Batman: il team di sviluppo svela nuovi indizi sul prossimo gioco

A cinque anni dallʼultimo episodio unʼimmagine pubblicata in rete alimenta le speculazioni sul prossimo capitolo della saga Batman: Arkham

Sono passati cinque lunghi anni quando Batman: Arkham Knight ha appassionato migliaia di giocatori in giro per il mondo. Già lo scorso dicembre erano trapelati alcuni indizi che volevano il ritorno del Cavaliere Oscuro in un nuovo episodio videludico. A un mese dalla prima comparsa di alcuni dettagli sul videogioco in lavorazione presso gli studi di Warner Bros. Games Montréal, una misteriosa immagine pubblicata recentemente sui social lascia presagire che questo ritorno sia sempre più vicino.

L’immagine in questione è frutto di una sorta di collage, i cui pezzi provengono da tre immagini pubblicate sui canali Facebook, Twitter e Instagram del team di sviluppo.

Una volta ricomposte, come in una sorta di puzzle, ciò che viene fuori da vita a una sorta di logo che sembra confermare le precedenti indiscrezioni sulla presenza della Corte dei Gufi, una setta segreta composta dall’élite di Gotham City che controlla l’intera città. Lo stesso logo è stato successivamente condiviso nella sua interezza da WB Games Montréal, che ha rimandato a una pagina segreta del suo sito.

Qui i fan hanno scoperto la presenza di una seconda immagine, simile a una sorta di “mandala”, che include anche il simbolo precedentemente diffuso dagli sviluppatori, che suggeriva inoltre la presenza di Ra’s al Ghul e della Lega degli Assassini come parte della storia. La nuova immagine, tuttavia, ha al suo interno spazi vuoti che dovrebbero riempirsi nei prossimi giochi con nuovi loghi simili a quelli già pubblicati.

Il messaggio riportato insieme all’immagine riporta la frase “Capture the Knight/Cape sur la Nuit”, dove la prima parte in inglese sembra riferirsi a Batman (Knight significa appunto Cavaliere, riferendosi all’appellativo di Cavaliere Oscuro, mentre la seconda in francese gioca con la parola Nuit (Notte) e Cape (Mantello), sempre alludendo all’Uomo Pipistrello.

Si spera che l’azienda possa accelerare un po’ e svelare al più presto nuovi dettagli sul suo nuovo gioco, considerando che il suo ultimo progetto rilevante è stato Batman: Arkham Origins del 2013, e da allora la software house si sta dedicando in gran segreto a un nuovo titolo basato sull’universo DC Comics.

Fonte: [TGCom]

 

“The Batman”: le prime foto dal set e intervista a Robert Pattinson

Intervistato da Variety, Robert Pattinson ha raccontato la sua prima volta nei panni di Batman (e non solo).

Si sa pochissimo, del nuovo film dedicato al Cavaliere Oscuro e tutto quello che siamo riusciti ad anticiparvi lo trovate qui.

Dopo la conferma di Warner Bros, a parlare è ora l’attore in persona. Nel corso di una lunga intervista rilasciata a Variety, ha parlato di come il suo Batman sarà.

the batman - Robert Pattinson

“The Batman”: Robert Pattinson sulla prima volta in costume

«L’ho indossato, e ricordo di aver detto a Matt (Reeves): “Wow, sembra davvero capace di trasformarti!”. E lui mi ha risposto: “Spero che lo faccia: in fondo è la Batsuit!», ha raccontato Robert Pattinson a proposito della prima volta in cui ha indossato il costume di Batman. «Quando lo indossi ti senti immediatamente potente. Ed è piuttosto sorprendente, visto che il rituale per indossarlo è incredibilmente difficile da affrontare e anche piuttosto umiliante. Hai cinque persone che cercano di infilarti dentro quell’affare. E, una volta che l’hai fatto, ti senti forte, ti senti un duro, sebbene un attimo prima qualcuno ti abbia spremuto le chiappe perché potessi indossarlo», ha confessato.

“The Batman”: la chiamata.

Ma non si è limitato a parlare del costume, Pattinson. Durante l’intervista ha confessato anche il suo amore per il Cavaliere Oscuro, sorprendendo un po’ tutti. «Avevo in mente Batman già da tempo. È assurdo da dire. Avevo questa idea, e continuavo a tormentare Matt, che non accettava però alcuna mia proposta e si rifiutava di incontrarmi», ha ricordato.Poi, quando il copione era ormai finito, Reeves acconsentì ad incontrare Robert a Los Angeles. La notizia sulla sua conferma nei panni del Cavaliere Oscuro trapelò a Cannes, quando ancora era ufficialmente in lizza per il ruolo insieme a tutta una serie di candidati, Nicholas Hoult in primis. Una fuga di notizie, questa, che lo fece infuriare: temeva che tutto sarebbe andato in frantumi, e che alla fine la parte sarebbe stata (ri)assegnata ad un altro. Poi, la conferma ufficiale: mentre era sul set di “Tenet”, film di Christopher Nolan in uscita nel 2020, ricevette la tanto attesa chiamata.

