Batman – Il Ritorno il film del 1992

Tranne alcune rare eccezioni, i sequel non riescono a reggere il confronto con il primo film e finiscono per deludere lo spettatore (qui una retrospettiva dei film di Batman). Batman – Il Ritorno – è un eccezione ante litteram: innanzitutto non è un vero e proprio seguito ed inoltre è migliore. Il merito è senz’altro dello sceneggiatore, Daniel Waters – autore di Schegge di follia – e della produzione, affidata allo stesso Tim Burton e a Denise Di Novi – già sua collaboratrice in Edward mani di forbice. Superata quindi l’empasse di dover trasporre sullo schermo il personaggio, Burton ha trovato la libertà che gli era un po’ mancata nel primo film e ha saputo riprenderne gli elementi di successo, realizzando un ottimo film. Sembra però che i conti non tornino: Batman – Il Ritorno perde terreno rispetto al primo film. L’apertura faceva ben sperare: 45.687.711 dollari nel primo week-end e 141 milioni nelle prime quattro settimane, ma il record di 251 milioni raggiunto dal primo film (quinto nella classifica di tutti i tempi) ha cominciato ad allontanarsi già dalla terza settimana, quando la percentuale degli spettatori è scesa del 45%. Come volevasi dimostrare, pubblico e critica non vanno d’accordo. Anche se successivamente nel 2008, Batman – Il ritorno è risultato al 401º posto nella classifica dei 500 più grandi film di tutti i tempi pubblicata da Empire.

 

IL SOGGETTO

“Per me, Batman Il Ritorno, nasce dal perfetto intreccio di due storie” commenta Daniel Waters. “Da un lato c’è Batman contro il Pinguino; dall’altro, c’è tutta la vicenda che vede protagonisti Batman/Bruce e Catwoman/Selina. E la trama secondaria affronta comunque determinati argomenti ed elementi – il sesso e desiderio, l’amore e il romanticismo, così come la sfera comica – in modo tutt’altro che banale”. Lineare e semplice, la trama di questo Batman – Il Ritorno ruota infatti su Catwoman e il Pinguino. E non poteva essere altrimenti dato che Batman esiste solo come elemento stabilizzante. Mentre, però, nel primo film l’uomo pipistrello finisce per lasciare la scena al Joker, magistralmente interpretato da Jack Nicholson, questa volta Batman rimane il prota-gonista, nonostante appaia sullo schermo meno degli altri personaggi. Le sue entrate non sono meno grandiose, ma molto meno pacchiane. Trattandosi di un colossal e di un film fantastico, la trama non poteva che essere quella classica, ma questo Batman -Il Ritorno evita l’errore del primo film e riesce a dare al finale, per quanto scontato, un suo svolgimento naturale e soprattutto cre-dibile. Il Joker, che con un proiettile sparato dalla sua pistola, per quanto a canna “lunghissima”, abbatte il Bat-aereo è se non altro grottesco. Per non parlare poi del corpo a corpo finale che è assolutamente inverosimile, soprattutto se consideriamo che è una situazione che esula dal modus operandi del Joker. Qui potete scaricare un articolo dedicato al film tratto dal settimanale TV Sorrisi e Canzoni del 30 Agosto 1992.

I PERSONAGGI

Sebbene la scelta di Michael Keaton sia stata contestata fin dall’uscita del primo film, questo attore interpreta la parte di Bruce Wayne/Batman in maniera perfetta. Keaton con il suo aspetto un po’ bonario — anche se effettivamente lontano dal personaggio dei fumetti — contribuisce infatti ad aumentare il contrasto tra i due aspetti della personalità di Wayne e Batman, il solare playboy miliardario e l’oscuro vigilante, dando maggiore credibilità ad un personaggio umano, divertente, ma al tempo stesso capace di in-cutere paura. “Il nostro Batman non è un alieno dotato di poteri speciali…” dice Tim Burton, “…sarebbe stato molto facile scegliere il classico culturista dalla mascella quadrata […] Nel film appare chiaro che l’uniforme di Batman nasconde un uomo dalle condizioni fisiche perfette, esperto nel corpo a corpo, ma che comunque rimane pur sempre un uomo come tutti gli altri.”

Il ruolo più ambito di questo film è stato però quello di Catwoman “…era senz’altro una delle mie eroine preferite da bambina” racconta Michelle Pfeiffer. “Quando guardavo Batman in TV, non vedevo l’ora che arrivasse e le sue apparizioni erano sempre troppo brevi per me. Credo che Catwoman abbia davvero infranto tutti gli stereotipi femminili. Mi sembrava un personaggio sia sconvolgente che proibito.”

Anche Danny De Vito riesce ad entrare perfettamente nel personaggio e, a detta di Tim Burton “[De Vito] ha portato alla luce l’uomo nascosto nel Pinguino e il Pinguino nascosto nell’uomo”.

