Mini rende omaggio a Batman

Per festeggiare gli ottanta anni del supereroe è stata realizzata una Clubman in un esemplare unico in versione total black.

L’indimenticabile Batman spegne ottanta candeline e la Milano Design Week 2019 ha festeggiato il supereroe tingendosi di nero per una vera e propria dark night organizzata da Qmi Stardust in collaborazione con Warner Bros.

Nei diversi eventi della serata dedicata, sul palcoscenico del Cinema Teatro Manzoni, sono state presentate creazioni esclusive di design ispirate a uno degli eroi più amati per celebrare i suoi 80 anni insieme al mondo del design.

L’area di interior design total black è stata personalizzata con elementi iconici selezionati ah hoc e dalla creatività dell’architetto Fabio Rotella, che reso il meritato tributo a Batman in tutte le sue epoche, versioni e stili.
Anche Mini ha reso omaggio alla leggenda dell’uomo pipistrello con una Clubman in un esemplare unico in versione total black, realizzata appositamente per la Design Week.

Il party, riservato ai fan di Batman, è stato un’occasione unica per celebrare le icone del design con collezioni ispirate alla dark night con “bat-momenti” che hanno accompagnato gli ospiti fino al più tradizionale taglio della torta.

Mini, partner dell’evento, ha festeggiato così il “Cavaliere Oscuro” con un esemplare della Clubman interamente wrappata di nero che è stata esposta nel foyer del teatro, in uno spazio appositamente realizzato e curato in ogni minimo dettaglio.

Il design e lo stile iconico tipici della Mini Clubman hanno assunto un look gotico nella versione total black dedicata all’uomo pipistrello, che in tutte le rappresentazioni susseguitesi negli anni è stato dipinto come amante della tecnologia e dei veicoli all’avanguardia.

La Batmobile è sempre stata molto più di un’auto, ha rappresentato un veicolo dal design esclusivo, dotato di strumenti, oggetti, e funzionalità per sostenere le attività anticrimine e accompagnare Batman nelle sue avventure. Allo stesso modo Mini Clubman incarna per tutti gli appassionati del brand britannico un design iconico e inconfondibile.

Secondo la casa quindi, quello tra l’eroe di Gotham e il classico stile Mini è connubio perfetto, elegante e fedele a sé stesso nel tempo, ma sempre in continua evoluzione per offrire alti livelli di tecnologia, comfort e divertimento di guida. (m.r.)

Fonte: [Repubblica]

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Alcuni personaggi della Rogue Gallery di Batman

Sono il peggio che Gotham City possa offrire. Maniaci, assassini, gangster e scontenti d’ogni sorta, i loro nomi malfamati costituiscono un vero schedario criminale. Una feccia che accampa pretese territoriali su Gotham ed è affetta da fissazioni psicotiche sul Cavaliere Oscuro, come loro nemesi. E’ opinione consolidata, tra gli storici del fumetto americano, che Batman abbia raccolto nel tempo la miglior Rogue Gallery mai vista nel sotto-genere supereroístico.


Alcune nemesi di straordinario fascino si sono aggiunte anche piuttosto recentemente. Verso la fine degli anni sessanta abbiamo assistito alla nascita di Dollmaker (il fabbricante di bambole) apparso per la prima volta su Plastic Man n. 10 (giugno 1968). In seguito tre persone si sono susseguite nel ruolo del Fabbricante di Bambole. Gli anni ’70, ad esempio, ci hanno regalato Ra’s Al Ghul (creato da Julius Schwartz, Dennis O’Neil e dal disegnatore Neal Adams nel 1971) oppure un Man-Bat (apparso per la prima volta nel 1970 su Detective Comics vol. 1 n. 400, personaggio creato da Frank Robbins e Neal Adams). Terribili e inquietanti. Ma la stragrande maggioranza dei Bat-villains è composta di arcinemici classici, di lungo, lunghissimo corso. Alfieri del Male introdotti durante la mitica Golden Age (1938-1955) e da allora eternamente impostisi nell’immaginario collettivo. Ad esempio il cangiante FACCIA DI CRETA o meglio Clayface (creato da Bill Finger e Bob Kane per le pagine di Detective Comics vol. 1 n. 40). Per poi continuare con la sensuale CATWOMAN (creata da Bob Kane e Bill Finger nel 1940) e il goffo PINGUINO, alter ego di Oswald Chesterfield Cobblepot (creato da Bob Kane e Bill Finger). E dopo di loro ancora Hugo Strange (prima apparizione Detective Comics #36 (1940). Creato da Bill Finger e Bob Kane), DUE FACCE (creato da Bob Kane e Bill Finger nel 1942), lo SPAVENTAPASSERI (creato da Bill Finger e Bob Kane nel 1941) e ancora l’ENIGMISTA (creato da Bill Finger e Dick Sprang, apparso per la prima volta su Detective Comics n. 140, nel 1948), Cappellaio Matto (prima apparizione Batman #49 (1948). Creato da Bill Finger e Bob Kane). Nel breve volgere di una manciata di stagioni, insomma, l’officina grafica di Bob Kane & Bill Finger dotò il Cavaliere Oscuro di minacce sufficienti per andare avanti dei secoli.

