Powerless

Powerless, la prima comedy ambientata nell’universo cinematografico (e narrativo) Dc Comics ha esordito negli Stati Uniti dal canale NBC il 2 febbraio 2017 in un mondo nel quale le creature televisive della casa di fumetti hanno avuto decisamente più fortuna di quelle apparse su grande schermo (basti pensare a Arrow o Supergirl). La prima ed unica stagione della serie televisiva Powerless, composta da 12 episodi da 21 minuti circa, è stata trasmessa fino al 20 aprile 2017. Il 25 aprile 2017, la NBC sospende a tempo indeterminato la trasmissione della serie e l’11 maggio 2017 ha annunciato in via ufficiale la sua cancellazione. Gli ultimi tre episodi sono andati in onda in prima visione dal 12 al 26 maggio 2017 sul servizio on demand della televisione pubblica neozelandese TVNZ. In Italia la serie è stata trasmessa sul canale Joi della piattaforma pay-per-view Mediaset Premium a partire dal 2 ottobre 2017. ATTORI: Vanessa Hudgens, Danny Pudi, Alan Tudyk, Christina Kirk, Ron Funches. IDEATORE: Ben Queen.

Adam West con alle spalle il cast di Powerless

LA TRAMA:Vanessa Hudgens nei panni di Emily Locke, una ragazza ambiziosa e piena di sogni, si trasferisce da una piccola cittadina a Charm City per lavoro. È, infatti, appena stata assunta da un avamposto della Wayne Enterprises (sì, quella di Bruce Wayne/Batman) che si occupa di pianificare misure di protezione per i cittadini in una società ormai stufa dei danni collaterali generati dalle imprese dei vigilanti e dei superumani. Nell’episodio speciale, intitolato Win, Luthor, Draw, Adam West interpreta Dean West, presidente delle Wayne Industries, che si reca a Charm City per portare delle spiacevoli notizie ai membri della Wayne Security: la compagnia ha raggiunto un accordo che prevede la cessione della divisione alla compagnia rivale, la LexCorp.

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Birds of Prey – Teaser

Dai creatori di Smallville una nuova intensa saga che vi terrà col fiato sospeso anche se per soli 13 episodi.

Birds of Prey è stata creata da David Carson (anche produttore ) e Shawn Levy, ispirato all’omonimo fumetto della DC Comics.

Interpreti e personaggi

  • Ashley Scott: Helena Kyle/Cacciatrice
  • Dina Meyer: Barbara Gordon/Oracolo
  • Rachel Skarsten: Dinah Redmond
  • Ian Abercrombie: Alfred Pennyworth
  • Shemar Moore: Detective Jesse Reese
  • Mia Sara: Dottoressa Harleen Quinzel

Doppiatori e personaggi

  • Laura Lenghi: Helena Kyle/Cacciatrice
  • Francesca Guadagno: Barbara Gordon/Oracolo
  • Perla Liberatori: Dinah Redmond
  • Dante Biagioni: Alfred Pennyworth
  • Fabio Boccanera: Detective Jesse Reese
  • Alessandra Korompay: Dottoressa Harleen Quinzel

Si tratta di uno spin-off dell’universo di Batman, incentrato sulle avventure di Helena Kyle, nota come la Cacciatrice, figlia di Bruce Wayne / Batman e Selina Kyle / Catwoman. A seguito di una tragedia Helena ricorre alla terapia psicologica presso lo studio della dottoressa Harleen Frances Quinzell.

Partita con un grande ascolto per la puntata pilota, la serie è stata poi accolta poco calorosamente dai fan del fumetto e dal pubblico costringendo la Warner a interromperne la trasmissione dopo tredici puntate di un’ora ciascuna.

In Italia la serie è stata trasmessa da Canal Jimmy a partire dal novembre 2005. Questo il promo originale dell’epoca.

New Gotham. Una città cupa, sconvolta dai criminali da quando Batman è scomparso nel nulla. Da un rifugio segreto tre donne si preparano ad affrontare i malvagi. A capo del trio, Barbara Gordon o meglio Batgirl, inchiodata ad una sedia a rotelle ma per nulla decisa ad arrendersi nella nuova veste di Oracolo. Con lei, Helena, figlia segreta di Batman e Catwoman, in preda ad un lacerante conflitto tra sete di giustizia ed istinti malvagi. E poi la misteriosa Dinah, ossessionata da strane visioni, che in seguito si scoprirà essere la figlia di Black Canary. Preparatevi… la leggenda ha inizio. Maggiori approfondimenti li potete trovare in questo nostro articolo di repertorio.

