ALL STAR BATMAN & ROBIN, di Frank Miller e Jim Lee ( Recensione )

LO PUOI LEGGERE SU: All star Batman & Robin ( volume, RW-Lion )

AUTORI: Frank Miller, Jim Lee

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SINOSSI:  Dopo aver assistito all’omicidio a sangue freddo di due acrobati circensi, il violento vigilante di Gotham City noto come Batman decide dei prendere sotto la sua ala protettiva il loro giovane figlio, Dick Grayson. Il rapporto tra i due all’inizio non sarà facile, considerando l’indole scostante e irruenta dell’Uomo Pipistrello, ma alla fine riusciranno a trovare un’intesa e diventare partner nella guerra al crimine, non prima di aver trovato un nome di battaglia e un costume al giovane Grayson: Robin, il Ragazzo Meraviglia !

 

PRO:  Una versione molto sui generis del mito del Cavaliere Oscuro, in perfetto stile pulp e noir, splendidamente illustrata da un Jim Lee strabordante.

CONTRO:  Di sicuro non siamo di fronte a una delle opere più impegnate e profonde di Miller, ma piuttosto un gran “giocattolone” dove dà libero sfogo ai suoi istinti più bassi e che compensa la mancanza di idee con continue splash page, anche doppie o addirittura sestuple (!), come puro fan service per i tanti estimatori di Lee.

GIUDIZIO COMPLESSIVO:  

A un maestro del fumetto come Frank Miller ormai viene concesso di tutto, per cui spesso si trova ad avere carta bianca anche quando ha la possibilità di lavorare con personaggi iconici di Marvel e Dc. E’ anche vero che di solito si parla di versioni alternative e non ufficiali, come nel caso del fortunatissimo Il ritorno del Cavaliere Oscuro e del più recente All Star Batman & Robin, in coppia con Jim Lee.

Se nel primo si avvertiva in ogni pagina tutta la carica eversiva della scrittura di Miller, che operava una vera e propria decostruzione del personaggio, facendolo approdare verso lidi finora inesplorati nel panorama fumettistico di supereroi, nel secondo invece si limita ad adattare il personaggio ai suoi amati stilemi pulp e hard-boiled, presentandoci un Batman completamente fuori di testa, esaltato, che sghignazza e prova piacere mentre massacra di botte criminali e poliziotti corrotti.

In sostanza, se non sapessimo che si tratta del Crociato Incappucciato, potremmo tranquillamente scambiarlo per uno dei tanti svitati che bazzicano le strade della sua Sin City, tra vicoli malfamati, gente poco raccomandabile e pupe da sballo. Questa versione così estrema del personaggio ha inevitabilmente diviso i fan, tra chi osanna la scrittura ruvida e iperviolenta di Miller e chi non accetta di vedere il proprio eroe ridotto a un folle fascistoide.

La verità, come al solito, sta nel mezzo. Non ha senso infatti stracciarsi le vesti per una sorta di elseworld fatto su misura per Miller, ma il problema di fondo di questo All Star Batman & Robin è la pochezza di idee, compensate da una serie infinita di splash page, anche multiple, indubbiamente spettacolari ma alla fine quasi stucchevoli per quanto reiterate. Nonostante lo spessore del volume ( e mi riferisco alla foliazione ), la storia si legge in poche ore e alla fine non rimane molto, se non le immense tavole prima citate.

E’ ovvio che l’ingaggio di Miller, affiancato da uno dei disegnatori più acclamati del mondo dei comics, sia stata una pura e semplice mossa commerciale della Dc per far schizzare le vendite, ma se andiamo alla sostanza si nota subito un Miller poco ispirato e un Lee che fa di tutto per salvare la baracca, ma non bastano delle belle illustrazioni ad alzare il livello dell’opera.

Peccato. Con una coppia d’assi del genere potevamo sperare in qualcosa di più.

 

VOTO: 5 ½

Marco “Spider-Ci” Novelli

Batman v Joker: le 10 migliori storie

Esiste una rivalità nei fumetti più iconica di quella tra Batman e il Joker? Molti eroi hanno nemici, ma pochi hanno personalità diametralmente opposte raccontate in modo così perfetto. Il Joker è la precisa nemesi di Batman: una forza violenta e colorata del caos che impatta direttamente di fronte all’impeto ordinato e stoico di Batman.

Ora, il Clown Prince of Crime avrà una nuova svolta a fumetti. L’attesissimo Batman: Three Jokers di Geoff Johns e Jason Fabok – che esplorerà le origini segrete di Joker ed avrà una svolta scioccante – è finalmente programmato per giugno 2020.

Con DC che definisce la serie come “la storia di Batman / Joker definitiva”, stiamo guardando indietro alla lunga storia della loro rivalità con le più grandi storie di Batman / Joker mai raccontate.

Batman TAS Episodio 51: L’uomo che uccise Batman

Racconta la storia di un insignificante membro di una piccola banda criminale uccide Batman apparentemente per caso, egli viene coinvolto in una rissa in un bar fra criminali e arrestato. Scarcerato dal Joker e Harley Queen, che tentano poi di ucciderlo, il delinquente si rivolge a Rupert Thorne, che però si rifiuta di credere alla sua storia, secondo cui la morte di Batman sia stata solo frutto di una assurda casualità. Era un piano escogitato da Batman, il quale fingendosi morto, riesce a catturare alcuni dei criminali dei più pericolosi.

The Laughing Fish – Detective Comics Vol. 1 #475-476

Non c’è una storia migliore del senso dell’umorismo deformato del Joker di Steve Englehart e di Terry Austin. In “The Laughing Fish“, Batman scopre che Joker ha rilasciato una neurotossina nel porto di Gotham che crea pesci abbelliti con il suo ghigno contorto. Joker, vedendo un’opportunità, decide di brevettare il suo pesce che ride. Dopo che gli è stato negato un brevetto, Joker giura vendetta per l’insulto, uccidendo un impiegato di brevetti proprio sotto il naso di Batman e promettendo di farsi strada nella catena di comando.

Batman TAS Episodio 22: Un piccolo favore

Dopo una brutta giornata, Charlie Collins insulta un automobilista sconosciuto: in realtà quello è il Joker, che lo lascia stare in cambio di un favore. Due anni dopo infatti il Joker chiama Collins per fargli mantenere la promessa: dovrà aiutarlo per far saltare in aria Gordon, in una serata in suo onore.

Joker: l’uomo che ride

Joker: l’uomo che ride rientra nella serie di fumetti DC che hanno voluto narrare, o rinarrare, in chiave moderna le origini del cavaliere oscuro, iniziata con il celebratissimo “Batman: Anno Uno” e proseguita con “Batman e il monaco pazzo”. Ed Brubaker si propone di raccontare la prima apparizione di Joker a Gotham City, ben prima che diventasse il nemico più famoso di Batman. Sceglie di farlo con un albo one-shot che cita direttamente il romanzo di Victor Hugo servito da ispirazione per la creazione di Joker stesso. Così come successivamente verrà fatto con Il Batman che ride.

Batman: Endgame – Batman # 35-406

“Pensa solo ai grandi momenti che abbiamo avuto … e sorridi!” Scott Snyder e Greg Capullo hanno legato i fili di due delle loro storie più popolari in Batman “Endgame”, in quanto il Cavaliere Oscuro ha avuto la sua ultima battaglia con il Clown Prince of Crime. Se “La Corte dei Gufi” ha fatto da apripista e “Una morte in famiglia” è stato lo spaventoso sforzo del secondo anno, “Endgame” è un’escalation di eventi. Le immagini del giorno del giudizio pervadono Endgame . Batman si trova di fronte a un’apocalisse di zombi che è appena stata proiettata nell’immagine del Joker. Le opere di Capullo evocano classici dell’orrore come La notte dei morti viventi nel suo ritratto di una città trasformata dall’apocalisse virale, Jim Gordon si nasconde in una casa con le finestre sbarrate mentre Batman corre nei corridoi di un ospedale che si dice infestato. I cittadini trasformati vagano per la strada, quasi selvaggi. La Justice League è fuori combattimento e Gotham brucia.