Batman – Il ritorno (Batman Returns) film del 1992 – Danny DeVito è Oswald Cobblepot/Pinguino

L’assenza di Jack Nicholson, che tanto aveva dato al primo film, ha finito per non influire più di tanto. Il Joker possiede senz’altro un tratto psicologico più interessante, ma la presenza di ben tre cattivi, Catwoman, Il Pinguino e Max Schreck, una trama più solida e soprattutto alcune trovate narrative, non danno il tempo allo spettatore di accorgersi della mancanza del ghigno satanico di Nicholson. A parte il commissario Jim Gordon – limitato al ruolo di comparsa -, anche i personaggi comprimari vengono ripresi adeguatamente, primo fra tutti Alfred, interpretato da Michael Gough.

SCENOGRAFIE, EFFETTI SPECIALI, COSTUMI, ETC. ETC.

Suicidatosi durante le riprese del film, Anton Furst – scenografo del primo Batman – è stato sostituito da Bo Welch. Questi ha saputo mantenere intatte le atmosfere cupe del primo film, creando una Gotham City del tutto originale. Opprimente, tetra e forte-mente claustrofobica, la New York del Cavaliere Oscuro non viene mai rappresentata nella sua totalità, consentendo così allo spettatore di far uso della propria immaginazione per completarne l’insieme. L’inizio del film è grandioso: il percorso del cesto del neonato pinguino, le musiche di Danny Elfman, le riprese di Burton, la visione delle fogne di Gotham, sono il preludio di un film che deve molto alle atmosfere e alla fotografia. I gadgets, tra cui il Bat-boomerang programmabile, la Batmobile che si trasforma in Bat-missile e il Bat-motoscafo, sono realizzati talmente bene che riescono ad essere credibili, esaltando il pubblico più giovane senza deludere quello più smaliziato. L’Artic World, ossia il covo del Pinguino, è il padiglione acquatico di uno zoo abbandonato e in rovina e l’esercito di pinguini è altrettanto suggestivo e realistico. Gli elementi visivi, dai costumi alla ricostruzione dei tetti di Gotham e le scene d’azione, dall’ingresso del Bat-motoscafo alla fuga del Pinguino sull’ombrellicottero, contribuiscono a dare a Batman Il Ritorno una spettacolarità degna di un colossal. Aggiungete battute e scene mozzafiato – che evitiamo di raccontarvi, per non guastarvi la visione – e otterrete un ottimo film, che, come dicevamo in apertura, rappresenta l’unico caso in cui il seguito sia stato migliore del primo. Qui potete vedere il dietro le quinte del film.

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Alcuni personaggi della Rogue Gallery di Batman

Sono il peggio che Gotham City possa offrire. Maniaci, assassini, gangster e scontenti d’ogni sorta, i loro nomi malfamati costituiscono un vero schedario criminale. Una feccia che accampa pretese territoriali su Gotham ed è affetta da fissazioni psicotiche sul Cavaliere Oscuro, come loro nemesi. E’ opinione consolidata, tra gli storici del fumetto americano, che Batman abbia raccolto nel tempo la miglior Rogue Gallery mai vista nel sotto-genere supereroístico.


Alcune nemesi di straordinario fascino si sono aggiunte anche piuttosto recentemente. Verso la fine degli anni sessanta abbiamo assistito alla nascita di Dollmaker (il fabbricante di bambole) apparso per la prima volta su Plastic Man n. 10 (giugno 1968). In seguito tre persone si sono susseguite nel ruolo del Fabbricante di Bambole. Gli anni ’70, ad esempio, ci hanno regalato Ra’s Al Ghul (creato da Julius Schwartz, Dennis O’Neil e dal disegnatore Neal Adams nel 1971) oppure un Man-Bat (apparso per la prima volta nel 1970 su Detective Comics vol. 1 n. 400, personaggio creato da Frank Robbins e Neal Adams). Terribili e inquietanti. Ma la stragrande maggioranza dei Bat-villains è composta di arcinemici classici, di lungo, lunghissimo corso. Alfieri del Male introdotti durante la mitica Golden Age (1938-1955) e da allora eternamente impostisi nell’immaginario collettivo. Ad esempio il cangiante FACCIA DI CRETA o meglio Clayface (creato da Bill Finger e Bob Kane per le pagine di Detective Comics vol. 1 n. 40). Per poi continuare con la sensuale CATWOMAN (creata da Bob Kane e Bill Finger nel 1940) e il goffo PINGUINO, alter ego di Oswald Chesterfield Cobblepot (creato da Bob Kane e Bill Finger). E dopo di loro ancora Hugo Strange (prima apparizione Detective Comics #36 (1940). Creato da Bill Finger e Bob Kane), DUE FACCE (creato da Bob Kane e Bill Finger nel 1942), lo SPAVENTAPASSERI (creato da Bill Finger e Bob Kane nel 1941) e ancora l’ENIGMISTA (creato da Bill Finger e Dick Sprang, apparso per la prima volta su Detective Comics n. 140, nel 1948), Cappellaio Matto (prima apparizione Batman #49 (1948). Creato da Bill Finger e Bob Kane). Nel breve volgere di una manciata di stagioni, insomma, l’officina grafica di Bob Kane & Bill Finger dotò il Cavaliere Oscuro di minacce sufficienti per andare avanti dei secoli.