Per maggiori approfondimenti sulla serie potete leggere:

anche qui per poter parlare della prima apparizione in tv della dottoressa Harley Quinn.

Smallville

Smallville. Dieci stagioni, andate in onda tra il 2001 e il 2011, che esplorano la vita del giovane Clark Kent, interpretato da Tom Welling (doppiato dal nostro Marco Vivio) e il suo percorso per diventare l’iconico eroe dal mantello rosso e dagli incredibili poteri. Quali sono le sue motivazioni? Cosa lo ha spinto a diventare il paladino dell’Umanità nonostante le sue origini aliene? Con quali valori è stato cresciuto dai suoi genitori adottivi, Jonathan e Martha? Quali amicizie e amori hanno segnato la sua strada? Quali difficili scelte, quali incontri e scontri?

Con queste intriganti premesse la serie si riprometteva di riportare ai giorni nostri il mito di Superman, da sempre sotteso all’eterna dicotomia tra un linguaggio che sa di universalità – pescando addirittura nella mitologia – e l’inevitabile condanna a essere eternamente fuori dal tempo. Trovare nuove strade per raccontarne la storia non era, e tuttora non è, facile (né mai lo sarà, a mio modesto parere). Ma, per certi versi, usando l’espediente dell’elseworld, Smallville ci riesce.

Almeno per le prime cinque stagioni, infatti, pur conservando una preponderante componente romantica – si tratta pur sempre di un teen drama – Smallville fa il suo dovere piuttosto bene, delineando i tratti dei personaggi principali della mitologia supermaniana anche con una certa complessità: il cammino dell’eroe viene costellato di prove e fatiche, che specularmente raccontano anche il declino dell’amico destinato a divenire il suo peggior antagonista. Tra una fanciulla da salvare e un freak of the week, la storia si mantiene su buoni livelli, vantando perfino dei cameo di rilievo, da Margot Kidder al compianto Christopher Reeve, in quello che all’epoca fu un vero e proprio passaggio di testimone estremamente toccante.

La seconda metà di serie non si mantiene su questi livelli, cercando di barcamenarsi tra una quantità di personaggi – tra gli altri e solo a livello indicativo: Flash, Aquaman, Black Canary, Cyborg, Martian Manhunter, Metallo, Zod, la Legione, Brainiac… – e storie forse un po’ sfuggite di mano, la voglia di fare dello show qualcosa di più fumettistico e la necessità di conservarne le radici teen, in un graduale declino che ha il suo apice nell’ottava stagione – discesa pur parzialmente giustificata dal cambio di sceneggiatori dovuto a un lungo sciopero della categoria negli U.S.A., ragione comunque non sufficiente a considerare quantomeno passabili alcuni story-arc: ancora non perdono l’orribile gestione della questione Lana Lang, per non parlare del main villain, un Doomsday tanto mal scritto quanto inutile.

Le cose migliorano dalla metà della nona stagione, con il subentro di Geoff Johns (qui una nostra ripresa esclusiva a Lucca Comics 2012) alla sceneggiatura di alcuni episodi – memorabile la doppia puntata sulla Justice Society of America, che vide non solo l’ingresso nella serie di Hawkman, Doctor Fate e Stargirl, ma anche riferimenti importanti a Sandman, Jay Garric (ben prima di The Flash) e a Alan Scott, la prima Lanterna Verde.

Geoff Johns a Lucca Comics 2012 - Foto di Batman Crime Solver

Foto di repertorio di Batman Crime Solver – Geoff Johns a Lucca Comics 2012

La decima stagione ricollega bene molti punti oscuri – tranne, per l’appunto, che fine abbia fatto Lana, a dimostrare che si trattava proprio di una sceneggiatura partorita male – traghettando degnamente Clark ad abbracciare, finalmente, il suo destino contro la grande minaccia di Darkseid. A dirla tutta, avremmo tutti voluto una scena finale più action, vedere finalmente Superman in azione e non semplicemente Welling sbottonarsi la camicia e mostrarci lo Scudo; ma, data la qualità non più eccelsa e il budget richiesto troppo elevato, ci si è un po’ tutti accontentati, chiudendo persino un occhio sulla sorte riservata a Lex Luthor.

Si tratta comunque di una visione leggera e non impegnativa, pur parlando di oltre duecento puntate. La visione della serie in streaming, può essere un buon rimedio per coloro che non l’hanno vista.