The Batman Robert Pattinson-Batsuit Screen Tests

E il resto è storia.“The Batman”: le critiche a Robert Pattinson.

La notizia di Robert Pattinson nei panni di Batman, tuttavia, non è stata accolta da tutti con piacere. Anzi. Molti fan del Cavaliere Oscuro contestano alla ex star di “Twilight” un passato troppo poco dark, per poter essere credibile nei panni del supereroe.È girata persino una petizione online, per far cambiare idea al regista. I fan di Batman, infatti, temono che si possa ripetere quanto successo con Ben Affleck, da sempre ritenuto non all’altezza del ruolo. In difesa di Pattinson è però sceso in campo persino il produttore, Michael Uslan, che ha chiesto a tutti un po’ di fiducia. «Come fa il regista a capire chi sia meglio scegliere? Penso che la chiave di tutto, in questo momento, sia proprio il regista, e la mia posizione in merito è questa: fidatevi di lui e della sua visione. Sospendete ogni giudizio fino alla visione del film e fino ad allora concedetegli almeno il beneficio del dubbio», ha chiesto.

Le prime foto dal set di The Batman

Le riprese di The Batman stanno per prendere il via a Cardington, le prime foto dal set svelano la costruzione di un’imponente cattedrale in cui verrà ambientata la scena di un funerale. Si tratterà forse del funerale dei genitori di Bruce Wayne?
L’utente @CardingtonSheds ha diffuso su Twitter una serie di foto rubate dal set di The Batman che mostrano le costruzioni realizzate in attesa dell’inizio della lavorazione. In un tweet scrive: “Questa settimana ho scoperto…. 1. Stanno filmando parti di The Batman con Robert Pattinson a Cardington. 2. Stanno costruendo una cattedrale nel capannone 1 per il film. 3. Stanno cercando 500 comparse. #Batman”.

In un secondo tweet @CardingtonSheds aggiunge: “Potete vedere da Google street view, potete arrivare molto vicino al capannone in cui stanno girando come al complesso residenziale vicino al capannone”.

 

 

Così Recchioni ha stravolto Dylan Dog: “Scrivere Batman? Assurdo, pare uno scherzo”

Durante Lucca Comics & Games 2019 l’autore romano Roberto Recchioni ha presentato gli ultimi due numeri che sovvertono completamente il mondo del personaggio, con tanto di matrimonio con Groucho, e una prestigiosa collaborazione con Batman.

Questa Lucca rappresenta senza dubbio uno dei momenti più importanti della tua carriera, abbiamo la collaborazione con la DC per il crossover con Batman, il culmine del tuo arco narrativo, benedetto da Sclavi, con Dylan, “Roma sarà distrutta in un giorno” con Il Muro del Canto, Chanbara e un sacco di altre cose che probabilmente ancora non ci puoi dire.

Come gestisci tutto questo e come gestisci il pensiero che tutto questo un giorno finirà?

«Tre anni fa, in quello che pensavo fosse già il picco, alla fine di un Napoli Comicon particolarmente intenso di cui ero il magister con tanto di mostra, gigantografie in giro, eventi eccetera decisi di fermarmi. Il mio nome era ovunque, lo avevo usato come una sorta di marchio per promuovere una serie di iniziative e c’erano cose mie in quasi tutti gli editori. Alla fine dell’ultima giornata mi son seduto su un prato e ho detto “Mi fermo, la mia rotta non è più chiara”. Per un po’ ho lavorato meno, anche se non si vedeva, perché i fumetti sono come delle navi, hanno una lunga inerzia e vanno avanti anche quando dai lo stop. Ho deciso di tornare a scrivere alcune cose molto concentrate. Da lì poi è nato “La fine della ragione” e poi tutto quello che è arrivato oggi che il frutto di parecchi anni di lavoro molto intenso concentrati in un momento specifico. E questo chiaramente un apice ancora più grande, c’è la conclusione di un lavoro lungo su Dylan che però rilancia qualcos’altro perché da qui parte una fase nuova di Dylan sia per il personaggio, sia per me nello specifico, e adesso le cose si faranno interessanti, di sicuro non mi fermo».

Però, come dicevamo, finirà.