Sempre nei primi tempi di vita di Batman, ebbe vita il genio folle, il Principe Clown del Crimine… il JOKER. Forse il solo personaggio negativo in grado di competere in popolarità con i maggiori eroi. E di batterli!
Il Joker debuttò nella primavera del 1940 su Batman n. 1. Proprio a quell’epoca il maligno ghigno del Joker esplose con l’impatto di una torta in faccia. Batman aveva appena conquistato il pubblico dei giovanissimi, grazie all’introduzione di Robin e alla decisa edulcorazione dei toni (sparite le pistole, niente più omicidi). Con l’esordio del buffonesco villain i teenager accostatisi alla serie restarono ipnotizzati. Ai pari di Bats, anche del Joker vennero presto smussati gli angoli più ruvidi e violenti. Da killer spietato, abituato a uccidere le sue vittime con un letale gas esilarante, il character si trasformò in un pagliaccio dal sorriso stampato. La nuova maschera piacque a tal punto, che ci sarebbero voluti oltre 40 anni – fino alle opere di Frank Miller (“Il Ritorno del Cavaliere Oscuro”) e di Alan Moore (“The Killing Joke”) – per un ritorno all’atavica passione per le stragi. Addirittura il Joker non desiderava una cassa da morto neppure per i suoi più indomiti avversari. Anzi, spesso rinunciò all’occasione di farla finita con il Dinamico Duo, senza cui la sua esistenza avrebbe perso di significato.
Un “cattivo” di incredibile e prolungato successo. A tratti persino simpatico. L’unico superstite del momentaneo oblio in cui caddero, negli Anni ’50, tutti i villains storici. L’unico così inscindibilmente legato a Batman da non potersene privare mai.
Il Clown è l’altra faccia della medaglia Gotham City. E’ l’anima nera del Pipistrello. Il suo alter ego schizzato. Joker vive per ricordare a Batman dove può condurre un’accelerazione eccessiva nei meandri dell’ossessione legalitaria. Quanto Due Facce, e più dello stesso, il Joker è pazzia pura. Ma è una pazzia funzionale alla saga, necessaria perché a Batman non sfugga mai il confine tra Bene e Male. Perché solo sfiorando, senza abbracciarli, i gorghi della lucida follia, l’eroe può individuare un limite alla sua crociata notturna e solitaria, altrimenti destinata a degenerare in violenza irrazionale. Il divario fra la Legge e il Caos è da sempre ambiguo e sottile. Tragicamente ironico, come il satanico ghigno del Joker. A distanza di 52 anni, venne deciso, nei cartoni animati  “Batman: The animated series“, di affiancare al Re del Crimine di Gotham il personaggio di Harley Quinn nel secondo episodio intitolato “Joker’s Favor“. Andato in onda a settembre del 1992, in cui il Joker era chiamato a organizzare uno dei suoi soliti piani folli. In questo contesto, il piano prevedeva che si sarebbe vestito da donna e che sarebbe balzato fuori da una torta. Gli sceneggiatori fecero tuttavia questioni sul fatto che Joker potesse vestirsi da donna. Infine preposero di revisionare la storia, aggiungendo un personaggio femminile. Questa donna altri non era che Harley Quinn.

Tanta fu, infatti, l’influenza che ebbe la storica serie animata nell’immaginario collettivo dei nerd dell’epoca, che la DC decise di inserirla nel suo universo fumettistico, commissionando proprio a Dini e Timm le origini dell’irrivente compagna di Joker, i quali sfornarono Mad Love, la prima graphic novel supereroistica a vincere un Eisner Award. Al grande parterre di villain si aggiunge anche l’ecoterrorista Poison Ivy. Nata a dalla matita di Robert Kanigher e Sheldon Moldoff nel 1966, debutta nel Batman n. 181. Il suo nome significa letteralmente edera velenosa. Le sue forme generose e l’appeal quasi mediterraneo cozzano con le bellezze filiformi imposte dalla società ma riesce a spopolare nei comics. Poison sfila tra le pagine della DC Comics con il personaggio che ricalca lo stereotipo della femme fatale e anche la sua fisicità, oltre che le sue origini diventano un punto di forza. Nello stesso periodo debutta Re Tut (prima apparizione in televisione “La maledizione di Re Tut” (1966). Prima apparizione nei fumetti “Batman Confidential” #26. Creato da Christina Weir, Nunzio DeFilippis e Josè Luis Garcia-Lòpez). Uno dei villain più forti dell’era moderna di Batman è certamente Hush, alter ego di Thomas “Tommy” Elliot, creato da Jeph Loeb (testi) e Jim Lee (disegni) per l’omonima saga nel 2002, al quale si aggiunge Bane nato nel fumetto Batman: La vendetta di Bane e successivo arco narrativo Batman: Knightfall del 1993, per poi riprendere nella nuovissima run di Tom King. Insomma, ogni grande eroe è definito dai grandi nemici affronta, e nessun gruppo di malvagi, assassini e criminali sembra essere migliore di quello che disturba Gotham City. Da un clown omicida, killer cerebrali e mostri brutali Batman ha letteralmente una lunga sfilza di avversari che mettono alla prova il suo acume nel combattere il crimine. I suoi nemici sognano un caos confacente alle loro peculiari manie, sia per diventare favolosamente ricchi, sia per appagare un’insaziabile bramosia di disordine. Nelle celle imbottite di Arkham Asylum, o dietro le sbarre del carcere di Blackgate, tramano le loro prossime insidiose imprese criminali…mentre Batman attende il prossimo inevitabile, scontro.