Mad Love

Ambientato nella continuity di Batman: The Animated Series , e raccontato dai creatori della TAS Paul Dini e Bruce Timm, “Mad Love” è il fumetto che racconta la storia di Harley Quinn, che ha debuttato come scagnozzo su Batman TAS prima della perfetta interpretazione dell’attrice/doppiatrice Arlene Sorkin l’ha volata nel cuore dei fan per sue interpretazioni nella serie animata, Batman: La maschera del Fantasma e Batman of the Future: Il ritorno del Joker. Mad Love stabilisce il legame sconcertante, irragionevole e innegabile tra la dottoressa Harleen Quinzel e il suo paziente, il Joker; una relazione che porta alla follia e al caos per tutti i soggetti coinvolti. “Mad Love” ha vinto un Will Eisner Comic Industry Award per essere stata la miglior single story nel 1994, un onore meritato per una storia che dura come una delle migliori e più strazianti nella canonicità di Batman.

Il Cavaliere Oscuro

I puristi possono denigrare The Dark Knight di Christopher Nolan per il suo Joker non tradizionale, ma nessuna storia ha definito in modo così succinto la dicotomia tra Joker e Batman. Batman, il triste vendicatore, si occupava solo di ordine e regole, e Joker, l’anarchico colorato e folle per il quale il caos è un modo di vivere. Il cavaliere oscuro diventa più tradizionale di quanto molti possano dargli credito, attingendo a storie risalenti alla prima apparizione di Joker. E, naturalmente, la componente principale del successo del film è la rappresentazione amara di Heath Ledger del Joker come un uomo senza nome, senza volto e senza passato.

The Joker’s Five-Way Revenge – Batman Vol.1 #251

Realizzata da Denny O’Neil e Neal AdamsThe Joker’s Five Way Revenge, ha preparato il terreno per le innumerevoli esplorazioni della follia del Joker. In quest’avventura Batman dovrà salvare la vita ad un gruppo di scagnozzi che ha osato opporsi al Joker. La storia è importante perché stabilisce alcune aspetti del personaggio, come il disprezzo per la vita dei suoi stessi scagnozzi e la visione contorta del suo rapporto con Batman.

Una morte in famiglia – Batman Vol. 1 # 426-429

È difficile pensare a una storia che cattura così perfettamente la brutalità del Joker, la sua carneficina dilagante come “A Death In The Family”. In essa, Joker tenta di vendere un’arma nucleare ai terroristi del Medio Oriente, una ricerca che incrocia il suo cammino con quella di Jason Todd, il secondo Robin, che è a caccia della sua madre natale. E ovviamente, sappiamo tutti come finisce questa storia, con la morte di Jason per mano di Joker, non necessariamente il primo, ma sicuramente il momento più scioccante in cui Joker ha fatto soffrire Batman con il corpo di Robin tra le sue mani. La cosa forse ancora più scioccante è che il destino di Jason è stato deciso da un sondaggio tra i lettori, con il quale i lettori hanno votato per la fine di Jason (tramite un numero 1-900), dimostrando che, forse, c’è un po ‘di Joker in tutti noi.

The Killing Joke

Non sorprende che The Killing Joke sia considerato da molti come la storia definitiva di Joker. Il brutale attacco di Joker a Barbara Gordon e il suo successivo tormento sia di suo padre che di Batman sono probabilmente il peggior incubo per i lettori dei molti orribili misfatti di Joker. L’attacco è stato così brutale che ha portato Batman al limite del suo codice d’onore. Salvata solo dall’arrivo della polizia e dalla sua gioia per la sua distorta comprensione della vita e della morte, la follia di Joker, il suo rapporto contorto con Batman e la sua volontà di fare cose che qualsiasi persona sana di mente troverebbe mostruose.

Fonte: [Comicus.it e newsarama.com]

 

 

Joker – recensione con spoiler

Sinossi

Joker ha come tema centrale la mancanza e la perdita di empatia, da parte della maggior parte delle persone che ci circondano. Gli individui che hanno bisogno di aiuto ed assistenza vengono ignorati, abbandonati ed emarginati dalla società, anziché aiutati con le dovute assistenze, cure e supporto. Spesso e volentieri sono vittime di bullismo e di episodi di violenza gratuita, e ciò può causare (nei casi peggiori e più problematici e nelle persone non stabili mentalmente) un cambiamento di personalità, che può portare alla follia e all’esasperazione dell’individuo in questione. Il quale diventa così un pericolo pubblico, per quasi tutte le persone che hanno la sfortuna di incrociare il suo cammino.

Perché ormai Arthur Fleck non ha più niente da perdere in questa vita, e anzi spera che la sua morte possa essere meglio della vita in questa “terra”. Dalla persona buona e gentile che è, alcuni eventi drammatici, la società odierna, le bugie famigliari e il continuo subire violenza e bullismo, l’hanno trasformato nel peggiore criminale di Gotham.

Todd Phillips, il regista, si è fatto una domanda nel creare il suo film: come posso fare interessare la gente a questa storia? Qual è il personaggio che può adattarsi bene a questa vicenda? Qual è il genere più seguito al cinema in questo momento? La risposta è sfruttare un personaggio iconico e adatto come il Joker per raccontare ciò. Questa è la premessa e l’obiettivo che si è posto il regista nel creare il suo film! È riuscito nell’impresa? Assolutamente si, ed anche molto bene.

Ci vuole capacità e coraggio per fare un film con l’impostazione di Joker. Il Joker in questione, o per meglio dire, il tizio che poi si trasformerà nel futuro Joker, (di cui non siamo neanche certi del suo nome), prima che diventasse il criminale che tutti conosciamo, ha avuto un suo trascorso, ma questo suo passato non è mai stato “certo e sicuro”, neanche in nessun fumetto e nelle migliori storie del personaggio.

Nella versione cinematografica il personaggio ha subito una “destrutturazione” estrema e realistica. È stato altresì privato di alcuni suoi dettagli iconici. Non troverete il Joker con le carte da gioco, e con gadget stravaganti e pericolosi, non troverete neanche la sua “tipica” risata folle, e le carte da gioco vengono sostituite con dei bigliettini da visita che lui lascia alle persone, per avvisarle del comportamento problematico e patologico legato alla sua risata, che gli prende nei momenti in cui sta male o si trova a disagio ed è causa di non pochi problemi. Non ha la pelle bianca perché è caduto in un container industriale pieno di sostanze chimiche, che l’hanno devastato mentalmente. Immaginate un Joker senza queste “classiche” caratteristiche, calato nel mondo realistico di una Gotham City sporca, cruda e corrotta.
Il suo desiderio era lavorare come comico di cabaret, avere una ragazza e una vita normale come tutti. Invece il suo lavoro è fare il “clown” per una ditta da 4 soldi, in condizioni precarie, deriso dalle persone e dai colleghi.

È Joker o no?