Se proprio non sopportate trame “alla Beautiful” che puntano più al romanticismo che all’azione, evitatelo come la peste. Consigliata a tutti gli altri, soprattutto agli appassionati del genere e dei personaggi.

Tra le nostre tante interviste abbiamo in archivio per voi i saluti di Marco Vivio il doppiatore di Clark Kent interpretato da Tom Welling.

E i saluti dal bravissimo Fabrizio Vidale che è apparso nel serial doppiando il personaggio WINSLOW SCHOTT / GIOCATTOLAIO (prima apparizione è stata su Action Comics n. 64 settembre 1943) interpretato da Chris Gauthier (stagione/episodi 8.14, 9.4, 10.20).

CURIOSITÀ

Filmato quasi interamente a Cloverdale, nella Columbia Britannica, la serie vede l’ingresso nel mondo della televisione di nuovi talenti come Kristin Kreuk nel ruolo di Lana Lang, e il ritorno di volti ben più noti come John Schneider (il Bo Duke di Hazzard) nel ruolo di Jonathan Kent, di Annette O’Toole (apparsa nel film Superman III nel ruolo di Lana Lang) nel ruolo della madre di Clark Kent e di John Glover nel ruolo di Lionel Luthor. Senza dimenticare la nostra Wonder Woman Lynda Carter che ha recitato in Smallville un cameo in nel ruolo di Moira Sullivan.

Lois&Clark – Le nuove avventu­re di Superman

Lois&Clark: Le nuove avventure di Superman (Lois&Clark: The New Adventures of Superman) Con: Teri Hatcher, Dean Cain, Michael Landes, Justin Whalin, Lane Smith, Tracy Scoggins, John Shea, K Callan, Eddie Jones. Produzione: Usa, 1993, avventura/fantastico, colore (86 episodi di 60’ e 1 di 90’).

Il serial anni ’90 sulle gesta di Super­man predilige la storia d’amore tra Lois Lane (Teri Hatcher) e Clark Kent (Dean Cain), entrambi giornalisti al “Daily Planet” di Metropolis. La pri­ma ha occhi solo per il super-uomo e prega Kent di fissarle un appuntamento con il suo idolo: la reporter non sa che Clark è il volto umano di Super­man. Attorno alla coppia ruotano il giovane giornalista Jimmy Olsen (interpretato dapprima da Michael Lan­des, in seguito da Justin Whalin), il direttore Perry White (Lane Smith), la cronista mondana Catherine “Cat” Grant (Tracy Scoggins), il cui personaggio lo ritroviamo nella nuova serie di Supergirl, e Lex Luthor (John Shea), l’acerrimo nemico di Su­perman creduto morto alla fine della prima stagione ma che ricompare di tanto in tanto. K Callan ed Eddie Jones interpretano sporadicamente i genitori adottivi dell’uomo-acciaio: Martha e Jonathan Kent. Phyllis Coates, che aveva interpretato Lois nella prima serie tv sul super-eroe (1951), veste in una puntata i panni della madre della giornalista, Ellen Lane. L’aspetto ro­mantico tra la coppia protagonista guadagna enfasi con il passare delle puntate: dapprima lei si innamora di Lex Luthor e arriva a un passo dall’al­tare; alla fine della seconda stagione Lois sospetta che Clark sia Superman e Kent rivela la sua vera identità chiedendole la mano; il matrimonio avviene dopo 35 puntate di fidanzamento. Rispetto alle altre trasposizioni sul su­per-eroe emergono due novità non indifferenti: la storia è ambientata negli anni ’90 e i genitori di Clark sono entrambi vivi e vegeti, assumendo il ruolo di confidenti nei confronti del figlio adottivo. Non mancano plot più pro­priamente fantascientifici: tra viaggi nel tempo, rapimenti alieni, realtà vir­tuali e cloni figli dell’ingegneria genetica, Superman si ritrova miniaturizza­to in un episodio tratto dal best-seller di Richard Matheson Tre millimetri al giorno. Se Deborah Joy Levine cura l’edizione televisiva anni ’90 del su­per-eroe ideato da Jerry Siegei e Joe Schuster, Robert Singer è il produttore esecutivo insieme alla stessa Levine, David Jacobs, Brad Buckner ed Euge­nie Ross-Lemming. La musica originale è composta da Jay Gruska. Tra le guest-stars: Elliott Gould, Tony Curtis, Roger Daltrey (Who), Adam West (Batman di cui vi mostriamo un frammento qui sotto in cui interpretava Jerry, un reporter nell’episodio Whine, Whine, Whine – Processo a Superman), Sherman Hemsley e Isabel Sanford (protagonisti dei Jefferson), Sonny Bono, Denise Richards, Raquel Welch. Nell’ultimo episodio Lois e Clark decidono di avere un super-bim­bo anche se sono “biologicamente incompatibili”.

