Harley Quinn Black + White + Red (2020-) #2 – L’atteso albo di Mirka Andolfo

Mirka Andolfo sceneggia e disegna un’intero albo dedicato ad Harley Quinn.

Il fumetto ha come titolo Fashion Victim ed è già disponibile in forma digitale presso lo store DC Comics. Nel nostro precedente post vi abbiamo fatto vedere in anteprima la copertina disegnata dalla fatata mano di Mirka. Nel 2016 è stata ospite per una breve intervista che potete trovare qui.

Mirka, dopo aver esordito tra le pagine di Geronimo Stilton illustra il romanzo Il cacciatore di aquiloni di Khaled Hossaini, il suo lavoro continua ai più alti livelli del settore con editori europei e americani. Collabora ormai da 5 anni con la DC Comics, per cui l’autrice italiana ha firmato storie per personaggi quali Wonder Woman, Catwoman, Teen Titans, Green Arrow e DC Bombshells.

La nuova serie dedicata al personaggio di Harley Quinn riprende la linea DC Comics di Batman Black and Withe, con l’aggiunta del colore rosso. Composta da 14 episodi autoconclusivi, ogni storia è contraddistinta da un diverso stile, unico per ciascun autore.

La sfacciataggine e la vitalità del personaggio di Harley Quinn rivivono nel tratto e nello spirito di Mirka Andolfo, confermatasi negli anni per i suoi personaggi femminili forti e ispiratori, dotati spesso di una rappresentazione speciale ed indipendente. Una combinazione che diventa esplosiva unitamente ai suoi disegni.

I capitoli futuri di questa nuova linea DC Comics (di cui via abbiamo già parlato qui) presenteranno una serie di altri talenti preferiti dai fan, tra cui il co-creatore di Harley Quinn Paul Dini; la squadra di Amanda Conner, Jimmy Palmiotti e Chad Hardin; Saladin Ahmed e Javier Rodriguez; Tim Seeley e Juan Ferreyra; Erica Henderson, Daniel Kibblesmith e altri ancora in arrivo.

Tramite il sito ufficiale della DC Comics è possibile dare un’occhiata alle sue prime tavole del fumetto.

 

Grant Morrison. La vita e le opere. Un libro di Luigi Siviero (Recensione)

Avviso ai lettori: procedete con molta cautela – la stranezza può causare dipendenza. Avete inarcato le sopracciglia? Siete perplessi? Tranquilli, c’è del metodo nella mia follia, così come c’è del metodo nelle surreali e brillanti storie di un certo sceneggiatore di Glasgow. Luigi Siviero nel suo nuovo saggio, Grant Morrison. La vita e le opere (Eretica Edizioni, 2020), ci porta a fare un giro nella mente, nei fumetti e nella biografia di una vera e propria rock star del fumetto.

Grant Morrison - La Vita e le opere - Siviero Luigi

Questo libro è una sorta di sequel di Dopo il Crepuscolo dei Supereroi (Eretica Edizioni 2018), un saggio dedicato alla decostruzione e ricostruzione della figura del supereroe operata dall’enfant terrible di Glasgow. Dopo aver analizzato il modo in cui Morrison è riuscito a far uscire gli eroi dal crepuscolo della Dark Age e a regalare alla Justice League una nuova alba dorata, Siviero ha deciso di rendere omaggio alla carriera di questo sceneggiatore geniale e iconoclasta:

(…) ho ripercorso la vita di Grant Morrison e ho cercato di capire se e come le esperienze personali dell’autore si siano intrecciate con i suoi fumetti. Il secondo obiettivo del libro è individuare i temi principali delle opere del fumettista di Glasgow ed esporle nelle loro linee essenziali. (…) non mi interessava ripercorrere tutti i fumetti di Morrison in modo cronologico (…). Ho preferito cercare dei temi trasversali che facessero da fili conduttori attraverso una moltitudine di opere.

Siviero si è quindi avventurato lungo l’insidioso confine che separa la vita dall’arte: ogni autore prende spunto dalle sue esperienze personali, ma, per poter dare vita a dei capolavori, deve essere capace di rielaborarle, di trasformarle in una continua fonte d’ispirazione. Morrison, forse anche grazie alla sua passione per la magia, è stato in grado di trasmutare la sua biografia e i suoi folli esperimenti artistici e psichedelici in fumetti rivoluzionari, capaci di raggiungere il cuore dei lettori:

Leggo un sacco di materiale scientifico. Scienze, antropologia, occultismo… soltanto idee strane e di nicchia. Sono cose che aiutano la gente che fa supereroi. Quindi, sì, quel materiale rientra nei miei interessi. Ma per me la cosa più importante è l’esperienza. I libri sono d’aiuto perché magari forniscono metafore, ma per me ciò che più conta è la vita vera. (…)

È ciò che succede nella vita vera, i sentimenti che hai provato e che devi tirare fuori, e penso che i fumetti di supereroi in modo particolare siano adatti a parlare di grandi emozioni e sentimenti, e a personificare e concretizzare i simboli.

 

Analizzando i temi ricorrenti nelle opere di Morrison (la meta-narrazione, il pacifismo, l’attivismo, la magia, l’idea che i supereroi siano figure da cui trarre ispirazione, la celebrità…), Siviero è riuscito a dare vita a un vivido ritratto dello sceneggiatore scozzese, a un quadro “pop” che potrebbe ricordare le iconiche stampe di Andy Wharol, o, se preferite, il manifesto di un ricercato per crimini contro la ragione:

Lo scrittore di Doom Patrol Grant Morrison è accusato dei seguenti atti contro natura:

corruzione delle menti di lettori di fumetti impressionabili;

alterazione dei personaggi della DC Comics al punto da renderli irriconoscibili;

avere trasformato un fumetto di supereroi bello e salutare in un incubo assurdo.

Reati precedenti: Animal Man, Arkham Asylum (disegnato da Dave McKean che potete vedere qui sotto all’opera)

Chi non ha familiarità con la scrittura surreale e oltraggiosa di Morrison dovrebbe andare immediatamente a cercare il sovversivo Doom Patrol.

Chi è Grant Morrison? Non è facile rispondere a questa domanda, perché siamo alle prese con uno scrittore decisamente poliedrico. Siviero è riuscito a mettere in luce tutte le sue anime: dal fumettista autore di serie come Animal Man e di capolavori come Arkham Asylum, All-Star Superman e Batman R.I.P al drammaturgo, dallo sceneggiatore di videogiochi al musicista.