Sempre nei primi tempi di vita di Batman, ebbe vita il genio folle, il Principe Clown del Crimine… il JOKER. Forse il solo personaggio negativo in grado di competere in popolarità con i maggiori eroi. E di batterli!
Il Joker debuttò nella primavera del 1940 su Batman n. 1. Proprio a quell’epoca il maligno ghigno del Joker esplose con l’impatto di una torta in faccia. Batman aveva appena conquistato il pubblico dei giovanissimi, grazie all’introduzione di Robin e alla decisa edulcorazione dei toni (sparite le pistole, niente più omicidi). Con l’esordio del buffonesco villain i teenager accostatisi alla serie restarono ipnotizzati. Ai pari di Bats, anche del Joker vennero presto smussati gli angoli più ruvidi e violenti. Da killer spietato, abituato a uccidere le sue vittime con un letale gas esilarante, il character si trasformò in un pagliaccio dal sorriso stampato. La nuova maschera piacque a tal punto, che ci sarebbero voluti oltre 40 anni – fino alle opere di Frank Miller (“Il Ritorno del Cavaliere Oscuro”) e di Alan Moore (“The Killing Joke”) – per un ritorno all’atavica passione per le stragi. Addirittura il Joker non desiderava una cassa da morto neppure per i suoi più indomiti avversari. Anzi, spesso rinunciò all’occasione di farla finita con il Dinamico Duo, senza cui la sua esistenza avrebbe perso di significato.
Un “cattivo” di incredibile e prolungato successo. A tratti persino simpatico. L’unico superstite del momentaneo oblio in cui caddero, negli Anni ’50, tutti i villains storici. L’unico così inscindibilmente legato a Batman da non potersene privare mai.
Il Clown è l’altra faccia della medaglia Gotham City. E’ l’anima nera del Pipistrello. Il suo alter ego schizzato. Joker vive per ricordare a Batman dove può condurre un’accelerazione eccessiva nei meandri dell’ossessione legalitaria. Quanto Due Facce, e più dello stesso, il Joker è pazzia pura. Ma è una pazzia funzionale alla saga, necessaria perché a Batman non sfugga mai il confine tra Bene e Male. Perché solo sfiorando, senza abbracciarli, i gorghi della lucida follia, l’eroe può individuare un limite alla sua crociata notturna e solitaria, altrimenti destinata a degenerare in violenza irrazionale. Il divario fra la Legge e il Caos è da sempre ambiguo e sottile. Tragicamente ironico, come il satanico ghigno del Joker. A distanza di 52 anni, venne deciso, nei cartoni animati  “Batman: The animated series“, di affiancare al Re del Crimine di Gotham il personaggio di Harley Quinn nel secondo episodio intitolato “Joker’s Favor“. Andato in onda a settembre del 1992, in cui il Joker era chiamato a organizzare uno dei suoi soliti piani folli. In questo contesto, il piano prevedeva che si sarebbe vestito da donna e che sarebbe balzato fuori da una torta. Gli sceneggiatori fecero tuttavia questioni sul fatto che Joker potesse vestirsi da donna. Infine preposero di revisionare la storia, aggiungendo un personaggio femminile. Questa donna altri non era che Harley Quinn.

Tanta fu, infatti, l’influenza che ebbe la storica serie animata nell’immaginario collettivo dei nerd dell’epoca, che la DC decise di inserirla nel suo universo fumettistico, commissionando proprio a Dini e Timm le origini dell’irrivente compagna di Joker, i quali sfornarono Mad Love, la prima graphic novel supereroistica a vincere un Eisner Award. Al grande parterre di villain si aggiunge anche l’ecoterrorista Poison Ivy. Nata a dalla matita di Robert Kanigher e Sheldon Moldoff nel 1966, debutta nel Batman n. 181. Il suo nome significa letteralmente edera velenosa. Le sue forme generose e l’appeal quasi mediterraneo cozzano con le bellezze filiformi imposte dalla società ma riesce a spopolare nei comics. Poison sfila tra le pagine della DC Comics con il personaggio che ricalca lo stereotipo della femme fatale e anche la sua fisicità, oltre che le sue origini diventano un punto di forza. Nello stesso periodo debutta Re Tut (prima apparizione in televisione “La maledizione di Re Tut” (1966). Prima apparizione nei fumetti “Batman Confidential” #26. Creato da Christina Weir, Nunzio DeFilippis e Josè Luis Garcia-Lòpez). Uno dei villain più forti dell’era moderna di Batman è certamente Hush, alter ego di Thomas “Tommy” Elliot, creato da Jeph Loeb (testi) e Jim Lee (disegni) per l’omonima saga nel 2002, al quale si aggiunge Bane nato nel fumetto Batman: La vendetta di Bane e successivo arco narrativo Batman: Knightfall del 1993, per poi riprendere nella nuovissima run di Tom King. Insomma, ogni grande eroe è definito dai grandi nemici affronta, e nessun gruppo di malvagi, assassini e criminali sembra essere migliore di quello che disturba Gotham City. Da un clown omicida, killer cerebrali e mostri brutali Batman ha letteralmente una lunga sfilza di avversari che mettono alla prova il suo acume nel combattere il crimine. I suoi nemici sognano un caos confacente alle loro peculiari manie, sia per diventare favolosamente ricchi, sia per appagare un’insaziabile bramosia di disordine. Nelle celle imbottite di Arkham Asylum, o dietro le sbarre del carcere di Blackgate, tramano le loro prossime insidiose imprese criminali…mentre Batman attende il prossimo inevitabile, scontro.