“E arriviamo alla seconda parte la domanda, quella tosta… non so, io so per certo che non può durare, presto tardi invecchierò, i giovani si faranno sotto e mi dovranno “uccidere”. Il tema dell’uccidere il padre e lo stesso tema di Dylan. Ci sono vari modi per prenderla, ci sta di irrigidirsi, perché non hai visto da che parte arrivava il meteorite, da che parte arrivava il tuo omicida, e quindi prendere posizioni da ultraconservatore. Ci sono alcuni autori della generazione prima della mia che mi odiano perché non mi hanno visto arrivare».

Hai più volte detto che invecchiare e perdere presa sul presente è una tua grande paura no?

«Il terrore di essere diventato un vecchio trombone è forte, quindi continuo ad analizzarmi costantemente, ma so che presto o tardi, perderò il polso. Quindi visto che ho degli esempi negativi precisi davanti a me, delle persone che ho eletto come i miei “beta tester” negativi di quello che non voglio essere, tengo gli occhi aperti e quando vedo arrivare qualcuno, invece di irrigidirmi, lo chiamo. Quando ho visto arrivare per esempio Lorenzo Palloni che è probabilmente lo sceneggiatore che più velocemente si è imposto negli ultimi anni ed è chiaramente un proiettile destinato al successo, lo hanno premiato anche recentemente, invece di fare muro l’ho chiamato per lavorarci assieme».

Invece che combattere fatteli amici?

«Non solo, il mio ruolo non è solo quello dell’autore, io ho la responsabilità e la possibilità di capire che uno come Lorenzo arricchirà Dylan Dog. Quindi l’ho chiamato e presto vedremo i suoi lavori. È chiaro che un Lorenzo potrebbe uccidermi, come chiunque altro. E va bene, fa parte dell’ordine naturale delle cose, però intanto combatterò, perché questa è una spinta a cercare sempre di essere dei buoni autori e soprattutto degli autori vivi, non dei dinosauri che rimpiangono un passato che non è mai stato bello come viene raccontato. E poi anche cercare di ridare al mercato quello che il settore ha dato a me».

E cosa ti ha dato il settore? Di cosa sei grato?

«Beh io ho avuto la possibilità, anzi le possibilità. Io ho avuto la possibilità di arrivare dove volevo arrivare. Se torno indietro e vado dal me stesso sedicenne che lavorava in fumetteria gli vado a dire “Lo sai che nello stesso periodo tu scriverai Tex, Dylan Dog, Batman, John Constantine e Il Corvo” penso che rimarrebbe abbastanza sorpreso».

Ecco, arriviamo a Batman, quando ti si è allungato il sorriso quando l’accordo è stato siglato e quanto è difficile lavorare su Batman?

«È difficile lavorare con Batman perché in generale è complesso lavorare con le grandi property perché insieme all’ok ti arriva un contratto vincolante che comprende anche un codice di comportamento come autore, su ciò che puoi e non puoi fare. Non è poi così difficile in termini autoriali perché per me quando ti confronti con un personaggio così ti devi ricordare che in Italia quando scrivi Tex o Dylan scrivi per più lettori di Batman, ma resta una icona e davanti alle icone tu puoi rimanere schiacciato oppure puoi guardargli negli occhi. Secondo me il rispetto sta nel guardare questi mostri sacri con deferenza, ma anche convinti di ciò che si vuole fare, sennò non li stai rispettando se non pensi di poter dare il tuo meglio».

Una cosa che non mi pare sia stata evidenziata è che questo accordo fa parte di un disegno più grande tra Warner e Bonelli, non parliamo solo di qualche crossover.

«Sostanzialmente la Warner/DC ha avviato una serie di collaborazioni con i grandi editori in giro per il mondo per vedere come gli autori locali interpretano le loro icone. È un discorso di dare e avere: la DC incamera visioni nuove dei suoi personaggi e le rende popolari in quei Paesi e da noi fa comodo perché Batman non vende così tanto e grazie a Dylan può arrivare a un pubblico più ampio. Dall’altra parte porta Dylan, che in questo momento è una figura importante, a diffondersi in tutto il mondo, perché il fumetto arriverà in tutto il mondo e vista la serie in lavorazione è importante che sia così».

Ma Batman e Dylan cosa hanno in comune? Come si amalgamano?

