Batman in Italia. Com’era rosso il mio Pipistrello

Difficile affrontare la presenza di Batman in Italia senza cadere nel facile gioco della polemica e della critica distruttiva. Di fatto, è bene riconoscere a mente fredda come, tra i nemici più pericolosi e letali, accanto al Joker o al Pinguino, possano schierarsi a buon diritto molte delle figure più note, passate e presenti del panorama editoriale italiano. Il Cavaliere Oscuro è infatti uno dei tanti personaggi “made in USA” dei quali è bene non chiedersi mai quanti albi sono stati saltati e perché, o quante copertine e avventure sono state completamente reinventate seguendo l’ispirazione del momento, visto che le risposte potrebbero probabilmente far inorridire l’appassionato filologo così come il più tollerante lettore occasionale. Le ragioni di questo scempio ininterrotto, che inizia fin dagli anni ’40, sono diverse. Inizialmente per esempio, le ingenuità di traduzione e di adattamento colpiscono un fumetto relegato nell’ambito della letteratura per adolescenti e un pubblico ignaro, che affronta il Detective di Gotham con la stessa attenzione con cui legge il primo Topolino (che in qualche modo ha a che vedere con Superman), lettori spesso più occupati a nascondere l’allora e diseducativo giornalino ai genitori, che a controllare errori e orrori di traduzione. Il passare del tempo, pur apportando fortunatamente modifiche di un certo rilievo, non ha però reso grandi favori al nostro eroe tanto che, proprio in questi ultimi anni, l’alta qualità delle storie e i contenuti destinati ad un pubblico adulto, non sono serviti a migliorare lo stato di ideale embargo da parte dei lettori verso l’ultima edizione quindicinale di Casa Rizzoli. Evitando così questioni spinose pane e lavoro di critici e fanzinari, veri habitué del “massacro in diretta”, passiamo ad una rapida ricostruzione del fenomeno Batman in Italia. Il settimanale per ragazzi “Urrà” è il primo contenitore delle strisce sindacate del personaggio.

“Urrà!” – n. 1 (27/04/1947) – 28 (02/11/1947)

L’anno è il 1946 ed il fumetto americano è quasi al termine delle vicissitudini legate alla censura fascista che vedono attribuire ad esempio, la paternità di Superman ai fratelli Vincenzo e Zenobio Baggioli. Proprio accanto all’ultimo figlio di Krypton, nella Collezione Uomo d’Acciaio di qualche anno dopo (Edizioni Mondiali di Milano. 1940, ritroveremo il Dinamico Duo battezzato fantasiosamente, il Falco e l’Aquilotto. Il n. 33 degli Albi del Falco Mondadori, datato Luglio 1955, diventa sede stabile del nostro Pipistrello che, per dieci anni, indosserà uno sgargiante costume rosso, sorte già toccata al Phantom di Lee Falk nato nel 1936, contro ogni logica di mimetizzazione nel buio della notte. Sul settimanale di Nembo Kid, l’auto del Cavaliere Oscuro diventerà finalmente la Bat-mobile dopo aver contato tra i nomi di battesimo più insoliti, anche quello, ridicolo, di Pipis-mobile. Tra le stranezze tutte italiane, un simpatico Jolly normale colorato di rosa nelle vignette, o un Batman accomodante che ordina al suo carceriere, come ultimo pranzo prima dell’ennesima condanna a morte della malavita, una bella pasta asciutta al pomodoro, contravvenendo a tutti i principi dietetici dei supereroi. Altre trascurabili ingenuità, come quella di mostrare un Batman di copertina in uniforme grigia che si colora di rosso all’interno dell’albo, diventano l’allegra caratteristica del disimpegno del fumetto d’epoca. li Pipistrello Umano arriva alla sua serie regolare mensile nel Dicembre 1967, presentando storie disegnate interamente da autori italiani nella marea di storie americane. Nel n.4. “Lo Spettro”, curato dai sedicenti Paul e Peter Montague, in realtà i nostrani Paolo e Pietro Montecchi, presenta al lettore un Batman dal fisico esilino, graficamente diviso tra le suggestioni dei telefilm e i disegni di Carmine Infantino, che si muove sulla scena senza l’appoggio di Bat-accessori (anche se, nelle prime pagine, la Bat-mobile e il giovane partner Robin fanno una breve apparizione), risultando, tutto sommato, convincente. La presenza di altri autori come Sergio Tarquinio, visto in alcune storie di Superman, e quella occulta dì sceneggiatori del calibro di Pier Carpi, ci regalano una rilettura del “Detective di Gotham” piacevole spesso in grado di fronteggiare con successo i maestri d’oltreoceano. Col tempo i nostri, baldanzosi, si misureranno con tutta la vasta scenografia del Pipistrello, affrontando come in “Il grande colpo della notte di Natale” (Batman Mondadori n.23. Dicembre 1967, sempre del duo Montecchi). dove compaiono Jolly, Pinguino, Enigmista, Gatta e Batgirl, la vasta parata di avversari e comprimari di Batman, ma senza riuscire a superare una certa staticità d’azione, punto fermo della produzione italiana di quegli anni. Di lì a poco, Neal Adams (qui il nostro speciale in due parti) avrebbe portato il Batman nelle tenebre più oscure, rinnovando la sua leggenda grafica. La Mondadori invece, pensò bene di riadattare da noi alcuni disegni del maestro americano con risultati molto discutibili. Si veda ad esempio in Batman n.54 del Marzo 1969, “Il suo nome è incubo” (in realtà traduzione libera di “And Hellgrammite is his name!”, “Brave and The Bold n. 80” del Novembre 1968), il disegno del cattivo Hellgrammite, avversario dell’ultimo Superman, i cui occhi da insetto sono completamente coperti da un retino omicida. Nell’Agosto del 1971, la staffetta passa alla “Williams” Inteuropa di Milano che riparte proprio con Neal Adams proponendo il ritorno alle trame dark del trio Adams, O’Neil e Giordano. Caratteristica negativa degli albi Williams, il colore, sparato sulle pagine con tonalità assurde e impossibili, ancora oggi ostacolo grossolano ad una piacevole lettura. Solo nel 1976, con il mensile della Censio, potremo finalmente leggere un Batman decente. La crisi del fumetto in Italia e la parallela caduta di qualità delle avventure del personaggio in patria, non ne permetteranno una vita lunghissima (ultimo numero uscito, il 71 del Novembre 1985), e i nostri appassionati saranno interrotti sulla soglia della Crisis riparatrice. Con Il “Cavaliere Oscuro Ritorna” di Frank Miller. Batman approda, nel Gennaio 1988 su Corto Maltese, affrontando una pubblicazione serializzata all’estremo che intacca immediatamente la fiducia dei Jans italiani nella gestione Rizzoli. Traduzioni carenti e formati che vanno dai primi interessanti albi Prestige che propongono l’adattamento dei due film di Tim Burton. “Killing Joke“, e diviso in due parti, “Year One”, all’inserto spillato al centro della rivista di Fulvia Serra (di carta quasi inferiore all’originale), contenente'”Year Two” e “Batman contro Predator”, provocano una rapida disaffezione dei lettori anche se le avventure pubblicate sono tutte quelle celebrate del nuovo “Rinascimento Americano” e dei suoi maggiori interpreti.