Batman v Superman: i concept art iniziali di Batman

Al Comic-Con del 2013 venne annunciato il sequel del film di Man of steel: Batman v Superman: Dawn of Justice. Nel cast pellicola sono stati introdotti anche Wonder Woman, Lex Luthor e Alfred Pennyworth.
Il nostro blog, prima che il film arrivò al cinema, volle rendere omaggio con un libro illustrato un racconto visivo, un esercizio di stile del tutto italiano proponendo alcuni artwork di illustratori, disegnatori e fumettisti. Gli omaggi alla nuova pellicola sono stati raccolti in un concept art book e alcune illustrazioni proposte hanno anche anticipato qualcosa del lavoro di Snyder, come ad esempio quella di Mauro Manthomex Antonini, che molta fortuna ha portato all’artista, che successivamente è stato selezionato per lavorare alla pubblicistica e ai gadgets del film Tartarughe Ninja Fuori dall’ombra e Warcraft – L’inizio. Questa la sua opera di stampo cartoonesco sul Batman v Superman Concept Artbook:

Il 24 febbraio 2019, tramite instagram sono stati rilasciati dei concept art iniziali dei costumi del Cavaliere Oscuro e di Bruce Wayne in Batman V Superman: Dawn of Justice

Batman v Superman: Dawn of Justice ha mostrato il Bruce Wayne di Ben Affleck in un costume palesemente condizionato dal fumetto de Il cavaliere oscuro – Il ritorno. Molti fan dei fumetti, infatti,  assicurano ancora che si tratta della migliore Batsuit riuscita sul grande schermo, ma alcuni nuovi concept art iniziali, mostrano una versione differente.

E’ possibile osservare nelle foto tratte da instagram che vi proponiamo di seguito, Batman con un costume hi-tech, molto particolareggiato, che avrebbe concesso un look molto diverso a Ben Affleck  rispetto a quello proposto sul grande schermo, anche se alcuni elementi del genere sono stati poi assimilati nel personaggio in Justice League.

Ecco le foto dei concept art:

 

Zack Snyder ha creato un evento di 3 giorni nei cui verranno proiettati all’Art Center di California le director’s cut di Watchmen e Batman v Superman : Dawn of Justice, alla fine di ogni proiezione ci sarà un Q&A con Snyder, attori e crew.

La pellicola di Aquaman al cinema segue le orme del Batman di Nolan e supera il miliardo di dollari di incassi.

La pellicola di Aquaman al cinema segue le orme del Batman di Nolan e supera il miliardo di dollari di incassi.
Fino ad oggi, solo Il cavaliere oscuro nel 2008, seguito di Batman Begins, è stato il film che ha superato il miliardo di dollari di incasso, e conseguentemente a luglio 2012 Il cavaliere oscuro – Il ritorno è stato un successo di critica e pubblico che supera anch’esso il miliardo di dollari dopo meno di due mesi di proiezione al cinema.

 

Sommessamente lanciato dalla Warner Bros, debolmente accolto dalla critica, acclamato dal pubblico, che si è recato in massa a vederlo al cinema. È l’incredibile fato di «Aquaman», titolo dell’Universo DC Comics (DCEU), che ha ufficialmente oltrepassato il miliardo di dollari di incasso in tutto il mondo (quasi 300 milioni solo in Cina).

La qualità di Jason Momoa

Si tratta, in particolare, dell’originario film dell’Universo DC Comics (nato nel 2013, dopo la trilogia del «cavaliere oscuro» di Chrispher Nolan, con «L’uomo d’acciaio» di Zack Snyder) a avere successo nell’impresa. E il merito è da attribuire principalmente al suo interprete cardine: Jason Momoa, alla prova più rilevante della sua carriera, dopo i ruoli di Khal Drogo ne «Il Trono di Spade» e di Ronon Dex in «Stargate Atlantis».

La prima volta da protagonista di Aquaman

Il film  è, infatti, basato unicamente sul personaggio di Aquaman, che torna sul grande schermo dopo la breve comparsa in «Batman v Superman: Dawn of Justice» e il ruolo da comprimario in «Justice League» (dove, nel 2017, ha affiancato Batman, Superman, The Flash e Wonder Woman). Proprio da qui parte la pellicola, dal ritorno ad Atlantide di Arthur Curry, che si ritroverà – suo malgrado – a dover fare i conti con il fratellastro Ocean Master (Patrick Wilson), deciso a distruggere la Terra e a impadronirsi l’intero regno.

I ringraziamenti del regista

“Questo film non sarebbe quello che è senza il sorprendente successo di tutti i soggetti coinvolti, dal capo del dipartimento a ogni singolo membro della crew” ha scritto sul suo account Twitter ufficiale il regista Wan, che aveva già abbattuto il muro del miliardo di dollari nel 2015, con «Fast & Furious 7» (un miliardo e 500 milioni). “Sarò sempre in debito con Jason per aver trasformato Aquaman in uno dei più fantastici supereroi cinematografici di sempre, diventando il punto di riferimento per questo personaggio per le generazioni a venire”. Infine, le ultime parole sono per coloro che sono andati a vedere il film: “AMORE enorme e GRAZIE ai fan e al pubblico di tutto il mondo. Onorato dal modo in cui avete abbracciato Aquaman e da come è riecheggiato su scala globale”.

Il doppiaggio in Italiano
Ad impersonare, nella versione italiana, il Re di Atlantide è l’attore e doppiatore Francesco De Francesco, il quale dopo aver prestato la propria voce in Suicide Squad all’attore Jai Courtney nei panni di Capitan Boomerang e dopo aver fatto “le prove generali” nei trailer di Justice League e nel film stesso dando voce a Jason Momoa, questa volta ha dovuto svolgere un lavoro più lungo in qualità di protagonista. Immediatamente dopo l’anteprima italiana del film abbiamo potuto parlare con lui e ci ha spiegato che dare voce al Re di Atlantide è stato un grande sforzo, perchè nell’ambito del doppiaggio, non usa abitualmente quel timbro di voce. Infatti, seguendo i consigli del grande Marco Mete, direttore del doppiaggio, ha lavorato molto per dare una voce più profonda di almeno 3 o 4 toni rispetto al normale. Questo il saluto di Francesco De Francesco per il nostro blog.