CURIOSITA’

Nell’episodio in cui è stato ospite, Adam West è stato anche raggiunto dal co-protagonista della serie Batman Frank Gorshin (The Riddler) che ha interpretato Sharpie Lawyer.

Il compianto Frank Gorshin interpretava l’antipatico avvocato Sharpie Lawyer nell’episodio della seconda stagione , Whine, Whine, Whine – Processo a Superman.

Flash – La serie anni 90

Flash (The Flash.) Con: John Wesley Shipp, Amanda Pays. Produzione: Usa, 1990, avventura/fantastico, colo­re (22 episodi della durata di 60’; 1 episodio della durata di 120’).

L’uomo mascherato più veloce del mondo sfreccia come un lampo in tele­visione a 50 anni dalla sua prima apparizione nei fumetti. Infatti Flash nasce ufficialmente nel gennaio del 1940 grazie alla matita di Harry Lampert; ma la versione più famosa è quella del 1956 di Carmine In­fantino, che disegna le vicissitudini di Barry Allen, un tranquillo scienziato della polizia criminale che viene contaminato durante un esperimento da una mistura chimica isotopica. È l’ini­zio del mito: dovendo rincorrere un autobus, Allen si accorge di superarlo a velocità supersonica mentre i suoi piedi fanno scintille. I tentativi di ritornare normale non hanno esiti positivi; neanche la collega e confidente Tina McGee riesce a trovare un antidoto. Ma dopo pochi giorni suo fratello viene ucciso da una banda di malviventi e così lo scienziato decide di diventare Flash, un lampo di giustizia nella notturna e piovosa Central City, assai si­mile alla “Bat-maniana” Gotham City. Ogni super-eroe che si rispetti ha un costume degno del nome che porta: Flash veste una tuta aderente rossa fuoco con lo stemma di un lampo sul petto. Nella versione televisiva del fumetto l’uomo che abbatte la barriera del suono s’incarna in John Wesley Shipp (popolare attore di soap quali Sentieri e Santa Barbara), mentre Ti­na, l’unica a conoscere la doppia identità di Allen, ha il bel volto di Amanda Pays. Se la puntata-pilota è costata 6 milioni di dollari, 25 mila dollari è valso il costume firmato da Robert Short, già creatore dei trucchi di E.T. e premio Oscar per quelli di Beetlejuice. Sulla tuta rossa sono stati applicati complicati meccanismi su 30 sezioni diverse, dotate tutte di giunture in foamglas; il vestito di Flash ha evidenziato tuttavia un difetto: si consumava in fretta e a ogni puntata se ne sono resi necessari almeno 6. La “colpa” del trapasso in carne e ossa è dei produttori esecutivi Danny Bilson e Paul De Meo, che rispetto al fumetto hanno apportato qualche modifica: la love-story tra il protagonista e la bella Tina, che nelle strips sfocia nel matrimonio, si poggia più che altro sulla complicità; il fedele aiutante Kid Flash viene lasciato negli albi a riposare. La colonna sonora è affidata a Danny Elfman, che l’anno prima aveva accompagnato di note il Batman cinematografico di Tim Burton (qui trovate un articolo sulle location del film), in seguito ripresa nel film Justice League. Mark Hamill, l’ex Luke Skywalker di Guerre Stellari, tenta di rivoluzionare la sua immagine nei panni del malvagio Trickster.

CURIOSITA’:

Nella serie statunitense The Flash del 2014 ricopre il ruolo di Henry Allen, il padre di Barry Allen/Flash per poi interpretare un’altra incarnazione di Flash, ovvero Jay Garrick. Nell’edizione italiana per l’attore John Wesley Shipp è stato richiamato il doppiatore originario Stefano Benassi.

Qui invece potete trovare la video intervista esclusiva al doppiatore di Barry Allen interpretato nel 2014 dall’attore Grun Gustin, a cui da voce il bravissimo Alesandro Campaiola!

Superboy

Superboy (Id.) Con: Gerard Chri­stopher, John Haymes Newton, Stacy Haiduk, Gerard Christopher, Han Mit- chell-Smith, Jim Calvert, Robert Levi­ne. Produzione: Usa, 1988, awentura/fantastico, colore (100 episodi da 30’ ciascuno per un totale di 4 stagioni).