 

Grant Morrison. La vita e le opere è una folle cavalcata nella mente di un autore iconoclasta, scomodo, irriverente e dannatamente geniale. Questo saggio vi permetterà di ripercorrere tutte le tappe della sua stellare carriera, dagli esordi sino all’entrata nell’Olimpo del fumetto. Di pagina in pagina, imparerete a conoscere sempre meglio questa rockstar dei comics: seguirete il suo processo creativo, analizzerete le sue tecniche narrative, scoprirete quali autori lo hanno influenzato e capire perché i supereroi sono così importanti per lui (e per voi).

Visto che vi ritroverete alle prese con un vero e proprio divo, con un’icona pop (Morrison è apparso come personaggio in diversi fumetti) dalla personalità prorompente, mettette in conto anche qualche polemica (indimenticabili quelle con Alan Moore, il collega che più lo ha influenzato… in opposizione) e qualche folle serata all’insegna del travestitismo e di stravaganti esperimenti surrealistici. Sarà un po’ come entrare nella tana del Bianconiglio, ma, tranquilli, vi divertirete e ne uscirete più saggi: scoprirete che la stranezza, quando è mescolata a una buona dose di genialità e di creatività, può creare dipendenza e dare vita a storie indimenticabili.

Grant Morrison. La vita e le opere è il degno sequel di Dopo il Crepuscolo dei Supereroi: così come il suo prequel, è un saggio scorrevole e affascinante, realizzato con cura certosina (basta dare un’occhiata al suo imponente apparato bibliografico per rendersene conto). Questo libro farà felici tutti i lettori che sono rimasti affascinati dalle opere dell’iconoclasta sceneggiatore di Glasgow. Ora non ci resta che scoprire quali sorprese ci riserveranno in futuro Morrison e il suo “biografo” italiano…

NDR: Qui potete trovare qualche informazione sul suo ciclo dedicato a Batman.

Redatto da:  Benny  seguite anche il suo blog cliccando qui Il verbo di leggere

Grant Morrison. La vita e le opere. Intervista con lo scrittore Luigi Siviero

Solo ad agosto dello scorso anno abbiamo avuto il piacere di accogliere tra le nostre pagine, una intervista e una recensione dedicata all’interessante libro di Luigi Siviero “Dopo il crepuscolo dei supereroi”. Nella giornata di ieri Benedetta “Benny” Berio (questo il suo blog) ha recensito la sua nuova creatura dal titolo: “Grant Morrison. La vita e le opere” ed oggi approfondiamo con l’autore alcuni aspetti dello scrittore di Glasgow legati alla DC Comics ed in particolare a Batman, ma non prima di ricordarvi la nostra recensione sull’ultima fatica di Luigi Siviero che potete trovare qui.

Stefano: Il tuo libro si intitola “Grant Morrison. La vita e le opere”. Quando è stato pubblicato e quale è l’editore che lo pubblica e dove è disponibile?

Il libro è fresco di stampa e al momento è in vendita nel sito dell’editore, Eretica Edizioni (qui potete trovare il libro). Un po’ alla volta arriverà nelle librerie su internet e magari sarà ordinabile nelle librerie classiche. Temo che non sarà reperibile nelle fumetterie perché l’editore non opera abitualmente nel settore dei fumetti.

Grant Morrison - La Vita e le opere - Siviero Luigi

Stefano: Non tutte le nuove generazioni di lettori conoscono Grant Morrison. Cosa potresti dire loro per far conoscere meglio l’autore?

Fate male a non conoscere Grant Morrison! Negli anni Ottanta è stato uno dei principali esponenti dell’Invasione britannica, ovvero l’approdo sui comic book americani da parte di sceneggiatori e disegnatori britannici in seguito al successo ottenuto da Alan Moore con Swamp Thing. A differenza di Alan Moore e Neil Gaiman, gli altri due esponenti di spicco di questa “ondata” creativa, per tutta la sua carriera Morrison ha lavorato con continuità per la DC Comics, a eccezione di una breve parentesi alla Marvel all’inizio degli anni Zero e di un diradamento della sua produzione di fumetti negli anni recenti, dovuto tra le altre cose al suo impiego come sceneggiatore di serie televisive (Happy!, tratta da un suo fumetto, e Brave New World). Ha scritto versioni memorabili di personaggi come Batman, Superman, gli X-Men e la Justice League, oltre a svariate opere di propria creazione, la più famosa delle quali è The Invisibles.

Stefano: Morrison è un appassionato cultore di tutte le storie appartenenti alle varie ages, e non ha mai particolarmente apprezzato l’idea che le periodiche Crisis annullino del tutto o in parte i fatti antecedenti e facciano ripartire la continuity da zero. Come valuti, da scrittore questa sua presa di posizione?

È vero che Morrison ha un occhio di riguardo per i fumetti di supereroi del passato, ma è altrettanto vero che di solito le sue storie, pur contenendo un’infinità di riferimenti, citazioni e omaggi a racconti del tempo che fu, sono leggibili e comprensibili (almeno a un livello superficiale) anche da chi non ha mai seguito una serie di supereroi in vita sua. Per esempio si riesce a leggere senza problemi Animal Man anche senza sapere che l’episodio intitolato The Myth of the Creation è in parte un rifacimento (in alcuni passaggi anche vignetta per vignetta) di due episodi dell’Animal Man degli anni Sessanta di Dave Wood e Carmine Infantino. Scoprendo quanto siano volutamente derivative alcune parti di The Myth of the Creation si riesce però a comprendere fino a che punto è radicata e pregnante la metanarrazione alla base del fumetto sceneggiato dal fumettista scozzese.

Morrison non ha gradito l’azzeramento del Multiverso avvenuto in Crisis on Infinite Earths, e nei suoi fumetti ha cercato a più riprese di restaurarlo: con l’abortita Hypercrisis, in una storia immaginaria della JLA, in JLA Earth 2, con la creazione del Superman nero di una Terra parallela, in Final Crisis e infine in Multiversity. Credo che per lui l’eliminazione del Multiverso sia stata vista come una perdita di fascino e potenzialità da parte dei fumetti di supereroi, la cui comprensibilità non dipende certo da come è impostato l’universo narrativo, ma piuttosto dalla capacità dei singoli fumettisti di coinvolgere i lettori e imbastire storie. Uno scrittore come lui, capace al contempo di rendere comprensibili le sue storie ai lettori casuali e di infarcirle di citazioni, non ha bisogno di annullare le storie del passato per essere in grado di proporre fumetti accessibili a tutti.