Francesca Manicone, (che potete vedere qui sotto in mia compagnia), invece ha prestato la propria interpretazione all’attrice Amber Heard nei panni di Mera. Da alcune interviste rilasciate dalla doppiatrice è emerso che recitare per una attrice come Amber Heard, è stata una straordinaria esperienza, in quanto trattasi di un’attrice eccellente. Infatti, ha aggiunto, più le attrici sono brave e più è semplice doppiarle. Francesca ha trovato il personaggio di Mera divertente e simpatico, oltre che ironico,forte e coraggioso.

Intervista al disegnatore Giacomo Porcelli

La nostra Italia è piena di talenti e più  mi guardo intorno e più ne escono. Ho avuto la fortuna di imbattermi in un altro artista a tutto tondo, il suo nome e’ Giacomo Porcelli. Nato nel 1968 a Caltagirone in provincia di Catania, Giacomo si diploma all’Istituto d’arte per la ceramica. Dopo il diploma si iscrive al corso di laurea in scienze geologiche che abbandona alcuni anni dopo per lavorare nel campo a lui più congegnale, quello artistico. Da molti anni si dedica alla realizzazione di ornamenti di vario genere con pittura su ceramica e pietra lavica. Da sempre è stato anche attratto e coinvolto dal mondo dei fumetti, tanto è vero che l’esordio anche in questo settore non tarda arrivare. Nel 2008 si classifica primo al concorso nazionale FUMETTI IN TV a Treviso con una breve storia inserita nel contesto della Prima Guerra Mondiale edita da Nicola Pesce Editore. Quasi subito dopo Coniglio Editore pubblica, sulla storica rivista erotica “Blue”, un paio di episodi della serie realizzata da lui dal titolo “In The Jungle”. Nell’anno 2012 con la Wombat, subito dopo la pubblicazione a fumetti dal tratto tagliente, Brian il matto, inizia una vera e propria collaborazione arrivando alla diffusione su Wombat Magazine, della sua breve storia Der Vampyr (Fake). Di Giacomo ho avuto la fortuna di poter visionare diversi lavori ed ognuno è diverso dall’altro, lasciandomi respirare pienamente l’aria dell’arte. I più attenti di voi lo avranno già riconosciuto, infatti Giacomo, come tanti altri era già passato da queste parti con questa fantastica illustrazione realizzata appositamente per il Batman Day 2017. Ma quello che mi piace sottolineare di questo artista è la sua umanità e semplicità, due caratteristiche che molto spesso (almeno per mia personale esperienza) combaciano con i disegnatori e maestri in campo artistico.

#BatmanDay 2018

Questo è un piccolo frammento della bellezza dell’arte che passa attraverso le mani di Giacomo Porcelli…il resto lo vedremo durante l’intervista.

Stefano: Ciao Giacomo, grazie per aver accettato l’intervista e benvenuto su Batman Crime Solver.

Giacomo: Ciao Stefano, grazie a voi

Stefano: Ho fatto un brevissimo accenno alla tua storia artistica. Vuoi ragguagliarci meglio?

Giacomo: Si, dopo Der Vampyr ho avuto l’onore di collaborare con il grande Pino Rinaldi nella realizzazione di un breve episodio di Agenzia X e che Pino pubblicò nel volume Agenzia X e Omega Compendium con la Cagliostro E-press. Ho disegnato la quarta di copertina del secondo volume di Robotics per Shockdom e adesso oltre a un paio di richieste di collaborazione sto lavorando a un progetto mio che spero possa vedere la luce tra qualche anno.

Stefano: Le tecniche artistiche di cui sei dotato sono molte. Ce le potresti illustrare brevemente?

Giacomo: Quando disegno le mie tavole a fumetti utilizzo  una miscela di colori acrilici per creare delle ombre su cui poi lavoro con gli inchiostri. Le illustrazioni a colori invece le realizzo alternando colori acrilici e colori ad olio. Il computer lo utilizzo per le correzioni, per creare effetti luminosi e per ravvivare i bianchi, visto che il bianco ad olio è molto bello dal vivo ma riprodotto dagli scanner risulta sempre smorto. Del resto avendo a che fare con un settore  artistico come quello della ceramica che è legato all’aspetto materico dei colori, mi capita di avere poca propensione a esagerare con l’uso dei colori al computer.

Stefano: A proposito di ceramica…Puoi dire ai nostri lettori cosa comporta il realizzare un’illustrazione su una lastra di pietra lavica ceramizzata come quella che hai realizzato per il Batman Day e come ti è venuto in mente di avvicinare due forme d’arte così distanti fra loro?

Giacomo: Ho già realizzato fusioni fra ceramica e disegno di fantascienza. Ho pensato che il Batman Day era un ottima occasione per proporre un esperimento del genere. I rischi in questo genere di lavori sono però alti. Il disegno su carta ti dà molta sicurezza, la tavoletta grafica ancora di più visto che hai un controllo totale di ogni aspetto della tua opera, dal colore al tratto grafico. La ceramica è invece  una continua sfida contro gli elementi. Ciò che vedi quando crei un opera non è ciò che diventerà.  Devi cercare di prevedere il comportamento degli smalti e dei colori che una volta cotti a 950 gradi subiscono un cambiamento irreversibile. Immagina che ancora oggi con  i miei trent’anni di esperienza in questo settore, quando affido al fuoco un ‘opera frutto di decine di ore di lavoro, qualche attimo di angoscia lo provo ancora.