Detto ciò analizzando il film da “fan” di Batman, avendovi già avvisato dei dovuti dettagli cambiati del personaggio, (cambiamenti sensati e funzionali per raccontare al meglio la vicenda in questione) non mi trovo del tutto d’accordo con chi dice che questo non sia “Joker”. In 80 anni del personaggio, in quanti fumetti e graphic novel, gli autori ci hanno messo del loro e hanno raccontato il personaggio con interpretazioni differenti, ma lo stesso meritevoli? Joker è un personaggio sfaccettato e complesso, che può essere trattato in tante e diverse maniere. Questo film infatti va preso come una bellissima graphic novel. Non è importante che il tizio si chiami Jack Napier, Joseph Kerr, o Arthur Fleck. Non ha senso fare paragoni con i fumetti, sono media differenti. Che poi in realtà gli “omaggi” ed i riferimenti ai fumetti ci sono eccome. Ve ne dico qualcuno: quando Arthur sale sul palco nel locale per esibirsi (ricorda la storia “Il Re della commedia” di Legends Of The Dark Kight). Arthur ci dice che, “basta solo una giornata storta per trasformare un uomo normale in un folle” (chiaro riferimento a The Killing Joke). Un altro evento drammatico, mi ha riportato alla mente la storia “Rappresaglia”. Joker che fa’ un uccisione in diretta tv, mi ha ricordato “il ritorno del Cavaliere oscuro” di Miller. La scena in cui entra in teatro per cercare una persona, (con i cartelloni fuori di Charlie Chaplin) sono un chiaro omaggio alla storia “Tornare in sé” sempre di Legends of the Dark Knight. Ci sono anche due scene che omaggiano il Cavaliere Oscuro di Nolan, e nel programma tv di Murray, i font utilizzati per la scritta del programma sono gli stessi di Batman The Animated Series. Ci sono anche piccoli easter eggs, al Batman della serie tv anni 60 e a quello del 1989 di Burton. Insomma sono sempre strizzatine d’occhio, che ovviamente apprezzeranno e noteranno solo i fan e che non sono rilevanti nella comprensione del film, ma che fanno lo stesso la loro parte.

Joker probabilmente, è tra i pochi prodotti cinematografici della Dc Comics, che è riuscito a mettere d’accordo sia la maggior parte dei fan puristi del fumetto, e anche il grande pubblico e la critica. Un’impresa assolutamente non facile. Che dire poi del film in sé, a livello tecnico? Il film ha una storia molto semplice ma funzionale e ben scritta. Tutta la pellicola si regge sull’eccezionale interpretazione di Phoenix, ed ha un’ottima regia, una fotografia che rispecchia esattamente con i propri colori, luci ed ombre, lo stato d’animo del protagonista e la soundtrack del film, è sempre adeguata a ciò che vediamo su schermo. È la prima volta che vediamo un Joker come questo di Phoenix. Non è poi facile, fare un film su Joker senza trattare ed avere il “dualismo/scontro Batman e Joker” come i precedenti film di Burton e Nolan. E anche per questo, che l’ho trovato un film coraggioso e differente da tutti i precedenti. Per questo motivo, non si può e non ha senso, fare inutili paragoni con il Joker di Ledger e questo di Phoenix, sono interpretazioni diverse, per film con intenti differenti, ma entrambe sono delle interpretazioni estremamente carismatiche e valide. Solamente il nostro gusto personale può dirci quale preferiamo.

Questo film rappresenta in un certo senso, ciò che è stato Batman Begins nel 2005, che racconta le origini di Bruce Wayne. Come questo è l’unico film che ci ha voluto raccontare (in maniera ancora più personale) l’origine di Joker. Lo potevano benissimo chiamare “Joker begins”, ma ovviamente non l’hanno fatto per non creare confusione o legami con la trilogia di Nolan. Ma detto ciò, volevo esporre un mio personale pensiero: io credo che questo film non avrebbe visto la luce se la trilogia di Nolan non avesse avuto tutto quel successo. Nonostante come dicevo, sono due prodotti differenti, ma che in comune hanno un certo realismo di fondo, nel trattare i personaggi, anche se Joker lo fa in maniera ancora più drammatica e realistica. Per di più accettare un progetto simile, da un regista come Todd Phillips, che prima d’ora si era occupato quasi sempre e solo di commedie, non era una cosa così sicura e scontata. Phillips per me, è stato un po’ il regista “sorpresa” di quest’anno, a cui faccio i miei più sinceri complimenti.

Ci sta poi tutta la “polemica”: è un cinecomics oppure no? Lo è. In quanto la definizione di “cinecomics” significa: prodotto cinematografico con personaggi ispirati e tratti da fumetti. Non significa in senso stretto “trasposizione o fedeltà al 100% al fumetto in questione”. Lo si potrebbe chiamare anche “cinecomics d’autore” o come meglio preferite, ma anche nei cinecomics, ci sono all’interno diversi generi e diversi modi di trattare i personaggi. Infine, come anche la questione riguardo il giudizio del film: chi lo definisce un capolavoro, chi un film sopravvalutato, chi un ottimo film, ma penso che ciò conti davvero poco. Il cinema è sempre arte, e l’arte è soggettiva, per quanto poi si possa comunque valutare un lungometraggio anche solo a livello tecnico. Avrete già capito da quanto ho scritto che a me Joker è piaciuto davvero tanto, perché sotto l’aspetto da “cinecomics” c’è anche altro da scoprire. Ma proprio perché non è un “blockbuster” ma più un film di nicchia, “mascherato” però da film mainstream, il più grande merito del film per me è proprio questo. Fare arrivare un film come questo al grande pubblico, sfruttando l’immagine di “Joker”, è stata un’operazione intelligente e funzionale. È un film che tra l’altro fa’ anche riflettere, sulla situazione critica che abbiamo oggi nella nostra società, e quando un film ti fa pensare e ti lascia qualcosa dentro, proprio come una qualsiasi altra opera d’arte.

Quando mi chiedono se è un film che consiglieresti e che potrebbe piacere a tutti rispondo: dipende da voi, da cosa cercate in un film e dai vostri gusti. Sicuramente non è un film che va’ visto solo per “svago”, ed è pur sempre un film drammatico, che omaggia in modo chiaro e potente, anche il cinema di Martin Scorsese, con riferimenti e citazioni a Re Per Una Notte e Taxi Dtiver. Non aspettatevi il “classico” cinecomic chiassoso e action stile Dc o Marvel, è quanto di più lontano da quel tipo di approccio. Non mi dilungo troppo sul lato prettamente tecnico del film, in quanto è stato già come sapete, ampiamente premiato al festival di Venezia come miglior film, vinto 2 Golden Globe e 2 premi Oscar, nelle categorie: migliore attore e migliore colonna sonora.

Concludendo, è il film che mi ha emozionato di più del 2019. Mi auguro che la Warner/Dc, possa realizzare altri film di questa caratura dedicati al mondo di Batman. Confidiamo nell’imminente futuro partendo proprio dal nuovo Batman di Reeves. Per coloro che non hanno ancora visto Joker spero che questa recensione sia da sprono. Fatevi una vostra idea senza pregiudizi!

Il film l’ho visto ben 3 volte. 2 volte al cinema (una volta in anteprima, e la seconda volta il primo giorno di uscita) e l’ultima volta, l’ho visto in doppio Blu Ray 4 k, nell’edizione speciale in steelbook.


Sull’edizione home video, vi segnalo che il Blu Ray è un 4k Nativo e non Upscalato e quindi con un un’elevata qualità video a livello di definizione e dettaglio. Purtroppo la traccia audio Italiana è solo in 5.1 Dolby Digital, mentre in lingua inglese può vantare un ben migliore e più coinvolgente audio in 5.1 in Dolby Atmos.

Sul versante contenuti speciali, sinceramente sono rimasto un po’ deluso, mi aspettavo qualcosa in più, in quanto, a parte un interessante intervista al Regista che ci spiega come è nato il film questione, c’è davvero poco altro.

E voi che ne pensate? Avete amato questo film o no? L’avete acquistato anche in home video? Sono curioso di sapere i vostri giudizi e buona visione a tutti!