Batman contro Predator – Autografato da Chris Warner

Il quindicinale di Batman, edito dalla Rizzoli-Glénat nel Settembre 1992, promuove nuovamente il Pipistrello all’attenzione del grande pubblico inquadrando, con le storie del “Dopo-Crisis”, l’apparizione del ladruncolo Jason Todd destinato a diventare il secondo Robin (in realtà, come vedremo più avanti, il personaggio era stato proposto in America nel 1985 come trapezista in storie che forse non vedremo mai, cosa che provoca, ancora oggi, in molti saggisti italiani un po’ di confusione).

Baman Glenat Autografato Chris Warner

La testata di Batman subisce dagli appassionati un primo, netto, rifiuto, ereditato dall’umore critico sviluppato intorno a Corto Maltese, una conseguenza letale per il lavoro certamente più accurato di un nuovo team di redattori preparati e volenterosi. Solo adesso una stampa migliorata della collana, la maggiore cura delle traduzioni e il lancio della nuova serie di cartoni animati, hanno riportato a galla un Batman che ha sempre meritato negli anni molta più attenzione dal pubblico di quella realmente avuta. Il cammino omerico del nostro eroe in Italia, fino a quel momento è stato sfortunato. Dopo la crisi dei primi anni ottanta la Play Press è stata una delle prime case editrici a riportare i fumetti statunitensi in edicola. Ma per questo, vi rimandiamo al nostro speciale Play Press, suddiviso in cinque parti che potete trovare qui.

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Batman: la data di nascita e qualche chicca storica

Il celeberrimo uomo pipistrello, meglio noto come Batman è nato dalla mente di Bob Kane e Bill Finger. Il primo albo a fumetti fu pubblicato dalla DC Comics nel numero 27 della rivista Detective Comics, nel maggio 1939. Ma la data di nascita vera e propria del pipistrello più amato del pianeta è il 30 marzo 1939, giorno della sua primissima apparizione. I suoi soprannomi sono Il giustiziere o il cavaliere oscuro, ma anche Il crociato incappucciato.

Detective Comics #27 necessita almeno di due note di colore pubblicate da Bleeding Cool, che ha corredato l’articolo dedicato a Batman con delle immagini davvero molto significative. Questo è il promo dedicato alla prima apparizione di Batman pubblicato su Action Comics #12, che usciva una settimana prima di Detective Comics.

Sempre su Bleeding Cool, è apparsa l’immagine relativa alla pubblicazione della testata nel catalogo della Copyright Entries del 1939, dove venivano registrate tutte le nuove uscite relative alle opere letterarie, musicali, teatrali, cinematografiche e pubblicitarie.