Stefano: Ci sono artisti a cui sei particolarmente legato e ai quali “rubi” qualcosa per inserirle nelle tue opere?

Giacomo: Gli artisti che ammiro del mondo del fumetto e dell’illustrazione sono molti, ma quello che mi ha colpito in maniera veramente pesante è stato H.R. Giger. Quando negli anni 90 vidi per la prima volta le opere di Giger trovai la fusione tra organico e meccanico fatta in quel modo, era qualcosa che andava oltre tutto ciò che avevo visto fino ad allora.

Stefano: Tra i fumetti che hai realizzato, quale e’ quello al quale sei piu’ affezionato e perche’?

Giacomo: Sicuramente a quello che sembra apparentemente il più “leggero”, In The Jungle. A parte che Blue ne pubblicò solo un paio di episodi e poi la rivista chiuse quindi, lo considero come qualcosa che non ebbe il tempo di esprimere appieno le sue potenzialità e che Laura Scarpa, allora alla direzione artistica della Coniglio Editore aveva intuito,  visto che avevano deciso di pubblicare tutta la serie sulla loro rivista di punta fianco a fianco a grossi nomi del fumetto erotico.

Stefano: Che fumetti leggevi da bambino e cosa leggi oggi?

Giacomo: Da bambino, parlo degli anni 70, leggevo i fumetti che circolavano a casa mia, Tex e Zagor in primis. I personaggi Marvel li ho conosciuti grazie alle raccolte della Corno che mi prestavano gli amici, mentre,  era molto difficile che mi capitasse fra le mani un albo DC Comics. Non ti so dire se all’epoca  la Cenisio, avesse problemi di distribuzione dalle mie parti , ma ho conosciuto gli eroi DC  soprattutto grazie alle serie televisive e al cinema. Mi  piacevano molto anche i fumetti che uscivano per le edizioni dei Fratelli Spada, Turok, Magnus anno 4000, Star Trek, etc. Negli anni successivi ho letto di tutto, da Skorpio e Lanciostory all’Eternauta, da Dylan Dog e Nathan Never ai manga giapponesi e naturalmete supereroi Marvel e Dc a manetta. Oggi purtroppo non ho il tempo che avevo prima quindi sono costretto a selezionare molto il materiale che leggo sia libri che fumetti.

Stefano: Quando realizzi un’opera d’arte (qualsiasi essa sia) cosa ti fa da musa ispiratrice?

Giacomo: L’ispirazione può arrivare dalle fonti più disparate. Qualunque cosa può aprire la strada a una storia o a un disegno. L’importante è mantenersi recettivi verso il mondo che ci circonda.

Stefano: Tu realizzi spesso storie tue. C’e’ qualcosa che hai realizzato e ti piacerebbe vedere pubblicato. Raccontaci di cosa si tratta?

Giacomo: Finora ho scritto e pubblicato storie brevi. Da un po’ di tempo sto lavorando a una storia di più ampio respiro. Si tratta di un western, o meglio inizia come un normale spaghetti western per poi trasformarsi in qualcosa di molto diverso e molto inquietante. Ma non posso anticipare altro

Stefano: Per il Batman Day del 2017, ci hai realizzato una tavola che molti hanno veramente amato. Ci spieghi come e’ nata l’idea di quella tavola e come l’hai realizzata?

Giacomo: Quando mi proponesti di realizzare un disegno per il Batman Day  2017 non ebbi il minimo dubbio sulla scena e sul personaggio che avrebbe dovuto affiancare Batman. Joker è in assoluto uno dei cattivi più belli da disegnare, soprattutto a colori. Ecco perché scelsi di usare i colori ad olio.

Stefano: Anche questa volta ti sei impegnato nel realizzare due opere per i lettori del nostro blog. Raccontaci come ti sono venute le ispirazioni e come le hai realizzate.

Giacomo: Come abbiamo anticipato prima il disegno dedicato al Batman Day è stato realizzato su pietra lavica dell’Etna. Ho ritenuto che il colore scuro del basalto si abbinasse molto bene con il Cavaliere Oscuro e con Catwoman.

Opera di Giacomo Porcelli

Il secondo disegno l’ho voluto dedicare a Superman e al Generale Zod. Nel disegno c’è una combinazione un po’ strana. Il personaggio di Superman è ispirato a quello degli ultimi film che io ritengo, senza nulla togliere al grande Christopher Reeve, essere quello che più si avvicina alla mia personale idea di Superman e di Krypton. Il Generale Zod che amo di più invece è quello interpretato da Terence Stamp degli anni ottanta. Il carisma che ha conferito questo attore al Kryptoniano ribelle è veramente incredibile. L’accoppiata è un po’ strana ma la fantasia non deve avere confini e nel multiverso DC tutto è possibile!

Tributo a Superman di Giacomo Porcelli

Stefano: Dove ti possono trovare i nostri lettori?

Giacomo: In questo momento qualcosa si può vedere sul mio profilo Facebook.

Stefano: Grazie per averci dedicato il tuo tempo Giacomo e in bocca al lupo per il proseguo della tua carriera!

Giacomo: Grazie Stefano. Un saluto a voi e a tutti i lettori di Batman Crime Solver.