Mirko Giovannoni

Batman attraverso i primi 50 anni di vita editoriale

LA STORIA
La prima apparizione di Batman avviene in una avventura di 6 pagine apparsa sul n. 27 del maggio 1939 della rivista antologica Detective Comics, pubblicata dalla National Periodics. La rivista, una delle prime a presentare materiale creato appositamente per i comic book (e non raccolte di strisce giornaliere apparse in precedenza sui quotidiani), presentava storie ispirate decisamente all’atmosfera dei pulp (letteratura popolare degli anni 30), quali i “ruthless” detective alla The Shadow o bieche figure di malvagi orientali quali Fu-Manchu. Nato dalla fantasia di Bob Kane, disegnatore, coadiuvato da Bill Finger sceneggiatore, anche il Batman delle origini deve moltissimo alle atmosfere crude e violente dell’immaginario popolare degli Trenta. Come lo stesso Finger ha dichiarato: “La mia sceneggiatura fu ripresa da una storia di The Shadow…Come modello per il mio stile di scrivere Batman ebbi le storie di The Shadow. Anche i film della Warner Bros., i film di gangster”. E ancora: “costruivo i cattivi basandomi su quelli dei pulp, un misto di bizzarro e follia”. Come ulteriore esempio si può citare il seguente brano, tratto da una delle avventure di The Phanton Detective, che rappresenta lo standard con cui veniva introdotto il personaggio nei romanzi: “Richard Curtis Van Loan, ozioso playboy miliardario, non era esattamente quell’individuo privo di interessi che fingeva di essere. Per anni ormai aveva vissuto doppia esistenza. Come Van Loan partecipava a feste, portava Muriel a spasso per la città, raramente mancava una prima, ogni capocameriere in città lo conosceva bene. Ma come Phantom Detective viveva una vita completamente differente. Come Phantom combatteva il crimine ed i criminali, si esponeva a pericoli che a volte giungevano ad un punto che lui stesso si chiedeva se ne sarebbe uscito vivo”. Se poi si aggiunge che The Phantom Detective entrava in azione chiamato da un segnale luminoso proiettato da un grattacielo, il gioco è fatto.

ROBIN, THE BOY WONDER
Lo scenario in cui si muoveva il Batman degli inizi era duro, pietato: tanto per citare un esempio il Joker, nella sua prima apparizione (n.1 della rivista Batman, Spring Issue 1940, completamente dedicata all’eroe incappucciato), faceva fuori senza problemi almeno tre o quattro persone. Nello stesso periodo si ponevano però le basi per la trasformazione radicale del personaggio. Da parte editoriale i cambiamenti iniziarono con l’introduzione di
un Comics Code ante-litteram, interno alla National Periodics, che vietava di mostrare impiccagioni, accoltellamenti ed ogni riferimento sessuale. Per quanto riguarda la parte narrativa un punto di rottura è l’introduzione della spalla di Batman, Robin, avvenuta nel n. 38 (Aprile 1940) di Detective Comics l’intento dichiarato era quello di stimolare il senso di identifica nei dei giovani lettori. Lo stesso Bob Kane ha dichiarato “Pensavo che Robin avrebbe affascinato tutti i ragazzi di quell’età come un personaggio in cui fosse possibile identificarsi”. Il disegnatore Jerry Robinson (uno dei primi “fantasmi”, ovvero uno dei primi autori il cui nome non viene riportato sui credits, a realizzare Batman, autore di moltissime storie dal 1940 al 1945 e creatore
del personaggio del Joker) ammette che “Robin fu creato nel tentativo di umanizzare Batman”. Le conseguenze derivate a livello narrativo dalla presenza di Robin sono state acutamente schematizzate da Jim Steranko nella sua History of Comics: “Fu un punto di svolta nella storia di Batman, ponendo per sempre fine all immagine di solitudine e minaccia che caratterizzava il Batman degli inizi. Prima il suo personaggio era strano quanto quello dei contorti nemici che incontrava. Batman doveva essere un esempio per il ragazzo. La storia rivelerà l’inserimento di Robin come uno dei punti più salienti ed importanti della strip. A Robin deve certo essere affidato il merito di portare avanti gran parte del peso della longevità di Batman”.

 

SUCCESSO INSPERATO
Il successo di Batman è incredibile e fulmineo. Negli anni della guerra gli vengono dedicati alcuni serial dal cinema e dalla radio, tra il 1943 ed il 1946 esce una striscia sindacata a nome delle ragioni di una simile affermazione non sono facilmente spiegabili: le sceneggiature non brillavano certo per originalità, ed il disegno dei primi anni era pessimo (e confrontate con le strisce giornaliere, opera di Bob Kane, veramente “inguardabili” nonostante la presenza di alcuni, interessanti angle shots decisamente cinematici). Parte del successo va certo assegnato alla dimensione reale e credibile del personaggio: era stato feri tante, rappresentava un esempio emulabile (al pari di Robin più volte, rischiava di continuo la sua vita, e, cosa più impor), un omaggio in cui i lettori potevano identificarsi più facilmente che in molti altri eroi mascherati dell’epoca. Fa notare Dick Giordano (inchiostratore di uno dei periodi migliori di B legato al duo O’Neill-Adams) nella sua introduzione al paperback The Greatest Batman Stories Ever Told: “Mi rendevo conto di er ambire ad essere Batman, ma non potevo aspirare ad essere Superman. In nessun modo potevo ottenere poteri come Superman… Avrei dovuto nascere altrove per quello… Ma potevo, se cominciavo abbastanza giovane, ad allenarmi nel in cui aveva fatto il giovane Bruce Wayne e forse essere giorno come Batman. Beh, non ho mai cominciato ad allenarmi cosi sono rimasto un tipo ordinario, ma sapevo che avrei e questo rappresentava una buona parte del fascino del personaggio per i ragazzi che leggevano Batman. A ciò va aggiunta una delle gallerie di criminali più varie ed interessanti del tale da rivaleggiare con quella di Dick Tracy: la mano villain di forte presa sul pubblico è stata invece uno deboli di supereroi quali il Capitan America della Timely, che ha saputo riciclarsi dalle storie completamente dedicate alla lotta con i nemici dell’Asse e non ha superato la fine degli anni ’40. Come si è detto, anche la stessa figura di Robin ha avuto la sua importanza. Ma la parte del leone è stato il medium stesso del comic book, che ha permesso a Batman di superare la crisi dei pulp, di cui pure è erede diretto, e di presentarsi in gran forma al pubblico del dopoguerra, anche se. come vedremo, con un target sempre più giovanile.

GLI ANNI DELLA DECADENZA
“Agli inizi degli anni 50 ogni tono nero che aveva permeato le storie di Batman era completamente sparito. Le sue avventure erano diventate sempre più monotone, ed anche l’uso della a lungo stabilita Rogues’ Gallery Joker. Pinguino, Donna Gatto ed altri si era fatta sporadica. [.. .] In particolare, il periodo metà-fine anni 50 fu davvero fiacco nel giudizio di ogni vero appassionato di Batman”. Questa frase di Mark Waid, tratta dalla postfazione al volume The Greatest Joker Stories Ever Told. sintetietizza perfettamente il carattere delle storie degli anni 50 e dei i anni ’60. Il Dinamico Duo si perde in un gruppo di racconti immaginari, narrati dal maggiordomo Alfred (per fortuna non tanti quanto quelli del contemporaneo periodo di Superman) ed in avventure a sfondo fantascientifico, con tanto di mostri, alieni verdi, viaggi nello spazio e nel tempo, che ne snaturano completamente il personaggio. Alcune storie non erano poi mal congegnate, solo erano decisamente ingenue. Questo, unito ai tempi narrativi cosi lontani dal gusto attuale rende le avventure del Duo quasi al di là di ogni possibile recupero nostalgico. La stessa introduzione del Comics Code non influì poi troppo sulla loro qualità. Contribui certo ad aumentare il carattere decisamente fa delle avventure (ben diverso dal tono realista alla Dick Tracy delle origini, retaggio anche questo dei pulp). Prima di tutto limitando il numero di apparizioni di alcuni personaggi particolarmente imbarazzanti (ed il numero di presenze del Joker si riduce drasticamente dalle 15-20 l’anno alle 2-3 dopo il 1956). In secondo luogo rendendo definitivamente Gotham City quel che, negli episodi a fumetti degli anni Quaranta e Cinquanta, sembrava un vastissimo campo da gioco urbano macchine da scrivere e di altri attrezzi scenici colossali” così come viene descritto da A. Moore nell’introduzione al paperback The Dark Knìght Returns. Alla metà degli anni ’60, le avventure del Duo risultavano decisamente fuori moda: fatto gravissimo per ogni prodotto dell’industria di massa, le storie avevano perso completamente il feeling con il proprio periodo.