Tutti sanno che dietro la maschera del giustiziere si nasconde il miliardario Bruce Wayne, uno degli uomini più ricchi e potenti del mondo. Cosa lo spinge a travestirsi da pipistrello? Un trauma, ovviamente: l’avere assistito da bambino all’assassinio dei suoi genitori da parte di un ladro lo spinge a intraprendere una guerra contro il crimine. E’ questa la ragione che lo anima. I suoi allenamenti quotidiani sono fisici e mentali e del tutto estremi, per riuscire a dare sempre il meglio. Con il suo costume con maschera e mantello incute timore nei suoi avversari, oltre che contenere tutto il suo mirabolante equipaggiamento.

Batman vanta infine la seconda posizione nella classifica dei cento maggiori eroi della storia dei fumetti, dopo Superman e prima dell’Uomo Ragno, anche se in Italia Batman è preferito a Superman.

Per quanto riguarda i fumetti di Batman in Italia, abbiamo già pubblicato un post dedicato.

La DC Comics ha presentato gli eventi e le uscite che avranno luogo in territorio americano, per festeggiare gli 80 anni di Batman.

DETECTIVE COMICS – 80 YEARS OF BATMAN: DELUXE EDITION

Per celebrare l’eredità del Cavaliere oscuro, DETECTIVE COMICS: 80 ANNI DI BATMAN segue la via tracciata da ACTION COMICS: 80 YEARS OF SUPERMAN. Curato dall’editore Paul Levitz, presenta le ristampe delle avventure più memorabili del Cavaliere Oscuro. Ci sarà anche un racconto inedito: una nuova storia che narra di un evento traumatico vissuto da un giovane Bruce Wayne scritta da Paul Levitz con i disegni di Denys Cowan e Bill Sienkiewicz. Nel volume saranno presenti anche i layout originali della storia su Batman di DETECTIVE COMICS # 200, disegnati da Lew Sayre Schwartz e firmati da Bob Kane. Come se ciò non bastasse, questo volume include alcuni saggi su Batman di collaboratori del calibro di Cory Doctorow, Neil Gaiman, Glen David Gold, Dennis O’Neil, l’ex capo della polizia di San Diego Shelley Zimmerman e Anthony Tollin.

DETECTIVE COMICS #1000

Dopo 80 anni, è il momento del numero 1000 di DETECTIVE COMICS! Questo numero di 96 pagine, creato da schiera incredibile di talenti, ci porterà in un viaggio attraverso il passato, il presente ed il futuro di Batman … oltre a un epilogo sensazionale che presenterà la prima comparsa nell’universo DC del micidiale Arkham Knight! Ma chi è sotto la maschera? E perché vuole Batman morto? L’incredibile futuro delle avventure di Batman inizia qui!

 

Titans la serie: ecco il nuovo Batman

Ambientata a Detroit in quelli che sembrano essere i giorni nostri, vediamo innanzitutto una squadra parziale, ispirata forse più all’adattamento di Cartoon Network che al mondo della DC Comics. Il super-gruppo di “adolescenti” è comunque capitanato dal primo RobinDick Grayson, che ha abbandonato Gotham City per non cadere negli errori e le contraddizioni del suo mentore, col quale ha un rapporto controverso.
La scelta però, non ottiene subito i risultati sperati: il ragazzo meraviglia torna infatti a indossare la maschera dopo circa un anno, e nel corso della serie lo vediamo lasciarsi andare a momenti di furia cieca, espressi con una rabbia che ricorda molto la violenza punitiva dello stesso Batman.
Come Dick, anche gli altri giovani eroi sono tormentati e pieni di dubbi: come ad esempio Starfire, che ha completamente perso la memoria e si è svegliata in una macchina inseguita da persone che cercavano di ucciderla. La prima cosa che scopre è di chiamarsi Kory Anders, gioco di parole ispirato al suo nome alieno Koriand’r, e nel corso degli episodi si intuisce che si sia infiltrata nel mondo della criminalità organizzata per cercare una misteriosa ragazza, Rachel. E sarà proprio lei a far riunire tutta la squadra.


Rachel Roth, o Raven, è una ragazzina di non più di sedici anni. Vive con quella che pensa essere sua madre e sa di doversi nascondere da suo padre, ma nient’altro. Questo non riesce a dissipare i suoi dubbi, alimentati dalla sensazione di avere qualcosa di oscuro dentro, dalla tremenda quanto incomprensibile potenza distruttiva.
Una serie di intricate vicende portano questi personaggi ad incontrarsi e ad avere un nemico comune. Ma di questo, in qualche modo, vi avevamo già parlato nella nostra recensione.

La notizia, che gia’ circola da diversi giorni, è che Iain Glen, attore noto ai più per aver vestito i panni di Jorah di Game of Thrones, sarà il miliardario Bruce Wayne in Titans, la serie TV targata DC.

Glen interpreterà chiaramente una versione più adulta del Cavaliere Oscuro: dopo decenni passati a combattere il crimine, Bruce è intenzionato a recuperare il rapporto con Dick Grayson (Robin), aiutando i Titans a difendere Gotham.

Tra le new entries della seconda stagione, Esai Morales interpreterà Slade Wilson (Deathstroke), mentre Joshua Orpin vestirà i panni di Conner Kent (Superboy).

Titans arriverà sulla piattaforma di Netflix in autunno negli Stati Uniti. Ancora nessuna notizia per quanto riguarda un eventuale debutto in Italia.