Le vere sconfitte di Batman

Abbandonati rapidamente i canoni strutturali più semplici delle trame avventurose e fantascientifiche, i primi anni ottanta sottolineano, nel mondo del fumetto di supereroi americano, una generale perdita di identità, frutto di una complessa ed inquietante crisi di valori che imperversa su tutto il Paese. Cosi, nella difficile ricostruzione ideologica, i comics, da sempre confinati dalla critica in un ghetto, rivalutano il loro ruolo culturale nel confronto con i duri temi della realtà di tutti i giorni, dimenticando per sempre il puro disimpegno delle origini. Batman, eroe metropolitano per definizione, combatte avversari molto diversi dalle patetiche figure caricaturali dei primi anni. I vicoli e le ombre della città di Gotham nascondono ora i veri mostri della cronaca: ladri, stupratori, assassini, alleati della notte più cupa, non più deterrente ad uso e consumo solo dell’Uomo Pipistrello. Una lenta ma continua evoluzione dei contenuti, libera sulle pagine a colori, il malessere dell’americano medio e l’eccessiva violenza della realtà. La droga, le bande giovanili, il razzismo, trasformano le strade in campi di battaglia. Lo stesso “The Dark Knight Returns” di Frank Miller, estremizzazione di una Gotham futuribile, assume gli angosciosi contorni del possibile nell’impietoso ritratto di una New York Cyberpunk poco distante, nei tempi di involuzione, dalla metropoli tipo del presente. Affrontare questa nuova dimensione sociale significa però, costruire e ripresentare la figura dell’eroe moderno, trasformando spesso il classico vincente in un comune essere umano che vive e soffre con il lettore, quasi che il suo potere, prima dono inestimabile del caso, diventasse una condanna senza redenzione. Sceneggiatori e artisti rivolgono così le loro attenzioni ad un fumetto-guida, che riesca a far partecipi í più giovani con problemi tangibili e non con la fantasia di mondi fantastici e lontani. In questa ottica le alte sfere dirigenziali che regolano il mondo delle nuvole di carta “Made in USA” inquadrano esperienze innovative come Live Aid, promossa dalla star rock irlandese Bob Geldof, che realizza con il brano “Do They Know It’s Christmas?” alla fine del 1984, la fusione ideale tra solidarietà e spettacolo, coinvolgendo grandi nomi della musica internazionale nella ricerca di fondi economici per il Terzo Mondo. La valida iniziativa, che proseguirà una corsa inarrestabile con altre similari come Band Aid, Usa for Africa, Sports Aid ecc., arriva idealmente ai personaggi del fumetto che raccolgono subito l’opportunità di interagire con i lettori a questo importante livello. Piccola nota per gli amanti della musica anni 80 e di Batman anni 60. Nik Kershaw il 5 novembre 1984 pubblica il singolo The Riddle (cantato anche durante il Live Aid). Nel video si vede chiaramente l’Enigmista e Kershaw ha affermato che il video è stato ispirato dal suo amore per l’espressionismo artistico postmoderno. Scusate il Bat-Inciso musicale, ma ci stava tutto ricordando quel periodo. Tornando alla DC, questa fu battuta sul tempo dalla rivale Marvel Comics che con l’albo Heroes for Hope (Eroi per la speranza, Dicembre 1985) finisce addirittura sulle pagine del Time, lascia a Jim Starlin e a Berni Wrighson la completa libertà di ideare e portare a termine un’avventura di 48 pagine, frutto della collaborazione di più di 120 artisti tra sceneggiatori, matitisti, inchiostratori, letteristi e coloristi, i cui incassi saranno devoluti per aiuti umanitari ai Paesi dell’Africa. La bella prova che ne deriva, Heroes Against Hunger (Eroi contro la fame, 1986) con copertina di Neal Adams e Dick Giordano, è in fondo il tentativo di sensibilizzare divertendo i giovanissimi, una lezione che, provenendo dal fumetto, è ancora più importante. La ricerca di un metodo per rendere produttivo il deserto africano è alla base della trama di questo speciale ma, né la coppia formata da Batman e Superman, né il loro inimmaginabile alleato, Lex Luthor, riusciranno nella titanica impresa. Lee Ann Layton, volontaria dei Corpi per la Pace, elemento umano della narrazione, racconta al trio deluso la storia di una terra sfruttata fino all’ estremo, danneggiata da culture intensive e fertilizzazioni eccessive, un luogo dove non basta più solo il miracolo della fantasia per porre rimedio ad anni di disastro ecologico. Il messaggio è chiaro: la responsabilità è di tutti. Un intero continente e i suoi abitanti dipendono da noi. Nelle lacrime della giovane, che osserva allontanarsi nel tramonto gli eroi sconfitti, c’è però la speranza che essi ritorneranno, portando con loro l’aiuto delle persone comuni. Vero manifesto dei, migliori artisti americani del periodo, l’albo è, pure nella prevedibilità del suo sviluppo, un piccolo capolavoro, esperimento riuscito di trasformare il disimpegno delle storie a fumetti classiche in qualche cosa di costruttivo, rispondendo a chi, da anni, liquida gli eroi di carta con la definizione “serie B”. La speranza continuerà per poco a sostenere gli eroi del Post-Crisis, specie Batman, la cui precisa locazione di vigilante lo precipiterà, suo malgrado, in situazioni senza sbocco. Crudo esempio del nuovo andamento, le impietose trame di Jim Starlin sfuggite alle maglie, col tempo più larghe, della censura, che inquadrano, in due avventure molto vicine nella programmazione seriale, la violenza contro la donna.