Anch’io, in riferimento ai supereroi della DC Comics, trovo di gran lunga più affascinante un universo narrativo impostato come multiverso rispetto a un universo narrativo semplificato e lineare, tanto più che nel corso dei decenni si sono accumulate decine di varianti dei personaggi e di mondi paralleli da cui sarebbe un peccato non attingere per partito preso. Opporsi al multiverso dell’Universo DC è un po’ come bloccare il corso di un torrente con una diga di fango. Per un po’ si può provare a fare a meno del multiverso, ma è un’idea che è stata sviluppata in modo troppo articolato per fare finta che non esista, ed è così potente che alla lunga non può non finire con l’imporsi.

Stefano: In Arkham Asylum  Grant Morrison e Dave McKean propongono l’atmosfera folle e oscura del manicomio criminale di Gotham dove le paure e i dubbi di Batman si infrangono contro le pazze sicurezze del Joker in un confronto senza speranza. In questa opera il pessimismo è imperante… cosa ne pensi?

Il pessimismo è imperante per quasi tutta l’opera, però Arkham Asylum va vista come una storia dalla quale Batman, dopo avere affrontato le sue paure, i suoi demoni e i suoi nemici, esce a testa alta, rinato. Per quanto i supercriminali che deve affrontare siano malvagi, depravati e insani, il Cavaliere Oscuro riesce ad avere la meglio. Batman vince la sua battaglia tanto sul piano degli scontri nudi e crudi con i suoi nemici quanto su quello del simbolismo. L’Arkham Asylum simboleggia infatti la testa del Cavaliere Oscuro, e il viaggio nei corridoi del manicomio va visto come un’allegoria dell’esplorazione della sua mente. Che Batman abbia avuto la meglio sui suoi tormenti è sottolineato della citazione di Alice nel Paese delle meraviglie collocata al termine dell’opera: “E non è la mano gentile della mamma quella che tira le tende, e la voce gentile della mamma quella che ti invita ad alzarti? Alzarti e dimenticare, alla luce luminosa del sole, i brutti sogni che ti hanno spaventata così tanto quando era buio”.

Stefano: Un sondaggio del 2006, lanciato da Comic Book Resource, sui migliori scrittori di fumetti assegna il primo posto ad Alan Moore, e fin qua il risultato è ovvio, ma il secondo posto viene preso da Grant Morrison (Arkham Asylum, JLA vol.1) che a sorpresa ruba la posizione al più quotato Neil Gaiman (Sandman). Come te lo spieghi?

Beh, va detto che Neil Gaiman ha diradato la sua produzione fumettistica dopo la conclusione di The Sandman, mentre nel 2006 Grant Morrison era sulla cresta dell’onda nell’industria dei comic book. Il ricordo di New X-Men era ancora vivido nei lettori, e stavano iniziando Batman e All-Star Superman. Essendo CBR un sito orientato verso i comic book – e ormai da decenni i comic book sono quasi sinonimo di supereroi – è normale che le simpatie dei lettori vadano a chi ha scritto tante ottime versioni di un ampio numero di questi personaggi. Poi (tralasciando il fatto che preferisco Morrison!) classifiche come queste vanno viste anche e soprattutto come iniziative simpatiche!

Stefano: Nel settembre 2006, Morrison viene chiamato alla direzione della testata Batman. Lo scrittore scozzese progetta un lungo story arc la cui chiave di volta è segnato dalla doppia uscita di Batman R.I.P. (che non a caso chiuderà questo progetto) e Crisi Finale. Come valuti questo suo progetto per il personaggio di Batman?

Per me è il capolavoro di Morrison! Ho amato tutta la sua saga di Batman: anche Batman & Robin, The Return of Bruce Wayne e Batman Incorporated. Devo dire però che il ciclo che va da Batman and Son a Batman R.I.P. (e a Final Crisis) è il massimo: inarrivabile.

Stefano: In Batman V Superman, il film, secondo il parere di Alessandro Di Nocera, sembra che le azioni di Luthor si rifanno a quelle della Silver Age e al contempo, si dipanano come se le avesse sceneggiate il Grant Morrison della saga Crisi Finale. Hai anche tu questa impressione?

In generale il film si rifà all’impostazione realista di opere degli anni Ottanta come Watchmen, Miracleman e soprattutto The Dark Knight Returns. Non a caso Frank Miller (assieme a Dan Jurgens, autore principale della saga della morte di Superman) ha un posto di riguardo nei ringraziamenti finali agli autori di fumetti. Sono presi dal fumetto di Miller, per esempio, Superman che viene colpito da una bomba nucleare e galleggia quasi morto ai limiti dell’atmosfera, lo scontro tra Batman e Superman, e il design del costume di Batman.

Al di là di particolari omaggi, l’influenza di The Dark Knight Returns e di quel tipo opere è rilevante per quanto riguarda la natura dei supereroi e il loro rapporto con il mondo in cui vivono. I supereroi – per quasi tutto il film, fino al cambiamento finale di prospettiva – sono tratteggiati come dei vigilanti o come delle armi viventi che potrebbero distruggere l’umanità. Ciò che fanno ha conseguenze sulla gente comune, che può venire uccisa o mutilata durante i loro combattimenti, e sulla politica, visto che le azioni dei superuomini diventano oggetto di inchieste parlamentari e vengono criticate dai mass media.

Anche Lex Luthor è collocato in questo scenario. La sua ossessione per Superman e i piani malvagi e contorti per fermarlo, che nella Silver Age non avrebbero avuto bisogno di spiegazioni semplicemente perché bastava dire che Luthor era il cattivo e il nemico di Superman, sono motivati dalla follia. Inoltre c’è una recrudescenza dei suoi piani, che nel film diventano sanguinari e mortali. Si può dire che il personaggio e le sue caratteristiche derivano dalle storie naif della Silver Age e sono stati fatti evolvere in modalità tipiche della Dark Age.