«Batman e Dylan sembrano due personaggi lontanissimi, in realtà non lo sono per niente. Anche se è vero che uno è un vigilante che si veste da pipistrello e picchia la gente di notte e Dylan è uno che rifiuta la violenza, hanno punti in comune enormi. Nonostante un diverso codice morale il loro cuore è nello stesso posto: entrambi conoscono il diverso e capiscono che il diverso è qualcosa da proteggere. Batman lotta per creare un mondo in cui lui non serve, perché sa benissimo di essere un mostro, un freak, un diverso in un mondo popolato da altrettanti mostri e questo gli dà un forte senso di comprensione di tutto ciò che non è allineato. Batman non uccide il Joker in The Killing Joke perché capisce perfettamente la “cattiva giornata” che ha reso Joker quel che è. Il Batman di Frank Miller quando si confronta con Harvey Dent nel primo capitolo de Il Cavaliere Oscuro spera per tutta la storia che non sia Dent il criminale che è tornato a colpire, spera che abbia trovato una via di fuga. Batman non uccide mai i mostri con cui si confronta perché sa di esserlo anche lui, è la sua versione de “i mostri siamo noi”. Dylan si basa sullo stesso meccanismo, non ricorre mai alla violenza, se non costretto, c’è una accettazione del lato oscuro della personalità che è molto forte. Poi ci sono gli elementi in comune: uno ha un commissario alleato e l’altro un ispettore, uno ha il maggiordomo fedele e l’altro un assistente, entrambi hanno una macchina peculiare, sono entrambi detective. Funzionano per antitesi, sembra un vecchio sketch di Cochi e Renato in cui uno diceva cose tipo “Mio padre ha la macchina di lusso” e l’altro rispondeva solo “Il mio no”».

Ma di Batman ce ne sono tanti, come è il tuo?

«Il mio è un Batman molto classico, la sfida è stata allontanarmi dai miei Batman più amati. Evitare la voce narrante di Frank Miller è stato uno sforzo durissimo. Credo sia un Batman molto ironico, tutte le 200 pagine di storia sono giocate come se fosse una raffinata commedia all’americana. Gli elementi ironici sono fortissimi perché di fronte a Batman c’è uno scettico».

Quale è stata la difficoltà più grande nell’amalgamare questi due universi narrativi?

«Il problema grosso di questi due universi è che il livello di realismo è molto differente. Nell’universo DC una persona Gotham City o a Metropolis alza lo sguardo, vede qualcuno volare e fa spallucce, è solo martedì. È tutto normale per quelle persone vedere qualcosa di straordinario. Killer Croc nel mondo DC è una minaccia, ma non stupisce nessuno, in quello di Dylan Dog è un mostro che manderebbe tutti nel panico e si dubiterebbe della sua stessa esistenza. Quindi il problema vero era riuscire a far conciliare questi due universi che hanno un così diverso livello di realismo. Per farlo mi hanno permesso di operare una piccola retcon nelle regioni del Joker e inserire un tassello della storia del Joker nella storia di Dylan. Questo significa che adesso c’è un frammento di Joker che tocca la storia di Dylan, nello specifico è il modo in cui il Joker conosce Xabaras nel passato. È un incontro significativo, che poi si ripeterà anni dopo e porterà Dylan e Batman a conoscersi».

Voglio arrivare al momento in cui ti sei seduto di fronte a una pagina bianca di Word e hai scritto “Batman”

«Fa strano, fa molto strano. Ho scritto Diabolik, ho scritto Tex, ho scritto tante cose, ma digitare le parole “Batman dice…” è una cosa particolare. Più che altro perché c’è quella cosa chiamata “La sindrome dell’impostore” no? Quella secondo cui abbiamo una vocina dentro che ci ripete continuamente che non ci meritiamo quello che stiamo facendo. Ecco, io non ce l’ho, è una cosa che non mi ha mai toccato. Ritengo di meritare di stare dove sto, però scrivere Batman è… buffo, ti sembra un grande scherzo. Si torna sempre a quel ragazzino sedicenne che disegnava Batman e oggi si guarda e fa “sì come no, stai disegnando Batman? E io sto disegnando Zorro!” e non è detto che un giorno non faccia Zorro!».

Torniamo su Dylan, torniamo un attimo indietro. Secondo te cosa ha visto Sclavi quando ti ha dato le chiavi del suo mondo?

«Fondamentalmente ha visto una storia. Lavoravo su Dylan Dog da un po’, Mater Morbi è stata la mia terza storia e Tiziano mi ha voluto conoscere quando ha letto Mater Morbi. Là lui ha visto evidentemente qualcosa e di sicuro la storia gli è piaciuta molto, visto che la giudica è una delle più belle in assoluto di Dylan. Quando ci siamo incontrati ci siamo trovati, abbiamo trovato un vissuto comune. Io e lui abbiamo esperienza di vita molto diverse ma dei problemi che hanno generato le stesse sofferenze».

Forse ha visto anche la persona giusta per “uccidere il padre”?

«Una cosa è certa: io con Tiziano ci discuto. Non gli dico sì, gli dico “parliamone”. E quando sei l’autore del secondo, e a volte primo, fumetto venduto in Italia e uno dei più venduti al mondo non sono tante le persone che vengono a contestare il tuo punto di vista. Quindi credo che abbia visto qualcuno con cui confrontarsi invece di chi gli diceva sempre di sì».