THE SILVER AGE

Tutto cambia quando dal giugno 1964 alla direzione editoriale delle testate legate a Batman viene assunto Julius Schwartz, che cerca di svecchiare l’immagine dell’Uomo Pipistrello. Vengono chiamati a collaborare alle collane di Batman molti nuovi autori, fra i quali svetta la coppia Gardner Fox-Carmine Infantino, che nel 1959 aveva inaugurato la Silver Age dei comic-book con le storie del nuovo Flash (quello di Terra Uno, per intenderci). Il look viene cambiato senza nessuna spiegazione: l’aspetto grafico subisce un decisivo ammodernamento, lasciando lo stile pupazzettistico tipico degli anni precedenti per un tratto più realistico e con gadgets decisamente anni ’60 (come la “linea calda” telefonica fra la Bat-Caverna ed il commissariato). Le sceneggiature di Fox assumono un tono poliziesco, alla detective story, mai veramente inserito nel carattere del personaggio, anche se lontano dai toni noir tipici del Dark Night delle origini, che invece caratterizzeranno le storia degli anni 70.

TV SHOW

Il nuovo periodo giallo ha però breve durata. La serie di telefilm ispirata a Batman del 1966 ha un successo straordinario, por­tando il personaggio ai vertici della popolarità. Si assiste ad un vero boom del merchandising, e la Bat-mania impazza per il paese. Credo che molti abbiano presente qualche episodio della serie televisiva: si trattava della riproposta di un atteggiamento decisamente anni ’50, dove la figura di Batman era associata a quella di un “Adam West che snocciola battute di dialogo bana­lissime con offensiva serietà” (per dirla alla Moore), ed il cui risultato è quantomeno discutibile. Nonostante tutto, il fenomeno Batman dilaga, e lo sviluppo abnorme del mercharìdising legato alla serie televisiva rende l’immagine del Duo Dinamico e dei suoi arcinemici un punto fermo nell’immaginario americano degli anni ’60. Non a caso Batman è stato una figura spesso sfruttata dagli artisti POP, la cui narrazione era infarcita da elementi della cultura di massa. Si legga il seguente dialogo (opera dell’autore POP Donald Barthelme), scritto nei primi anni ’60 (in periodo non-telefilm), e che evidentemente vuole riecheggiare sensazioni anni ’50, pur sembrando tratto di peso dalla serie televisiva:

“Dunque, commissario, che succede?”

“Questo!” disse il commissario Gordon. Posò il modellino di una nave sulla scrivania davanti a se. “Il pacco è stato portato da un fattorino, indirizzato a voi, Batman! Credo che il vostro vecchio nemico, il Giocatore (sic!), sia di nuovo in libertà!”

[. . . ]

“L’Olandese Volante!” esclamò Fredric, leggendo il nome dipinto sulla prua del modellino di nave. “Il nome di un famoso vecchio vascello fantasma! Che cosa può voler dire?”

“Un indizio abilmente celato!” disse Batman. “L’Olandese Volante sta qui probabilmente ad indicare il commerciante di gioielli olandese Hendrik van Voort che arriva in aereo stasera a Gotham City con un carico di pietre preziose da consegnare ai clienti!”

[Il brano è tratto dal racconto II più grande trionfo del Giocatore, di cui sono protagonisti Batman, Robin, il commissario Gordon, il Giocatore ed uno sconosciuto Fredric (omonimo, non a caso, dell’autore del famigerato Seduction of thè innocent), presente nella raccolta Ritorna, dr. Caligari, edita in Italia da Bompiani], Quale influenza ebbe la serie di telefilm sui comics del Cavaliere Oscuro? Dice ancora Mark Waid, facendo considerazioni sul Joker che sono fondamentalmente estendibili a tutto il tono delle serie: ”[…] dal momento in cui le collane di Batman cominciarono a riflettere i programmi TV, il Beffardo Burlone divenne una presenza regolare al loro interno. E mentre ci piacerebbe affermare che le sue apparizioni nei comics variavano dal ridicolo al terribile, questo non sarebbe vero. Semplicemente, variavano dal ridicolo allo scemo. Non brutte… solo sceme”.

IL CICLONE ADAMS

Non è possibile riassumere in poche parole l’influenza che ha avuto Neal Adams nel mondo dei comic-book a partire dalla fine degli anni ’60. Il disegnatore è stato il motore di una vera e pro­pria rivoluzione grafica che, prendendo le mosse dal suo lavoro su Deadman (eroe secondario del cosmo DC, che Adams aveva ereditato da Carmine Infantino col numero di Stranie Adventure dell’ottobre 1967), doveva imporre il suo stile “higly realistic” (come lo definì Jack Miller, editor ed autore delle prime storie di Deadman, in contrapposizione allo stile più paludato della restante produzione DC) come uno standard per il medium. Le prime storie di Batman disegnate da Adams.sono del ’69: an­che se non diventerà mai l’artista regolare della serie, la sua impostazione grafica del personaggio servirà da guida per i disegnatori regolari, Irv Novick (Batman) e Bob Brown (Detective Comics), oltre che a rivelarsi seminale per il lavoro degli sceneggiatori. Rilevano giustamente Jacobs e Jones nel loro fondamentale libro sulla Silver Age The Comic Book Heroes: “Poco tempo dopo che Adams ebbe ridefinito visualmente Batman, Julius Schwartz fece uscire una storia che cambiò il contesto entro cui si muoveva il personaggio, in maniera tale da accordarlo alla visione dell’artista. In Batman 217 del dicembre 1969, con soggetto dello stesso Schwartz e sceneggiatura di Frank Robbins (e disegnata da Novick in un perfetto stile-Adams, n.d.a.), Dick “Robin” Grayson se ne va al college, lasciando Batman in un ruolo di soli­tario a lui più congeniale. Bruce Wayne modifica il suo costume di Batman, allungando le orecchie ed il cappuccio, per dargli un aspetto che incuta maggiormente timore; dopodiché Bruce, con il suo maggiordomo Alfred, abbandona il Wayne Manor per stabi­lirsi in una mansarda in cima all’edificio che ospita la Fondazione Wayne, in maniera tale da poter vivere “nel cuore di quella stri­sciante fanghiglia urbana — per tirar fuori… la nuova progenie di topi da fogna… da dove vive e s’ingrassa sulla gente innocente.” In questo modo, benché fosse ancora calato nei panni tipici del­l’eroe in costume, Batman ora agiva principalmente nel ruolo di vigilante e detective.”

Batman riacquista dopo 30 anni la sua “libertà” e, con essa, i toni cupi e metropolitani che ne avevano caratterizzato le origini: queste caratteristiche verranno accentuate nella prima metà degli anni 70, soprattutto nelle non molte avventure firmate dalla coppia O’Neill-Adams, spinta dal successo della collana Green Lantern- Green Arrow da loro curata a ricrearne la vitalità ed energie anche nelle storie di Batman. Un periodo fra i migliori delle testate del­l’Uomo Pipistrello, grazie anche alle sceneggiature di Frank Robbins ed Archie Goodwin. Ed è proprio l’abbandono da parte di Goodwin del ruolo di editor della testata Detective Comics (numero 443 dell’aprile 1974) che simbolicamente chiude uno dei migliori periodi nella storia del Cavaliere Oscuro.