Quanto a Morrison, anche lui ha scritto fumetti riconducibili al filone del realismo supereroistico, sebbene antitetici rispetto a quelli di Moore e Miller. Morrison, infatti, in alcune sue opere ha usato il realismo per ricostruire la figura del supereroe solare tipica della Silver Age, e non per raccontare storie di vigilanti e armi viventi. Dunque non c’è niente di male a ipotizzare che Morrison (sicuramente conosciuto dagli sceneggiatori del film) possa essere stato un punto di riferimento per quanto riguarda la riproposizione di situazioni della Silver Age in chiave realista. Però un aspetto che mi porta a dare scarsa o nulla rilevanza all’influenza di Morrison sulla realizzazione del film è il fatto che i riferimenti a The Dark Knight Returns sono tanti e importanti, mentre non mi risulta che ci sia alcun omaggio o richiamo ai fumetti dello sceneggiatore scozzese (e infatti Morrison non è nominato nei ringraziamenti finali ai fumettisti).

Batman v Superman

A proposito di Batman V Superman vorrei dire anche che mi ha tutt’altro che entusiasmato per vari motivi. Uno di questi è un particolare comportamento di Lex Luthor: lo scienziato pazzo chiede senza alcun valido motivo a Superman di scontrarsi con Batman (a meno che non si voglia considerare un valido motivo la spiegazione raffazzonata data da Luthor in un secondo momento, cioè provare a fare uccidere Superman da un umano prima che ci pensi Doomsday). Questa richiesta priva di giustificazioni mi sembra una forzatura infilata nella sceneggiatura solo per fare in modo che i due supereroi si scontrino. Luthor agisce così semplicemente perché fa comodo agli scrittori, perché è un modo di portare il film in una certa direzione. In questa particolare scena non vedo una situazione della Silver Age adattata alle modalità della Dark Age, ma solo una stonatura.

Stefano: Cosa apprezzi di Morrison e cosa no?

C’è una cosa che non condivido, più che non apprezzarla. Mi riferisco all’ossessione di Grant Morrison per la celebrità e il successo. Chiunque scriva o faccia fumetti vuole avere successo, è inutile negarlo. Cosa intendano i singoli individui per “successo” è un altro discorso: un accademico probabilmente vuole che i suoi scritti siano influenti fra gli studiosi e aprano nuove strade; uno scrittore di thriller vuole vendere dieci milioni di copie di un’edizione usa e getta; un altro vuole vincere il Nobel; e così via… La speranza di avere successo è trasversale. In Morrison mi sembra un po’ esagerata. Ma come ho detto è solo una cosa che personalmente non condivido e nulla più. Se è fatto così sono affari suoi e sarebbe assurdo e stupido criticarlo.

Va però aggiunto che questa ossessione di Morrison ha anche un lato di assoluto interesse. Il desiderio di successo è stato trasformato dall’autore (prendendo un notevole spunto da Paradax! di Peter Milligan e Brendan McCarthy, va precisato) in un tema ricorrente in molti suoi fumetti, nei quali i supereroi approfittano della visibilità presso il grande pubblico ottenuta grazie ai superpoteri per diventare delle stelle del pop e del gossip. Oltre a Zenith, supereroe e cantante pop che deriva tantissimo da Paradax, si possono citare anche, tra le altre cose, i goffi tentativi di Animal Man di monetizzare la sua attività di supereroe concedendo interviste televisive, il supergruppo giapponese Super Young Team (composto da supereroi il cui superpotere è la notorietà), e l’intero mondo parallelo descritto nel capitolo di The Multiversity intitolato The Just, dove tutti i supereroi sono stelle del gossip e trascorrono le giornate come farebbe Paris Hilton.

Una cosa che mi piace di Morrison è il suo sentire lo spirito dei tempi e riuscire a proporre fumetti in grado di catturare la contemporaneità. Mi piace anche che le sue opere facciano riflettere: non tanto dal punto di vista morale quanto da quello filosofico e culturale.

Stefano: Se i lettori del libro vorranno confrontarsi con te, come ti possono trovare?

Ultimamente nella pagina Facebook La Dimora del Mistero. Ho un po’ perso la voglia di aggiornare il mio vecchio blog.

Stefano: Siviero, grazie del tempo che ci hai dedicato e in bocca al lupo per questo tuo nuovo libro.

Crepi il lupo! Grazie a te!

Catwoman Fanart – Così alcuni artisti omaggiano gli 80 anni della gatta ladra

La nostra gatta non accetta un “no” come risposta né una porta chiusa. Miagola, si agita, si struscia finché non ottiene che l’uscio sia socchiuso: a quel punto si lancia fuori ma dopo pochi secondi è già di ritorno e ne sa qualcosa Bruce Wayne.
La nostra felina di Gotham, non vuole fuggire, ma pretende la possibilità costante della libertà. Perché esprime così la sua profonda natura, non completamente selvaggia, né del tutto addomesticata, proprio come gli artisti che hanno deciso di ritrarla in queste fanart e si sono sentiti liberi di inventare, di creare seguendo la propria fantasia.

Il giovane artista Matteo Meloni ci mostra una Catwoman seduta sua una poltrona. Ce la possiamo immaginare mentre si toglie il cappotto e lo adagia sul divano del salotto, mentre con una una posa plastica e movenze da gatta, si siede.

La fanart che vedete qui sopra è stata realizzata da Matteo Meloni (su Instagram @matt_drawss) giovanissimo disegnatore con la passione per i manga e gli anime.

Ora, questo interrogativo a quattro zampe è sulla spalla della scaltra e agile Catwoman, sempre al centro dell’azione descritta attraverso le parole di grandi scrittori che alla gatta ladra hanno dedicato alcune delle loro pagine migliori. In questa illustrazione, il giovane disegnatore/fisioterapista, Alessandro Fondaco (per gli amici “Dozer”) ci svela l’anima sensuale di Selina che giudica, governa e ispira ogni cosa nei sobborghi più o meno malfamati di Gotham City.

La gatta è fatta di spirito esuberante, insubordinata e indipendente. Per quanto Batman abbia tentato più volte di regolare la sua vita, la libertà della gatta di Gotham profuma sempre di una vivace anarchia. Anche per noi lettori a volte, diventa difficile entrare nella sua testa. Ma non lo è per la disegnatrice professionista Francesca Fantini in arte Violet Art (vi rimandiamo alla nostra videointervista per conoscerla meglio). Quelle che seguono sono dei “Test Image” che trasudano dello spirito dalla donna gatto di Gotham City.

Nel tipico tratteggio del disegnatore Paolo Spadot vediamo rappresentata una Catwoman al chiaro di luna. Fra la gatta e la luna sembra esserci un’intesa segreta. La luna con la sua luce morbida come è morbida, sinuosa la gatta ladra di Gotham City rappresentata dal disegnatore pontino.