Non ha trovato anche una persona in grado di sostenere il livello di polemica generato dai cambiamenti?

«Non credo, Tiziano non ha idea di come funzionano oggi queste cose, non segue i social, non segue il mondo di oggi e non conosce la mole di commenti che mi arrivano addosso ogni giorno. Abbiamo parlato molto di eredità e penso che abbia capito che il rispetto di qualcosa non voglia dire lasciarla in una teca, ma tenerla viva, anche a costo di stravolgerla».

Uno stravolgimento che molti vedono in questo Dylan “politicamente corretto”, che però è il Dylan di sempre.

«Quelle polemiche sono veramente stupide. L’immagine iconografica di Dylan lo vede alla testa di una folla di mostri, trasfigurando la simbologia de Il Quarto Stato. Lui non si è spostato di un millimetro è dalla parte del diverso, dell’oppresso e del debole e quindi non c’è niente di strano se sposa un uomo. Semplicemente alcuni lettori si sono scordati che cos’è perché sono invecchiati, mentre lui no. Dylan deve stare da quella parte, non per una questione politica, ma civile, di ragionevolezza. In quale universo possiamo sostenere la teoria secondo cui persone uguali debbano avere diritti diversi? Per me è una questione di pura razionalità, non c’è nessuna logica, non possono esistere esseri umani di serie A e serie B e appena metti in discussione una cosa del genere per me sei un cretino».

Pensi che questa cosa avrà un impatto?

«Beh l’ha già avuta nei soliti Libero, Primato Nazionale, Casa Pound, ma è arrivato anche tanto amore. A Lucca Comics si è avvertita una reazione molto forte. Sia per quello che riguarda Dylan, sia il suo simbolo. Alla fine stiamo pur sempre parlando del primo protagonista, del primo personaggio titolare di un fumetto che appare in copertina sposato con un altro uomo».

Ma l’albo è tante altre cose, sfogliando le pagine sembra quasi un trattato su Dylan Dog.

«È un albo con tanti scopi: chiude una serie di sottotrame, esplicita il ruolo di John Ghost, che poi è il mio ruolo, io parlo per bocca di Ghost e sono stato quello che ha portato il personaggio là doveva trovarsi. C’è tantissimo metatesto e sai una cosa? Mi rendo conto che non a tutti piace. Molte persone non vogliono che sia ricordato che stanno leggendo fumetto e lo prendono male. Vogliono fuggire, non amano neppure troppi richiami al reale, agganci politici contemporanei. Vogliono una narrazione escapista che fugge dalla realtà. A me quella narrazione quando viene presa troppo sul serio fa schifo. La trovo pericolosa, reazionaria, portatrice di una idea sbagliata. Le grandi opere rimandano al reale sempre, tutto è politico. Game of Thrones non è una storia di draghi è una storia di politica che parla di potere oggi. Persino Guerre Stellari parla del nostro presente, anche il modo in cui è cambiato ci dice qualcosa. Il problema è che viviamo in una società che è completamente schiava da una parte di una eccessiva infantilizzazione e dall’altra di un eccesso di controllo dei messaggi».

In effetti siamo tra due poli: il totale disimpegno e la paura di offendere sempre qualcuno.

«Viviamo in un mondo dominato dalla narrazione, la politica è diventata più interessante perché ogni giorno c’è un colpo di scena artefatto che serve a mantenere vivo il racconto e l’interesse. Siamo talmente annoiati e spaventati che ci rifugiamo nelle storie e stilizziamo il reale. Il reale non può essere stilizzato perché è complicato, noioso e spaventoso. Io amo la narrazione ma non può sostituire la realtà».

Fonte:[La Stampa]

A partire da giovedì 19 dicembre 2019 è in distribuzione in tutte le edicole Dylan Dog/Batman, un albo di 94 pagine a colori (al prezzo di 4,90 euro) contenente quattro storie complete, tra cui proprio quella già inserita nel numero zero.

Dietro la splendida copertina di Emiliano Mammucari potete trovare infatti Relazioni pericolose di Roberto RecchioniWerther Dell’Edera e Gigi Cavenago, insieme a “La nuova alba dei morti viventi”, il remake del mitico numero uno di Dylan realizzato da Mammucari su testi di Recchioni e pubblicato per la prima volta nel Color Fest n. 18. La parte supereroica dell’albo è rappresentata invece dalla prima apparizione del Joker così com’è stata raccontata da Bill Finger e Bob Kane nel 1940, e dalla classicissima “La vendetta in cinque punti di Joker!” di Dennis O’Neil e Neal Adams, pubblicata originariamente nel 1973.