Mini rende omaggio a Batman

Per festeggiare gli ottanta anni del supereroe è stata realizzata una Clubman in un esemplare unico in versione total black.

L’indimenticabile Batman spegne ottanta candeline e la Milano Design Week 2019 ha festeggiato il supereroe tingendosi di nero per una vera e propria dark night organizzata da Qmi Stardust in collaborazione con Warner Bros.

Nei diversi eventi della serata dedicata, sul palcoscenico del Cinema Teatro Manzoni, sono state presentate creazioni esclusive di design ispirate a uno degli eroi più amati per celebrare i suoi 80 anni insieme al mondo del design.

L’area di interior design total black è stata personalizzata con elementi iconici selezionati ah hoc e dalla creatività dell’architetto Fabio Rotella, che reso il meritato tributo a Batman in tutte le sue epoche, versioni e stili.
Anche Mini ha reso omaggio alla leggenda dell’uomo pipistrello con una Clubman in un esemplare unico in versione total black, realizzata appositamente per la Design Week.

Il party, riservato ai fan di Batman, è stato un’occasione unica per celebrare le icone del design con collezioni ispirate alla dark night con “bat-momenti” che hanno accompagnato gli ospiti fino al più tradizionale taglio della torta.

Mini, partner dell’evento, ha festeggiato così il “Cavaliere Oscuro” con un esemplare della Clubman interamente wrappata di nero che è stata esposta nel foyer del teatro, in uno spazio appositamente realizzato e curato in ogni minimo dettaglio.

Il design e lo stile iconico tipici della Mini Clubman hanno assunto un look gotico nella versione total black dedicata all’uomo pipistrello, che in tutte le rappresentazioni susseguitesi negli anni è stato dipinto come amante della tecnologia e dei veicoli all’avanguardia.

La Batmobile è sempre stata molto più di un’auto, ha rappresentato un veicolo dal design esclusivo, dotato di strumenti, oggetti, e funzionalità per sostenere le attività anticrimine e accompagnare Batman nelle sue avventure. Allo stesso modo Mini Clubman incarna per tutti gli appassionati del brand britannico un design iconico e inconfondibile.

Secondo la casa quindi, quello tra l’eroe di Gotham e il classico stile Mini è connubio perfetto, elegante e fedele a sé stesso nel tempo, ma sempre in continua evoluzione per offrire alti livelli di tecnologia, comfort e divertimento di guida. (m.r.)

Fonte: [Repubblica]

Alcuni personaggi della Rogue Gallery di Batman

Sono il peggio che Gotham City possa offrire. Maniaci, assassini, gangster e scontenti d’ogni sorta, i loro nomi malfamati costituiscono un vero schedario criminale. Una feccia che accampa pretese territoriali su Gotham ed è affetta da fissazioni psicotiche sul Cavaliere Oscuro, come loro nemesi. E’ opinione consolidata, tra gli storici del fumetto americano, che Batman abbia raccolto nel tempo la miglior Rogue Gallery mai vista nel sotto-genere supereroístico.


Alcune nemesi di straordinario fascino si sono aggiunte anche piuttosto recentemente. Verso la fine degli anni sessanta abbiamo assistito alla nascita di Dollmaker (il fabbricante di bambole) apparso per la prima volta su Plastic Man n. 10 (giugno 1968). In seguito tre persone si sono susseguite nel ruolo del Fabbricante di Bambole. Gli anni ’70, ad esempio, ci hanno regalato Ra’s Al Ghul (creato da Julius Schwartz, Dennis O’Neil e dal disegnatore Neal Adams nel 1971) oppure un Man-Bat (apparso per la prima volta nel 1970 su Detective Comics vol. 1 n. 400, personaggio creato da Frank Robbins e Neal Adams). Terribili e inquietanti. Ma la stragrande maggioranza dei Bat-villains è composta di arcinemici classici, di lungo, lunghissimo corso. Alfieri del Male introdotti durante la mitica Golden Age (1938-1955) e da allora eternamente impostisi nell’immaginario collettivo. Ad esempio il cangiante FACCIA DI CRETA o meglio Clayface (creato da Bill Finger e Bob Kane per le pagine di Detective Comics vol. 1 n. 40). Per poi continuare con la sensuale CATWOMAN (creata da Bob Kane e Bill Finger nel 1940) e il goffo PINGUINO, alter ego di Oswald Chesterfield Cobblepot (creato da Bob Kane e Bill Finger). E dopo di loro ancora Hugo Strange (prima apparizione Detective Comics #36 (1940). Creato da Bill Finger e Bob Kane), DUE FACCE (creato da Bob Kane e Bill Finger nel 1942), lo SPAVENTAPASSERI (creato da Bill Finger e Bob Kane nel 1941) e ancora l’ENIGMISTA (creato da Bill Finger e Dick Sprang, apparso per la prima volta su Detective Comics n. 140, nel 1948), Cappellaio Matto (prima apparizione Batman #49 (1948). Creato da Bill Finger e Bob Kane). Nel breve volgere di una manciata di stagioni, insomma, l’officina grafica di Bob Kane & Bill Finger dotò il Cavaliere Oscuro di minacce sufficienti per andare avanti dei secoli.