Un omaggio ad alcune eroine DC Comics

Per festeggiare l’8 marzo, la festa della donna abbiamo deciso, sia pur con un giorno di ritardo (chiediamo scusa), di dedicare un pensiero speciale ad alcuni personaggi femminili DC Comics.

Il ruolo della donna nel fumetto Dc Comics per noi appassionati che leggiamo da sempre fumetti le supereroine hanno sempre fatto parte del DC Universe. Le loro avventure, lasciavano pensare e presupporre che trattassero storie simili a quelle dei colleghi uomini. Ma così non è stato. Infatti, i comics agli inizi del secolo erano acquistati da tante persone, e si rivolgevano a un target ben specifico, provando a prendere spunto dai problemi di vita quotidiana. All’epoca, la figura della donna doveva incarnare necessariamente, anche nel mondo delle nuvolette, le virtù della perfetta casalinga dedita alla crescita dei figli e comunque sempre subordinata all’autorità del marito. Il periodo della repressione genera rivoluzione e nel 1941 molto cambiò.

Oggi le cose nel fumetto per le donne sono profondamente cambiate. E non potevamo che iniziare dalla “quasi signora Wayne”.

Selina Kyle (Catwoman)

Una donna forte creata dal genio di Bob Kane. Catwoman è una delle donne più sexy dei comics che ha sempre abbinato le sue straordinarie doti fisiche e un costume nero lucente (anche se per un periodo è stato viola e grigio) alla sua seducente e provocante personalità.

La sua prima apparizione risale al numero d’esordio del comic dedicato al Cavaliere Oscuro, nella primavera del 1940. Nonostante al suo esordio non indossasse alcun tipo di costume appariscente, Selina Kyle è uno dei personaggi ad aver cambiato più outfit dall’epoca ai giorni nostri.

Una delle donne che a seguito dei suoi anni di fumetti sulle spalle, è tra i personaggi meglio caratterizzati della storia del fumetto che è sempre riuscita a trovare la combinazione giusta per scassinare il cuore dei suoi tantissimi fan. Ladra di professione e maestra nell’uso della frusta e delle armi da lancio, è una dei comprimari principali di Batman, di cui è stata, a seconda delle occasioni, amica, amante, confidente, alleata, nemesi e avversaria.

Illustrazione per il Batman Silent Book di Tina Valentino

Le storie a lei dedicate divennero sempre più interessanti col passare del tempo, soprattutto dopo il lavoro svolto da Frank Miller e David Mazzucchelli su Anno Uno. Agile, flessibile, veloce ed estremamente intelligente, ha sempre cercato di lasciarsi alle spalle gli orrori e il disagio della povertà, a cui la sua condizione di orfana la costrinse, sfruttando tutte le sue doti per accaparrarsi lusso, benessere e ricchezza.

Barbara Gordon (Batgirl)

Diverse sono le ragazze di Gotham che hanno indossato l’armatura di Batgirl, una delle eroine più ruggenti che siano mai state create. Tuttavia parlando di Barbara Gordon per l’importanza cruciale che il suo personaggio ha avuto all’interno delle vicende della Bat Family.

Nata nel 1966 dalla partnership di Gardner Fox e Carmine Infantino, la nipote del commissario Gordon è una ragazza dotata di un grande QI e di doti atletiche superiori alla norma. Grazie alla sua personalità affascinante e solare, Babs (questo il suo soprannome) è riuscita spesso a portare un freschezza all’interno delle cupe vicende del Cavaliere Oscuro.

Illustrazione per Batman Crime Solver di Raffaele Marinetti

Nella trama di uno dei capolavori di Alan Moore, The Killing Joke, troviamo una delle pagine più nere e tristi degli 80 anni di vita editoriale di Batman. Il Clown criminale di Gotham, per mettere in atto uno dei suoi elaborati piani, spara a Barbara rendendola paraplegica.

La ragazza, dopo aver superato una importante crisi depressiva, che l’ha spinta a pensare anche al suicidio, decide di reagire e di dare supporto tecnico e logistico a Batman, diventando l’Oracolo. Sarà anche una dei membri fondatrici del gruppo Birds of Prey, formato solamente da donne di cui abbiamo visto anche una serie televisiva.