Se non siete stati a Lucca Comics, Dylan Dog/Batman è un ottimo punto di partenza per iniziare il processo di avvicinamento al crossover dell’anno prossimo. E anche se a Lucca ci siete stati o se avete comprato l’albo nel nostro Shop online, se amate l’Indagatore dell’Incubo o il Cavaliere oscuro, o il buon vecchio Joker, non potete lasciarvi scappare questo albo!

Fonte [Sito ufficiale Bonelli]

 

Batman compie 80 anni: tutti i film sul pipistrello

In attesa che arrivi nelle sale “The Batman”, ecco tutti i film che sono stati negli anni dedicati al Cavaliere Oscuro e una serie di easter egg che potete trovare cliccando sui nostri link.

Batman compie 80 anni. E mentre il mondo lo celebra con proiezioni del bat-segnale (Italia compresa) e la moda gli dedica capsule collection, noi ripercorriamo insieme tutti i film dedicati all’amatissimo “uomo pipistrello”. Nell’attesa di rivederlo al cinema, questa volta interpretato da un Robert Pattinson che – prossimo protagonista di “The Batman” – non ha mancato di attirare su di sé spiacevoli critiche.

Batman arriva la prima volta sul piccolo schermo nel 1943, interpretato da Lewis Wilson: 15 episodi per un serial cinematografico intitolato semplicemente “Batman”, che introduce la “Bat’s Cave” e il suo ingresso attraverso l’orologio a muro.

Nel 1949 è la volta di un altro serial: “Batman and Robin”, sequel di “Batman” con Robert Lowery nei panni dell’uomo pipistrello e Johnny Duncan in quelli di Robin. I due sono chiamati a combattere contro il mascherato Wizard, la cui identità viene resa nota solamente nell’ultimo episodio.

E sul grande schermo?

“Batman” (1966)

Nel 1966, Leslie H. Martinson dirige il primo lungometraggio a colori dedicato a Batman (qui interpretato da Adam West), tratto dall’omonima serie televisiva. Schmidlapp si trova a bordo del suo yacht, con un’invenzione in grado di polverizzare le persone e di farle tornare normali. Batman e Robin capiscono che dietro a tutto questo ci sono il Joker, il Pinguino, l’Enigmista e Catwoman, che vogliono impadronirsi del congresso delle Nazioni Unite. Così, dovranno ingegnarsi per sconfiggere la temibile squadra.

Batman” (1989) e “Batman – Il ritorno” (1992)

Nel 1989, nei panni di Batman troviamo Michael Keaton. Per la verità, tutto il cast diretto da Tim Burton è d’eccezione: Jack Nicholson è il Joker, Kim Basinger è Vicki Vale e Jack Palance il potentissimo boss mafioso di Gotham City Carl Grissom. Primo tra i film su Batman prodotti dalla Warner Bros, “Batman” ottiene numerose nomination ai Golden Globe e ai BAFTA e vince il Premio Oscar per la miglior scenografia.

Nel 1992 arriva anche il seguito, “Batman – Il ritorno”. A dirigerlo è ancora una volta Tim Burton e nei panni di Batman troviamo nuovamente Michael Keaton. Successo di critica e di pubblico, le sue atmosfere cupe non piacciono però a tutti. Molto spazio è dedicato alla figura del Pinguino, di cui si ripercorre l’infanzia fino ad un presente violento a cui solamente Batman – già impegnato nel combattere la banda del Triangolo Rosso, composta da individui armati che agiscono con costumi e metodi a tema circense – può porre fine.

Batman Forever” (1995)

Terzo capitolo della saga cominciata da Tim Burton, “Batman Forever” vanta invece la regia di Joel Schumacher (che dirigerà anche il quarto episodio, “Batman & Robin”). Nominato a tre statuette (miglior fotografia, miglior sonoro e miglior montaggio sonoro), vede Val Kilmer nei panni di Batman. Che, chiamato dal commissario di polizia per affrontare Due Facce (ex procuratore distrettuale sfigurato), si trova anche alle prese Edward Nigma, furioso per il rifiuto di un finanziamento da parte di Bruce Wayne.

Batman & Robin” (1997)

Nel 1997, a indossare i panni di Batman è George Clooney. Diretto da Joel Schumacher e colpito da numerose recensioni negative, il film si concentra sulle figure di Batman e Robin (Chris O’Donnell), che falliscono nel tentativo di sventare una rapina di diamanti al museo di Gotham per una mossa avventata di Robin. Intanto, il folle scienziato Jason Woodrue crea Veleno, un potentissimo siero composto da tossine e steroidi in grado di trasformare il più esile degli uomini in un supersoldato da vendere a potenze straniere. Così, il Cavaliere Oscuro si trova a dover combattere contro di lui e contro Mr. Freeze, vittima di un incidente che lo costringe a indossare una tuta criogenica e responsabile della rapina al museo.

