere forse la prigione più pericolosa d’America, se non di tutto il mondo. Ad ogni modo, su Gotham City posso dire, anche se solo in maniera intuitiva che siamo noi, cioè la città del fumetto per antonomasia ha ormai definitivamente assunto un ruolo di “cartolina tornasole” della nostra realtà metropolitana. Se c’è ancora qualcuno che non si è reso conto di quale sia la società in cui viviamo, forse potrebbe dare un’occhiata a qualche fumetto di Miller, o al Batman di Tim Burton: chissà che non si renda conto di come in questi ultimi anni Gotham City, pur con le sue inevitabili stilizzazioni e le sue estreme acutezze, si sia sintonizzata con precisione sullo status quo della nostre istituzioni e di quanto, metaforicamente parlando, ci circonda.