Katherine Kane (Batwoman)

La prima Batwoman, ovvero Katherine “Kathy” Webb, fu creata da Bob Kane e da Sheldon Moldoff nel 1956 fece la sua prima apparizione su Detective Comics 233 e successivamente, nel 2006, il personaggio fu rilanciato dalla casa editrice attraverso la nipote, Katherine “Kate” Kane, che assunse l’identità di nuova Batwoman. Katherine Kane ha avuto la forza dirompente per imporsi all’attenzione di tutti gli appassionati del fumetto DC Comics.

Illustrazione per il Batman Silent Book di Elena Casagrande

Katherine, come vi abbiamo anticipato, ereditò il mantello solo nel 2006. Figlia di un colonnello dei corpi militari speciali, decise di intraprendere la propria crociata da eroe dopo essere stata salvata da Batman, che la liberò da un gruppo di sequestratori. La sua sete di giustizia, comunque affonda le radici alla tragica morte morte della madre e della sorella avvenute per mano di alcuni terroristi quando lei era ancora una bambina. Addestrata dal padre nel combattimento corpo a corpo, è una vera e propria arma vivente. La rivelazione della sua omosessualità sconvolse il mondo dei fumetti e la notizia venne data persino durate il telegiornale della CNN.

Diana Prince (Wonder Woman)

È della DC Comics la prima supereroina della storia del fumetto. L’ideatore, William Moulton Marston, era che l’amazzone diventasse un simbolo per tutte le lettrici, un esempio che potesse ispirarle e che fosse capace di portare avanti le loro idee e la loro visione del mondo.

La sua prima pubblicazione nel 1941 stravolse completamente lo status quo dell’industria del fumetto americano. Il mito della Principessa delle Amazzoni riuscì ad assorbire il colpo pesantissimo inferto dalla CCA ovvero la Comics Code Authority (costituitasi nel 1954), che aveva limitato le possibilità creative dei vari autori. Tale autorità è nata dalla Comics Magazine Association of America come alternativa al regolamento governativo, per consentire agli editori di fumetti di autoregolarsi sul contenuto dei fumetti negli Stati Uniti. Le ferree regole imposte dalla commissione colpivano duramente tutti gli aspetti più importanti del personaggio, come la sua indipendenza, il suo femminismo e i suoi modi di fare, ritenuti di cattivo esempio per le nuove generazioni.

Illustrazione di Daniela Mela

La rinascita artistica avvenne circa 10 anni dopo. Grazie al lavoro di autori come Mike Sekowsky, Dennis O’Neil e Dick Giordano, che contribuirono al rinnovamento di un personaggio ormai divenuto anacronistico, le avventure di Diana ritrovarono pathos, freschezza e vitalità.

La sua run più bella è probabilmente quella affidata a George Perez che legò per sempre Wonder Woman alla mitologia greca. Insieme a Superman e Batman fa parte della Trinità DC Comics, formata dalle tre icone della casa editrice di Burbank.

Kara Zor-El (Supergirl)

La cugina di Superman, fece la sua prima apparizione nel 1959, nata da un’idea dello sceneggiatore Otto Binder e del disegnatore Al Pastino.

Dopo lo straordinario successo di vendite che fece registrare subito dopo la sua scomparsa, tanto è vero che la sua popolarità iniziò a scemare. Gli ideatori della Modern Age del fumetto DC Comics pensarono quindi di farla morire al termine della miniserie Crisi sulle Terre Infinite.

Il lutto per la sua morte è durato quasi 20 anni prima che Dan DiDio, l’attuale co-editore DC Comics, decidesse di donarle nuove opportunità tra le pagine dei fumetti.

BATMAN n. 51 – Il Batrimonio ! ( Recensione )

LO PUOI LEGGERE SU: Batman n.51 ( spillato, RW-Lion )

AUTORI: Tom King, Mikel Janin e AA.VV.

SINOSSI:  Dopo aver dichiarato il loro reciproco amore, è arrivato il momento più importante per Batman e Catwoman: il giorno del  matrimonio ! Mentre fervono i preparativi, i due futuri sposi decidono di scriversi una lettera per confidarsi quello che non erano ancora riusciti a dirsi a voce, ripensando a ciò che li aveva uniti in tutti questi anni e li aveva fatti innamorare l’uno dell’altra.

 

PRO:  Tom King porta al culmine la sua disamina sul complicato rapporto che lega Batman e Catwoman, supportato da una galleria di artisti d’eccezione e di prim’ordine.

CONTRO:  Gli aspetti negativi in questo caso non riguardano la storia in questione, ma quelle che l’hanno preceduta, spesso utili solo ad allungare inutilmente il brodo, in attesa del grande evento.