Catwoman: sketch di Paolo Spadot

Quello che segue è uno sketch realizzato dal disegnatore di fumetti Vittorio Astone. Da anni tiene un blog su cui pubblica i suoi lavori nel campo del fumetto, della grafica e dell’illustrazione. Ha lavorato in numerose fiere italiane per conto della Scuola Internazionale di Comics, ha pubblicato alcuni racconti con Heavy Metal Magazine e Lanciostory di Editoriale Aurea e Vault Comics. Vittorio ha inoltre realizzato una tavola per il Batman Silent Book e una per il Batman v Superman Concept Artbook. Qui potete vedere una sua interpretazione di Selina Kyle che sogna…

Chiudiamo con l’opera della disegnatrice di comics Tina Valentino (Zenescope, Aspen, Clair de Lune, IDW, Top Cow), che ha rappresentato per il Batman Silent Book la “tigre femminea di Gotham” nella sua sfingea essenza, in posa languida, enigmatica, potente, mentre si gode le coccole dei raggi lunari in compagnia di una gattina che guarda il pallido satellite.

Tina Valentino interpreta Catwoman per il Batman Silent Book

Addio a Joel Schumacher, ha diretto due capitoli della saga di Batman

Joel Schumacher,  è conosciuto dai cultori dell’uomo pipistrello soprattutto per i suoi ultimi lavori, Batman Forever e Batman e Robin. Il regista è morto il 22 Giugno 2020 all’età di 80 anni. Da tempo era malato di tumore. A darne l’annuncio un suo portavoce, che si trovava con lui questa mattina a New York.

Nato a nella Grande Mela il 29 agosto 1939 da madre svedese di fede ebraica e da padre americano praticante battista, cresce in una famiglia molto religiosa che però gli permette di seguire i propri interessi: il giovane Schumacher si iscrive così alla Parsons School of Design, attratto da tutto ciò che riguarda l’arte e l’estetica.

Il regista Joel Schumacher – Immagine realizzata da Orgoglio Nerd

Nella metà degli anni Novanta viene scelto come ‘successore’, dopo Tim Burton, per continuare a trasporre al cinema le avventure del Cavaliere Oscuro. È il 1995 quando dirige Batman Forever (1995) cui segue, nel 1997, il tanto criticato Batman & Robin. Il film, che ha per protagonisti George ClooneyChris O’Donnell e Alicia Silverstone e i ‘cattivi’ Arnold Schwarzenegger e Uma Thurman, è stato duramente contestato sia dalla critica che dagli spettatori per le scelte stilistiche ed estetiche, tanto che vent’anni dopo il regista ha chiesto scusa ai fan dell’eroe di Gotham City. Tuttavia, anche se non di certo uno dei registi preferiti dai critici, nella sua carriera ha ricevuto ben tre nomination agli Oscar.

Batman Forever

Batman Forever

Nel 2017 Joel Schumacher ha ammesso le proprie colpe. Non tanto per Batman Forever quanto per Batman & Robin, il film che decretò la fine, per quel periodo storico, dei cinefumetti al cinema e delle pellicole incentrate sull’Uomo Pipistrello.

“Mi scuso. Mi scuso con tutti i fan che sono rimasti delusi” spiega Schumacher “Sapevo che non avrei dovuto fare un sequel. Se sei fortunato, esci di ‘scena’. Ma alla Warner Bros. tutti si aspettavano che ne facessi uno. Dal flop di Lost Boys ero diventato un genio con Il Cliente, poi ho girato un grande blockbuster con Batman Forever, e poi ho ottenuto ottime recensioni con Il Momento di Uccidere. Non avevamo mai pianificato di diventare il re dei blockbuster perché i miei altri film erano piccoli e avevano trovato successo più tra il pubblico che tra la critica, ed è per loro che li facciamo. E dopo Batman & Robin sono diventato immondizia. Era come se avessi ucciso un bambino”.

Fu un “mea culpa” che sorprese noi fan visto che, nel corso degli anni, il regista ha difeso a spada tratta il suo lavoro, a differenza dei suoi protagonisti, in primis George Clooney, che dichiarò in un intervista di aver quasi “ucciso” Batman.

Per quanto riguarda i costumi con i ‘capezzoli’, il regista ha svelato: “Ho detto loro di rendere i costumi più anatomici. Ho mandato loro foto di statue greche e disegni anatomici incredibili presi da libri di medicina. Jose Fernandez ha disegnato questi costumi con i capezzoli e ho pensato: sono cool!”.

Quindi, sia pur con ritardo, Joel Schumacher si è assunto la sua responsabilità creativa del film Batman & Robin, la pellicola più criticata dai fans del Cavaliere della notte.

Jim Carrey ha reso omaggio al regista con un’immagine pubblicata sul suo account ufficiale Twitter. Carrey ha lavorato con Schumacher in due occasioni: nel primo film su Batman diretto dal regista, Batman Forever, e diversi anni dopo in Number 23.

“Joel Schumacher è morto. Ha visto cose più profonde in me rispetto alla maggior parte delle persone e ha vissuto una vita meravigliosamente creativa ed eroica. Sono grato di averlo avuto come amico” ha scritto la star sui social.

Noi di Batman Crime Solver, vogliamo omaggiare la sua dipartita con un pezzo che celebra i 20 anni dei suoi film di Batman e che potete trovare qui.

Di seguito troverete qualche albo uscito in edicola sui film di Batman diretti da Joel Schumacher :

Gli 80 anni di Catwoman

La donna-gatto, che ha stregato Batman, ha fatto il suo debutto nella primavera del 1940. Dc Comics festeggia il suo compleanno con un volume antologico speciale e il tributo di una cosplayer italiana.

Gli eroi e soprattutto le eroine dei fumetti ci sembrano dei personaggi immortali, senza età. Eppure, il tempo passa anche per loro. Dopo aver celebrato gli 80 anni di Batman nel 2019, nel 2020 ecco un altro importante compleanno, quello di Catwoman, una delle figure più legate all’Uomo-pipistrello. La donna-gatto, di lui nemesi e al contempo amore sfuggente, lo raggiunge spegnendo 80 candeline. Creata da Bill Finger e Bob Kane, fece la sua prima apparizione nella primavera del 1940 nel primo numero del fumetto solista Batman, dopo che il Cavaliere oscuro aveva fatto la sua comparsa in altre riviste sempre a fumetti nel 1939.

Da allora, la villain, dietro la cui maschera si cela Selina Kyle, ha intrecciato con il supereroe un complicato, subendo diverse reincarnazioni.