Batman Begins” (2005), “Il Cavaliere Oscuro” (2008) e “Il Cavaliere Oscuro – Il ritorno” (2012)

Nel 2005 ha inizio la trilogia diretta da Christopher Nolan e interpretata da Christian Bale.

In “Batman Begins”, Bruce Wayne è rinchiuso in una prigione del Bhutan, dove riceve la visita di Ducard che – braccio destro di Ra’s al Ghul, leader della Setta delle Ombre il cui obiettivo è quello di eliminare ciò che di marcio c’è al mondo e nella società – promette di aiutarlo. Tuttavia, anziché sposare la causa Wayne sceglie di tornare a Gotham City per provare a combattere la corruzione: è la nascita di Batman.

“Il Cavaliere Oscuro” è ambientato un anno dopo l’arrivo di Batman a Gotham City ed è incentrato sulla figura del Joker (Heath Ledger). Vincitrice di due premi Oscar (per il miglior montaggio sonoro e a Heath Ledger come miglior attore non protagonista), la pellicola è stata inserita dal The Guardian tra i 100 migliori lungometraggi del XXI secolo ed è una parabola sull’eroe condannato al sacrificio in difesa di ideali superiori.

Otto anni dopo “Il Cavaliere Oscuro” si svolgono invece le vicende di “Il Cavaliere Oscuro – Il ritorno”, ispirato al fumetto “Batman: La vendetta di Bane”. Tra i trenta film che più hanno incassato nella storia del cinema, è l’ultimo della fortunatissima trilogia diretta da Nolan.

Batman v Superman: Dawn of Justice” (2016)

Recensioni tutt’altro che positive le ha portate a casa invece Ben Affleck, che i panni di Batman li ha indossati in “Batman v Superman: Dawn of Justice”“Suicide Squad” e “Justice League”.

Diretto da Zack Snyder e ispirato ai fumetti “Il ritorno del Cavaliere Oscuro” e “La morte di Superman”,  “Batman v Superman: Dawn of Justice” racconta la rivalità tra i due supereroi che – alla fine – capiscono di non essere l’uno una minaccia per l’altro.

E il Batman di Pattinson? Si dice sarà del tutto diverso dai precedenti…

Un po’ di storia sui personaggi che popolano l’universo di Batman parte 9

BATWOMAN

La seconda metà degli anni ’50 assiste all’entrata in scena della controparte femminile dell’eroe mascherato di Gotham, Batwoman (Detective Comics n.233). Bellissima acrobata e, in seguito, proprietaria di un circo, indossa l’attillato costume da pipistrello emulando ammirata il Cavaliere Oscuro e, grazie ad una cospicua eredità, diventa subito sua indesiderata partner, rivaleggiando con il Batman nei casi più disparati. La Bat-donna (o Bat-amazzone, come viene ribattezzata in Italia) perderà questa speciale guerra dei sessi da lei stessa scatenata quando Batman, dando prova di maggiori capacità deduttive, scoprirà, a differenza di lei, la vera identità della rivale, costringendola ad abbandonare la carriera di eroina.

Batwoman per il Batman Silent Book disegnata da Elena Casagrande

Katherine Webb-Kane, dotata di un arsenale dissimulato in una frivola borsetta (il portacipria contiene polvere accecante, la boccetta di profumo è invece gas asfissiante e così via…), opererà in coppia con la nipote Betty, la prima Batgirl, che scopre per caso la doppia identità della zia, dando modo ai sapienti sceneggiatori DC di sviluppare il gioco delle possibilità sentimentali tra Bruce e Kathy e tra i giovani Robin e Batgirl, anche se nessun valore futuro verrà attribuito a questi rapporti. La sequenza di storie prima del rinnovamento di Crisis, la trovano tranquillamente in pensione su Terra 2, membro stimato dell’alta società di Gotham. Destino più tragico la attende su Terra 1, dove viene uccisa dal criminale Tigre di Bronzo (Bronze Tiger), durante una contesa tra Ra’s Al Ghul e Sensei, leader della Lega degli Assassini.