Sempre nei primi tempi di vita di Batman, ebbe vita il genio folle, il Principe Clown del Crimine… il JOKER. Forse il solo personaggio negativo in grado di competere in popolarità con i maggiori eroi. E di batterli!
Il Joker debuttò nella primavera del 1940 su Batman n. 1. Proprio a quell’epoca il maligno ghigno del Joker esplose con l’impatto di una torta in faccia. Batman aveva appena conquistato il pubblico dei giovanissimi, grazie all’introduzione di Robin e alla decisa edulcorazione dei toni (sparite le pistole, niente più omicidi). Con l’esordio del buffonesco villain i teenager accostatisi alla serie restarono ipnotizzati. Ai pari di Bats, anche del Joker vennero presto smussati gli angoli più ruvidi e violenti. Da killer spietato, abituato a uccidere le sue vittime con un letale gas esilarante, il character si trasformò in un pagliaccio dal sorriso stampato. La nuova maschera piacque a tal punto, che ci sarebbero voluti oltre 40 anni – fino alle opere di Frank Miller (“Il Ritorno del Cavaliere Oscuro”) e di Alan Moore (“The Killing Joke”) – per un ritorno all’atavica passione per le stragi. Addirittura il Joker non desiderava una cassa da morto neppure per i suoi più indomiti avversari. Anzi, spesso rinunciò all’occasione di farla finita con il Dinamico Duo, senza cui la sua esistenza avrebbe perso di significato.
Un “cattivo” di incredibile e prolungato successo. A tratti persino simpatico. L’unico superstite del momentaneo oblio in cui caddero, negli Anni ’50, tutti i villains storici. L’unico così inscindibilmente legato a Batman da non potersene privare mai.
Il Clown è l’altra faccia della medaglia Gotham City. E’ l’anima nera del Pipistrello. Il suo alter ego schizzato. Joker vive per ricordare a Batman dove può condurre un’accelerazione eccessiva nei meandri dell’ossessione legalitaria. Quanto Due Facce, e più dello stesso, il Joker è pazzia pura. Ma è una pazzia funzionale alla saga, necessaria perché a Batman non sfugga mai il confine tra Bene e Male. Perché solo sfiorando, senza abbracciarli, i gorghi della lucida follia, l’eroe può individuare un limite alla sua crociata notturna e solitaria, altrimenti destinata a degenerare in violenza irrazionale. Il divario fra la Legge e il Caos è da sempre ambiguo e sottile. Tragicamente ironico, come il satanico ghigno del Joker. A distanza di 52 anni, venne deciso, nei cartoni animati  “Batman: The animated series“, di affiancare al Re del Crimine di Gotham il personaggio di Harley Quinn nel secondo episodio intitolato “Joker’s Favor“. Andato in onda a settembre del 1992, in cui il Joker era chiamato a organizzare uno dei suoi soliti piani folli. In questo contesto, il piano prevedeva che si sarebbe vestito da donna e che sarebbe balzato fuori da una torta. Gli sceneggiatori fecero tuttavia questioni sul fatto che Joker potesse vestirsi da donna. Infine preposero di revisionare la storia, aggiungendo un personaggio femminile. Questa donna altri non era che Harley Quinn.

Tanta fu, infatti, l’influenza che ebbe la storica serie animata nell’immaginario collettivo dei nerd dell’epoca, che la DC decise di inserirla nel suo universo fumettistico, commissionando proprio a Dini e Timm le origini dell’irrivente compagna di Joker, i quali sfornarono Mad Love, la prima graphic novel supereroistica a vincere un Eisner Award. Al grande parterre di villain si aggiunge anche l’ecoterrorista Poison Ivy. Nata a dalla matita di Robert Kanigher e Sheldon Moldoff nel 1966, debutta nel Batman n. 181. Il suo nome significa letteralmente edera velenosa. Le sue forme generose e l’appeal quasi mediterraneo cozzano con le bellezze filiformi imposte dalla società ma riesce a spopolare nei comics. Poison sfila tra le pagine della DC Comics con il personaggio che ricalca lo stereotipo della femme fatale e anche la sua fisicità, oltre che le sue origini diventano un punto di forza. Nello stesso periodo debutta Re Tut (prima apparizione in televisione “La maledizione di Re Tut” (1966). Prima apparizione nei fumetti “Batman Confidential” #26. Creato da Christina Weir, Nunzio DeFilippis e Josè Luis Garcia-Lòpez). Uno dei villain più forti dell’era moderna di Batman è certamente Hush, alter ego di Thomas “Tommy” Elliot, creato da Jeph Loeb (testi) e Jim Lee (disegni) per l’omonima saga nel 2002, al quale si aggiunge Bane nato nel fumetto Batman: La vendetta di Bane e successivo arco narrativo Batman: Knightfall del 1993, per poi riprendere nella nuovissima run di Tom King. Insomma, ogni grande eroe è definito dai grandi nemici affronta, e nessun gruppo di malvagi, assassini e criminali sembra essere migliore di quello che disturba Gotham City. Da un clown omicida, killer cerebrali e mostri brutali Batman ha letteralmente una lunga sfilza di avversari che mettono alla prova il suo acume nel combattere il crimine. I suoi nemici sognano un caos confacente alle loro peculiari manie, sia per diventare favolosamente ricchi, sia per appagare un’insaziabile bramosia di disordine. Nelle celle imbottite di Arkham Asylum, o dietro le sbarre del carcere di Blackgate, tramano le loro prossime insidiose imprese criminali…mentre Batman attende il prossimo inevitabile, scontro.