Catwomanwheninrome

La ladra dalla tuta attillata e dalla potentissima frusta è stata celebrata a dovere: la Dc Comics, infatti, ha pubblicato il 15 aprile 2020 un volume speciale Catwoman 80th Anniversary 100-Page Super Spectacular. L’albo di grandi dimensioni raccoglie i contribuiti di diversi artisti che hanno avuto a che fare col personaggio: Tom King, Mikel Janin, Will Pfeifer, Adam Hughes, Ann Nocenti e Mindy Newell, fino alla fumettista Joëlle Jones, che si sta occupando attualmente di Catwoman e che fornisce anche l’immagine di copertina del libro. Fra i vari contenuti c’è anche una storia inedita di 12 pagine firmata da Ed Brubaker e Cameron Stewart, che 10 anni fa proprio con questo personaggio hanno raggiunto il successo. Ci sono infine delle variant cover dedicate ciascuna a un decennio diverso della sua storia.

IlCavaliereOscuroIlRitornoMichellePfeifferparladiAnneHathawayeCatwoman

Catwoman ha avuto un grande impatto anche al di fuori del mondo del fumetto, in particolare nell’universo seriale e cinematografico, dove è stata interpretata da diverse attrici: Julie Newmar, Eartha Kitt, Michelle Pfeiffer nel memorabile Batman Returns di Tim Burton, Halle Berry nello sfortunatissimo film solista del 2004 e più di recente Anne Hathaway (qui una sua imperdibile galleria fotografica). La prossima sarà Zoë Kravitz in The Batman, futuro film diretto da Matt Reeves.

Per concludere, segnaliamo che ad affilare gli artigli è la cosplayer Arianna Braschi, in arte Arystitch, con il suo costume di Catwoman e maschera della gatta più sensuale ed enigmatica di Gotham; l’abbigliamento rilasciato su licenza ufficiale da DC Comics™ riproduce la tuta indossata dalla celebre e ammaliante ladra del fumetto. Il costume comprende: una tuta realizzata in vinile nero molto aderente effetto latex, una cintura con fibbia e guanti assortiti, più la maschera e i classici occhiali per la visione notturna della donna gatto!

La cosplayer Arianna Braschi, in arte Arystitch

La cosplayer Arianna Braschi, in arte Arystitch

Riflettori sulle Variant Cover di Catwoman 80th Anniversary

Continuando la loro tradizione di attenzione creativa ai dettagli, DC Comics ha rilasciato le sue variant cover decennali per Catwoman: 80th Anniversary Super-Spectacular di 100 pagine , disponibile in USA già dal 15 Aprile 2020. Sebbene Catwoman abbia avuto alcune run da solista in più rispetto a Robin e quindi abbia più materiale da cui trarre per creare trattamenti per il titolo rispetto a Boy (and Girl) Wonders, i disegnatori delle copertine avevano ancora una buona dose di estrapolazione creativa per i primi tre decenni di lei questione celebrativa.

Questa la copertina principale del numero a lei dedicato. Qui la potete vedere, senza testo. L’attuale scrittrice / artista Catwoman è Joelle Jones. È interessante notare che non evidenzia le parti più distintive della sua riprogettazione del personaggio.

Variant cover degli anni ’40: Adam Hughes, noto per la sua lunga serie di copertine spettacolari per la serie Catwoman della metà degli anni 2000, disegna una gioiosa Catwoman retroilluminata attraverso il suo mantello verde filmato come una star del cinema. Come l’abito commerciale di Robin degli anni ’40, usa una forte doppia barra di colori per il trattamento del titolo. Il carattere utilizzato per “Catwoman” è un po’ strano. Leggermente simile al trattamento per piccoli titoli di Detective Comics # 122 (dagli anni ’40), è irregolare (probabilmente a causa delle dimensioni ridotte e delle scritte a mano sulla copertina originale), ma invece di utilizzare il trattamento tutto maiuscolo, utilizza un carattere minuscolo irregolare e sovrapposto. Come per il Robin degli anni ’40, questa copertina usa lo stesso carattere per “80° anniversario di 100 pagine super spettacolare”.

Variant cover degli anni ’50: Travis Charest disegna una Catwoman dall’aspetto malinconico su un trono verde, circondata da gatti. Ancora una volta, come la copertina di Robin degli anni ’50, il titolo è inclinato in una scatola bordata, simile al logo di Detective Comics nella copertina degli anni ’40 descritta sopra, sebbene il carattere Catwoman tenti di catturare la sua personalità di spirito libero con un lavoro di linea imitando il pennello, che non sembra direttamente ispirato da nessun altro titolo di “Catwoman”. L’inclinazione della scritta “Catwoman” stessa sembra simile alla copia sulla copertina di Batman # 65 , ma l’effetto pennello sembra essere unico. Il resto dell’abito commerciale è lo stesso della copertina Robin degli anni ’50.

Variant cover degli anni ’60: qui abbiamo una grande divergenza rispetto alla copertina di Robin degli anni ’60. Questa allegra copertina di J. Scott Campbell si ispira chiaramente allo show televisivo Batman ’66 – Campbell ha fornito le scritte per il titolo e l’eroina ispirata allo show televisivo. Questa scritta imita il logo Batman dello show televisivo, sebbene estrapolato per le lettere che non compaiono in “Batman” – confronto fornito dal fumetto Batman ’66 del 2014. È interessante notare che il trattamento di copertina del nome di Catwoman non fornisce alcun collegamento con Campbell lettere, che è chiaramente un’imitazione sfacciata del carattere di Batman. Questa è sicuramente una delle copertine più forti di Campbell della memoria recente, con l’aspetto e l’anatomia di Catwoman divertenti, piuttosto che troppo esagerati. Il resto dell’abito commerciale è lo stesso della copertina Robin degli anni ’60.

 

Variant cover degli anni ’70: Frank Cho offre un mantello verde scuro riccamente scorrevole per la sua variant Catwoman degli anni ’70 ed elementi dal design accattivante. Per il trattamento del titolo, abbiamo il primo elemento reale tratto da un titolo storico di Catwoman The Brave and the Bold # 197, la famosa cover del matrimonio tra Batman e Catwoman. Tuttavia, questa storia risale al 1983, qualche anno in ritardo per contare abbastanza come gli anni ’70 – anche se posso vedere perché hanno scelto di usare questo trattamento, in quanto è il primo vero trattamento del personaggio del titolo del nome di Catwoman, ed è abbastanza vicino al Anni ’80, tutto sommato. Sono un po ‘triste che non possano adattarsi al piccolo gatto di The Brave and the Bold in questa copertina. Il resto dell’abito commerciale è lo stesso della copertina Robin degli anni ’70.