GIUDIZIO COMPLESSIVO:  

Quando la storia non è suddivisa in più parti, lo stile di scrittura esageratamente dilatato di King non risulta fastidioso. E’ il caso di questo numero speciale dedicato al “batrimonio” dell’anno, che  negli USA festeggia anche le cinquanta uscite della serie dal rilancio Rinascita.

Dopo aver celebrato e omaggiato in tutte le salse il lungo e burrascoso rapporto tra l’Uomo Pipistrello e la Gatta, mettendo in risalto gli elementi che li accomunano e quelli in cui divergono, nonché i tanti costumi che si sono cambiati nel corso degli anni, King decide di dare una svolta alla loro relazione, forse non nel modo che tutti si aspetterebbero…

Col suo tipico stile delicato e intimista, analizza e mette a nudo l’essenza dei due personaggi, arrivando a una conclusione finale già ampiamente spoilerata dai quotidiani USA, ma che non riveleremo per lasciare il piacere della scoperta a chi ha evitato di leggere le tante news al riguardo.

Questa del matrimonio è stata sicuramente un’astuta mossa commerciale, che è riuscita a catalizzare l’attenzione dei media, ma tutto sommato anche una storia piacevole e ben scritta, valorizzata dagli omaggi di alcuni tra i più talentuosi artisti in circolazione, tra cui Neal Adams, Jim Lee e Frank Miller, giusto per citarne alcuni…  Per questo merita comunque un posto nella libreria di ogni bat-appassionato, aldilà che si apprezzi o meno la gestione del blasonatissimo King, spesso elogiato oltremisura dalla critica.

 

VOTO: 7 ½

Marco “Spider-Ci” Novelli

BATMAN #51: il matrimonio tra il Cavaliere Oscuro e Catwoman. Le (tante) cover.

Febbraio è il mese degli innamorati, il mese dell’amore e del cuore. San Valentino è l’occasione giusta per celebrare il tanto atteso matrimonio tra il Cavaliere Oscuro e Catwoman. Ne abbiamo parlato in diversi post già lo scorso anno (Svelato il titolo di Batman #50  e Dick Grayson indosserà il costume di Batman nel corso dell’estate 2018).

Per festeggiare questo evento RW Edizioni stamperà una serie di vaiant cover con alcune copertine che li ritraggono insieme: una raccolta speciale senza precedenti per noi amanti del Cavaliere Oscuro, ma anche per coloro che hanno l’intenzione scoprire il culmine della storia d’amore tra i due eroi più pop del ventesimo secolo. Potrete quindi trascorrere una serata dolce, bere del buon vino ed ascoltare le canzoni che parlano d’amore e farvi un bel regalo acquistando l’albo n.51 di Batman targato RW Edizioni che sarà disponibile in tutte le fumetterie nelle seguenti versioni, tutte ordinabili:
– copertina regular da edicola € 3,95;
– copertina regular di Scott Campbell da fumetteria € 3,95;
– sei variant cover a sorpresa, vendute esclusivamente in fumetteria sei variant a sorpresa da € 4,95, vendute ESCLUSIVAMENTE nelle fumetterie in buste opache.

Le sei variant saranno distribuite secondo il seguente rapporto:
– 1/5 VARIANT NEAL ADAMS,
– 1/5 VARIANT JIMENEZ,
– 1/5 VARIANT GUILLEM MARCH,
– 1/6 VARIANT TYLER KIRKHAM,
– 1/9 VARIANT MARK BROOKS,
– 1/18 VARIANT JIM LEE.

Per concludere sarà realizzata una copertina ultralimitata metallizzata disegnata da Jae Lee destinata solo a 50 favoriti dalla sorte: difatti, tutti coloro che troveranno nella busta non trasparente la VARIANT di JIM LEE potranno partecipare ad un concorso esclusivo organizzato da RW Edizioni, che metterà in palio dei premi.

Il regolamento è semplice:

– Scattare una foto con l’albo di Jim Lee;
– Caricarla su Facebook con tag a @RW.EDIZIONI @ANTANICOMICS e hashtag #BATRIMONIO;

I post che riceveranno il maggior numero di LIKE avranno accesso ad una serie di premi secondo la calssifica seguente:
1) Ai primi 10 classificati verranno regalati una copia della copertina ultralimitata metallizzata di Jae Lee e un set delle altre 6 copertine variant;
2) Ai classificati che vanno dall’11° al 25° posto verrà regalata una copia della copertina ultralimitata metallizzata di Jae Lee;
3) Ai classificati che vanno dal 26° al 40° posto verrà regalato un set delle altre 6 copertine variant.

Eccovi le copertine

SPECIALE AGGIUNTA PREMIO DA PARTE DELLA FUMETTERIA ANTANI COMICS

Senza obblighi di acquisti o quant’altro presso la predetta fumetteria, tutti coloro che aggiungeranno @antanicomics nella condivisione, girandola insieme al loro indirizzo via e-mail a info@antaninet.it entro il 20 febbraio, Antani Comics invierà un pack con uno o più fumetti e/o gadgets batmaniani gratuitamente!

