KINGDOM COME – Il capolavoro di Mark Waid & Alex Ross

Nell’ambito del fumetto mainstream statunitense, le storie più coraggiose e dirompenti sono generalmente quelle slegate dalla tanto amata/odiata continuity, in quanto non devono preoccuparsi più di tanto delle possibili ripercussioni che determinate scelte narrative potrebbero avere su personaggi con decenni di storia editoriale alle spalle. In questo modo l’autore può dare libero sfogo a tutto il suo estro creativo, prendendo direzioni che normalmente, su una serie regolare, non potrebbe mai percorrere.  

Ne sono un esempio i cosiddetti elseworlds, le recenti miniserie dell’etichetta Dc Black Label o la defunta linea Ultimate della Marvel, ovvero storie che esplorano possibili universi alternativi dove tutto può accadere ed essere stravolto, in quanto escono dai canoni della continuity ufficiale.

Spesso accade che alcuni di questi racconti non si limitino a mostrarci una realtà alternativa, ma anche un possibile futuro prossimo ( o remoto ) di personaggi iconici come i supereroi Marvel e Dc. A tal proposito è impossibile non citare Il ritorno del Cavaliere Oscuro di Frank Miller, che negli anni Ottanta è stato in grado di rivoluzionare il mondo del fumetto, offrendoci una versione assolutamente inedita di Batman, in grado di rompere qualsiasi schema narrativo visto fino ad allora, grazie ad un modo tutto nuovo di concepire la figura del supereroe, non più puro e infallibile, ma pieno di acciacchi, debolezze e lati oscuri.

Una decina di anni dopo, sempre in casa Dc, un brillante e prolifico scrittore come Mark Waid tenta d’intraprendere una strada simile, allargando però il raggio d’azione all’intero pantheon di personaggi della casa editrice di Burbank, anche se il focus resterà soprattutto su Superman, emblema perfetto del supereroe, nella sua concezione più classica e mitologica.

L’ambizioso progetto di Waid era quello di rappresentare un ipotetico futuro nel quale i “vecchi” supereroi che tutti conosciamo avevano lasciato il passo a una nuova generazione di eroi, più cinici e violenti, e soprattutto poco rispettosi della sacralità della vita e dei valori cardine di un supereroe tradizionale. Un cambio della guardia forzato, in realtà, in quanto le stesse persone che finora avevano difeso, anche a costo della vita, iniziarono a non ritenere più abbastanza efficaci i metodi della vecchia Justice League, costringendoli al ritiro.

Quando le azioni sconsiderate dei nuovi supereroi, però, causeranno un’esplosione atomica che provocherà milioni di morti e feriti, tutto verrà rimesso in discussione e la “vecchia guardia” sarà costretta a fare il suo ritorno in campo, guidata da un Superman ormai sfiduciato e sempre più distaccato nei confronti di un’umanità che lo ha respinto e deluso profondamente.

Kingdom Come non è dunque solo una grande baruffa tra superesseri, come ormai se ne vedono fin troppe nei comics americani, ma piuttosto una lettura intensa e ragionata, che utilizza lo scontro generazionale per interrogarsi e riflettere su ciò che significa davvero essere un supereroe, con tutte le responsabilità che questo comporta. Si affrontano numerose tematiche tipiche del genere, come la giustizia fai-da-te, l’uso della violenza o di metodi poco ortodossi per mantenere la pace, con il rischio di ottenere l’effetto contrario e sfociare in una sorta di dittatura fascista, che impone il suo volere e reprime ( o reclude ) chi la pensa diversamente.

Quali sono, dunque, i limiti che un vero supereroe non dovrebbe mai superare ? Quanto è giusto spingersi oltre, pur di avere la meglio sul proprio avversario e proteggere gli innocenti ???

Questi sono solo alcuni dei dubbi che assillano un Superman che ha voluto rinnegare quel suo lato umano che da sempre lo ha contraddistinto, pur essendo un alieno, e lo ha reso di fatto uno di noi, oltre al più grande supereroe di tutti i tempi. A controbilanciare la sua umanità ci pensa Wonder Woman, che invece sposa in pieno la linea più dura e “interventista” verso chiunque si opponga ai valori della Justice League, tornando così alle sue radici di vera guerriera amazzone. Questo suo atteggiamento in realtà nasconde un profondo senso di frustrazione, dovuto al fatto che le sue stesse sorelle l’hanno detronizzata e declassata, in quanto la sua missione di ambasciatrice di pace era stata considerata fallimentare.