Introduzione alla DC Comics

È passato davvero tanto tempo da quando la DC Comics è nata, ed ora può considerarsi all’avanguardia nel campo dell’arte grafica. Per molti, la prima apparizione di Superman nel leggendario Action Comics 1 del giugno 1938 rappresenta la nascita dei supereroi, ma noi con questa breve introduzione desideriamo accompagnarvi attraverso gli esordi di questa casa editrice, quindi da prima della creazione di Superman e Batman (…riuscite anche solo a immaginare un mondo tanto deprimente?), fino alla nascita della nostra icona preferita: Batman. Molti saranno i siti che celebreranno gli 80 anni del Cavaliere Oscuro parlando dei suoi esordi, fino arrivare ai giorni nostri. In molti parleranno delle varie fasi fumettistiche in cui il Cavaliere della notte è passato parlandovi della Golden Age del fumetto (1938-1955), della Silver Age (1956-1969) e della Bronze Age (1970-1979), fino alla Modern Age (dal 1980 a oggi).
Noi, con questo articolo, al contrario, desideriamo fare un viaggio a ritroso, per farvi comprendere le difficoltà che ha avuto ai suoi esordi il colosso editoriale che pubblica le storie del nostro amato uomo pipistrello.

Mentre la grande crisi del 1929 lanciava la sua lunga ombra sulle economie mondiali, in Germania il dittatore più spietato del secolo, Adolf Hitler, sali al potere. Oppresso dalle ristrettezze economiche e dalla minaccia della guerra mondiale, il pubblico cercava distrazione, divertimento, svago. Grazie all’avvento del sonoro, il cinema entrò nella sua età dell’oro. Le riviste pulp dominavano la stampa d’intrattenimento e, con stelle del calibro di Shadow e Phantom Detective, fornirono modelli di riferimento per i supereroi dei comics che, di li a poco, avrebbero spopolato. Il genere pulp, che influenzò autori come Bob Kane, il creatore di Batman, diede lavoro a futuri supervisori della DC, tra cui Harry Donenfeld e Jack Schiff. Anche la fantascienza prometteva un domani più luminoso. A Cleveland, nel 1932, Jerry Siegel e Joe Shuster lanciarono Science Fiction, una rivista amatoriale ciclostilata. Nel terzo numero venne pubblicata una storia intitolata “The Reign of the Superman”, in cui uno squattrinato acquisiva poteri mentali e provava a impossessarsi del mondo. Presto Siegel e Shuster idearono una versione più ambiziosa e fantasiosa di quel personaggio, che diventò un orfano proveniente da un mondo lontano e dotato di poteri molto più grandi di quelli dei comuni mortali. Nel frattempo, nascevano i primi albi a fumetti. Nel 1933, M.C. Gaines, un addetto alle vendite della Eastern Color Printing, intuì che le enormi pagine domenicali dei quotidiani su cui venivano pubblicati i fumetti potevano essere piegate per creare un formato più pratico e adatto ai bambini, all’incirca 18×25 cm. Questa idea portò alla pubblicazione del fumetto gratuito Funnies on Parade. Nel 1934 uscì Famous Funnies, con un prezzo di copertina di dieci centesimi. Mentre diversi concorrenti si affrettavano a entrare nel business dei fumetti, un ufficiale della cavalleria a riposo, il maggiore Malcolm Wheeler-Nicholson, fece i primi passi che avrebbero portato alla nascita della DC Comics. Prolifico scrittore pulp, nel 1934 fondò la National Allied Publications, sicuro del successo che il nuovo mezzo espressivo avrebbe riscosso. La giovane società sarebbe sopravvissuta a diversi errori gestionali prima di dare vita, alla fine del decennio, alle grandi leggende di Superman e Batman, annunciando la Golden Age dei comics. Già alla fine degli anni Trenta, i comics erano destinati al successo.

1935 GENESI DELLA DC

Tutto ebbe inizio così. Malcolm eeler-Nicholson, uno scrittore pulp ex funzionario militare. Aveva fondato La National Allied Publications nel 1934 e, anno successivo, lanciò il primo albo a fumetti contenente materiale inedito: New Fun. Prima di New Fun, gli albi albi a fumetti ristampavano le strisce d diane più popolari, ma il ristretto budget di Wheeler-Nicholson non gli permetteva di riprodurre le costose s c e sindacate. Così, ironicamente, costretto a originare storie inedite. che scrittori e disegnatori avessero un posto in cui andare per vendere i propri prodotti, fu razione per molti sognatori, tra giovani autori di Cleveland: Jerry- Siegel e Joe Shuster. Dopo aver quattro numeri di New Fun, Wheeler-Nicholson li impacchettò per farne la sua prima raccolta. Presto aggiunse anche un secondo titolo alla squadra della National Allied: Comics.