Variante degli anni ’80: Artgerm ci regala un’azione insolitamente violenta per questa copertina, imitando diversi dettagli della prima copertina della miniserie di quattro numeri del 1989 – i baffi, l’atteggiamento arrabbiato e il tono scuro – disegnati originariamente da JJ Birch. Sebbene il lavoro di Artgerm qui, come sempre, sia lucido e dettagliato, purtroppo non è così stratificato o complesso come il suo recente lavoro per Joelle Jones sul personaggio. Il trattamento del titolo copia perfettamente anche quello della miniserie, la prima serie omonima di Catwoman, con la sua macchia d’inchiostro “C” e le maiuscole. A differenza della variante Robin degli anni ’80 di Frank Miller, questa copertina ha un suo trattamento di testo secondario, in quanto non imita l’abito commerciale di The Dark Knight Returns .

Variante degli anni ’90: Gabriele Dell’Otto rende abbastanza bene il costume di Jim Balent, con capelli testurizzati, pioggia, materiale per costumi e piastrelle sul tetto. Inizialmente, la copertina non sembra altrettanto drammatica, ma il livello di dettaglio impressiona con un’attenta ispezione. L’abito commerciale copia chiaramente quello della classica Catwoman degli anni ’90, con il suo carattere tutto maiuscolo leggermente irregolare e appuntito. Il resto dell’abito commerciale è lo stesso della copertina Robin degli anni ’90.

Variante degli anni 2000: la copertina degli anni 2000 atteso da Jim Lee, con il vestito disegnato da Darwyn Cooke e reso amorevolmente durante il lavoro di Lee su Batman: Hush è molto bello. Non è così caldo e divertente come la sua variante Robin degli anni ’40, ma un omaggio delizioso e divertente al design di Cooke e alla sua storia più popolare. Il trattamento del titolo fornisce un richiamo amorevole al titolo solista Catwoman di lunga data del 2001 reso famoso da Ed Brubaker e Cooke, che è stato seguito in attività artistiche da Cameron Stewart. L’iconico trattamento minuscolo “gatto” su “donna” riporta alla memoria la complessità e il divertimento di quel titolo, e il trattamento di “Super-Spettacolare di 100 pagine” è distinto dal trattamento degli anni 2000 nella variante di Robin.

Variante 2010: Jeehyung Lee dipinge la variazione in costume di Joelle Jones con i suoi ritagli dell’ascella immediatamente riconoscibili. Lo stile di Lee ricorda quello di Artgerm o Derrick Chew, con il suo uso di luce, trama e forme più morbide e arrotondate, abbastanza diverso dalle linee spesse, incredibilmente flessibili e accuratamente costruite di Jones. Le copie del trattamento del titolo utilizzate per entrambi i titoli solisti di New 52 e Rebirth Catwoman (visto qui con la copertina di Kevin Wada per la nuova corsa 52 – e sapevi che dovevo scegliere la copertina con Stephanie Brown su di essa), con la sua angolazione, aggressività ma carattere non eccessivamente appuntito e una firma “W” simile ad un artiglio rosso. “80th Anniversary” imita questo tipo di carattere, simile a come la variante Robin del 2010 imitava il carattere “Robin”. “100 pagine super spettacolari”, tuttavia, utilizza lo stesso carattere della variante Robin.

Fonte: [The Batman Universe.net]

Gotham 6 ? Gli attori sono disponibili

L’assassinio di Thomas e Martha Wayne. Il detective James Gordon e i futuri villains dell’universo di Batman tra i quali Catwoman, Pinguino, l’Enigmista, Poison Ivy e Due Facce. Il piccolo Bruce Wayne che non è ancora diventato l’uomo più ricco del mondo. Bruce Wayne che non ha ancora intrapreso una guerra contro il crimine indossando un costume con cappuccio e mantello. Bruce Wayne quando non era ancora il Batman che tutti conosciamo.

Molti fan hanno salutato per sempre (?) la serie TV Gotham terminate con la quinta stagione. Se vi sentite demoralizzati per la conclusione del telefilm prequel di Batman, potete cominciare a nutrire una piccola aspettativa riguardo a tanto inverosimile, quanto imprevedibile, ritorno della serie TV con nuovi episodi. Alcuni degli attori protagonisti di Gotham si sono infatti detti disponibili a un ritorno sul set per nuove puntate e nuove stagioni a testimonianza che la voglia di proseguire a recitare in questa serie per il piccolo schermo è veramente tanta.

Gotham 6 si fa? Il cast sarebbe favorevole “Penso che, se fossero coinvolte le altre persone, saremmo assolutamente disposti a farlo insieme”. “Sarebbe davvero spaventoso se fosse senza di loro. Eravamo davvero molto uniti, e lo saremmo rimasti… Sarebbe difficile immaginare di fare queste cose senza Ben McKenzie, che nella serie interpreta Jim Gordon” ha dichiarato Donal Logue, l’interprete di Harvey Bullock.  Ma del possibile ritorno di Gotham con nuove stagioni ne ha parlato anche Robin Lord Taylor, l’attore che vestiva i panni del Pinguino: “Adesso è un mondo completamente diverso, è folle. Niente si perde più. Inoltre, il nostro show arriva su Netflix il 30 settembre, la stagione finale esce su Netflix il 30 settembre e le persone continueranno a scoprire la serie. Con il passare degli anni, diventa sempre più grande. È davvero eccitante”.

Quindi Gotham, la serie TV proseguirà? La Fox deve ancora decidere. Ora la decisione passa a Fox, che dovrà stabilire se far continuare la serie TV considerato il successo di pubblico che ha avuto e anche tenuto presente di quanto la sesta stagione di Gotham sia voluta anche dagli attori che in questi anni hanno recitato nei vari episodi. Ma non è da escludere che anche qualche altro network televisivo, o piattaforma streaming (come Netflix e Amazon Prime Video), possa interessarsi a Gotham.

Fonte : [https://www.facebook.com/GOTHAMonFOX/]

Addio a O’Neil, papà del Batman “dark”

Lo scrittore e sceneggiatore statunitense è morto l’11 Giugno 2020 a 81 anni. Con lui le storie dell’uomo-pipistrello hanno acquisito un carattere oscuro.