Forte come l’acciaio, più veloce della luce, capace di fermare il tempo, in perenne lotta contro il crimine: Super­man, il super-eroe dei fumetti di Jerry Siegei, viene raccontato negli anni del­la sua gioventù, quando studente di college comincia ad aver coscienza dei propri superpoteri e dell’amore per l’amica del cuore Lana Lang (Stacy Haiduk). Girato a Orlando, in Califor­nia, ambientato nella decade che va dagli anni ’80 ai ’90, il serial vede quale protagonista iniziale – per un anno – l’ex guardia del corpo ventidueenne John Haymes Newton, che poi ha lasciato la tuta e il mantello a Gerard Ch­ristopher. Ilan Mitchell-Smith interpreta Andy McAllister, il compagno di stanza di Clark; Jim Calvert veste i panni di T.J. White, il figlio di Perry, l’editore di quel “Daily Planet” in cui sarà assunto Kent; Robert Levine è C. Dennis Jackson, a capo dell’ufficio che si occupa di casi detti, in originale, “extranormal”, quelli che suscitano la curiosità di Clark e Lana. Kent studia giornalismo all’università Shuster; il nome dell’ateneo è un omaggio a uno degli ideatori di Superman, Joe Shuster (Jerry Siegei dà invece il nome al­lo stabile degli studenti). Scott Wells e Sherman Howard compaiono di tanto in tanto nei panni di un giovane Lex Luthor. La produzione è affidata a Ilya Salkind, già dietro le quinte del Super­man cinematografico del 1978; la prima puntata ricalca il plot cinematografico della pellicola: Superboy salva Lana Lang da un incidente d’elicottero alla stessa stregua di Superman sul grande schermo. La colonna sonora è composta da Kevin Kiner. George Lazenby (Agente 007 – Al servizio segreto di Sua Maestà nel 1969) compare da guest-star.

Wonder Woman 1975

Con: Lynda Carter, Lyle Waggoner. Produzione: Usa, 1975, avventura/fantastico, colore (58 episodi da 60′; 2 episodi da 90′).

La prima super-eroina delle strips americane, creata dallo psicologo William Moulton Marston in coppia con il disegnatore Harry G. Peters nel 1942, approda in televisione grazie all’atletica Lynda Carter, ex Miss Universo e Miss America. Tuttavia nel primo ciclo (inedito in Italia), a interpretare la “donna meravigliosa” apparsa per la prima volta nell’albo “Sensation Comics”, fu chiamata Cathy Lee Crosby. Le storie ricalcano fedelmente il fumetto: Wonder Woman, la cui stirpe nasce nel 200 a.C. sull’isola del Paradiso per desiderio di Afrodite (qui vi narriamo le origini del personaggio), deve vedersela contro i nazisti nel corso della Seconda guerra mondiale. Nella seconda stagione (quella con la Carter) l’ambientazione viene attualizzata e la nostra combatte contro criminali dei giorni nostri e terroristi internazionali. Avvenente, dotata di superpoteri fisici e intellettuali, quando non indossa il costume da eroina — riproducente la bandiera americana — conduce una vita qualunque con il nome di Diana Prince. Sempre nel secondo ciclo Wonder Woman s’innamora del maggiore Steve Trevor (Lyle Waggoner), membro dell’International Agency Defense Command: al contrario del fumetto, dove la nostra non provava alcun interesse romantico e non nascondeva un ceno odio per gli uomini.

Tra le altre differenze rispetto alla versione disegnata: nel telefilm l’eroina perde le sue facoltà se non indossa la cintura (nelle strips a donarle la forza erano i bracciali); nel serial la nostra è in grado di replicare alla perfezione la voce di chiunque (nell’originale su carta non c’è traccia di questa dote). Debra Wmger compare in qualche puntata nelle vesti di Drusilla, la sorella minore di Diana che cela l’identità di Wonder Girl. I produttori esecutivi della serie sono Douglas S. Cramer e Wilfred Baumes. Stanley Ralph Ross è l’ideatore dell’ adattamento televisivo. La colonna sonora è composta a quattro mani da Charles Fox — autore del tema musicale — e Norman Gimble. Nel 2000 la Mattel ha messo in commercio la Barbie “Wonder Woman”, riproducente il personaggio interpretato da Lynda Carter quasi un quarto di secolo prima.

Una curiosità: il super-potere che rende l’eroina invincibile si chiama “Feminum”, in linea perfetta con le campagne anti-maschiliste degli anni Settanta.