1936 PUNTO DI PARTENZA

Sebbene nel 1936 il mondo stesse attraversando una dura crisi economica, la prestazione di Jesse Owens alle Olimpiadi di Berlino dimostrò che esistevano eroi veri. Intanto, nell’ambito della cultura di massa, Green Hornet (il Calabrone Verde) e Phantom (l’Uomo Mascherato) definivano l’immagine del vigilante mascherata. In campo fumettistico, Malcolm Wheeler-Nicholson voleva lanciare una nuova testata, Detective Comics, ma la mancanza di fondi ne fece slittare la pubblicazione al 1937. Nel frattempo, Whitney Ellsworth e Vin Sullivan lavoravano per Wheeler-Nicholson come supervisori, svolgendo a volte anche gli incarichi di autore e disegnatore. Tra i collaboratori c’erano Jerry Siegel e Joe Shuster, che crearono “Federal Men” per New Comics e “Calling All Cars” per More Puri Comics, continuando anche a scrivere le avventure di Henri Duval e Dr. Occult. I loro sforzi per trovare un editore
per Superman, invece, non davano ancora buoni risultati.

1937 CAMBIO DI PROPRIETÀ

L’audace ingresso di Malcolm Wheeler-Nicholson nel mercato fumettistico continuava a ottenere risultati ondivaghi. New Comics e More Fun Comics non avevano ancora un pubblico regolare e il desiderio di Wheeler-Nicholson di lanciare una terza testata lo costrinse ad affrontare la necessità di trovare un socio più ricco. Nel 1937 il suo distributore, Harry Donenfeld, accettò di entrare in affari con lui per la pubblicazione di Detective Comics; a loro si unì anche Jack Liebowitz, consulente di Donenfeld, e i tre fondarono la Detective Comics, Inc. Le iniziali del nome della società, che già prima del 1940 venivano stampate sulle copertine dei loro fumetti, decretarono il marchio DC. Tuttavia, Wheeler-Nicholson non restò a lungo nella Detective Comics, Inc.: a causa di problemi economici, fu costretto a uscire dalla società prima della fine dell’anno e Donenfeld e Liebowitz si affrettarono a rilevare le sue quote.

1938 GIUGNO BENVENUTO, SUPERMAN

L’industria del fumetto lottava per sopravvivere, ma Jack Liebowitz aveva il presentimento che i comics avessero del potenziale non sfruttato. “Sentivo che era un buon settore”, avrebbe poi detto. Quando Malcolm Wheeler-Nicholson andò in bancarotta, Liebowitz e il socio Harry Donenfeld rilevarono la sua quota della società per conto della Detective Comics, Inc. e acquistarono More Fun Comics e New Adventure Comics, portando a tre le testate della società (con Detective Comics). A livello societario ci fu anche un altro cambiamento: Whitney Ellsworth lasciò la Detective Comics e Vin Sullivan rimase l’unico supervisore. L’industria aveva bisogno di un eroe e Superman arrivò al momento giusto. Con il lancio di Action Comics, Jerry Siegel e Joe Shuster videro finalmente pubblicato il loro ambizioso progetto e i lettori reagirono con grande entusiasmo. Superman diventò la prima megastar dei fumetti, dimostrando che i comics erano più che una moda passeggera. La Golden Age dei fumetti era iniziata.

1939 IL DEBUTTO DEL CAVALIERE OSCURO

Incoraggiato dal travolgente successo di Superman, il business manager della DC, Jack Liebowitz, unì le forze con l’editore M.C. Gaines (che portava con sé il suo giovane e perspicace editor Sheldon Mayer) per lanciare una nuova linea di fumetti sotto le bandiere della All American Publications. La All American e la DC instaurarono un rapporto d’amicizia che comportò anche uno scambio di personaggi tra i loro titoli. La Golden Age era ormai in pieno svolgimento quando titoli della All American come All-American Comics, Movie Comics e Mutt & Jeff si riversarono nelle edicole. Per quanto riguarda la DC, Superman ottenne una serie tutta sua e finì sui quotidiani con una propria striscia, ma la notizia più importante dell’anno fu l’acquisizione da parte dell’editor Vin Sullivan del nuovo eroe dello scrittore Bill Finger e del disegnatore Bob Kane – un vigilante mascherato chiamato Batman. “Sembrava un personaggio interessante”, disse Sullivan: “Penso che nessuno avesse capito che sarebbe diventato quello che è oggi”.

Detective Comics #27 (05/1939)

Batman Annual #3: La festa del papà

Dal 12 dicembre 2018 nelle fumetterie statunitensi

Ci sono storie indimenticabili, che toccano il cuore dei lettori. Father’s Day di Tom Taylor e Otto Schmidt (DC Comics, 2018) è una di quelle. Basta un solo fermo immagine per riassumere l’atmosfera di questo one-shot: notte fonda, un uomo è sdraiato sul letto, insonne, in attesa della telefonata di suo figlio. È una scena evocativa, emotiva: credo che chiunque di noi conosca quell’ansia, l’angoscia che ti soffoca quando non sai se, dopo lo squillo tanto atteso, tirerai un sospiro di sollievo o se verrai precipitato nell’abisso della disperazione.