La prima, Elmore’s Lady (Batman n. 421, luglio 1988, disegnato da Dick Giordano), presenta senza abbellimenti adolescenziali la caccia del Cavaliere Oscuro a due serial Killers colpevoli di una decina di omicidi, liberati dalla legge per mancanza di prove, storia dura che sottolinea come la libertà di azione del nostro supereroe sia in realtà subordinata alle ferree regole che lui stesso si impone. Rimasto solo un assassino, che si è brutalmente liberato del complice, Starlin ci porta ad una soluzione inaspettata con l’estremo gesto di ribellione dell’ultima ragazza minacciata, in realtà cacciatrice anch’essa dei bruti che hanno ucciso la sorella, che colpisce a morte l’aggressore con un rasoio. Batman, ridotto al ruolo scomodo di osservatore, commenta la vicenda sostenendo come l’agire di propria iniziativa, al di fuori della legge, conduca all’anarchia ma, la sua stessa posizione di vigilante, priva pericolosamente la sua morale di significato. Tre numeri dopo, in The Diplomat’s Son (Batman n. 424, ottobre 1988, disegno di Doc Bright), Starlin rinnova drammaticamente questo tema, narrando le vicende tragiche di una giovane donna prima rapita, poi brutalmente violentata, dal figlio dell’Ambasciatore di Bogatago (Stato fantastico della geografia DC Comics), intoccabile per immunità diplomatica sul suolo degli Stati Uniti. Batman, con le mani legate dalla giustizia, fallirà nuovamente la sua missione, impotente di fronte al suicidio della ragazza, provocato dal suo stupratore, in questa avventura realistica e crudele che non sembra offrire a chi legge nessuna scappatoia ottimista. La vendetta di Robin (Jason Todd), che uccide (ma non è sicuro…) il colpevole che cade urlando da una terrazza, sostituendosi con rabbia alla giustizia, conferma ancora quanto siano diversi questi nuovi eroi dei fumetti e quanto sia cambiato lo scenario su cui si muovono. Gli anni novanta, evolvendo le impostazioni cupe e realistiche del Rinascimento Americano, assistono all’inesorabile calare delle tenebre su tutta la produzione DC. Batman, character di punta della Major, si trova immerso suo malgrado in avventure estreme, trame opprimenti e pessimiste che, dalla produzione seriale fino agli speciali più adulti, liberi dalle limitazioni del Comics Code, tracciano presto la via per la crudele saga di Knightfall, culmine di un rilancio del personaggio, per molti non necessario, successivo al grande evento pubblicitario della “Morte di Superman”, di cui la Casa delle Leggende cerca idealmente il “bis”. In questa atmosfera pesante, esce Batman-Seduction of the Gun (febbraio 1992), formale atto di accusa contro la colpevole reperibilità delle armi, specie negli ambienti frequentati da giovanissimi. Dedicato alla memoria di John Reisenbach (29 novembre 1956 – 31 luglio 1990), figlio di Sandy, collaboratore DC Comics, ucciso senza motivo apparente per strada, l’albo, scritto da John Ostrander e disegnato da Vince Giarrano, racconta del tentativo fallito di Batman di proteggere un informatore che può garantire l’arresto di una gang giovanile di trafficanti d’ armi. La storia, violentissima, mostrerà al lettore condizioni critiche già esistenti in molte delle scuole americane, dove il possesso incriminato di armi da fuoco regola gli stessi rapporti tra studenti.

Il terzo Robin, Timothy Jackson “Tim” Drake, infiltrato d’eccezione nell’ambiente scolastico dove si muove la giovane figlia dell’informatore, in pericolo di vita, non riuscirà ad evitare l’uccisione della ragazza e, parallelamente, di un suo nuovo amico, freddato senza pietà da uno dei bulli dell’istituto. Uno speciale dove la rabbia e l’impotenza di fronte ad una situazione ormai senza rimedio invitano ad una riflessione, un nuovo problema che, purtroppo, nemmeno il Dinamico Duo può risolvere. “Seduction of the Gun” è inoltre un vero e proprio studio sul nuovo slang metropolitano usato nelle scuole dagli studenti, un altro modo per penetrare, con le possibilità fantastiche del fumetto, nella realtà che ci circonda. Gli incassi del numero saranno interamente devoluti alla Fondazione John A. Reinsenbach per il controllo delle armi nelle attività scolastiche, problema che vede, per fortuna, gli studenti italiani ancora distanti dai livelli di guardia. Ovvia conclusione di questa breve, drammatica, panoramica sul difficile mestiere di supereroe nell’attualità del nuovo fumetto USA, il costoso Hard-Cover Night Cries (La notte Piange, 1992), scritto da Archie Goodwin e disegnato dal bravissimo Scott Hampton, storia tragica sullo scottante tema dell’abuso sui minori. Inserita come sequenza temporale nei primi anni di vita del Cavaliere Oscuro, La Notte Piange mantiene le caratteristiche base di Seduction of the Gun, situazioni senza uscita con all’origine un pessimismo imperante legato alla cronaca vera dei nostri giorni. Tra le varie vicende che si incrociano durante la narrazione, il dramma di James Gordon che, a causa del pesante carico nervoso che è chiamato a sostenere come poliziotto, distrugge lentamente la pace familiare, aumentando la frattura con la moglie Barbara, aperta in Year One, fino alla separazione. Batman, ancora osservatore impotente degli eventi, dovrà cercare uno spietato assassino che uccide i colpevoli di violenza su bambini, ripagandoli con la stessa moneta. La conclusione, durissima, non fa che aumentare l’inquietudine del lettore e, nelle ultime parole dell’assassino, insospettabile, al suo antagonista incappucciato, la tremenda realtà di una situazione completamente estranea al fumetto e alle sue visioni positive: ” i lamenti stanno ritornando. Questo Paese ha oltre due milioni di casi di abuso di minore, più di duemila morti. Troppi lamenti. Io non posso più ascoltarli. Qualcun altro deve ascoltarli. Io non posso…” Così, nella figura dell’Uomo Pipistrello che vola inutilmente nel tentativo di fermare l’arma che l’Uomo si punta alla tempia, tutta la rabbia e l’impotenza di una generazione circondata da benessere e contraddizioni enormi, un reale che non ammette, nemmeno dall’immaginario a fumetti, la consolazione di un lieto fine. Nell’ultima, stupenda, tavola di questo deciso atto d’accusa, Batman grida tutta la sua rabbia alla notte ma la cupa Gotham, città dalle mille valenze, indifferente, non risponde.