L’IMPLOSIONE DELLA DC

“L’inconsistenza dei team creativi era un qualcosa di nuovo per il mondo dei comic-book. Nel passato, quando un lettore acqui­stava un fumetto, non stava solo comprando le avventure del suo eroe preferito, ma il lavoro di uno stesso gruppo creativo che per anni aveva modellato quelle avventure. […] Lettori che erano stati abituati all’affidabilità dei vecchi periodi venivano perennemente frustrati quando i loro artisti cominciarono a sparire dalla vista dopo aver passato dei brevi, allettanti periodi in questa o quella collana. […] Il mondo di Batman fornì uno dei rari casi di consistenza alla DC, The Brave and thè Bold. […] Ma The Brave and thè Bokl era una eccezione. Le avventure a solo di Batman diventarono sempre più disorganizzate. Sia le nuove star che i vecchi mestieranti abbandonarono le collane dedicate all’Uomo Pipistrello, lasciandole nelle mani di una moltitudine di scrittori che non rimasero mai a sufficienza da dar loro una direzione, ed artisti quali John Calnan e Ernie Chua, che mancavano sia delle atmosfere di Adams sia della solida capacità di narrazione di Brown e Novick.”

Il caos creativo ed editoriale che Jacobs e Jones descrivono non coinvolgeva soltanto le collane legate a Batman, ma tutta la DC. Sono gli anni del definitivo sorpasso ad opera della Marvel, avvenuto verso la metà degli anni 70. Nel periodo dal 75 al 78 la casa di Superman lancia qualcosa come oltre quaranta nuove testate (poca cosa per gli standard attuali, lo ammetto…) nel tentativo di incrementare i profitti: un tentativo ben presto imitato dalla Marvel, e con maggior successo, grazie anche alle novità tematiche, con collane che spaziavano dalle arti marziali (che erano la moda del momento) alle serie che si ispiravano a trasmissioni televisive od a film di successo (La fuga di Logan, Guerre Stellari…). La maggior parte delle testate, con in testa quelle della DC, fu costretta a chiudere i battenti dopo l’uscita di appena una decina di numeri, colpevole sia la loro infima qualità, determi­nata, tra l’altro, anche dall’esodo di molti brillanti autori (quali Steranko e lo stesso Adams, attratti verso altri interessi o verso le prime case editrici indipendenti); sia, più in generale, per pro­blemi legati alla distribuzione: una situazione di mercato caotica che avrebbe portato alla nascita dei negozi specializzati ed alla ri­strutturazione della rete distributiva, con la penalizzazione dei ca­nali classici di vendita (situazione non descrivibile in poche righe, e per cui rimando a studi più approfonditi sulla storia recente del mercato americano, curati nei 2-3 anni passati da Chuck Rozanski per la sua Mile High Future).

Nonostante la grave crisi che attraversava la DC, che l’avrebbe costretta verso la fine degli anni 70 a diminuire vertiginosamente il numero delle proprie testate presenti sul mercato (da cui il termine DC Implosion), e che nei primi anni ’80 ne avrebbe fatto temere il tracollo economico, la vicenda editoriale di Batman prosegue senza particolari scosse. Nascono e muoiono alcune testate minori che si richiamavano a personaggi della sua mitologia (quale Batman Family, Man-Bat, The Joker…) vede la luce nel­l’agosto 1983, ed ottiene un moderato successo, la testata Batman and thè Outsiders, creata da Mike Barr e Jim Aparo sull’onda del successo dei Teen Titans di Wolfman e Perez, e che merita di es­sere ricordata solo perché segna l’esordio in terra americana, col numero 24, del disegnatore Alan Davis. Era iniziata l’onda lunga dei mutanti, e si cominciava a respirare aria di Crisis….

CRISIS ON INFINITE EARTHS

La premessa con cui nasceva questa maxi-serie era quella di riorganizzare e semplificare l’universo DC in occasione del 50° anniversario della casa editrice, o, per dirla con le parole di Marv Wolfman, “Chiarire cosa facesse parte del cosmo DC e cosa no!” “Ho una visione” scriveva Dick Giordano, direttore esecutivo della DC fin dal 1981, “…una visione in cui i fumetti sono tutto quello che possono essere. Voglio dare alla DC una linea editoriale che faccia lavorare insieme autori che hanno a cuore il materiale a cui stanno lavorando, loro stessi e i lettori. Autori che lavorano per un obiettivo comune per amore del proprio lavoro e per il desiderio di divertire ed intrattenere il lettore… ed anche sé stessi.” […] Purtroppo tali premesse non sono state mantenute e l’unico effetto duraturo del cosmo DC è stato l’annullamento dei 50 anni di continuity pre-Crisis. […] Molte collane proseguirono senza scossoni e senza particolari cambiamenti la loro vita edito­riale, impedendo la realizzazione di quella diversità di stile che Giordano voleva come caratteristica dei fumetti DC, e che si attuerà negli anni successivi, soprattutto grazie agli autori inglesi e allo spostamento di target verso un pubblico più adulto.

IL DOPO CRISIS E FRANK MILLER

La mitologia di Batman conosce il suo ultimo punto di svolta con il marzo 1986, data di chiusura in America della maxi-serie Crisis. In quel mese esce infatti il primo numero della mini-serie The Dark Knight Returns, ad opera di Frank Miller — coadiuvato da Klaus Janson alle chine — che avrebbe poi finito la riscrittura del mito dell’uomo-pipistrello con la miniserie-nella-serie Year One, realizzata in collaborazione con il disegnatore David Mazzuchelli ed apparsa nei numeri dal 404 al 407 (pubblicati an­che in Italia, in due volumi, dalla Rizzoli). In maniera simile a qu­anto era già avvenuto per Adams, gli autori regolari che si sono succeduti nelle testate dedicate a Batman (ed in particolare per qu­anto riguarda Legends of thè Dark Knight) hanno preso ad esempio il lavoro di Miller, riprendendone soprattutto le atmo­sfere cupe e gotiche che nella mitologia del Cavaliere Oscuro erano comunque già presenti (ad opera ad esempio di un veterano quale Gene Colan). Tim Burton stesso ne è stato influenzato, tant’è che nel suo film cita l’isola Corto Maltese, a sua volta un omaggio di Miller ad Hugo Pratt. Non sempre però gli autori hanno saputo servirsi della lezione del popolare autore. Un esempio per tutti è A Death in the Family, una mini-serie-nella- serie (dal 426 al 429 di Batman) che, se non fosse per la morte di Jason Todd, il secondo Robin, sarebbe già finita nell’oblio.

80 anni di Robin: le variant cover

La DC Comics celebra il partner di Batman per la lotta al crimine con il Super Spectacular n. 1 di 100 pagine di Robin 80th Anniversary, un prestigio formato one-shot che rende omaggio a “Boy Wonder“.

Quindi, per aiutare a stuzzicare il vostro appetito, DC ha lasciato ci mostra le otto copertine della “variante decennale” disponibili, ognuna delle quali mette in luce un’era diversa della storia di Robin, completa di loghi appropriati.

In data 11 marzo 2020, sono state pubblicate gli albi con le copertine che vi mostriamo qui di seguito.

1940 variant cover di Jim Lee, Scott Williams e Alex Sinclair

Dalle avventure volanti di Dick Grayson alla tragedia di Jason Todd, l’entusiasmo di Tim Drake e l’arroganza di Damian Wayne, la persistenza di Stephanie Brown e la ribellione di Carrie Kelley, il mantello di Robin è stato indossato da molti, ma rappresenta sempre una cosa: un eroe.

1950 variant cover di Julian Totino Tedesco

Robin 80th Anniversary 100-Page Super Spectacular # 1, con una copertina principale di Lee Weeks, include contributi degli scrittori Marv Wolfman, Chuck Dixon, Devin Grayson, Tim Seeley, Tom King, Judd Winick, James Tynion IV, Amy Wolfram, Robbie Thompson , Adam Glass e Peter J. Tomasi e gli artisti Tom Grummett, Scott McDaniel, Mikel Janin, Kenneth Rocafort, Freddie Williams II, Javi Fernandez, Nicola Scott, Dustin Nguyen, Andy Kubert e Frank Miller.