 

Quante volte la nostra felicità è stata determinata da una singola chiamata? Se avete dei figli, vi sarà capitato di aspettare con trepidazione la telefonata che vi confermava che il vostro pargolo era tornato a casa sano e salvo o che il suo aereo era atterrato. Nascite, lutti, incidenti o liete novelle: dietro la parola pronto, si nascondo tutte le incognite della nostra esistenza.

 

There was a call. One phone call. That’s all it took. One phone call and our lives were changed.

L’uomo disegnato da Otto Schmidt, quello che non può permettersi di addormentarsi, perché sta aspettando un responso, una sentenza, lo sa bene: lui è Alfred, l’instancabile, impareggiabile e ironico, maggiordomo di villa Wayne. Tom Taylor ci invita a sederci accanto a Pennyworth e a trascorrere due notti al suo fianco: la prima appartiene al suo passato, mentre la seconda è ancora tutta da scrivere. Il filo rosso che unisce questi due momenti è quello del telefono: l’araldo che ha portato e che riporterà l’oscurità di Gotham nelle stanze della magione.

Quando il padroncino Bruce era un bambino, Pennyworth aveva delle ambizioni che, probabilmente, lo avrebbero portato a lasciare la villa e a mettere su famiglia. Quei progetti sono andati in fumo nel corso di una sola notte. Una serata che i fan di Batman hanno rivissuto sino alla nausea. Abbiamo ancora nelle narici l’odore della cordite. Leco delle perle che cadono a terra, tingendosi di cremisi, risuonerà per sempre nelle nostre orecchie.

 Da allora la vita del maggiordomo non è stata più la stessa. Alfred ha messo da parte le sue aspirazioni per restare al fianco di un bambino sperduto in una casa che era diventata, all’improvviso, troppo grande e silenziosa. Pennyworth sperava di poter tenere il suo protetto al riparo dalle tenebre e dai mostri in agguato sia sotto il letto sia nelle vie della città. Invece, quel ragazzino è diventato tutt’uno con l’oscurità: l’ha abbracciata per poter riportare la luce nella tormentata metropoli. Bruce si è consacrato, come un cavaliere d’altri tempi, alla crudele dama Gotham. 

Notte dopo notte, Batman lascia il santuario di villa Wayne per intraprendere la sua queste, per sanguinare, lottare, cadere e rialzarsi. Intanto Alfred, lo scudiero che è molto di più di un semplice servitore, attende il suo ritorno e la chiamata che gli confermerà se l’ennesima battaglia contro il drago è stata vinta. Un’attesa straziante che richiede sacrificio e dedizione. Un compito ingrato.

Quella di Alfred è davvero una thankless task? Pennyworth paga un prezzo ogni notte, lo sappiamo bene: sia il fumettista Scott Snyder, negli ultimi numeri del New 52, sia gli autori del videogioco Batman: The Telltale Series hanno sottolineato quanto sia difficile restare al fianco del Cavaliere Oscuro. Di quanti fardelli puoi farti carico prima di andare in pezzi, prima di gridare per favore basta e di chiedere a un uomo inflessibile, inarrestabile, di rinunciare alla sua missione, di gettare via la maschera per te?

L’Alfred di Father Day nasconde la sua preoccupazione dietro sagaci frecciatine, perché sa che il suo protetto non ascolterà né rimproveri né consigli sensati. Di giorno si muove incessantemente: si occupa di tutte le faccende che Bruce tralascia per concentrarsi sulla sua missione. Quando calano le tenebre si ferma e trattiene il respiro in attesa dello squillo del telefono. La pressione a cui è sottoposto è intollerabile, ma lui si aggrappa a un singolo pensiero, a un faro nella notte: quante delle persone che ho incontrato oggi devono la loro vita a Batman? 

A fine lettura scoprirete se quella del maggiordomo è davvero unathankless task e saprete cosa è successo quando ha risposto al telefono. Avrete letto una storia diversa dal solito, incentrata sul rapporto tra un padre e un figlio (tranquilli, c’è anche un’epica scena d’azione). Uno one shot in cui sceneggiatura e disegno lavorano in sinergia per dare il massimo risalto alle emozioni. Taylor si è focalizzato sulla psicologia, sulla caratterizzazione dei personaggi: il suo copione è convincente e ben strutturato. Invece Schmidt ha reso in maniera magistrale espressioni e gesti.

 

Se siete alla ricerca delle lettura perfetta per celebrare la Festa del papà, l’avete trovata: Batman Annual #3 è il fumetto che fa per voi. Questa storia ci ricorda che l’essere padre non ha nulla a che fare con i legami di sangue: è una scelta, un impegno, una promessa che ti lega al filo di un telefono e, soprattutto, al cuore di un’altra persona. Auguri a tutti i papà, a tutti coloro che sanno cosa vuol dire mettersi nei panni di Alfred.

Redatto da:  Benny a.k.a.  seguite anche il suo blog cliccando qui Benny a.k.a. Unreliablehero