Nel 2006 la DC Comics ha pensato di rilanciare il personaggio nell’albo n.11 della saga 52 e, con l’assenza di Batman a causa di Batman R.I.P., è divenuta la protagonista di Detective Comics. Il design del personaggio venne curato da Alex Ross. L’identità di questa nuova Batwoman II è Kathy Kane, miliardaria lesbica che frequenta gli stessi ambienti di Bruce Wayne, ex compagna di Renee Montoya.
Katherine “Kate” Kane, è quindi l’attuale Batwoman II è figlia del colonnello dei corpi speciali, Jacob “Jake” Kane.
Kate decise di prendere le orme di Batman in età adulta, quando l’eroe la salvò da un assalitore, ma la determinazione alla lotta contro il crimine l’aveva sin da bambina: lei e la sorella gemella furono rapite assieme alla madre. Il padre intervenne per salvarle, ma madre e sorella morirono nello scontro a fuoco, sotto i suoi occhi.
La sua aiutante è la cugina Bette Kane, che già da anni era la supereroina Flamebird.
Con il riavvio della continuity DC in Rebirth, su Detective Comics Batman assembla una sua squadra personale di assistenti che comprende Kate Kane/Batwoman.
Bette Kane, alias Bat-Girl alias Flamebird, cugina e alleata dell’attuale Batwoman, in un prossimo futuro è mostrata come nuova Batwoman, la III, nonché amore di Tim Drake alias il nuovo Batman, nella saga Titans Tomorrow.

Cassandra Cain, alias Batgirl III, nella saga Titans Tomorrow… Today! è mostrata come Batwoman IV al posto di Bette Kane, che non sta più con Tim Drake/Batman e ha ripreso il vecchio ruolo di Flamebird.

80 anni di Batman: gli auguri del blogger Samuele Celletti in arte Mr. Comics

Samuele, in arte Mr Comics ha una sconfinata passione per il fumetto, e proprio per questo è nato il suo alter ego pagina Facebook e Instagram “Mr. Comics”. In queste pagine potete trovare non solo reportage e recensioni dedicati ai supereroi del Cosmo Marvel e Dc Comics ma anche altri personaggi come Tex, Dylan dog, Topolino, Pk e tanti altri che hanno appassionato e continuano tutt’ora a coinvolgere i tanti lettori!!

Per Samuele Batman, è uno dei personaggi con la psicologia più complessa e profonda, che in questi 80 anni ha avuto la fortuna di avere i migliori scrittori e disegnatori del fumetto mondiale.

Secondo lui Batman non può e non deve essere definito un supereroe,  ma un eroe, in quanto si basa sulla sua intelligenza, sulla forza di volontà e fisica, e nella fortuna di aver ereditato tutto il patrimonio ed i soldi della famiglia Wayne, per avere un grande aiuto nella lotta al crimine, oltre che dai suoi vari alleati, anche dalla tecnologia.

Le sue storie preferite sono quelle di Grant Morrison, in particolare la saga “Batman e figlio”, il Batman di Frank Miller in graphic novel storiche come Batman Anno Uno e tutta la saga del “Cavaliere Oscuro” di Miller, comprendente “Il Ritorno del Cavaliere Oscuro, “Il Cavaliere Oscuro Colpisce Ancora”, e il “Cavaliere Oscuro 3 Razza Suprema”, e tutta una serie di autori come Neal Adams, e Tom King che ha scritto le storie più recenti del personaggio nella serie regolare in continuity.

La notte di Batman

La notte illumina il Cavaliere Oscuro, un ossimoro che ha la sua ragione di esistere dal 1939.

Batman Day 21 Settembre 2019 – Roma Hotel NH Piazza dei Cinquecento

Il Pipistrello scorrazza sui tetti avvolto nel silenzio della notte di Roma.
Non si mostra a chiunque, non lo fa mai.
Ma questa è la sua gloriosa notte, quella che ci ricongiunge con i suoi creatori: Bob Kane e Bill Finger.

E’ la notte in cui ripetiamo più volte la nostra esultanza guardando il Batsegnale che si staglia nel cielo notturno!

Non esiste più lontananza tra i suoi fans e i suoi creatori.
Per gli oppressi questa è la notte in cui le lacrime non vincono più. Il dolore non vince più. Lo smarrimento non vince più. Il male non vince più! Bruce Wayne dopo aver pianto, sofferto, vissuto lo smarrimento, per la morte dei suoi genitori è diventato Batman.
Ora il Bat segnale è visibile in cielo e con l’esplosione di gioia dei fans, Batman riceve un dono per i suoi 80 anni di vita.
Questo è un momento di una tenerezza e di una profondità d’amore senza limiti per il Cavaliere Oscuro.
Batman, e tutti i suoi fans fanno festa questa sera. Si sono uniti al party diversi disegnatori italiani che hanno succeduto i creatori: David Messina, Eleonora Carlini, Emanuel Simeoni, Emanuela Lupacchino, Fabio Listrani

ed il gruppo di figuranti dei Gotham Shadows.

Lasciamo che questa notte risvegli nell’intimità del cuore di ogni singolo fans la gioia di aver potuto conoscere un detective così speciale.

Per questa notte meravigliosa dedicata a noi fans, si ringrazia la DC Comics, la Warner Bros. Ent. Italia e la Rw Edizioni e per essa il loro Social Media Marketing Raffaele Il Raffo Coppola, un vero promoter del fumetto.