 

Batman: qualche considerazione sugli anni 80…o giù di lì – Parte 2/2

Nella storia del comic book americano, e in quella di Batman, Dark Knight si colloca comunque come un episodio a sé, svincolato dalla cronologia del personaggio; ammesso e non concesso che nel lentissimo fluire del tempo sulle pagine degli albi a fumetti Batman arrivi mai ad avere i (più o meno) sessant’anni del protagonista di Dark Knight, i soggettisti e gli sceneggiatori dell’epoca non dovranno preoccuparsi di trovare coerenze spazio-temporali con il torvo mondo descritto da Frank Miller (tanto torvo, ahimè, da ricordare fin troppo, forse, quello vero in cui viviamo, sia pure osservato attraverso la lente deformante dell’artista). Diciamo pure che Dark Knight può essere catalogata come una di quelle “storie immaginarie” per le quali la DC andava (tristemente) famosa negli anni ’50 e ’60, sia pure a un livello assolutamente inconfrontabile con quelle. Ben diversa è la seconda operazione compiuta da Miller, questa volta su diretta commissione del management DC, e nel bel mezzo di tutta una serie di iniziative tendenti a rinnovare l’immagine della casa editrice e dei suoi personaggi più importanti. Tanto è vero che successivamente lo stesso Miller ha creato ancora Batman: Il cavaliere oscuro colpisce ancora, tra il 2001 e il 2002, e Il Cavaliere Oscuro III: Razza suprema pubblicato tra il 2015 e il 2017. Così se da una parte si dava mandato a John Byrne (altro pezzo da novanta in America, e altro transfuga dalla Marvel) di reinventare le origini di Superman e di ridisegnarne, attualizzandoli, comprimari e luoghi di azione, a Miller veniva affidato il compito di ripresentare le origini di Batman. Cosa che il nostro accettava di fare, ma questa volta solo come soggettista e sceneggiatore. La resa grafica sarebbe stata invece opera di David Mazzucchelli, ricomponendo così la stessa coppia che pochi anni prima aveva lavorato, e con grande successo, sul “nuovo” Devil della Marvel. Il risultato fu “Batman Year One”, un capolavoro assoluto, anche se, presentato com’è stato negli inserti di “Corto Maltese”, si può far fatica a riconoscerlo come tale). “Batman Year One” è stato inizialmente pubblicato come “miniserie all’interno della serie regolare” nei numeri 404-407 della testata “Batman”, e poi ripubblicato in un ottimo volumetto rilegato di 96 pagine. E’ la storia riraccontata delle origini di Batman e del suo incontro con due personaggi destinati ad avere un ruolo importante nella sua saga, il commissario Gordon e Selina Kyle (Catwoman).

La storia si svolge fra i 14 gennaio e il 3 dicembre di un anno imprecisato e prende avvio dall’arrivo di un giovane tenente Gordon a Gotham City, lo stesso giorno in cui torna in città il venticinquenne Bruce Wayne dopo dodici anni passati all’estero. Le prime parole della storia, “pensate” da Gordon nella prima vignetta, sono indicative: “Gotham City. Forse è tutto quello che mi merito. Forse è il mio periodo di ferma all’inferno”. Nella sua estrema sintesi, la premessa è assolutamente chiara: le novantacinque pagine che seguono ci proiettano in qualcosa che, in termini giallisti, sta a metà strada fra il noir alla francese e l’hard boiled tipicamente americano, pur nell’assoluto rispetto del canone batmaniano (con i genitori assassinati davanti agli occhi del piccolo Bruce, il pipistrello che entra dalla finestra a ispiragli il nome…). Ma quello che colpisce è l’atmosfera del racconto, con il suo taglio assolutamente cinematografico; così come colpiscono il suo verismo e la sua violenza, questa però mai gratuita o quanto meno non più gratuita di quella che siamo abituati a vedere nei (buoni polizieschi hollywoodiani degli anni Quaranta. Verismo e violenza attraversano diagonalmente tutta la storia (mentre l’aspetto supereroistico, pur essendo ben presente, è quasi incidentale) e la rendono memorabile, così come il tratteggio e la definizione dei personaggi, Gordon su tutti.