1960 variant cover di Dustin Nguyen

1970 variant cover di Kaare Andrews

1980 variant cover di Frank Miller

1990 variant cover di Jim Cheung e Tomeu Morey

2000 variant cover di Derrick Chew

2010 variant cover di Yasmine Putri

Il nostro blog, ha celebrato il ragazzo meraviglia con una particolare intervista, nonché un omaggio molto speciale, che potete trovare cliccando qui. 

Batman: Contagio – Recensione

Testi: Alan Grant, Chuck Dixon, Dennis O’Neil, Doug Moench, Christopher Priest.
Disegni: Vince Giarrano, Tommy Lee Edwards, Graham Nolan, Mike Wieringo, Jim Balent, Dick Giordano, Barry Kitson, Kelley Jones, Matt Haley, Frank Fosco.
Edizione Originale: Batman: Shadow of the Bat #48-49, Detective Comics #695-696, Robin (v2) #27-28, Catwoman (v2) #31-32, Azrael #15-16, Batman #529, The Batman Chronicles #4 USA
Edizione Italiana: Batman N.38-42 Ed.Play Press, Batman La Leggenda N.36-37 Ed.Planeta DeAgostini

I Cittadini di Gotham sono stati colpiti da una tremenda malattia. Batman, Nightwing, Azrael, Robin e Catwoman si uniscono per trovare un antidoto in una disperata corsa contro il tempo.

Batman troverà il Vaccino?

In questo periodo storico il Coronavirus (Covid 19) sarà rievocato, non solo nel ricordo delle persone o nei libri di storia per i danni provocati alla salute pubblica ma anche per i danni di carattere economico che il nostro paese sta subendo. Per questo, non a caso, mi sono andato a rileggere Contagion. Purtroppo è una storia molto attinente al periodo che stiamo vivendo. Forse ci aiuterà a chiarire in modo più immediato la situazione e magari, se avete modo di rileggerla, farà passare qualche ora comodamente rilassati sul divano di casa anche a voi.

Il pensiero di Batman: Gotham affronta tempi oscuri, assediata da un’epidemia di filovirus. La posta in gioco è altissima…evitare l’apocalisse…per mano di un nemico invisibile. È la mia città. È la mia casa. Ma quando ho giurato di esserne il protettore, non avevo mai pensato ad una cosa simile.

Bruce Wayne è tornato a riprendersi il mantello di Batman, dopo un lungo periodo in cui è stato forzatamente sostituto da Azrael, l’angelo vendicatore di Gotham, che ha giurato un regolamento di conti nei confronti dell’Ordine di San Dumas, responsabile di averlo condannato alla difficile vita di giustiziere. Intanto il Commissario di Polizia di Gotham è Andrew Howe ed il sindaco è Armand Krol, definito da Batman “un disastro ambulante” e dal quale purtroppo non riceverà alcun tipo di aiuto, causa la sua umiliazione subita durante le elezioni cittadine. Gotham City è teatro di inquietudine, di sangue e mortalità scaturita da un male oscuro ed invisibile ad occhio nudo.

La collocazione storica di questa run

Contagio, è un ciclo di storie successivo a Troika, la run che ha per protagonisti un gruppo di criminali dell’Unione Sovietica impegnati predominare sul territorio di Gotham City. Questa stessa saga precede anche il ciclo Cataclisma (di cui vi abbiamo parlato qui).  Pubblicata in USA nell’arco temporale di due mesi (marzo/aprile 1996) su cinque testate appartenenti alla Bat-family: “Shadow of the bat”, “Detective Comics”, “Robin”, “Catwoman”, “Azrael” e “Batman Chronicles”.

Gli elementi essenziali della trama

  • La contaminazione che può provocare danni agli abitanti di Gotham City.
  • Il senso di colpa generato dal pensiero di Batman di poter essere la causa della sofferenza o della morte di parenti e amici.
  • L’avidità di alcuni uomini che sfruttano tale momento di debolezza e di terrore.

I disegnatori

Contagio prorompe in tutta la sua epopea e drammaticità nel segno di diversi fumettisti. Dal primo e all’ultimo capitolo si susseguono: il tratto grossolano quanto inquietante ed appropriato di Vince Giarrano (ora pittore realista);  Tommy Lee Edwards (Mother Panic, RW Lion) con il suo predominio di cromatismi scuri; Graham Nolan con il suo stile rétro, qualche immagine plastica, e tavole comunque fluide; Mike Wieringo (Flash, L’uomo Ragno e i Fantastici 4), disegnatore morto prematuramente scomparso nel 2007, dal tratto caratteristico e la sua rappresentazione dissimile dalla realtà; Jim Balent (autore di una collana di avventure individuali di Catwoman caratterizzata da disegni incredibilmente sexy),  ha realizzato gli schizzi preparatori per il più autorevole Dick Giordano il quale ha illustrato il quarto capitolo, interpretato dalla Donna Gatto sulla quale disegna una speciale, quanto conturbante, tuta aderente bianca avvolgendo il corpo da una coltre di candida neve. L’episodio tratto dalla collana “Azrael” è disegnato con i lineamenti marcati dall’anglosassone Barry Kitson; Kelley Jones firma le tavole con il suo tratto anatomicamente improprio, Matt Haley (Superman Returns) forse è il tratto più mediocre tra tutti, Frank Fosco (Teenage Mutant Ninja Turtles – Urban Legends #1) realizza pagine con la sua classica matita fatta di tratteggi.

Contagio è una saga che si può catalogare tra le più spaventose e valide opere in dotazione all’archivio DC Comics.
Questa opera fumettistica all’epoca poteva essere definita una raccapricciante leggenda, ora purtroppo, si trova ad essere rispolverata perché richiama quanto stiamo vivendo nel nostro paese. Aggrappiamoci ai prodigi dell’intrattenimento fumettistico, come fosse un durevole e particolarissimo percorso purificatorio per uscire al più presto da questo terribile incubo che stiamo vivendo.

Emanuele Ruzza, così parla Dick Grayson. Ecco chi c’è dietro il Robin dei Titans

L’attore ha doppiato tra gli altri, Ray Fisher (Cyborg) in Batman v Supeman: Dawn of Justice e Justice League, il protagonista Brenton Thwaites nei panni di Dick Grayson della serie tv Titans. In occasione dei festeggiamenti per gli 80 anni di Robin una intervista esclusiva con Emanuele Ruzza ed una sua speciale interpretazione tratta dal fumetto: Rete di sicurezza [Safety net] da Nightwing n. 29, maggio 2014; ed. italiana su Batman n. 32, dicembre 2014, Lion.

Gentilezza, sguardo gioioso, Emanuele Ruzza (questa la sua pagina FB) a 33 anni è uno tra gli attori più affascinanti della sua generazione. Dai film Solo: A Star Wars Story a Warkraft: L’inizio, dall’animazione Lego Batman: Il film (Harvey Dent/Due Facce) a Teen Titans Go! (Zan e Kid Flash), dalle serie Kripton a MacGyver ha sempre messo la propria ugola e la propria bravura di attore al servizio delle tante storie a cui a lavorato, molte delle quali sono targate proprio DC Comics/Warner Bros. Ama la sua attività, è giovane ma ha già una bella carriera alle spalle. E’ un attore nel senso più completo del termine: corpo, anima e voce visibili in ben tre film per il cinema ed uno per la televisione. E’ la voce ufficiale di Rai Gulp da ben 9 anni, nonché un clamoroso speaker radiofonico e interprete di radiodrammi. Sulla sua carriera ci sarebbe da scrivere pagine e pagine, ma vogliamo sia lui a raccontarci del suo lavoro.

Stefano: Ciao Emanuele e benvenuto su Batman Crime Solver e grazie per aver accettato il mio invito.

Emanuele: Ciao Stefano, grazie a te, sono felicissimo di conoscerti e di fare questa chiacchierata.