Lo scrittore e sceneggiatore statunitense Dennis “Denny” O’Neil, autore ed editore di fumetti noto per il suo iconico lavoro su Batman, che rilanciò facendone un personaggio dark rispetto alla creazione originale di Bob Kane (1995-1998) con Bill Finger (1914-1974), è morto a 81 anni per cause naturali.

L’annuncio è stato dato su Twitter da Jim Lee, top manager di Dc Comics,  storica casa editrice a fumetti dei supereroi americani. «Denny è stato uno dei primi scrittori a portare attenzione alle questioni sociali, spingendo i fumetti a una maggiore rispettabilità e accettazione come forma d’arte», ha scritto Jim Lee.

La carriera
Nato a St. Louis il 3 maggio 1939, agli inizi degli Anni 60 O’Neil, all’epoca giornalista a Washington, fu assunto dal leggendario Stan Lee come assistente editor per Marvel Comics, dove lavorò a progetti che sono diventati successivamente pietre miliari nel mondo dei fumetti, scrivendo per Amazing Spider-Man, Iron Man e Daredevil. Entrato in seguito alla Charlton Comics a fianco di Dick Giordano, quando quest’ultimo passò a Dc Comics, O’Neil lo seguì, occupandosi delle sceneggiature delle serie Wonder Woman, Justice League of America, Superman e Lanterna Verde.

La nuova vita dell’uomo-pipistrello
O’Neil in coppia con Neal Adams rilanciò il personaggio dell’uomo-pipistrello Batman (che esordì nel 1939), creando personaggi come Ra’s al Ghul, Talia al Ghul, Leslie Thompkins, Azrael e Richard Dragon. Dopo un lungo periodo di storie dai contenuti più allegri, a fine anni Sessanta O’Neil arrivò anche alla guida come editore delle pubblicazioni di Batman: è suo il merito di aver riportato il cavaliere nell’ombra, virando le storie verso toni più oscuri, con l’uso di una narrazione realistica, dai tratti a volte horror.

 

I nemici

Altro espediente adottato da O’Neil per contribuire al revival di Batman fu la reintroduzione dei nemici come Joker o Due Facce. Come autore ed editore ha seguito tutte le pubblicazioni a fumetti di “Detective Comics”, “Batman” e “Batman: Legends of the Dark Knight” (dal 1989), dove rafforzò il legame del supereroe con l’animale suo simbolo, il pipistrello. Ha curato la stesura delle sceneggiatura di tutti i volumi di Batman per conto della Dc Comics dal 1986 al 2000. Come editor ha portato il fumettista Frank Miller alla Dc Comics promuovendo la sua miniserie “Batman: Il ritorno del Cavaliere Oscuro”. O’Neil si è occupato inoltre degli adattamenti dell’arco narrativo di “Batman: Knightfall” (1994) e ha seguito da vicino la realizzazione delle pellicole cinematografiche “Batman Begins” (2005) e “Il cavaliere oscuro” (2008).
FONTE: [LA STAMPA]

70 anni di Batmobile in un documentario

La forza di Batman non è soprannaturale, ma si basa sulla una grande capacità di combattimento a mani nude abbinata a tanta, tantissima tecnologia. E proprio nel catalogo di accessori tecnologici che Batman usa per combattere il crimine, spicca la celeberrima Batmobile, la sua auto supercorazzata e superaccessoriata. Nel corso degli anni, che sono diventati ben 70, la speciale vettura del supereroe ha assunto numerose forme e la Warner Bros, per celebrarla, ha voluto pubblicare un lungo documentario (dura quasi un’ora) sul suo canale Youtube che ne racconta la storia.

Eccolo qui:

Il docufilm segue l’evoluzione della Batmobile nel corso dei suoi 70 anni di carriera, raccontando aneddoti e curiosità sulle varie versione che si sono succedute nella lunga saga di Batman, dai fumetti al grande schermo, passando per la celebre serie TV degli anni Sessanta.

Seguendo il video impariamo qualcosa in più sulla speciale quattro ruote dell’Uomo Pipistrello. Chi ricorda, infatti, che nel 1939 la Batmobile dei fumetti era una normalissima berlina rossa? È nel 1941 che, sulle strisce della DC Comics, l’auto del nostro eroe inizia ad avere i toni del nero e un aspetto più minaccioso.

Nel 1943 Batman appare nel suo primo film, e con lui compare anche ovviamente la Batmobile. In questa prima pellicola si trattava di una semplice Cadillac decapottabile: questione di budget.

Se su pellicola era ancora difficile realizzare un’auto fuori dagli schemi, nei fumetti si poteva invece dare libero sfogo alla fantasia. Nel 1950 ecco dunque apparire sugli albi DC la prima Batmobile degna di questo nome: armi, accessori, design estremo e una grande ala di pipistrello sul posteriore.

Occorre attendere gli anni Sessanta per poter vedere qualcosa di simile dal vivo (anche se solo sullo schermo televisivo). Nella famosa serie TV di Batman del 1966 arriva l’iconica Batmobile realizzata da George Barris, specialista in personalizzazioni a quattro ruote assoldato dalla 20th Century Fox. Da una Lincoln Futura (un concept Ford mai entrato in produzione) prese forma la Batmobile del Batman interpretato da Adam West, con calotte di vetro e, soprattutto, il primo (finto) motore a reazione.

Negli anni Ottanta, con gli oscuri film di Tim Burton (con Michael Keaton nei panni dell’eroe), la Batmobile si tinge completamente di nero e assume uno stile esagerato pensato dal designer Anton Furst. Si trattava di una lunghissima Gran Turismo che presentava un enorme reattore nel bel mezzo del cofano. Il Batman di Joel Schumacher del 1995 (interpretato da Val Kilmer) aveva una Batmobile che nelle linee generali assomigliava a quella di Anton Furst, ma l’aspetto era forse un po’ più kitsch.

Arriva il 1997 e con lui il Batman di Joel Schumacher con George Clooney, per il quale è stata pensata una Batmobile che rende omaggio allo stile degli anni Trenta, con un cofano esageratamente lungo e linee sinuosissime.

Nel 2005 si cambia totalmente registro: la Batmobile del Cavaliere Oscuro, nella saga cinematografica girata da Christopher Nolan, diventa una sorta di carro armato off-road dalle linee che ricordano una Lamborghini.

Qui troverete le Batmomibili a confronto tra di loro.

Fonte: [Quotidiano.net]