Il disagio provato da Diana alla fine riguarda un po’ tutti i vecchi eroi, che hanno dovuto adattarsi ad una vita in ombra, nelle retrovie, senza sentirsi più accettati dalla comunità. Ed è interessante notare come ognuno di loro abbia reagito a modo suo a questa nuova situazione: Superman ad esempio è tornato alle sue origini contadine, anche se ricreate in maniera fittizia nella Fortezza della Solitudine, Flash corre senza sosta per Central City a caccia di criminali, attento a non farsi neanche vedere, mentre Batman monitora costantemente la sua Gotham dai computer della caverna, attraverso droni e robot comandati a distanza, mantenendo l’ordine in una sorta di “stato di polizia”.

La grandezza di quest’opera risiede nel fatto che lo scrittore è riuscito a realizzare un imponente affresco narrativo, che analizza in maniera quasi scientifica tutti i principali characters Dc, fornendoci una loro possibile evoluzione futura, assolutamente credibile e in linea con la loro storia e il loro modo di essere, senza puntare sul colpo di scena a effetto e fine a se stesso. Non c’è un solo tassello fuori posto, tutto si incastra alla perfezione all’interno di una sceneggiatura solida e profonda, che potrebbe essere considerata un vero e proprio trattato sulla figura del supereroe e ciò che rappresenta.

Attraverso queste versioni invecchiate e sfiduciate dei supereroi, infatti, Waid pone la questione su quali debbano essere i principi basilari a cui dovrebbe attenersi ogni eroe e il suo modo di porsi con la gente comune, che spesso li considera delle “divinità” a tutti gli effetti, e in quanto tali possono essere adorati ma anche temuti… In questo senso, è molto rimarcata dall’autore la forte connessione con l’immaginario religioso e i testi biblici, come dimostrano le numerose citazioni e riferimenti di brani dell’Apocalisse, oltre ad espliciti accostamenti di personaggi come Superman o lo Spettro a delle tipiche figure messianiche. Non è un caso, inoltre, che il narratore dell’intera vicenda, scelto come sguardo esterno e profondamente “umano” di una battaglia così epocale, sia proprio un pastore della chiesa, che probabilmente è il miglior tramite possibile tra l’uomo e gli esseri al di sopra di lui, che siano essi dei o metaumani.

Ma di sicuro la perfetta sceneggiatura di Waid non avrebbe la stessa efficacia se non si avvalesse delle straordinarie tavole di Alex Ross, un artista che è riuscito meglio di chiunque altro a fondere il mondo del fumetto con quello dell’illustrazione realistica. Grazie alla sua tecnica, che si avvale di riferimenti fotografici e colorazione pittorica, ponendo grande attenzione su ombre e punti luce,  Ross ha reso credibili e “tridimensionali” personaggi di pura fantasia, dai costumi sgargianti e variopinti, come i supereroi Marvel e Dc. Questo “effetto verità” si è dimostrato fondamentale in opere come Marvels e Kingdom Come, in quanto in entrambe si doveva sottolineare lo stupore della gente comune di fronte a queste “meraviglie”, come se anche il lettore fosse lì con loro ad osservarli dal bordo di una strada.

Ross inoltre ha un ottimo senso dello storytelling, ovvero la capacità di narrare per immagini che ogni buon fumettista dovrebbe possedere,  non certo scontata per un illustratore foto-realistico come lui, che deve riuscire a contenere la sua esplosiva arte all’interno della griglia di un fumetto, senza essere troppo freddo o statico. Ross invece costruisce tavole di grande impatto e dinamismo, con figure fluide, possenti e molto espressive, che sembrano voler uscire fuori dalla tavola stessa, e questo si nota soprattutto quando deve rappresentare grandi battaglie, stracolme di personaggi, dove riesce a tirare fuori il meglio di sé.

In Kingdom Come, poi, si è superato creando da zero una nuova generazione di supereroi, alcuni discendenti di quelli già noti ed altri completamente nuovi, tutti agghindati con strambi costumi, trucchi stravaganti, o piercing e tatuaggi in bella vista. Ma il punto forte restano sicuramente le sue reinterpretazioni agée dei supereroi più famosi, come l’iconico Superman con le tempie imbiancate e il simbolo sul petto rosso-nero, o le possenti armature di Lanterna Verde e Batman, a cui va aggiunto il suo esercito di Bat-robot, ispirati al design della classica batmobile della Golden Age.

Come avrete già capito, dunque, Kingdom Come si può considerare a tutti gli effetti una pietra miliare del fumetto supereroistico, un’opera epica e monumentale che offre una visione inedita e matura dell’universo Dc, realizzata da un Waid e un Ross in stato di grazia. Se siete appassionati del genere, quindi, non può assolutamente mancare sugli scaffali della vostra libreria, e potete approfittare della recente riedizione Panini, tra l’altro ricchissima di contenuti extra e dietro le quinte, utili anche per comprendere l’immenso lavoro che c’è stato dietro a questa grande opera e il suo indiscutibile valore artistico

Marco “Spider-Ci” Novelli

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