Stefano: Come è nata la tua passione per il doppiaggio? Raccontaci una sintesi dei tuoi esordi.

Emanuele: Era l’estate del 2004, Pupi Avati cercava dei ragazzi per delle integrazioni di doppiaggio in un suo film. Ricordo bene quanto mi sentissi un pesce fuor d’acqua, tutto quello che stavo studiando mi sembrava lontanissimo da ciò che vedevo fare dagli attori doppiatori in sala. Fortunatamente lo convinsi e iniziai a collaborare con lui, presi parte anche come attore a un paio di suoi film. Poi conobbi Cesare Barbetti, Sonia Scotti, Maria Pia Di Meo, Rita Savagnone, Renato Cortesi, Dante Biagioni, Sergio Di Stefano e tanti altri maestri di questo mestiere che divennero i miei compagni di gioco. Fino al grande incontro con la Pumais (ndr. società di doppiaggio Gruppo Trenta), la società fondata da Renato Izzo che cambiò la mia carriera per sempre con “Le regole del delitto perfetto”.

Stefano: Quale è l’interpretazione (di doppiaggio, cinema o teatro) a cui sei più legato e perché.

Emanuele: Doppiaggio, cinema e teatro sono discipline legate da un denominatore comune che è la recitazione, ma sono molto diverse tra loro.  Al doppiaggio sicuramente “Stonewall” di Roland Emmerich, uno dei miei primi lavori da protagonista al cinema, con la direzione di Rita Savagnone, del cinema ricordo l’atmosfera scanzonata e anni ‘50 che si respirava nei teatri di posa di Cinecittà con Pupi Avati, a teatro non dimenticherò mai l’esperienza fatta con Claretta Carotenuto e il suo “ToBeBeckett” del quale fui anche assistente ti alla regia, un lavoro frutto di un anno di scrittura e mesi di prove con 14 attori in scena e cambi di costumi e scenografia continui.

Stefano: Il mondo del doppiaggio si svolge nel buio della sala. Cosa vuol dire oggi, per te come attore di teatro, cinema e tv, usare solo la voce?

Emanuele: Il cambiamento è netto, sono esperienze completamente differenti. Sul set sei il primo a dar vita a un personaggio, hai studiato la parte, hai immaginato i movimenti, sei truccato, hai i costumi di scena addosso e la scenografia a fare da contorno. In sala doppiaggio vedi il copione per la prima volta, hai qualche minuto per comprenderne il senso e recitare in sincronia con la bocca di un altro attore che ha già interpretato quel ruolo, sei limitato nei movimenti, addosso hai i tuoi vestiti di sempre e sei al buio. È un lavoro di immedesimazione pazzesco, unito alla mimesi vocale e interpretativa.

Stefano: Come doppiatore hai interpretato in Batman v Superman: Dawn of Justice e Justice League il personaggio di Cyborg interpretato dall’attore Ray Fisher. Raccontaci qualcosa di questa esperienza.

Emanuele: Per quel ruolo dovetti sostenere un provino, fui chiamato in gran segreto come spesso accade quando si tratta di cinecomic, quando mi comunicarono il direttore (Marco Mete ndr. Direttore del doppiaggio Batman Begins, Batman v Superman: Dawn of Justice, Lego Batman – Il film e adattatore dei dialoghi italiani di queste due ultime pellicole) cominciai ad intuire qualcosa. Mi ricordo che la clip del provino era tutta sfocata, ma il talento dell’attore era ben visibile. Ebbi la fortuna di continuare a doppiare quell’attore anche nella terza stagione di True Detective grazie a Rodolfo Bianchi (ndr Robin – Dick Grayson – anche lui nella serie anni 60 di Batman).

Stefano: Tra i tanti personaggi hai doppiato anche i Teen Titans Go! (Zan e Kid Flash). Cosa pensi di questa serie animata?

Emanuele: I prodotti dell’animazione DC pensati per un target di età inferiore ai lettori dei fumetti, sono un ottimo veicolo per appassionare i più piccoli. La cura per i dettagli è maniacale, anche nei dialoghi e nell’interpretazione i personaggi sono tutti ben caratterizzati. Ho trovato giusta la scelta di stravolgere il character design puntando al “deformed” di derivazione giapponese, pur mantenendo lo stile inconfondibile DC.

Stefano:  Siamo qui per festeggiare gli 80 anni del personaggio di Robin. Prima di parlare della serie Titans, raccontaci come è il tuo rapporto con i fumetti.

Emanuele: Il mio amore per Batman e l’universo DC è nato prima che sapessi leggere con la serie animata di Bruce Timm ed Eric Radomski, crescendo mi sono avvicinato a Diabolik, ma da qualche anno mi sono innamorato delle tavole di Azzarello, Miller e Finch.

Stefano: In Titans l’attore Brenton Thwaites interpreta il detective Dick Grayson. Come sei entrato in simbiosi con il suo modo di recitare?

Emanuele: È stato impegnativo, l’attore ha un modo molto naturale di recitare, quello che in gergo viene chiamato “buttato”, ovvero una recitazione che lascia spazio alla spontaneità, dando l’impressione di assistere a movimenti e dialoghi dettati dall’improvvisazione e pertanto “buttati” di getto sul momento. Grazie all’aiuto del direttore Fabrizio Temperini, abbiamo trovato ben presto la misura giusta per avvicinarci a questo modo di recitare.

Stefano: Sei molto aderente alla recitazione originale, oppure c’e’ qualcosa di tuo nel doppiaggio di Dick Grayson?

Emanuele: Come raccontavo poche righe fa, abbiamo fatto il possibile per avvicinarci alla recitazione degli attori originali. Warner Bros. (distributrice cinematografica dei prodotti DC Comics) tiene moltissimo all’aderenza vocale e interpretativa dei suoi personaggi in tutto il mondo. Anche in questo caso furono chiamati diversi attori a sostenere un provino per ogni ruolo e venimmo selezionati dai clienti presenti in America. Aspettai tre settimane per conoscere l’esito del provino.

Stefano: Quali sono le cose che ti è più facile nel doppiare il personaggio di Robin e cosa invece ti ha messo o ti mette un pò dura prova?

Emanuele: Di facile c’è ben poco, il personaggio è molto ben delineato, è un ragazzo tormentato, con un passato oscuro e vive un enorme conflitto nei confronti del suo unico mentore. La prova più grande è stata rispettare ogni suo cambiamento, e non parlo soltanto di recitazione, ma anche di cambiamenti vocali dettati dal personaggio, dai travestimenti, ma anche e soprattutto da diverse scansioni temporali.

Stefano: Hai qualcosa in comune con il personaggio di Dick Grayson?

Emanuele: Fortunatamente poco, ho una bella famiglia e non devo vederli volare in un circo. Non ho nessun mentore miliardario con cui entrare in conflitto per gran parte della mia vita. Forse l’unico rimpianto è quello di non aver avuto un maggiordomo come Alfred, ma per il momento sto bene così.

Stefano: Detto fra me, te…e qualche migliaio di persone che ci leggono. Ti è piaciuta più la prima o seconda stagione di Titans?

Emanuele: Di sicuro la prima è stata una bella esperienza, ma tutto il tormento e l’evoluzione che ha avuto nella seconda è qualcosa che vale la pena di essere vista.

Stefano: Emanuele grazie per la tua pazienza e la tua gentilezza a nome di tutti i lettori del blog.

Emanuele: Grazie a te Stefano per il tuo modo così bello di trasmettermi la tua passione e per avermi concesso di raccontare e di raccontarmi.

A margine di questa speciale intervista, la redazione di Batman Crime Solver ci tiene a ringraziare per la propria gentilezza e disponibilità anche il regista, direttore delle riprese e del montaggio Mauro Stroppa e la sua pagina facebook Movie Raiders Show (a cui, se vi è piaciuto il video vi invito ad aggiungere un like) per aver realizzato i due (a dir poco) fantastici video che trovate qui.

Stefano Avvisati