Un Gordon che difficilmente, prima che qui, qualcuno avrebbe potuto immaginare in mutande o alle prese con una relazione extraconiugale nel mo-mento in cui sua moglie si appresta a dare alla luce Barbara! Ma di nuovo, non è mia intenzione raccontare quello che accade nelle pagine di questa storia, per non diminuire il piacere di chi ancora non ha avuto occasione di leggerla. Con “Batman-Year One” Miller (ottimamente “spalleggiato” da Mazzucchelli) ha consegnato alla DC un personaggio totalmente rivitalizzato, al di là di quanto aveva già fatto con Dark Knight. Se quest’ultimo era una escursione nel fantastico (una “storia immaginaria”, appunto), “Batman-Year One” è Batman. Sul personaggio di Batman si può lavorare e bene. Come, in effetti, è accaduto dal 1986 in avanti, con lusinghieri risultati commerciali e anche – sia pure fra alti e bassi, come è inevitabile – artistici. Il “trucco” visto a posteriori, era facile: per riavere un grosso personaggio bastava ricordare com’era il personaggio quando era veramente grande, alle sue origini, e riproporlo identico, sia pure aggiornandolo al “linguaggio” degli anni Ottanta. Ma bisognava pensarci, e nessuno prima di Miller ci aveva pensato prima. Per cui, tanto di cappello. Ora che Batman è di nuovo “in”, ora che imperversa la “batmania” grazie all’imminente anniversario per i suoi meravigliosi 80 anni e a tutti i film finora usciti al cinema, è più facile produrre buone e talvolta ottime storie, per cui chi avrà voglia di andare a riscoprire il personaggio sugli albi americani (sempre nell’attesa di buone edizioni e di buone traduzioni italiane) avrà solo l’imbarazzo della scelta. D’altra parte, quando il personaggio ha successo, e vende, è tipico dell’industria fumettara americana che siano molti i buoni autori disponibili o desiderosi di cimentarsi. Così abbiamo avuto Moore e Bolland che ci hanno proposto un allucinante “Killing Joke” (un altro “fuori serie” alla Dark Knight, anche se totalmente diverso da quello per stile, taglio e ambientazione) o Barr e Bingham che hanno ridato linfa vitale al vecchio avversario Ra’s al Ghul dell’epoca di Neal Adams in “Son of the Demon”.

Ma anche le serie mensili, dove abbiamo già visto un “Batman-Year Two”, sono generalmente godibili, anche se devono fare i conti col vecchio Comics Code (il codice di autocensura della industria del fumetto negli Usa), e affidate a buoni professionisti della scuderia DC oltre che, occasionalmente, a esterni di rango, per esempio Max Allan Collins (noto giallista e autore oltre che di True Detective anche di un fumetto poliziesco, “Ms. Tree”, che sicuramente meriterebbe un’edizione italiana) o lo stesso Sam Hamm, che ha steso la sceneggiatura del primo film di Tim Burton che all’epoca ha polverizzando ogni record di incasso.

Batman, svelati i dettagli del matrimonio con Catwoman (spoiler)

Il New York Times ha anticipato il contenuto del numero 50 del fumetto, che sarà pubblicato il 4 luglio. La mossa della DC Comics accresce l’attesa per l’uscita del volume, ma l’autore sembra scettico sullo spoiler.

Il New York Times (andate a dare un’occhiata qui) ha anticipato i particolari del matrimonio tra l’uomo pipistrello e Catwoman. La storia è contenuta nel numero 50 del fumetto, in uscita domani 4 luglio negli Stati Uniti. Ma, con il disappunto degli autori e di DC Comics, il quotidiano statunitense ha già fatto trapelare quasi tutto.

Il giorno del matrimonio

Il matrimonio era atteso. Batman aveva infatti chiesto la mano di Catwoman nel numero 24, ricevendo risposta positiva nel numero 32. Da allora, i due personaggi avevano però dovuto affrontare, come da tradizione, una serie di impedimenti, ultimo dei quali il tentato intervento di Joker, determinato a far fallire le nozze. Anche nel numero 50 c’è spazio per un colpo di scena: il NYT parla di una lettera spedita da Selina Kyle (Catwoman) a Bruce Wayne. Si tratta di un ripensamento dell’ultimo momento, dovuto al timore che la troppa felicità delle nozze possa convincere il miliardario di Gotham ad abbandonare l’abito da eroe. “Sei ancora un bambino, Bruce. Un bambino ferito. Per salvare il mondo gli eroi compiono dei sacrifici. Il mio sacrificio è la mia vita. Sei tu”, scrive Catwoman, convinta che il matrimonio possa compromettere la vita parallela di Bruce Wayne.

La protesta degli autori (via Twitter)

Lo spoiler si addentra nei particolari, rivelando anche la scena finale. Alle prime luci dell’alba, Catwoman si trova sui tetti di Gotham, getta il suo velo da sposa e fugge. Bruce, dopo aver atteso la promessa sposa alla Finger Tower, capisce che Selina non arriverà. Si snoda la cravatta e compie un salto simile a quello della compagna, in direzione opposta. Le rivelazioni hanno suscitato il disappunto degli autori della storia, lo sceneggiatore Tom King e il disegnatore Mikel Janin. “Da una parte sono molto contrariato e dall’altra entusiasta”, ha scritto scritto su Twitter.

“Non ho idea di come commentare quello che è successo senza rivelare tutto”. Il fumettista si limita quindi a dire che il numero 50 di Batman, distribuito mercoledì è un lavoro di cui è orgoglioso. “Spero lo leggiate, ci sono le risposte alle vostre domande”, conclude. “Ignorate o evitate gli spoiler”, avverte King in un altro post, ritwittato anche da Mikel Janin.