Batman: gioco da tavolo con miniature

Negli ultimi anni KickStarter è diventata una piattaforma molto usata dai produttori di giochi di società. Inizialmente poteva essere vista come una risorsa per piccole case editrici o giochi in cerca dei fondi per poter diventare realtà. Oggi invece sono tantissimi i giochi che passano da KickStarter, a volte anche di grossi produttori che potrebbero fare anche a meno di questo passaggio.
La celebre piattaforma di crowdfunding però può essere una grandissima risorsa per promuovere un gioco, farlo conoscere e vendere moltissime copie ancora prima che esca sul mercato.
Batman: Gotham City Chronicles, il nuovo gioco della Monolith Board Games (autori di Conan o Mythic Battles: Pantheon) però va oltre, difatti è un gioco che verrà venduto solo tramite KickStarter.
Questa è una vera particolarità per un gioco, non so dire se sia il primo a fare qualcosa del genere, ma di certo è una modalità di vendita molto particolare.
Al momento però Monolith Board Games ha dimostrato che una simile scelta paga, perché a circa 2 settimane dalla fine della campagna di raccolta finanziamenti è vicinissimo ai 2.400.000 Euro.
Questo significa che è un qualcosa di replicabile? Assolutamente no, qui parliamo di una casa editrice che ha già due giochi – con meccaniche simili – di successo alle spalle, e poi c’è Batman e la licenza DC Comics.
Ma vediamo un po’ cosa si sa di Batman: Gotham City Chronicles.

Contenuto della confezione e tipologia di gioco.

Al momento le uniche certezze riguardano il tipo di gioco – un gioco da tavolo a scenari – e il contenuto della confezione. Per quanto riguarda il regolamento invece dovremo attendere ancora un po’ per conoscerlo in modo definitivo e ufficiale. Al momento ci sono già dei video di gameplay, ma si tratta di una versione Beta del gioco, quindi potrebbero esserci modifiche.
Batman: Gotham City Chronicles si fa notare fin dalla confezione, anzi, dalle confezioni visto che il gioco è sdoppiato tra eroi e criminali.
Le due scatole sono stupende, con una grafica in stile comics a tema. Questa divisione però è finalizzata anche a semplificare il set up delle partite, perché essendoci tantissime miniature e molti elementi di gioco avere le due fazioni separate velocizza un po’ il tutto.
Probabilmente l’elemento che ha decretato il successo di Batman: Gotham City Chronicles sono le miniature, e la versione base ne contiene ben 76 divise tra 35 eroi e 41 villain.
Chiaramente non sono tutti veri eroi e malvagi, ci sono anche tante miniature di poliziotti e tirapiedi, per riprodurre al meglio le storie di Batman nella sua Gotham.
Le miniature sono davvero molto belle e ricche di dettagli, e l’acquisto della versione completa e gli eventuali traguardi della campagna potranno fornire anche molte miniature in più. Miniature che si aggiungono a nuovi scenari, per un gioco ancora più vario e longevo.
Batman: Gotham City Chronicles è un gioco da 2 a 4 giocatori. I criminali sono sempre gestiti da un giocatore, gli eroi invece sono gestiti da 1 a 3 giocatori in base a in quanti giocano.
Ogni giocatore sceglie il suo eroe, e ha una plancia per gestire le sue caratteristiche come i punti azione e la vita. Il giocatore che veste i panni del malvagio invece gestisce tutto il crimine di Gotham.
Questa contrapposizione vedrà i suoi scontri su degli scenari aperti, dove ogni giocatore cercherà di soddisfare alcuni obiettivi per aggiudicarsi la vittoria.
Dire di più sarebbe un azzardo, anche perché preferisco sempre provarli i giochi prima di parlarne. In ogni caso basta un po’ di pazienza, tra qualche mese dovrei ricevere la mia copia di Batman: Gotham City Chronicles.

Considerazioni finali

Avventurarsi nel mondo dei giochi di società mette di fronte a giochi di ogni fascia di prezzo. Con Batman: Gotham City Chronicles raggiungiamo le fasce più alte, con 140 Dollari per la versione base e ben 340 Dollari per quella completa. Cifre elevate – soprattutto quella della versione completa – eppure al momento sono più i finanziatori della versione da 340 Dollari rispetto a quella base.

Proprio qui sta la mia sorpresa di un successo così clamoroso, perché poniamo anche che uno voglia spendere 340 Dollari per un gioco di società; ma spenderli a scatola chiusa, sapendo ancora poco sul gameplay, è una mezza scommessa. Dico mezza perché Monolith Board Games è molto conosciuto e ormai è sinonimo di giochi di qualità; i suoi giochi come Conan anticipano un po’ le meccaniche di gioco di Batman; i materiali sono eccellenti (almeno come miniature) e infine c’è il fattore collezionismo che non è mai da sottovalutare.

Insomma, Batman: Gotham City Chronicles è un gioco davvero imponente e la sua modalità di vendita lo ha reso ancora più discusso e popolare.

Per sapere se sarà perfetto o avrà qualche punto debole però dovremo aspettare. E al momento l’unica vera pecca di questo gioco sta proprio nell’attesa. Non arriverà nelle mani dei suoi finanziatori prima di Aprile 2019.

[Fonte: .dottorgadget.it]